SE CRISTO E’ CON NOI… – Angelo Nocent

1-aggiornato-di-recente992

DIO E’ FEDELE

1-aggiornato-di-recente993

1-videos51

Paladino ha conseguito con lode due lauree presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza.

E’ Dottore di Ricerca in Storia Antica presso l’Università degli Studi di Bologna ed è Docente di Storia dell’Ebraismo Antico e di Storiografia Biblica e Giudaico-Ellenistica.

I suoi interessi di studio, in relazione ai quali ha svolto numerose attività di approfondimento in Italia e all’estero, vertono sull’analisi testuale in chiave comparativa delle versioni antiche della Bibbia, con particolare riferimento a quella ebraica masoretica e a quelle greche, sulla storia del Giudaismo Antico e Medio, sui caratteri del Giudaismo Ellenistico e del Giudaismo Palestinese all’epoca delle origini cristiane.Membro di prestigiose istituzioni italiane e internazionali, è autrice di numerosi articoli e contributi scientifici.

Ha pubblicato le monografie:

  • Dire bene di Dio, dire bene dell’uomo: Le preghiere di benedizione nel Pentateuco e nei Libri Storici dell’Antico Testamento (Napoli 2012);
  • Tutelare l’identità: Studi storico- filologici sulle versioni antiche della Bibbia (Lecce- Brescia 2012) e il saggio.
  • La Sapienza nei testi Biblici (Roma, Carocci, 2013).

Pubblicato in GLOBULI ROSSI COMPANY | Lascia un commento

SERVO DI DIO DON GIUSSANI – Angelo Nocent

LA TOMBA – VIDEO
https://www.facebook.com/angelo.nocent/videos/10209308700894353/

22 Febbraio 2005 – 22 Febbraio 2017

“Don Luigi Giussano, ottantadue anni, è morto ieri dopo giorni di agonia. In un momento di tregua ha chiesto gli si avvicinassero, uno alla volta, i volti degli amici. Io ho conosciuto quello sguardo. Era il suo modo unico di vedere Cristo. Ci ha giocato la vita su questo: Gesù non è un fantasma sopra le nuvole, non è un fatto del passato, ma è una presenza adesso.

Adesso però dove sei tu, don Gius? Manchi già così tanto. Ce l’hai detto e spiegato tutta la vita, che la morte e il male sono impotenti. Ma li vorremmo ancora meno potenti, vorremmo che le loro grinfie sparissero. Invece ti hanno portato via. Non si sa più che cos’è la vita, senza i tuoi occhi di padre.

C’era il rombo delle auto che correvano e cento metri dal suo appartamento in una zona senza grazia, ma lui si commuoveva per quegli uomini che correvano in auto e camion, e desideravano la felicità. Guardava quelle scatole a volte veloci, più spesso ingorgate, dalla finestre del quarto piano. Qualche metro sopra la sua testa c’era e c’è un immenso cartellone luminoso con la réclame di una banca, i cui riflessi al neon ipnotizzavano i gabbiani raminghi. Quello era il suo monastero nel cuore del mondo, senza fuga, neanche nelle ore estreme.


Quegli uomini inscatolati e un po’ impagliati siamo noi: percorriamo la tangenziale, e la massima speranza è che non ci sia la coda. Vuoti e impagliati, ci ha definiti il Poeta. Eppure egli vedeva oltre la paglia, sapeva che la desideriamo la felicità. La desideriamo ancora, ma adesso che non ci sei tu, don Gius, chi ce lo farà sapere ora? Chi ci dirà che la risposta all’angoscia non è dispersa nel vento, ma c’è, ed è la misericordia? Non è una filosofia, una morale, ma una compagnia di uomini che bevono il caffè, e hanno il cuore travolto dall’Infinito.

Sulla sua porta, anche adesso che è morto, non c’è scritto: chiuso per lutto. Adesso questo tocca imparare da lui: il lavoro ci fa somigliare a Dio, l’Eterno lavoratore: su, all’opera, ciascuno “testimoni Cristo adoperando gli attrezzi della propria professione. Fosse quella di essere ammalati, incurabili, in un letto“.

Me lo disse, nel 1993, dopo una difficile operazione chirurgica. Gli occhi verde azzurri allora, ma anche prima, e poi fino all’ultimo, quando era immobile e scricchiolavano le sue povere ossa, circondavano e amavano la nostra segreta essenza.
Dio guarda così.”
(Renato Farina, da “Maestri”, 2007)

Così rileggo queste parole, rivedo quello sguardo che si è posato anche su di me, e mi ha travolto la vita.
Me la travolge ancora.
Tanto gli devo.
Il prezzo della vita.

Perché “Dio non toglie se non per restituire”.
E anche questo l’ho imparato da lui.

(Franca Negri)

http://globulirossimonte.altervista.org/2180-2/

Pubblicato in GLOBULI ROSSI COMPANY | Lascia un commento

QUANDO LA SERA SI ACCENDONO LE FINESTRE – Angelo Nocent

1-aggiornato-di-recente978-001

Pubblicato in GLOBULI ROSSI COMPANY | Lascia un commento

UN BIRICCHINO…UNA FERITA CHE NON GUARISCE – Angelo Nocent

1-pictures1748

MILANO 08 Mag 2005 - MESSA IN DUOMO CELEBRATA DAL CARDINALE CARLO MARIA MARTINI p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentateOggi 18 Febbraio, avrei voluto essere a Milano alla Fondazione Carlo Maria Martini per la due giorni in ricordo del gesuita biblista che fu arcivescovo di Milano dal 1980 al 2002 e che si spense a Gallarate il 31 agosto 2012, dopo gli anni trascorsi a Gerusalemme.

Non mi è stato possibile. Domani, forse…

Come capita spesso nella vita, gli incontri belli avvengo per caso. Oggi ho avuto questa fortuna ma che considero pilotata dall’Alto (l’amato arcivescovo Martini).

1-pictures1749Sto parlando di un giovane medico incontrato su facebook, PAOLO SPINA, che adesso mi onora della sua amicizia.
Virtuale?
Non può essere, perché abbiamo un AMORE in comune ed è il motivo di questo legame a distanza: GESU’.

Sfogliando il suo sito, mi ha colpito la sua ultima festa di SAN VALENTINO trascorsa in una località incantevole della Toscana: SAN MINIATO AL MONTE. Se le foto parlano da sole, la ricorrenza la facciamo raccontare a lui.

1-aggiornato-di-recente973

UNA FERITA CHE NON GUARISCE

Sono passati quasi otto anni da quel pomeriggio in cui un professore di chirurgia – asciutto nello spiegare, lineare ed efficace – ci chiese in maniera retorica cosa fosse un’ulcera, dandoci immediatamente la risposta: È una ferita che non guarisce mai.

Da (quasi) anatomopatologo, mi permetto di dissentire; ma sono quisquilie, di fronte a ferite di altro conto.

Alzi la mano chi oggi non ha mai pensato, più o meno provocato, all’amore.

  • Che è quella cosa che fa rima con cuore,
  • che fa vendere fiori e cioccolatini,
  • che – anche se non sale sul podio – rimane stracantato a Sanremo.

1-aggiornato-di-recente972
Tutto giusto.
Eppure.
Eppure tutto questo deve pretendere da me lo sforzo di fare un cammino lunghissimo, anche se pare meno di due metri: un passo, un solo passo. Quello che mi fa uscire da me.

  • È il passo che faceva trapelare i battiti del cuore delle coppie incrociate in questi giorni: in un buffetto sulla pancia, in due mani che si cercano per intrecciarsi, nei riccioli al vento guardati e sfiorati. (Che io stesso avrei voluto sfiorare).
  • È il passo premuroso e buffo di una mamma col suo bimbo, ancora incerto sulle gambe e stupito davanti a un piccione (forse visto per la prima volta!).
  • È il passo diversamente luminoso e splendidamente strano di una famiglia dove non esistono legami di sangue, ma si cammina tutti insieme, come fratelli, dietro a un figlio che il Signore ha chiamato a diventare padre. Una famiglia imperfettamente bella come tutte: senza mulini bianchi, ma con tanti giovani sorrisi e qualche passo stanco da sostenere, anche nell’amorevole cura di un nonno.

1-aggiornato-di-recente974

E la ferita cosa c’entra?

C’entra se, passato san Valentino, passata la festa, l’euforia, l’esaltazione, guardandomi attorno avrò il coraggio di (ri)cominciare da me stesso.

Ancora e ancora:

  • in coppia o da single,
  • con una compagna o un compagno,
  • adolescente con i risvoltini alle prime armi o indurito dall’ennesima relazione inconcludente,
  • in una famiglia piena di gente e di rumore
  • oppure nella solitudine di chi si vede privato delle radici e non spera nemmeno più in una fioritura primaverile.

1-paolo-spina-san-miniato-al-monte-4Cominciare da me stesso,
là dove mi trovo ora,
dimentico di me per pensare al mondo, all’altro.

È parlare da filosofi?

No: è il racconto della ferita che ciascuno porta.

  • È diversa per ognuno.
  • Ma guai a non accorgersi di averla.
  • Perché va guardata, compresa, anche aperta. 
  • Contemplata, anche quando fa male. 
  • Carezzata, anche quando la si vorrebbe ignorare.


Lì si consegna a me quella cosa bellissima che oggi era sulle labbra di tutti: l’amore.

  • Una legge che supera ogni regola,
  • un pensiero che libera ogni mente,
  • una ferita che guarisce lasciandola aperta.

Con una ferita aperta si cammina forse più lentamente.
Ma si arriva esattamente dove quel passo, anche zoppicante, mi deve portare.

A tutti i feriti, a ogni ferito:

  • non smettiamo di amare,
  • perché solo l’amore ha qualcosa da dire al mondo.
  • Solo e soltanto l’amore,
  • quella ferita che non guarisce chi la porta,
  • ma che guarisce chi la avvicina per leggervi dentro il senso di tutto.

1-aggiornato-di-recente975

IL SUO PS:

…un grande grazie ai fratelli che in questi giorni mi hanno aiutato a guardarmi ferito e a rialzarmi, sorridente e innamorato ferito d’amore:

  • Dom Benedetto (che gioia riabbracciarti, amico mio!),
  • Padre Bernardo (non finirò di dirti grazie),
  • Dom Mauro, Dom Stefano, Dom Ildebrando, Dom Pedro, Dom Costantino, Dom Angelico, Dom Placido, padre Agostino, Dom Nicola, Andrea.

IL MIO:

1-1-madonna-delle-assi_148

1-pictures1752

Pubblicato in GLOBULI ROSSI COMPANY | Lascia un commento

QUANDO LA REALTA’ FA PIU’ PAURA DELLA MORTE – Angelo Nocent

1-aggiornato-di-recente965

AI NOSTRI GIOVANI LA REALTA’ FA PIU’ PAURA DELLA MORTE

Di Lorenzo Maria Alvaro

Un sedicenne di Lavagna che si getta dalla finestra. Una 17enne di Milano che si lancia da un’auto in corsa e un 22enne di Rovigo che si butta sotto un treno. Tutto nella stessa giornata. Per il pedagogista Novara «stiamo trasformando temi educativi in questioni giudiziarie. E siamo di fronte ad una generazione affetta da “carenza conflittuale” e incapace di affrontare la realtà»

  • La guardia di finanza perquisisce la sua camera alla ricerca di droga dopo che gli erano stati trovati in tasca una decina di grammi di hashish durante i controlli all’uscita dell’istituto scolastico di Lavagna che frequentava. Si è sentito perduto davanti alla mamma che piangeva. Il ragazzo non ha retto il peso della vergogna e di aver tradito la fiducia dei genitori. Si è tolto la vita a 16 anni, lanciandosi dalla finestra della sua abitazione. Questo è solo l’ultimo caso delle ultime 24 ore.
  • A Milano una ragazza di 17 anni si è uccisa lanciandosi dall’auto del padre in corsa.
  • Mentre a Rovigo un altro giovane di 22 anni, ha deciso, per non dover rivelare ai genitori, che lo aspettavano a casa per festeggiarne la laurea, di aver mentito sul suo percorso di studi, si è buttato sotto un treno.
  • Tre casi differenti che hanno solo due analogie: il drammatico epilogo e la giovane età. 

Per capire cosa stia succedendo abbiamo intervistato il pedagogista Daniele Novara.

1-Aggiornato di recente966.jpg

Professore, in queste ore sui media si parla solo del ragazzo di Lavagna. C’è chi incolpa i genitori, chi incolpa la polizia e chi parla, come Saviano, di morte di Stato. Analizzando la cronaca però si scopre che è solo uno dei tre casi nello stesso giorno. Non è forse il caso di uscire dalle particolarità degli episodi e provare ad allargare l’analisi?

daniele-novaraCertamente. Per allargarla le questioni da prendere in esame sono due. In primo luogo che una serie di problemi stanno passando dal campo dell’educazione al campo giudiziario. E questo non è solo sbagliato ma molto pericoloso. Pensiamo al bullismo e alla droga che sono problemi educativi, letteralmente educativi. Tematiche di una profonda immaturità all’interno di un’età particolare come quella dell’adolescenza, ma anche in alcuni casi della preadolescenza e dell’infanzia, trattati come questioni da aula di tribunale. Non è legittimo in nessun modo che la società consegni questi problemi agli psicofarmaci o ai distretti militari. Non è la magistratura a dover affrontare queste cose. È un errore che pagheremo molto caro. L’Italia è un’eccellenza nella gestione dei propri giovani. Ma rischia di diventare una Caporetto. Le spinte politiche rancorose, che parlano di combattere in campo aperto i comportamenti sbagliati dei giovani, spostando improvvisamente il baricentro di quella che è sempre stata una posizione educativa e di recupero ad una vocazione poliziesca.

I politici però affermano che si debbano condannare certi gesti… 
Sfido chi oggi fa le leggi ad affermare di non essersi mai fatti gli spinelli da giovane. Ma lo devono anche dimostrare.

Quindi lei certi temi non li ritiene così gravi da meritare di entrare in Parlamento?

Dico che è molto interessante che i ragazzi, in una recente ricerca, abbiano risposto all’80% che quello che gli adulti ritengono essere cyber bullismo per loro non lo è. C’è una percezione completamente diversa dei problemi. Siamo adulti che liberano serpenti dove invece ci sono solo piccoli lombrichi.

L’altro elemento dell’analisi?

Il secondo elemento è che ovviamente ci troviamo di fronte ad un a generazione adolescenziale particolarmente fragile da un punto di vista emotivo. Questo è vero e lo dicono tutte le ricerche. C’è quella che in un recente lavoro chiamo “carenza conflittuale”. Significa che c’è una profonda difficoltà a gestire le situazioni critiche, di contrarietà e di conflittualità. Non solo con gli adulti ma anche in generale. Sia coi coetanei che in situazioni di pure e semplice frustrazione. Sono ragazzi cresciuti in contesti eccezionalmente virtuali. Molti di loro vivono nel mondo dei videogiochi, come i ragazzi di Ferrara che hanno ucciso i genitori. Hanno indici di socializzazione molto bassi e sono eccessivamente coinvolti nella vita degli adulti che li proteggono e li sottopongono alla loro iper apprensione. Sono ragazzi con difficoltà gravi ad affrontare le comuni fatiche della vita e le normali crisi o gli ostacoli che si incontrano quotidianamente. Per tanto agiscono poi in modo profondamente autolesionistico. Se andiamo a vedere la cronaca locale, come sottolineava giustamente, scopriamo tanti episodi di questo tipo.

Non è una contraddizione che una persona così fragile abbia il coraggio di fare un gesto così definitivo come togliersi la vita? Come si spiega?

Si spiega nella logica autolesionistica. Teniamo conto che l’autolesionismo anche estrema è più diffuso di quel che si dice. È 8 volte superiore ai dati di omicidio. Quindi addirittura dovrebbe essere 16 volte superiore, visto che molti suicidi non vengono riconosciuti tali. Se pensa ai disturbi alimentari, diffusissimi, sono casi di autolesionismo. Tanti incidenti sono in realtà suicidi dissimulati. Non ci vuole coraggio, ci vuole solo una profonda difficoltà, ontologica, ad affrontare la realtà. Si preferisce annullare i problemi piuttosto che affrontarli. La realtà fa più paura della morte. Basta poco per destabilizzare l’equilibrio del giovane e portarlo a scelte irreparabili. La scelta della polizia, francamente molto sbagliata, di perquisire la casa è bastato a questo giovane per non reggere più la situazione.

Come si può uscire da questo empasse?

Dobbiamo renderci conto che la cultura del videogioco sta rovinando i ragazzi. I neurologi ci dicono che quando un ragazzo si fa tante ore ogni giorno davanti ai videogiochi il suo cervello comincia a mortificarsi precludendosi importanti esperienze della vita e a ridurre la sua capacità di affrontare i passaggi evolutivi. Si aliena rispetto alla realtà concreta. A questo va aggiunto che gli ultimi prodotti di intrattenimento sono molto pericolosi perché richiedono una grande devozione e investimenti di tempo ingentissimi. Diventano una compulsione. Ovviamente dietro ai videogiochi ci sono genitori fragili che non sanno assumersi il proprio ruolo educativo. Questo è molto più pericoloso che farsi uno spinello ogni tanto. È su questo che bisogna lavorare.

1-pictures1744


Pubblicato in GLOBULI ROSSI COMPANY | Lascia un commento

TE LO LEGGO NEGL’OCCHI MARIA – Angelo Nocent

1-aggiornato-di-recente948

Da

” LE STAZIONI DELL’AMORE”

di Angelo Nocent

Sono le confidenze segrete agli AMICI, di un grande amore per Myriam, “la Maestra e la Signora del mare di questo secolo, che lei ci fa attraversare conducendoci al cielo“. (S.Ambrogio, Exhort. ad Virgines). Ogni tanto escono dal cassetto a prendere aria.

E’ una passione giovanile, coltivata negl’anni e mai venuta meno. Una raccolta di stornelli cantati sotto il suo balcone.

Per parlare degnamente di Maria, come per dipingere le sue icone, bisognerebbe essere santi. Ma anche i peccatori conoscono la parola tenerezza.  Sono certo che Lei saprà capire e compatire.

LA MADONNA INNAMORATA
1
Certamente sei stata una donna
che ha provato la gioia, l’amore;
te lo leggo negl’occhi, Madonna:
a chi hai detto il tuo primo “ti amo!”?
2.
Hai vissuto anche tu la stagione
dei vivaci ritrovi festosi,
degli amici, dei suoni, di danze,
il piacere di un abito nuovo.
3.
Come anfora sotto le mani
del vasaio che plasma l’argilla,
sei cresciuta di dentro e di fuori,
ti sei fatta ogni giorno più bella.
4.
Ti guardavano tutti, attirati
da qualcosa che sa di mistero:
è il candore dell’occhio pulito
che riverbera luce sul corpo. (cfr Mt 6,22-23 )
 
1-aggiornato-di-recente949
5.
Un ragazzo di nome Giuseppe
una sera ha trovato il coraggio;
agitato, è venuto vicino
e ti ha detto: “Maria, ti amo”.
6.
Provi un brivido…E timida: “Anch’io..!”.
La penombra confonde il rossore
ma nell’iride, come faville,
brilla il cielo coperto di stelle.
7.
Le compagne sedute sui prati
a sfogliare con te la verbena,
non riuscivano proprio a spiegarsi
rapimenti e tanta passione.
8.
Ti vedevano assorta nel tempio,
estasiata cantando nel coro:
Dall’aurora ti cerco, mio Dio,
di te ha sete l’anima mia…”.
9.
E di sera, splendente la luna,
raccontando a vicenda le pene
che l’amore produce nel cuore,
le stupivi ogni volta di nuovo.
10.
Per parlare del tuo fidanzato
ti sarebbe voluta la cetra:
attingevi dal Cantico i versi
che la bocca colmava di aroma.
11.
Riconosco tra mille il mio uomo…
Ha due occhi che sono colombe…
Il suo petto è una piastra d’avorio…
Le sue gambe colonne di marmo.(Can.5,10 ss)
12.
Quell’amore di tante compagne,
come l’acqua racchiusa in cisterna,
era limpido e molto sincero
ma con scorie e detriti sul fondo.
13.
Non potevano proprio capire
che il tuo amore era senza fondigli
perché dove attingevi, Maria,
era il pozzo di Dio, senza fondo.
14.
Ti dobbiamo un po’ tutti le scuse
per aver trascurato di dire
che sei stata una donna stupenda
da qualsiasi punto di vista.
15.
I poeti, le chiese, i cantanti,
musicisti, pittori e scultori,
hanno espresso alla Madre di Dio
un tripudio stupendo di arte.
16.
Molto meno si parla di quando
trepidavi, sognavi e stupivi
nella Nazareth, con la tua gente,
nel frantume ritmato dei giorni.
17.
Come noi sei vissuta nel tempo,
coi vicini di casa, gli amici,
hai studiato e fatto progetti,
condiviso la gioia, il dolore.
1-magnificat2
18.
Lavoravi la lana, cucivi,
ti vestivi, adornavi con gusto,
cucinavi, spazzavi il soggiorno,
hai lavato e disteso il bucato.
19.
Più “devoti” che da innamorati,
noi t’ abbiamo eletta Regina,
segregandoti troppo nel Cielo,
preoccupati dei fiori agli altari.
20.
Dissociato in tema di amore
il sentire umano e divino,
troppo spesso ai nostri ragazzi
non riusciamo additarti a modello.
21.
Abbagliati da tanto candore,
noi ti abbiamo pensata capace
solamente di fiamme celesti,
non di fuochi terreni e scintille.
22.
Ma l’amore è unico e santo.
E’ dall’unico incendio che parte
ogni vampa, ogni traccia di fuoco:
la centrale è il Cuore di Dio.
23.
Dalle nostre modeste esperienze
non possiamo escluderti ancora;
sei maestra di come si ama
questa terra, non solo il Signore.
24.
Il tuo ruolo di donna e di madre
ci aiuti a capire che il fuoco
può accendere lumi di gioia
o far terra bruciata di tutto.
25.
Ai bambini diciamo ogni giorno:
“non si deve scherzare col fuoco!”
Per amare ma senza scottarci,
forse abbiamo bisogno di scuola.
26.
Tu c’insegni a trattare l’amore:
è una brace che va liberata
dalla cenere con attenzione.
Mai scossoni, altrimenti si spegne.
27.
Per amare bisogna imparare:
a morire, se è necessario;
a uscire, a far posto, a lasciare…,
desquamare, se c’è l’egoismo;
28.
Chi rispetta il destino degl’altri,
e si toglie di mezzo o ritorna…,
chi nel dare non chiede lo scambio…,
si può dire che è innamorato.
29.
Chi trasale a un arcano tramonto,
alla neve, al profumo del mare,
ai colori dell’arcobaleno… ,
si può dire che è innamorato.
30.
Se una coppia si guarda negl’occhi,
si accarezza, si stringe la mano,
e non forza i tempi dell’altro…,
si può dire che è innamorata.
31.
Creatore di tutte le cose,
con il Salmo Ti esprime la terra
quell’amore che poi non sa dare.
Sui Tuoi jeans , se permetti, incidiamo:
32.
O Signore, Tu sei il mio Dio,
dall’aurora ti cerco al tramonto:
di te ha sete l’anima mia,
come arida terra deserta”.
33.
Se la fresca sorgente é Maria,
non ci resta che bere alla fonte
da cui sgorga l’amore alla Vita.
Vuoi parlarci d’amore Maria?
Parlaci d’amore, Mariù…”.
 

1-aggiornato-di-recente957

VIENI A PRENDERE IL TE’

A CASA MIA

1
Tu per sempre risiedi sul trono
della gloria, Regina del Cielo,
coronata di dodici stelle,
l’universo prostrato ai tuoi piedi.
2.
Tanto tempo è passato da quando
e’ venuto a riprenderti il Figlio
per portarti nel Regno di Dio,
decretata per sempre Sovrana.
3.
Torneresti a farti un bel giro
sulla terra che è tanto cambiata,
tra la gente, le nuove contrade,
a giocare coi nostri bambini?
4.
Non hai più nostalgia del paese,
del profumo di pane, di agnello,
della torta di mandorle e fichi
che piaceva a Giuseppe, al Bambino?
5.
Ti chiediamo però di venire
senza il manto e le insegne regali,
ma vestita com’eri una volta
per narrarci le tue tradizioni.
6.
Sei l’orgoglio, il vanto di Dio
sei l’onore del genere umano.
Per un giorno però con noi sfoglia
le tue foto di moglie, di madre.
1-aggiornato-di-recente950
7.
Dio sa quanto noi siamo curiosi
di sentirti narrare la storia
della tua esistenza terrena
sulla quale è calato il sipario.
8.
Pur essendo di stirpe regale,
hai vissuto una vita comune,
fatta proprio di cose essenziali,
vera donna coi piedi per terra.
9.
Tu sentivi la voce di Dio
e nell’estasi Lui ti rapiva
ma per farti tornare, rinata,
agli obblighi del quotidiano.
10.
Sinagoga, famiglia, lavoro,
come tutti i vicini di casa;
stesso pozzo per l’acqua da bere
o mortaio per battere il grano.
11.
Se hai provato le umane fatiche,
un sospetto fondato ci viene:
che la nostra penosa giornata
non sia proprio soltanto banale.
12.
Hai avuto anche tu i tuoi problemi:
di salute, di soldi, di spese;
rattoppare i vestiti, filare,
inventare la cena con niente.
13.
Hai passato momenti di crisi
nei rapporti con lui, tuo marito,
hai spiato anche tu tra le pieghe
tumultuose ed oscure del Figlio.
14.
Come tutte le donne hai sofferto
di non essere sempre compresa
o temuto di avere deluso
i due amori più grandi che avevi.
15.
Con due uomini simili in casa,
taciturni, assorti e pensosi,
solitudine hai certo provato,
ma sfociava in comune preghiera.
16.
Senz’aureola, a capo scoperto,
come stavi, vediamo, Maria?…
La follia di toglierti il velo
solo tu puoi capirla davvero.
1-aggiornato-di-recente954
17.
Eri bella, bellissima, guarda…!
Con la treccia di neri capelli,
stavi bene; che dolce profilo…
E quegl’occhi, quei teneri occhi…
18.
Graziosissimo volto ti ha dato
Chi voluta ti ha Genitrice…
il tuo corpo, purissimi raggi,
un tutt’ uno con l’anima tua.
19.
Se spegnamo i fari puntati
sull’immensa, regale grandezza,
dietro l’ombra di questa tua carne
ritroviamo sorgenti di luce.
20.
Hai avuto i tuoi giorni felici,
gioie caste e senza malizie;
le amarezze non sono mancate:
ne hai patite di tutti i colori.
21.
Torna ancora sul nostro pianeta,
inquinato ma bello, ospitale;
passa a prendere un tè in ogni casa:
tanta gente vorrebbe incontrarti.
22.
Di bellezza temiamo parlare.
E’ pudore? E’ambigua la carne?
E’ l’effimero che ci depista
dai sentieri che portano a Dio?
23.
Se il Tuo umano splendore ci attrae
e’ perché la bellezza rifulge
nel segreto mistero d’ Iddio,
nostalgia che l’uomo conserva.
24.
La bellezza è dono di Dio
seminato qua e là sulla terra:
nelle vette innevate, nei boschi,
nella forza furente del mare.
25.
Se natura è un’opera d’arte,
ogni corpo è un capolavoro:
l’armonia in un corpo di donna… ,
Il visino di un cucciolo umano… !
26.
La bellezza terrena è un seme
destinato a fiorire nel cielo.
Il viandante la incontra, la vede
e sospira, bramando l’Eterno.
27.
Noi vogliamo ammirarti, Maria,
come icona che rende in visione
l’invisibile volto di Dio:
l’Umiliato che in te è Splendore.
28.
Elegante, d’intensa bellezza,
ma discreta, tutt’acqua e sapone,
espressiva, di sguardo profondo,
s’intuisce il tuo mondo interiore.
29.
O sorella dei giorni terreni,
riservata, di poche parole,
tu sei donna protesa all’ascolto,
afferrata da un’altra Parola.
30.
E’ rimasto nei Santi Evangeli
il tuo modo di dire le cose;
un linguaggio essenziale, pregnante:
tanti “sì”, ora un  “fiat”o un “amen”…
1-aggiornato-di-recente956
31.
Poetessa dal cuore ispirato,
hai cantato i prodigi di Dio
con l’antica sapienza dei padri,
acquisita leggendo i profeti.
32.
La tua vita è un’ attesa d’orante
fecondata da lunghi silenzi;
fidanzata in attesa, all’inizio,
e poi madre in attesa, alla fine:
33.
in attesa dell’ uomo, Giuseppe,
in attesa del Bimbo promesso,
in attesa che esca di casa,
in attesa che adempia il mandato…
34.
Cento attese altrettanto struggenti
nell’arcata dei giorni mortali;
sostenuta da quelle promesse
sul Calvario firmate col sangue.
35.
E’ importante in presenza di un dramma,
poter cogliere gesti d’amore;
ma ci vogliono antenne capaci
di capire, captare i bisogni.
36.
Se le avevi, adesso più ancora.
Tu precedi le nostre richieste,
intuisci, ci leggi nel cuore
e ti accosti a chi ti scantona.
37.
Non richiesta, hai fatto i bagagli
e deciso di metterti in viaggio
su pei monti di Giuda e portare
un aiuto all’anziana cugina.
38.
Prevenendo anche a Cana un disagio,
hai forzato la mano del Figlio
ottenendone il primo prodigio
per la gioia di umili sposi.
39.
Nella notte in cui fu tradito,
hai accolto il disagio di Pietro;
sulla spalla hai permesso lo sfogo,
quell’amaro tristissimo pianto.
40.
Chissà quanto ha battuto il tuo cuore
presagendo il suicidio di Giuda;
sei uscita invano a cercarlo,
mentre lui, disperato, vagava.
41.
Una vita normale, vissuta
a captare i segnali dei tempi ,
sempre attenta al silenzio di Dio,
eloquente linguaggio d’amore.
42.
Tutta sola davanti alla roccia,
sei rimasta a vegliare la notte
per vedere risorgere il Figlio,
primo sguardo sull’Uomo-Glorioso.
43.
Vieni ancora, ridacci la mano
senza attendere nostre richieste;
col tuo esempio ci rendi capaci
di far nostri i problemi degl’altri.
44.
Emigrata tu stessa in Egitto,
sai benissimo cosa vuol dire
non avere diritto d’asilo,
mendicare un tozzo di pane.
45
Hai provato ed ora conforta
il dolore di madri che figli
hanno visto uscire di casa,
scomparire per sempre nel nulla.
46.
Le tempeste si fanno frequenti
per diversi svariati motivi:
c’è la strada che uccide, la guerra,
le passioni, il denaro, la droga…
47.
Quella Donna “vestita di sole,
con la luna, sgabello ai suoi piedi,
coronata di dodici stelle”,
è una nostra concittadina.
48.
Grazie, Madre, d’averci sfogliato
il tuo album di tanti ricordi.
Eri dolce, eri buona, eri bella,
eri proprio una santa, Maria.

49.

Torna ancora sul nostro pianeta;
c’e’ la guerra, il dolore, la fame…
Passa a prendere un te’ nelle case,
metti dentro la testa, Maria !

 1-pictures1742 1-12-05102
1-1-aggiornato-di-recente946 1-1-san-giovanni-di-dio43
 
leonardo venezia roma madonna litta madonna latte
Pubblicato in GLOBULI ROSSI COMPANY | 2 commenti

IO FRANCECO DI GENNARO “COMICOTERAPEUTA” – Angelo Nocent

1-aggiornato-di-recente915

«Infermiere di professione, comico per vocazione».

Francesco Di Gennaro e la “COMICOTERAPIA”

Di Mirella D’Ambrosio

BARI«Il riso fa buon sangue» è il motto dell’infermiere-comico del Policlinico di Bari Francesco Di Gennaro, che da anni promuove la sua comico-terapia. La sua giornata in ospedale, oltre alle mansioni di routine, è composta da battute divertenti, gag, barzellette e scenette comiche in cui si cimenta senza sosta, lanciando in giro per i reparti quelli che definisce «proiettili d’amore che vanno dritti al cuore degli ammalati». Conciliando perfettamente in sé professionalità, competenza e ironia, l’infermiere-comico riesce sempre a strappare un sorriso ai pazienti ricoverati, consapevole che, oltre al corpo, anche l’anima necessita di cure.

IL LIBRO

Nonostante Di Gennaro abbia incontrato molti ostacoli lungo il suo percorso, come lo scetticismo e il pregiudizio dei colleghi infermieri, medici e direttori di reparto degli ospedali, è riuscito sempre a spuntarla grazie agli evidenti benefici riscontrati nei pazienti. La sua storia viene raccontata nel libro “Infermiere di professione, comico per vocazione” che verrà presentato il prossimo 22 maggio nel carcere minorile di Quartucciu, in provincia di Cagliari.

«Amo incontrare la gente e raccontare il valore e i benefici della mia comico-terapia – afferma Di Gennaro – voglio sensibilizzare gli operatori sanitari, ma anche tutti coloro che lavorano nelle carceri, centri per la terza età e residenze per persone affette da disturbi psichici». Ora, il sogno dell’infermiere-comico è divulgare la sua esperienza attraverso un film.

1-aggiornato-di-recente902

 

Francesco Di Gennaro, infermiere “comico per vocazione” che porta risate TRA I DETENUTI

Francesco Di Gennaro ha presentato ai detenuti il suo libro “Infermiere per professione, comico per vocazione” al carcere di Barcaglione (Ancona). “Mi piacerebbe che la comicoterapia entrasse dappertutto: in tutti gli istituti penitenziari, nelle chiese, nelle case di riposo”.

ANCONA – Risate e sorrisi come “proiettili sparati dritti al cuore dei pazienti e dei detenuti, consapevoli che, oltre al corpo, necessita di cure anche la mente”.

Francesco Di Gennaro e’ un infermiere, lavora da 33 anni al Policlinico di Bari e ogni mattina insieme al camice che lo accompagna nei reparti indossa anche un gran sorriso e la voglia di trasmettere allegria. Perché, come ha insegnato Patch Adams, il medico-scrittore statunitense tra i padri della comico terapia negli ospedali, “realizzare le fantasie puo’ aumentare l’emissione di endorfine e accelerare la guarigione”.

Adams era stato tra i primi a credere nel potere di un sorriso e dopo di lui una lunga schiera di professionisti e associazioni hanno abbracciato la disciplina. Francesco Di Gennaro e’ uno di questi ma non si e’ accontentato di reparti ospedalieri: lui le risate le sta portando anche dietro le sbarre “per umanizzare la pena e restituire dignita’ a chi ha sbagliato”. Dopo le carceri per adulti di Brindisi, San Severo, Trani femminile, Pozzuoli, Santa Maria Capua Vetere e gli istituti minorili di Bari, Roma, Napoli e Cagliari, questa mattina l”infermiere-comico ha incontrato i detenuti del carcere di Barcaglione (Ancona) ai quali ha presentato il suo libro ”Infermiere per professione, comico per vocazione. La comicoterapia, benefici, valori e dinamiche“, edito da Albatros.

Manca poco alle 13 e Di Gennaro esce dal carcere.”Abbiamo finito adesso – racconta – ed e’ andata bene. All’incontro hanno partecipato una quarantina di detenuti, il direttore Maurizio Pennelli, il personale dell’area educativa e della polizia penitenziaria. Ho raccontato la mia storia, spiegato come e’ nata la comicoterapia. Ho parlato del mio libro, raccontando aneddoti divertenti della mia carriera da comicoterapeuta. I detenuti mi hanno ascoltato, erano interessati.

E’ stata una bella mattinata. Durante i miei incontri si ride, si sorride, ma ci si sofferma anche a riflettere sui concetti di educazione, rispetto, solidarieta’: valori che insieme all’allegria e alle gag formano una miscela esplosiva di positivita’”.

Dall’ospedale al carcere, i benefici della comicoterapia sono pressoché simili.”Anche le persone detenute sono pazienti e mi rivolgo a loro con l’obiettivo di umanizzare la pena. Spero che la mia storia e i messaggi che cerco di inviare contribuiscano al loro recupero. I presupposti ci sono e sono sicuro che questo lavoro dara’ buoni frutti. Speriamo in un’alta percentuale”.

Di Gennaro lancia un appello: “Mi piacerebbe che la comicoterapia entrasse dappertutto: in tutti gli istituti penitenziari, nelle chiese, nelle case di riposo. Sarebbe bello se fosse introdotta come terapia dopo un lutto, un divorzio, un evento traumatico, per colpire dove c’e’ sofferenza. Bisognerebbe inserirla nelle scuole come materia obbligatoria per aiutare i ragazzi a crescere nella solidarieta’, come persone perbene”.

Quando siete con altre persone guardatele sempre come vorreste che loro facessero con voi: con rispetto e simpatia – ha detto Di Gennaro ai detenuti – . Credo sia questa la chiave di lettura per entrare nella testa e soprattutto nel cuore delle persone”.

(Teresa Valiani) (www.redattoresociale.it)

1-pictures1732

1-aggiornato-di-recente916

1-pictures1733l riso fa buon sangue”: è questo ormai da anni il motto d”Iell’infermierecomico del Policlinico di Bari. Francesco Di Gennaro racconta in queste pagine la sua storia: propugnatore della comico-terapia, ha sempre portato avanti le proprie idee, nonostante abbia incontrato molti ostacoli lungo il suo percorso, come ad esempio lo scetticismo e il pregiudizio di colleghi infermieri, medici e direttori di reparto degli ospedali.

Attraverso la testimonianza diretta dei pazienti e di alcuni giornali che si sono interessati a lui e al suo modo insolito di lavorare, si comprende quanto sia importante la comico-terapia e come debba andare di pari passo con la terapia tradizionale, volta, questa, solamente alla cura delle sofferenze del corpo. La comico-terapia non è fatta di medicinali, prognosi e cartelle cliniche, bensì di battute divertenti, gag, barzellette e scenette comiche in cui si cimenta Francesco Di Gennaro lanciando in giro per i reparti i suoi “proiettili dell’amore diritti al cuore dei pazienti”.

Pubblicato in GLOBULI ROSSI COMPANY | Lascia un commento