TAVID MARIA TUROLDO dei Servi di Maria – Angelo Nocent

 

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24 anni fa moriva Padre David Maria Turoldo dei Servi di Maria. Cantore della vita e della morte, nella storia del Cattolicesimo Italiano de ‘900 ha tracciato un solco e la sua verve poetica ci ha lasciato pagine intense di poesia religiosa che resisteranno ai tempi e alle mode.

La sera del 6 Febbraio 1992 o del  giorno dopo, non ricordo, sono andato a fargli visita nella Basilica di San Carlo in Milano dove la sua salma era esposta, senza bara. Quel colosso di uomo dalla voce robusta e possente era stato ridotto dal cancro a pelle e ossa che il saio di frate Servita mascherava ma non tanto.

Prima di andarsene, ci ha lasciato una video registrazione drammatica che ci fa ancora bene:

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I PRIMI ANNI
Nato a Coderno (Udine), paese della bassa friulana, il16 novembre 1916, DAVID MARIA TUROLDO entrò giovanissimo nell’Ordine dei Servi di Maria e a soli ventiquattro anni fu ordinato sacerdote. Laureatosi poi in filosofia, visse nel convento di San Carlo al Corso in Milano gli anni della Resistenza, cui partecipò direttamente anche fondando e dirigendo un foglio clandestino antifascista, “L’Uomo”.

L’ IMPEGNO VERSO IL PROSSIMO
Forti furono, soprattutto, la sua parola predicata in duomo (dal 1943 al 1953)e l’azione di carità verso i poveri. In questo contesto diede vita, insieme all’amico e confratello Camillo de Piaz, al centro culturale “Corsia dei Servi“, crocevia delle istanze di rinnovamento – anche religioso – negli anni precedenti il concilio Vaticano II.

Dal 1963 la sua residenza abituale fu nel Priorato di Sant’Egidio in Fontanella di Sotto il Monte (Bergamo). Morì a Milano il 6 febbraio 1992 ed è sepolto nel piccolo cimitero di Fontanella.

LE OPERE LETTERARIE
Le prime liriche apparvero nel dopoguerra (lo non ho mani, 1948; Udii una voce, 1952; Gli occhi miei lo vedranno, 1955).

Una prima raccolta complessiva è del 1971. La successiva, completa, è del 1990, O sensi miei…, e gli valse l’ammirazione di illustri protagonisti della poesia contemporanea, quali Andrea Zanzotto, Luciano Erba, Giovanni Giudici.

Seguirono Canti ultimi (1991) e Mie notti con Qohelet (1992): tutta una produzione poetica connotata da forte religiosità, la stessa che si ritrova nei testi teatrali – come Oratorio in memoria di frate Francesco (1981) e Sul monte la morte (1984) – e in alcuni significativi saggi sulla problematica religiosa ed esistenziale: Alla porta del bene e del male (1978), Anche Dio è infelice e Neanche Dio può stare solo ( entrambi del 1991 ).

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Ieri la Parrocchia lo ricordava così:

Tuo mantello

Non è dire e disdire se canto
la tenebrosa luce che sei:

Alterità che incombi
dentro la parte più fonda di noi.

Anche il poeta che più ami dice
che tuo mantello è la tenebra
tua casa una tenda di nubi profonde
sopra acque oscure:

e librato sulle ali del vento
ti vede apparire e sparire
tra folgori e tuoni:

oh, le bufere! – Ma pure le albe
silenziose e le notti serene
sono tue messaggere, quanto
le umili gocce di rugiada.

             (da “Ultime poesie (1991-1992)” – pag. 152)

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SONO DI PASSAGGIO COSMA E DAMIANO GEMELLI MEDICI E MARTIRI – Angelo Nocent

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Santi Cosma e Damiano, i gemelli medici che curavano gratis

Ieri, dopo la Messa domenicale, ai fedeli è stata distribuita l’immaginetta di un santo pescato a sorte, quale protettore per l’anno in corso. Io devo ritenermi fortunato perché con  una sola immaginetta me ne sono portati a casa due:  COSMA e DAMIANO, medici e martiri.
Tra la sorpresa e la curiosità, mi sono chiesto: cosa avranno mai da dirmi questi amici, da secoli ormai nelle schiere dei Beati?

Le notizie biografiche sono scarne: noti anche come Santi Medici, erano anàrgiri (cioè prestavano servizio gratis). Cosma e Damiano sono patroni di medici, chirurghi e farmacisti. 

Popolari in Occidente e in Oriente dove sono stati martirizzati in epoca sconosciuta, Cosma e Damiano erano probabilmente medici. Furono comunque considerati tali dopo la loro morte per il gran numero di guarigioni che si verificarono sulla loro tomba. Il 26 settembre è probabilmente l’anniversario della chiesa eretta a Roma in loro onore da Felice IV (525-530) e decorata di mosaici stupendi.

M’è venuta l’ispirazione di consultare il Breviario della Liturgia delle Ore  e, proprio da quelle pagine, nel giorno della loro memoria, mi giungono riflessioni che sono di Sant’Agostino. Convinto che non facciano bene solo a me, le propongo sul web perché giovino anche a chi aspira a “FARSI PROSSIMO“, nelle più svariate mansioni.

Cosma Damiano martiri

PREZIOSA E’ LA MORTE DEI MARTIRI,

ACQUISTATA COL PREZZO DELLA MORTE  DI CRISTO. 

Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo   (Disc. 329, 1-2; PL 38, 1454-1455)

sant-agostinoLe gesta gloriose dei santi martiri fanno rifiorire la Chiesa in ogni luogo. Perciò possiamo constatare con i nostri stessi occhi quanto sia vero ciò che abbiamo cantato: «Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi fedeli» (Sal 115, 15). Questa morte è preziosa ai nostri occhi e agli occhi di colui, per il cui nome venne affrontata.
Ma il prezzo versato per queste morti è stato la morte di uno solo. Quante morti ha riscattato con la sua morte uno solo! Se quel solo non fosse morto, il chicco di frumento non si sarebbe moltiplicato. Avete sentito le parole che dice all’avvicinarsi della sua passione, cioè della nostra redenzione: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto»? (Gv 12, 24-25).

Sulla croce egli compì un’operazione di incalcolabile valore. Su di essa fu fatto il versamento per il nostro riscatto. La lanciata del soldato gli aprì il costato e da quella ferita sgorgò il prezzo di tutto il mondo. Con esso furono comprati i fedeli e i martiri, e il loro sangue è testimone che la loro fede era autentica. Essi restituirono ciò che era stato speso per loro, e misero in pratica quello che dice san Giovanni: Come Cristo ha dato la sua vita per noi, così anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli (cfr. 1 Gv 3, 16). E in un altro passo troviamo scritto: Quando sei seduto a mangiare con un potente, considera bene che cosa hai davanti, perché bisogna che tu prepari altrettanto (cfr. Pro 23, 1-2)

Lauta è quella mensa dove il cibo è costituito dallo stesso padrone della mensa. Nessuno nutre gli invitati con la propria carne: questo lo fa solo Cristo Signore. Egli è colui che invita, egli è il cibo e la bevanda. Compresero bene i martiri che cosa avessero mangiato e bevuto, per rendere un tale contraccambio.

Ma come avrebbero potuto rendere questo contraccambio, se egli, che sborsò per primo il prezzo, non avesse dato loro il mezzo per corrisponderlo? «Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?». «Alzerò il calice della salvezza» (Sal 115, 12-13).

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Qual è questo calice? E` il calice della passione, amaro, ma benefico: quel calice avrebbe causato terrore al malato, se il medico non l’avesse bevuto per primo. Questo calice è proprio la passione. Lo riconosciamo dalle parole stesse di Cristo, che dice: «Padre, se è possibile, passi da me questo calice» (Mt 26, 39). Di questo stesso calice i martiri hanno detto: «Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore» (Sal 115, 13).
Non temi dunque tu, o martire, nel momento della tua passione? Tu non temi e sta bene! Ma sai dirmi il perché ? «Perché invocherò il nome del Signore».
Come potrebbero vincere i martiri, se non vincesse negli stessi martiri colui che ha detto: «Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo»? (Gv 16, 33).
Il sovrano del cielo sosteneva il loro animo, guidava la loro lingua, sconfiggeva, per mezzo loro il demonio sulla terra, e li coronava martiri in cielo. O beati loro che bevvero questo calice! I dolori hanno avuto fine ed essi hanno conseguito la gloria.

Cosma e amiano martiri

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IL FRATE CAMUNO FIORENZO PRIULI CHIRURGO NELLA SAVANA – Angelo Nocent


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Ogni tanto è bene ricordare coloro che con i nostri piccoli aiuti – come fa il mio amico “Frère Florence” – riescono a fare cose straordinarie. Ecco un piccolo resoconto.

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FRA FIORENZO, RELIGIOSO E MEDICO,

DA ANNI COMBATTE LE MALATTIE DELL’AFRICA

ROMANO D’EZZELINO (Vicenza) – L’annuale festa dell’Uta Onlus, l’associazione “Uniti per Tanguietà ed Afagnan”, si è svolta sotto il segno di un traguardo davvero importante: i 50 anni di professione religiosa di fra’ Fiorenzo Priuli, missionario dei Fatebenefratelli e medico dirigente dei due ospedali africani di Tanguietà in Benin e di Afagnan in Togo.

Sotto questa importante figura le raccolte di fondi per i bambini poliomielitici, per gli ammalati di Aids, per la formazione di personale ospedaliero locale che sono gli obiettivi portanti dell’Uta, continuano a raggiungere cifre elevate nonostante la crisi economica europea, grazie soprattutto alla trasparenza nell’utilizzo dei soldi e alla costante informazione sui loro tempi di utilizzo. E il gruppo di volontari con fulcro Romano d’Ezzelino è sempre tra i più attivi.


Nel 2014 sono stati
raccolti da Uta Onlus 352.592,83 euro, che sono serviti, tra l’altro, a creare alloggi per i primari, per medici e per stagisti, per ampliare l’accampamento a fianco dell’ospedale di Tanguietà dove possono alloggiare i pazienti ambulatoriali, per l’acquisto di quattro nuovi container dove poter conservare il materiale sanitario. La trasparenza nell’utilizzo dei fondi non è passata inosservata, tanto che la Fai, Foundation Assistance International, ha messo a disposizione per l’Uta un contributo di ben 910.000 euro da suddividere nei prossimi tre anni.

L’impegno dell’associazione nel raccogliere i fondi è nutrito dall’entusiasmo che fra’ Fiorenzo mette nel suo lavoro quotidiano: “L’epidemia di ebola che ha colpito l’Africa – ha spiegato il frate medico all’incontro di Romano -, a Tanguietà è arrivata in forma minore, ma ci ha portato via ugualmente il primario di pediatria e due infermiere. Abbiamo poi perso molto personale ospedaliero che è riuscito a spostarsi nelle grandi città attraverso una serie di concorsi pubblici. Così in questo momento i nostri ospedali si trovano a dover affrontare un numero immenso di ammalati con personale sanitario non preparato. E’ un momento difficile, ma ci conforta l’appoggio che continuiamo a ricevere dall’Italia”.

RACCONTI D’AFRICA TRA SPIRITI ANTICHI E MEDICINA MODERNA  

Fra Fiorenzo Priuli, di Cemmo in Valcamonica, chirurgo nella savana

Anna della Moretta

Premio Panzera-Incontro 14/12/2012Premio Panzera-Incontro Nella foto Anna della Moretta. Ph Christian Penocchio Fotolive

Premio Panzera-Incontro 14/12/2012Premio Panzera-Incontro Nella foto Anna della Moretta. Ph Christian Penocchio Fotolive

Un brivido percorre la schiena quando fra Fiorenzo Priuli da Cemmo racconta la sofferenza delle mamme-bambine nel cuore dell’Africa. Brivido che si trasforma in angoscia quando entra nei dettagli, spiegando che nei villaggi del Paese in cui è medico-missionario da quasi quarantacinque anni, le donne vengono sposate spesso quando donne ancora non sono.

Fra Fiorenzo Priuli - direttore SanitarioQuesto fa sì che il momento del parto, per un corpo ancora acerbo, si trasformi spesso in tragedia. Disumana tragedia. «Le ragazzine devono partorire accovacciate nella capanna del villaggio in cui, di solito, trovano rifugio le pecore e i maiali perché, secondo antiche credenze, in questo luogo aleggia lo spirito degli antenati – spiega -. Ma il bimbo spesso non riesce ad essere espulso, proprio per le difficoltà legate ad un fisico preadolescente. Le più fortunate, muoiono. Le altre, rimangono anche giorni, con il figlioletto nato a metà, in attesa che muoia per riuscire più facilmente ad espellerlo. Angosciante».

Una situazione di una crudeltà inaudita cui fra Fiorenzo, insieme alla sua comunità religiosa, ha cercato di dare risposta ampliando il più possibile l’accesso al parto cesareo nell’ospedale da lui diretto a Tanguietà, una realtà di frontiera dell’Ordine ospedaliero dei Fatebenefratelli che si trova nella savana nel nord del Benin. Realtà di riferimento per oltre undicimila malati ogni anno che giungono, dopo giorni e settimane di cammino a piedi, dai paesi confinanti del Togo, del Burkina, del Niger e del Mali.

Un milione di donne ogni anno nel mondo muore durante il parto, perché non vi è accesso al cesareo. Oppure – fra Fiorenzo ne è testimone – riportano lesioni permanenti per le quali vengono ripudiate in giovanissima età dai mariti e dalla famiglia. «Per aiutarle, è nata l’iniziativa “femme pour femme”, grazie alla quale si versa un contributo in una cassa di solidarietà che serve per chi non può pagare – continua fra Fiorenzo -. Chi può, paga il 40% dei costi del cesareo e del ricovero. Ma sono poche quelle che possono».

Riuscire a nascere vivi è solo il primo passo di un percorso a grande rischio, durante il quale un numero sempre più elevato di piccoli muore prima di giungere ai cinque anni di età.

«Nel nostro ospedale ricoveriamo tutti i malati, anche quelli che non hanno nulla. Negli ultimi tempi, a causa dell’aggravarsi della crisi economica in uno dei Paesi che è già tra i più poveri al mondo, è raddoppiato il numero di bambini che ricoveriamo per denutrizione, passando da tre a seimila – afferma fra Fiorenzo -. Il 20% arriva in Pediatria gravissimo ed occorre la terapia intensiva per evitare la morte per denutrizione. La Pediatria della struttura ha 80 posti letto, ma sono circa 120/150 le mamme che si sistemano senza problemi sulle stuoie con i loro figli. Di notte, nel corridoio adiacente, il personale assistente fa addirittura fatica a passare tra le stuoie».

In queste situazioni, il carattere camuno di fra Fiorenzo fa capolino: «Mi capita di arrabbiarmi: a volte non sono contento e vorrei che il progresso di queste terre fosse maggiore. Tuttavia, le persone che vivono nelle montagne dell’Atakora sono molto semplici e molto povere.

Credo che la semplicità sia un valore, una ricchezza. E, visto che la povertà porta ad essere semplici, forse posso concepire tutta questa povertà come un’autentica forma di ricchezza». Accoglienza e servizio,sempre. Sulle orme del fondatore San Giovanni di Dio.

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SANTA MARIA DEL PRONTO SOCCORSO – Angelo Nocent

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Oggi mi ha molto colpito la fervente devozione alla VERGINE di SAN LUIGI MARIA GRIGNON DE MONTFORT. Egli parla della consacrazione a Maria come la perfetta rinnovazione delle promesse battesimali (cf VD 120; 162). Vuole servire Maria e la prega:Non ti chiedo visioni o rivelazioni, né gusti o delizie anche soltanto spirituali…morire continuamente a me stesso senza tregua e lavorare seriamente per te fino alla morte, come il più misero degli schiavi, senza alcun interesse” (SM 69).

MontfortCon Gesù, vivente in Maria, il presbitero Montfort si impone una rigorosa ascesi con la rinuncia alla propria volontà per vivere l’umile sacramento del servizio ecclesiale. Sacerdote mistico mariano, egli è anche sacerdote zelante, pieno di iniziative pastorali. Oltre a privilegiare la catechesi, la predicazione e la rinnovazione dei voti battesimali per mezzo della schiavitù mariana, Montfort rivela doti non comuni di organizzatore missionario e innovatore pastorale:

  • restaura chiese;
  • erige croci e calvari;
  • dipinge stendardi;
  • dispone processioni e pellegrinaggi;
  • istituisce o ravviva confraternite (L 11 e n.1);
  • crea comunità religiose;
  • compone metodi per aiutare la preghiera popolare;
  • scrive cantici da eseguire nelle celebrazioni durante le missioni.

Da qui l’illuminazione di aggiungere un nuovo titolo ai mille già esistenti, con con i quali il popolo di Dio ricorre a Maria, Madre della Chiesa:
SANTA MARIA, DONNA DEL PRONTO SOCCORSO.

Che poi esiste da sempre, con infinite varianti. Mi sovviene  il bel MIRA IL TUO POPOLO (scritto da un carcerato osservando dalle sbarre una processione) che, quando lo intonano in chiesa, – sempre più di rado – canto a squarcia gola:

In questa misera valle infelice
tutti t’invocano soccorritrice.
Questo bel titolo conviene a te;
o Santa Vergine, prega per me.

Infermieri pronto soccorso-001Ma sì, noi qui vogliamo metterci a sua disposizione per fare squadra negli interventi di emergenza, come piccole ambulanze sul territorio, collegate con la Madre che anche ora non si stanca di ripetere a noi: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5), un modo per dire “IMITATE GESU’ “. Per il resto, come sempre, ci pensa Lei._Scan10395

E c’è anche un secondo motivo: quello rappresentato dall’immagine, dove si vede Maria porgere la mano a San Giovanni di Dio dopo una brutta caduta da cavallo quando faceva il soldato nelle truppe di Carlo V di Spagna contro Francesco I di Francia. Ma lascio parlare la tradizione:

“I Francesi capitanati da Baiardo strenuamente difesero i confini, e, passando al contrattacco, il generale Bonnivet conquistava, dopo un assedio di 20 giorni, la fortezza di Fontarabbia in territorio spagnolo verso i Pirenei.
Giovanni partecipò a questa guerra e si distinse appunto all’assedio di Fontarabbia. Gli assediati ben presto mancarono di viveri ed egli essendo uno dei più giovani e più coraggiosi, si offerse di uscire per andarne in cerca.

L’impresa era pericolosa, tanto più che cavalcaava un agiumenta tolta dai casolari vicini. Fatte appena poche leghe fuori le mura, la giumenta riconobbe il luogo dove si trovava, e dopo aver dato un forte nitrito, non badando al suo cavalcatore, che cercava di trattenerla e guidarla, a corsa sfrenata si diresse verso il suo non lontano casolare.
Fu tanto l’impeto della fuga che, riacquistata la libertà, sbalzò di groppa Giovanni che cadde malamente sopra un mucchio di pietre, perdette i sensi e rimase più di due ore spargendo sangue dal naso e dalla bocca.
Riavutosi ricostruì la scena avvenuta; acutissimi dolori lo tormentavano, non poteva muoversi. D’altronde era necessario abbandonare subito quel luogo per non cadere prigioniero nelle mani dei Francesi.
Si ricordò allora della sua Madre Celeste e unendo le mani alzò gli occhi al cielo e così la supplicò:
Madre di Dio, venite in mio soccorso e pregate il Vostro Divin Figlio che mi liberi da questo pericolo in cui mi trovo e non permettete che io sia preso dai miei nemici“.
Dopo questa preghiera sentì rinascere un po’ di forze e, alzatosi a stento, appoggiandosi a un bastone, si incamminò adagio adagio verso la fortezza.
I compagni quando lo videro in quello stato credettero che i nemici lo avessero spogliato, ma udita la sventura toccatagli, compassionandolo lo posero a letto, lo coprirono di molti panni e lo fecero sudare. La cura valse a ridargli in pochi giorni la guarigione.
Una tradizione passata di bocca in bocca e raccolta da alcuni biografi del Santo vuole che alle preghiere di Giovanni gli apparisse la Vergine sotto le sembianze di pastorella e, porgendogli da bere, lo rimproverasse della sua tiepidezza e lo invitasse a ricominciare una vita di fervore.
Comunque, l’essersi trovato salvo dalla caduta, e l’essere potuto arrivare incolume entro le mura della fortezza fu senza dubbio un favore speciale della Madonna invocata con tanto fervore” (Palazzini – San Giovanni di Dio).

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MISERERE MEI DEUS…DAVIDE: SANTO E PECCATORE – Angelo Nocent

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Francesco: non c’è Santo senza passato, né peccatore senza futuro

Dio non si ferma alle apparenze, ma vede il cuore. E’ quanto affermato da Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, incentrata sulla Prima Lettura che narra l’elezione del giovane Davide a re d’Israele. Il Papa ha sottolineato che, anche nella vita dei Santi, ci sono tentazioni e peccati, come dimostra proprio la vita di Davide, ma mai – ha avvertito – bisogna “usare Dio per vincere una causa propria”. Il servizio di Alessandro Gisotti:


ascolta:

Il Signore rigetta Saul “perché aveva il cuore chiuso”, non gli aveva ubbidito e pensa dunque a scegliere un altro re. Papa Francesco ha preso spunto dal Primo Libro di Samuele laddove si narra l’elezione di Davide.

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Il Signore vede il cuore, non si ferma alle apparenze
Una scelta lontana dai criteri umani, ha sottolineato, giacché Davide era il più piccolo dei figli di Iesse, un ragazzino. Ma il Signore fa capire al profeta Samuele che per lui non conta l’apparenza, “il Signore vede il cuore”:

“Noi siamo tante volte schiavi delle apparenze, schiavi delle cose che appaiono e ci lasciamo portare avanti da queste cose: ‘Ma questo sembra…’ Ma il Signore sa la verità. E così questa storia… Passano i sette figli di Iesse e il Signore non sceglie alcuno, li lascia passare. Samuele è un po’ in difficoltà e dice al Padre: ‘Nemmeno costui, Signore, hai scelto?’ ‘Sono qui tutti i giovani, i sette?’ ‘Ma, sì, ce n’è uno, il piccolo, che non conta, che ora sta pascolando il gregge’. Agli occhi degli uomini questo ragazzino non contava”…

Davide riconosce il suo peccato e chiede perdono
Non contava per gli uomini, ha ripreso il Papa, ma il Signore lo sceglie e comanda a Samuele di ungerlo e lo Spirito del Signore “irruppe su Davide”, e da quel giorno in poi “tutta la vita di Davide è stata la vita di un uomo unto dal Signore, eletto dal Signore”. “Allora – si domanda Francesco – il Signore lo ha fatto Santo?” No, è la sua risposta, “il Re Davide è il Santo Re Davide, questo è vero, ma Santo dopo una vita lunga”, anche una vita con peccati:

“Santo e peccatore. Un uomo che ha saputo unire il Regno, ha saputo portare avanti il popolo d’Israele. Ma aveva le sue tentazioni… aveva i suoi peccati: è stato anche un assassino. Per coprire la sua lussuria, il peccato di adulterio… ha comandato di uccidere. Lui! ‘Ma il Santo Re Davide ha ucciso?’ Ma quando Dio ha inviato il profeta Natan per fargli vedere questa realtà, perché lui non si era accorto della barbarie che aveva ordinato, ha riconosciuto ‘ho peccato’ e ha chiesto perdono”.

Così, prosegue il Papa, “la sua vita è andata avanti. Ha sofferto nella sua carne il tradimento del figlio, ma mai ha usato Dio per vincere una causa propria”. Ha così ricordato che quando Davide deve fuggire da Gerusalemme rimanda indietro l’Arca e dichiara che non userà il Signore a sua difesa. E quando veniva insultato, Davide in cuor suo pensava: “Me lo merito”.

Non esiste Santo senza passato, né un peccatore senza futuro
Poi, ha annotato Francesco, “viene la magnanimità”: poteva uccidere Saul “ma non l’ha fatto”. Ecco il Santo re Davide, grande peccatore, ma pentito. “A me – ha confidato il Papa – commuove la vita di quest’uomo” che ci fa pensare anche alla nostra vita:

“Tutti noi siamo stati scelti dal Signore per il Battesimo, per essere nel suo Popolo, per essere Santi; siamo stati consacrati dal Signore, in questo cammino della santità. E’ stato leggendo questa vita (di Davide ndr), da un bambino – ma, un bambino no… era un ragazzo – da un ragazzo ad un vecchio, che ha fatto tante cose buone e altre non tanto buone, mi viene di pensare che nel cammino cristiano, nel cammino che il Signore ci ha invitato a fare, mi viene da pensare che non c’è alcun Santo senza passato, neppure alcun peccatore senza futuro”.

http://www.mp3tunes.mobi/download?v=sPzeQqsn2yA

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TANTE RICCHEZZE MA LE LACRIME…- Angelo Nocent

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https://gloria.tv/media/rNSo2giLNBU

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PER UNA MISERICORDIA CON CUORE DI MADRE – Angelo Nocent

1-Pictures424Nel N. 12 del 19 marzo 1997 di FAMIGLIA CRISTIANA ho trovato un’intervista al Card. Martini che, a diciannove anni di distanza, nell’Anno Giubilare della Misericordia 2016 è particolarmente attuale.
All’intervista fa seguito un interrogativo dello stesso Arcivescovo: ”
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E segue anche la sua risposta che commenta un passo della lettera di Paolo apostolo ai Romani (12, 1-2.9-18):”La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda.
Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell’ospitalità.

Marco Garzoniodi Marco GARZONIO

«La misericordia è l’intelaiatura del mondo». Carlo Maria Martini lega la possibilità di sopravvivenza dell’umanità alla pratica della misericordia: «Senza di essa ci saremmo già uccisi».

Eminenza, cos’è la misericordia?
«La Bibbia non ne da mai una definizione. La parola viene usata in contesti che cercano di far comprendere a poco a poco il significato, come accade nel mondo semitico. Con la nostra mentalità, potremmo partire dall’etimologia. Misericordia è “cuore” e “miseri”: il buon cuore verso coloro che sono in sofferenza o in difficoltà».

Ma nella Scrittura, cosa vuol dire?
«Nel mondo biblico la parola comprende un complesso molto vasto di sentimenti, che si possono ricondurre a due tipi di atteggiamento. Il primo è quello del cuore compassionevole, che la Bibbia esprime anche con le viscere, qualcosa cioè che appartiene alla solidarietà profonda e di sangue tra le persone. L’altro atteggiamento appartiene più all’universo della fedeltà: si è fedeli agli amici anche nella cattiva sorte. In particolare, Dio rimane fedele all’uomo anche quando questi si perverte o si comporta comunque male».

Perché Dio è “misericordioso”?
«Perché in lui sono racchiusi tutti quei significati. Ha il cuore di un padre e di una madre, perché ha creato l’uomo che è creatura, suo figlio. Non lo lascia perire, lo risolleva continuamente dalle abiezioni in cui cade: è la volontà di Dio di essere fedele».

C’è differenza su questo punto tra l’Antico Testamento e il Nuovo?
«No, siamo nella stessa linea. L’Antico esalta il Dio misericordioso. Il Nuovo rende concreta la sua presenza in Gesù, che guarisce i malati, perdona i peccatori e perdona i suoi crocefissori».

Che cosa vuole dire esattamente che i misericordiosi sono “beati”?
«La loro beatitudine è di ottenere lo stesso trattamento che essi usano nei confronti degli altri: otterranno misericordia. Avranno al misericordia di Dio, che ha suscitato già nel loro cuore la misericordia. E troveranno cuori comprensivi e compassionevoli».

Come si possono spiegare a un uomo di oggi le Beatitudini?
«Sono un complesso ricchissimo di atteggiamenti, che sfida ogni capacità di spiegazione ovvia, che supera tutto quanto cerchiamo di spiegare».

Ma si può dare almeno un’idea di questi atteggiamenti?
«Farei tre annotazioni. La prima: le Beatitudini ci dicono che c’è un nuovo modo di vivere, che è più bello, nuovo e inedito, rispetto a quello che sperimentiamo. La seconda: questo modo, in negativo, sta nel superare gli idoli dell’avere, del possesso, del denaro, della forza, del dominio, della prepotenza. La terza: Questo modo di vivere, tipico dell’era nuova, è quello di Gesù».

C’è differenza tra Beatitudine e virtù?
«Virtù è concetto piuttosto greco, che indica un atteggiamento astratto della persona, definito secondo parametri di comportamento. Le Beatitudini rappresentano uno stimolo ad operare. Sono proprie del linguaggio esistenziale, che spinge all’azione».

Esiste un motivo per cui i “misericordiosi” sono collocati dopo quelli che “hanno fame e sete della giustizia” e prima degli “operatori di pace”?
«Le prime Beatitudini, cui appartiene quella della “fame e sete della giustizia”, definiscono situazioni di deprivazione, alle quali si contrappone qualcosa che riempie il cuore, lo spirito, la vita. La seconda categoria di Beatitudini, in cui rientra la misericordia, riguarda gli atteggiamenti positivi verso il prossimo».

Chi sono i misericordiosi oggi?
«Molti, grazie a Dio. Tutti quelli che si comportano come il Buon Samaritano, che non chiudono gli occhi di fronte alle sofferenze di chi gli sta vicino, ma si fermano, cercano di aiutare. L’umanità è pervasa di questo spirito».

E’ praticabile la misericordia nel mondo contemporaneo?
«Se non lo fosse, il mondo sarebbe già morto, ci saremmo uccisi e mangiati come cannibali. Se sopravviviamo è perché c’è tra noi gente che ha cura degli altri, di chi non sa aiutarsi, che perdona. La misericordia comincia dal piccolo. Per esempio, una madre che accoglie il bambino, lo cura per anni, mentre il bambino non ha nulla da restituire. Tutto è gratuito».

Uomo e donna hanno lo stesso modo di essere misericordiosi?
«Il vocabolario ebraico sembrerebbe dire che la misericordia, come movimento del cuore, delle viscere, si riferisce piuttosto al mondo femminile. Invece, come esercizio positivo di soccorso, attiene piuttosto al mondo maschile. Ma non vanno contrapposte troppo queste realtà: ambedue sono parte della vita e c’è complementarietà tra i due atteggiamenti».

La misericordia ha nemici?
«Tanti. I nemici sono la chiusura del cuore, la crudeltà, l’invidia, tutte le forme di vendetta, di egoismo. I nemici della misericordia sono infiniti, come infiniti, peraltro, sono i vari atti di misericordia che in qualche modo sostengono il mondo».

Perché si parla di “opere di misericordia”?
«La Scrittura non usa ordinariamente tale linguaggio, se non alludendovi. Ad esempio, alla fine della parabola del Buon samaritano, si dice: chi è stato più prossimo? Colui che ha fatto misericordia. E’ chiaro: la misericordia non è soltanto atteggiamento del cuore, ma è fatta di opere».

Quali sono le “opere di misericordia” del vescovo?
«Il vescovo deve dare molto tempo all’ascolto, al consiglio, al conforto, all’incoraggiamento, al perdono, all’ammonizione. Può però compiere opere di misericordia corporali, sia aiutando direttamente i poveri – ma è raro che possa farlo – sia promuovendo tutte le opere di carità, di servizio, di aiuto efficace, che poi vengono espresse dalle realtà di una Chiesa locale».

In quanto vescovo ritiene di dover dare qualcosa di più?
«Mi sento soverchiato dai bisogni, dalle esigenze, dalle domande. Vorrei avere cento braccia, cento bocche, cento orecchie per ascoltare i gemiti della gente, per rispondere. Sento che dovrei fare molto di più, ma so che sono estremamente limitato».

C’è differenza fra le “opere” che lei praticò all’inizio del suo episcopato e quelle cui è chiamato ora?
«Non penso. Se non che all’inizio dell’episcopato mi illudevo di poter praticare, in maniera più diretta, opere quali l’aiuto diretto ai poveri. Invece devo procedere in modo più indiretto, stimolando, promuovendo».

Queste “opere” l’hanno cambiata?
«Spero di sì. Sono stato messo a contatto con una serie senza fine di pianti, di bisogni, di sofferenze. Cercando almeno di ascoltare e di fare poi il possibile per andare in soccorso, certamente il mio cuore è cambiato».

C’è un’opera di misericordia che non è riuscito a praticare come, invece, avrebbe voluto?
«Ce ne sono tante. Mi sarebbe piaciuto dare molto più tempo all’ascolto delle persone, al ministero della confessione, alla direzione spirituale. E poi, mi sarebbe piaciuto servire più direttamente i poveri, andare alla loro mensa, aiutarli nelle loro malattie».

Da professore universitario e rettore, lei andava nelle borgate romane e nel carcere minorile di Casal del Marmo. Rimpiange quei tempi?
«Sì, molto: allora mi era possibile esercitare con più agio un contatto con le persone sofferenti. Credo si tratti di un contatto necessario a una sanità di vita. Nel mio desiderio di andare a Gerusalemme c’è anche la speranza di poter riprendere più direttamente l’esercizio di queste opere di misericordia spirituale e corporale».

La Chiesa oggi pratica la misericordia?
«La Chiesa è tutta fatta di gesti di misericordia, spesso considerati come ovvi e non valutati. Ma tutta la realtà della Chiesa è fatta di queste opere. Potrebbe certamente farne di più, potrebbe farne meglio, con più amore, con più dedizione. Però, conoscendo la Chiesa, posso dire che questa Chiesa è intessuta di misericordia».

Lei è alla ricerca delle radici comuni dell’etica. Lo si è visto negli ultimi tempi, in cui ha reso sempre più fitti i dibattiti con Eco, Cacciari, Scalfari, Zavoli. Si può essere misericordiosi senza essere cristiani?
«Ci sono molti che, pur non essendo cristiani, sono assai misericordiosi: la misericordia ha radici più profonde di quella che potrebbe essere talora solo un’apparenza confessionale. La misericordia nasce dal cuore e il cuore è donato a tutti. Certo non tutti sanno dare le ragioni del loro amore. Queste ragioni le dà in pienezza il cristianesimo. Tuttavia molti sono attenti anche in casi eroici ai bisogni e alle sofferenze, anche se non sanno dire i motivi del loro atteggiamento».

Si può dire che il mondo chiede ai cristiani un supplemento di misericordia?
«Il mondo ha molto bisogno di misericordia, perché è pieno di vendette, di guerre, di invidie, di competizioni. Per cui la chiede a chiunque. Certamente la vuole dai cristiani, perché essi ne fanno professione, perché adorano la misericordia fatta carne».

Esiste una misericordia dei politici e in politica?
«Senza misericordia la politica diventa troppo cruda e crudele: mangia se stessa. Ci vuole misericordia, altrimenti la politica diventa pura competizione, ricerca del potere E’ necessaria nel perdono degli avversari, nella mitezza nel valutare le offese ricevute, nel moderare le competizioni e il bisogno di successo».

E in economia è praticabile?
«Certamente. Ed è indispensabile. Oggi la chiamiamo attenzione all’uomo, alla dignità umana, non unicamente ai processi produttivi, alle sole leggi, ma alle persone».

Chi indicherebbe agli uomini d’oggi come esempio e modello di “misericordioso”?
«Tanti. Penso a Marcello Candia, l’amico dei lebbrosi. Ma penso anche ad altri. Giuseppe Lazzati, ad esempio, ha praticato la misericordia dell’intelligenza. Soprattutto, però, mi preme indicare le mamme e i papà che curano con immenso amore i figli malati o handicappati. Sono modelli straordinari di misericordia».

Si può insegnare la misericordia?
«Certamente va imparata. Dal Vangelo, innanzi tutto: lì abbiamo pagine meravigliose sulla misericordia e, quindi, inviti straordinari, efficaci. Si impara poi con l’esempio».

Se Gesù tornasse, riconoscerebbe la misericordia nel mondo attuale? In che cosa? E in chi?
«La riconoscerebbe in tutte quelle situazioni di famiglie dove si sopportano sofferenze pur di aiutare i propri cari anche nella malattia e sino alla morte. Questa misericordia familiare è la prima intelaiatura del mondo. Poi la riconoscerebbe in coloro che arrivano a dare la vita per la misericordia. Penso ai numerosi missionari e volontari uccisi in Africa negli ultimi tempi. Veri eroi della misericordia».

E ripeterebbe ancora: Beati i misericordiosi?
«Sì, perché i misericordiosi sono beati ora come allora, necessari oggi come duemila anni fa».

Da dove leverebbe la sua invocazione?
«Forse da Gerusalemme, perché Gerusalemme rimane al centro del mondo, una città nella quale la misericordia è necessaria per il futuro»

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Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Romani (Rm 12,1-2.9-18)
Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.
Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.
La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda.
Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell’ospitalità.
Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi.
Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti.

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