UN BEL GUAIO: DIMENTICARSI DI RESPIRARE – Angelo Nocent

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ESSERE CRISTIANI SENZA PREGARE E’ COME PRETENDERE DI VIVERE SENZA RESPIRARE

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GLOBULI ROSSI 8 Dicembre 2016 – CON SEMPRE NUOVO ARDORE – Angelo Nocent

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PARKINSON ? – NO, GRAZIE. MA…- Angelo Nocent

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Si è celebrata ieri la giornata mondiale del Parkinson, che ogni anno colpisce in Italia 200mila persone.

Che cos’è la malattia di Parkinson?

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa, ad evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge, principalmente, alcune funzioni quali il controllo dei movimenti e dell’equilibrio. La malattia fa parte di un gruppo di patologie definite “Disordini del Movimento” e tra queste è la più frequente. I sintomi del Parkinson sono forse noti da migliaia di anni: una prima descrizione sarebbe stata trovata in uno scritto di medicina indiana che faceva riferimento ad un periodo intorno al 5.000 A.C. ed un’altra in un documento cinese risalente a 2.500 anni fa.

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Il nome è legato però a James Parkinson, un farmacista chirurgo londinese del XIX secolo, che per primo descrisse gran parte dei sintomi della malattia in un famoso libretto, il “Trattato sulla paralisi agitante”. Di Parkinson, deceduto nel 1824, non esistono né ritratti né ovviamente fotografie.

La malattia è presente in tutto il mondo ed in tutti i gruppi etnici. Si riscontra in entrambi i sessi, con una lieve prevalenza, forse, in quello maschile. L’età media di esordio è intorno ai 58-60 anni, ma circa il 5 % dei pazienti può presentare un esordio giovanile tra i 21 ed i 40 anni. Prima dei 20 anni è estremamente rara. Sopra i 60 anni colpisce 1-2% della popolazione, mentre la percentuale sale al 3-5% quando l’età è superiore agli 85.

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I principali sintomi motori della malattia di Parkinson

I principali sintomi motori della malattia di Parkinson sono il tremore a riposo, la rigidità, la bradicinesia (lentezza dei movimenti automatici) e, in una fase più avanzata, l’instabilità posturale (perdita di equilibrio); questi sintomi si presentano in modo asimmetrico (un lato del corpo è più interessato dell’altro).
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Il tremore non è presente in tutti i pazienti. All’esordio della malattia, spesso i sintomi non vengono riconosciuti immediatamente, perché si manifestano in modo subdolo, incostante e la progressione della malattia è tipicamente lenta. Talvolta sono i familiari od i conoscenti che si accorgono per primi che “qualcosa non va” ed incoraggiano il paziente a rivolgersi al medico.

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C’ERA UNA VOLTA UMBERTO (VERONESI)- Angelo Nocent

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8167 CONTATTI in un paio di giorni

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Per avere pubblicato su facebook questa cartolina, indirizzata particolarmente agli operatori sanitari, 8167 contatti in un paio di giorni. Segno evidente dell’influenza del Prof. Veronesi nel settore e della sua capacità comunicativa. Da qui l’idea di saperne di più e di parlarne senza imbarazzo e pregiudizi anche quando le idee non collimano.

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“Don Giovanni non farà mai carriera perché è troppo intelligente”…
Infatti, fu “promosso” da parroco del Redentore a pievano di campagna…

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VERONESI – MANCUSO A CONFRONTO

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f489e158-dcbd-45a8-9f84-4370ea1b0fe1.html

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OSCAR CANTONI VESCOVO E LA MADONNA DELLE ASSI – Angelo Nocent

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VECOVO OSCAR -PAPA FRANCESCO

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PER SAPERNE DI PIU’

SANTA MARIA DELLE ASSI LA “ROSA MYSTICA”


http://globulirossimonte.altervista.org/santa-maria-delle-assi/

 

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L’ETERNO RIPOSO non è…-Angelo Nocent

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IO ZACCHEO QUEL GIORNO A GERICO…- Angelo Nocent

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Ricordo molto bene il giorno in cui Gesù venne a Gerico, dove abitavo. Non lo conoscevo ma di lui avevo sentito parlare ed ero proprio curioso di vedere chi fosse.

Mentre attraversava la città, c’era una calca enorme intorno a lui. Ed io, già piccolo di statura, in mezzo a quella folla che premeva da ogni lato, sentivo intorno solo un gran vociare, ricevevo spintoni e gomitate in faccia ma non vedevo nulla.

Quei pezzenti, non avevano nessun riguardo per la persona importante e PER BENE qual ero. La gente mi conosceva come il capo degli esattori delle tasse e, pur essendo molto ricco, non godevo di alcuna considerazione. Anzi, la massa provava disprezzo perché tutti noi PUBBLICANI, addetti alla “agenzia delle entrate” per la riscossione di dazi, gabelle e pedaggi, eravamo considerati la classe dei FURBETTI (eufemismo per non dire LADRI, disonesti, delinquenti, traditori), primo, perché esigevamo le imposte per i romani, una potenza straniera e poi…perché considerati quelli che facevano la cresta sui tributi, chiedendo più del dovuto.

Lo ammetto: anche la mia ricchezza l’avevo accumulata così. Ma, dato il ruolo che coprivo, mi sembrava del tutto normale. Anche perché un altro al mio posto avrebbe fatto la stessa cosa.

Epperò VOLEVO VEDERLO. Mi bastava vederlo. Solo vederlo. Perché… cosa avrei mai potuto dirgli?


IL DESIDERIO!

Non so bene perché lo desiderassi così tanto. Pensandoci bene, allora c’era in me un qualcosa che superava la curiosità… Così m’è venuta un’ idea geniale: saltare su un ALBERO. Tra me e me pensavo: “Se corro avanti e salgo su una pianta, è fatta; lui sicuramente passerà di qui”. Detto e fatto. Salgo su un sicomòro alto ma di facile scalata, mi apposto e attendo indisturbato.

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Quando arrivò in quel punto, Gesù guardò in alto…

Mi prese un colpo. Sapevo delle sue terribili requisitorie contro i disonesti, gli ipocriti, gli avari, i ricchi sfruttatori dei poveri…Insomma, contro la classe cui io appartenevo.

Pensai: “Ci siamo!”

Ma ebbi subito la sensazione che quello sguardo fisso su di me non esprimeva né ira né sdegno.

  • Però, lo sentii immergersi nel profondo del mio essere, sconvolgendo come un bulldozer un terreno duro e sassoso che si frantumava e scioglieva come neve al sole.
  • Quegli occhi avevano annullato la distanza: colui che cercavo di vedere, si rivelò come colui che mi andava cercando.
  • Da cercatore mi accorsi di essere cercato.
  • Desideravo e scoprii di essere oggetto di desiderio: un amante che si sente amato.
  • Ero come come un uccello nascosto tra i rami e lui mi ha stanato.

A sorpresa, mi rivolse la parola, mi chiamò per nome, come se a Gerico cercasse solo me. E per giunta, si autoinvitò a casa mia. Mi disse parole che mi risuonarono dentro per tutta la vita: “Zaccheo, scendi in fretta, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. (Lc 19, 5)


DEVO FERMARMI”. Saltai giù dall’albero come uno scoiattolo, c’incamminammo e con grande gioia lo accolsi in casa mia.

Non ci crederete: non una parola, un rimprovero, una predica, un giudizio…E’ bastato l’incontro perché io diventassi un altro, un uomo, un uomo libero…

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Mi ha rovesciato come un calzino e ho preso coscienza della mia nudità. Proprio perché non mi ha posto condizioni, stando davanti a lui ho sentito il bisogno di dirgli: “Signore, la metà dei miei beni la do ai poveri e se ho rubato a qualcuno gli rendo quello che gli ho preso quattro volte tanto”.

E Gesù mi disse ad alta voce, perché sentissero anche quelli che mormoravano contro di lui, parole che li lasciò indifferenti:

  • Oggi la salvezza è entrata in questa casa.
  • Anche TU sei un discendente di Abramo.
  • Ora il Figlio dell’uomo è venuto proprio A CERCARE e A SALVARE quelli che erano PERDUTI”. (Lc 19, 9-10).

Io pubblicano e peccatore ho gustato il KAIROS del passaggio di Gesù e mi sono riscoperto figlio di Abramo. Si adempiva la profezia di Ezechia 34:

  • Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo.
  • Io le farò riposare.
  • Oracolo del Signore.
  • Andrò in cerca della pecora sperduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita”.

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