CARLO MARIA MARTINI: 31 AGOSTO 2012 – Angelo Nocent

Pictures1224

CARLO MARIA MARTINI

NEL COMMENTO DI VITO MANCUSO

VIDEO:

http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-2b5f9fbe-74ff-4309-8eb9-cb30e6727af4.html

Pictures1225

Pictures1222-001Collage361

Pubblicato in GLOBULI ROSSI COMPANY | Lascia un commento

FRA RAIMONDO FABELLO: QUASI UN TESTAMENTO – Angelo Nocent

Aggiornato di recente450

DD

L’amico Fra RAIMONDO non ha lasciato molti scritti. Ricordo che nei giorni prima del ricovero ospedaliero mi diceva che stava facendo “pulizia” nella sua camera. Quasi presagisse che aveva i giorni contati – anzi lo presagiva – ha pensato di eliminate tutta la zavorra. Così scritti, appunti, memorie…sono finiti nella carta da riciclaggio e di lui, per chi lo ha conosciuto, resta il ricordo di un uomo buono, mite, intelligente, riflessivo e fin troppo modesto.

Non ha lasciato testamento perché non aveva niente da lasciare. Ma nemmeno un testamento spirituale. Così vi ho provveduto io, strappandoglielo dalla mente e dal cuore:

Pictures1221-002


La Scrittura ci racconta che l’incontro di Elia profeta con Dio sul monte Oreb, non è avvenuto nel frastuono, ma nel silenzio e nella quiete:

Ed ecco che il Signore passò.

  • Ci fu un vento impetuoso e gagliardo, da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.
  • Dopo il vento un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.
  • Dopo il terremoto un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.
  • Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera.

Come l’udì Elia si coprì il volto con il mantello. Uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco venne a lui una voce che gli diceva: che cosa fai qui Elia?” (1Re 19,11-13).

1

1

Questa sera, chiuso tra le quattro pareti della mia “tana”, mi sembra di udire la stessa domanda ma da un’ altra voce, quella dell’amico FRA RAIMONDO FABELLO, compagno di viaggio carissimo, che nel 2007, come oggi, alle Molinette di Torino, dopo un trapianto di fegato non riuscito, ci ha lasciati: “Cosa fai qui?

Cosa ci faccio qui ? Soffio sul fuoco, su quei spezzoni ardenti che rischiano di spegnersi, perché, noi, chi più chi meno, impauriti come il profeta Elia, subiamo la tentazione di rifugiarci nel deserto. E pur con lo zelo per le cose di Dio, non ci rendiamo conto di condurre talvolta delle “guerre sante”, più fantastiche che reali, più fanatiche che evangeliche, cerebrali, a circuito chiuso e, pertanto, frustranti e deludenti.

L’equivoco sta nell’illusione di essere persone che fanno tutto per Dio, dimenticando che è Dio a voler fare tutto per noi.“Basta Signore, prendi la mia vita, perché non sono migliore dei miei padri”. (1Re 19,4). Cosi pregava il profeta. Noi, forse ci limitiamo al “basta”, temendo magari di essere presi in parola.

Come Elia, non so quante volte nelle difficoltà ho iniziato a ripensare a me stesso. Di lui, dice la Scrittura che il sonno lo coglieva; ma più che un sonno era una fuga, un desiderio di morte. È quel voler lasciare la missione per cui si era sentito chiamato da Dio. È successo anche agli apostoli, nell’orto degli ulivi, quando Gesù si preparava alla Passione: non son stati capaci di vegliare, si sono addormentati, il rifiuto psicologico della realtà incombente.

A volte si reagisce così,  e l’ ho fatto anch’io più d’una volta,  quando si fiuta odor di fallimento. Elia pensa che sia per lui l’inizio della fine. Pensa realmente alla morte che diventa amica perché liberatrice.

Ripercorrendo gli ultimi mesi dell’amico Raimondo, so che l’AMAREZZA ha accompagnato i suoi giorni. Non la tristezza, che è altra cosa. E’ avvenuto per tanti motivi che non sto a indagare ma che sono riassumibili nel sostantivo incomprensione. E’ l’ultimo e forse il più doloroso sacrificio che gli è stato chiesto prima di entrare nel Regno dei Cieli, la stessa sofferenza patita all’ennesima potenza dal Crocifisso-Risorto: “Sono stato crocifisso con Cristo”. Ma anche: “Perdona loro perché non sanno quello che fanno“. O che dicono.

eliaMa nel deserto del cuore,  Dio, come ha mandato ad Elia un angelo a nutrirlo, così ha fatto con l’amico Fabello e così fa anche con noi. Il comando è perentorio:

Elias

Alzati e mangia” (1Re 19,5), non sei qui per morire.

  • Alzati e mangia,
  • alzati, ascolta la mia parola,
  • nutriti della mia parola,
  • e cammina.

La professione di fede di Israele “Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio” (Dt 6,4) è ciò che è chiesto ad Elia nel tempo di deserto della sua vita. La medesima richiesta è stata rivolta anche all’amico. Elia ha finito per ascoltare. L’amico pure. Con la forza di quel cibo – vale anche per noi – si può camminare 40 giorni e 40 notti fino al monte di Dio, all’Oreb, ossia fino alla destinazione.

Il Signore, nelle situazioni estreme, non è un sadico ed a nostra insaputa ci fa trovare sempre un’uscita di sicurezza, ci offre una caverna per ripararci, come fosse un utero dove poter rinascere un’altra volta. Se è vero che nei  deserti ci si può smarrire è pur vero che quando si fa l’opzione-deserto si finisce per RI-NASCERE. La metafora si presta a tante applicazioni, dalle personali e spirituali a quelle comunitarie. Elia si è rifugiato in una caverna per passare la sua notte. La notte è il tempo in cui non si vede nulla, e si attende la luce dell’alba. È il tempo della ricerca, il tempo dell’attesa.


Elia sul carro di fuocoChe fai qui Elia?”. Nei deserti della nostra vita, nel buio della notte della nostra fede, la parola di Dio prima o poi, arriva sempre, ci trova sempre e non passa senza che una traccia resti nella mente e nel cuore di ognuno di noi.

1-1-_Scan10307Fra Raimondo ha passato la vita nell’attesa. Il sogno: “RELIGIOSI E LAICI INSIEME PER SERVIRE”. Ma che fatica…e quante delusioni…E Dio a incoraggiare, lo Spirito del Signore a spingere per vincere l’inerzia…

Dio è presente ma non sappiamo come riconoscerne la presenza, lui che è Presenza. Elia si rifà alla tradizione del suo tempo e aspetta che Dio gli parli attraverso qualche evento atmosferico: un uragano, un terremoto, un fuoco…

Ma Dio parla al cuore, ed Elia avverte la Presenza di Dio “nel sussurro di una brezza leggera”.

In questo anniversario, per certi versi mesto, il “sussurro di una brezza leggera” c’è anche per parenti, confratelli, amici, collaboratori...

Fra Raimondo Fabello5

Tutti ci troviamo inadeguati, perché l’esperienza è inattesa, toccante. È una presenza forte, viva, per tutti e per ognuno. Elia si copre il volto con il mantello. Mosè si era tolto i sandali quando aveva avvertito la Presenza nel roveto che ardeva e non bruciava. Quando si incontra Dio ci si copre sempre il volto perché l’incontro con Lui ci rivela la nostra povertà, la nostra fragilità, il nostro peccato, la nostra inadeguatezza: non siamo mai pronti ad incontrare Dio.

Pictures1216

Grazie, Fra Raimondo, per averci offerto questa opportunità. Segno che dal Cielo vegli sui nostri destini e sei ancora COMPAGNO DI VIAGGIO.

Fra Raimondo Fabello

Pictures1217

preghiera19

Fra Raimondo Fabello2

2013-12-12 - Copia

Aggiornato di recente448

1-1-_Scan10307

Anni '601

Fra Raimondo Fabello4

Fra Raimondo Fabello6

Fra Raimondo Fabello3 Fra Raimondo Fabello1-001

_Scan10419

Collage359

Downloads883

Fra Raimondo Fabello10

Risultati della ricerca per Fra Raimondo fabello

Fra Raimondo Fabello8

Pictures1219

Pictures1208

Pubblicato in GLOBULI ROSSI COMPANY | Lascia un commento

LE PICCOLE SORELLE DEI POVERI di S. JEANNE JUGAN – Angelo Nocent

Posted on Gennaio 9th, 2009 di Angelo |

PICCOLE SORELLE DEI POVERI

Jeanne Jugan ed i Fatebenefratelli

Saint – Servan (Francia)

Questo fatto appartiene alle armonie provvidenziali”

Le relazioni dei Fatebenefratelli con la famiglia ospedaliera delle Piccole Suore dei Poveri, fondata nel 1839 da “una povera serva, ricca soltanto della sua carità” (Andrea Dupin), in Francia a Saint-Servan (Ille-et-Vilaine), cominciarono fin dai suoi primi passi, da quando, cioè, Giovanna Jugan (1792.1879) accolse nella sua povera stamberga una vecchia, cieca e malata, rimasta abbandonata da tutti e nella più squallida miseria.

Giovanna, che aveva già 47 anni, e le sue prime quattro compagne, erano state messe dal Parroco sotto la guida del vice-Parroco Augusto Maria Le Pailleur.

Provinciale dei Fatebenefratelli di Francia, in quel tempo, era P. Felice Massot (1789-1862), sacerdote, uomo di grande vita interiore e di carismi straordinari Fin d’allora il buon Padre intuì tutta la ricchezza della nascente opera e il suo prodigioso sviluppo futuro, la incoraggiò e l’aiutò efficacemente.

Non sapiamo come il Massot sia venuto a conoscenza di Giovanna e della sua opera. E’ certo che, appena conobbe la provvidenziale iniziativa, comprese subito che in essa c’era il dito di Dio, se ne interessò vivamente, l’amò come un’opera particolarmente cara a Dio, ne divenne l’amico fedele, l’illuminato e savio consigliere, e mise a disposizione di Giovanni e delle sue compagne tutta la vasta esperienza che aveva della vita ospedaliera.

 Il Padre Massot aiutò anche materialment Giovanna e la sua opera con le risorse della casa di Dinan, della quale fu Priore negli anni 1840-43; e quando Giovanna, con la valida cooperazione di lui e dei suoi confratelli. Riuscì a fondare in detta città l’asilo dei poveri vecchi, la principale sorgente di sostegno fu, per molto tempo, la stessa casa.

Allorchché Giovanna aveva solo dodici ricoverati e le future Piccole Suore erano appena quattro, il P. Massot ottenne alla nascente Comunità un singolare e prezioso privilegio, che suol concedersi solo a persone di altissime benemerenze o ad Ordini religiosi in pieno sviluppo ed attività.

 Il 29 agosto 1842, il P. Benedetto Vernò, Generale dei Fatebenefratelli, con suo particolare diploma, affiliava per cento anni la minuscola comunità di Saint-Servan al grande Ordine Ospedaliero, facendola partecipe delle penitenze, delle preghiere e dei meriti che esso acquista nell’esercizio della carità.

Il diploma, conservato nella casa-madre delle Piccole Suore, è firmato anche dal Provinciale P. Giovanni di Dio de Magallon, restauratore dell’Ordine in Francia, e dal P. Massot.

La parte iniziale del documento dice:

Fr. Benedetto Vernò

minimo servo,

Priore Generale dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio.

Al dilettissimo in Cristo

molto rev. Padre Sig. Le Pailleur, sacerdote,

e alla rev. Madre e Signora Giovanna Jugan,

superiora delle giovani che servono i vecchi infermi dei due sessi

nella parrocchia di Saint-Servan,

come pure a tutte e singole le superiore

e alle loro consorelle presenti e future:

le presenti valevoli per cento anni”.

 

Il Leroy, dopo aver riportato il citato documento esclama: “Spettacolo commovente! L’Ordine ospitaliero di S: Giovanni di Dio che accoglie la famiglia ospitaliera [di Giovanna Jugan] al suo ingresso nella vita, come per servirle di appoggio spirituale e di garante per l’avvenire: questo fatto appartiene alle armonie provvidenziali.

In seguito Giovanna avrà altre approvazioni e ammirati consensi ecclesiastici e civili come quella, nel 1844, dell’Accademia di Francia della Massoneria con una medaglia d’oro, che essa fece fondere per farne la coppa di un calice per la Messa, ma resta il fatto che la prima solenne ed incoraggiante approvazione l’ebbe dall’Ordine Ospedaliero.

L’influenza del P. Massot si estese a tutta l’organizzazione delle Piccole Suore, anche dopo l’approvazione di Pio IX, 15 luglio 1854. Egli conduceva Giovanna e le sue compagne a piccole tappe, prescrivendo loro, secondo le esigenze imposte dallo sviluppo dell’epoca, ora una nuova pratica, ora un’altra, ora un nuovo segno complementare e distintivo dell’abito conforme agli usi e allo spirito dei Fatebenefratelli.

Prima dell’approvazione pontificia della Congregazione e delle Costituzioni, Padre Massot, insieme col Vicario Le Pailleur, nel mese di aprile 1851, si era ritirato a Lilla nella casa dei Fatebenefratelli, ed ivi, per re settimane continue, attese ad una minuziosa e radicale revisione delle Costituzioni, le quali, del resto, dovevano tanto alla sua esperienza religioso-ospedaliera.

Il lavoro fu condotto sotto lo spirito della Regola di S. Agostino e delle Costituzioni dell’Ordine Ospedaliero di S.Giovanni di Dio.

E’ per questo che le Piccole Suore, oltre alle Costituzioni proprie, hanno la Regola di Sant’Agostino, con l’obbligo di leggerla in comune una volta la settimana; emettono il voto di Ospitalità, recitano giornalmente in comune il Piccolo Ufficio della Beata Vergine, portano lo scapolare nero, la cintura di cuoio e il crocifisso, sotto l’abito; e per la vestizione e professione religiosa, usano, con lieve adattamento, il Cerimoniale dell’Ordine Ospedaliero.

Quando si trattò di approvare definitivamente le Costituzioni delle Piccole Suore, la Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari voleva abolire il voto di ospitalità.

_Scan10419

 Il 28 novembre 1878 – coincidenza: ricorreva la festa liturgica della traslazione delle reliquie di S: Giovanni di Dio – il Procuratore delle Suore, Sac. Liépvre, presentò a Leone XIII alcune Lettere Postulatorie di Vescovi e Cardinali. Dopo averle lette, il Papa gliele restituì, dicendogli:

  • Portatele da parte mia al Cardinale Ferrieri, ditegli che le ho lette e che rimetto la causa a lui, perché se ne occupi.
  • Vi è un punto sul quale desidero richiamare l’attenzione di Vostra Santità, se permette.
  • Senza dubbio, parlate.
  • E’ uno di quelli, nelle Costituzioni delle Suore, ai quali i superiori dànno molta importanza. E’ l’autorizzazione per le Suore di continuare ad emettere, come nel passato, oltre o voti ordinari, quello dell’Ospitalità; perché è principalmente da questo voto che esse traggono la forza di compiere tanti sacrifici, ed atti di abnegazione, che hanno loro procurato da parte dei Vescovi le testimonianze testè lette da Vostra Santità. La Sacra Congregazione non ha ancora sanzionato questo quarto voto, ma neppure lo ha proibito.
  • V’interessa molto che sia conservato?
  • I superiori lo desiderano moltissimo; dicono che è l’anima della loro opera, e che le procura tante grazie.
  • Va bene – conclude il Papa.

La pratica fece la sua trafila, le discussioni furono molto vivaci, ma alla fine fu riconosciuto che il voto di ospitalità è nell’essenza stessa dell’opera delle piccole Suore e venne, perciò, ammesso.

1 Marzo 1879

 

Le Costituzioni furono approvate dalla S. Sede il 1° Marzo 1879.

Le Piccole Suore della casa-madre, a quel felice annunzio, risposero al loro Procuratore: “L’essenza della Piccola Famiglia non è alterata; anzi è confermata. Siamo felici, benediciamo il Signore!”

Il 23 marzo 1942, il Generale P. Efrem Blandeau rinnovò e sottoscrisse l’affiliazione delle Piccole Suore all’Ordine dei Fatebenefratelli, concedendo loro, senza limite di tempo, “la partecipazione alle preghiere, ai meriti e alle buone opere dei nostri religiosi…nell’esercizio della nosra vocazione ospedaliera di Fratelli di S. Giovanni di Dio.”

A sua volta, nel 1945, la Madre Generale delle Piccole Suore sottoscrisse l’atto di aggregazione dei Fatebenefratelli alla propria Congregazione, con la partecipazione alle preghiere, ai meriti e alle buone opere delle Piccole Suore.

“Questo documento – scrisse il Generale degli Ospedalieri alla Madre Generale – mi ha dato una profonda gioia e, se occorreva rinsaldare i vincoli che uniscono l’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio dalla Congregazione delle Piccole Suore dei Poveri, io credo che il vostro gesto vi ha contribuito grandemente”.

(P. GABRIELE RUSOTTO O.H. PAG. 432-435 SAN GIOVANNI DI DIO E IL SUO ORDINE OSPEDALIERO – vol. II , Roma 1969)

La fondazione della Congregazione delle Piccole Sorelle dei Poveri è dovuta a Jeanne Jugan, che nel 1839 accolse nella sua modesta casa (Saint-Servan, Francia) la prima anziana povera.Conoscere Jeanne Jugan, vuol dire conoscere le Piccole Sorelle che da allora continuano l’opera della loro Fondatrice: il servizio disinteressato agli Anziani, accolti con tenerezza e accompagnati sino al termine della loro vita.

e Piccole Sorelle rendono questo servizio rispondendo alla chiamata di Gesù che le consacra nel suo amore con i voti di castità, di povertà, di obbedienza e di ospitalità verso gli anziani meno abbienti.

Lo spirito delle beatitudini fonda e alimenta il loro impegno. Spirito che esse cercano di vivere – al seguito di Jeanne Jugan – in umiltà, semplicità e gioia, con fiducia incondizionata nella bontà di Dio, in seno a comunità fraterne internazionali.

Sin dal 1851, le Piccole Sorelle attraversavano la Manica per una prima fondazione in Inghilterra (Londra). Due anni dopo, erano già in Belgio (Liegi).

A partire dal 1855, con l’aiuto provvidenziale di Padre Ernesto Lelièvre, sacerdote del Nord della Francia che si dedicò interamente al servizio della Congregazione, essa conoscerà un rapidissimo sviluppo.

Le vocazioni sono molto numerose. Alla morte di Jeanne Jugan, quarant’anni dopo la fondazione di Saint-Servan, le Piccole Sorelle sono 2.400, suddivise in più di 170 comunità stabilite in Francia, Inghilterra, Belgio, Scozia, Spagna, Irlanda, Stati Uniti, Algeria, Italia e Malta.

L’anno 1882 segna la prima partenza per l’Asia, con una fondazione in India, a Calcutta. Chiamate in Australia, le Piccole Sorelle vi fondano una casa a Melbourne nel 1884. L’anno seguente, approdano in America del Sud e fondano una casa a Valparaiso (Cile).

In Italia le Piccole Sorelle giungono nel 1869. Oggi sono presenti ad Acireale (CT), Bologna, Firenze, Genova, Marino (RM), Messina, Roma e Torino.

La casa di formazione è stabilita dal 1856 nella Casa Madre di La Tour Saint-Joseph (Saint-Pern – Francia). A partire dal 1891 si aggiungono altri noviziati per accogliere le numerose giovani dei paesi dove la Congregazione risiede. Il primo sarà quello di Marino, in Italia, fondato nel 1893.

La Congregazione si è sempre sforzata di camminare con fedeltà allo spirito della sua Fondatrice, cercando soluzioni che corrispondano ai nuovi bisogni degli anziani.

Per questo le case delle Piccole Sorelle sono per gli anziani, sono diventate sempre più «familiari», rispondendo ai legittimi desideri degli anziani, secondo la mentalità dei diversi paesi.

La Congregazione continuando questo slancio iniziale è oggi presente in 32 paesi dei 5 continenti.

 

 Traduzione italiana del discorso pronunciato dal Papa in lingua francese

 “Et exaltavit humiles!” Queste parole molto conosciute del Magnificat riempiono il mio spirito e il mio cuore di gioia e di emozione, mentre ho appena proclamato beata l’umilissima fondatrice delle Piccole Sorelle dei Poveri.

  1. Rendo grazia al Signore di aver potuto realizzare ciò che Papa Giovanni XXIII aveva legittimamente sperato e che Paolo VI aveva desiderato ardentemente. Certo, si potrebbe applicare il testo citato poc’anzi agli innumerevoli discepoli di Cristo beatificati o canonizzati dall’autorità suprema della Chiesa. Tuttavia, la lettura attenta della “Positio” sulle virtù di Jeanne Jugan, come le recenti biografie consacrate alla sua persona e alla sua epopea di carità evangelica, mi fanno dire che Dio non poteva glorificare una serva più umile. Non esito, cari pellegrini, ad incoraggiarvi a leggere o a rileggere le opere che parlano così bene dell’eroica umiltà della beata Jeanne, e dunque dell’ammirabile saggezza divina, che dispone con pazienza e discrezione gli avvenimenti destinati a favorire la nascita di una vocazione eccezionale e la fioritura di una nuova opera insieme ecclesiale e sociale.
  2. 5. Detto questo, vorrei meditare con voi e per voi sull’attualità del messaggio spirituale della nuova beata. Jeanne ci invita tutti – e cito le parole della Regola delle Piccole Sorelle – “a partecipare alla beatitudine della povertà spirituale, camminando verso la spoliazione totale che eleva l’anima a Dio”. Essa ci invita a questo ancor di più con la sua vita che mediante le sue parole conservate e segnate dal sigillo dello Spirito Santo, come queste: “È così bello essere poveri, non possedere nulla, attendersi tutto dal Buon Dio”. Cosciente e gioiosa della sua povertà, essa fa conto totalmente sulla Divina Provvidenza, che riconosce operante nella sua vita e in quella degli altri.Questa fiducia assoluta non è pur tuttavia inattiva. Con il coraggio e la fede che caratterizzano le donne della sua terra natale, ella non esita a “mendicare al posto dei poveri che accoglie”. Vuole essere loro sorella, la loro “Piccola sorella”. Vuole identificarsi con tutti questi anziani spesso in cattiva salute, a volte del tutto abbandonati. Non è il Vangelo allo stato puro (cf. Mt 25,34-41)?
  3. Non è la via che il Terzo ordine di San Jean Eudes le aveva insegnato “… non avere che una vita, che un cuore, che un’anima con Gesù” per raggiungere coloro che Gesù ha sempre preferito: i piccoli e i poveri? Grazie ai suoi esercizi quotidiani di pietà – lunga orazione silenziosa, partecipazione al sacrificio eucaristico e comunione al Corpo di Cristo più frequente di quanto fosse nell’uso dell’epoca, la recita meditata del Rosario, che non abbandonava mai, e l’inginocchiarsi fervente davanti alle stazioni della Via crucis – l’anima di Jeanne era veramente immersa nel mistero di Cristo Redentore, specialmente nella sua passione e croce. Il suo nome da religiosa – Suor Maria della Croce – ne è il simbolo reale e commovente. Dal piccolo borgo nativo di Petites Croix (coincidenza o presagio?) fino alla sua morte, avvenuta il 29 agosto 1879, la vita di questa fondatrice è paragonabile ad un lungo e fecondissimo cammino di croce, vissuto nella serenità e nella gioia secondo il Vangelo. Come non ricordare qui che, quattro anni dopo la nascita dell’Opera, Jeanne fu vittima di intromissioni indebite ed esterne al gruppo delle sue prime compagne? Essa si lasciò spogliare della sua carica di Superiora, e un po’ più tardi accetterà di rientrare alla Casa madre per un ritiro che durerà ventisette anni, senza la minima protesta.
  4. Considerando simili avvenimenti, la parola eroismo viene spontanea al cuore. San Jean Eudes, suo maestro spirituale, diceva: “La vera misura della santità, è l’umiltà”. Raccomandando spesso alle Piccole Sorelle: “Siate piccole, molto piccole! Mantenete lo spirito di umiltà, di semplicità! Se pensiamo di essere qualcosa, la Congregazione non glorificherà più il Buon Dio, noi cadremmo”, Jeanne consegnava in verità la sua propria esperienza spirituale. E nel suo lungo ritiro alla Tour-Saint-Joseph, ella esercitò certamente su numerose generazioni di novizie e di Piccole Sorelle una influenza decisiva, imprimendo il suo spirito alla Congregazione attraverso l’irradiamento silenzioso ed eloquente della sua vita. Ai nostri giorni, l’orgoglio, la ricerca dell’efficacia, la tentazione di mezzi potenti hanno libero corso nel mondo e talvolta, purtroppo, anche nella Chiesa. Sono di ostacolo all’instaurazione del Regno di Dio. Ecco perché la fisionomia spirituale di Jeanne Jugan è in grado di attirare i discepoli di Cristo e di riempire il loro cuore di semplicità e di umiltà, di speranza e di gioia evangelica, attinte in Dio e nella dimenticanza di sé. Il suo messaggio spirituale può condurre i battezzati e i cresimati alla riscoperta e alla pratica del realismo della carità che è efficace in modo straordinario in una vita di Piccola Sorella o di laico cristiano quando il Dio d’Amore e di Misericordia vi regna pienamente.
  5. 6. Jeanne Jugan ci ha anche lasciato un messaggio apostolico di grande attualità. Si può dire che essa aveva ricevuto dallo Spirito come un’intuizione profetica dei bisogni e delle aspirazioni profonde delle persone anziane: quel desiderio di essere rispettate, stimate, amate; quella paura della solitudine insieme al bisogno di uno spazio di intimità e di libertà; quel desiderio di sentirsi ancora utili; e molto spesso, una volontà di approfondire le cose della fede e di viverle meglio.Aggiungerei che, senza aver letto e meditato i bei testi della Gaudium et Spes, Jeanne era già in segreta sintonia con quello che essi dicono riguardo all’instaurazione di una grande famiglia umana, in cui tutti gli uomini si trattino come fratelli (cf. Gaudium et Spes, 24) e condividano i beni della creazione secondo la regola della giustizia, inseparabile dalla carità (cf. Ivi. 69).

Se i sistemi di sicurezza sociale Se i sistemi di sicurezza sociale attualmente hanno eliminato la miseria dei tempi di Jeanne Jugan, l’avvilimento delle persone anziane si riscontra ancora in molti paesi in cui operano le sue Figlie.

E anche nelle regioni in cui esistono, questi sistemi di previdenza non procurano sempre agli anziani quel tipo di casa veramente familiare che corrisponde alle loro attese e ai loro bisogni fisici e spirituali. Lo vediamo: in un mondo in cui il numero delle persone anziane è in continua crescita – il recente Congresso internazionale di Vienna se ne è preoccupato – l’attualità del messaggio apostolico di Jeanne Jugan e delle sue Figlie è fuor di dubbio.

Fin dai primi anni, la Fondatrice ha voluto che la sua Congregazione, ben lungi dal limitarsi all’ovest della Francia, divenisse una vera rete di case familiari, in cui ogni persona venisse accolta, onorata e anche – secondo le possibilità individuali – aiutata al raggiungimento del pieno sviluppo della propria esistenza.

L’attualità della missione inaugurata dalla beata è così vera che le domande di ammissione non cessano di affluire. Alla sua morte, duemilaquattrocento Piccole Sorelle erano al servizio di persone povere e anziane, in dieci paesi. Oggi, esse sono quattromilaquattrocento, divise in trenta nazioni sui cinque continenti. La Chiesa tutta intera e la società stessa non possono che ammirare e lodare la meravigliosa crescita del piccolo seme evangelico gettato in terra bretone, or sono circa centocinquanta anni dalla umilissima Cancalese, così povera di beni ma ricca di fede!

Possa la beatificazione della loro carissima Fondatrice apportare alle Piccole Sorelle dei Poveri un nuovo slancio di fedeltà al carisma spirituale e apostolico della loro Madre! Possa il riverbero di questo avvenimento attraverso tutte le fondazioni rischiarare e rendere decise numerose ragazze ad ingrossare le fila delle Piccole Sorelle!

Possa la glorificazione della loro compatriota essere per i parrocchiani di Cancale e per tutti i diocesani di Rennes un appello vigoroso alla fede e alla carità evangelica! Possa infine questa beatificazione divenire per le persone anziane del mondo intero una sorgente tonificante di gioia e di speranza, grazie alla testimonianza solennemente riconosciuta di colei che li ha tanto amati in nome di Gesù Cristo e della sua Chiesa!

LA QUESTUA 

Jeanne Jugan trascorse molti anni della sua vita questuando. Nel secolo XIX, in Francia, i poveri riuscivano a sopravvivere solo grazie alle elemosine dei ricchi. Oggi, nella maggior parte dei paesi, gli anziani percepiscono una pensione sociale o di vecchiaia, ma che non basta alla loro sussistenza.

Tuttavia, le Piccole Sorelle continuano ancora a questuare. Ovunque esse sono presenti, ripetono il gesto di Jeanne Jugan. È possibile, oggi giustificare tutto questo?

Nei paesi dove gli anziani sono privi di previdenza sociale, nessuno può contestare la questua. Ma in quelli dove esiste un trattamento pensionistico?

In questi paesi le case delle Piccole Sorelle rimangono aperte con una priorità per gli anziani più poveri, numerosi nelle nostre società contemporanee. Attraverso la questua, anche gli anziani più bisognosi possono conoscere la “gioia di vivere” in un ambiente accogliente.

 Creando una corrente di solidarietà evangelica, la condivisione attraverso la questua colma questa necessità.

Jeanne Jugan ha fondato l’avvenire della sua opera su una sfida evangelica: vivere giorno per giorno, non accettare mai di capitalizzare, rifiutare donazioni perpetue, fidarsi di Dio. Per dimostrare così che le nostre legittime previsioni umane non devono mai farci dimenticare che Dio è nostro Padre e si prende cura di noi.

“Noi stesse cerchiamo le risorse che ci permettono di esercitare questa ospitalità sollecitando la generosità di persone desiderose di rendere possibile la nostra opera. Ciò prende il nome di « questua ». Essa è simboleggiata dalla celebre figura della nostra Fondatrice, camminando con passi spediti, rivestita dal suo lungo mantello e munita del suo grande paniere, in cammino  per raccogliere tutto ciò che le si vorrà ben dare, spesso in natura ma anche in denaro, per far vivere gli abitanti di alcune Case. Era un’epoca di grande povertà. Ma questa scelta di non ricorrere all’aiuto pubblico non è solo come motivata dalla fedeltà alle nostre origini. Stimiamo che andando a viso scoperto sollecitando il necessario per assicurare la vita e qualche volta la sopravvivenza di ogni Casa, facciamo continuamente la scommessa della bontà nel cuore umano. La nostra fondatrice diceva che « Dio ha confidato ciascuno all’amore di tutti ». Chiamiamo ciò, come nel vangelo, « la Provvidenza», e finora, anche se talvolta sembra tardare e si sarebbe tentati di non attenderla più, essa non ci è mai mancata.” (Allocuzione della Madre Generale Celine de la Visitation, 22 giugno 2007).

Fondatrice delle Piccole Sorelle dei Poveri

Saint-Servan, 1839

 Una sera d’inverno, Jeanne apre il suo alloggio e il suo cuore ad un’anziana cieca, paralitica, improvvisamente ridotta in solitudine. Jeanne le offre il suo letto…

Questo gesto la impegna per sempre. Un’altra anziana seguirà, poi una terza. Nel 1843, saranno quaranta mentre tre giovani compagne si uniranno a Jeanne e la sceglieranno come superiora della loro piccola comunità che si avvia a diventare una regolare comunità di vita religiosa.

Ma ben presto Jeanne sarà destituita da questo incarico dal Vicario parrocchiale che aveva preso l’impegno di seguire gli inizi di questa piccola famiglia, dichiarandosi al suo osto il fondatore dell’opera. All’ingiustizia, Jeanne risponde solo con silenzio e umiltà. La sua fede e il suo amore scoprono in questa disposizione il disegno di Dio per sé e per la sua famiglia religiosa. Si dedica allora completamente alla questua, adottando un metodo di carità e di condivisione, del quale è stata testimone sin dalla sua infanzia a Cancale, quando una vedova di marinaio si trovava nel bisogno. È anche incoraggiata dai Fratelli di San Giovanni di Dio, dell’ospedale di Dinan.

Il tempo delle radici, 1852-1879 

Nel corso degli anni, l’ombra si stende sempre più su Jeanne Jugan. Gli inizi della sua opera vengono mascherati. Alla sua morte, avvenuta il 29 agosto 1879, a La Tour Saint-Joseph, poche Piccole Sorelle sanno che è lei la fondatrice.

Il suo influsso sulle giovani, con le quali ha condiviso la vita per ventisette anni, sarà tuttavia decisivo.

In quel contatto prolungato, il carisma iniziale e lo spirito delle origini è stato trasmesso.

A poco a poco si fa luce… Dal 1902, la verità comincia a riemergere: Jeanne Jugan, Suor Maria della Croce, morta nell’oblio un quarto di secolo prima, non è la terza Piccola Sorella, come si è lasciato credere, ma la prima, la fondatrice.

Riconoscimento

Il 13 luglio 1979, la Chiesa Il 13 luglio 1979, la Chiesa riconosce ufficialmente l’eroicità delle sue virtù.

Il 3 ottobre 1982, in presenza di seimila pellegrini venuti dal mondo intero, Giovanni Paolo II proclama “BEATA” Jeanne Jugan, «l’umilissima cancalese, tanto povera di beni, ma tanto ricca di fede». (omelia della beatificazione)

La sua tomba, nella cripta della cappella della Casa madre, a La Tour St-Joseph (St-Pern, Francia), attira numerosi pellegrini, come pure la casa natale a Cancale, nella borgata delle Piccole Croci e la casa della fondazione a Saint-Servan.

30 Agosto 2009

SANTA JEANNE JUGAN 

ED I FATEBENEFRATELLI

Di Fra Giuseppe Magliozzi o.h.

Documents121Questo mese di ottobre resterà memorabile per noi Fatebenefratelli, poiché il 4 a Ratisbona verrà proclamato il nostro primo Beato tedesco, fra Eustachio Kugler; e l’11 a Roma sarà canonizzata Jeanne Jugan, la Fondatrice delle Piccole Sorelle dei Poveri che, come vedremo, fin dal primo momento furono affratellate spiritualmente a noi Fatebenefratelli nella condivisione di un medesimo ideale[1], racchiuso nel peculiare Voto d’Ospitalità, emesso da entrambi.

Jeanne Jugan[2], o Giovanna come più semplicemente la nomineremo qui, nacque il 25 ottobre 1792 a Cancale, un borgo francese della costa bretone, vicino a Saint-Malo. Perse presto il papà, dato per disperso in mare nell’aprile 1796 mentre prestava servizio in Marina. Assieme ad un fratello e due sorelle crebbe con la mamma, che tirava avanti come lavandaia a giornata ed allevando qualche mucca, che spesso era Giovanna a condurre al pascolo.

Nel turbine della Rivoluzione la Parrocchia restò soppressa fino al Concordato firmato nel 1802 da Napoleone e Pio VII, ma Giovanna ricevette dalla mamma i rudimenti della fede, della rettitudine e della solidarietà, molto viva tra la gente del borgo. Sui 15 anni Giovanna iniziò a lavorare come sguattera d’una signora di buon cuore, che spesso l’incaricava di portar aiuto a qualche povero. Sui 25 anni lasciò Cancale per Saint-Servan[3], distante 15 km, avendovi trovato lavoro nell’Ospedale Civile e della Marina: aiutò in Farmacia, dove apprese a preparar tisane, e poi come ausiliaria in corsia.

Sul finire del 1817, quando s’era da poco stabilita a Saint-Servan, i “Padri della Fede di Gesù” (che era la denominazione con cui si presentavano i Gesuiti nel tempo della loro soppressione ufficiale) vi tennero una missione di cinque settimane che ebbe grande influsso sull’animo di Giovanna e la stimolò ad incrementare la vita interiore ed a desiderare di donarsi interamente al Signore, tanto che confidò alla famiglia, perplessa per il suo rifiutare una proposta di matrimonio: “Dio mi vuole per sé. Mi riserva per un’opera che non è conosciuta, per un’opera che non è ancora fondata”.

Come primo passo, avendo ormai superato, com’era prescritto, i 25 anni, s’iscrisse ad una pia confraternita, intitolata al Cuore della Madre Ammirabile e fondata nel secolo XVII da San Giovanni Eudes per persone non sposate o vedove che emettevano il Voto privato di Castità e conducevano una specie di vita religiosa in casa, impegnandosi nella preghiera, nell’abnegazione della propria volontà, nel fiducioso affidamento ai Cuori di Gesù e di Maria e nell’aiuto ai poveri “con una carità tenera ed attiva, che si estende fino ai limiti del possibile, perché Gesù e la Santa Vergine li hanno amati”.

Dopo sei anni di stressante impegno in Ospedale, Giovanna ebbe un forte esaurimento fisico. Lasciato il lavoro, fu accolta in casa della signorina Maria Lecoq, di vent’anni più anziana di lei e forse socia anche lei della confraternita, e vi restò come amica e domestica. Appena riacquistate le forze e finché la sua amica non morì nel giugno 1835, Giovanna si prodigò con lei per dodici anni in Parrocchia e nell’aiuto ai poveri.

Rimasta sola, Giovanna affittò a Saint-Servan insieme con l’amica Francesca Aubert un modesto alloggio di due camere, più un solaio accessibile da una botola[4]: per mantenersi, lei andava fuori a giornata e Francesca, più anziana, filava in casa la lana o la canapa[5]. Nel 1838 accoglie un’orfana, Virginia Trédaniel, e le tre donne, pur d’età così diversa (72, 46 e 17 anni) conducono affiatate un vita di preghiera e dedizione ai poveri.

Jeanne JuganLa svolta decisiva nella vita di Giovanna fu sul finire del 1839. C’è una certa similarità con San Giovanni di Dio che fino a 46 anni visse una vita anonima, ma sempre più aperta ai bisogni materiali e morali del prossimo finché, colpito dall’abbandono di cui pativano i malati dell’Ospedale Reale, sentì la voce del Signore che l’invitava a creare un Ospedale dove fossero assistiti con più carità. Solo e senza mezzi, ma fidando in Dio e nella questua, iniziò a raccoglierli dapprima in un androne, poi in uno scantinato preso in affitto ed infine in un ex convento che riuscì a comprare. Morì dopo una dozzina d’anni, nel tentativo di salvare un annegato, ma il suo sogno d’un Ospedale diverso era già realtà e fu poi perpetuato dai suoi discepoli.

Anche Giovanna, dinanzi ad una vecchietta abbandonata, sentì la chiamata del Signore ad offrire il calore d’una casa a quei relitti della società, dapprima cedendo il suo letto, poi fittando un ampio locale ed infine, fidando nella questua, comprò un ex convento e lo trasformò in Asilo e poi ne creò altri ancora, dando vita ad una nuova Famiglia Religiosa dedicata ad assistere con affetto gli anziani. Poi anche lei scomparve di scena dopo una dozzina d’anni, non per morte fisica ma, come vedremo, per una sorte di morte civile.

Per Giovanna tutto cominciò nel dicembre 1839, quando scoprì che una vecchietta cieca non aveva più chi l’accudisse, poiché una sorella che finora n’aveva avuto cura era morente in ospedale. Senza esitare, Giovanni la cedette il proprio letto e se n’andò a dormire nel solaio. Presto n’accolse una seconda e convinse Virginia a cederle il letto e sistemarsi anche lei nel solaio.

Quel gesto affettuoso colpì una giovane amica di Virginia, Maria Jamet, che prese a venire spesso a dare una mano ed a condividere i momenti di preghiera. Le due non avevano l’età per farsi terziarie come Giovanna, ma redassero una Regola simile e chiesero il parere del loro confessore, il viceparroco don Augusto Le Pailleur. Questi venne nell’ottobre 1840 a visitar la casa ed insieme con loro e con Giovanna stabilirono di dar vita ad un’associazione di carità, basata su tale Regola.

A dicembre una giovane operaia ammalata, Maddalena Bourges, va a farsi cura da Giovanna e, dopo esser guarita, è la quarta ad entrare nel gruppo, che in quello scorcio del 1840 riceve la visita di fra Claudio Maria Gandet[6], il frate questuante dei Fatebenefratelli della vicina città di Dinan. Costui rimane commosso dell’impegno di Giovanna e la convince a cercar aiuto con la questua[7], regalandole il primo paniere e dandole l’indirizzo di vari benefattori che egli promette d’informare in anticipo.

Egli tornò varie volte ad aiutare ed incoraggiare l’appena nascente gruppo e ne parlò con entusiasmo al suo Superiore Provinciale, che era fra Felice Massot, cui successe il 15 dicembre 1840 fra Giovanni di Dio Magallon, il quale subito ne scrisse al Superiore Generale, fra Benedetto Vernò, per chiedergli d’affiliare all’Ordine il Sodalizio. Questi firmò a Roma il 15 gennaio 1841 un diploma d’affiliazione per cento anni, indirizzandolo a don Le Pailleur ed a Giovanna Jugan, Superiora di Saint-Servan, ed a tutte le altre Superiore ed aderenti al Sodalizio, presenti e future.

Quel diploma fu un grosso atto di fiducia in quel minuscolo gruppo ed il primo riconoscimento religioso che esso riceveva[8]. Ci mise vari mesi per arrivare da Roma nelle mani del Provinciale, che infine poté controfirmarlo il 29 agosto e con lui fra Felice Massot, che ora era Segretario Provinciale.

Giovanna, forse incoraggiata dal diploma e dall’efficacia della questua, il 29 settembre 1841 si trasferisce con le compagne in un locale più ampio, dove subito accolgono altre quattro anziane, ma dopo un mese la camerata ha già dodici letti ed urge un nuovo trasloco, sicché nel febbraio 1842 comprano l’antico e spazioso convento delle Figlie della Croce.

Nel frattempo fra Felice Massot[9], di Comunità a Dinan fino ad aprile, le aiuta a delineare meglio la fisionomia dell’associazione con la redazione di un Regolamento, nel quale ritroviamo numerosi punti delle Costituzioni dei Frati; in base ad esso, Giovanna nel maggio 1842 è eletta Superiora ed in agosto le tre giovani emettono il Voto temporaneo di Castità, poi sulla fine dell’anno sia loro sia Giovanna emettono anche quello d’Obbedienza. In analogia ai Frati indossano un crocifisso ed una cintura di cuoio e recepiscono la Regola di Sant’Agostino.

I Voti erano privati e rinnovati ogni anno l’8 dicembre. In tale data nel 1843 Giovanna è rieletta Superiora, ma il 23 dicembre don Le Pailleur le raduna e annulla l’elezione di Giovanna, affidando l’incarico alla giovane Maria. Gli obbediscono e da quel momento Giovanna si concentra solo sulla questua, grazie alla quale non solo estingue il debito per l’edificio comprato a Saint-Servan, ma ne acquista altri nel 1846 per nuovi Ospizi a Rennes ed a Dinan, dove fra Claudio Maria Gandet, che vi fu Priore dal 1846 al 1850, l’aiuta più volte con mobilio e derrate[10].

Forse aiutato da fra Felice Massot, nel maggio 1846 don Le Pailleur rielabora il Regolamento, ispirandolo maggiormente alle Costituzioni dei Fatebenefratelli ed attribuendosi la suprema autorità; in fondo, si tratta di un giusto riconoscimento dell’impegno e della generosità con cui ha aiutato fin dall’inizio il formarsi della nuova Famiglia Religiosa, ma il gran rispetto che gli portano le adepte ha purtroppo insinuato nel suo cuore il tarlo della vanagloria, che è un difetto di poco conto ma, lasciato evolvere, spinge perfino alla menzogna e fu ciò che accadde al buon Le Pailleur, che arrivò ad alterare le vicende iniziali dell’Istituto per far credere che questo era nato solo da lui. Era vero che l’iniziale Regola del 1840 gli era stata sottoposta ed adottata solo da Virginia e Maria, poiché Giovanna, avendo già il Voto di Castità come terziaria, si unirà alle due solo quando saranno introdotti gli altri Voti, ma egli ne arzigogolò che andava considerata la terza del gruppo ed arrivò con impudenza ad affermare che era stato lui nel 1839 a convincere le due giovani ad accogliere la prima vecchina.

Giovanna non reagì a questi travisamenti ed una sola volta si limitò a dirgli sorridente: “Mi avete rubato la mia opera, ma io ve la cedo di buon cuore”. Mai si lamentò di vedersi per sempre estromessa da ogni responsabilità direttiva, anzi fu ben contenta che l’incaricassero solo della questua, nella quale mieteva oltre alle offerte anche vocazioni, poiché molte giovani, affascinate dal suo esempio, decidevano di seguirla nell’apostolato: nell’agosto 1849 tra novizie e postulanti sono in 40!

Quando nell’aprile 1850 apre un Ospizio a Tours, già il suo Istituto conta più di cento discepole; nel dicembre 1851 sono trecento e assistono 1.500 anziani in 15 Case. Ormai è tempo d’ottenere dalla Chiesa l’approvazione canonica e don Le Pailleur si reca nell’aprile 1851 a Lille da fra Felice Massot[11], elaborando con lui in tre settimane il testo finale delle Costituzioni, che fu accettato dalle Piccole Sorelle dei Poveri[12], come avevano preso a chiamarsi dal 1849, ed approvato dal vescovo di Rennes il 29 maggio 1852.

Don Le Pailleur conservava la suprema autorità e se ne avvalse per ammettere l’8 dicembre alla Professione Canonica dei 4 Voti le due discepole iniziali Virginia e Maria, ma non Giovanna, che per di più sospende dalla questua e da quel momento relega in un angolo del Convento, consentendogli solo nel 1854 d’emettere anche lei la Professione Canonica dei quattro Voti.

Al riconoscimento diocesano dell’Istituto si cercò di far seguire quello pontificio, ma a Roma sorsero perplessità ed infine il 9 luglio 1854 il Beato Pio IX approvò le Costituzioni solo ad experimentum, sospendendo per intanto l’articolo del Superiore Generale ed abrogandolo poi nel gennaio 1855, per cui a don Le Pailleur veniva riconosciuto solo il titolo provvisorio di Promotore dell’Istituto, anche se di fatto egli continuò ad esercitarvi l’autorità di sempre ed a fomentare una riverenza alla propria persona in maniera talmente esagerata che nel 1890 sarà rimosso ufficialmente dalla Santa Sede ed obbligato a risiedere a Roma, dove morirà in un convento.

Angelo54Terminato nel 1878 il periodo sperimentale delle Costituzioni, le Suore per sollecitare la Santa Sede ad approvarle inviarono a Roma come loro Procuratore don Ernesto Lelièvre, un sacerdote che fin dal 1855 aveva svolto un importante ruolo nel diffondere l’Istituto in molte altre nazioni europee ed anche in Africa e negli Stati Uniti. Egli fu ricevuto in Udienza da Leone XIII mostrandogli lettere postulatorie di vescovi e cardinali, che il Papa esaminò con interesse e gli disse di portarle a suo nome al card. Innocenzo Ferrieri, Prefetto della Congregazione dei Vescovi e Regolari, dalla quale dipendevano gli Istituti Religiosi. Visto che il Papa mostrava benevolenza, don Lelièvre, sapendo che l’orientamento del Dicastero era che i nuovi Istituti risultassero il più possibile uniformi tra di loro, gli fece presente il vivissimo desiderio che le Suore potessero invece distinguersi su due punti, che così gli sintetizzò:

– Uno è quello che riguarda il mantenimento della povertà quale ora si pratica, ossia che le Case non abbiano né fondi, né introiti fissi, né sussidi fissi, ma dipendano interamente dalle elemosine dei fedeli e dalla questua delle Suore. L’altro è di continuare a emettere, oltre ai tre Voti tradizionali di Povertà, Castità ed Obbedienza, anche quello di Ospitalità, poiché è principalmente da questo Voto che le Suore traggono la forza di compiere tanti sacrifici ed atti di abnegazione, che hanno loro procurato da parte dei vescovi le testimonianze testé lette da Vostra Santità. La Santa Sede non ha ancora sanzionato tale Voto, ma neppure lo ha proibito.

– V’interessano molto che tali due punti siano conservati?

– Moltissimo; dicono che sia l’anima della loro opera e che procura loro tante grazie.

– Va bene.

Leone XIII, fedele a quella paterna assicurazione, approvò il primo marzo 1879 le Costituzioni, conservandovi integri i due punti suddetti. A quella fatidica data le Suore erano già 2.400 e Giovanna era ancora viva: spirò dolcemente il 28 agosto, ma per non turbare la festa onomastica di don Le Pailleur, ancora in auge, il decesso fu reso noto all’indomani. Per 27 anni era vissuta in nascondimento in una stanzetta del Noviziato, celando la sua identità sotto il nome religioso di suor Maria della Croce[13]. Ma l’umile sua presenza tra le formande fu davvero provvidenziale, permettendole di trasmettere loro lo spirito d’affettuosa dedizione agli anziani. Nel 1902 uno studio storico accurato di don Arsène Leroy smonta le falsature di don Le Pailleur ed addita Giovanna come vera Fondatrice. Nel 1935 parte nella Diocesi di Rennes il Processo Informativo per la Beatificazione di Giovanna, il cui Processo Apostolico inizia a Roma nel 1970 ed ha i suoi primi felici risultati quando Giovanni Paolo II dapprima la riconosce il 19 luglio 1979 come Venerabile[14] e poi nel 1982 la proclama Beata e ne fissa la memoria liturgica al 30 agosto.

Anche dopo la revisione delle Costituzioni richiesta a tutti gli Istituti Religiosi per sintonizzarle con le direttive date dal Concilio Vaticano II, le Piccole Sorelle dei Poveri hanno potuto mantenere il Voto d’Ospitalità; nel Prologo delle presenti Costituzioni si ricorda che Jeanne Jugan è debitrice del “voto di ospitalità” all’Ordine Ospedaliero di san Giovanni di Dio e nell’art. 58 si precisa: per praticare lo spirito di questo voto, usiamo le forze e spendiamo la vita nel servizio degli anziani. Senza risparmiare né fatiche né pene, li serviamo giorno e notte, con prontezza, con amore e con lo stesso spirito che avremmo nel servire Gesù Cristo.

Lungo gli anni sono rimasti sempre cordiali i rapporti delle Suore con i Fatebenefratelli, il cui Generale rinnovò in perpetuo[15] il 25 marzo 1942 l’affiliazione concessa nel 1841 per cent’anni e la Superiora Generale in gratitudine il 16 maggio 1942 aggregò in perpetuo l’Ordine alla sua Congregazione, facendolo così partecipe delle preghiere, dei sacrifici e dei meriti delle Piccole Sorelle dei Poveri.

Va inoltre ricordato che nella solenne cerimonia del 3 ottobre 1982 in Piazza San Pietro per la Beatificazione della Fondatrice, le Suore vollero che all’Offertorio il nostro Priore di Dinan recasse al Papa un cesto come quello dato a Giovanna in quel lontano 1840.

Fra Giuseppe Magliozzi o.h. 

Fra Claude-Marie Gandet

https://youtu.be/7aOpeckIrSs


[1] Cf. Giuseppe Magliozzi, Ci affratella uno stesso ideale, in «Vita Ospedaliera», XXXVII (1982), 10, p. 151.

[2] La grafia esatta del cognome era Joucan, ma a Saint-Servan fu per assonanza trasformato in Jugan, che era lì un cognome frequente, e fu tramandato così ai posteri. Cf. Paul Milcent, Jeanne Jugan. Umile per amare, Leumann (Torino), Ed. LDC, 1995, p. 9. nota 1.

[3] Saint-Servan era vicinissima a Saint-Malo, che poi espandendosi ha finito per inglobarla.

[4] Quest’appartamento era al piano superiore d’una casa che esiste ancora ed è luogo di pellegrinaggio. Nel 1947, quand’era ancora nunzio in Francia, v’andò anche Giovanni XXIII, commentando “Ho visto come iniziano le opere di Dio”; in ricordo di quella visita la strada fu nel 1972 intitolata a lui (cf. «Serenity» (Baltimore), Fall 1975, 11, p. 17).

[5] Nelle famiglie bretoni era frequente dedicarsi a filare od a tessere ed almeno fino al 1850 c’erano venditori ambulanti che andavano a vendere in tutta Francia le tele di Bretagna.

[6] Nato il primo maggio 1806, fra Claude-Marie Gandet entrò nell’Ordine nel 1832 ed emise la Professione Solenne il 5 agosto 1838. Nel 1843 il suo Provinciale, fra Giovanni di Dio Magallon, nel proporlo come Priore per la nuova fondazione in Algeria, lo descrive come “ardente di carità e di zelo per la salute delle anime e, allo stesso tempo, assai attivo, assai coraggioso, assai robusto e di sperimentata prudenza” (cf. Paul Dreyfus, Infirmier par amour. Paul de Magallon (1784-1859). Restaurateur de l’ordre hospitalier de Saint-Jean-de-Dieu, Paris, Centurion, 1993, p. 153). Dal 1846 al 1850 fu Priore di Dinan, proprio quando Jeanne Jugan v’apre un Asilo nella vecchia Torre della porta di Brest. Fu poi Priore di Lione dal 1856 al 1859. Dopo aver trascorso vent’anni a Marsiglia, fu inviato a Roma e vi restò 6 anni come 1° Consigliere Generale; al rientro, tornò per breve tempo a Marsiglia, ma fu poi costretto per gli acciacchi dell’età a ritirarsi a Lione, dove spese gli ultimi suoi due anni di vita prima di dolcemente spirare la mattina del 20 marzo 1884, subito dopo aver ricevuto a letto la Comunione (cf. nell’Archivio della nostra Provincia Francese il profilo biografico dattiloscritto, tracciato in base a ricordi personali dal confratello Pierre-Fourier Picard, nato nel 1851 e morto nel 1916).

[7] Non fu facile per Giovanna umiliarsi a mendicare ed in vecchiaia confiderà alla formande: “Andavo con il mio paniere a elemosinare per i nostri poveri. Mi costava, ma lo facevo per il buon Dio e per i nostri cari poveri”.

[8] Come già fece notare fra Corentin, la data del diploma di affiliazione fa concludere che i primi contatti con i Fatebenefratelli rimontano almeno al 1840. Cf. Corentin COUSSON, Jeanne Jugan et le Frères de Saint-Jean-de-Dieu, in «La Grenade», a. 5 (1939), n. 29, pp. 73-75.

[9] Religioso e sacerdote di esimie virtù, si distinse per solidità di giudizi e per fermezza di carattere. Era nato a Béziers il 4 dicembre 1789. Terminati gli studi teologici entrò nell’Ordine nel 1824 e vi emise la Professione Solenne il 20 ottobre 1824. Dal 1824 al 1825 fu Priore di Lione, nel 1826 fu ordinato sacerdote, fu Maestro dei Novizi dal 1828 al 1834, Priore di Lille dal 1834 al 1837 e dal 1850 al 1853, Provinciale dal 1837 al 1840. Nel 1853 fu nominato Procuratore Generale e risiedé a Roma finché si dimise nel 1860 e tornò in Francia, dove morì a Lione il 18 ottobre 1862.

[10] Riguardo agli aiuti in mobilio e derrate che i Fatebenefratelli di Dinan offrirono all’Ospizio di tale città, cf. P. Dreyfus, op. cit, p. 135; e P. Milcent, op. cit, p. 91.

[11] Sul prezioso aiuto fornito alla nascente Congregazione da fra Felice Massot merita citare il canonico Helleu, che nel 1835 in qualità di vicepostulatore fu incaricato di condurre il Processo Informativo Diocesano sulla Jugan, della quale pubblicò nel 1938 una dettagliata biografia (cf. Arsène Helleu, Une grande bretonne, Jeanne Jugan, fondatrice des Petites Soeurs des Pauvres, H. Riou-Reuzé, Rennes, 1938), nella quale si legge: “Questo eminente religioso manifesta immediatamente un vivissimo interesse per la nuova fondazione e la fa volentieri beneficiare della propria grande esperienza della vita religiosa ed ospedaliera. Nessuno più di quest’uomo veramente provvidenziale ha contribuito, durante un bel numero di anni, grazie al suo saper fare, ai suoi consigli pertinenti e giudiziosi, ai suoi molteplici interventi, nell’organizzare, dal duplice punto di vista religioso ed ospedaliero, il piccolo nascente sodalizio e nel provvederlo di un Regolamento saggiamente appropriato alla sua specifica finalità, nessuno ha esercitato su di esso un’influenza più decisiva e benefica. Nessuno ha lavorato meglio di lui ad orientarlo con mano sicura verso il suo splendido destino”.

[12] Negli anni precedenti ed ancora dopo per lungo tempo la gente usava semplicemente chiamarle le Jeanne Jugan, cosa ovviamente mal vista da don Le Pailleur e che spiega perché egli non solo non la volle mai Superiora, ma in ultimo decise addirittura di nasconderne quanto più possibile l’esistenza.

[13].Per contrappasso, le sue Suore amano oggi sempre additarla non col nome di religione ma col nome Jeanne Jugan col quale era divenuta famosa in Francia, specie dopo che nel 1845 ricevette dall’Accademia di Francia il premio Montyon, destinato a “ricompensare un francese povero che ha compiuto l’azione più virtuosa”. Tale è l’attaccamento a quel nome, che le sue Suore, che oggi sono 2.710 ed hanno 202 Case sparse nei cinque Continenti ed in 31 nazioni, preferiscono anche fuor di Francia invocarla senza tradurre in lingua locale, come fatto in questo articolo, il nome Jeanne.

[14] Merita ricordare che nel Decreto il Papa non mancò di sottolineare come la Venerabile andava “realmente considerata una figlia spirituale di San Giovanni di Dio, dal quale apprese come attuare il proprio carisma di misericordia attraverso la questua, lo stile di vita religiosa ed il voto di ospitalità”.

[15] Cf. Gabriele Russotto, La Beata Jeanne Jugan ed i Fatebenefratelli, in «Vita Ospedaliera», XXXVII (1982), 10, pp. 152-154.

Pubblicato in GLOBULI ROSSI COMPANY | Lascia un commento

C’E MOLTO DA IMPARARE PER NON STONARE NEL CORO – Angelo Nocent


Pictures1203

Pictures1202 Pictures1204

Pictures1206

Pictures1205-001

 

Pubblicato in GLOBULI ROSSI COMPANY | Lascia un commento

SALVINA GAGLIARDO MEDICO CHIRURGO: OGGI HO DATO LE DIMISSIONI – Angelo Nocent

Aggiornato di recente441Pictures1193

Sì, è proprio lei: la Dott.ssa SALVINA GAGLIARDO, fino a ieri medico chirurgo in un ospedale della Sicilia.

Ma è di OGGI, 25 AGOSTO 2016, la notizia su facebook
Pictures1189-001

In realtà, quando avevo il blog bloccato, il 28 Luglio 2016, circa un mese fa, ho potuto dare solo agli amici di facebook una notizia che ha raggiunto inaspettatamente nell’arco della giornata, ben 1424 persone, cosa che mi si verifica molto di rado. principalmente quando pubblico qualche scritto o commento che riguarda il Card. Carlo Maria Martini.

La notizia aveva preso il volo in formato cartolina:

1-Aggiornato di recente364-001

Ma la NOTIZIA-BOMBA l’aveva data lei:

Salvina Gagliardo 04“Oggi ho dato le dimissioni. Finalmente l’ho fatto. Ho rinunciato al “posto fisso” di cui tutti parlano e allo stipendio sicuro. Ho trascorso questi anni credendo che, prima o poi, qualcosa sarebbe cambiata.

Sognavo di svegliarmi e vedere che finalmente, in Sicilia, tutto era meravigliosamente “corretto”. Ma ogni sera mi guardavo allo specchio e mi rendevo conto che erano riusciti anche a togliermi il sorriso, ma che ancora non erano riusciti a togliermi la speranza. Ed è proprio per questo che ho deciso di mollare tutto e di andare via per sempre.

Avrei tanto voluto farlo prima, ma qualcosa mi bloccava: la paura di lasciare ogni cosa e ricominciare da zero. Ma è stata proprio la paura a spingermi avanti.

– La paura di quella gabbia che si stringeva su di me, ogni giorno più stretta.
– La paura di sprecare ogni minuto della mia vita e di spegnermi lentamente.
– La paura di svegliarmi ogni giorno senza sorridere, di diventare vecchia senza avere avuto la possibilità di diventare grande.
– La paura di sprecare il tempo e un giorno, guardandomi indietro, rimpiangere tutto quello che avrei potuto fare ma che non avevo fatto.

Forse occorre più coraggio a rimanere e ad accontentarsi. Perdere il sorriso e la serenità, sprecare il proprio tempo, guardare la vita scorrere senza agire, preoccuparsi di cose inutili e lamentarsi ogni giorno senza far nulla per cambiare…tutto questo, stranamente, non fa paura, perché sono cose a cui siamo abituati e che sono entrate nella nostra vita lentamente proprio perché noi glielo abbiamo permesso.

Non agire significa scegliere passivamente di rinunciare alla nostra serenità e ai nostri sogni. Se riusciamo a prendere delle decisioni spinti dalle nostre speranze e non dalle nostre paure, le cose non possono andare male. Questa è stata la decisione migliore della mia vita, perché ho deciso cosa voglio essere.

Voglio avere la possibilità di essere serena e di realizzare i miei sogni, perché la vita è troppo bella per essere insignificante e non dobbiamo permetterci di sprecarne nemmeno un secondo. Non so dove andrò. Saremo io e la mia valigia preferita, da sole, in giro per il mondo…alla ricerca di quella felicità che dà un senso ad ogni cosa. Bisogna avere il coraggio di cambiare strada se come ambizione, in questa vita, si ha quella di essere felici…ed è proprio quello che sto facendo…”

In realtà l’avventura di questa ragazza spericolta che ama il paracadutismo, era iniziata da tempo, come lo evidenzia lei stessa nel video:

 

Di lei più di tanto non so dire. Resta però l’ammirazione per la sua scelta coraggiosa: “ADDIO MIA AMATA SICILIA. UN GIORNO, FORSE, CI RIVEDREMO.”1-Pictures1018

1-Aggiornato di recente367

Quanto basta per dirle GRAZIE ed accompagnarla con un bel MAGNIFICA.

Aggiornato di recente440

Nell’apprendere che si trovava all’aeroporto di Catania, le avevo inviato un messaggino:

  • “Buon viaggio!
    Vai di fretta, esultante, hai lo Spirito nel cuore che ti fa da guida. Non temere.”

Altri amici le hanno scritto:

  • Non vedo l’ora di leggere le tue notizie. Buona fortuna cara Salvina!!!
  • Ciao Salvina, vola sulle ali di quel sogno che insegui , nessuno puo’ fermare i sogni che non hanno né limiti né confini. Ti auguro tutto il bene del mondo. Un abbraccio.
  • Dacci presto tue notizie! Ti abbraccio

Io per il momento mi fermo qui e cerco alleanze per il coro da terra, mentre l’aereo spicca il volo, non so ancora per quale destinazione. Di sicuro l’Africa:

Pictures1190

Pubblicato in GLOBULI ROSSI COMPANY | 2 commenti

NON E’ MADRE TERESA DI CALCUTTA – Angelo Nocent

Pictures1173

Pictures1172

Pictures1149Pictures1152 Pictures1151 Pictures1150 Pictures1155

Pictures1195  Pictures1153 Pictures1157

Aggiornato di recente444Pictures1147

Pictures1156Pictures1154

NATALIE SOROGOTA 30 Pictures1185 NATALIE SOROGOTA 27 Pictures1180 Pictures1179

Pictures1183

Pictures1178 Pictures1177 Pictures1176 Pictures1175 Pictures1174

Pictures1186

CRISTO E’ FEDELE E A TUTTO PROVVEDE

san giovanni di dio 2 jpg_files1-001“Se guardassimo alla misericordia di Dio, non cesseremmo mai di fare il bene tutte le volte che se ne offre la possibilità. Infatti quando per amor di Dio, passiamo ai poveri ciò che egli stesso ha dato a noi, ci promette il centuplo nella beatitudine eterna. O felice guadagno, o beato acquisto! Chi non donerà a quest’ottimo mercante ciò che possiede, quando cura il nostro interesse e ci supplica a braccia aperte di convertirci a lui e dipiangere i nostri peccati e di metterci al servizio della carità, prima verso di noi e poi verso il prossimo? Infatti come l’acqua estingue il fuoco, così la carità cancella il peccato (cfr. Sir 3, 29).

Vengono qui tanti poveri, che io molto spesso mi meraviglio in che modo possano esser mantenuti. Ma Gesù Cristo provvede a tutto e tutti sfama. Molti poveri vengono nella casa di Dio, perché la città di Granada è grande e freddissima, soprattutto ora che è inverno. Abitano ora in questa casa oltre centodieci persone: malati, sani, poveri, pellegrini. Dato che questa è la casa generale, accoglie malati di ogni genere e condizione: rattrappiti nelle membra, storpi, lebbrosi, muti, dementi, paralitici, tignosi, stremati dalla vecchiaia, molti fanciulli e inoltre innumerevoli pellegrini e viandanti, che giungono qui e trovano fuoco, acqua, sale e recipienti in cui cuocere i cibi. Non esistono stanziamenti pecuniari per tutti costoro, ma Cristo provvede.

Perciò lavoro con denaro altrui e sono prigioniero per onore di Gesù Cristo. Sono così oppresso dai debiti, che spesso non oso uscire di casa a motivo dei debitori ai quali devo rispondere. D’altra parte vi sono tanti poveri fratelli, mio prossimo, provati oltre ogni possibilità umana, sia nell’anima che nel corpo, che io sento grandissima amarezza di non poter soccorrere. Confido tuttavia in Cristo che conosce il mio cuore. Perciò dico: Maledetto l’uomo che confida negli uomini e non confida in Cristo. Volente o nolente gli uomini ti lasceranno. Cristo invece è fedele e immutabile. Cristo veramente provvede a tutto. A lui rendiamo sempre grazie. Amen.”

Dalle « Lettere » di san Giovanni di Dio, religioso (Archivio gen: Ord. Osped., quaderno: « De las cartas … », ff. 23 -24, 27; O. Marcos, Cartas y escritos de nuestro glorioso padre san Juan de Dios, Madrid, 1935, pp. 18-19; 48-50 )

Pictures1169

Cristo es fiel y ofrece para todos

Si miramos a la misericordia de Dios, nunca dejaremos de hacer buenas todas las veces que él tiene la oportunidad. De hecho, cuando, por el amor de Dios, vamos a pasar a los pobres lo que él mismo ha dado a nosotros, que nos promete el ciento por dicha eterna. O ganancia feliz, o comprar Santísima! ¿Quién no donar a este excelente comerciante que posee, al cuidado de nuestro interés y que aboga por con los brazos abiertos para convertir a él y llorar por nuestros pecados y pone realmente en el servicio de la caridad, primero nosotros y luego a la siguiente ? De hecho, como el agua extingue el fuego, por lo que la caridad borra el pecado (cf .. Sir 3, 29).

Aquí hay tanta gente pobre, que muy a menudo se preguntan cómo pueden ser mentenuti. Pero Jesucristo se encarga de todo y alimenta a todos. Muchas personas pobres están en la casa de Dios, porque la ciudad de Granada es grande y muy frío, sobre todo ahora que es invierno. Ellos viven ahora en esta casa de más de ciento diez personas: pobres, peregrinos, enfermos sanos. Como esta es la casa en general, da la bienvenida a los pacientes de todos los ámbitos de la vida: las extremidades encogidas, leprosos lisiados, mudos, lunáticos y paralíticos, tiña, agotados por la vejez, muchos niños y también innumerables peregrinos y viajeros, que vienen aquí y son fuego , agua, sal y recipientes en los que cocinan los alimentos. No hay créditos monetarios para todos ellos, sino que Cristo ofrece.

Así que estoy trabajando con el dinero de otras personas, y yo soy un prisionero por el honor de Jesucristo. Ellos están tan agobiados por la deuda, que a menudo no se atreven a salir de la casa debido a los acreedores a quienes debo contestar. Por otro lado hay tantos pobres hermanos, mi vecino, probado más allá de toda posibilidad humana, tanto en el alma y el cuerpo, me siento muy bien amargura de no poder ayudar. Pero confío en Cristo, que conoce mi corazón. Por lo tanto, dijo: Maldito el hombre que confía en el hombre y no confía en Cristo. Nos guste o no, la gente se irá. Pero Cristo es fiel e inmutable. Cristo realmente se ocupa de todo. Siempre damos gracias. Amén.

Pubblicato in GLOBULI ROSSI COMPANY | Lascia un commento

E’ BELLO CHE TU ESISTI – Angelo Nocent

Aggiornato di recente226

Downloads879

Pictures1118

Pictures1119

TUO AMORE

L’ESPERIENZA DI MADRE ELVIRA DELLA COMUNITA’ CENACOLO

Madre ElviraLa vita è bellissima e io sono tanto contenta di esserci. Prima di tutto desidero dire grazie a mia madre e a mio padre perché mi hanno permesso di vivere e poi ringrazio tutti perché non sono sola: c’è attorno a me la vita preziosa di tan­te persone, siamo in tanti ad essere stati creati ed amati! 

Dobbiamo solo accoglierla la vita, accoglierla come un dono e gioirne, vivendo con stupore tutto ciò che accade. Colui che ci ha creati sussurra al nostro cuore, ogni giorno, ridonandoci la vita: “E bello che tu esisti!”. Dobbiamo accogliere questa ve­rità dell’Amore che ci ha fatti esistere, dobbiamo dire a noi stessi: “Sì, è vero, è bello che esisto, è un dono esserci, è un dono di Dio la vita!”. E quando riconosciamo questa verità il cuore è ricolmo di felicità e nasce in noi il desiderio di comunicare questa gioia a tutti, di “rimboccarci le maniche” e di servire la vita. 

Ma innanzitutto dobbiamo fare questo servizio a noi stessi: prima di uscire di casa sorridiamo alla nostra vita e lasciamo che quel sorriso ci doni un volto nuovo, un volto sereno, un volto di pace e di gratitudine per tutto quello che il Signore ci ha dato. Allora “en­treremo” nella vita e saremo capaci di donarci, di servire gli altri con gratuità e verità, di restituire a tutti l’Amore ricevuto. 

Papa Francesco61-001

A volte non sorridiamo più perché pensiamo di non essere amati, ma non è vero: c’è su di noi e per noi un Amore immenso e fedele. Il sole dell’Amore di Dio sorge ogni giorno per tutti noi, buoni o cattivi: apriamogli le porte allora per lasciar filtrare la sua luce, in modo che quella luce ci avvolga, abbracci la nostra vita e la illumini. Lascia­mola filtrare anche negli spazi più intimi e ad un certo momento quel raggio di luce, dopo essersi fatto strada in noi, si farà strada anche intorno a noi per dire a chi si sen­te rifiutato e solo, con il nostro sorriso sereno e con i nostri gesti di amore: “E bello che tu esisti, sei un figlio amato, Dio ha dato la sua vita per te!”.  

È la “legge” dell’A­more: se non lo doni non lo riconosci e non ti accorgi di quanto ne stai ricevendo, con il rischio di continuare perennemente a cercarlo chissà dove, elemosinando la com­prensione, la stima e lo sguardo degli altri, ricadendo in una dipendenza degli affetti che ci rende schiavi e confusi, che è egoismo, che è la morte del cuore. Noi siamo nati per amare e abbiamo sperimentato che solo Colui che ci ha creati ci da quell’Amore senza misura che andiamo cercando: è Lui e solo Lui la sorgente inesauribile della vita, la pienezza del cuore. 

Quando siamo un po’ amareggiati e chiusi è perché non stiamo amando e non stia­mo servendo: è lì la radice della tristezza. È l’esperienza che facciamo tutti della nostra povertà umana, ma oggi possiamo scegliere perché abbiamo vissuto anche la ricchezza del cuore che è gioia, speranza, libertà, dono di noi! Facciamo questi passi di verità e di coraggio: il Signore fa grandi cose, le ha fatte e le farà ancora in noi e in tutti quel­li che gli aprono la porta del cuore.

 Il “segreto” è la fiducia in Lui, è la fede che, come dice Gesù, smuove le montagne. Quella fede sicura che è bene, forza, bellezza, che è amore, servizio, stupore… quella fede che è vita vera!

Madre Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo

Pictures649-001

Aggiornato di recente227

Pictures1120

E lungo il Tevere che andava lento lento

Noi ci perdemmo dentro il rosso di un tramonto

Fino a gridare i nostri nomi contro il vento

Tu fai sul serio o no…

Tra un walzer pazzo cominciato un po’ per caso

Tra le tue smorfie e le mie dita dentro il naso

Noi due inciampammo contro un bacio all’improvviso

troppo bello per essere vero, per essere vero, per essere vero…

Amore mio,

Ma che gli hai fatto tu a quest’aria che respiro

E come fai a starmi dentro ogni pensiero

Giuralo ancora che tu esisti per davvero

Amore mio,

Ma che che cos’hai tu di diverso dalla gente

Di fronte a te che sei per me cos importante

Tutto l’amore che io posso proprio niente…

E dopo aver riempito il cielo di parole

Comprammo il pane appena cotto e nacque il sole

Che ci sorprese addormentati sulle scale

La mano nella mano…

Pictures1123

Pictures1122

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in GLOBULI ROSSI COMPANY | 2 commenti