SPARGETE, SPARGETE IL SOAVE PROFUO DI MARIA – Angelo Nocent

Litanie – Don Tonino Bello

1. MARIA DONNA DI FRONTIERA snidami dalle retroguardie della mia codardìa spirituale
2. MARIA DONNA CORAGGIOSA attrezzami per osare l’impossibile e l’imprevedibile
3. MARIA DONNA IN CAMMINO provoca in me il rifiuto definitivo della poltrona e delle pantofole
4. MARIA DONNA DEL RIPOSO fammi sognare a occhi aperti accanto a tutti i poveri del mondo
5. MARIA DONNA DEL VINO NUOVO regalami un cuore traboccante di gioia e di letizia
6. MARIA DONNA DEL SILENZIO stabilisci il mio domicilio nella contemplazione di Dio
7. MARIA DONNA OBBEDIENTE attira il mio sguardo perché possa obbedire sempre più in alto
8. MARIA DONNA DEL SERVIZIO prestami il tuo grembiule preparato a Nazareth e mai dismesso
9. MARIA DONNA VERA strappami le plastiche facciali che sfregiano l’immagine di Dio
10. MARIA DONNA DEL POPOLO abolisci in me ogni traccia di privilegio e annullane anche il desiderio
11. MARIA DONNA CHE CONOSCE LA DANZA fa di me un rigo musicale su cui ognuno possa cantare la sua vita
12. MARIA DONNA DEL SABATO SANTO rendimi familiare la morte come ingresso nella risurrezione
13. MARIA DONNA FERIALE rendimi allergico ai tripudi di feste che naufragano nel vuoto
14. MARIA DONNA SENZA RETORICA liberami dal multiloquio vaneggiante
15. MARIA DONNA DELL ATTESA distruggi in me la frenesia di volere tutto e subito
16. MARIA DONNA INNAMORATA affrancami dalla voglia di essere sempre capito e amato
17. MARIA DONNA GESTANTE donami la gioia di sentire nel grembo i fremiti del mondo
18. MARIA DONNA ACCOGLIENTE dilata a non finire in me la tenda dell’accoglienza
19. MARIA DONNA DEL PRIMO PASSO insegnami a camminare senza contare i passi
20. MARIA DONNA MISSIONARIA rendi polverosi i miei piedi per il lungo calcare i sentieri del mondo
21. MARIA DONNA DI PARTE rendi costante in me il rigetto di ogni compromesso
22. MARIA DONNA DEL PRIMO SGUARDO dilata i miei occhi con la luce del Risorto
23. MARIA DONNA DEL PANE affina in me il gusto dell essenziale nella santità
24. MARIA DONNA DI FRONTIERA snidami dalle retroguardie della mia codardìa spirituale
25. MARIA DONNA CORAGGIOSA attrezzami per osare l’impossibile e l’imprevedibile
26. MARIA DONNA IN CAMMINO provoca in me il rifiuto definitivo della poltrona e delle pantofole
27. MARIA DONNA DEL RIPOSO fammi sognare a occhi aperti accanto a tutti i poveri del mondo
28. MARIA DONNA DEL VINO NUOVO regalami un cuore traboccante di gioia e di letizia
29. MARIA DONNA DEL SILENZIO stabilisci il mio domicilio nella contemplazione di Dio
30. MARIA DONNA OBBEDIENTE attira il mio sguardo perché possa obbedire sempre più in alto
31. MARIA DONNA DEL SERVIZIO prestami il tuo grembiule preparato a Nazareth e mai dismesso
32. MARIA DONNA VERA 3 strappami le plastiche facciali che sfregiano l immagine di Dio
33. MARIA DONNA DEL POPOLO abolisci in me ogni traccia di privilegio e annullane anche il desiderio
34. MARIA DONNA CHE CONOSCE LA DANZA fa di me un rigo musicale su cui ognuno possa cantare la sua vita
35. MARIA DONNA DEL SABATO SANTO rendimi familiare la morte come ingresso nella risurrezione
36. MARIA DONNA DEL TERZO GIORNO addestrami a leggere la storia alla luce dell Apocalisse
37. MARIA DONNA CONVIVIALE prepara ogni giorno la mensa del mio cuore con tovaglia, un fiore, un pane
38. MARIA DONNA DEL PIANO SUPERIORE scioglimi dall’arroganza della carriera per accedere solo al piano dello Spirito Santo
39. MARIA DONNA BELLISSIMA fa’ che io scopra le iridescenze di una vita tutta acqua e sapone
40. MARIA DONNA ELEGANTE donami un sorriso per ogni gesto di amore
41. MARIA DONNA DEI NOSTRI GIORNI depenna eventuali rimpianti del passato, perché renda già presente il futuro
42. MARIA DONNA DELL ULTIMA ORA affretta il mio passo verso il fratello che mi attende verso il Cristo che mi precede verso il Padre pronto ad accogliermi nell’amore dello Spirito

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GIOVANNINO GUARESCHI (Don Camillo e Peppone) – Angelo Nocent

Guareschi e il cristianesimo: la figura di Don Camillo

Guareschi e il cristianesimo: la figura di Don Camillo

Il 22 luglio scorso ricorrevano i cinquant’ anni dalla morte di Giovannino Guareschi. L’anniversario è passato in fretta e in sordina. Qualcuno sostiene che si è voluto porre sotto silenzio un personaggio che in vita ha dato molto fastidio all’intellighenzia nostrana, molto allineata e molto borghese

 A dispetto di tutti, la sua valenza religiosa  e “cattolica”  continua. Perché l’essere cristiani  non è sposare un’ideologia ma una Persona: il Crocifisso-Risorto, il vero protagonistra tra Don Caillo e Peppone, così diversi ma animati da un denominatore comune : la carità.

Molti di voi conosceranno Don Camillo, il prete della Bassa che si prende cura dei suoi parrocchiani di Brescello e famoso per le sue lotte e scaramucce con il sindaco comunista Peppone. I suoi film sono fra i più riusciti del cinema italiano, tanto che ancora vengono trasmessi in televisione con notevole regolarità. Questo personaggio nasce però prima di tutto dalla penna di Guareschi, che nel suo Don Camillo delinea la sua idea di un cristianesimo vissuto con umiltà e solidarietà, una figura del sacerdote cattolico basata sui più autentici valori cristiani, che si muove in una realtà (l’Italia del secondo Dopoguerra) di forti contrapposizioni ideologiche, lotte di classe e violenza.

Don Camillo è un prete di grande fede e profonda formazione, dal cuore buono e con un carattere impetuoso. È un uomo e un prete del suo tempo, immerso nella politica, ma soprattutto vive la vita e i problemi della sua gente, amandola e agendo per il suo bene; è povero e non se ne lamenta. La sua figura emerge soprattutto in contrapposizione con Don Chichì, un prete presuntuoso e supponente, che predica bene, ma la cui fede non traspare dalla persona e dalle azioni, come invece accade per Don Camillo.

Una delle caratteristiche che più si ricordano di Don Camillo è il suo parlare con il crocifisso… il quale gli risponde. La voce del crocifisso è la coscienza dell’autore, che coincide con la coscienza cristiana: rivela gli errori del parroco, mettendo in evidenza debolezze e pregiudizi, anche con ironia (“E allora sia fatta la volontà di Don Camillo!”), ma risultando categorico nelle sue condanne (“Non mi interessano i fini politici generali”). È interessante notare come esso non dica una parola che non rientri nell’ortodossia cattolica. Al contempo tuttavia, Don Camillo va molto cauto nel parlare di miracoli, in perfetta sintonia con l’autorità ecclesiastica (di allora come di adesso: pensiamo solo alla posizione del Vaticano nei riguardi di Medjugorje): il prete di Guareschi crede ai miracoli, ma non se ne serve, non li strumentalizza per fini politici (quando invece potrebbe).

Il cristianesimo di Guareschi non si concretizza però solo nel prete, ma anche nel suo antagonista, Peppone. Egli è infatti nemico politico di Don Camillo, è sindaco ed è comunista, i due battibeccano in continuazione ma Peppone non si rifiuta di aiutare il parroco se c’è del bene da fare, anche se deve farlo in segreto, perché i suoi alleati non se ne accorgano: anch’egli segue alla fine la voce della coscienza, che è fondamentalmente cristiana, staccandosi se necessario anche dagli ordini del partito. Così il prete e il sindaco, divisi dalla politica, in certi momenti si uniscono perché entrambi si preoccupano del bene del prossimo.

Le accuse a Guareschi non sono certo mancate, sia da parte della reazione che dei comunisti: questi lo ritenevano infatti troppo di destra, mentre la reazione lo condannava di aver trattato con troppa leggerezza le accuse del comunismo contro la Chiesa. Ma soprattutto Guareschi fu criticato perché nella sua opera aveva ritratto la possibilità di far coesistere marxismo e religione cattolica: questa coesistenza, che pur era basata sulla tolleranza e la carità cristiane, venne considerata un errore di impostazione.

Fonti: Giovanni Lugaresi, Guareschi. Fede e libertà

Images: copertina

 

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PANE: IL SEGNO EQUIVOCATO – Angelo Nocent

Ieri, 05/08/2018, XVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) Vangelo: Gv 6,24-35 , la PAROLA DI DIO mi ha messo in guardia dalle ILLUSIONI, invitandomi a compiere una VERIFICA:

  • Per quale motivo CERCHI?
  • Per quale motivo PREGHI?
  • Per quale motivo RICORDI al Signore?
  • Per quale motivo PRATICHI una religione?

Il mio parroco ha posto alla nostra attenzione un commento di Don Paolo Squizzato:

Dice Gesù: «voi mi cercate perché avete mangiato di quei pani…» (v. 26).

  • Perché cerchiamo Dio?
  • Perché ci garantisca il ‘pane’,
  • un po’ di salute,
  • magari una sicurezza lavorativa,
  • il benessere famigliare?

Basterebbe analizzare le nostre preghiere per rispondere a questa domanda.

Abbiamo ridotto il cristianesimo ad un self service religioso, dove ciascuno può trovare ciò che desidera, dai miracoli in qualche improbabile santuario mariano, a madonne in grado di ‘sciogliere i nodi’ della propria vita sgangherata, a polizze assicurative sulla salute, a santoni capaci di far miracoli. E se salute, una certa stabilità economica e un po’ di tranquillità famigliare si affacciassero effettivamente nella propria vita, allora si comincerebbe a cercare Dio per qualcosa di più sottile, di più raffinato: sensazioni forti a livello spirituale, una certa pace dell’anima, una sensazione di energia interiore, una vibrazione dell’anima…

In un’epoca dove si moltiplicano i centri benessere, rischiamo di ridurre il fatto cristiano e la Chiesa a una ‘spa’ dei poveri. E i preti a psicoterapeuti gratuiti.

Si cercano sempre più i ‘doni’ di Dio, e non Dio come dono.

Un rapporto di amore non può giocarsi sul dare e l’avere, ma sull’esserci. Il fine dell’amore è diventare ‘uno’ con l’Amato attraverso la relazione; far spazio all’altro, sperimentare una sorta di fusione – senza confusione – come avviene tra il ferro e il fuoco, dove uno acquisisce le prerogative dell’altro.

Se non entro in questa comunione, se non divento ‘uno’, dall’altro mi aspetterò sempre qualcosa, un vantaggio, una risposta alle mie richieste, alla mia religiosità, alla mia devozione.

Dio però non mi sta dinanzi come un dispensatore di grazie, doni e miracoli, ma dentro; non sta fuori di me, ma è parte di me.

Per questo la vita spirituale è infinitamente più grande e alta della vita religiosa; quest’ultima vive di prestazioni per un compenso, la vita spirituale è esperienza di un’unione nell’amore, da cui scaturisce uno stile di vita. E in ultima analisi la felicità.

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LA MADRE DI GIUDA – Angelo Nocent

Pre Antoni Beline

Traduzione dal friulano di Angelo Nocent

Sta per finire il mese di maggio ed i parroci giustamente approfittano, per sfoggiare le ultime effusioni laudative nei confronti della Madre del Signore. Mi capita spesso di leggere qualche vita di santo e, neanche a farlo apposta, ogni santo è figlio di una madre santa (il padre solitamente è lasciato nella penombra). Perché, secondo la teoria evangelica di premiare colui che ha già (Mt 13,12), conviene che il santo abbia anche una madre santa e un parroco santo e dev’essere santo da bambino in su, oltre che grazioso, educato, devoto. Insomma, le ha tutte. E, per contrasto, il peccatore è carogna e antipatico, da bambino in su; ha una madre selvatica e un parroco senza religione.

Davanti a questa semplificazione banale e crudele, mi viene istintivamente di mettermi dalla parte delle madri sfortunate di figli sciagurati. Anche per un motivo di giustizia. Si potrebbe dire, “hanno già avuto la loro ricompensa” (Mt 6,5), perché hanno raccolto ciò che hanno seminato.

Ma la mamma di un figlio disgraziato, costretta a spatire la condanna e il disonore senza dividere la colpa, quando potrà illudersi di raccogliere il tanto che ha sicuramente seminato? Pensi che la madre di Giuda non abbia faticato e tribolato e raccomandato e pianto come la madre di Cristo?

Quanta fierezza non avrà provato quando ha baciato per la prima volta quel figlio che avrebbe tradito, proprio con un bacio, il suo amico e maestro?

Ho domandato una volta a dei bambini se era più grande la mamma del Signore o la mamma di Giuda e loro, prima sono rimasti pensierosi e poi mi hanno risposto con grande mia meraviglia: “Sono uguali”. Perché è la maternità che è grande, dolorosa, gloriosa, misteriosa, condanna e dono allo stesso tempo. Davanti a una madre col bambino in braccio, non ci sono graduatorie di merito per via del destino bello o brutto che avrà la loro creatura. Perché tutte hanno provato lo stesso dolore della maternità e hanno regalato al mondo una nuova vita.  

E già che siamo in tema, io non ho esitazione a mettere nel mazzo anche la mia gatta. Perché anche lei è nottambula, si sacrifica, si lascia allattare fino all’ultima goccia. E quando la vedo trascinare il suo gattino per la nuca da un angolo all’altro del solaio, per paura che il parroco glielo trafughi, mi ricorda quando la Madonna e San Giuseppe portavano via Gesù per salvarlo dagli artigli di Erode.

Vorrei che il ragionamenti ci portasse alle madri di oggi, così poco capite, così poco aiutate, così penalizzate che sono sempre la colpa del male e non hanno mai parte nel bene. Mai come oggi il mestiere delle madri è difficile, problematico. Mia madre sicuramente ha lavorato più di tante madri di oggi , soprattutto con le braccia, ma una mamma di oggi combatte cento volte di più, in altri settori, e soprattutto con meno punti di riferimento e risultati.

Penso in questo momento alle madri dei figli drogati o finiti con cattive compagnie, a quelle che non chiudono occhio tutta la notte, sempre in attesa di una brutta notizia. A quelle che in buona fede hanno creduto di dare tutto e adesso sono ricompensate con la prepotenza e il ricatto. La prepotenza del diritto senza alcun dovere e il ricatto del “Potevi fare a meno di mettermi al mondo”.

Una volta mi è scappato di rimproverare le madri perché i figli erano a dormire. Una mi si è avvicinata piangendo e mi ha detto: “Lei la notte scorsa ha dormito e io no. Lei adesso va pacificamente in canonica e io devo affrontare mio figlio che si alza quando vuole e rabbioso. Se non può aiutarci con una parola di conforto, ci lasci perdere. Tanto, il carico lo abbiamo noi, non lei.”

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LA FABBRICA DEI PRETI E DINTORNI – Angelo Nocent

Il 23 aprile 2017 ricorrono i dieci anni dalla morte di don Pier Antonio Bellina, sacerdote, insegnante, pubblicista, scrittore, traduttore. È stato uno dei massimi esponenti della vita culturale friulana e uno dei maggiori divulgatori della lingua e cultura friulane. La sua opera principale è la traduzione (con don Francesco Placereani) della Bibbia in friulano.

Nota è anche l’opera La fabriche dai predis, in cui narra in forma polemica gli anni di studio nel seminario arcivescovile di Udine. Ha diretto il mensile «La Patrie dal Friûl», ha scritto vari articoli d’opinione su «La Vita Cattolica» (settimanale diocesano udinese nella rubrica «Cirint lis olmis di Diu»).

In occasione del decennale della sua scomparsa, Provincia di Udine e Glesie Furlane lo ricordano con una serie di iniziative che saranno presentate, stamattina alle 11.30, nella sala giunta di palazzo Belgrado. Sarà presente il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini, monsignor Roberto Bertossi di Glesie Furlane, Federico Rossi dell’associazione «Colonos», Renzo Nadalin dal «Grop amîs di pre Toni», il sindaco di Venzone Fabio Di Bernardo.

Pre Toni Beline


 

Ho la fortuna di poter leggere i suoi scritti in lingua friulana. Dal primo incontro sono rimasto colpito e affascinato.  Un giorno, prima che morisse, trovandomi in Friuli, gli ho telefonato per avere il libro dei canti liturgici in friulano. Sono andato a casa sua per ritirarlo ma lui non c’era. Così non ho mai potuto incontrarlo. Però, da allora, mi è rimasto nel cuore.

Mi piace ricordare un passo della profetica  POPULORUM PROGRESSIO del Beato Paolo VI che proprio lo riguarda:

Paolo Vi 197_Paolo_VI15. “Nel disegno di Dio, ogni uomo è chiamato a uno sviluppo, perché ogni vita è vocazione. Fin dalla nascita, è dato a tutti in germe un insieme di attitudini e di qualità da far fruttificare: il loro pieno svolgimento, frutto a un tempo della educazione ricevuta dall’ambiente e dello sforzo personale, permetterà a ciascuno di orientarsi verso il destino propostogli dal suo Creatore. Dotato d’intelligenza e di libertà, egli è responsabile della sua crescita, così come della sua salvezza. Aiutato, e talvolta impedito, da coloro che lo educano e lo circondano, ciascuno rimane, quali che siano le influenze che si esercitano su di lui, l’artefice della sua riuscita o del suo fallimento: col solo sforzo della sua intelligenza e della sua volontà, ogni uomo può crescere in umanità, valere di più, essere di più.”(n.15)

Ben si addice a  Don Antonio Bellina l’affermazione del Papa: “Aiutato, e talvolta impedito, da coloro che lo educano e lo circondano…”. Nel denunciare con forza e onestà intellettuale un  metodo educativo allora assai diffuso un po’ dappertutto, capolavoro di educatori psicopatici, pur lui stesso vittima, questo prete ha poi trovato la forza di riscattarsi e perfino di  lasciare un segno positivo indelebile sia nella sua Chiesa friulana che nella cultura cattolica. Oggi le sue parole ci fanno sorridere. Epperò,  quante  lacerazioni, non solo nei sacerdoti ma anche nel popolo di Dio, ha prodotto questa pedagogia. E son ancora molti che, in toto o in parte, portano i segni di questo flagello nella loro persona. Incredibile ma vero, in questo contesto assurdo, abbiamo avuto anche la fioritura di santi. Dio sia benedetto!

Giuliana Musso - attriceA GIULIANA MUSSO PREMIO HYSTRIO ALLA RAMMATURGIA 2017

Motivazioni della Giuria

Con una serie di creazioni, centrate su ciò che più vicino è al sentire della gente, in questi ultimi quindici anni Giuliana Musso si è imposta tra le autrici-perfomer più intense della scena italiana.

La nascita, la morte, la fede, il sesso, la guerra: temi che toccano fino in fondo le donne e gli uomini contemporanei sono stati da lei esplorati con strumenti affini al giornalismo d’inchiesta e poi traslati in una drammaturgia limpida, portata in scena il più delle volte in forma di monologo, coinvolgente e sempre consapevole di ciò che il corpo del performer racconta a chi guarda.

Spettacoli come Nati in casa (2001), Tanti saluti (2008), Sexmachine (2005), La fabbrica dei preti (2012), Mio eroe (2016), La base (2011) e Dreams (2011) sono esempi dell’efficace “giornalismo teatrale” a cui si è dedicata, ottenendo l’attenzione viva, spesso commossa, del pubblico.

Artista della consapevolezza civile, Giuliana Musso registra dati, comportamenti, opinioni nei territori dove compie le proprie indagini (il Nordest italiano, soprattutto), ma non rinuncia all’empatia con lo spettatore, sia nei frequenti slanci comici sia nell’avvicinarsi, con pudore e partecipazione, a eventi altamente drammatici.

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LE RAGIONI DELLA FEDE – SCOLA/CACCIARI – Angelo Nocent

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FRANCESCO D’ASSISI – Angelo Nocent

 

PADRE RANIEROCANTALAMESSA RACCONTA SAN FRANCESCO

Nel suo ultimo libro padre Raniero Cantalamessa racconta il suo personale cammino di approfondimento, nel corso degli anni, della figura e del messaggio del Poverello di Assisi. Un libro imperdibile per chi è innamorato della figura di san Francesco e della sua eredità spirituale.

«Spero che risulti abbastanza chiaro che il centro focale di tutto non è Francesco d’Assisi, ma colui che ha riempito la sua vita e di cui egli è stato un’icona vivente, Gesù Cristo. Non saprei, diversamente, come farmi perdonare da Francesco l’aver osato aggiungere un ennesimo titolo all’immensa bibliografia su di lui».

Così padre Cantalamessa riassume il senso di questo libro, che raccoglie un saggio su Francesco d’Assisi come genio religioso (inedito in lingua italiana), nato nel contesto di una ricerca a livello internazionale sul tema, e diversi scritti più brevi su aspetti particolari della santità del Poverello, che coprono un’arco di più di quattro decenni: dall’VIII centenario della nascita del Santo, nel 1982, fino all’ascesa al soglio pontificio del cardinal Bergoglio che, per primo nella storia, ha scelto di chiamarsi con il nome del Poverello d’Assisi.

I contenuti di questo importante testo conservano l’ordine cronologico in cui sono nati, anche perché esso riflette il personale cammino di approfondimento di padre Raniero sulla figura e sul messaggio di Francesco nel corso degli anni. Sono state intenzionalmente mantenute anche alcune ripetizioni, in quanto utili a far emergere alcuni tratti essenziali della personalità del Santo, che emergono da qualsiasi angolatura la si osservi: il Francesco «visto da lontano», sullo sfondo dell’intero panorama religioso dell’umanità, rivela aspetti che si rischia di non scorgere nel Francesco «visto da vicino».

Un Francesco «universale» il cui messaggio ha tutta la vastità e il respiro del Vangelo.

Globuli Rossi Company56

 

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