PENTECOSTE: IL GIORNO DOPO – ANCORA GLOBULI ROSSI? – Angelo Nocent

1-Scan10066Nocent Angelo - Cresima 29 Settembre 1950 - 2Tra poco sarò in questa chiesetta del XIV secolo, dedicata alla Madonna delle Assi che, all’origine, doveva essere una santella fatta di tavole, a ricordo di un’apparizione di cui ci parla una secolare  tradizione. Sulla parete sinistra c’è l’affresco della Pentecoste che mi è particolarmente caro. Sarò lì a depositare questi appunti per rinnovare una fede battesimale e per essere rinvigorito nel mandato ricevuto nella Cresima.

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Lunedì 25 Maggio 2015 – Sono già di ritorno dalla Messa mariana, celebrata dal Vescovo di Crema Oscar Cantoni che ogni anno viene a celebrare l’Eucaristia il giorno dopo la Pentecoste, quasi a soffiare sul Fuoco della Pentecoste perché non si spenga.

Sappiano gli amici, anche quelli di cui non conosco il volto, che li ho portati nel cuore ed ho depositato ai piedi della Vergine desideri, aspirazioni, pene, stanchezza…
La Madre orante che con la Chiesa che intercede, invoca, supplica, piange…ci accompagni nei nostri cammini lungo le “PERIFERIE ESISTENZIALI”  che lo Spirito del Signore-Crocifisso-Risorto ci indicherà.

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ANCORA GLOBULI ROSSI ?

Che sia una fissazione, non lo escludo. Ma non appoggia proprio sul nulla. Ogni tanto succede che mi si chieda se si tratta di una nuova setta. Ho solo una parola rassicurante: solo dei battezzati, figli della Madre Chiesa, amata come la sposa del Signore Gesù che l’ha voluta, scelta, eletta per essere genitrice di figli capaci a loro volta di generare,“una discendenza più numerosa dell’arena del mare”, un granello di quella promessa ad Abramo, nostro padre nella fede. Dunque: non una fissazione ma un destino, un modo di essere nel corpo ecclesiale. Ognuno può far parte. A nessuno è chiesto un documento di riconoscimento, basta la fede battesimale.

LAMPEGGIANTE ANIMATO1-globuli-rossiPerché “GLOBULI ROSSI” altro non è che un dispositivo colorato, luminoso, una segnaletica stradale che ricorda chi siamo, da dove veniamo e dove siamo diretti.

Sempre per via del Battesimo, ognuno sa di appartenere al gruppo sanguigno “G”, quello di GESU’. Ne consegue che il mio, il nostro è un firmare i pensieri, le parole, le azioni con il Suo Sangue, consapevoli di essere “Eucaristia ambulante”: dall’Altare (Pane spezzato, Sangue versato “per la via del mondo”), al Territorio, Sua presenza nei luoghi della convivenza umana. Ecco tutto. Che è poi la “piccola via” di Teresa di Lisieux, Charles de Foucoluld, Riccardo Pampuri, Carlo Maria Martini…:la mia vocazione è l’amore. Con una percezione: che può succedere nella mia vita, ciò che è accaduto a Maria: “ha fatto della mia vita un luogo di prodigi, ha fatto dei miei giorni un tempo di stupore. Ha guardato me che sono niente…E’ Lui che solleva, è Lui che colma di beni, è Lui che può tutto. Lui solo il santo, un cuore di madre verso tutti (Luca 1, 46ss).

Teca eucaristica

  • Essere presenza: l’amore è presenza.
  • L’Eucaristia c’è dove sono io, povero contenitore fin che si vuole ma chiamato ad essere “ostensorio”.
  • Patire e morire per la Chiesa e per il Mondo, se mi viene richiesto.
  • Esserci e basta.
  • Amare e pregare.
  • Essere prima di fare.
  • Globuli Rossi: il bene lo si fa insieme: ciò che manca a me ce l’ha un altro.

Ma cosa sarà mai un globulo rosso che è visibile solo al microscopio?

  • Una goccia nell’oceano,
  • un pulviscolo,
  • un granello di sabbia nel deserto,
  • un niente…

Un niente! Epperò, con la percezione di essere qualcuno. Ma non un qualcuno inteso come qualcosa…No, con la viva percezione di far parte di un TUTTO, la percezione di essere uno che è stato ospitato da Dio, amato, amato, amato…uno che sa di poter contare nella sua vita sul rifugio che viene dall’amore di Dio, come un rifugio atomico che dà sicurezza. Dunque, una percezione d’amore che provoca un desiderio: fare di questo microscopico globulo che sono, una casa, un tetto, una vita ospitale. Io, ospitato per primo, teneramente accolto, sento il bisogno di ospitare, fare posto agli altri, trasfondere la sicurezza del mio amore e del mio affetto, della mia disponibilità ad aprire, a fare posto, ad aggiungere un posto nel cuore, ad accogliere. Non un’astrazione, quindi, ma un calore sperimentabile, l’effetto-sole su chi non si aspetta nulla dalla vita e, tanto meno da Dio.

Noi siamo fatti così:

  • se mi sento amato ho il desiderio di amare,
  • se mi sento ospitato, ho il desiderio di aprirmi, ospitare,
  • se mi sento perdonato, trovo anche la forza di perdonare.

1-Globuli Rossi Company16GLOBULI ROSSI altro non è (e non vuol essere) che la logica della vita cristiana alla portata di tutti: sperimento l’amore di Dio per me per trovare la forza dell’amore fraterno. Non necessita obbligatoriamente una struttura dietro le spalle, una bolla di approvazione, un fondo cassa come margine di “sicurezza”. Se ho nella mente, sulle labbra e nel cuore il Vangelo, io sono ricco abbastanza da poter fare cose inaudite, perfino di spostare montagne, ossia gli ostacoli di ogni genere che rendono difficile il cammino, angoscioso il vivere, avvilente l’essere uomo. Semplicistico. Ma nella misura che è Evangelico. Non servono fondatori perché tutto è già fondato: “ Andate, guarite, annunciate…

C’è una canzone che tanti hanno cantato a squarciagola per le strade di Caracas :

Llevame donde los hombres necesiten tus palabra 
necesiten tus ganas de vivir
donde falte la esperanza donde falte la alegria
simplemente por no saber de ti”

<< Portami dove gli uomini hanno bisogno della tua Parola, hanno bisogno della gioia di vivere, dove manca la speranza, dove manca l’allegria, semplicemente perché non conosce Te! >>

Padre misericordiosoCome la Chiesa, mi rendo uomo ospitale, accogliente, non perché sono particolarmente bravo ma perché come la Chiesa, di cui sono membro, tralcio unito alla Vite, sono consapevole di essere stato ospitato dal Signore, mi sento ospitato da Dio con tutta la mia povertà, fragilità e miseria, e perfino con i miei peccati. Se il Signore ha spalancato le braccia per ospitarci, allora noi, così limitati, tentiamo di allargare un po’ le nostre braccia per ospitare. Così accade il miracolo di considerare chi incontro nel mio quotidiano domestico e sociale, come un dono grande del Signore che mi permette di vedere con i suoi occhi, di amare con il suo cuore, di operare con le sue mani.

Non si può capire Gesù, che è la benedizione per ogni uomo, per l’umanità, senza sua Madre. Chiesa e Maria vanno sempre insieme. Globuli Rossi “amici” di Gesù, figli della Santa Madre di Dio (Efeso), la credente che ha fatto posto a Dio nel suo cuore, figli della Chiesa (Ecclesiam suam) semplicemente figli.

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LA TEOLOGIA DI SUPPORTO

Dal Vangelo secondo Giovanni (17, 12.20-21)

Padre, quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto … Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola, perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro perché siano una cosa sola come noi siamo una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.

Dagli Atti degli Apostoli (2, 42-47)

Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

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Dalla lettera pastorale del Vescovo Luciano della Chiesa che è in Brescia: “Un solo pane, un unico corpo”

13. Un solo pane, un unico corpo

Noi facciamo la comunione perché siamo invitati dal Signore (“Beati gli invitati alla cena del Signore”). Accogliere l’invito di Gesù è la nostra ‘beatitudine’, è fonte della nostra gioia. È accettare di ricevere la vita da colui che, nel preparare il banchetto, ha messo tutta la sua vita. Ma il discorso non si chiude qui. La comunione ha una dimensione essenzialmente sociale e dobbiamo renderla esplicita. Scrivendo ai Corinzi, Paolo invita i credenti a evitare ogni forma di idolatria e porta una motivazione tipicamente cristiana: non si può mettere insieme la comunione con Cristo e la comunione con gli idoli: “Parlo come a persone intelligenti; giudicate voi stessi quello che dico: il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (1Cor 10,15-17).

1-Gesù in mezzo

Non siamo soli ad accostarci all’Eucaristia; siamo mescolati con tutta l’assemblea, con tutti i discepoli. Ci accostiamo all’altare per mangiare e per bere; per entrare in comunione col Signore vivente. E siccome il Signore nel quale l’Eucaristia c’introduce è l’unico Signore, aderendo a lui veniamo a costituire un’unica realtà, un unico corpo. L’abbiamo ricordato sopra e dobbiamo solo ripeterlo: l’Eucaristia fa la Chiesa, edifica il corpo vero di Cristo, rende presente la persona di Cristo nella storia del mondo attraverso la realtà visibile della Chiesa, suo corpo. Siamo davanti a un tema davvero centrale.

Il vangelo di Giovanni dice chiaramente che lo scopo della passione e della morte di Gesù è “raccogliere insieme i figli di Dio che erano dispersi” (Gv 11,52). Nella sua ultima, suprema preghiera Gesù chiede per i discepoli l’unità, un’unità così profonda e intensa da essere il prolungamento sulla terra dell’unità che unisce il Padre e il Figlio, uno nell’altro, uno per l’altro: “Tutti siano una cosa sola; come Tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21). La gloria di Dio, che cielo e terra sono chiamati a ricevere, è esattamente l’amore che unisce le persone divine in un dono reciproco totale, senza confonderle ma anche senza separarle o allontanarle una dall’altra. L’Eucaristia è in vista dell’edificazione di questa unità; la comunione eucaristica (mangiare e bere) produce in noi questa unità.

14. L’effetto dell’Eucaristia è l’unità della Chiesa

Mentre diventiamo una cosa sola con il Signore, si realizza una comunione stretta con gli altri. Nasce quella associazione, società, comunità, che noi chiamiamo Chiesa, e che è un vincolo di comunione e di fraternità che unisce tutti i credenti in Cristo che partecipano all’Eucaristia. E Paolo spiega il perché avviene questo: «Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane» (1 Cor 10, 17). Non c’è dubbio, c’è un «unico pane», è Cristo; non ce ne sono due o tre; c’è l’unico Cristo nel segno del “pane spezzato”. «Tutti noi partecipiamo, dunque, all’unico pane». La comunione che noi facciamo, la partecipazione vitale all’Eucaristia, è un gesto comune di partecipazione all’«unico pane» che è Cristo.

Dunque, dice Paolo, l’effetto è che noi «siamo un corpo solo». L’Eucaristia è «il corpo di Cristo», e il corpo di Cristo fa la Chiesa che è il corpo di Cristo (Col 1, 18). Il Sacramento trasforma noi in quello che Lui contiene, quindi nella vita di Cristo donata in obbedienza al Padre e per amore agli uomini. Lì nasce l’unità della Chiesa, l’unità di tutti i credenti.

Forse lo ricordate, l’“unità dei credenti” è una delle grandi promesse dei profeti. Essi hanno annunciato che alla fine dei tempi, quando le promesse di Dio si compiranno, il popolo di Dio sarà radunato e sarà un unico popolo, superando tutte le divisioni e le spaccature (Ger 31, 1ss).

Ebbene, l’Eucaristia produce questo. A dire la verità è la croce di Cristo che produce questo, e san Giovanni l’ha detto con un’insistenza grande: «Gesù doveva morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi» (Gv 11, 51-52).

E nel cap. 17, 1ss, il giorno prima della passione, il Vangelo di Giovanni ricorda la preghiera sacerdotale di Gesù, in cui Gesù chiede che tutti i credenti siano una cosa sola; come il Padre e Lui sono una cosa sola, anche noi in Loro, in Cristo, possiamo essere una cosa sola … Se voi ci avete fatto caso, tutte le volte che celebriamo l’Eucaristia, nelle preghiere eucaristiche noi chiediamo essenzialmente questo:

Ti preghiamo umilmente per la comunione al corpo e al sangue di Cristo, lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo”. “Dona la pienezza dello Spirito Santo, perché diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo spirito”.

Dunque, l’effetto dell’Eucaristia è l’unità della Chiesa, la quale è nient’altro che l’unità del corpo di Cristo. Siccome «il corpo di Cristo» è necessariamente unico, la Chiesa è necessariamente unica.

Preghiera:

Dio, Creatore e Padre, che riunisci i dispersi e li custodisci nell’unità, guarda con bontà il gregge del Tuo Figlio perché quanti sono consacrati da un solo battesimo e mangiano un solo Pane formino una sola famiglia nel vincolo dell’amore e della vera fede. O Padre, ancora ti supplichiamo di mandare una rinnovata effusione dello Spirito Santo perché camminiamo in maniera degna della vocazione cristiana, offrendo al mondo la testimonianza della verità evangelica e operiamo fiduciosi per unire tutti i credenti nel vincolo della pace. Amen.

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Vieni, Spirito creatore,

  • e con la forza dei tuoi santi doni guida la Chiesa
  • perché sappia portare a tutte le generazioni
  • la luce della Parola che salva.

Spirito di santità, suscita nei cristiani il desiderio dell’unità piena,

  • per essere efficacemente nel mondo
  • segno e strumento dell’amore di Dio
  • verso ogni uomo e ogni donna del nostro tempo.

Spirito di comunione, anima e sostegno della Chiesa,

  • fa’ che la ricchezza di carismi e ministeri
  • contribuisca all’unità del Corpo di Cristo;
  • fa’ che laici, consacrati e ministri concorrano insieme a edificare l’unico Regno di Dio con tutti gli uomini di buona volontà.

Spirito di consolazione, sorgente inesauribile di gioia e di pace,

  • suscita solidarietà verso chi è nel bisogno,
  • provvedi agli infermi il necessario conforto,
  • infondi in chi è provato fiducia e speranza,
  • ravviva in tutti l’impegno per un futuro migliore. Amen.

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DONAMI LO SGUARDO INTERIORE

Vieni in me, Spirito Santo, Spirito di sapienza: 
donami lo sguardo e l’udito interiore, 
perché non mi attacchi alla cose materiali, 
ma ricerchi sempre le realtà spirituali. 

Vieni in me, Spirito Santo, Spirito dell’amore: 
riversa sempre più la carità nel mio cuore. 

Vieni in me, Spirito Santo, Spirito di verità: 
concedimi di pervenire alla conoscenza della verità 
in tutta la sua pienezza. 

Vieni in me, Spirito Santo, 
acqua viva che zampilla per la vita eterna: 
fammi la grazia di giungere a contemplare 
il volto del Padre nella vita e nella gioia senza fine. Amen”

Padre Pedro

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  A Dio 

(Vittorio Gassman, appunto su foglietto volante)

Sempre ti chiamo
quando tocco il fondo,
so il numero a memoria
e ti disturbo come un maniaco
abbarbicato al telefono;

lascio un messaggio se sei fuori.
So che a volte cancelli
a qualche fortunato
il debito che tutti con te abbiamo.


La bolletta falla pagare a me,
ma dimmi almeno
che non farai tagliare la mia linea.
Ti prego, quando echeggerà
quell’ultimo e dolorante squillo,
Dio-per-Dio!
non staccare: rispondimi!

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DON ANDREA GALLO un San Giovanni di Dio del nostro tempo. – Angelo Nocent

1-Documents35-001Don Andrea Gallo citazioneOggi 11 Maggio 2015 è il secondo anniversario della morte di DON ANDREA GALLO, il sacerdote genovese

Intervento di don Luigi Ciotti al funerale di don Andrea Gallo nella Chiesa di N.S. del Carmine a Genova il 25 maggio 2013. Accatno a don Ciotti il cardinale arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, Presidente della CEI. L’intervento su don Gallo è anche un dialogo tra due volti della stessa Chiesa.

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1-Downloads167Don Gallo 300px-Don_GalloDon Andrea Gallo, si era venduto gli arredi della parrocchia per aiutare i poveri. Nella Chiesa italiana è stato soprattutto il capo drappello dei cristiani, con o senza tonaca, che “facevano” mentre altri parlavano, mediavano, progettavano, discutevano. Per questo, persino i suoi aspetti caratteriali più intemperanti venivano accettati con rispetto ed attenzione, perché don Andrea era l’uomo delle trincee, la sentinella sugli spalti, il cecchino di Dio: se con una sua intuizione, una sua frase, mirava al cuore di qualcuno, era sempre e solo per stamparvi una pagina di Vangelo, l’unica legge alla quale ha sempre obbedito e fatto obbedire. In questo ha avuto l’appoggio dei suoi vescovi.

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DON GALLO: DON CIOTTI, VOLEVA TUTTI ALLA TAVOLA DE POVERI =(AGI) – Genova, 25 mag. – “Don Gallo non ha mai distinto tra credenti e non credenti nel suo accogliere ma non faceva sconti a nessuno, era esigente e voleva che tutti imparassero a stare alla tavola dei poveri“. Cosi’ Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, nel suo intervento ai funerali di Don Andrea Gallo nella Chiesa del Carmine, a Genova. “Tutti – ha sottolineato Don Ciotti, dobbiamo stare alla tavola dei poveri” perche’ “e’ vero che il male urla forte, ma la speranza urla ancora piu’ forte”. Don Ciotti ha poi salutato l’amico Don Andrea affermando che ora “e’ un ‘Gallo di Dio’. Chiediamo a Dio – ha concluso Don Ciotti – che dia a tutti noi una bella pedata perche’ nessuno e’ mai arrivato e che la comunita’ di San Benedetto possa continuare sulla strada che Andrea aveva iniziato”. Nel suo lungo intervento Don Ciotti ha ricordato anche la vicinanza di Don Galli ai ‘camalli’ i portuali della Compagnia Unica. (AGI) Ge2/Cog/Pgi 251332 MAG 13

DON GALLO: DON CIOTTI, PER LUI ULTIMI PIU’ IMPORTANTI DOTTRINA =(AGI) – Genova, 25 mag. – “Andrea ha incarnato la Chiesa che non dimentica la dottrina: lui era fedele alla dottrina della Chiesa ma non ha mai permesso che la dottrina diventasse piu’ importante degli ultimi”. Cosi’, tra gli applausi, Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, nel suo intervento ai funerali di Don Andrea Gallo, nella Chiesa del Carmine a Genova. Don Ciotti ha poi ricordato molte delle battaglie combattute insieme a Don Gallo, ripercorse in un libro-intervista che uscira’ nei prossimi giorni.

DON GALLO: DON CIOTTI, PER LUI ULTIMI PIU’ IMPORTANTI DOTTRINA (2)=(AGI) – Genova, 25 mag. – “Don Gallo – ha ricordato il fondatore di Libera – in quell’intervista dice ‘dentro tutti, gay, lesbiche, transessuali’, ma poi il nostro Don Andrea dice anche che la Chiesa e’ misericordia, prima di tutto. Andrea non e’ mai stato calcolatore, reticente, diplomatico, non ha mai mancato di denunciare che poverta’ ed emarginazione sono anche frutto delle ingiustizie. Andrea – ha proseguito Don Ciotti – coniugava solidarieta’ e impegno civile: i suoi riferimenti erano il Vangelo e le pagine della Costituzione. Tra le lotte portate avanti da Don Gallo, il fondatore di Libera ha ricordato la battaglia contro la globalizzazione, aggiungendo che “ci eravamo detti che in Italia si respira un malessere, si costruisce sui detriti dell’illegalita’ diffusa, sulla pelle dei piu’ poveri, sui frammenti di una sottocultura dell’arroganza. Ci eravamo detti – ha aggiunto Don Ciotti – che c’e’ troppo perbenisimo di facciata e che il problema della mafia non sta dentro la mafia ma in quella zona grigia che la alimenta”. Un grande applauso e’ poi scoppiato quando Don Ciotti ha ricordato il G8 e la morte di Carlo Giuliani.

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DON GALLO: DON CIOTTI RICORDA MORTE DI CARLO GIULIANI CHE CE NE FACCIAMO DELLA BASE AMERICANA DI VICENZA?(ANSA) – GENOVA, 25 MAG – Don Luigi Ciotti ha ricordato nella chiesa del Carmine, durante la cerimonia funebre di don Andrea Gallo, la morte di Carlo Giuliani. ‘Don Andrea ha pianto per lui. Cosi’ come si e’ indignato davanti alla base americana di Vicenza: ma cosa ce ne facciamo di quelle cose li’ quando non abbiamo i soldi per i servizi sociali?’. Applausi scroscianti nella chiesa del Carmine per lui. ‘Ciao Andrea, non siamo con te – ha concluso il fondatore di Libera – . E che la tua comunita’ continui la tua opera’.(ANSA).

DON GALLO: DON CIOTTI, NO AI CRISTIANI DA SALOTTO LUI ERA INNAMORATO DI DIO, SALDAVA LA TERRA CON IL CIELO (ANSA) – GENOVA, 25 MAG – ‘Per ricordare il nostro don Andrea, voglio qui ricordare le parole del Papa: ‘no ai cristiani da salotto’. Lo ha detto il papa, non io': cosi’ don Luigi Ciotti ha ricordato nella chiesa del Carmine la figura di don Andrea Gallo. ‘Lui era innamorato di Dio, saldava la Terra con il Cielo’. Don Ciotti ha sottolineato l’importanza dei simboli ‘in cui don Gallo credeva maggiormente: la Bibbia e la Costituzione’. Applausi in chiesa per il fondatore di Libera.(ANSA).

DON GALLO: DON CIOTTI, POVERI E ULTIMI CI INDICANO LA STRADA =(AGI) – Genova, 25 mag. – “Sono i poveri, gli ultimi quelli che ci aiutano a incontrare Dio, ci mettono in discussione, ci indicano la strada”. Cosi’ Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, nel suo intervento durante i funerali di Don Andrea Gallo, nella Chiesa del Carmine a Genova. Don Ciotti ha ricordato di aver conosciuto Don Andrea oltre quarant’anni fa e ha poi salutato Don Federico Rebora che “lo ha accolto a San Benedetto. Don Gallo – ha aggiunto il fondatore di Libera – ci ha insegnato a guardarci dentro, senza avere paura delle nostre contraddizioni, delle nostre ambiguita’, dei nostri limiti: se trovate qualcuno che ha capito tutto, a nome di Don Gallo e mio, salutatelo e cambiate strada“.

DON GALLO: DON CIOTTI, POVERI E ULTIMI CI INDICANO LA STRADA (2)=(AGI) – Genova, 25 mag. – Don Ciotti ha poi sottolineato come Don Gallo “ci ha educato a mettere al centro la persona, la sua originalita’, il fatto che ogni persona e’ vita e la diversita’ e il sale della vita e mai deve diventare avversita'”. “Don Ciotti ha ricordato che Don Gallo “non ha temuto di sporcarsi le mani” e lo ha ringraziatoper le porte che hai aperto e hai lasciato aperte, nel segno di una Chiesa che accoglie, di una porta che si deve aprire a chiunque.Grazie – ha aggiunto – di aver testimoniato una Chiesa capace davvero di stare dalla parte della dignita’ della persona umana“.

DON GALLO. LUIGI CIOTTI: VANGELO E COSTITUZIONE, CIELO E TERRA(DIRE) Roma, 25 mag. – “Andrea e’ stato un sacerdote, un prete, che ha dato un nome a chi non lo aveva o se lo era visto negare da qualcuno”. E’ il saluto di Don Luigi Ciotti, nella Chiesa del Carmine di Genova, ad Andrea Gallo, di cui si celebrano i funerali.”Ci ha insegnato– dice don Ciotti- a guardare nei nostri limiti. Se trovate qualcuno che ha capito tutto, a nome di Don Gallo e mio, salutatelo e cambiate strada, per piacere. E’ la strada che ci ha insegnato che ogni persona e’ vita, e’ storia.E che la diversita’ mai deve diventare avversita'”.Don Ciotti spiega che “sono i poveri, gli ultimi, quelli che fanno piu’ fatica, che ci aiutano a incontrare Dio che ci indicano la strada. Grazie Andrea per i tratti di cammino percorsi insieme. Grazie per le porte che hai aperto, e che hai lasciato aperto”. Quindi Don Ciotti ricorda le parole del Pontefice: “Sono contento che Papa Francesco ha detto ‘no ai cristiani da salotto’. E ne era contento anche Andrea” che “ha sempre saldato il Cielo e la Terra. Per lui- osserva il fondatore del Gruppo Abele- erano chiari due riferimenti: il Vangelo e la Costituzione”.

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DON GALLO. LUIGI CIOTTI: VANGELO E COSTITUZIONE, CIELO E TERRA -2-(DIRE) Roma, 25 mag. – Oggi, sottolinea il sacerdote, “nel nostro Paese si respira malessere, che si costruisce sull’illegalita’ diffusa sulla pelle dei piu’ poveri, sul crescere dell’egoismo e dell’individualismo sociale. C’e’ troppo perbenismo di facciata”.Quindi Don Ciotti ricorda le battaglie comuni: “La ricerca della verita’ per la morte di Carlo Giuliani, la rabbia contro la base di Vicenza: ma che ce ne facciamo delle grandi opere quando non ci sono i soldi per i servizi? Gridiamo ancora una volta insieme a lui la vergogna delle carceri e dei Cie, gabbie per i migranti”, dice il sacerdote applaudito dalla folla. Don Ciotti ricorda “la vicinanza di Don Gallo ai camalli, agli operai che lo hanno accompagnato fino a qui e che lottano per il lavoro.Dobbiamo stare alla tavola dei poveri”, e’ l’invito del sacerdote che legge le parole di Don Gallo nella sua ultima intervista: “Nel commentare l’attualita’ c’e’ il rischio di lanciare un bollettino di guerra. Io pero’- diceva Don Gallo- mi colloco tra coloro che desiderano impegnarsi e spendere energie, capacita’, relazioni. Perche’ e’ vero che il Male urla forte, ma la speranza urla ancora piu’ forte”.

DON GALLO: DON CIOTTI ACCLAMATO, HA DATO NOME A CHI NON L’AVEVA =(AGI) – Genova, 25 mag. – Tanti applausi hanno interrotto piu’ volte l’intervento di Don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera, che ha preso la parola durante i funerali di Don Andrea Gallo, nella Chiesa del Carmine, a Genova. Don Ciotti ha ricordato che “Don Andrea e’ stato sacerdote, un prete che ha dato nome a chi non l’aveva o, se lo aveva, se lo era visto negare da qualcuno” per “riconoscere la dignita’, la liberta’ della persona su cui bisogna continuare sempre a scommettere”. All’interno della chiesa sono almeno un migliaio le persone che hanno seguito le esequie, mentre all’esterno oltre cinquemila hanno seguito il rito funebre.

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IL “PORTARE” VALE PIU’ DELL’ARRIVARE – Angelo Nocent

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Mentre ci avviciniamo alla PENTECOSTE, un invito a prendere coscienza del nostro BATTESIMO attraverso i suggerimenti di Padre Raniero Cantalamessa.

Fonte battesimale - Chiesa madre di Cervignano

Fonte battesimale – Chiesa madre di Cervignano – Qui ho ricevuto il Battesimo

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SIGNORE, insegnami che il PORTARE vale più dell’ARRIVARE

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DON FABRIZIO DE MICHINO, un giovane sacerdote napoletano – Angelo Nocent

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“Anche nella stanchezza percepisco davvero questa forza che non viene da me ma da Dio che mi permette di svolgere con semplicità il mio ministero.


Don Fabrizio De Michino, giovane sacerdote napoletano, scrive al Papa prima di morire. La sua lettera:

Papa Francesco_malato 02“A Sua Santità Papa Francesco
Santo Padre, nelle mie quotidiane preghiere che rivolgo a Dio, non smetto di pregare per Lei e per il ministero che il Signore stesso Le ha affidato, affinché possa darle sempre forza e gioia per continuare ad annunciare la bella notizia del Vangelo.


Don Fabrizio De MichinoMi chiamo Fabrizio De Michino e sono un giovane sacerdote della Diocesi di Napoli. Ho 31 anni e da cinque sacerdote. Svolgo il mio servizio sia presso il Seminario Arcivescovile di Napoli come educatore del gruppo dei diaconi, che in una parrocchia a Ponticelli, che si trova alla periferia est di Napoli. La Parrocchia, ricordando il miracolo avvenuto sul colle Esquilino, è intitolata alla Madonna della Neve e nel 2014 celebrerà il primo centenario dell’Incoronazione della statua lignea del 1500, molto cara a tutti gli abitanti.

Ponticelli - NapoliPonticelli è un quartiere degradato con molta criminalità e povertà, ma ogni giorno scopro davvero la bellezza di vedere quello che il Signore opera in queste persone che si fidano di Dio e della Madonna.
Anch’io da quando sono in questa parrocchia ho potuto ampliare sempre più il mio amore fiducioso verso la Madre Celeste, sperimentando anche nelle difficoltà la sua vicinanza e protezione. Purtroppo sono tre anni che mi trovo a lottare contro una malattia rara: un tumore proprio all’interno del cuore e da qualche mese anche nove metastasi al fegato e alla milza. In questi anni non facili, però, non ho mai perso la gioia di essere annunciatore del Vangelo.

Anche nella stanchezza percepisco davvero questa forza che non viene da me ma da Dio che mi permette di svolgere con semplicità il mio ministero. C’è un versetto biblico che mi sta accompagnando e che mi infonde fiducia nella forza del Signore, ed è quello di Ezechiele: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno Spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.” (Ez 36, 26)
In questo tempo molto vicina è la presenza del mio Vescovo, il Card. Crescenzio Sepe, che mi sostiene costantemente, anche se a volte mi dice di riposarmi un po’ per non affaticarmi troppo.

Ringraziando Dio anche i miei familiari e i miei amici sacerdoti mi aiutano e sostengono soprattutto quando faccio le varie terapie, condividendo con me i vari momenti d’inevitabile sofferenza. Anche i medici mi assistono tantissimo e fanno di tutto per trovare le giuste terapie da somministrarmi.
Santo Padre, sarò stato un po’ lungo in questo mio scritto, ma volevo solamente dirLe che offro al Signore tutto questo per il bene della Chiesa e per Lei in modo particolare, perché il Signore La benedica sempre e La accompagni in questo ministero di servizio e amore.

Le chiedo, nelle Sue preghiere di aggiungere anche me: quello che chiedo ogni giorno al Signore è di fare la Sua volontà, sempre e comunque. Spesso, è vero, non chiedo a Dio la mia guarigione, ma chiedo la forza e la gioia di continuare ad essere vero testimone del suo amore e sacerdote secondo il suo cuore.

Certo delle Sue paterne preghiere, La saluto devotamente.
Don Fabrizio De Michino”

Don Fabrizio è deceduto il 1º gennaio 2014

1-Don Fabrizio De Michino 3

Magnificat anima mea Dominum !

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Napoli

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DOVE VANNO A FINIRE I TIEPIDI ? – Angelo Nocent

Papa-Benedetto-XVI“E oggi noi dobbiamo annunciare senza tiepidezza che «il fuoco di Dio è fuoco trasformante, fuoco di passione – certamente – che distrugge anche tanto in noi, che porta a Dio, ma fuoco soprattutto che trasforma, rinnova e crea una novità dell’uomo, che diventa luce in Dio». (Benedetto XVI)

http://www.zenit.org/it/articles/la-fede-e-un-fuoco-intelligente-confessarla-trasforma-il-mondo

San Riccardo PampuriForse il cruccio principale di San Riccardo Pampuri è sempre stato quello della “TIEPIDEZZA” che compare frequentemente nelle sue lettere alla sorella. Ed è anche il mio quando mi torna in mente questo passo dell’Apocalisse:

1Per la chiesa che è nella città di Sardi, scrivi questo: Così dice il Signore, che tiene in mano i sette spiriti di Dio e le sette stelle: Io vi conosco bene. Tutti vi credono una chiesa vivente, ma in realtà siete morti. 2Svegliatevi! Rafforzate la fede dei pochi che sono ancora viventi, prima che muoiano del tutto! Di quello che fate, non ho trovato nulla che il mio Dio possa considerare ben fatto. 3Ricordate come avete ricevuto la parola e siete diventati credenti: ebbene, mettetela in pratica; cambiate vita! Se continuate a dormire, verrò come un ladro, all’improvviso, e piomberò su di voi senza che sappiate quando’. 4‘Tuttavia ci sono alcuni di voi, a Sardi, che non si sono macchiati di infedeltà. Essi vivranno con me, vestiti di tuniche bianche, perché ne sono degni. 5‘I vincitori saranno vestiti così, con bianche tuniche: io non cancellerò i loro nomi dal libro della vita. Anzi, li riconoscerò come miei seguaci davanti a Dio, mio Padre, e davanti ai suoi angeli. 6‘Chi è in grado di udire ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.

1-1 gennaio 201519

Padre Michel-Marie, una tonaca nella Marsiglia profonda

Vita, opere e miracoli di un parroco di una città di Francia. Che ha fatto rifiorire la fede dove si era inaridita

di Sandro Magister

ROMA, 4 dicembre 2012 – Il titolo di questo servizio è lo stesso che “Avvenire” ha dato a un reportage da Marsiglia della sua inviata Marina Corradi, sulle tracce del parroco di un quartiere dietro il vecchio porto.

Un parroco le cui messe sono stracolme di gente. Che confessa ogni sera fino a tarda ora. Che ha battezzato tanti convertiti. Che indossa sempre la veste talare affinché tutti lo riconoscano come prete anche da lontano.

Joseph-Marie PerrinMichel-Marie Zanotti-Sorkine è nato nel 1959 a Nizza da una famiglia un po’ russa e un po’ corsa. Da giovane canta nei locali notturni di Parigi, ma poi con gli anni prorompe in lui la vocazione al sacerdozio, avuta fin da bambino. Gli fanno da guida padre Joseph-Marie Perrin, che fu direttore spirituale di Simone Weil, e padre Marie-Dominique Philippe, fondatore della congregazione di Saint Jean. Studia a Roma all’Angelicum, la facoltà teologica dei domenicani. È ordinato prete nel 2004 dal cardinale Bernard Panafieu, allora arcivescovo di Marsiglia. Scrive libri, l’ultimo dei quali ha per titolo “Au diable la tiédeur”, al diavolo la tiepidezza, ed è dedicato ai sacerdoti. È parroco a Saint-Vincent-de-Paul.

E in questa parrocchia sulla rue Canabière, che risale dal vecchio porto tra case e negozi dimessi, con molti clochard, immigrati, rom, dove i turisti non si avventurano, in una Marsiglia e in una Francia dove la pratica religiosa è quasi ovunque ai minimi termini, padre Michel-Marie ha fatto rifiorire la fede cattolica.

Come? Marina Corradi l’ha incontrato. E racconta.

Il reportage è uscito su “Avvenire”, il quotidiano della conferenza episcopale italiana, il 29 novembre. Primo di una serie che vuole presentare dei testimoni della fede noti e meno noti, capaci di generare stupore evangelico in chi li incontra.

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1-Fraternità 12 apostoliOrdinations diaconales pour la Fraternité des Saints Apôtres

http://www.riposte-catholique.fr/riposte-catholique-blog/ordinations-diacnales-pour-la-fraternite-des-saints-apotres

“IL PAPA HA RAGIONE: TUTTO DEVE RICOMINCIARE DA CRISTO”

di Marina Corradi

Quella tonaca nera svolazzante sulla rue Canabière, tra una folla più maghrebina che francese, ti fa voltare. Toh, un prete, e vestito come una volta, per le strade di Marsiglia. Un uomo bruno, sorridente, eppure con un che di riservato, di monacale. E che storia, alle spalle: cantava nei locali notturni di Parigi, solo otto anni fa è stato ordinato e da allora è parroco qui, a Saint-Vincent-de-Paul.

Ma la storia in realtà è anche più complicata: Michel-Marie Zanotti-Sorkine, 53 anni, discende da un nonno ebreo russo, immigrato in Francia, che prima della guerra fece battezzare le figlie. Una di queste figlie, scampate all’Olocausto, ha messo al mondo padre Michel-Marie, che per parte paterna è invece mezzo corso e mezzo italiano. (Che bizzarro incrocio, pensi: e guardi con stupore la sua faccia, cercando di capire com’è un uomo, con dietro un tale nodo di radici). Ma se una domenica entri nella sua chiesa gremita, e ascolti come parla di Cristo con semplici quotidiane parole; e se osservi la religiosa lentezza dell’elevazione dell’ostia, in un silenzio assoluto, ti domandi chi sia questo prete, e cosa in lui affascini, e faccia ritornare chi è lontano.

Infine ce l’hai davanti, nella sua canonica bianca, claustrale. Sembra più giovane dei suoi anni; non ha quelle rughe di amarezza che marchiano col tempo la faccia di un uomo. Una pace addosso, una letizia che stupisce. Ma lei chi è?, vorresti chiedergli immediatamente.

Davanti a un pasto frugale, cenni di una vita intera. Due splendidi genitori. La madre, battezzata ma solo formalmente cattolica, lascia che il figlio frequenti la Chiesa. La fede gli è contagiata “da un vecchio prete, un salesiano in talare nera, uomo di fede generosa e smisurata“. Il desiderio, a otto anni, di essere sacerdote. A tredici perde la madre: “Il dolore mi ha devastato. E però non ho mai dubitato di Dio“. L’adolescenza, la musica, e quella bella voce. I piano bar di Parigi potranno sembrare poco adatti a discernere una vocazione religiosa. Eppure, intanto che la scelta lentamente matura, i padri spirituali di Michel-Marie gli dicono di restare nelle notti parigine: perché anche lì c’è bisogno di un segno. La vocazione infine preme. Nel 1999, a 40 anni, si avvera il desiderio infantile: sacerdote, e in talare, come quel vecchio salesiano.

Perché la talare? “Per me – sorride – è una divisa da lavoro. Vuole essere un segno per chi mi incontra, e soprattutto per chi non crede. Così sono riconoscibile come sacerdote, sempre. Così per strada sfrutto ogni occasione per fare amicizia. Padre, mi chiede uno, dov’è la posta? Venga, l’accompagno, rispondo io, e intanto si parla, e scopro che i figli di quell’uomo non sono battezzati. Me li porti, dico alla fine; e spesso quei bambini, poi, li battezzo. Cerco in ogni modo di mostrare con la mia faccia un’umanità buona. L’altro giorno addirittura – ride – in un bar un vecchio mi ha chiesto su quali cavalli puntare. Io gli ho dato i cavalli. Ho chiesto scusa alla Madonna, fra me: ma sai, le ho detto, è per fare amicizia con quest’uomo. Come diceva un prete, che è stato mio maestro, a chi gli chiedeva come convertire i marxisti: ‘Occorre diventare loro amici’, rispondeva“.

Michel-Marie Zanotti-Sorkine

Poi, in chiesa, la messa è severa e bella. Il prete affabile della Canabière è un prete rigoroso. Perché cura tanto la liturgia? “Voglio che tutto sia splendente attorno all’ Eucaristia. Voglio che all’elevazione la gente capisca che Lui è qui, davvero. Non è teatro, non è pompa superflua: è abitare il Mistero. Anche il cuore ha bisogno di sentire“.

Lui insiste molto sulla responsabilità del sacerdote, anzi in un suo libro – ha scritto numerosi libri, e scrive ancora, a volte, canzoni – afferma che un sacerdote che abbia la chiesa vuota si deve interrogare e dire: “È a noi che manca il fuoco”. Spiega: “Il sacerdote è ‘alter Christus’, è chiamato a riflettere in sé Cristo. Questo non significa chiedere a noi stessi la perfezione; ma essere consci dei nostri peccati, della nostra miseria, per poter comprendere e perdonare chiunque si presenti in confessionale”.

In confessionale, padre Michel-Marie va tutte le sere, con assoluta puntualità, alle cinque, sempre. (La gente, dice, deve sapere che il prete c’è, comunque). Poi resta in sacristia fino alle undici, per chiunque desideri andarci: “Voglio dare il segno di una disponibilità illimitata“. A giudicare dal continuo pellegrinaggio di fedeli, a sera, si direbbe che funzioni. Come una domanda profonda che emerga da questa città, apparentemente lontana. Cosa vogliono? “La prima cosa è sentirsi dire: tu sei amato. La seconda: Dio ha un progetto su di te. Non bisogna farli sentire giudicati, ma accolti. Occorre far capire che l’unico che può cambiare la loro vita è Cristo. E Maria. Due sono le cose che secondo me permettono un ritorno alla fede: l’abbraccio mariano, e l’apologetica appassionata, che tocca il cuore“.

“Chi mi cerca – continua – prima di tutto domanda un aiuto umano, e io cerco di dare tutto l’aiuto possibile. Non dimenticando che il mendicante ha bisogno di mangiare, ma ha anche un’anima. Alla donna offesa dico: mandami tuo marito, gli parlo io. Ma poi, quanti vengono a dire che sono tristi, che vivono male… Allora chiedo: da quanto lei non si confessa? Perché so che il peccato pesa, e la tristezza del peccato tormenta. Mi sono convinto che ciò che fa soffrire tanta gente è la mancanza dei sacramenti. Il sacramento è il divino alla portata dell’uomo: e senza questo nutrimento non possiamo vivere. Io vedo la grazia operare, e che le persone cambiano”.

Giornate totalmente donate, per strada, o in confessionale, fino a notte. Dove prende le forze? Lui – quasi pudicamente, come si parla di un amore – dice di un profondo rapporto con Maria, di una confidenza assoluta con lei: “Maria è l’atto di fede totale, nell’abbandono sotto alla Croce. Maria è assoluta compassione. È pura bellezza offerta all’uomo”. E ama il rosario, l’umiltà del rosario, il prete della Canabière: “Quando confesso, spesso dico il rosario, il che non mi impedisce di ascoltare; quando do la comunione, prego”. Lo ascolti intimidita. Ma allora, tutti i preti dovrebbero avere una dedizione assoluta, quasi da santi? “Io non sono un santo, e non credo che tutti i preti debbano essere santi. Però possono essere uomini buoni. La gente sarà attratta dal loro volto buono“.

Problemi, in strade a così forte presenza di musulmani immigrati? No, dice semplicemente: “Rispettano me e questa veste“. In chiesa accoglie chiunque con gioia: “Anche le prostitute. Do loro la comunione. Che dovrei dire? Diventate oneste, prima di entrare qui? Cristo è venuto per i peccatori e io ho l’ansia, nel negare un sacramento, che lui un giorno me ne possa rendere conto. Ma noi sappiamo ancora la forza dei sacramenti? Ho il dubbio che abbiamo troppo burocratizzato l’ammissione al battesimo. Penso al battesimo di mia madre ebrea, che, quanto alla richiesta di mio nonno, fu un atto solo formale: eppure, anche da quel battesimo è venuto un sacerdote“.

E la nuova evangelizzazione? “Vede – dice al congedo, nella sua canonica – più invecchio e più capisco ciò che ci dice Benedetto XVI: tutto davvero ricomincia da Cristo. Possiamo solo tornare alla sorgente“.

Più tardi poi lo intravedi da lontano, per strada, con quella veste nera mossa dal passo veloce. “La porto – ti ha detto – perché mi riconosca uno che magari altrimenti non incontrerei mai. Quello sconosciuto, che mi è estremamente caro”.

 

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FATIMA – VOCAZIONI – Angelo Nocent

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A VENT’ANNI ERO AUDACE – Angelo Nocent

Brezza

“…Ed ecco che il Signore passò.

  • Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.
  • Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.
  • Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.
  • Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera”
    (1 Re 19, 11-12)

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