LA FARMACIA VATICANA FORNISCE ASSISTENZA AGLI IMMIGRATI – Angelo Nocent

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farmacia-vaticana(RV) La carità può essere esercitata in tutti i nostri luoghi di vita, anche in laboratorio. Così la farmacia del Vaticano contribuisce per venire in aiuto agli immigrati. Questo contributo si manifesta tra l’altro, sotto forma di un vaso bianco sormontato da un berretto rosso. Contiene benzilbenzoato, uno dei rimedi più efficaci contro la scabbia.

2-Farmacia Vaticana 2Questo unguento viene prodotta ogni giorno nei laboratori della farmacia su richiesta della cappellania apostolica, che è responsabile per la distribuzione direttamente nei centri di accoglienza di Roma dove sono stipati migliaia di migranti di tutte le origini, lingue, età e religioni. Essi sono particolarmente esposti a scabbia, una malattia altamente contagiosa e comune in aree affollate dove l’igiene è limitato.

In una di queste strutture sempre affollate, i volontari della ELEMOSINERIA APOSTOLICA hanno consegnato in questi giorni cinquanta chili di medicine contro la scabbia e un centinaio di scatole di antibiotici, antistaminici e una cinquantina di pomate contro le micosi (infezioni fungine della pelle).

1-Farmacia Vaticana

Pur rimanendo fedele alla tradizione farmacologica dei Religiosi Ospedalieri dell’Ordine di San Giovanni di Dio – Fatebenefratelli – che la fondarono nel 1874 su richiesta di Papa Pio IX, la Farmacia Vaticana ha recentemente rinnovato il suo laboratorio galenico dotandosi di strumenti tecnologici d’avanguardia. Situato nel Palazzo del Belvedere, questa mitica farmacia molto ricercata nel mondo, produce farmaci di alta qualità a base di piante officinali.

E’ in prima linea nella lotta contro la scabbia, ma anche contro le piaghe da decubito e punture di zanzara. Secondo recenti statistiche, accoglie più di 2.000 clienti al giorno e il suo servizio di trasporto internazionale manda farmaci in ogni angolo del pianeta. Oltre la farmacia, il più piccolo stato del mondo dispone di alcuni propri servizi: una banca, un supermercato e anche un ufficio postale. (Con l’Osservatore Romano)

1-Fra Rafael Ceniso - Direttore Farmacia Vaticana

Fra Rafael Ceniso Direttore e Priore della Farmacia Vaticana

La pharmacie du Vatican apporte son aide aux immigrés

(RV) La charité peut s’exercer dans tous nos lieux de vie, y compris dans les laboratoires. Ainsi, la pharmacie du Vatican apporte sa contribution pour venir en aide aux immigrés. Cette contribution se manifeste entre autres sous la forme d’un pot blanc surmonté d’un bouchon rouge. Il contient du benzoate de benzyle, un des remèdes les plus efficaces contre la gale.

Cet onguent est produit quotidiennement dans les laboratoires de la pharmacie à la demande de l’aumônerie apostolique, qui se charge de le distribuer directement dans les centres d’accueil de Rome où s’entassent des milliers de migrants de toutes origines, langues, âges et religions. Ceux-ci sont particulièrement exposés à la gale, une affection très contagieuse et fréquente dans les endroits surpeuplés où les conditions d’hygiène sont limitées.

Dans l’une de ces structures toujours bondées, les volontaires de l’aumônerie ont livré ces jours derniers cinquante kilos de remèdes contre la gale ainsi qu’une centaine de boites d’antibiotiques, d’antihistaminiques et une cinquantaine de pommades contre les mycoses cutanées.

Tout en restant fidèle à la tradition pharmacologique des religieux de l’Ordre de Saint-Jean-de-Dieu qui l’ont fondée en 1874, à la demande du pape Pie IX, la pharmacie du Vatican a récemment renouvelé son laboratoire galénique en le dotant des instruments technologiques les plus performants. Située dans le palais du Belvédère, cette pharmacie mythique sollicitée par le monde entier produit des remèdes de très grande qualité à base de plantes officinales.

Elle est en première ligne dans la lutte contre la gale mais aussi contre les escarres et les piqûres de moustiques. Selon des statistiques récentes, elle accueille plus de 2000 clients par jour et son service international d’expédition envoie des médicaments aux quatre coins de la planète. Outre la pharmacie, le plus petit État du monde possède quelques services qui lui sont propres : une banque, un supermarché ou encore un bureau de poste. (Avec L’osservatore romano)

Farmacia Vaticana 6

The Vatican Pharmacy provides assistance to immigrants

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(RV) The charity may be exercised in all our places of life, including in laboratories. Thus the Vatican pharmacy contributes to support for immigrants. This contribution manifests itself among others in the form of a white pot topped with a red cap. It contains benzyl benzoate, one of the most effective remedies against scabies.

This ointment is produced every day in the laboratories of pharmacy at the request of the apostolic chaplaincy, which is responsible for distributing it directly in the reception centers of Rome crammed thousands of migrants of all origins, languages, ages and religions. They are particularly exposed to scabies, a highly contagious disease and common in crowded areas where sanitation is limited.

In one of these structures always crowded, chaplaincy volunteers delivered these days fifty kilos of medicines against scabies and about a hundred boxes of antibiotics, antihistamines and fifty ointments against fungal infections skin.

While remaining faithful to the tradition pharmacological religious of the Order of Saint-Jean-de-Dieu who founded it in 1874, at the request of Pope Pius IX, the Vatican Pharmacy has recently renewed its pharmaceutical laboratory on providing the most efficient technological instruments. Located in the Belvedere Palace, this legendary pharmacy sought by the world produces high quality medicines made from medicinal plants.

It is at the forefront in the fight against scabies but also against bedsores and mosquito bites. According to recent statistics, it welcomes more than 2,000 customers a day and its international shipping service sends drugs to every corner of the planet. Besides pharmaceuticals, the smallest state in the world has some services of its own: a bank, a supermarket or a post office. (With The osservatore Romano)

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La farmacia del Vaticano ofrece asistencia a los inmigrantes

(RV) La caridad puede ejercerse en todos nuestros lugares de la vida, incluso en los laboratorios. Así la farmacia vaticana contribuye a apoyar a los inmigrantes. Esta contribución se manifiesta entre otros en la forma de un bote blanco cubierto con una gorra roja. Contiene benzoato de bencilo, uno de los remedios más eficaces contra la sarna.

Este ungüento se produce todos los días en los laboratorios de farmacia, a petición de la capellanía apostólica, que se encarga de distribuir directamente en los centros de acogida de Roma hacinados miles de migrantes de todos los orígenes, idiomas, edades y religiones. Ellos están particularmente expuestas a la sarna, una enfermedad altamente contagiosa y común en las zonas muy pobladas donde el saneamiento es limitado.

En una de estas estructuras siempre lleno de gente, los voluntarios de capellanía entregan estos días cincuenta kilos de medicamentos contra la sarna y alrededor de un centenar de cajas de antibióticos, antihistamínicos y cincuenta ungüentos contra las infecciones por hongos piel.

Si bien se mantiene fiel a la tradición farmacológica religiosa de la Orden de Saint-Jean-de-Dieu que la fundó en 1874, a petición del Papa Pío IX, la Farmacia Vaticana ha renovado recientemente su laboratorio farmacéutico en proporcionando los instrumentos tecnológicos más eficientes. Ubicado en el Palacio de Belvedere, esta farmacia legendaria buscado por el mundo produce medicamentos de alta calidad a base de plantas medicinales.

Se está a la vanguardia en la lucha contra la sarna, sino también contra las escaras y las picaduras de mosquitos. Según estadísticas recientes, se da la bienvenida a más de 2.000 clientes al día y su servicio de envío internacional envía medicamentos a todos los rincones del planeta. Además de los productos farmacéuticos, el estado más pequeño del mundo cuenta con algunos servicios de su propia: un banco, un supermercado o una oficina de correos. (Con El Osservatore Romano)

AvvenireDalla Farmacia Vaticana crema anti-scabbia

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Un barattolo bianco con tappo rosso e un’etichetta adesiva: benzil benzoato al 20%. Per gli addetti ai lavori è uno dei più efficaci trattamenti contro la scabbia. Per la Farmacia Vaticana è anche un modo nuovo per esercitare la carità e proseguire nel servizio alla persona umana, senza distinzioni di razza, lingua, età e religione.

Il barattolo, come riferisce l’Osservatore Romano, contiene un unguento che la farmacia realizza nei propri laboratori per venire incontro alle necessità delle migliaia di immigrati che giungono ogni anno in Italia. La preparazione viene prodotta su richiesta dell’Elemosineria apostolica, che si incarica poi di distribuire il medicinale recandosi periodicamente nei vari centri di accoglienza a Roma per portare la carità del Papa ai bisognosi.

Proprio di recente, in una delle strutture più affollate della città – il centro Baobab alla Tiburtina – i volontari dell’ Elemosineria hanno consegnato 50 chili del farmaco anti-scabbia, insieme a un centinaio di confezioni di antibiotici e antistaminici, e a una cinquantina di pomate antimicotiche.

L’unguento è uno dei preparati galenici che vengono fatti ogni giorno nel laboratorio della Farmacia vaticana. In questi ultimi tempi, tra l’altro, il laboratorio si è rinnovato pur rimanendo fedele all’antica tradizione farmacologica dei Fatebenefratelli, che nel 1874 diedero vita all’istituzione in Vaticano.



Farmacia Vaticana 5

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MARTINI HA FATTO CORRERE LA PAROLA DA ORIENTE A OCCIDENTE – Angelo Nocent

1-Carlo Maria Martini in piazza San Pietro a Roma

E’ sempre piacevole sentir parlar bene del proprio Padre…

A tre anni dalla morte esce un volume che raccoglie 111 ritratti inediti del cardinale. Riprendo in anteprima quello di Enzo bianchi.

Martini, così corre la parola

Avvenire, 30 Agosto 2015
di ENZO BIANCHI
Bianchi Enzo 1_Il significato fondamentale della nostra vita consiste nella vita di Cristo stesso donataci nel battesimo, nella giustizia e nell’amore di Cristo che operano in noi a servizio dei fratelli e danno un senso diverso, gioioso, a ogni tipo di esperienza o di incontro quotidiano.

Da Messaggio per l’ingresso nell’arcidiocesi di Milano, 10 febbraio 1980 (in Le ragioni del credere. Scritti e interventi, Mondadori, Milano 2011, p. 6)

È a Gerusalemme che ci siamo incontrati di persona la prima volta: padre Carlo Maria Martini era professore al Pontificio Istituto Biblico e teneva il consueto semestre di insegnamento in Terrasanta; io stavo vivendo alcuni mesi sabbatici in cui approfondivo la conoscenza dell’ebraico biblico. All’epoca già ero familiare con i suoi studi esegetici, che sempre mi impressionavano per la rara capacità di mettere in risalto la “lettera” così da andare con maggior penetrazione allo “spirito” dello “sta scritto”.

Ci trovavamo all’Istituto biblico, in città nuova, per conversare o cenare insieme, anche perché padre Martini era molto interessato al mio Pregare la Parola, il testo che avevo pubblicato sulla pratica della lectio divina. Dagli incontri e dalla frequentazione di quei mesi è nata un’amicizia profonda. Rientrati entrambi in Italia, padre Martini non mancava mai di passare per Bose quando da Roma si recava presso la sua famiglia d’origine a Torino: la preghiera comunitaria, a volte il pasto fraterno, sempre la sollecitudine per la Chiesa di Dio era ciò che amavamo condividere.

La sua nomina ad arcivescovo di Milano ha poi mutato tempi e modalità dei nostri incontri, così come il suo ministero, ma non ha cambiato il cuore del suo essere cristiano e pastore. Durante i lunghi anni di episcopato e poi quelli successivi di progressivo indebolimento, ci vedevamo alcune volte all’anno: non solo per iniziative, come la Cattedra dei non credenti, nelle quali aveva pensato di coinvolgermi, ma ancor più per momenti di confronto in arcivescovado a Milano su quanto stava a cuore a entrambi circa la presenza della chiesa nella società contemporanea, l’impatto del Vangelo nella vita quotidiana odierna, in Italia come nel mondo. Quando poi veniva a trovarmi a Bose, ero sempre stupito dalla sua attenzione e sollecitudine per i fratelli e le sorelle della Comunità, in particolare per quelli provenienti dalla sua diocesi, che avevano compiuto il cammino di cristiani adulti sotto la sua guida pastorale: le sue erano parole di incoraggiamento e fiducia, squarci di visione dilatata, pensieri e parole ricche di parresia evangelica e di macrothymia, capacità di pensare in grande, di offrire un respiro a misura dell’umanità.

Incontrare con il cardinal Martini per me significava sempre riandare all’essenziale di cosa significa essere uomini della Parola: letta, studiata, meditata, pregata, amata, la parola di Dio per Martini era “lampada per i suoi passi, luce per il cammino” ed era anche, e proprio per questo, chiave di lettura dell’agire quotidiano, luogo di ascolto, di discernimento, di visione profetica. Ma l’aspetto ancor più impressionante del suo essere uomo, cristiano, vescovo della Parola, emergeva dalla sua grande capacità di ascolto: dialogare con lui era sperimentare di persona cosa sia un orecchio attento e un cuore accogliente, cosa significhi pensare e pregare prima di formulare una risposta, cogliere il non detto a partire dalle poche parole proferite dall’interlocutore, capirne i silenzi. Era da questo ascolto attento, della Parola e dell’interlocutore, che ho visto nascere nel card. Martini la capacità di gesti profetici, la sollecitudine per la chiesa e per la sua unità, la vicinanza ai poveri, il farsi prossimo ai lontani, il dialogo con i non credenti. In lui coglievo una delle rare figure di ecclesiastici senza tattiche, né strategie, né calcoli di governo, ma quella vita di Cristo e in Cristo che aveva posto come chiave di lettura dell’esistenza di ogni battezzato e del suo ministero pastorale, fin dal messaggio alla diocesi nel giorno del suo ingresso a Milano.

Vorrei concludere questo ricordo rievocando l’ultima sua visita a Bose, quando le forze già cominciavano ad abbandonarlo senza minimamente intaccare la sua lucidità e la sua passione per il Vangelo e per la “corsa della Parola” tra gli uomini e le donne del nostro tempo. “Vedo ormai davanti a me la vita eterna – ci disse con grande semplicità e forza – sono venuto per darvi il mio ultimo saluto, il mio grazie al Signore per questa lunga amicizia nel Suo nome: conto sulla vostra preghiera e sul vostro affetto”. E così, come un padre pieno di sollecitudine, ci parlò della morte e del morire, della risurrezione e della vita: “Si muore soli! Tuttavia, come Gesù, chi muore in Dio si sa accolto dalle braccia del Padre che, nello Spirito, colma l’abisso della distanza e fa nascere l’eterna comunione della vita. Nella luce della risurrezione di Gesù possiamo intuire qualcosa di ciò che sarà la risurrezione della carne. L’anticipazione vigilante della risurrezione finale è in ogni bellezza, in ogni letizia, in ogni profondità della gioia che raggiunge anche il corpo e le cose”.

Per me aver conosciuto e amato il card. Martini, aver avuto il grande dono della sua amicizia è stata occasione di questa letizia e gioia profonda, ha significato comprendere perché i padri della chiesa erano soliti dire che i discepoli autentici del Signore sono sequentiae sancti Evangelii, brani del Vangelo, narrazioni dell’amore di Dio per l’umanità tutta.

Pubblicato su: Avvenire

Carlo Maria Martini

Carlo Maria Martini

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FRA RAIMONDO FABELLO – CARLO MARIA MARTINI: due anniversari – Angelo Nocent

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http://laporta.altervista.org/la-morte-dellamico-raimondo-fabello-angelo-nocent/

Carlo Maria Martini - Tomba ai piedi del Crocefisso

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INTERCESSORI

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MONICA, MADRE DI AGOSTINO – TUTTO BENE ? – Angelo Nocent

1-Sant'Agostinoe Santa Monica

SON TUTTE BELLE LE MAMME DEL MONDO, MA ATTENZIONE…

Ho appena postato su facebook alcuni appunti per fare memoria (27 Agosto) di SANTA MONICA, la madre di Sant’Agostino, additata come patrona e modella di tutte le mamma.

agostino-e-la-madre-monica24250j-258x300Stavamo sempre insieme e avevamo fatto il san­to proposito di abitare insieme anche per l’avve­nire. In cerca anzi di un luogo ove meglio operare servendoti, prendemmo congiuntamente la via del ritorno verso l’Africa. Senonché presso Ostia Tibe­rina mia madre mori.

Tralascio molti avvenimenti per la fretta che mi pervade. Raccogli la mia confessione e i miei rin­graziamenti, Dio mio, per innumerevoli fatti che pure taccio. Ma non tralascerò i pensieri che partori­sce la mia anima al ricordo di quella tua serva, che mi partorí con la carne a questa vita temporale e col cuore alla vita eterna.
Non discorrerò per que­sto di doni suoi, ma di doni tuoi a lei, che non si era fatta da se sola, né da sé sola educata. (Confess. 9, 8, 17

Era stata sposa di un sol uomo, aveva ripagato il suo debito ai genitori, aveva governato santamen­te la sua casa, aveva la testimonianza delle buone opere, aveva allevato i suoi figli partorendoli tante volte, quante li vedeva allontanarsi da te. (Confess. 9, 9, 22)

…Ma tu stendesti la tua mano dall’alto e traesti la mia anima da un tale abisso di tenebre, mentre per amor mio piangeva innanzi a te mia madre, tua fedele, versando piú lacrime di quante ne versino mai le madri alla morte fisica dei figli. Grazie alla fede e allo spirito ricevuto da te essa vedeva la mia morte; e tu l’esaudisti, Signore. L’esaudisti, non spregiasti le sue lacrime, che rigavano a fiotti la terra sotto i suoi occhi dovunque pregava. (Confess. 3, 11, 19)

Ma c’è anche il rovescio della medaglia e, pur con le intenzioni migliori del mondo e un grado ammirevole di santità, si possono commette errori gravi e perfino irreparabili. 

MARTINA DECAROLI  che ha studiato il tema della MADRE, fra le tante, si è posta anche questa domanda: MADRE = AMORE? E introduce: Quando si parla di maternità il pensiero corre subito ad immagini di questo genere:

maternità-foto3 Una mamma, naturalmente giovane e bella, abbraccia e bacia il suo splendido bambino, e tutto dà l’impressione dell’assoluta perfezione. Anche la pittura, soprattutto quella sacra, ci ha consegnato indimenticabili immagini di maternità, a testimonianza di una valutazione rigorosamente positiva del fenomeno, che ci trova tutti concordi in linea teorica. Che non si tratti di semplice retorica, ma di un dato di fatto che poggia su una legge di natura, lo dimostra l’amore delle madri di tutte le specie animali per la loro prole”.

gatta-abbraccia Poi l’autrice prosegue:

  • Bene: se questo è vero, mi domando come possa accadere che si leggano sui quotidiani titoli di questo genere (cito a caso da diverse testate):
  • “Madre depressa getta dal balcone la figlia di 6 mesi”,
  • ” Partorisce in casa, poi butta la figlia dalla finestra”,
  • “Florida , madre uccide figlio di 3 mesi che la interrompe mentre gioca a Farmville”,
  • “Genova: madre uccide il figlio e s’i mpicca: la donna ha strangolato il bimbo di 19 giorni con uncavo d’alimentazione per cellulari”,
  • “Venezia, madre uccide il figlio: lo strangola e poi si impicca a una spalliera ginnica”, “Madre uccide il figlio autisti co con la candeggina”,
  • “Uccide il figlio a mattonate”:
  • e potrei continuare per pagine e pagine, dal momento che, come leggo in un articolo intitolato “Mamme assassine: quasi un bambino morto al giorno”, si registra quasi un nuovo caso di infanticidio al giorno, contando solo i bambini uccisi dalle madri”.  

Un tentativo di risposta lo affida anche alla scienza:


Vittorino-Andreoli“Lo psichiatra Andreoli avanza a questo punto un’ipotesi affascinante (dal mio punto di vista), riconducendle motivazioni profonde di questo terribile fenomeno ad un’opposizione tipicamente tragica: quella tra φύσις (fisis) e νόμος ( nomos) . Afferma infatti: “Ciò che sta accadendo è che la biologia, ciò che finora abbiamo chiamato “legge di natura”, sembra come sopraffatta da una cultura dominante .

Una studiosa come Margaret Mahler ha scritto saggi fondamentali sull’attaccamento simbiotico fra la madre e il bambino nei primi tre anni di vita. Qualcosa di viscerale, per cui la madre avverte il figlio come parte di se stessa; qualcosa di legato al codice genetico in funzi one della sopravvivenza della specie, per cui una donna “deve ” accudire e proteggere il figlio piccolo.

[…] Mentre un aumento del 41% degli infanticidi in 10 anni – in molti casi compiuti lucidamente – mi fa pensare a una cultura che con i suoi modelli riesce a stravolgere quella che chiamavamo legge di natura. Se è così, […] siamo in un momento storico drammatico. Nell’evidente inarrestabile declino di una civiltà ingolfata nei suoi insostenibili consumi”. 

Lo spazio non ci permette l’approfondimento. Ma, per stare nel tema, mi limito a riportare la  lettura  che la Decaroli fa di Santa Monica.

Sant'Agostino con il figlio

Agostino ed il figlio Adeodato avuto da una donna cartaginese di umili condizioni.

La figura di Monica attraverso le Confessiones

Monica nacque a Tagaste, antica città della Numidia, nel 332 da una famiglia di etnia berbera di buone condizioni economiche e profondamente cristiana; contrariamente al costume del tempo, le fu permesso di studiare e lei ne approfittò per leggere la Sacra Scrittura e meditarla. Le notizie sul suo conto ci provengono dalle Confessioni, straordinario capolavoro della biografia interiore, scritte dal figlio Agostino, che divenne così anche il suo autorevole biografo.

Sappiamo perciò che nel pieno della giovinezza fu data in sposa a Patrizio, un modesto proprietario di Tagaste, membro del Consiglio Municipale, non ancora cristiano, buono ed affettuoso ma facile all’ira ed autoritario. Pur amando intensamente Monica, egli non le risparmiò asprezze e infedeltà; tuttavia Monica riuscì a vincere, con la bontà e la mansuetudine, sia il caratteraccio del marito, sia i pettegolezzi delle ancelle, sia la suscettibilità della suocera.

A 22 anni le nacque il primogenito Agostino, che allatterà al seno, in modo piuttosto inconsueto per l’epoca; in seguito nascerà un secondo figlio, Navigio, ed una figlia di cui s’ignora il nome, ma si sa che si sposò, poi, rimasta vedova, divenne la badessa del monastero di Ippona.

Monica diede a tutti una profonda educazione cristiana; Agostino afferma che bevve il nome di Gesù con il latte materno; il bambino appena nato fu iscritto fra i catecumeni, anche se secondo l’usanza del tempo non fu battezzato, in attesa di un’età più adulta; crebbe con l’insegnamento materno della religione cristiana, i cui principi saranno impressi nel suo animo anche quando sarà in preda all’errore.

Monica aveva pregato perché il marito si convertisse ed ebbe la consolazione, un anno prima che morisse, di vederlo diventare catecumeno; fu poi battezzato sul letto di morte nel 369.

Monica aveva 39 anni e dové prendere in mano la direzione della casa e l’amministrazione dei beni, ma la sua preoccupazione maggiore era il figlio Agostino, che correva in modo sfrenato dietro i piaceri del mondo, mettendo in dubbio anche la fede cristiana; anzi egli aveva tentato, ma senza successo, di convincere la madre ad abbandonare il cristianesimo per il manicheismo, riuscendoci poi con il fratello Navigio.

Il manicheismo era una religione orientale fondata nel III secolo d.C. da Mani, che fondeva elementi del cristianesimo e della religione di Zoroastro; suo principio fondamentale era il dualismo di ascendenza gnostica, cioè l’opposizione di due principi egualmente divini, uno buono e uno cattivo, che dominano il mondo e anche l’animo dell’uomo.

In questo periodo Agostino condivideva la fede manichea con un carissimo amico del quale ci tace il nome, un ragazzo che era per lui come un altro se stesso; questi, ammalatosi gravemente, perse conoscenza: quando la riacquistò impedì bruscamente ad Agostino di parlargli ancora del Manicheismo. Di lì a poco morì, lasciando un vuoto incolmabile nell’animo di Agostino, che, non riuscendo a sopportare il dolore che gli dava la vista di quei luoghi, partì per Cartagine, dove porterà a termine gli studi.

Santa Monica in preghiera

Benozzo Gozzoli, Monica prega per Agostino, 1464-65 (affresco della Chiesa di Sant’Agostino a San Gimignano)

Le vicende della vita di Monica sono strettamente legate a quelle di Agostino: rimasta a Tagaste, ella continuò a seguire con trepidazione il figlio trasferitosi a Cartagine, che nel frattempo si dava alla bella vita e si era messo a convivere con una donna cartaginese di umili condizioni, dalla quale nel 372, ebbe anche un figlio, Adeòdato.

Dopo aver tentato tutti i mezzi per riportarlo sulla retta via, Monica alla fine adottò un atteggiamento intransigente: gli proibì di ritornare nella sua casa con la convivente e il figlio naturale. Agostino, pur amando profondamente sua madre, non si sentì di cambiare vita, ed essendo terminati con successo gli studi a Cartagine, decise di spostarsi con la nuova famiglia a Roma, capitale dell’impero, di cui la Numidia era una provincia; anche Monica decise di seguirlo, ma lui, con uno stratagemma, la lasciò a terra a Cartagine mentre s’imbarcavano per Roma.

Quella notte Monica la passò in lagrime sulla tomba di S. Cipriano; ma, pur essendo stata ingannata, non si arrese e continuò la sua opera per la conversione del figlio: nel 385 s’imbarcò anche lei e lo raggiunse a Milano, dove nel frattempo Agostino, disgustato dall’agire contraddittorio dei manichei di Roma, si era trasferito per ricoprire la cattedra di retorica. Il vescovo di Tagaste le aveva detto confortandola: “È impossibile che il figlio di tante lagrime vada perduto”, e la sua predizione si avverò. Qui infatti Monica ebbe la sorpresa di vederlo frequentare la scuola di Ambrogio, vescovo di Milano.

Monica, ormai anziana e desiderosa di una sistemazione del figlio, lo convinse a rimandare la sua donna in Africa, mentre Agostino avrebbe provveduto per lei e per il figlio Adeodato, rimasto con lui a Milano. A questo punto Monica pensava di poter trovare una sposa di buona famiglia adatta al ruolo; ma ben presto il figlio, incapace di sopportare l’astinenza sessuale, si unì ad un’altra donna.

Agostino era al culmine del successo mondano ma profondissimamente infelice, senza sapere perché; nel corso di un pomeriggio incredibilmente travagliato, in cui meditò perfino il suicidio, fu improvvisamente toccato dalla grazia in un giardino di Milano, mentre stava spiegando ad un alunno la lotta interiore che lo tormentava. Abbandonò allora il mondo e si ritirò in un monastero. Monica restò al fianco del figlio, consigliandolo nei suoi dubbi, e infine, nella notte di Pasqua del 387, poté vederlo battezzato insieme a tutti i familiari.

Seguì un periodo di riflessione in un ritiro a Cassiciàco presso Milano con i suoi familiari ed amici, trascorso a discutere di filosofia e cose spirituali, sempre presente Monica, la quale partecipava con sapienza ai discorsi, al punto che il figlio volle trascrivere nei suoi scritti le parole della madre, con gran meraviglia di tutti, perché alle donne non era permesso interloquire.

Lasciarono poi Milano diretti a Roma, poi ad Ostia Tiberina, dove affittarono un alloggio, in attesa di una nave in partenza per l’Africa.

Agostino narra con commozione dei colloqui spirituali con sua madre che si svolgevano nella quiete della casa di Ostia; ormai, a suo dire, più che madre ella era la sorgente del suo cristianesimo. Tuttavia Monica gli disse una volta che non provava più attrattiva per questo mondo: l’unica cosa che desiderava era che il figlio divenisse cristiano, e non solo questo era avvenuto, ma lo vedeva addirittura consacrato al servizio di Dio: poteva quindi morire contenta.

Anche queste parole risultarono profetiche: nel giro di cinque-sei giorni Monica si mise a letto con la febbre, perdendo a volte anche la conoscenza; ai figli costernati disse di seppellire il suo corpo dove volevano, senza darsi pena, ma di ricordarsi di lei, dovunque si trovassero, all’altare del Signore. Agostino con le lagrime agli occhi le ripeteva “Tu mi hai generato due volte”, tentando di strapparla alla morte.

La malattia (forse malaria) durò nove giorni: il 27 agosto del 387 Monica morì a 56 anni. La sua perdita causò un dolore lacerante nel figlio. Il suo corpo rimase per secoli venerato nella chiesa di S. Aurea di Ostia, fino al 9 aprile del 1430, quando le sue reliquie furono traslate a Roma nella chiesa di S. Trifone, oggi di S. Agostino, poste in un sarcofago scolpito da Isaia da Pisa, sempre nel sec. XV.

Monica era stata una donna di grande intuizione e di straordinarie virtù: una particolare forza d’animo, un’acuta intelligenza, una grande sensibilità; nelle riunioni di Cassiciaco raggiunse l’apice della filosofia. Rispettosa e paziente con tutti, si oppose con fermezza proprio al figlio tanto amato, quando lo vide percorrere una strada a suo parere completamente sbagliata; era spesso sostenuta da visioni, delle quali Agostino ci conserva memoria nelle Confessioni.

Monica e Agostino

Monica, a prescindere dal significato religioso della sua figura, che in questa sede non interessa affatto, è una figura di madre per così dire “pura”, altamente emblematica del modo di concepire la maternità tipico del patriarcato: la sua grandezza si esaurisce tutta nel suo ruolo di madre, senza superare questo limite.

Se da una parte ella dimostrò nei confronti di Agostino una totale autonomia di giudizio, senza lasciarsi minimamente influenzare dalle sue convinzioni religiose e filosofiche, il che per una donna dell’epoca è da considerare eccezionale, dall’altra però il suo vivace intelletto e la sua forza di carattere non seppero andare oltre l’orizzonte del rapporto con il figlio adorato, rendendola per così dire cieca nei confronti del resto del mondo: ne è prova l’insensibilità con cui allontanò la povera donna che conviveva da anni con Agostino e che gli aveva dato un figlio; una donna semplice, affezionata e fedele, che aveva la sola colpa di non essere “alla sua altezza”, e che oltre tutto venne privata del figlio, che rimase con Agostino e Monica.

Non si vede da quale punto di vista, men che meno cristiano, questo gesto possa essere considerato caritatevole ed ispirato da amore per il prossimo: l’unico amore che conta è quello per il figlio, e specificamente per il figlio maschio.

Madre egoista, dunque, per troppo amore, come spesso le madri. E madre che spinge anche il figlio all’egoismo, giacché lo stesso Agostino non sa opporsi, incredibilmente, alla volontà materna, pur soffrendone.  È strano come il filosofo non si renda conto della viltà del suo gesto e si autoassolva senza porsi, apparentemente, alcun problema; strano e per molti versi incomprensibile, se non come frutto di un’autoindulgenza indotta appunto dalla figura femminile dominante (in questo caso sua madre).

Non è un caso che la spinta vitale di Monica si esaurisca con l’esaurirsi della sua “missione” nei confronti del figlio, dopodiché, come ella stessa afferma, “può anche morire contenta”: questo sottintende e dà per scontato, in un’ottica prettamente patriarcale, che il solo scopo per cui vive una donna sia il figlio.

Il rapporto tra Monica e Agostino è simbiotico (fu lei il solo vero amore della sua vita): pur così intenso e nobile, non sa varcare i confini di un sublime egoismo a due, che ricorda per certi versi fenomeni assai meno nobili e più usuali, come l’attaccamento morboso delle madri mediterranee ai loro figli maschi, non a caso inguaribilmente “mammoni”.

Proprio da questo tipo di atteggiamento aveva messo in guardia Seneca, dimostrando ben altra lucidità, sia nella Consolatio ad Helviam matrem, ove ricorda a sua madre che una donna, prima di essere madre, è una persona, che nella Consolatio ad Marciam, in cui bolla come assolutamente sbagliato l’esaurirsi nel ruolo materno di donne come Ottavia, la sorella di Augusto, da lui eletta ad esempio negativo di madre proprio per il suo eccessivo attaccamento nei confronti del figlio Marcello.

Sant'Agostino monaco

(Fonte principale: http://www.santiebeati.it/dettaglio/24200)

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MADRE PROVVIDENZA – La testimonianza di Sr. Rosanna Pirulli – Angelo Nocent

1-Fra Marco Fabello1In una foto di gruppo con Madre Provvidenza, Sr. Rosanna è la suora dagli occhi bassi a destra.

Riporto volentieri la testimonianza che Suor Rosanna Pirulli ha rilasciato a un sito che le chiedeva  di  Madre Provvidenza. Sembra di sentire un’anticipazione dello slancio profetico di Papa Fracesco che evita le circonlocuzioni ed ama chiamare le cose con il loro nome.

5-Rosanna Pirulli 76“La ringrazio tantissimo per il suo interessamento alla figura di Madre Provvidenza e anche per  avermi offerto l’opportunità di scrivere una mia testimonianza sulla Madre, (forse non è proprio breve!!!). 

Gliela mando volentieri, non per parlare solo di me ma perché si possa conoscere sempre più diffusamente la sua vita e le meraviglie che il Signore ha compiuto e compie attraverso Madre Provvidenza!

Conosco Madre Provvidenza dal 1989 quando, studentessa universitaria alla facoltà di Lingue e Letterature Straniere, ero alla ricerca della mia vocazione, per rispondere a quella voce insistente che nel mio cuore mi chiamava a offrirmi totalmente per una causa grande, a servizio di Dio e del  prossimo. Era diventato forte in me in quel periodo, il senso missionario; mi entusiasmava l’idea di lasciare tutto, tutte le mie pseudo certezze, seppure buone, tutte le mie sicurezze economiche, affettive, i miei programmi, forse non sempre presi in accordo con Lui, sotto la Sua direzione e secondo il Suo volere.

Sì, erano in potenziale belli i miei programmi: volevo laurearmi, e chi non vuole raggiungere finalmente l’agognata meta a distanza di soli 4 esami e con la tesi già avviata?!?;  contemporaneamente seguivo un corso di Radiotelefonia aeronautica e assistenza di volo: volevo volare, sorvolare spazi aperti, belli, e per dare comunque al tutto una vena spirituale e “missionaria” ipotizzavo anche di proporre la recita del Santo Rosario e preghiere di intercessione nei probabili casi di pericolo durante i voli intercontinentali che avrei fatto da Assistente di volo!

Tanti sogni, forse poco realizzabili, tanti progetti …. e tanta confusione nella mia mente che trovarono risposta solo al mio primo incontro con Madre Provvidenza. Ricordo, fu l’11 Aprile del 1989 a Roma in una casa di formazione da lei aperta. L’incontro con lei, con questa donna possente nell’aspetto, rassicurante ma soprattutto “carismatica”, mi trasmise tanta pace e serenità!

Sembrava che già mi conoscesse, leggeva in me soprattutto tutta quell’ansia missionaria che voleva uscire ma non sapeva come. Mi disse: “Sì, volerai, ma non come pensi tu, lo farai raggiungendo il mondo intero, popoli lontani, anime tristi, sole, lontane da Dio, con la fede, con Gesù, sotto la Cui volontà metterai la tua.

Iniziò così la mia vita religiosa, abbracciando con gioia la sua spiritualità. Una spiritualità molto simile a quella della Piccolissima via di Santa Teresina di Gesù Bambino: santificarsi nelle piccoli cose e amare il mondo intero pur rimanendo nel piccolo villaggio, nella piccola comunità dove il Signore chiama!

Il Signore, pur non mandandomi tanto lontano, in quei famosi posti esotici che tanto avrei desiderato raggiungere, mi ha permesso tuttavia di fare “missione” in diverse località italiane, in qualità di maestra d’asilo, mamma di anziani, collaboratrice parrocchiale, promotrice vocazionale. Sì, in diverse discipline e campi di apostolato, perché lo spirito di Madre Provvidenza non voleva interessare solo un campo, ma tutti quelli dove poteva essere richiesto il nostro aiuto, dove potevamo portare Dio e il Suo sorriso.

Madre Provvidenza con il Cristo Risorto

Qui vorrei riportare alcune sue riflessioni che era solita fare a noi suore:

  1. “ Dio, chi è Dio?
  2. È padrone di tutto, di noi, del nostro cuore, del nostro corpo, del nostro apostolato.
  3. È l’Essere perfettissimo, e la Sua sposa deve essere quella che Lo imita.
  4. Lui nella II  Persona della SS Trinità è uomo, uomo vero, santo, purissimo, degnissimo d’amore, di lode, ecc.
  5. Mai pensare di Lui come di chi non ci ama, o che non ci ama davvero.
  6. Se la suora sapesse davvero parlare con Lui non sarebbe mai dubbiosa, triste, arrabbiata, scontrosa.
  7. Tutto è vanità all’infuori di Lui.
  8. Lui è Amore!
  9. Perché si vede la suora con musi lunghi, triste? La colpa è sempre della suora!
  10. Se sapesse parlare con Lui, se avesse sete di Lui, sarebbe davvero felice.
  11. Se c’è qualcosa che non và dentro di me , dico: aiutami!
  12. Guai alla suora permalosa!
  13. Le sante chiedevano di essere sempre corrette, sempre riprese.
  14. La permalosità allontana il cuore dello Sposo!
  15. Chi è permalosa è contrario allo spirito dell’Amore!
  16. Gesù è contrario alla suora tiepida. La suora deve essere ricca di entusiasmo.
  17. La terra di missione ci chiama: totale obbedienza.
  18. Ho accettato questo spirito –   spirito di totale rinuncia, radicale distacco.
  19. Bisogna sorridere sempre!
  20. La suora deve essere il sole che scalda, il sorriso che porta gioia, l’acqua che disseta, con le sue parole dolci, soavi, serene.
  21. Gli altri vogliono vedere nella suora il volto del suo Sposo.
  22. La suora deve essere sempre sorridente anche quando è malata.
  23. Bisogna vincere se stesse; la parola donna significa DONNA. Prima di essere suora devo essere donna!
  24. Devo affrontare tutte le difficoltà, non piangere le minime difficoltà.
  25. Radicale distacco!
  26. Devo essere prudente, silenziosa, seria, santa dovunque vado: in apostolato e ovunque!
  27. Nolite tangere untos meos! – Non toccate i miei consacrati!
  28. Riservatezza nelle case dei preti! Serie!
  29. Chi vuol venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua!
  30. Devo sfogarmi solo col Signore! Devo confessarmi presto e riavere la pace!
  31. Noi siamo creature privilegiate solo perché chiamate alla perfezione, e se non corrispondiamo a questo non siamo neanche donne!
  32. Aiutami Signore a conoscere le tue virtù!
  33. La santità non è fatta di sentimento, di affetto, di azioni; è fatta di eroismo, di rinuncia alla propria volontà.
  34. Siamo Missionarie della Fede!
  35. Umili strumenti, strumenti semplici, poveri ma ricchi di Dio.
  36. Aver paura di avere anche solo £ 50 senza che la superiora lo sappia, perché Dio lo sa, lo vede; vede tutto.
  37. Il voto di povertà ci chiede di essere prive di tutto!
  38. Una suora pulita, ordinata, bianca, pura, richiama negli altri, in chi ci vede il senso della purezza.
  39. Non perdere mai tempo!
  40. Amare le anime, non dormire!
  41. Fare di tutto per trovare una vocazione. Dobbiamo essere umili tra noi, dobbiamo amarci.
  42. La superiora deve essere sempre lei la prima ad usare dolcezza, bontà, dolcezza, amore. Mai vedere solo i difetti negli altri.
  43. Rispondere con amore.
  44. L’UMILTA’, la generosità, la carità verso i poveri. Nulla però senza il permesso della superiora! A noi tocca sempre di obbedire.
  45. Chi sta a vedere la pagliuzza nell’occhio dell’altro e non vede la trave nel suo è molto indietro nella via della santità.
  46. Noi siamo monache di clausura.
  47. Il distacco da tutto: da quella persona che mi tenta al male, che mi fa perdere tempo, mi fa chiacchierare o altro. Chi vive con i bambini ha davanti il libro dell’innocenza, basta guardare il viso di un piccolo, ci rendiamo conto di essere sporchi nell’anima. La vita religiosa è di perfezione, è di penitenza.
  48. La santità bisogna guadagnarla attraverso le mortificazioni, il distacco, la povertà.
  49. Bisogna essere sinceri!
  50. Noi dobbiamo diventare santi!
  51. I Fondatori grattano, scolpiscono perché vogliono farci santi.
  52. La santità!
  53. Nessuno è capace di curarsi da solo!
  54. Abbiamo bisogno del dottore, cioè del padre spirituale.
  55. Dove l’obbedienza mi manda è Dio che mi vuole!
  56. Quanto è dolce il Signore!
  57. Cristo s’innamora di chi lo ama! Amare vuol dire spogliarsi di tutto e rendersi simili a Lui!
  58. Lo spirito contemplativo- attivo è quello che attinge direttamente da Lui, Gesù crocifisso!
  59.          Va, vendi tutto e seguimi!   Liberi di volare a Lui.
  60. Noi siamo Monache Missionarie!
  61. Non abbiamo solo la clausura, abbiamo anche la missione! Cristo non ha dove posare il capo!
  62. Perché possiamo vivere più profondamente il distacco, la povertà assoluta, io non devo essere attaccata, legata alla mia cella, al mio comodino.
  63. In cappella cerchiamo Dio grondante sangue, che cerca il mio amore, il mio tutto e mi dice: tu almeno amami.
  64. Missionaria della Fede!
  65. Priva di tutto per abbracciare il tutto. Ecco che missionaria della Fede va dal bimbo, dal nonnino, dall’infedele. Avvicineremo tutti perché saremo col nostro Dio solo e tutto per noi e lo porteremo a tutti.
  66. Bisogna aver paura di chiedere il permesso per cambiare le cose, per vedere i propri parenti, perché si rompe la clausura della propria anima con Gesù.
  67. Ecco la Madonna del si, umile, semplice, non dotta!
  68. Non lasciarmi sterile, senza figli! Dammi tanti figli, frutti del tuo amore Gesù con me! Trovare vocazioni!…… “

Madre ProvvidenzaGli anni più intensi però sono stati quest’ultimi 7, quando, in seguito a un aggravarsi della sua salute fisica, ha dovuto ritirasi nella sua casa e un gruppo di noi suore ha voluto seguirla e assisterla. Sono stati anni fecondissimi per la nostra vita spirituale, intensi, perché abbiamo visto da vicino quanto fosse profondo e ricco il suo rapporto con il Divino e, quanto forte la sua disponibilità a soffrire con Gesù la Sua passione per salvare le anime!

Quante volte l’abbiamo vista soffrire nel suo corpo per strappare al suo Amato le grazie che in tanti le chiedevano, per  sovvenire alle loro necessità spirituali e materiali! E quante volte soprattutto constatare la pronta risposta dall’Alto!

Ora che non è più con noi fisicamente, perché scomparsa nel giugno del 2002, ci rimane l’arduo compito di continuare la sua opera e di far conoscere a quante più persone la sua eccezionale figura!

Tuttavia non mancano ancora oggi, anzi sono ancora più forti, testimonianze non solo nostre, di chi le è vissuto accanto, ma anche di numerosissimi altri che l’hanno conosciuta personalmente e non solo, di chi ancora ne beneficia la dolce e sicura presenza e intercessione!

In unione di preghiera

Rosanna

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TESTIMONIANZA SU MADRE PROVVIDENZA – Angelo Nocent

1-image0-0044-Rosanna Pirulli 6Questo è l’ultimo numero della rivista pubblicata dalla Associazione Volontari della Carità la cui sede è in Pradalunga (Bergamo).

Di Sr. Rosanna Pirulli ho parlato ancora perché fu la prima ad associarsi alla nascente COMPAGNIA DEI GLOBULI ROSSI (Rosanna).

Allora si era presentata semplicemente come Rosanna, promettendo preghiere durante l’Adorazione e incoraggiando l’idea. Solo col tempo ho saputo che era una consacrata.
Un giorno di qualche mese fa,  mi ha formulato su facebook una domanda che mi è pars subito imbarazzante: “Cosa ti piace di MADRE PROVVIDENZA?”.
Si trattava della Fondatrice della sua Congregazione che ha dato vita anchecon P. Felice Graziotti  al ramo maschile dei Missionari della Fede. Nata nata il 19 Agosto 1933, è morta il 16 Giugno 2002.

In base alle mie modeste conoscenze, mi ero limitato ad inviarle, sempre su Facebook, le mie impressioni. Con un suo bel MI PIACE, la cosa è finita lì. Così almeno mi sembrava. Fino al giorno in cui mi comunicava di averle pubblicate sulla rivista trimestrale “VIRGO POTENS N. 47 – Aprile-Giugno 2015 che non conoscevo.

Ecco il testo:

1-2015-08-171

1-Rosanna PirulliCara Rosanna,

                        da un’altra parte mi scrivi: Mi piacerebbe sapere cosa ti piace di Madre Provvidenza“.
La domanda mi ha posto in seria difficoltà, dovendo rispondere in poche battute. Comunque, ci provo.

Le biografie di Madre Provvidenza scorrono veloci, sorvolano e più di tanto non dicono. L’autobiografia non sono riuscito a leggerla perché il sito non mi si apre.

Madre ProvvidenzaLa Madre ha un suo stile di comunicare nella fede e anche di persuasione. Nata nel 1933 (tre anni dopo la morte di San Riccardo Pampuri che conosco abbastanza bene e vi ritrovo dei tratti in comune), il suo linguaggio risente della formazione religiosa che va collocata nel contesto storico in cui è vissuta.

Poi c’è il fatto di perdere la vista a 31 anni, di cui non mi ero accorto prima.
Accade in concomitanza con il Concilio Vaticano II. I grandi documenti non ha potuto leggere con i suoi occhi ma solo farseli leggere. Epperò, mentre gli Ordini e le Congregazioni religiose di antica data pensavano al “rinnovamento”, per alcuni termine ambiguo che spinge sull’acceleratore dell’ ”aggiornamento“, (ti aggiorni al posto di convertirti), Madre Provvidenza intuisce la vita religiosa come “conversione” e miracolosamente fioriscono vocazioni maschili e femminili, sacerdotali e laiche, in tempi di dichiarata crisi mondiale.

Madre Provvidenza con_Papa_Paolo_VIA 36 anni l’incontro con Paolo VI: “Non temere: la Provvidenza ti accompagnerà”. E succede il miracolo delle successive fondazioni missionarie sia di vita attiva che contemplativa, ribadisco, in piena crisi vocazionale:
«La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la Sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali, e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa» (Lc 10, 2-5).

Non vedente, si prefigge un compito arduo: “Scrivere e aiutare”: come facesse non lo so ma ci è riuscita.

E il paese natale. Penso a Nazareth: “Che cosa può venire da Cornale di Pedralunga in provincia di Bergamo?”.

rosanna PirulliE c’è la tua testimonianza, Rosanna. L’hai conosciuta nell’ ’89, quand’eri ancora studentessa universitaria: “Sì, volerai, ma non come pensi tu…
E ancora: “...santificarsi nelle piccole cose e amare il mondo intero pur rimanendo nel piccolo villaggio…(è la spiritualità di Teresa di Gesù Bambino). 

Lo spirito di Madre Provvidenza: non voleva interessare un solo campo d’azione, ma tutti quelli dove poteva essere richiesto aiuto, dove portare Dio e il suo sorriso.

Infine, il suo ruolo ma anche l’insegnamento nella fase finale e dolorosa della sua vita: INTERCEDERE per strappare grazie al suo Amato.

Più di così non so dire in poche righe. Ma c’è di più, molto di più: fin dalla sua giovinezza c’è un fatto di seduzione: il Signore mi ha sedotta e io non ho saputo resisterGli. Ha fatto ricorso alla forza e ha ottenuto quel che voleva” (Ger 20,7).

Ciò si è verificato già nel contesto familiare e nella Chiesa locale, dove Dio ha cominciato a “educarla” attraverso il Popolo di Dio…

Rosanna, non lamentarti, leccati i baffi che non hai e pensa a quanti Ordini e Congregazioni in via di estinzione…prooprio per via del “RINNOVAMENTO” e non della “CONVERSIONE” !

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La giornata di Madre Provvidenza immagino iniziasse come lei stessa aveva suggerito ai discepoli:

Offerta della giornata
Alzati, fratello, dal tuo giaciglio e loda il tuo ignore. Non attendere che il sole ti faccia da coltre, ma appena l’aurora spunta, alzati. Rivolta le coperte e apri la finestra. Prima di lavarti siediti sul letto a meditare“.

Fra le tante altre indicazioni c’è anche questa:
Dopo aver pulito il tuo corpo purificherai il tuo spirito con la recita del “MISERERE“.

Non so se ci si rende conto: non si tratta di una pia devozione da aggiungere alle tante altre ma di un preciso cammino di riconciliazione che va rinvigorito ogni giorno.

E’ UN ITINERARIO PENITENZIALE
Perhé la conversione del cuore non è una realtà semplice, puntuale: comprende delle tappe che non si possono disattendere o saltare a piacere. C’è un itinerario che è fatto secondo il cuore dell’uomo e che la Madre invita ad imparare dal Salmo (51), per ripercorrerlo.

Attraverso questo cammino si chiede a Dio di renderci maggiormente attenti e responsabili circa i problemi della riconciliazione, non solo personale ma umana e cosmica.

Scrive il Card. Martini, che se ne intende: “Il Salmo 50 (o 51 secondo l’enumerazione ebraica) è di una ricchezza inesauribile. Esso attraversa tutta la storia della Chiesa e della spiritualità: 

  • costituisce lo schema interiore delle Confessioni di Agostino;
  • è stato amato, meditato, commentato da Gregorio Magno;
  • è divenuto segnale di ardente difesa dell’immagine di Dio nelle infuocate prediche del Savonarola
  • e motto di speranza dei soldati di Giovanna d’Arco;
  • è stato studiato intensamente da Martin Lutero che vi ha dedicato pagine indimenticabil;
  • è lo specchio della coscienza segreta dei personaggi di Dostoevskij e una chiave di lettura dei suoi romanzi”.

E ancora: 

  • “Esso è quindi il Salmo dei grandi uomini di Dio. Musicisti come Bach, Donizetti e altri più vicini al nostro tempo l’hanno ripensato in musica. Celebri pittori l’hanno descritto con meravigliose incisioni.
  • E’ soprattutto il Salmo che ha accompagnato le preghiere, le lacrime, le sofferenze di tanti uomini e di tante donne che vi hanno trovato conforto e chiarezza nei momenti oscuri e  pesanti della loro vita.

Il Miserere è la preghiera dell’uomo di sempre, appartiene alla storia dell’umanità, non solo alla storia dell’Oriente ebraico e della civiltà occidentale cristiana. Meditandolo, noi entriamo nel cuore dell’uomo e nel cuore della storia dell’umanità. 

1-Scan10037Charles de Foucauld:
“Grazie, mio Dio, per averci dato questa divina preghiera del Miserere. Questo Miserere che è la nostra preghiera quotidiana. Diciamo spesso questo Salmo, facciamone spesso la nostra preghiera: adorazione, amore, offerta, ringraziamento, pentimento, domanda”.

Esso parte dalla considerazione di noi stessi e della vista dei nostri peccati e sale fino alla contemplazione di Dio, passando attraverso il prossimo e pregando per la CONVERSIONE di tutti gli uomini: “Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nel tuo grande amore, cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato”..

Ancora l’Arcivescovo Martini:

“I vocaboli che la versione italiana usa per indicare ciò che l’uomo ha fatto – il peccato, le colpe – non rendono adeguatamente la lingua originale. Infatti, nel testo ebraico sono tre parole diverse che andrebbero lette così:

  • “…cancella la mia ribellione,
  • lavami da ogni mia disarmonia,
  • mondami, – “tirami fuori da ogni mio smarrimento” – .

Il peccato è uno sbaglio fondamentale dell’uomo, una distorsione, una disarmonia, una ribellione, una volontà di progetto alternativo e contrastante il progetto di Dio.

Alle parole che indicano lo sbandamento dell’uomo, fanno riscontro tre appellativi divini:

  • Pietà…
  • misericordia…
  • amore.

C’è il peccato dell’uomo, pur se declinato in termini diversi, e ci sono tre attributi di Dio. Questa sproporzione indica che l’insistenza non è sull’uomo peccatore, sulla povertà di ciò che noi siamo, ma sull’infinità di Dio” .

Credo che Madre Provvidenza abbia dato a religiosi e laici un’indicazione “ispirata”, di cui prendere coscienza.

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Con Il Card. Giuseppe Siri di Genova, che ha approvato la Congregazione MISSIONARI DELLA FEDE.

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Madre Provvidenza con il Cristo Risorto

A MADRE PROVVIDENZA

Testo: Angelo Nocent

Musica: Eseguibile sull’aria di “Dell’aurora tu sorgi più bella”.

1)

  • C’è una donna vestita di saio
  • che ha sul petto Gesù Crocifisso;
  • la vediamo col volto raggiante
  • perché un giorno ha incontrato l’Amor.

  • RITORNELLO
  • Prega per noi, o Madre,
  • e guidaci dal Cielo.
  • Come un tempo, anche ora,
  • d’amore infiamma i nostri cuor. (2 volte)

2)

  • Provvidenza è il suo nome da sposa
  • che il Vescovo diede alla Madre
  • quando innanzi all’altare di Dio,
  • si votò totalmente al Signor.

3)

  • Anche noi, assetati di Luce,
  • aneliamo al medesimo Cielo.
  • C’è una strada da lei additata:
  • è il dolcissimo cuor di Gesù.

4)

  • Quando un giorno Lui disse alla Madre:
  • Io sono il Provvido Cuore”,
  • fu l’inizio di un’alba radiosa
  • e germogli fecondi i suoi “sì”.

5)

  • Miserere di primo mattino,
  • suggeristi ai tuoi figli ogni giorno,
  • perché il Salmo purifica il cuore
  • e rigenera la carità.

6)

  • Non sei donna di astratti teoremi
  • ma di grandi aperti orizzonti.
  • A parlarti di Dio sono i volti
  • di chi soffre, non spera, non ha.

7)

  • Hai insegnato ad amare la gente,
  • aiutare chi è nel bisogno,
  • farsi carico dei sacerdoti
  • che attraversano difficoltà.

8)

  • Pradalunga le diede i natali
  • e la Chiesa locale la fede.
  • Si attivò nel laicato cristiano
  • nelle opere di carità

9)

  • La sua strada fu irta ed impervia:
  • Cosa vuoi che io faccia, Signore ?”
  • Ma taceva quel Cuore Divino
  • che mai sola un sol giorno lasciò.

10)

  • A parlare eran sempre gli eventi:
  • circostanze, incontri, persone.
  • Consacrarsi voleva, ma sempre
  • qualche ostacolo glielo impedì.

11)

  • Per la crisi di un sacerdote,
  • all’età di trent’anni si offerse.
  • Nella notte seguente un glaucoma
  • spense gli occhi e non vide mai più.

12)

  • Sei carezza di Dio dove passi,
  • un insieme di terra e di luce;
  • porti ovunque la Buona Notizia,
  • che tu chiami per nome:Gesù.

13

  • I tuoi figli son uomini e donne
  • che lavorano nella miniera;
  • loro motto è scavare e stanare
  • quell’umano che voce non ha.

14

  • Educati ad essere oranti,
  • tu c’inviti a volger lo sguardo
  • su Colui che è stato trafitto. (Gv 19,37)
  • Lo sconfitto, il Risorto è tra noi.

15

  • Cerca Dio in luoghi sbagliati
  • chi non sogna il sogno di Dio.
  • Lui non ama cenacoli chiusi
  • ma un convivere con la città.

16

  • Esemplare compagna di viaggio
  • che da Cristo sei stata afferrata,
  • con l’esempio ci hai fatto vedere
  • come vivere solo per Lui.

17

  • Provenienti da luoghi diversi,
  • alla scuola di vita fraterna
  • ci hai trasmesso la sete di Dio,
  • educati alla sua volontà.

18

  • Instancabile annunciatrice,
  • possedevi la scienza dei santi.
  • Ci hai aperto ai grandi ideali,
  • farci dono totale a Gesù.

19

  • Se la fede non forma e trasforma,
  • se l’amore si va raffreddando,
  • se il clero è poco zelante…
  • intercedi, o Madre, per noi.

20

  • Gloria a Dio nell’alto dei Cieli,
  • e sia pace su tutta la terra!
  • Vieni, vieni, o Spirito Santo,
  • questo mondo ha bisogno di Te.

RITORNELLO

  • Prega per noi, o Madre,
  • e guidaci dal Cielo.
  • Come un tempo, anche ora,
  • d’amore infiamma i nostri cuor. (2 volte)

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1-Downloads412 Madre Provvidenza

Madre Provvidenza 09 Madre Provvidenza Madre Provvidenza gioiosa

Madre Provvidenza - La salmaMadre Provvidenza 081-Fra Marco Fabello1

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ASSUNTA NEI CIELI – “GUARDA IN ALTO !” – Angelo Nocent

1-Fatebenefratelli - IRCSS Brescia1

1-2015-08-15

PREGHIERA DI SUA SANTITÀ PIO XII
ALLA VERGINE ASSUNTA IN CIELO*

Pio XII 2O Vergine Immacolata, Madre di Dio e Madre degli uomini.

  1. — Noi crediamo con tutto il fervore della nostra fede nella vostra assunzione trionfale in anima e in corpo al cielo, ove siete acclamata Regina da tutti i cori degli Angeli e da tutte le schiere dei Santi;

e noi ad essi ci uniamo per lodare e benedire il Signore, che vi ha esaltata sopra tutte le altre pure creature, e per offrirvi l’anelito della nostra devozione e del nostro amore.

  1. — Noi sappiamo che il vostro sguardo, che maternamente accarezzava l’umanità umile e sofferente di Gesù in terra, si sazia in cielo alla vista della umanità gloriosa della Sapienza increata, e che la letizia dell’anima vostra nel contemplare faccia a faccia l’adorabile Trinità fa sussultare il vostro cuore di beatificante tenerezza;

e noi, poveri peccatori, noi a cui il corpo appesantisce il volo dell’anima, vi supplichiamo di purificare i nostri sensi, affinchè apprendiamo, fin da quaggiù, a gustare Iddio, Iddio solo, nell’incanto delle creature.

  1. Noi confidiamo che le vostre pupille misericordiose si abbassino sulle nostre miserie e sulle nostre angosce, sulle nostre lotte e sulle nostre debolezze; che le vostre labbra sorridano alle nostre gioie e alle nostre vittorie; che voi sentiate la voce di Gesù dirvi di ognuno di noi, come già del suo discepolo amato: Ecco il tuo figlio;

e noi, che vi invochiamo nostra Madre, noi vi prendiamo, come Giovanni, per guida, forza e consolazione della nostra vita mortale.

  1. — Noi abbiamo la vivificante certezza che i vostri occhi, i quali hanno pianto sulla terra irrigata dal sangue di Gesù, si volgono ancora verso questo mondo in preda alle guerre, alle persecuzioni, alla oppressione dei giusti e dei deboli ;

e noi, fra le tenebre di questa valle di lacrime, attendiamo dal vostro celeste lume e dalla vostra dolce pietà sollievo alle pene dei nostri cuori, alle prove della Chiesa e della nostra Patria.

  1. — Noi crediamo infine che nella gloria, ove voi regnate, vestita di sole e coronata di stelle, voi siete; dopo Gesù, la gioia e la letizia di tutti gli Angeli e di tutti i Santi;

e noi, da questa terra, ove passiamo pellegrini, confortati dalla fede nella futura risurrezione, guardiamo verso di voi, nostra vita, nostra dolcezza, nostra speranza; attraeteci con la soavità della vostra voce, per mostrarci un giorno, dopo il nostro esilio, Gesù, frutto benedetto del vostro seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

Maria Assunta - Regina dell'Universo

PREGHIERA DI SUA SANTITÀ PIO XII
ALLA BEATA VERGINE MARIA
IN OCCASIONE
DELLA FESTA DELLA PRESENTAZIONE DI MARIA
NELL’ANNO MARIANO

«RAPITI DAL FULGORE» 

21 novembre 1953

  Pio XIIAlla Beata Vergine Maria, concepita senza il peccato originale.

Rapiti dal fulgore della vostra celeste bellezza e sospinti dalle angosce del secolo, ci gettiamo tra le vostre braccia, o Immacolata Madre di Gesù e Madre nostra, Maria, fiduciosi di trovare nel vostro Cuore amantissimo l’appagamento delle nostre fervide aspirazioni e il porto sicuro fra le tempeste che da ogni parte ci stringono.

Benché avviliti dalle colpe e sopraffatti da infinite miserie, ammiriamo e cantiamo l’impareggiabile ricchezza di eccelsi doni, di cui Iddio vi ha ricolmata al di sopra di ogni altra pura creatura, dal primo istante del vostro concepimento fino al giorno, in cui, Assunta in cielo, vi ha incoronata Regina dell’universo.

O Fonte limpida di fede, irrorate con le eterne verità le nostre menti! O Giglio fragrante di ogni santità, avvincete i nostri cuori col vostro celestiale profumo! O Trionfatrice del male e della morte, ispirateci profondo orrore al peccato, che rende l’anima detestabile a Dio e schiava dell’inferno!

Ascoltate, o prediletta di Dio, l’ardente grido che da ogni cuore fedele s’innalza in quest’Anno a voi dedicato. Chinatevi sulle doloranti nostre piaghe. Mutate le menti ai malvagi, asciugate le lagrime degli afflitti e degli oppressi, confortate i poveri e gli umili, spegnete gli odi, addolcite gli aspri costumi, custodite il fiore della purezza nei giovani, proteggete la Chiesa santa, fate che gli uomini tutti sentano il fascino della cristiana bontà. Nel vostro nome, che risuona nei cieli armonia, essi si ravvisino fratelli, e le nazioni membri di una sola famiglia, su cui risplenda il sole di una universale e sincera pace.

Accogliete, o Madre dolcissima, le umili nostre suppliche e otteneteci soprattutto che possiamo un giorno ripetere dinanzi al vostro trono, beati con voi, l’inno che si leva oggi sulla terra intorno ai vostri altari: Tutta bella sei, o Maria! Tu gloria, Tu letizia, Tu onore del nostro popolo! Così sia.

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