IL MIO AMMATO ARCIVESCOVO MARTINI – Angelo Nocent

1-Carlo Maria Martini in piazza San Pietro a Roma

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PAROLE CHE SANNO DI CIELO – Angelo Nocent

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don-divo«La verità deve essere detta tutta, non si può negare l’inferno, c’è un dogma… il non dire certe cose, il non affermarle, il metterle da parte, è già mentire…»

«Se si toglie la dimensione escatologica al cristianesimo, il cristianesimo diventa una menzogna: noi illudiamo il mondo, inganniamo gli uomini, non possiamo dare agli uomini né la pace, né la giustizia, né la vita…»

«Ci si limita a parlare soltanto di sociale, di venire incontro agli uomini, di promozione umana, degli infermi, dei malati, di quello che volete: non è questo soltanto il cristianesimo, è anche questo, ma non è tutto il cristianesimo. Dov’è il primato di Dio?…»

«Questa vita ha un valore e un senso solo se è una preparazione, solo se è un cammino che ci porta al di là…»

«Che cosa può succedere che mi tolga questa gioia di sentirmi amato da un Dio, da un Dio che è eterno? Perché l’amore degli altri, sì, è una cosa bella, però finisco io e finiscono loro… l’amore di Dio, invece, che è eterno, fa eterno anche me…»

«Lo Spirito Santo deve portarvi come il vento le foglie di autunno: siete una foglia che non è più attaccata al ramo, ma si lascia portare dal vento. Questo deve essere il cristiano: sei legato ancor? Se sei legato non puoi correre, non puoi volare…»

«Quella che nel mondo pagano era la cosa più terribile, è divenuta la cosa più bella: la morte è la cosa più bella che possa esistere, perché è attraverso la morte che si giunge alla vera vita. Io non posso accettare di vivere così: pensi tu di poterlo accettare, di vivere 700 anni… e chi ti porta poi nella carrozzina?

Ci sembra che sia realtà questa e ci fidiamo di questa, ci leghiamo a questa tanto che abbiamo paura della morte.

La morte non aggiunge nulla a noi, fa cadere il velo. Questa vita non è la nostra vita e dobbiamo capirlo che tutta la nostra vita tende alla morte non come a una fine, ma come al compimento. È bellissima la vecchiaia non vengano a dirmi che non è bella, è la cosa più bella di tutte perché siamo più vicini al traguardo…»

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SE VAI FUORI STRADA C’E’ UNA BUONA NOTIZIA PER TE- Angelo Nocent

collage369UN PASTORE CHE SFIDA IL DESERTO…Non è la pecora smarrita a trovare il pastore, è trovata; non sta tornando all’ovile, se ne sta allontanando; il pastore non la punisce, è viva e tanto basta.

aggiornato-di-recente472La pena di un Dio donna-di-casa che ha perso una moneta, che accende la lampada e si mette a spazzare dappertutto…

pictures1300Un padre che non ha figli da perdere, e se ne perde uno solo la sua casa è vuota. Che non punta il dito e non colpevolizza i figli spariti dalla sua vista, ma li fa sentire un piccolo grande tesoro…

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Grazie ai nuovi esegeti, un modo diverso di leggere le parabole…

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ALZHEIMER: COMPAGNI DI VIAGGIO – Angelo Nocent

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E’ DI OGGI SU “AVVENIRE”

07 Settembre 2016

A Brescia

Fatebenefratelli, nuovo centro contro l’Alzheimer

cognitive-jpg“Sono lontani i tempi in cui per le malattie mentali c’era solo l’elettrochoc. All’Irccs Fatebenefratelli di Brescia, grazie al contributo di Ubi-Banco di Brescia, nasce un Centro per la neuromodulazione e neuroriabilitazione, che ricorrerà a nuove tecniche di stimolazione cerebrale, non farmacologiche e non invasive, allo scopo di migliorare i processi di apprendimento.

 “L’aumento dell’aspettativa di vita della società contemporanea comporta un maggiore numero di persone affette da disturbi delle abilità cognitive – spiega Maria Cotelli, responsabile del laboratorio di neuropsicologia – e il nuovo Centro lavorerà per migliorare la qualità della vita dei pazienti e quella di chi si prende cura di loro, alleviare gli effetti del deterioramento cognitivo e rallentare la perdita dell’autonomia personale“.

Quella della riabilitazione dei disturbi delle funzioni cognitive è un’area di ricerca promettente ma ancora agli albori. Di recente sono state sviluppate nuove tecniche non invasive come la stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS) e la Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) ed è stato dimostrato che interagendo con l’attività neurale attraverso la stimolazione corticale si possono modificare positivamente le prestazioni di pazienti affetti da varie patologie neurologiche”.

Il gruppo di ricerca bresciano ha pubblicato diversi lavori scientifici in cui è stato possibile osservare il miglioramento di alcune funzioni cognitive in seguito all’impiego di tecniche non invasive di stimolazione cerebrale abbinate a riabilitazione cognitiva in pazienti con Malattia di Alzheimer, demenza Frontotemporale e in soggetti colpiti da ictus cerebrale. L’Irccs dei Fatebenefratelli è leader nella ricerca e cura delle malattie del sistema nervoso e da alcuni mesi è impegnato in Actifcare, il programma europeo che mira a ridurre i tempi di diagnosi dell’Alzheimer e delle patologie neurodegenerative. Il nuovo centro permetterà di avanzare ancora su questo fronte. In questo contesto, per sostenere la ricerca, il Banco di Brescia ha annunciato l’emissione di un Social Bond per un ammontare complessivo di 5 milioni di euro i cui proventi saranno in parte (lo 0,50% dell’ammontare nominale collocato) devoluti a titolo di liberalità all’Istituto di Ricovero e Cura “Centro San Giovanni di Dio, Fatebenefratelli di Brescia” a sostegno del progetto di attivazione del Centro per la Neuromodulazione e Neuroriabilitazione.

L’Alzheimer’s Disease International stima che nel mondo ci siano ora 30 milioni di persone affette da demenza con 4,6 milioni di nuovi casi l’anno (uno ogni 7 secondi). Negli ultimi anni si è assistito a un maggiore interesse, da parte dei ricercatori, rispetto alle potenzialità riabilitative nella malattia di Alzheimer, superando la visione pessimistica che ha caratterizzato il passato e si è sviluppato un ampio dibattito sui possibili benefici della riabilitazione cognitiva, degli interventi psicosociali e comportamentali nella demenza.

Da AVVENIRE © riproduzione riservata

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La malattia di Alzheimer-Perusini, detta anche morbo di Alzheimer, demenza presenile di tipo Alzheimer, demenza degenerativa primaria di tipo Alzheimer o semplicemente Alzheimer, è la forma più comune di demenza degenerativa progressivamente invalidante con esordio prevalentemente in età presenile (oltre i 65 anni, ma può manifestarsi anche in epoca precedente. Si stima che circa il 60-70% dei casi di demenza sia dovuta alla condizione.

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Uno dei segnali più comuni del morbo di Alzheimer è la perdita di memoria, soprattutto il dimenticare informazioni apprese di recente. Altri segnali sono il dimenticare date o eventi importanti, chiedere le stesse informazioni più volte, un sempre maggiore bisogno di contare su strumenti di ausilio alla memoria (ad esempio, note di promemoria o dispositivi elettronici) o su membri della famiglia per cose che si era soliti gestire in proprio.

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COSA DICONO I COMPAGNI DI VIAGGIO?
il video:

http://www.irccs-fatebenefratelli.it/public/video/video_cdv.html

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CRISI DI VOCAZIONI ? – IL PUNTO DI VISTA DI MADRE TERESA – Angelo Nocent

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preghiera27P. Pierluigi Marchesi è nel centro, dietro al Ministro Tina Anselmi e a Madre Teresa di Calcutta.

A pagina 155 della Biografia  del PADRE PIERLUIGI MARCHESI viene posta la questione CRISI VOCAZIONALE. I Biografi elencano le responsabilità che distribuiscono a destra e a manca. Anche Fra Marchesi sente il problema, stupito perché Madre Teresa riesca proprio là dove lui stesso, pur pieno di idee stellari e progetti spaziali, è costretto ad assistere, impotente, al fallimento.

Fra Pierluigi Marchesi Priore generale Fatebenefratelli o.h. 2

Fra Pierluigi Marchesi Priore generale Fatebenefratelli o.h.

 

IL PUNTO DI VISTA DEL PADRE MARCHESI

Mi impressiona la quantità di vocazioni in questa congregazione che è in fondo la congregazione che aiuta i sofferenti, i moribondi, i lebbrosi. E mi chiedo se tutte quelle vocazioni siano frutto solo del carisma di quella suora, oppure quella beata ha saputo interpretare in termini moderni quello che noi chiamiamo il carisma dell’ospitalità?

Io sono convinto, per quel poco che conosco di madre Teresa, che dando immediatamente soccorso a chi non ha niente, e a quelle che chiamano le “nuove povertà”, ha saputo far presa sulla mentalità del giovane, e allora è attirante“.

Ma non si ferma qui e, per spiegare la crisi che attraversa il suo Ordine si dilunga in un’analisi  che evito di riprendere.

IL PUNTO DI VISTA DI MADRE TERESA


Madre_Teresa_di_Calcutta1A pag. 294 del “MADRE TERESA – DOVE C’è AMORE C’E’ DIO” lei dice:

Benché io abbia ormai alle spalle cinquant’anni di vita religiosa, le nostre giovani sorelle all’inizio del loro cammino spirituale continuano a insegnarmi la gioia, l’umiltà con cui ci si deve mettere nelle mani di Dio.

Voi ed io dobbiamo essere consapevoli di quale grande dono siano i giovani. Sono scettica quando mi dicono che negli Stati Uniti non ci sono più vocazioni. Ci sono molte vocazioni, persino più di un tempo. Ma i giovani ora sono molto più esigenti, vogliono essere santi, vogliono abbandonarsi, vogliono rinunciare a tutto e non avere nulla. E questo ovunque, non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa. Abbiamo un noviziato a Roma e uno qui in India; l’ho visto in Africa e anche nelle Filippine. Ogni volta vedo quella stessa urgenza:

  • “Voglio dare tutto, voglio essere santa,
  • voglio crescere a immagine e somiglianza di Cristo,
  • voglio consentire a Gesù di vivere la Sua vita attraverso di me,
  • voglio condividere la Sua Passione,
  • voglio[…]”

Ed è allora che noi dobbiamo intervenire per mostrare loro come viviamo la Passione di Cristo, come consentiamo a Gesù di vivere la Sua vita in noi, come condividiamo quella gioia di amare con gli altri. Loro vogliono vedere“.

MA ANDIAMO AL SODO…

Il Cardinale Angelo Comastri ha avuto molti incontri con Madre Teresa di Calcutta e nel libro, pertanto, riporta alcuni dialoghi avuti con lei. Don Angelo ebbe il suo primo incontro con la Madre da giovane sacerdote. E in quell’occasione le chiese:

  • Madre, mi dia qualche indicazione per vivere bene il mio sacerdozio”.

  • E Madre Teresa, pronta: “Quante ore preghi al giorno?”.

  • Don Angelo dà la sua risposta, sicuro che sia una riposta esatta : S. Messa, tutta la Liturgia delle Ore (Mattutino, Lodi, Ora media, Vespri, Compieta), Rosario, Visita al Santissimo”.

  • E pensi che può bastare?”, gli dice di rimando la madre. “Tutto comincia dalla preghiera ed è sostenuto dalla preghiera”.

  • E don Angelo, quasi a giustificarsi: “Madre, io pensavo le lei mi avrebbe chiesto quanto sono importanti per me i poveri”.

  • E Madre Teresa: “No. Non si amano veramente i poveri se prima non c’è dialogo con il Signore. Non c’è vita di carità se prima non si è attinto alla sorgente”.

Mons. Comastri andò a trovare Madre Teresa per parlare un po’ della PASTORALE e soprattutto di quale pastorale vocazionale portassero avanti le Suore Missionarie della Carità.

La madre portò anzitutto il Vescovo in cappella dove si trattenne a lungo. Mons. Comastri racconta che pensava si trattasse di un momento di preghiera in preparazione al colloquio, ma vedendo che la preghiera si prolungava, si rivolse alla Madre:

  • Possiamo allora avere questo colloquio sulla pastorale vocazionale?”.

  • E la Madre, sorridendo gli rispose: “Ma allora non hai proprio capito? La nostra pastorale vocazionale è questa: pregare, pregare, pregare per essere piene dell’amore di Gesù. E’ Gesù che attira… non noi”.

    LEI E’ FATTA COSI’

Valige e scarpe

– “[Talvolta quando viaggio porto i miei effetti personali] in una scatola di cartone e la gente si offre di donarmi una valigia. Io rispondo: “Non mi sento in imbarazzo. Non è sbagliato che io abbia una valigia, ma ho scelto di non averla. Questo è il punto. Si deve avere il coraggio di scegliere, perfino con la propria superiora”.

Un’altra volta qualcuno [che voleva sostituire le mie scarpe consumate] mi disse: “Madre, ti do trecento dollari, dammi le tue scarpe”. “Trecento dollari? Dammi i dollari [per i poveri] ma le scarpe me le tengo”.

E da un’altra parte:

  • Potrei avere ma ho scelto di non avere, e quella scelta di NON AVERE richiede molto coraggio, perché a tutti piace avere…”
  • Non abbiamo ventilatori, anche se potremmo, non li vogliamo. Così possiamo provare quello che provano i poveri…”.
  • Il denaro è un pericolo: può fare danni molto gravi ed essere causa di sofferenza. E’ una pericolosa arma nelle mani del diavolo. Il mio attaccamento alla povertà svanisce.
  • Dobbiamo essere libere. Siate molto esigenti con voi stesse. Il diavolo non verrà mai a dirvi di fare qualcosa che non potete fare[…] Nessuno di noi è tanto al sicuro da potersi permettere di giocare con il fuoco.
  • Il diavolo non cercherà mai di tentarvi con grandi cose, ma con piccole cose. Se il diavolo dovesse ricevere un Premio Nobel, sarebbe per la pazienza“.
  • La povertà deve essere una realtà vivente. Devo volerla, e ogni volta che lo faccio io scelgo con Cristo, e poiché la voglio, [la] amo. […]
  • La povertà volontaria non consiste nel chiedere il permesso di usare le cose, ma nell’essere auteticamente povere di spirito e nello scegliere la povertà di Cristo:Da ricco che era, si è fatto povero per voi” (2 Corinzi 8,9)

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Che strano! Con queste “balordaggini” nel cervello, è riuscita perfino a diventare santa.

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Madre Teresa

Madre Teresa

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SERVIVA I PIU’ POVERI DEI POVERI CON IL CUORE DI MARIA – Angelo Nocent

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La ricchezza di carisma mariano delle
“Missionarie della Carità”

di MARIA DI LORENZO   

Tutti conoscono le Suore in sari bianco orlato di blu di Madre Teresa di Calcutta, ma molti ignorano che il loro carisma missionario porta in sé il “contrassegno” di Maria.

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Suor Teresa Bojaxhiu lasciò il Convento di Entally con cinque rupie in tasca e il sari orlato di azzurro delle Indiane più povere, dopo quasi 20 anni trascorsi nella Congregazione delle Suore di Loreto. Era il 16 Agosto 1948. La sua abitazione divenne una baracca sterrata, dove ricoverava quelli che non venivano accolti negli Ospedali.

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Il 2 Febbraio del 1949 un funzionario dell’Amministrazione statale, Michael Gomez, le mette a disposizione un locale all’ultimo piano della sua casa, al numero 14 di Creek Lane. Qui il 19 Marzo Suor Teresa viene raggiunta dalla prima Consorella, Subashini Das, una ragazza di famiglia agiata, sua ex-alunna del Collegio di Entally.

– “Madre, sono venuta per restare con lei”, le dice Subashini.

– “Sarà una vita dura, pensaci bene”, risponde Madre Teresa.

– “Prega prima di deciderti”.

La ragazza, però, ha già deciso nel suo cuore. Lasciando il suo sari elegante, indossa la nuova veste a buon mercato e prende il nome di Agnes, quello di Battesimo della religiosa albanese.

Presto le Suore divennero quattro, poi otto, poi dodici; la Comunità andava formandosi. Ogni giorno le Sorelle andavano nella bidonville, con il sorriso sulle labbra e tanta gioia nel cuore, per incontrarvi Cristo e servirlo sotto le dolorose sembianze dei più poveri.

Impressionante immagine dell’amore senza riserve della Beata Madre Teresa, Fondatrice
delle “Missionarie della Carità”, e delle sue Religiose tra gli “ultimi” della società indiana [foto del 1967].

Cominciarono a funzionare i primi Dispensari; le Suore presero in affitto una stanza a Motijhil per portarvi i moribondi raccattati ogni giorno sui marciapiedi di Calcutta.

Il piccolo appartamento di Creek Lane diventò allora un Cenacolo di fede e di amore, in cui Teresa e le altre vivevano come “un cuore solo e un’anima sola” [At 4, 32], in un clima di gioiosa povertà, una vita quotidiana fatta di preghiera e di fervoroso servizio ai più poveri dei poveri.

Suor Teresa diventava così Madre Teresa e iniziava da questo momento la sua corsa da gigante.

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Maria conduce ai poveri

Il 7 Ottobre 1950 la nuova Congregazione delle “Missionarie della Carità” otteneva il primo riconoscimento, l’Approvazione diocesana. Si trattava di una ricorrenza mariana, la festa del Rosario; e di certo non era casuale, dal momento che a Maria veniva dedicata la nuova Famiglia religiosa.

“La nostra Società – si legge infatti nel primo Capitolo delle ‘Costituzioni’ – è dedicata al Cuore Immacolato di Maria, Causa della nostra Gioia e Regina del Mondo, perché è nata su sua richiesta, e grazie alla sua continua intercessione si è sviluppata e continua a crescere”.

L’abito della nuova Congregazione è una veste bianca, semplice e modesta, che copre ciascuna di loro dal collo fino alle caviglie e ai polsi, un sari bianco bordato di blu che avvolge il capo e la maggior parte dell’abito, un Crocifisso pendente sulla spalla sinistra e i sandali. “Quando ci vestiamo – spiega Madre Teresa alle sue Suore – dobbiamo renderci conto del significato di ognuno dei capi del nostro vestiario. Il sari con la striscia azzurra significa la modestia della Vergine, la cintura di corda significa la purezza, i sandali significano la nostra libera scelta, il Crocifisso è un simbolo d’amore”.

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Madre Teresa di Calcutta si intrattiene con Papa Giovanni Paolo II il 13 Dicembre 1979], al suo ritorno da Oslo, dove ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace.

Il sari, del tipo più economico, serviva a identificarle con i poveri. Esso sostituiva lo scapolare e il velo, fungendo al tempo stesso da veste e abito religioso. Il blu stava appunto a indicare il colore della Madonna.

Nell’Antico Testamento, nel libro dei Numeri, si legge che il blu e le strisce rappresentano per il popolo di Israele la fedeltà all’Alleanza con Dio. Per le “Missionarie della Carità” le strisce simboleggiano i loro quattro Voti: povertà e obbedienza sono le più piccole, la castità e il servizio ai poveri sono la striscia più grande, perché – come spiega Madre Teresa – il frutto della castità è il servizio reso di tutto cuore ai più poveri dei poveri. I quattro spilli che reggono il sari servono a ricordare i quattro Voti, mentre il Crocifisso appuntato sulla spalla sinistra sta a rammentare che Gesù sulla Croce è il padrone assoluto dei loro cuori.

Nelle Costituzioni si ricorda anche alle “Missionarie della Carità” che “il dono della vocazione religiosa e la perseveranza in essa, come pure l’amicizia con Dio fino alla fine della vita, sono le grazie supreme che la Madre di Dio senza dubbio otterrà per ciascuno che si rivolge a Lei in fiduciosa preghiera“.

Tutto per Gesù, attraverso la Madre

L’amore profondo di Madre Teresa per la Madonna aveva salde radici nella sua infanzia, a Skopje, quando la religiosissima mamma Drane portava i suoi figli – Age, Ganxhe (la futura Teresa) e Lazër – in Chiesa e a visitare i poveri, ed ogni sera recitavano insieme il Rosario.

Bambina mia, fatti sempre guidare dalla Madonna, che è la tua vera madre. Cerca di farti sempre tenere per mano da Lei, come io faccio con te adesso!“: glielo diceva tante volte la madre nei primi anni della sua infanzia conducendola a passeggio; e la piccola Ganxhe, diventata negli anni Madre Teresa, non avrebbe mai dimenticato questa raccomandazione materna. La stessa cosa desiderava inculcare alle sue figlie spirituali: “Ricorrere con fiducia a Maria in tutte le proprie gioie e pene, con confidenza come di bambini”.

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Madre Teresa recita il Rosario al Castello Sforzesco di Milano, durante una manifestazione organizzata [il 22 Maggio 1978] dal “Movimento per la Vita” nell’anniversario dell’approvazione in Italia della Legge sull’aborto.

È un cammino molto semplice, come possiamo vedere, dall’aspetto feriale, fatto alla scuola della Vergine, per poter attraverso di lei arrivare fino a Gesù. “Tutto per Gesù attraverso Maria”, raccomandava lei. La Madonna, infatti, è la scala spirituale che conduce alla perfezione e alla mistica unione con Cristo.

Non a caso Madre Teresa volle chiamare “Dono di Maria” la casa donatale da Giovanni Paolo II, a due passi da San Pietro, per farne una Mensa aperta a tutti i poveri e diseredati di Roma. Un regalo del Papa alla Fondatrice delle “Missionarie della Carità” che, come lo stesso Pontefice ricordò all’indomani della sua scomparsa, “ha fatto sentire a tutti gli sconfitti della vita la tenerezza di Dio”.

Convinta che la santità è possibile a chiunque s’impegni seriamente nel seguire Gesù, Madre Teresa ne conosceva il segreto: l’affidamento a Maria. Lei stessa aveva sempre la corona del Rosario in mano e lo recitava in continuazione.

Una volta le era capitato di recarsi in una grande Farmacia con la lista delle medicine di cui aveva bisogno per i poveri. La Madre infatti non si vergognava di mendicare cibo e medicinali per i suoi assistiti. Il farmacista sembrava molto occupato. La Madre allora gli aveva mostrato la lista che aveva con sé, chiedendogli di fornirle le medicine gratis.

Ha sbagliato indirizzo, signora“, rispose lui con tono seccato; “mi lasci terminare in pace il mio lavoro”.

Madre Teresa però non demorde. Si mette seduta in un angolino e comincia a recitare il Rosario.

Quand’ebbe finito, ecco il farmacista avvicinarsi a lei con in mano il pacco delle medicine richieste: “Le consideri un regalo della Ditta”, dice lui porgendogliele, vinto da una fede così caparbia.

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“Missionarie della Carità” 

La prima Missionaria

Il 12 Aprile 1953, nella Cattedrale del Santo Rosario di Calcutta, il primo gruppo di Suore “Missionarie della Carità” pronunciava i Voti temporanei, mentre Madre Teresa emetteva quelli perpetui nella nuova Congregazione.

Nella Cappellina di Creek Lane la Madre aveva messo il quadro del Cuore Immacolato di Maria avuto in dono dal gesuita P. Celeste Van Exem, suo Direttore spirituale. Lo porterà con sé nella nuova Casa in Lower Circular Road, additando alle sue figlie spirituali l’imitazione delle virtù della Madre di Dio, in modo particolare l’umiltà, il silenzio e la sua profonda carità.

Nel redigere lo ‘Statuto’ della Congregazione delle “Missionarie della Carità”, Madre Teresa si ispira alla figura della Vergine, a tal punto che ciascuno dei dieci Capitoli di cui si compone la ‘Regola’ viene introdotto da una citazione tratta dai passi “mariani” dei Vangeli.

Nelle ‘Costituzioni’ la Madonna viene definita “la prima Missionaria della Carità“, e ciò in ragione della sua visita a Santa Elisabetta, in cui Maria dette prova di ardente carità nel servizio gratuito offerto all’anziana cugina, bisognosa di aiuto.

Così, in aggiunta ai tre Voti di povertà, castità e obbedienza, uguali per ogni Istituto religioso, ogni “Missionaria della Carità” ne farà un quarto di “dedito e gratuito servizio ai più poveri tra i poveri”, riconoscendo proprio in Maria l’icona del servizio reso di tutto cuore, della più autentica carità.

Il mistero della visita ad Elisabetta e la devozione al Cuore Immacolato di Maria sono dunque alla base della spiritualità di Madre Teresa.

“È molto, molto importante per noi – soleva dire la Madre – nutrire un amore profondo per Maria. Poiché fu Lei che insegnò a Gesù a camminare, a pregare, a lavarsi, a compiere tutti quei piccoli atti che rendono così bella la vita umana. Sarà sempre disposta ad aiutarci, ad insegnarci come essere una cosa sola con Gesù, come amare Lui soltanto, come toccarlo e vederlo, come servirlo mentre si cela dietro la maschera della sofferenza”.

Ecco allora perché ogni Missionaria deve domandarsi tutti i giorni con estrema sincerità: “Il mio servizio verso i poveri è devoto, tenero, intimo? Faccio verso di loro quello che fece Maria con Elisabetta?”.

Servire i più poveri dei poveri con il cuore di Maria. Questo chiede la Fondatrice delle Missionarie della Carità alle proprie Figlie. Ed è quello che loro, le Suore, fanno in tutti i luoghi della terra dove l’amore di Cristo le spinge, con l’esempio della carità operosa della Beata Madre Teresa di Calcutta e l’imitazione di Maria, la prima missionaria.

Maria Di Lorenzo

Risultati della ricerca per rose bianche

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CARLO MARIA MARTINI: IL PROFETA VESTITO DI ROSSO – Angelo Nocent

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Omelia del Card. Scola
https://youtu.be/NjKIT_K3NQc

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In un Duomo di Milano gremito è stato ricordato ieri, 31 agosto, il quarto anniversario della morte di Carlo Maria Martini, pastore della diocesi ambrosiana dal 1980 al 2002. A presiedere l’eucaristia il cardinale Angelo Scola, accompagnato dal primo successore di Martini, il cardinale Dionigi Tettamanzi, da diversi vescovi e da decine di altri sacerdoti, tra cui il presidente della Fondazione intitolata al biblista gesuita, padre Carlo Casalone SJ. In prima fila tra i fedeli, la sorella Maris e i nipoti, insieme a numerosi esponenti della società civile milanese.

Nell’omelia, il cardinale Scola ha anzitutto sottolineato la «provvidenziale assonanza» tra il Vangelo del giorno – il brano di Luca in cui Gesù indica in Giovanni Battista il suo messaggero (Lc 7,24b-27) – e «il magistero e l’azione pastorale di Martini», autentico testimone e profeta del Vangelo, cioè «uno che si espone alla verità e la comunica a qualunque costo». L’arcivescovo di Milano ha poi focalizzato l’attenzione su una delle lettere pastorali più note del predecessore, la Farsi prossimo del 1985, particolarmente attuale sia per le connessioni con i temi dell’Anno santo della misericordia, sia per la sua «capacità di offrire una visione dell’uomo di cui l’Europa avrebbe oggi bisogno».

Dopo una processione alla tomba di Martini, situata nella stessa Cattedrale ambrosiana, la commemorazione è poi proseguita nell’Auditorium della Fondazione Culturale San Fedele dei gesuiti, sede, fra le varie opere, della Fondazione Carlo Maria Martini.

Qui è stato proiettato in anteprima il documentario sul cardinale realizzato dalla Rai, in collaborazione con la stessa Fondazione. Nell’introdurre il filmato padre Casalone ha evidenziato che «questo è molto più di un documentario, nel senso stretto della parola, non essendo semplicemente una raccolta di documenti: dando voce anche a persone che hanno potuto incontrare e lavorare con Martini, il filmato vuole piuttosto essere una testimonianza di come la sua eredità è viva, ci interroga e attende di essere ulteriormente compresa». Padre Casalone ha inoltre indicato un altro modo per comprendere il metodo e lo stile di Martini, e per approfondirne il pensiero: l’Opera omnia pubblicata da Bompiani, che vede in questi giorni l’arrivo in libreria del secondo volume, dedicato agli Esercizi spirituali tenuti dal cardinale a partire dai Vangeli.

Dopo i saluti di Giuseppe Giannotti, vicedirettore di Rai Storia, canale su cui martedì 6 settembre alle 21.30 andrà in onda il documentario, è iniziata la proiezione di Carlo Maria Martini, profeta del Novecento (il filmato rientra nella serie «Italiani»). Al termine sono brevemente intervenuti il sindaco di Milano, Beppe Sala, e il cardinale Angelo Scola, per condividere la loro reazione a caldo. Il primo ha evidenziato come, tra le varie lezioni di Martini che emergono dal documentario, ci sia quella sul valore della conoscenza e dello studio, dimensioni troppo spesso oggi trascurate a scapito di un attivismo che rischia però di risultare sterile. Ha inoltre auspicato che, come peraltro è avvenuto nelle prime settimane della sua amministrazione, i rapporti tra istituzioni civili ed ecclesiali siano sempre improntati a quella collaborazione di cui fu protagonista e promotore Martini durante il suo episcopato.

Il cardinale Scola si è anzitutto complimentato con gli autori, Giuseppe Sangiorgi e Antonia Pillosio, per avere offerto al pubblico questo strumento su cui lavorare per approfondire la conoscenza di Martini. Ha aggiunto poi di essere rimasto sempre molto colpito dalla «capacità di Martini di leggere e assecondare criticamente la realtà», un approccio che non sempre il cattolicesimo italiano ha avuto nella seconda metà del Novecento e che ha generato spesso divisioni. «Ma il tempo degli steccati ideologici – ha concluso il cardinale – sembra ora finalmente finito, anche grazie a un uomo polivalente e a un maestro del dialogo come Carlo Maria Martini».

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IL SALUTO FINALE DEL CARD. SCOLA
https://www.youtube.com/watch?v=d-BGzl_Neus

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