CONVERSAZIONI NOTTURNE

Conversazioni notturne a Gerusalemme


Anch’io l’ho letto e lo rileggo. Nel retro della copertina viene riportato un passo che lo motiva: “La notte è un momento di oscurità, di immaginazione, i sensi si ffilano. Se, come qualcuno ha detto, la metà della note è il principio del giorno, queste conversazioni a gerusalemme, nel luogo in cui ha avuto inizio la storia dei cristiani, sono anche conversazioni sui cammini di fede in tempi di incertezza”.


Nel nostro piccolo, quasi insignificante, anche il nostro è un cammino di fede. Tanto più che, in ogni momento incappiamo in situazioni di disagio, incompresione e dolore. Nelle parole dell’Arcivescovo Martini spesso trovo sapienza ma anche consolazione.

  

Saggio questo passo a pag.14: “Se in linea di principio non so rispondere alla domanda sulla sofferenza, posso pur sempre interrogare la mia vita: dove posso intervenire per migliorare la situazione?


Se mi comporto in questo modo, molta dell’infelicità cambierà. Lo vedo soprattutto nei giovani. In tanti stanno seduti davanti al televisore o al computer e vengono sommersi da immagini spaventose. Così si rifugiano in altri mondi. Alcuni, tuttavia, si alzano e vanno dalle persone che devono sopportare un dolore, le aiutano e con l’esperienza capiscono di poter essere salvatori. Scoprono opportunità di cui possiamo renderci conto solo come persone attive, non da consumatori passivi.


Una giovane donna, che impartisce lezioni di lingua a stranieri che hanno chiesto asilo politico e li aiuta a cavarsela in un paese del benessere, mi ha confiato: “La miseria presentata tutti i giorni in televisione sembra terribile, Ora che vi sono immersa, all’improvviso provo una gioia che a casa non conoscevo. A un tratto sento quanto sono forte, prima non ne ero consapevole. Scopro che alcuni degli stranieri sono amici più spiritosi, più fantasiosi, più religiosi e migliori di molti dei miei conoscenti “per bene” “.


Ho visto amici e colleghi di giovani tossicodipendenti svegliarsi e capire quali possono essere le conseguenze di una presunta piccola sciocchezza. Qualcuno aveva messo a rischio la propria vita o l’aveva quasi distrutta, affinché aprissero gli occhi e non facessero nulla di simile. Sono molti aspetti di un lavoro che solo il buon Dio conosce nel suo insieme.


L’infelicità ha diversi livelli. La mia fiducia è diventata più grande e più forte della pena. Spero che la mia fede in Dio sia bbastanza salda da vincere anche l’infelicità della malattia e la solitudine della morte. Nella mia vita mi sono imbattuto in molte cose terribili, la guerra, il terrorismo, le difficoltà della Chiesa, la mia malattia e la debolezza. Ma tutto questo si inserisce nel contesto di molte altre esperienze della vita di ottuagenario. La mia felicità è poca cosa in confronto alla felicità. La felicità va condivisa. E soprattutto: la felicità non è qualcosa che arriva o che dobbiamo solo aspettare. Dobbiamo cercarla”.


Grazie Padre Martini per queste indicazioni sapienziali. In fondo, GLOBULI ROSSI – di cui sei l’ ispiratore – vuol proprio dire avere questo atteggiamento di fondo che si può vivere in ogni circostanza e luogo della vita.


Il passo in cui, a pag. 106, parli delle donne è per un’altra volta.

  

 

Signore, tu sei la mia luce;
senza di te cammino nelle tenebre,
senza di te non posso
neppure fare un passo,
senza di te non so dove vado,
sono un cieco
che pretende di guidare un altro cieco.
Se tu mi apri gli occhi, Signore,
io vedrò la tua luce,
i miei piedi cammineranno
nella via della vita.
Signore, se tu mi illuminerai
io potrò illuminare:
tu fai noi luce nel mondo.
  
Card. Carlo Maria Martini
  
  

 

Tu sei la mia luce

  

 

Cara Silvia,

 

                    negli appunti del 6 Febbraio mi scrivi: ”

di Martini, ho da poco terminato Conversazioni notturne a Gerusalemme“…

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