DOV’E’ DIO QUANDO LA TERRA TREMA

  

 
 

 Grazie, Silvia, per la segnalazione.

  

DOV’E’ DIO QUANDO LA TERRA TREMA?

  

Don Valentino Savoldi

I n  Sardegna, a Tempio Pausania e a Olbia, parlo agli studenti del liceo artistico sulla necessità di lasciarsi salvare dalla bellezza.  Sono giorni in cui ad Haiti la terra inghiotte migliaia e migliaia di vittime innocenti che spingono i miei interlocutori a dirmi che il bello non esiste più  e il male prevale sul bene. In questo contesto, scontata è la sfida: “Dov’è il tuo Dio?”. La domanda non è posta con leggerezza. Nasce da giovani “belli” – e per bellezza s’intende lo splendore della verità – desiderosi di sapere come per me sia possibile credere in Dio, soprattutto dopo aver visto i mali del mondo, nei paesi impoveriti.

 

Parlo di quello che ho sperimentato ad Haiti: estrema povertà, anzi, miseria vissuta dalla gente con sconcertante dignità. Di fronte ad una terribile inondazione che aveva creato  nelle strade voragini vaste cinque, sei metri, di fronte a case spazzate via dall’uragano, ecco persone che sapevano ancora pregare e ringraziare il Signore per quello che era rimasto. Lì avevo sperimentato che quel Dio che permette le croci, fa le spalle proporzionate per portarle.

Ma perché il dolore? Il male non mette un’ombra troppo cupa sull’eventuale esistenza di Dio? E’ questo Dio solo un’ipotesi migliore della tentazione di commettere suicidio, perché nulla ha un senso? Dov’è Dio quando la terra trema?
Terremoto, nella mentalità ebraica, equivale a “teofania”, manifestazione di Dio: disquisizione esegetica che non interessa a questi studenti. Guardando le loro facce , ancora una volta mi rendo conto che la questione di Dio non è un interrogativo astratto, ma una struggente domanda che, in vano, i mass media cercano di eludere con un rumore programmato e con demenziali rappresentazioni che mirano solo a far ridere, stordire e gettare discredito su quella nostalgia del divino che penetra tutte le fibre del nostro essere.
L’Occidente sembra fare di tutto per evitare il discorso su Dio e per eliminare l’immagine del Crocefisso, ma quello che vorrebbe sopprimere  malamente, emerge in molte persone  sotto forma patologiche: “Quando scompaiono i santi, si fanno avanti i santoni”.

Sfidato da tanti sguardi di questi giovani, cosciente dell’urgenza di non deludere la loro attesa, non mi metto su un piano filosofico, con l’intenzione di “dimostrare”, ma con il desiderio di “mostrare” che Dio esiste perché l’ho incontrato.  Con Lui il mondo rimane mistero. Senza lui è assurdo. E tra l’assurdo e il mistero, chiaramente scelgo l’illogicità dell’Amore.

Un Amore che mi seduce, proprio mentre mi tormenta. Un Amore che non è un’astrazione, ma ha il volto del più bello tra i figli dell’Uomo, Gesù. Lui che, di fronte al male del mondo, non è scappato, ma l’ha assunto su di sé, per insegnarci che l’umanità si salva con un “gioioso” martirio, con un’offerta totale di sé, con l’entusiasmante avventura di realizzarci pienamente come essere umani nel tentativo di concretizzare il progetto del Padre: renderci creatori, come Lui; renderci salvatori come Cristo; renderci vivi e vivificanti come lo Spirito Santo , forza per capire che contro i mali del mondo Dio ha fatto l’uomo.

Questo seducente Amore è la prova dell’esistenza di Dio che si ammanta della bellezza per farci arrivare a Lui. Bellezza che è il volto dell’amore che risplende anche là dove occhi profani vedono solo il limite, il male e la miseria.
Bellezza che non traspare solo nelle opere d’arte, ma  pure nell’esperienza quotidiana, quando anche negli aspetti esteriori più umili scopriamo il fascino di uno sguardo, di un bicchiere d’acqua dato all’assetato, di una stretta di mano all’amico, del tavolo imbandito per  l’anziana madre, paga solo di stare accanto al figlio, toccargli la mano, dare il bacio della buona notte…

 Chi ha una fede scopre il senso della realtà, trova il fondamento d’ogni cosa, vede l’armonia tra la scienza e la ragione che non si ferma all’immediato, ma ha sete del Tutto.  Se poi alla fede nel Dio di tutti gli essere viventi si aggiunge la fede nel Dio di Gesù Cristo, facilmente si  scopre che il nostro è il Dio della bellezza: “ Guardate i fiori dei campi, guardate gli uccelli dell’aria…”. Ma, soprattutto, guardiamo alla bellezza degli esseri umani, ognuno dei quali è un ineffabile mistero, indicibile capolavoro, stupendo ricettacolo di energie umane che in ciascuno di noi diventano energie divine.

Chi non ha bisogno di questa bellezza per continuare a vivere? Come trascorrere un solo giorno senza ricercare quella bellezza che salva? Come abbrutirci con una assordante musica che non eleva lo spirito, ma scatena impulsi violenti? Perché ritenere arte ciò che volutamente è l’esposizione del brutto, del male e del cattivo?  Perché non cominciare noi stessi a produrre un’arte che ci assicuri che la vita ha un senso e che il dolore può essere redento, riscattato e trasformato in enorme potenzialità di grandezza, non fosse altro che nella possibilità che ci dona di squarciare il cielo con un urlo?

Il cielo non rimarrà muto. E la risposta, al momento opportuno, farà comprendere che la crisi del sacro è paragonabile ad un’eclissi, in cui le tenebre durano poco. Dopodiché  la nostra bellezza brillerà nella sofferenza quale luce che ci  farà ripetere con il Cantico dei cantici: “Più forte della morte è l’amore”.

Valentino

  

INTERESSANTI ANCHE I COMMENTI

  1. Concetta
    gen 24, 16:26

    Qualche mese fa abbiamo studiato Voltaire e il suo “Candide”, scritto dopo il terribile terremoto di Lisbona del 1755. Anche lì il filosofo era stato ispirato da quella catastrofe e ha rinnegato la filosofia ottimistica di Leibniz e il suo “migliore dei mondi possibili”.
    Perché il male?
    Non penso che anche scervellandoci potremmo trovare una risposta soddisfacente per quello che è l’uomo: limitato pur nella sua illimitata grandezza. Allora non ci resta che affidarci e fidarci di Colui che è Amore perché <quel Dio che permette le croci, fa le spalle proporzionate per portarle.> Mi piace l’idea che “Terremoto”, nella mentalità ebraica, equivale a “teofania”, manifestazione di Dio perché <Più forte della morte è l’amore> il che significa che soprattutto in situazioni così catastrofiche non siamo soli!

  • silvia
    gen 25, 01:35

    Credi in Dio,
    anche dopo aver visto i mali del mondo nei paesi impoveriti.
    Nelle tante parole scritte oggi, leggo che peraltro hai visto i mali del mondo anche nell’occidente ricco,rumoroso, demenziale…
    La vita senza Dio, nel nostro occidente, è un male del mondo.
    E’ anche questa una povertà irrimediabile.

    Le tue tante parole oggi contengono ben 10 (DIECI) punti di domanda.

    Leggendo tutto, alla fine non ricordo più l’inizio…forse sono vecchia e stanca e provata:sento inadeguate le spalle che dovrebbero essere propozionate.

    Anche noi poveri di una povertà nascosta, colpevole, disperata, dobbiamo sperare di squarciare il Cielo con un urlo.

    E sperare di ricevere in dono quella luce che ci farà ripetere con il Cantico dei cantici: “Più forte della morte è l’amore”.

  • Rita
    gen 25, 23:24 

    si,contro i mali del mondo Dio ha fatto l’uomo….ma cosa possiamo fare per quegli esseri umani,bambini e non che sono stati inghiottiti improvvisamente dalla terra?possiamo aiutare i sopravvissuti dimostrando il nostro amore ma come possiamo vedere la bellezza in quelle morti? difficile questo mistero.gradirei che qualcuno mi rispondesse.grazie. Rita

    1. Concetta
      gen 24, 16:26

      Qualche mese fa abbiamo studiato Voltaire e il suo “Candide”, scritto dopo il terribile terremoto di Lisbona del 1755. Anche lì il filosofo era stato ispirato da quella catastrofe e ha rinnegato la filosofia ottimistica di Leibniz e il suo “migliore dei mondi possibili”.
      Perché il male?
      Non penso che anche scervellandoci potremmo trovare una risposta soddisfacente per quello che è l’uomo: limitato pur nella sua illimitata grandezza. Allora non ci resta che affidarci e fidarci di Colui che è Amore perché <quel Dio che permette le croci, fa le spalle proporzionate per portarle.> Mi piace l’idea che “Terremoto”, nella mentalità ebraica, equivale a “teofania”, manifestazione di Dio perché <Più forte della morte è l’amore> il che significa che soprattutto in situazioni così catastrofiche non siamo soli!

  • silvia
    gen 25, 01:35

    Credi in Dio,
    anche dopo aver visto i mali del mondo nei paesi impoveriti.
    Nelle tante parole scritte oggi, leggo che peraltro hai visto i mali del mondo anche nell’occidente ricco,rumoroso, demenziale…
    La vita senza Dio, nel nostro occidente, è un male del mondo.
    E’ anche questa una povertà irrimediabile.

    Le tue tante parole oggi contengono ben 10 (DIECI) punti di domanda.

    Leggendo tutto, alla fine non ricordo più l’inizio…forse sono vecchia e stanca e provata:sento inadeguate le spalle che dovrebbero essere propozionate.

    Anche noi poveri di una povertà nascosta, colpevole, disperata, dobbiamo sperare di squarciare il Cielo con un urlo.

    E sperare di ricevere in dono quella luce che ci farà ripetere con il Cantico dei cantici: “Più forte della morte è l’amore”.

  • Rita
    gen 25, 23:24 

    si,contro i mali del mondo Dio ha fatto l’uomo….ma cosa possiamo fare per quegli esseri umani,bambini e non che sono stati inghiottiti improvvisamente dalla terra?possiamo aiutare i sopravvissuti dimostrando il nostro amore ma come possiamo vedere la bellezza in quelle morti? difficile questo mistero.gradirei che qualcuno mi rispondesse.grazie. Rita

  •  

  • Massimo
    gen 25, 23:38

    ““Ci fù un vento grande e gagliardo,
    tale da scuotere le montagne e spaccare le pietre,
    ma il Signore non era nel vento.
    Dopo il vento ci fu un terremoto,
    ma in Signore non era nel terremoto.
    Dopo il terremoto ci fu il fuoco,
    ma il Signore non era nel fuoco.
    Dopo il fuoco ci fu il sussurro
    di una brezza leggera(1Re 19,11-12).”
    E Dio era in quella brezza. Questo soffio vitale,nel quale il profeta Elia, nel deserto, percepisce la presenza di Dio…e Dio era in quel rabbrividente silenzio.
    Parliamo troppo senza dire nulla,perchè di Dio sappiamo ben poco.”

  • Ho voluto citare Valentino in “Un corpo a corpo con Dio”, capitolo terzo, nella speranza che i giovani di Olbia e di Tempio,miei compaesani, potessero fare proprio questo pensiero.
    Viviamo in un mondo dove dobbiamo ad ogni costo trovare il “colpevole”!
    Mai ho sentito un giovane,quando piove sui campi assetati, quando nevica che disinfetta l’aria e porta beneficio a tutti coloro che con la neve lavorano, quando splende il sole e le piante fioriscono…ringraziare il Signore!!!
    Cari giovani studenti, Valentino tempo fà mi disse una frase, che sono sicuro avrà detto anche a Voi: “sè il Mondo è così non è colpa Vostra, sè lo lascerete così sarà anche colpa Vostra!”
    Il Signore ci ha donato il creato, senza chiederci nulla, eccetto l’impegno di custodirlo al meglio! Il Mondo è nelle Nostre mani, siamo Noi i primi responsabili del mondo malato in cui viviamo!!!

  • Fabrizio
    gen 26, 12:37 #

    La domanda sul perchè il male del mondo e sul perchè sofferenza degli innocenti è una tentazione ricorrente nella storia dell’uomo. Questa domanda è molto spesso una tentazione insidiosa per l’uomo e spesso un banco di prova obbligato. Se non ricordo male, Giobbe conclude che questa domanda a Dio non si può proprio fare. E l’unica risposta viene da Cristo: di fronte al male del mondo si fa obbediente al Padre fino alla fine. Non sono ammissibili risposte confezionate per la nostra ragione. L’unica risposta è nella logica della gratuità e del dono. Donandoci sconfiggiamo il male e penetriamo il suo mistero fino a esserne più forti. Credo che una difficiltà del nostro tempo sia quella di non sapere riconoscere i limiti della ragione. Di fronte al mistero del male serve dipiù il donarsi per illogico amore. Amo, dunque sono. Di fronte al male del mondo serve poco pensare, serve dipiù amare, che è anche agire.

  • silvia
    gen 26, 16:53 #

    A Rita,tento -senza la presunzione di pensare che sia esaustiva – l’unica risposta che trovo anche per me.
    Di fronte al Mistero della sofferenza, in specie della sofferenza e della morte dell’innocente, possiamo affermare e ripetere che resta un Mistero.Che fa parte del Mistero della Fede, del Mistero di Dio.
    Non c‘è risposta,se non in Gesù Cristo.Lui, ha voluto condividere la sofferenza e la morte del giusto, dell’Innocente, accettando di essere Lui stesso – consegnato nelle mani degli uomini- trattato come peccato.
    Mistero di Amore.
    Solo contemplando – vivendo – questo Mistero, troviamo risposta.
    Non comprendiamo, resta Mistero, ma ne siamo in Lui, con Lui, per Lui, partecipi.
    In pratica, fare con amore tutto il possibile e accettare e offrire l’impossibile. L’inaccettabile. L’incomprensibile.

    “Contemplare in religioso silenzio……fare del nostro respiro una preghiera.
    Immergerci in un silenzio di meditazione,senza sciupare il mistero con parole vane.
    Come Maria che, in silenzio,
    pur non comprendendo,
    <<meditava in cuor suo>> (d.Valentino)”

  •  

     

    Questa voce è stata pubblicata in GLOBULI ROSSI COMPANY. Contrassegna il permalink.

    Lascia un commento

    Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

    Logo WordPress.com

    Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

    Foto Twitter

    Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

    Foto di Facebook

    Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

    Google+ photo

    Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

    Connessione a %s...