02 GESU’ – Aveva occhi…

 

LO SGUARDO DI GESU’

 

 

Di Angelo Nocent

 

Volendo, una buona risposta pronta già l’avrei a quell’interrogativo dell’altro giorno: Chi dite che io sia?”. Ma sono sicuro che avrebbe l’effetto di una suggestione temporanea, destinata a svanire nell’arco di una notte. E’ capitato a me e capita a tutti di sperimentare quel fenomeno strano che è l’emozione: un brivido lungo la schiena, il respiro trattenuto, una forte concentrazione, quasi un uscire dal mondo…E gli occhi accesi, lucidi. Poi un sussulto, una lacrima sul viso, un fazzoletto sotto il naso gocciolante…

Ma è solo un inizio. Ci vuole altro perché la commozione si trasformi in passione amorosa, in abbraccio, slancio totale, rapporto solido e duraturo con un GESU’ affascinante ma anche sconosciuto e perché no, indisponente perché esigente. Un bravo oratore può farmi emozionare ma non posso innamorarmi se non ho confidenza con il volto di Gesù, con i suoi occhi dallo sguardo magnetico, i soli capaci di produrre il colpo di fulmine, quell’amore a prima vista che non si scorda più.

 

Ma per entrare in confidenza con lo sguardo di Cristo, bisogna fare un volo e un tragitto: volare a Nazaret – quella dei Vangeli – e percorrere le sue viuzze, scrutare il cielo, udire il vento, osservare i bambini che giocano, non trascurare alcun partricolare. In quell’ampio anfiteatro di colline che fanno da corona al luogo dell’Annunciazone, bisogna lasciarsi attrarre dai “gigli del campo”, di cui un giorno parlò il Maestro, dai vermigli anemoni che in primavera sbocciano in tutto il Medio Oriente.

 

Bisogna anche prender confidenza con il terriorio, gli ulivi secolari, gli alberi di fico, i filari delle viti e l’uva che dà vino buono e forte. Imbattersi con la gallina, vicino a una grotta adibita a casa, mentre raduna i pulcini per proteggerli con le sue ali; osservare il pastore che conta le pecore e corre a riprendersi quella che si è attardata. Bisogna indugiare sul contadino nel campo, intento a preparare il terreno per la semina, a costruire il muro di cinta, a mettere mano all’aratro, guardarlo con attenzione mentre getta la semente che cade parte fra le spine, parte sul sentiero, parte sulle pietre e parte sulla terra buona. Cogliere il suo animo fiducioso mentre se ne ritorna a casa ad attendere che il grano germogli e cresca.Sono passaggi che non si possono perdere o ignorare se si vuol capire qualcosa di Gesù.

Lì, se una nuvola sorge da occidente, tutti sanno che domani verrà la pioggia; se il vento soffia dal deserto o dagli aridi monti del Galaand si prevedono giorni torridi.

Girando per le viuzze non è difficile scorgere la vecchietta che spazza la casa per ritrovare la moneta perduta o imbattersi nella donna che impasta il lievito con tre misure di farina o in quella che accende la lucerna e la pone sul candeliere. Facile incontrare braccianti che sulla piazza attendono chi li assuma a giornata o bambini, vispi, che fanno il girotondo e con voci stridule, vanno ripetendo , instancabili, fino all’esaurimento, il medesimo stornello: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato…”(Matteo 11,17). A passare ad uno ad uno quei volti non sarà difficile individuare “il figlio del carpentiere”.

Sognatore? No! E’ solo un rivedere, attraverso le parabole raccontate dal Maestro, la Nazaret di duemila anni fa. E’ importante, perché le parabole, più degli altri racconti evangelici, rivelano quanto fosse attento e sensibile lo sguardo di Gesù:

  • sguardo pacato e sereno che si sofferma stupito a contemplare gli uccelli del cielo mentre costruiscono i loro nidi sui mandorli, sui maestosi sicomori o sul piccolo arbusto nato dal granellino di senape;

  • sguardo cordiale del contadino dell’alta Galilea che fin da piccolo impara a riconoscere le pianticelle della menta dell’anice, del coriandolo…e sa indicarti i fiori rosa del cumino il cui aroma rende deliziosi i dolci e il pane che prepara la mamma;

  • sguardo semplice di chi cresce a contatto con la natura e gode della fragranza della mirra, del nardo e del profumo del narciso, simbolo della gioia.

Nazareth, la fiorita, vista dagli occhi di Gesù, è incantesimo. Noi,  visti dai Suoi occhi, allenati a cogliere il bello e il buono in ogni dove, a Lui risultiamo incredibilmente incantevoli!

Le emozioni intense, le nostre violente passioni, le gioie ed i turbamenti profondi, il più delle volte non riusciamo a tradurli adeguatamente in parole. Ma anche a noi è dato di comunicare con gli occhi, posandoli serenamente nelle sue meravigliose pupille. A patto di un quotidiano e paziente percorso sui medesimi sentieri.

DIMMI COME GUARDI

La Bibbia, non solo letta ma ruminata, ci descrive una vasta gamma di sguardi:

  • parla di quello schietto e lucente che dà gioia al cuore (Proverbi 15,30);

  • di quello altezzoso che lascia trasparire un cuore superbo(Salmo 101,5);

  • descrive anche con evidente compiacimento, l’occhio intento ai bisogni del fratello (Proverbi 22,9)

  • e mette in guardia contro l’occhio cattivo, segno di avarizia, grettezza e invidia (Siracide 14,8)

Nel popolo semita era convinzione che esistesse una luce nell’intimo dell’uomo. Partendo dal cuore essa si proiettava verso l’esterno passando attraverso gli occhi come da finestre spalancate sul mondo.

Gesù, figlio del suo tempo, per farsi capire non ha esitato a farla sua. E’ in questo senso che parla dell’occhio come della “lucerna del corpo”:La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!” (Matteo 6,22)

Appare evidente l’importanza di conoscere sempre più e meglio gli occhi di Gesù per curare i nostri. Chiediamo allo Spirito di rivelarci i Suoi e di renderci consapevoli delle nostre patologie.

A presto.

 

 

Circola un GESU’ che non convince. Perchè?
 
 

 

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Una risposta a 02 GESU’ – Aveva occhi…

  1. Deborath ha detto:

    Molto bella e intensa questa riflessione, soprattutto la ritengo molto veritiera: sarebbe bello riuscire a guardare tutto con gli occhi di Gesù e cercare di carpire il buono anche lì, dove i nostri occhi non sono in grado di percepirne: solo Gesù è in grado di leggere nei cuori e, forse, è questa la cosa più importante che dovremmo imparare da Lui, per smetterla definitivamente di giudicarci a vicenda…

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