CON-DIVISIONE DI UN SOGNO

 
OH BEL SOGNO MIO!
 
 
or my beautiful dream
 
…Questo mi lusinga, ovviamente, ma io non credo di meritare un’intera discussione su quello che ho scritto, certo, ora sono curiosa di sapere quello che pensi tu, i tuoi blog-amici, ma non ti nascondo che questo mi crea un pò di imbarazzo, anche se ti ringrazio di cuore di esserti soffermato su uno dei post che io ritengo più belli e più importanti di tutto il mio blog… Deborath".

 

 

21 Febbraio 2010 ore 19,15


Carissima Deborath,


torno ora da Messa dove mi sono recato portando nel cuore il suggerimento che dai ai ragazzi del catechismo: arrivare in chiesa con una domanda relativa alla vita, perchè durante la Messa il Signore avrebbe trovato il modo di rispondere alla domanda”.


Tu ci credi e ci credo anch’io. Però è strano: mi è sembrato quasi di aver ricevuto, prima ancora di domandare. “Chiedimi ciò che vuoi – pregava Agostino – e donami ciò che mi comandi”.  Infatti, è da tempo che provo a comportarmi così anch’io, sentendomi servo inutile ma inserito come operaio in un piano divino.


Tirando le somme dopo anni di peregrinare, sento anch’io l’esigenza di fare una consegna, non so bene a chi e di che cosa: Sentinella, quanto resta della notte? La sentinella risponde: Viene il mattino, e poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!” (Is 21, 11-12). Un interrogativo che ripercorre continuamente la Chiesa, la società, ma anche ogni singolo individuo. Abbiamo ricevuto, dobbiamo tramandare.


Non so nemmeno io come sia potuto arrivare a te ma è accaduto. So bene invece perché ti ho chiesto l’amicizia ed anche di far parte di questa compagnia in movimento: semplicemente perché, leggendoti, ho ravvisato in te la persona ideale cui consegnare il testimone, come in una staffetta, di quella competizione ideale che abbiamo chiamato GLOBULI ROSSI COMPANY. Parto dalla consapevolezza che la mia corsa sta per finire. Ogni giorno che mi è concesso è regalato. Con Sant’Agostino posso solo dire che, meritevole dei mali, ho ricevuto in questi anni solo dei beni: ”Ho ricevuto misericordia”. Quante volte l’ho sperimentato! Perché Lui “non ci tratta secondo i nostri peccati, non ci ripaga secondo le nostre colpe", perché "buono e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore" (Salmo 103, 13,10,8).


Ho anche sperimentato ciò che scrive il profeta: I giovani si affaticano e si stancano; i più forti vacillano e cadono; ma quelli che sperano nel Signore acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile, corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano" (Isaia 40:30-31).


So inoltre che l’importante nella corsa cristiana, non è "partecipare", come cita un famoso detto, ma raggiungere il traguardo. Paolo all’amico Timoteo: "Io ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho serbata la fede." (II Timoteo 4:7).

Lepre comune

A chi non mi conosce bene, talvolta forse ho dato l’impressione di correre più degli altri. Ma non è così: è soltanto una impressione. In verità non sono uno da imitare: sono come quegli atleti, "le lepri", che nelle gare hanno semplicemente il compito di tenere il ritmo della corsa, ma che non sono in grado di completarla.


Mi rendo anche conto che per tagliare il traguardo ci vuole ben altro, quella marcia in più che io so di non possedere. Perché, se l’allenamento del credente è la preghiera, la lettura e meditazione della Parola di Dio, la comunione fraterna, su questi punti so di essere stato molto difettoso. E ne pago le conseguenze: mi manca lo scatto. E per tagliare il traguardo devo appoggiarmi alla squadra che vince e fa onore a tutti.


Oggi, prima domenica di Quaresima, la Divina Liturgia è incentrata sulle tentazioni di Gesù nel deserto. Puntuale ed acuta la riflessione di Agostino: “Cristo tentato dal demonio! Ma in Cristo sei tu che sei tentato”.


Il dimenticato Fulton Sheen, vescovo ausiliare di New York diceva che le tentazioni (Luca 4,1-13) erano "tre scorciatoie per non passare attraverso la croce" (Fulton Sheen). Io spesso ci sono cascato: le ho infilate ma si sono rivelate deludenti strade senza uscita.


Gesù le supera in queso modo:

  • sceglie di rispettare il primato di Dio,

  • si fida del Padre e del suo piano per la salvezza del mondo.

  • Rinuncia a strumentalizzare egoisticamente le cose materiali per il proprio profitto (ora non cambia le pietre in pane per sé, ma più tardi moltiplicherà pani e pesci per le folle affamate);

  • rifiuta di dominare sulle persone e preferisce servire;

  • mantiene sempre un rapporto filiale con Dio fidandosi della Sua fedeltà.

  • Accetta la croce per amore e muore perdonando: solo così, spezza la spirale della violenza e toglie alla morte il suo veleno: la morte è vinta dalla Vita.

Gesù affronta e supera le tentazioni nella forza dello Spirito Santo, del quale è ripieno (v. 1). È lo Spirito del Battesimo (Lc 3,22), della Pasqua e di Pentecoste. Ed è lo Spirito della Missione.


E qui, Deborath, permettimi di ritornare per un attimo bambino.

 

 

Avevo otto anni ma ricordo benissimo quel giorno: era il 29 Settembre 1950, allora festa di San Michele Arcangelo, patrono della mia parrocchia nativa, Cervignano del Friuli, Diocesi di Gorizia.


Alle 7,30 la grande chiesa era al completo per la Messa di Prima Comunione. Ero vestito di bianco e non stavo nella pelle, io chierichetto già all’età di cinque anni. Allora non c’erano le tunichette uniformi. Per la circostanza la mamma mi aveva fatto fare calzoncini lungi e giacchino dal sarto di Via Roma, al quale aveva affidato un bel tessuto comprato al mercato. Ci teneva tanto perché eravamo poveri ma non voleva ostentare la miseria – peraltro arcinota al Re dei Re – in una circostanza in cui il Magnanimo decideva di scendere dal Trono Regale per visitare le nostre squallide dimore e restare a condividere le tante afflizioni.


Non ti sto a raccontare di quella mattina, perché quella giornata di intense emozioni che avrebbe segnato l’inizio per noi bambini di un’avventura sotto il segno dello Spirito, aveva in riserbo altre emozioni, quasi un cambiamento genetico di un processo cominciato col Battesimo.

Alle 11,30 l’appuntamento questa volta era con L’Arcivescovo di Gorizia, Mons. Carlo Margotti, in pompa magna, per la Santa Cresima. Un’esplosione di grazie in una sola mezza giornata. La mia Pentecoste!


Ricordo benissimo il suo viso, i suoi gesti, i paramenti liturgici, la mitria, il piviale, il pastorale, i guanti, l’anello…Le sue parole in latino mentre mi ungeva la fronte con il Sacro Crisma. Più avanti le ho memorizzate per non più dimenticarle: “Angele, signo te signo Cru+cis. Et confirmo te Chrismate salutis: In nomine Pa+tris, et Fi+lii, et Spiritus+sancti. Amen.” In altre parole: Ricevi il sigillo dello Spirito santo che ti è dato in dono”.


Le nostre aventure di donne e uomini spirituali, alla partenza, solitamente hanno questo sacramentale denominatore comune. Interessante è l’orazione che il vescovo compie per l’imposizione delle mani sui cresimandi. Egli richiama e specifica l’effusione pneumatica ricordando i sette doni presenti in Isaia 11,1-3:

  • Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici.

  • Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore.

  • Si compiacerà del timore del Signore.

  • Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire” (Isaia 11,1-3).

 

Profetizzando di Gesù, descrive anche il nosro comune destino di Christifideles.


E poi l’abbracio, simbolizzato dal buffetto. Con la mano destra sulla mia guancia sinistra, accarezzandomi, l’Arcivescovo, fissandomi amorevolmente negli occhi, mi ha detto : Pax tecum. Come dire: adesso puoi andare. Cammina spedito da solo. Io bambino e già considerato maturo dal mio Vescovo, come Tarcisio, Pancrazio, Agata…i primi ragazzi martiri cristiani, mandato in avanscoperta.


Vai…vai…dove Dio ti condurrà.


Sopra di noi è sceso lo Spirito di Dio fatto Persona in Gesù. Il Dono. Che non è uno Spirito di timidezza, ma uno Spirito di forza, di amore, di saggezza (2Tm 1,6-7), lo Spirito che ci strappa da noi stessi e rende la nostra vita parte viva del sacrificio di Cristo “pro mundi vita”, per la salvezza delle nazioni. “Ut unum sint”: una cosa sola con Lui.

 

Mi ha sempre accompagnato nel tempo l’icona di Tarcisio, protomartire dell’Eucaristia, accolito della Chiesa di Roma, che fu martirizzato in giovane età mentre portava le Sacre Specie ai cristiani in carcere per la comunione e che, scoperto, strinse al petto l’Eucaristia, per non farla cadere in mani profane, ma non riuscendo a strappargliela, fu ucciso dai carnefici esasperati e feroci come cani rabbiosi.

Allo stesso modo, mi è stato caro compagno di viaggio il martire Pancrazio, morto in giovane età sotto Diocleziano. La sua storia, pur arricchita di tanti elementi leggendari dalla sua tardiva «Passio», ci veniva additato come esempio coinvolgente. Adesso non so, ma allora era patrono dei Giovani di Azione Cattolica di cui ho fatto pate, a partire dalle Fiamme Bianche, Verdi, Rosse.


Dopo questa solo apparente divagazione, proviamo a tornare alla Messa e alle mie confuse domande nel cuore. Cosa ho chiesto esattamente? Non lo so di preciso. Ho farfufgliato qualcosa di molto confuso… “Chiedimi ciò che vuoi. E donami ciò che mi comandi”.


Epperò qui si innesta la luiturgia odierna che forse comprende sia le domande che le risposte:


Mosè parlò al popolo e disse: «Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà davanti all’altare del Signore, tuo Dio, e tu pronuncerai queste parole davanti al Signore, tuo Dio: “Mio padre era un Aramèo errante; scese in Egitto, vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò una nazione grande, forte e numerosa.

Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione; il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi.

Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele. Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato”. Le deporrai davanti al Signore, tuo Dio, e ti prostrerai davanti al Signore, tuo Dio».


In questo passo, per noi del “già e non ancora”, c’è il segreto del testimone che vorrei passarti. Le primizie dei frutti non si vedono. In questi anni abbiamo solo seminato. Più di uno/a ha offerto in silenzio i suoi patimenti per il misterioso progetto di Dio. Mi auguro che sia tu, Deborath, a raccogliere un giorno le primizie ed a prostrarti davanti al Signore: “Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato”.


Forse ti sembrerà di sognare. Non sbagli. Effettivamente sei invitata a condividere un sogno perché altri sognino il Sogno stesso di Dio. Anche quesa è una missione da portare avanti in mezzo ai miraggi ed alle tante fatue illusioni dominanti: (http://globulirossicompany.spaces.live.com/blog/cns!AF154A77143EA6C6!370.entry).


Per il resto, non preoccuparti. Hai Isaia dalla tua parte, con le sue parole rassicuranti: “I giovani si affaticano e si stancano; i più forti vacillano e cadono; ma quelli che sperano nel Signore acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile, corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano" (Isaia 40:30-31).


Ti ho detto cose che sai, esperienze che già vivi. Credo che in tutto questo ci sia anche lo zampino di tuo papà, oggi intercessore in Cielo, che vuole ampliarti il campo d’azione. Il progetto di Dio – il suo Regno – è come un grande mosaico fatto di tante piccole pietruzze che, prese da sole, non dicono nulla. Ma ci vogliono mani che lo compongano: le mie, le tue, le tante… che aspettano soltanto l’invito.


Spero tu voglia accette di far parte di un progetto di vita che non è nulla di nuovo e che abbiamo semplicemente voluto colorire di umano: “COMPAGNIA DEI GLOBULI ROSSI – Schiene a disposizione di Dio”.

Una specie di ambulanza cittadina pronta ad intervenire ad ogni chiamata, lì, sul posto, dove manca l’ossigeno della speranza o il tessuto sociale è anemico. Un modo per dirci che vogliamo essere cristiani, ossia di CRISTO: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (cf. Gal, 2, 20). Una parabola per dire il nostro Battesimo e portare gli uni i pesi degli altri adempiendo così la legge di Cristo (Galati 6,2).

 

E tutto questo, con riferimento a un giovane santo contemporaneo, RICCARDO PAMPURI, che negl’anni trenta, in quel di Pavia, distintosi dapprima al liceo, all’università, al fronte, (la Bibbia nello zaino) e poi in compagnia della Tosca, la cavalla messagli a disposizione dagli zii per spostarsi nelle campagne della condotta medica di Morimondo, ha seminato la carità e il Vangelo dove passava. Laico attivo nella Chiesa locale, era il braccio destro del Parroco per ogni niziativa: catechismo, Azione Cattolica, Adorazione, Esercizi Spirituali, coro, banda musicale, poveri, mutua assistenza, missioni… Ed infine in quel di Brescia, medico chirurgo, specializzato in ostetricia e gineologia,  con il saio fratesco ed il camice bianco, nell’Ospedale Sant’Orsola dei Fatebenefratelli e nell’ambulatorio dentistico. Tutto, in soli 33 anni.

 

Concludo con le interroganti parole di Agostino:

  • "…Ma in certe ore e in determinate circostanze, ci rivolgiamo a Dio anche con le parole,
  • perché, mediante questi segni, possiamo stimolare noi stessi
  • e insieme renderci conto di quanto abbiamo progredito nelle sante aspirazioni,
  • spronandoci con maggiore ardore a intensificarle.
  • Quanto più vivo, infatti, sarà il desiderio, tanto più ricco sarà l’effetto.
  • E perciò, che altro vogliono dire le parole dell’Apostolo: «Pregate incessantemente» (1 Ts 5, 17) se non questo:
  • Desiderate, senza stancarvi,
  • da colui che solo può concederla,
  • quella vita beata che niente varrebbe se non fosse eterna ?

(S. Agostino – Lettera a Proba)

Non vedo l’ora – se accetterai – di unire le nostre voci per cantare all’unisono con te e la Madre di Dio il Magnificat ! Invito che, naturalmente, è rivolto a quanti vorranno accoglierlo: dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al RenoE oltre.

PS.

S.Ecc.Rev. Mons. Giacinto Ambrosi o.f.m.

Arcivescovo di Gorizia

io, Fiamma Rossa, 10 anni,  in ginocchio,

vincitore del Premio-Roma per la Diocesi di Gorizia

14 – 17 Luglio 1952

FANCIULLI DI AZIONE CATTOLICA

Dietro le spalle del Pastore

i fanciulli di AC nel Seminario di Gorizia

 In primo piano il mio amico Vittorio Covella

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La melodia e parole mi sono rimaste incise nel cuore

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Opus iustitiae pax

Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat!

   

Le campane della Chiesa Parrocchiale di  Trivozio (Pavia)

dove è custodito il corpo di San Riccardo Pampuri

 

La Chiesa di Trivolzio

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11 risposte a CON-DIVISIONE DI UN SOGNO

  1. silvia ha detto:

    Carissima Deborath, mi permetto di dirti qualcosa sull’argomento, dato che hai scritto: "… sono curiosa di sapere quello che pensi tu, i tuoi blog-amici": quello che pensa Angelo, è chiaro, io lo sottoscrivo totalmente, e ti confermo che aspettavo questo momento, da quando ho trovato il tuo commento al viaggio in Terra Santa! Spero tanto che accetterai!

  2. Deborath ha detto:

    Ciao Angelo, ciao Silvia: io rimango sempre più stupita e sconvolta, sinceramente…Non ho ben capito che cosa debba accettare, di far parte della "Compagnia dei globuli rossi"?Ma io in realtà non so assolutamente nulla: non so di cosa si occupa, che cosa comporta tutto ciò, che cosa bisogna fare per farne parte.Angelo, tu parlavi addirittura di passare a me il testimone… Ma di cosa? Io sono assolutamente fuori da tutto, non ho le tue conoscenze, non ho la tua cultura, come potrei mai sostituirti, prendere il tuo posto in questa corsa? Io non sono all’altezza, non so proprio nulla, non so di cosa vi occupate e che cosa fate concretamente e voi non sapete niente di me… Come potete fidarvi così tanto di me da volermi "passare il testimone" di qualcosa di molto importante per voi?Sono un pò scettica, perdonatemi, ma mi piacerebbe capire un pò meglio…Mi spaventa un pò tutto questo e sto cercando di capire.Perdonatemi se rispondo così, ma mi piacerebbe sapere di più…E poi, tu, Silvia, dici che aspettavi questo momento: sì, ma quale momento? non capisco…Perdonatemi, mi sembra tutto troppo strano…

  3. angelo ha detto:

    Ciao Angelo, ciao Silvia: io rimango sempre più stupita e sconvolta, sinceramente…Non ho ben capito che cosa debba accettare, di far parte della "Compagnia dei globuli rossi"?Ma io in realtà non so assolutamente nulla: non so di cosa si occupa, che cosa comporta tutto ciò, che cosa bisogna fare per farne parte.================Cara Deborath, la tua precedente mi porta inevitabilmente con il pensiero a Nazareh. Sarà una coincidenza, ma anche tu sei stata attratta in questi giorni dall’argomento TERRA SANTA di Silvia.Vedo Maria sorpresa per una visita inattesa. L’ospite è nientemeno che Gabriele, l’arcangelo inviato da Dio. Alle prime c’è una non indifferente perplessita della ragazza che viene chiamata a cose inaudite. Giustamente chiede spiegazioni e non si lascia sedurre immediatamente, nè si mosta facile credulona.Poi avviene quello che sappiamo: "Una nube ti avvolgerà…". Ma, successivamente, farà un nuovo incontro, avrà una nuova annunciazione per bocca di Elisabetta. Nel nostro caso il ruolo mi sembra occupato da Silvia con i suoi incoraggiamenti, neanche fosse già tutto chiaro.Tu dichiari senza indugio sgomento e perplessità. Una delle tue motivazioni: "non mi conoscete".Più che tentare di darti spiegazioni, In questo momento la cosa saggia è fermarsi in atteggiamento di ascolto di quanto lo Spirito vorrà dirci nei giorni successivi. Lui ci aiuterà a discernere tra il BUONO ispirato da Dio e la povertà espressiva del messaggero, balbettante nel trasmettere, infelice nell’esposizione, uomo peccatore.Un comune sentire orante aprirà menti e cuore. Questa benedetta inquietudine diventerà salutare e farà crescere la comunione.UNA PREGHIERA PREGHIERA DA CHI NON SA NEANCHE COSA DOMANDAREO Spirito di Dio, che con la tua luce distingui la verità dall’errore, aiutaci a discernere il vero. Dissipa le nostre illusioni e mostraci la realtà. Facci riconoscere il linguaggio autentico di Dio nel fondo dell’anima nostra e aiutaci a distinguerlo da ogni altra voce.Mostraci la Volontà divina in tutte le circostanze della nostra vita, in modo che possiamo prendere le giuste decisioni. Aiutaci a cogliere negli avvenimenti i segni di Dio, gli inviti che ci rivolge, gli insegnamenti che vuole inculcarci. Rèndici atti a percepire i tuoi suggerimenti, per non perdere nessuna delle tue ispirazioni. Concedici quella perspicacia soprannaturale che ci faccia scoprire le esigenze della carità e comprendere tutto ciò che richiede un amore generoso. Ma soprattutto eleva il nostro sguardo, là dove egli si rende presente, ovunque la sua azione ci raggiunge e ci tocca. Per Cristo nostri Signore. Amen.SIRITO SANTO,Spirito di Conoscenza, Spirito di Amore, Tu solo conosci la Verità, Tu solo puoi scrutare l’essenza e il vero significato di ogni realtà. Tu solo sai perfettamente ciò che è bene e ciò che è male per me. Spirito di Dio, io mi abbandono a Te. Non voglio sapere più di quello che devo sapere. Non voglio dire più di quello che devo dire. Non voglio nulla più di quello che hai deciso per me. Tu mi ami e conosci il mio bene. Spirito di Amore, effondi su di me tutto quello che ora posso ricevere da Te. Sia lode a Te.O IMMACOLATA DELLO SPIRITO SANTOper il potere che l’Eterno Padre Ti ha dato sugli Angeli e sugli Arcangeli: mandaci messaggeri a illuminarci e a guarirci alle paure e perplessità di occuparci del Suo Regnoper irradiare la luce di cristo. AMEN. ALLELUIA!

  4. Deborath ha detto:

    Ciao Angelo e grazie per aver risposto, anche se il paragone con Nazareth mi sembra un pò azzardato…Tu rimani sempre sul vago, però, nelle tue risposte e so che magari posso risultare pesante, scocciante e, forse, anche stupida, ma io vorrei davvero capire che cosa comporta entrare in questa compagnia, vorrei sapere cosa bisogna fare una volta che se ne fa parte e tu non rispondi mai a queste mie domande, mi piacerebbe sapere il perchè…Perdonami e se le mie domande ti danno fastidio, basta dirlo e smetterò di porne…Ti saluto e ti ringrazio per la pazienza che hai con me, nonostante il mio scetticismo.

  5. angelo ha detto:

    Cara Deborath, nesuna intenzione di voler evadere le domande. Pensavo invece di rispondere nel modo più chiaro posibile successivamente. Ma la sollecitazione mi ha costretto ad un copia-incolla che troverai sul linck in fondo alla pagina.Cos’è una Compagnia? Una buona definizione credo l’abbia data Don Giussani di cui in questi giorni si fa memoria: “La Compagnia autentica è quella che nasce quando uno incontra un altro che ha visto qualcosa di giusto, di bello e di vero, e glielo dice, e siccome anche lui desidera il giusto, il bello ed il vero, si mette insieme“.Il Card. Ratzingher che al Congresso Mondiale dei Movimenti Ecclesiali del 1998 ha sviluppato il tema della “loro collocazione teologica”, nel suo intervento ha sostenuto, fra l’altro, che essi non vanno collocati tutti sullo stesso piano e che andrebbero quantomeno differenziati:Ed ha precisato come:“Li diversificherei con tre denominazioni:movimenti, correnti, iniziative di mobilitazione…. “ Ha messo in guardia anche dal proporre una definizione troppo rigorosa, “poiché lo Spirito Santo tiene pronte in ogni momento delle sorprese, e solo retrospettivamente siamo in grado di riconoscere che dietro le grandi diversità esiste un’essenza comune”.Che cosa sia un movimento vero e proprio, egli lo ha dedotto anche da questa constatazione:“Poiché i movimenti nascono per lo più da una personalità carismatica guida, si configurano in comunità concrete che in forza della loro origine rivivono il Vangelo nella sua interezza e senza tentennamenti riconoscono nella Chiesa la loro ragione di vita, senza di cui non potrebbero sussistere”. Nel caso della Compagnia dei Globuli Rossi, la personalità carismatica per eccellenza non fatichiamo a rintracciarla: è San Giovanni di Dio ( 1495 – 1550) ma anche il suo discepolo e pupillo San Riccardo Pampuri (1897 -1930), nostro cointemporaneo che abbiamo scelto come modello nello stare in società da credenti. Come vedi, abbiamo la fortuna che tutto è già fondato. E chi vi aderisce, è semplicemente un operaio nella Vigna, come ama definirsi Benedetto XVI. Garante del movimento che ne constata il carisma originario non potrebbe essere che l’Ordine dei Fatebenefratelli che da cinque secoli esprime nel mondo la Chiesa sanante, misericordiosa e samaritana.Nello specifico, al momento, non ci sono statuti, voti, promesse, riconoscimenti gerarchici. L’adesione non è un atto formale pubblico ma un “sì” pronunciato nel segreto del cuore, sostenuto dalla condivisione che ci fa stare in comunione fraterna. Epperò il mandato ufficiale ognuno l’ha ricevuto: col Battesimo e la Cresima che non sono una cerimonia ma un Evento. DONO che viene dall’alto attraverso la Madre Chiesa, una santa, cattolica e apostolica.Riconoscimenti statutari a parte, l’adesione è libera e non impegna nessuno. Tendenzialmente laicale, anche i sacerdoti e i religiosi sono chiamati a simpatizzare e a vivere il carisma del farsi prossimo che la tradizione ha sintetizzato nel termine “hospitalitas”, ossia accoglienza ed attenzione ad ogni pietosa situazione umana, perché siamo tutti indispensabi per portare gli uni pesi degli altri ovunque ci si trovi. Questa agibilità senza strutture, comporta un rischio: la dispersione. Ma noi lo corriamo, a costo di ricominciare sempre da capo.Internetet per il momento è il solo mezzo di comunicazione. Non ci sono soldi a monte, né quote da versare. Liberi di aderire, liberi di lasciare.Questa è una microscopica realtà che vive di fede, giorno per giorno. Si sviluppa nella misura in cui ognuno prova a dilatarla con la proposta: “La Compagnia autentica è quella che nasce quando uno incontra un altro che ha visto qualcosa di giusto, di bello e di vero, e glielo dice, e siccome anche lui desidera il giusto, il bello ed il vero, si mette insieme“.Non c’è una divisa, una tessera, una bandiera, una sede. Solo un melograno, di per sé significativo: composto da tanti chicchi, rimanda ai globli rossi. Ognuno dove si trova è parte di un tutto. Siamo dei capillari sottilisimi ma vitali che raggiungono le estremità del tessuto sociale e attingono ai Vasi Comuncanti di Gesù e della sua Chiesa.Tecnicamente, il modo per esprimere la propria adesione è quello imposto da Windows Live: entrare con la propria e-mail che permette di partecipare attivamente nel sito, scrivendo, intervenendo, suggerendo…A ciascuno è lasciato di SVILUPPARE LA FANTASIA DELLA CARITA’, come ci chiedeva l’amato Giovanni Paolo II, ossia di trovare il modo più idoneo di stare nelle situazioni e nei contesti dove abitiamo.Ce l’ho messa tutta ma non sono sicuro di essere risultato chiaro. In quanto a pescatore di uomini, non ho grande fortuna. Ma sono soltanto un operaio nella Vigna. IL Padrone è un altro. Se non ho capito male, sembra abbia detto: “Gettate le reti”.http://globulirossicompany.spaces.live.com/blog/cns!AF154A77143EA6C6!576.entry

  6. silvia ha detto:

    Ho riletto stasera il lungo scritto di Angelo.Mi ha colpito un particolare. Ha citato le Fiamme Bianche, Verdi, Rosse….Nel 1955, a Udine, Parrocchia del Carmine, ero "delegata" delle Fiamme Verdi, avevo solo 15 anni …Ho girato molto nella mia vita…Conservo ancora il "dono ricordo" del gruppo Donne di A.C.- cui era allora demandata la gestione delle Fiamme tricolori- del Gennaio 1956, quando ho lasciato Udine per trasferimento di mio Padre, Ufficiale dell’Esercito.Il libretto dell’ "Imitazione di Cristo" , unica lettura mai lasciata, con la dedica: "Il gruppo Donne del Carmine, in riconoscenza"…Quanto tempo…quanta strada fatta e quanta ancora da fare…

  7. angelo ha detto:

    Cara Silvia, visto che ti sei soffermata sulle Fiamme Bianche, Verdi, Rosse, mi hai costretto a un P.S.Non so come, ma nel 1952 sono risultato vincitore di un Premio-Roma, rappresentante dei Fanciulli di Azione Cattolica della mia Diocesi di Gorizia. Così ho pubblicato le poche cose rimaste a ricordo di quei giorni.Sono passati gl’anni e a quelle Fiamme Tricolori di allora non resta che continuare a soffiare sul fuoco. Abbiamo visto alternarsi tanti Pontefici e Vescovi, abbiamo amato e patito per la Chiesa. Di questa tremenda e meravigliosa avventura che ci è toccato di vivere, voglia la Benevolenza di Dio conservarci accesa la fiamma della fede fino all’ultimo respiro.

  8. Deborath ha detto:

    Io non ho vinto nulla di tutto ciò e neanche conoscevo l’esistenza di queste fiamme di cui parlate, ma voglio dire un "amen" all’ultima frase di Angelo…Buona giornata a tutti…

  9. silvia ha detto:

    Grazie Angelo, è bello e confortante il P.S. Cara Deborath, sono ricordi preziosi di tempi passati. Credo di avere qualche anno più di Angelo, le Fiamme Tricolori erano i piccoli dell’Azione Cattolica maschile. Allora, era cosi’. Oggi credo che anche l’A.C.R. – azione cattolica ragazzi – sia organizzata diversamente. Io sono stata "beniamina" poi "aspirante", poi "giovanissima"…Poi, la vita mi ha portato altrove….anche lontano. Ma la Fede è rimasta un fuoco acceso, anche se per qualche tempo coperto dalla cenere, tanto da sembrare spento. E la Benevolenza di Dio ha vinto e….l’avventura con Lui continua e continuerà in eterno!

  10. Deborath ha detto:

    Sono molto belle le vostre testimonianze e mi fanno venire in mente un’omelia del mercoledì santo dell’anno scorso… Non ricordo come mai, ma il predicatore stava parlando della Resurrezione di Gesù e di Pietro e Giovanni che vanno al sepolcro… Solo che Giovanni, più giovane, corre molto più in fretta di Pietro, che era più anziano, però, prima di entrare nel sepolcro, si ferma, aspetta l’arrivo di Pietro e fa entrare prima lui… Poi il sacerdote ha commentato dicendo che nella fede è importante avanzare insieme: i giovani corrono corrono, però non sono in grado di progredire nella fede senza gli anziani e gli anziani rischierebbero di perdere l’entusiasmo senza i giovani… Insomma, un’idea di comunità che si completa , che frena dove c’è da frenare e che scatta dove c’è da correre, ma che poi, i passi importanti li compie insieme!Non so perché mi sia venuto in mente tutto ciò, ma volevo condividerlo con voi…Buon cammino, sempre nel Signore…

  11. angelo ha detto:

    Grazie, Deborath, per l’AMEN, a significarare che le promesse di Gesù sono chiare, evidenti, infallibili e inequivocabili. Il "buon cammino, sempre nel Signore", vuol dire camminare nello Spirito, farsi condurre dove Egli vuole e per le vie che Egli sceglie; confidare il Lui, anche contro le apparenze contrarie; accettare i suoi piani anche quando sono divergenti dalle nostre vedute. Una volta scoperta la tomba vuota e aver incontrato il Risorto, giovani o meno, camminare nello Spirito vuol dire tenere il passo con Lui, non restare indietro, non perderlo di vista, non farsi trascinare, peggio, non fermarsi. «Quando si cammina “insieme” nello Spirito – ci dice il Card. Martini – ci si accorge che i cammini non s’incrociano in maniera disordinata e imprevedibile, ma che in qualche modo tutti stanno andando verso una direzione comune. Camminare insieme significa che non abbiamo ancora raggiunto la meta ultima: c’è un mistero al di là di tutti i cammini a cui noi cerchiamo di avvicinarci».Tu che sei giovane, tramanda che è lo Spirito a dare la forza necessaria a renderGli coraggiosa testimonianza: "Allora diventerete miei testimoni in Gerusalemme, in tutta la regione della Giudea e della Samaria e fino agli estremi confini della terra" (Atti 1, 7). Questa è la nostra fede. Benedetto il giorno in cui uno può affermare con l’Apostolo: "Ora vivo per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo. Non sono più io che vivo: è Cristo che vive in me" (Galati 2, 19-20).Grazie per aver suscitato tante riflessioni.

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