8 MARZO: FESTA DELLA DONNA MA ANCHE DI UN GRANDE UOMO

 
San Giovanni di Dio – Altare – Granada
 
IL SEMPRE GIOVANE
 
Urna delle reliquie – Basilica di San Giovanni di Dio – Granada
 
I pareri sul celebrare o meno la festa della donna sono discoranti. Per chi li gradisce, gli auguri li trova anticipati in data 6 marzo. Ma non costa nulla rinnovarli. Per quello che valgono, naturalmente. Dal momento che di buone intenzioni sarebbe lastricato l’inferno.
 
Oggi preferisco parlare di un uomo che per le donne è stato disposto perfino a perdere la sua reputazione. In realtà l’ha soltanto guadagnata, dal momento che è stato additato come  uomo modello alla Chiesa Universale:
 
 Giovanni di Dio
 
 
San Giovanni di Dio mentre salva dall’incendio
 i malati dell’Ospedale Regio di Granada, passando illeso tra le fiamme.
Il Fuoco nel cuore, più forte della morte, è stato il suo amianto.
Così lo ricorda la liturgia.
 
 
 
Figura attualissima: è il Francesco d’Assisi della Spagna e, per certi versi, l’anticipatore di cinque secoli della grande Madre Teresa di Calcutta che oggi tanto ci affascina e stupisce.
 
 
San Giovanni di Dio sorretto dall’arcangelo Raffaele – Murillo
 
Non sono in molti a conoscere la sua biografia e, nella migliore delle ipotesi, per sommi capi.
 
Qui la propongo i versi che però potrebbero risultare oscuri, non conoscendo i fatti. Ma qualcosa si può ricavare lo stesso. Non fosse altro, il desiderio di saperne di più. Così in calce troverà indicazioni per soddisfare la curiosità.
 

 

Nel nome di nostro Signore Gesù Cristo e di nostra Signora la Vergine Maria sempre integra, Dio avanti e sopra tutte le cose del mondo. Amen Gesù. (Così iniziavano sempre le lettre che San Giovanni di Dio dettava)

 

INNO A SAN GIOVANNI DI DIO

 

 

1Cristo, sorgente della nostra gioia,

Nel sacro tempio oggi convocati,

Leviamo il canto di riconoscenza:

Grazie, Signore!

 

 

2Tutta la Chiesa celebra nel mondo

La liturgia di un anniversario:

Giovanni, il santo nostro fondatore,

E’ nella gloria.

 

3Fare memoria della sua esistenza

E’ fondamento: serve a ricordare

Che questa vigna appartiene a Dio,

A Lui soltanto.

4Quando, bambino, abbandona il nido,

parte con sogni maturati in casa:

terre lontane, luoghi sconosciuti…

Brama avventure.

Gl’occhi innocenti bevono i dintorni:

Lunghe vallate, fiumi, colli, monti,

Boschi odorosi e, più in là, la Spagna,

Meta, destino.

Ad Oropesa, orfano per scelta,

Trova famiglia molto generosa;

Studia quel poco, cresce lavorando,

Sorveglia greggi.

Ma qui c’è un uomo, Don Francisco Alvarez,

Conte virtuoso, duca patriota,

Che fa per Dio spese consistenti

Nel testamento.

Ordina e vuole, presso il suo palazzo,

Un edificio per l’accettazione

Di pellegrini, poveri e malati,

Piaghe di Cristo.

Giovanni osserva, fissa nella mente

L’iniziativa senza precedenti.

La gente apprezza, benedice il ricco

Che condivide.

 

Cresce il ragazzo, sogna l’avventura.

Non ha ben chiaro cosa vuole fare.

Si guarda in giro, vede solo terre

Da coltivare.

Fattosi uomo, vaglia la proposta

Di Mayorallo che lo vuole sposo

Della sua figlia, molto consenziente.

Non si convince.

Sente nei piedi come ribollire

La nostalgia di una vita nuova.

Perciò si arruola nella fanteria.

Parte soldato.

Sceglie una truppa di professionisti,

Vero mestiere, cambio radicale.

L’ambiente è forte, sembra il posto giusto,

Ma non è vero.

Dio lo spinge su diverso fronte.

Senza le briglie, guida una giumenta;
La bestia sbanda e lo sbatte al suolo.

E’ semimorto.

Caduta insulsa, priva d’eroismo.

Come un insetto, misera prodezza,

Sviene sui sassi e per ore giace.

Non c’è nessuno.

Dopo l’impatto, senza conseguenze,

E’ destinato a montare in guardia.

Perde un bottino molto consistente:

Vesti e gioielli.

Imprigionato come traditore,

Attende il giorno dell’impiccagione.

Viene graziato, ma cacciato via.

Sogna Oropesa.

Raggiunge casa, sosta sulla porta.

Viene ad aprire lei, la Mayorallo.

L’abbraccia, piange, vive una speranza.

Solo per poco.

Torna all’ovile, come uno sconfitto,

Per pascolare nuovamente il gregge.

Sposarsi ora? No, non se la sente.

Rifiuta ancora.

La guerra santa, nobile crociata,

Muove i cristiani dell’Europa intera.

Forte alleanza nasce contro i Turchi.

Corre all’appello.

 

Marcia su Vienna. Retrocede l’Islam.

Finisce bene, si ritorna a casa.

Stanco, spossato, gode una licenza.

Meta: Siviglia.

Come campare? Solito mestiere:

Portare pesi, adattarsi a tutto.

Sta qui per poco: l’Africa lo chiama.

Piega su Ceuta.

La piazzaforte è del Portogallo.

La guarnigione rischia di subire

L’urto dei turchi, sempre più pressante.

Chiede rinforzi.

Contro le mire dei conquistatori

Vengono erette fortificazioni.

Cercano gente per fatiche immani.

Vengono in tanti.

Molti gl’illusi, miseri i salari.

I malviventi sono una legione.

La disciplina regna con la sferza

E punizioni.

Fuggono in molti dall’inferno atroce.

Meglio coi mori ed apostatare.

Anche Giovanni paga il contributo

Dell’illusione.

Disoccupato per il fallimento

Dell’ Almeyda che non può pagare,

Sgobba e si assume l’oneroso peso

Della famiglia.

Per il padrone senza più risorse,

spacca le pietre, svende i suoi cappotti,

Lavora sodo e col suo salario

Mangiano tutti.

Vede abiurare, prova compassione.

Sente un’ impulso, quello missionario.

Ma lo dissuade frate francescano

Cui si confessa.

Degli Almeyda, dopo malattia,

Nessuna traccia, più nessun contatto.

Resta in miseria, mani sanguinanti,

E molta pena.

Inquieto il cuore, si fa presto strada

La nostalgia di tornare in Spagna.

S’imbarca e salpa verso Gibilterra.

Terra promessa.

 

Viene raggiunta dopo una burrasca.

Cerca lavoro, s’offre manovale.

Risparmia ed apre piccolo commercio

Di libri usati.

Lui, portoghese, molto convincente,

Ha del talento, quindi sopravvive.

Ma il corpo stanco, chiede di fermarsi

E si ribella.

Se i libri vanno, il fardello pesa.

Costa fatica fare l’ambulante

Con l’ intemperie, sotto il solleone.

Vuole fermarsi.

Sogna Granada, viva, seducente,

I dolci poggi che le fan corona.

Le sue fontane, gl’oleandri in fiore,

Diciotto porte.

Duecentomila sono i residenti,

Fermenta il nuovo, grandi gl’orizzonti.

Vuole tornarci e si mette in viaggio

Per dimorarvi.

 

Vive ed agisce come un ispirato.

L’idea di Dio muove prepotente.

Pesa il passato, ha lasciato tracce.

Cosa lo attende?

Libri e pensieri vagano con lui,

Per le contrade, i vicoli, le alture

E si convince che la scelta è giusta.

Ma non ha casa.

Non sa spiegarsi perché il cuore inquieto

Abbia trovato una serena calma.

Respira a fondo, dorme sonni interi,

Parla con Dio.

Cerca bottega e trova uno stanzino

Per pochi sodi, proprio a Porta Elvira.

Che meraviglia stendere la merce,

Chiudere a sera!

Questa cometa che ha girato il mondo,

Assaporando tante delusioni,

Deve affrontare provvida tempesta

Di Vento e Fuoco.

L’Eremo è in festa per San Sebastiano

E lui, Giovanni, sente di aggregarsi.

Segue la folla, va alla funzione

Come trainato.

 

Viene a parlare gran predicatore,

Uomo di Dio, santo e timorato.

Commuove sempre, scava nel profondo

Ogni coscienza.

Giovanni ascolta, scorre la sua vita.

Sente il bisogno di riparazione.

S’apre alla Grazia che gli tocca il cuore.

Esce sconvolto.

Séguimi, vai…”, sembra che gli dica

Come una voce, lì nel più profondo.

Spalanca gl’occhi e si rende conto

Che Dio gli parla.

No, non sospetta cosa può volere

Da lui la Forza che gli fa pressione,

Lo piega, spinge, gli scompiglia il cuore.

E’ Pentecoste.

Dagl’occhi rossi sgorga una fontana:

Lacrime calde, limpide, salate,

Dolenti e dolci, sulle accese guance,

Copiosamente.

 

Esce di chiesa, si fa grido, pianto;

“Misericordia!”, supplica a gran voce,

Si getta a terra, voltola nel fango.

Preso è per pazzo.

 

Sola follia, Cristo Crocifisso!

E lui, Giovanni, fissa il suo Maestro,

E non gl’ importa d’essere capito,

Quanto seguirlo.

Cosa lo attende? L’Ospedale Regio,

Settore a parte, quello dei dementi.

E lì matura, nell’isolamento,

Il suo destino.

Osserva attento questo triste ambiente

Fatto d’infermi senza la ragione.

Nelle pupille fissa i loro volti,

Nel cuore i nomi.

Quando, dimesso, passa a Guadalupe,

Alla Madonna chiede, come a Cana,

D’intervenire nella situazione

Senza futuro.

Torna a Granada per donare tutto.

Ha solo un corpo, cosa può valere?

Meno di nulla o, forse, più dell’oro,

Se c’è la fede.

 

Comincia il freddo. Vaga a mani vuote.

Non ha denaro, privo d’una casa,

Tagli la legna, vende e condivide

Coi mendicanti.

La terra è pronta. Il Seminatore

Conta sul campo lavorato a lungo.

Ora Giovanni, sceso nella tomba,

Può germogliare.

Una saetta gli balena in mente:

Cercare ai ricchi per poter donare

A chi non osa, nella sua indigenza,

Alzare il capo.

Va dai Venegas, mori convertiti.

Cuore comandi”, legge sul portale.

Sale le scale, bussa, viene accolto.

E lì pernotta.

Poi, l’indomani e per qualche giorno,

Esce e ritorna sempre in compagnia:

Solita legna, nuovo mendicante

Da sistemare.

 

Chiede, intercede per il forestiero.

Vitto ed alloggio viene assicurato.

Nel gran cortile stende pagliericci:

La prima pietra.

Non può durare tale situazione.

Prende in affitto una palazzina,

Sempre contando sui benefattori

Che Dio gli manda.

Nasce l’audace opera geniale,

Semplicemente, nell’insicurezza.

Curare i corpi e badare al cuore:

Ecco la meta!

Magro e giallastro, sempre malvestito,

Grida di notte lungo le contrade:

“ Fate del bene! Fatelo, fratelli!

E’ per voi stessi!”

Ha nelle mani grossi pentoloni

E sulle spalle una rude sporta.

Pane ed avanzi calano dall’alto.

Qualche denaro.

Corpi piagati, soli, mendicanti,

Menti malate, donne prostitute,

Orfani, madri, vecchi, sventurati,

Tutti raccoglie.

 

Cuoce, riscalda, lava le scodelle,

Trasporta l’acqua, pratica il bucato,

Cura gl’infermi, veglia i moribondi,

Tutto da solo.

Cresce l’aiuto, prende nuovo slancio:

Paga infermieri, compra le coperte,

Nuove lenzuola, letti, biancheria…

Questo straccione.

Giunge notizia nelle alte sfere.

Don Sebastiano, vescovo di Tuy,

Scopre nell’uomo palpiti di Dio:

Gli cambia il nome.

Poi suggerisce decorosa veste

Per conferire dignità sacrale

All’assistenza dei ricoverati.

E lui accetta.

Storpi, lebbrosi, monchi, muti, pazzi,

Tignosi, vecchi, soli, pellegrini,

Donne di vita, vedove, bambini…

La sua famiglia.

 

Lì si consuma per portare aiuto

Come infermiere, medico, accattone.

Ascolta, prega, porta una speranza

Ad ogni letto.

 

Schiavo di Dio, sempre indebitato,

Confida in Cristo che provvede a tutto.

Ha spese enormi, crescono i malati,

Ma non si ferma.

 

Divampa il fuoco presso l’ Ospedale,

Il Regio brucia, chiamano Giovanni.

Lui lo conosce meglio delle tasche.

Entra da solo.

Prende i malati come le fascine:

Due per mano, uno sulla schiena.

Chiude la bocca, passa tra le fiamme,

Esce di corsa.

Poi torna dentro, carica di nuovo,

scappa tra il fumo, corre per le scale.

Vince l’incendio con un altro Fuoco:

Usa l’amore.

 

Pensa all’inverno, al riscaldamento.

Vuol fare legna nel torrente in piena.

Cade malato dopo lo strapazzo.

Cede la quercia.

 

La fiamma smorza, crolla l’organismo,

La febbre avanza, l’anima si stacca.

Finisce i giorni come una candela.

Perde zavorra.

Sollievo immenso il Vescovo gli reca

Quando si accolla i debiti rimasti.

Tolto il pensiero, Viatico richiede.

E’ giusto l’alba.

 

Cala il silenzio, tacciono le voci.

Con gl’occhi vuoti, come una scultura,

Scende dal letto, si prepara al passo

Solo con Dio.

 

Muore in ginocchio, lì, sul pavimento,

Come inchiodato, duro come il marmo,

L’aspra casacca, stretto al Crocifisso…

Radiosa Pasqua.

Dietro la bara, tutta in processione,

Piange Granada, mesta, silenziosa,

L’uomo di Dio, pazzo per amore.

Servo di tutti.

Il resto è storia che perdura ancora,

Sogno che abbraccia cinque Continenti.

Amore antico, mezzi sempre nuovi.

Cuore di Dio.

Amen.

Angelo Nocent

 

San Giovanni di Dio è accolto nella gloria dalla Vergine,

da San Raffaele arcangelo, il  suo fedele compagno di viaggio

 e dall’evangelista Giovanni: "Dio è amore".

La tenerezza di Maria che gli asciuga la fronte, dopo le tante fatiche patite.

 

 

BIOGRAFIA IN SINTESI:  >>>SAN GIOVANNI DI DIO – Antonio Sicari

PRIMA BIOGRAFIA (in lingua italiana): http://www.oh-fbf.it/Objects/Pagina.asp?ID=218

PRIMA BIOGRAFIA (in lingua spagnola): http://www.oh-fbf.it/Objects/Pagina.asp?ID=2572

TORNA A: http://compagniadeiglobulirossi.org/blog/

 

 

QUESTO PICCOLO-GRANDE MONDO

DOVE C’E’ POSTO PER SCATENARE

 LA FANTASIA DELLA CARITA’

        
 
 
 
FIORENZO UOMO DI DIO NELLA FORESTA: http://www.gfmer.ch/Activites_internationales_Fr/Fra_Fiorenzo.htm (RAI 3)
 
 
 
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