DON LORENZO MILANI – Una vita breve ma intensa – Angelo Nocent

Una vita breve ma intensa

«Ho voluto più bene a voi (ndr ragazzi) che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto.» Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana.

 

Nato il 27 Maggio del 1923 – Morto il 26 Luglio 1967

 
Mons. Raffaello Bensi, padre spirituale di Lorenzo nel periodo del seminario: Da quel giorno d’agosto fino all’autunno, si ingozzò letteralmente di Vangelo e di Cristo. Quel ragazzo partì subito per l’assoluto, senza vie di mezzo. Voleva salvarsi e salvare, ad ogni costo. Trasparente e duro come un diamante, doveva subito ferirsi e ferire. E così fu.

Ho riportato questa pagina pensando a te, Deborath. Quando noi allora si sentiva parlare di lui, si leggevano i suoi libri, ci si buttava a capo fitto dalla sua, incuranti del “religosamente coretto“,  – e ti assicuro che ha segnato profondamente la vita di tanti di noi –  tu eri ancora nella mente di Dio. E’ giusto che quelli della tua generazione conoscano il suo messaggio che non ha perso ma perfino guadagnato in attualità. E mi dirai se non è vero che la realtà che vivi è molto simile.

Qui di lui tutto non si può riferire. Ma è quanto basta per essere provocati e spinti ad approfondire. Sono sicuro che da qualche parte anche tu  scriverai in grande: “I CARE” . E da quel momento tu sarai diversa. Ossia te stessa. Voglio sperarti intrepida. Ma sempre sottomessa: alla PAROLA.

Non vedremo sbocciare dei santi finché non ci saremo costruiti dei giovani che vibrino di dolore e di fede pensando all’ingiustizia sociale“. Da Esperienze pastorali

La scuola di Barbiana

…la povertà dei poveri non si misura a pane, a casa, a caldo, ma si misura sul grado di cultura e sulla funzione sociale …”.

don milani
fai strada ai poveri senza farti strada…

…il maestro deve essere per quanto può profeta, scrutare i “segni dei tempi”, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso ...”.

di Michele Gesualdi (allievo di Don Milani)

Don Lorenzo era uno di quegli uomini che, per le sue scelte nette e coerenti, le sue rigide prese di posizione, il linguaggio tagliente e preciso, la sua logica stringente di ragionare e argomentare, si tirava facilmente addosso grandi consensi o grandi dissensi con schieramenti preconcetti che hanno spesso offuscato la sua vera dimensione.

Su di lui è stato detto e scritto molto, sono state fatte opere teatrali e quattro films, però resta ancora molto da scoprire sopratutto in quella dimensione religiosa che è l’aspetto fondamentale di tutta la sua vita e delle sue opere.

Non è possibile capire appieno don Lorenzo e i motivi delle sue scelte se, quando ci si avvicina a lui, non si tiene sempre presente che era un prete e un prete che aveva deciso di servire Dio nel modo più completo, dopo che da adulto si era convertito al cristianesimo. Tutto il suo operato successivo va ricondotto a questa scelta.

La sua vita è stata breve ma intensa.

A 20 anni (improvvisamente) abbandonò il mondo borghese raffinato e colto a cui apparteneva la sua famiglia ed. entrò in Seminario. I suoi, pur restando sconcertati e soffrendo del “colpo di testa” di questo loro figlio che consideravano molto promettente, non lo ostacolarono.

Appena entrato in Seminario cominciò energicamente a sopprimere il suo “IO” del passato, i 20 anni che lui considerava “passati nelle tenebre”. Ogni suo atto cercava di renderlo coerente con il Vangelo drasticamente, senza mezze misure.

Aveva lasciato gli agi ed i privilegi dei borghesi, la loro cultura ed il loro mondo per un’altra scelta di campo: servire il Vangelo, il Cristo, tentare cosi di salvarsi l’anima stando dalla parte giusta del poveri, cioè degli ultimi nella scala gerarchica, cercare di conoscerli da vicino, di viverci insieme, di imparare la loro lingua, insegnargliene un’altra, condividere le loro cause, difendere le loro ragioni.

Per lui prete l’ingiustizia sociale era un normale e andava combattuta perchè offendeva Dio.

Ordinato sacerdote a 24 anni fu mandato a San Donato a Calenzano come cappellano del vecchio proposto, don Daniele Pugi.

Calenzano era già allora nel 1947 un paese in via di industrializzazione (aveva 1300 abitanti, oggi ne ha 16.000); la sua popolazione aumentava ed il vecchio Proposto non ce la faceva più a reggere la parrocchia. Espose al Cardinale la necessità di avere un cappellano, ma non sapeva come fare a pagarlo. Il Cardinale rispose: “ho quest’anno un giovane prete, non ha nessuna pretesa, e vuole vivere poveramente: un certo don Lorenzo Milani”.

Don Lorenzo arrivò a Calenzano pieno di entusiasmo come colui che ha trovato il senso della propria vita: finalmente poteva mettersi al servizio del suo prossimo e restituire quanto per 20 anni aveva ricevuto.

All’inizio cercò di avvicinare i giovani alla Chiesa col gioco del pallone, il ping pong e il circolo ricreativo come facevano gli altri preti. Presto però si rese conto non solo che avvicinava una sola parte di giovani ma soprattutto che era indegno e puerile per un prete di Cristo abbassarsi a questi mezzi per evangelizzare, ma al contrario proprio la mancanza di cultura era un ostacolo alla evangelizzazione e all’elevazione sociale e civile del suo popolo.

Aveva voluto la piscina per i suoi ragazzi di montagna paurosi dell’acqua.

Così un giorno il pallone e gli attrezzi del ping pong finirono in fondo a un pozzo che era in mezzo al cortile della canonica e don Lorenzo organizzò una scuola serale per giovani operai e contadini. “La scuola era il bene della classe operaia, la ricreazione la rovina; bisognava che i giovani con le buone o con le cattive capissero la differenza e si buttassero dalla parte giusta”.

Per lui prete la scuola era il mezzo per colmare quel fossato culturale che gli impediva di essere capito dal suo popolo quando predicava il Vangelo; lo strumento per dare la parola ai poveri perchè diventassero più liberi e più eguali, per difendersi meglio e gestire da sovrani l’uso del voto e dello sciopero. Con quella tenacia di cui era capace quando era convinto di avere intuito una verità andò a cercare uno ad uno tutti i giovani operai e contadini del suo popolo. Entrò nelle loro case, sedette al loro tavolo per convincerli a partecipare alla sua scuola perchè l’interesse dei lavoratori, dei poveri non era quello di perdere tempo intorno al pallone e alle carte come voleva il padrone, ma di istruirsi per tentare di invertire l’ordine della scala sociale.

“Voi – diceva – non sapete leggere la prima pagina del giornale, quella che conta e vi buttare come disperati sulle pagine dello sport. E’ il padrone che vi vuole così perchè chi sa leggere e scrivere la prima pagina del giornale è oggi e sarà domani dominatore del mondo”. Aveva una dialettica e una capacità di leggere dentro straordinaria. Riusciva in ognuno a toccare e far vibrare la corda più sensibile.

Nella sua scuola raccolse giovani operai e contadini di ogni tendenza politica, presenza che mantenne e ampliò perchè dimostrò di servire la verità prima di ogni altra cosa: “vi prometto davanti a Dio che questa scuola la faccio unicamente per darvi una istruzione e che vi dirò sempre la verità di qualunque cosa, sia che serva alla mia ditta, sia che la disonori, perchè la verità non ha parte, non esiste il monopolio come le sigarette”, disse ai suoi giovani uno dei primi giorni di scuola a Calenzano; una scuola dove l’impegno sindacale e quindi l’impegno sociale era considerato come un preciso dovere a cui un lavoratore cristiano non poteva sottrarsi. Attraverso la scuola ed i suoi giovani conobbe i veri problemi del popolo. Entrò nelle famiglie come uno di loro pronto a dare un aiuto su qualunque questione.

Quando licenziarono Mauro da una tessitura di Prato, non avevano licenziato solo uno del popolo, ma il “suo” Mauro del quale per mezzo della scuola e le discussioni che venivano fatte ogni sera fino a tarda notte, conosceva tutto: famiglia, problemi, gioie e disperazioni. Così a quel licenziamento reagì con tutto il peso del suo pensiero e della sua parola. Per giorni interi si discusse a scuola con sindacalisti, magistrati e ispettori del lavoro su come reagire, come impedire una ingiustizia così grave.

Operava per far prendere coscienza ai giovani operai sulla necessità che divenissero protagonisti del loro futuro rifuggendo da schieramenti preconcetti, ma distinguendo sempre il vero dal falso. Ragionando sempre con la propria testa.

Era rigido per sé e richiedeva ai giovani coerenza tra idee, parole e comportamento pratico, senza mai rinunciare alla gioia di dire sempre la verità e di vivere senza nessun formalismo.

La sua scuola accoglieva solo operai e contadini, perchè intendeva eliminare la differenza culturale che esisteva tra questi e altri strati sociali. Per questo la definiva scuola classista, nel senso cioè di scelta dei poveri.

Questo suo schieramento, sempre giustificato alla luce del Vangelo, era un aspetto costantemente presente nella sua attività scolastica e pastorale che trapelava continuamente.

Un giorno un ragazzo di solida famiglia cattolica gli disse: “ma lei insegna anche a lui che è comunista e dichiarato nemico della Chiesa ? Io gli insegno il bene – rispose – gli insegno a essere un uomo migliore, e se poi continua a rimanere comunista, sarà un comunista migliore.”

E a Pipetta, il giovane comunista che gli diceva “se tutti preti fossero come Lei, allora …” rispondeva: “il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordati Pipetta, quel giorno ti tradirò, quel giorno finalmente potrò cantare l’unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo, beati i poveri perchè il regno dei cieli è loro. Quel giorno io non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio signore crocifisso.”

Barbiana 

L’ha detto Don Milani:

  • «Da bestia si può diventare uomini e da uomini si può diventare santi: Ma da bestia a santi con un solo passo non si può diventare.» Da Esperienze pastorali

  

  

 
 
Grazie, Don Lorenzo Milani per averci stimolato a credere e a pensare.
 
  • «Vuoi tu che i poveri regnino presto? Vuoi che regnino bene? Scrivi dunque o un libro per loro o un giornale per loro oppure fatti.. apostolo tra i tuoi compagni laureati cattolici per dare vita a una grandiosa scuola popolare a Firenze. Non come un dono da fare ai poveri, ma come un debito da pagare e un dono da ricevere.» Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana
  • «Io al mio popolo gli ho tolto la pace: Non ho seminato che contrasti, discussioni, contrapposti schieramenti di pensiero. Ho sempre affrontato le anime e le situazioni con la durezza che si addice al maestro. Non ho avuto né educazione né riguardo né tatto. Mi sono attirato addosso un mucchio di odio, ma non si può negare che tutto questo ha elevato il livello degli argomenti e di conversazione del mio popolo.» Da Esperienze pastorali
  • «Se la vita è un bel dono di Dio non va buttata via e buttarla via è peccato. Se un’azione è inutile, è buttar via un bel dono di Dio. È un peccato gravissimo, io lo chiamo bestemmia del tempo. E mi pare una cosa orribile perché il tempo è poco, quando è passato non torna.» Da Una lezione alla scuola di Barbiana
  • «Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande “I CARE”. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori: “me ne importa, mi sta a cuore.” È il contrario esatto del motto fascista “me ne frego”.» Da Lettera ai giudici
  • «Ho voluto più bene a voi (ndr ragazzi) che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto.» Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana
  • «Il disoccupato e l’operaio d’oggi dovranno uscire dal cinema con la certezza che Gesù è vissuto in un mondo triste come il loro che ha come loro sentito che l’ingiustizia sociale è una bestemmia, come loro ha lottato per un mondo migliore.» Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana.
  • «L’elemosina è orribile quando chi la fa crede d’essersi messo a posto davanti a Dio e agli uomini. La politica è altrettanto orribile quando chi la fa crede d’essere dispensato dal sentir bruciare i bisogni immediati di quelli cui l’effetto della politica non è ancora arrivato: È evidente che oggi bisogna con una mano manovrare le leve profonde (politica, sindacato, scuola) e con l’altra le leve piccine ma immediate dell’elemosina» . Da Lettere di don Lorenzo priore di Barbiana
 
 
 

Prima di morire ha scritto: “Ho 45 anni e sono parroco di 42 anime”.

Non ha mai creduto  all’amore universale ma piuttosto all’amore per poche decine di anime di creature alle quali ha consacrato giorno per giorno tutta la propria vita, era un …minimalista.

Anche la scoperta di Dio, per lui, non può essere fatta che attraverso la dedizione a poche creature. A un insegnante scrive: “Quando avrai perso la testa come l’ho persa io, dietro a poche decine di creature, troverai Dio come un premio… Ti troverai credente senza nemmeno accorgertene”.   

Se vuoi saper qualcosa in più su Don Milani visita il sito del Centro Documentazione:

http://www.zoomedia.it/DonMilani/presentazione.html

Se desideri leggere brani di don Milani:

Se vuoi leggere un brano di “lettera ad una professoressa”,  clicca qui 

Se vuoi leggere il testo “L’obbedienza non e’ piu’ una virtu’ “, clicca qui

Se vuoi leggere la lettera  di don Milani “Università e pecore”, clicca qui

Un intervento di un alunno di don Milani: “Mille Barbiana” di Edoardo Martinelli, alunno di don Milani, clicca qui

LA STORIA SIAMO NOI:  http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=359 

” I   C A R E  

  • «Vuoi tu che i poveri regnino presto? Vuoi che regnino bene? Scrivi dunque o un libro per loro o un giornale per loro oppure fatti.. apostolo tra i tuoi compagni laureati cattolici per dare vita a una grandiosa scuola popolare a Firenze. Non come un dono da fare ai poveri, ma come un debito da pagare e un dono da ricevere.» Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana
  • «Io al mio popolo gli ho tolto la pace: Non ho seminato che contrasti, discussioni, contrapposti schieramenti di pensiero. Ho sempre affrontato le anime e le situazioni con la durezza che si addice al maestro. Non ho avuto né educazione né riguardo né tatto. Mi sono attirato addosso un mucchio di odio, ma non si può negare che tutto questo ha elevato il livello degli argomenti e di conversazione del mio popolo.» Da Esperienze pastorali
  • «Se la vita è un bel dono di Dio non va buttata via e buttarla via è peccato. Se un’azione è inutile, è buttar via un bel dono di Dio. È un peccato gravissimo, io lo chiamo bestemmia del tempo. E mi pare una cosa orribile perché il tempo è poco, quando è passato non torna.» Da Una lezione alla scuola di Barbiana
  • «Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande “I CARE”. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori: “me ne importa, mi sta a cuore.” È il contrario esatto del motto fascista “me ne frego”.» Da Lettera ai giudici
  • «Ho voluto più bene a voi (ndr ragazzi) che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto.» Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana
  • «Il disoccupato e l’operaio d’oggi dovranno uscire dal cinema con la certezza che Gesù è vissuto in un mondo triste come il loro che ha come loro sentito che l’ingiustizia sociale è una bestemmia, come loro ha lottato per un mondo migliore.» Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana.
  • «L’elemosina è orribile quando chi la fa crede d’essersi messo a posto davanti a Dio e agli uomini. La politica è altrettanto orribile quando chi la fa crede d’essere dispensato dal sentir bruciare i bisogni immediati di quelli cui l’effetto della politica non è ancora arrivato: È evidente che oggi bisogna con una mano manovrare le leve profonde (politica, sindacato, scuola) e con l’altra le leve piccine ma immediate dell’elemosina» . Da Lettere di don Lorenzo priore di Barbiana
 
 
 

Prima di morire ha scritto: “Ho 45 anni e sono parroco di 42 anime”.

Non ha mai creduto  all’amore universale ma piuttosto all’amore per poche decine di anime di creature alle quali ha consacrato giorno per giorno tutta la propria vita, era un …minimalista.

Anche la scoperta di Dio, per lui, non può essere fatta che attraverso la dedizione a poche creature. A un insegnante scrive: Quando avrai perso la testa come l’ho persa io, dietro a poche decine di creature, troverai Dio come un premio… Ti troverai credente senza nemmeno accorgertene”.   

 

Grazie, Don Lorenzo Milani per averci stimolato a credere e a pensare.

Se vuoi saper qualcosa in più su Don Milani visita il sito del Centro Documentazione:

http://www.zoomedia.it/DonMilani/presentazione.html

Se desideri leggere brani di don Milani:

Se vuoi leggere un brano di “lettera ad una professoressa”,  clicca qui 

Se vuoi leggere il testo “L’obbedienza non e’ piu’ una virtu’ “, clicca qui

Se vuoi leggere la lettera  di don Milani “Università e pecore”, clicca qui

Un intervento di un alunno di don Milani: “Mille Barbiana” di Edoardo Martinelli, alunno di don Milani, clicca qui

LA STORIA SIAMO NOI:  http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=359 

” I   C A R E  

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5 risposte a DON LORENZO MILANI – Una vita breve ma intensa – Angelo Nocent

  1. Deborath ha detto:

    Sono rimasta decisamente senza parole… Che meraviglioso esempio da imitare, che carattere, che forza d’animo!!!!Fantastico!!!!!Sì, pure io voglio scrivere "I CARE!", lo voglio scrivere con la mia vita!Un abbraccio Angelo e grazie, buona serata.

  2. skay ha detto:

    Ciao Angelo bellissimo e molto interessante questo post su don Milani, che non conoscevo tanto bene, grazie per averlo proposto.Ciao e a presto

  3. silvia ha detto:

    Lo conoscevo ma riattualizzarlo, ci aiuta, aiuta anche me anziana, a ripetere e a continuare a vivere "I CARE!".

  4. lucetta ha detto:

    Anch’io lo conoscevo e l’ho ammirato, apprezzato e lo apprezzo ancora tanto. Auspico più preti come lui. Grazie Angelo hai fatto benissimo a ricordarlo proprio in questo momento in cui i sacerdoti sono tanto attaccati e bistrattati.

  5. Pingback: IL 26 GIUGNO 1967 MORIVA A FIRENZE DON LORENZO MILANI – Angelo Nocent | GLOBULI ROSSI COMPANY

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