CHIESA NELLA CITTA’

 

                      


Un chiodo fissso: GLOBULI ROSSI  come ambulanze a far da ponte tra Chiesa e Territorio.

 

IL SOGNO MESSIANICO
DA PORTARE DI CONTRADA IN CONTRADA


"Dite agli scoraggiati:
"Siate forti, non abbiate timore!
Il vostro Dio viene a liberarvi" (Is, 35,4)

Dunque, qualcuno che può venire a salvare, a tirar fori dalla prigione, qualcuno che cambierà radicalmente le cose c’è. E promette tempi nuovi, cose nuove, strade nuove. Ascoltate:

5
Allora i ciechi riacquisteranno la vista
e i sordi udranno di nuovo.
6
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
e il muto griderà di gioia.
Nel deserto scaturità una sorgente,
e scorreranno fiumi nella steppa.
7
Tra la sabbia bruciata
si formerà un lago,
e dalla terra secca sprizzeranno
sorgenti d’acqua.
Dove ora dimora lo sciacallo,
cresceranno l’erba, le canne e i giunchi.

8
Là ci sarà una strada
e si chiamerà la "via santa".
Nessun impuro e nessun empio
la potrà percorrere.
Sarà il Signore ad aprirla.
9- 10
Il leone e le bestie feroci
non la renderanno pericolosa.
La percorreranno tutti quelli
che il Signore ha liberato.
Arriveranno gioiosi al monte Sion:
sul loro volto felicità a non finire.
Gioia e felicità rimarranno con loro,
tristezza e pianto scompariranno.

E se c’è chi piange per il soffrire di tutti, raccontate così:

"Confortate, confortate il mio popolo!",
dice il vostro Dio.
2
"Fate coraggio agli abitanti
di Gerusalemme,
e annunziate loro:
La vostra schiavitù è finita (Is.40. 1ss)

E per chi è oppresso dal suo passato:
18
Ora io vi dico:
Non pensate più ai fatti trascorsi,
non badate più al passato.
19
Fra poco farò qualcosa di nuovo,
anzi ho già cominciato, non ve ne accorgete?

E con meraviglia piena di fede il profeta canta:
7
Quant’è bello vedere
arrivare sui monti
un messaggero di buone notizie,
che annunzia la pace,
la felicità e la salvezza!
Egli dice a Gerusalemme:
"Il tuo Dio regna".

E su chi regna questo Dio? Dov’è? Oh! è così vicino che mi sta cercando, sì, me che crivo, che sta cercando voi che leggete:
5
Il tuo creatore
sarà il tuo sposo,
il suo nome è: Signore dell’universo.
Il Santo d’Israele ti salverà,
il suo nome è: il Dio di tutta la terra.
6
Tu eri come una donna afflitta,
abbandonata da suo marito.
Ma ora il Signore
ti chiama e di nuovo ti dice:
"Come si può dimenticare
la donna sposata
quando si è giovani?
7
Ti ho abbandonata solo per un momento,
ora, poiché ti amo,
ti riprenderò con me.
8
Per la collera
ti ho lasciata, ma solo per un momento.
Ora ho avuto pietà e sarò sempre con te
con un amore infinito".
Lo dice il Signore,
il tuo liberatore. (Isaia 54, 5-8)

E per chi ancora nutrisse dei dubbi, Dio, attraverso il profeta manda a dire:

"Ho disegnato sulle palme delle mie mani
la tua immagine (49,15)

Perché si fanno i tatuaggi? Dio s’è fatto fare un tatuaggio dal Figlio. La mia fotografia sul palmo della SUA mano. Indelebile. Potete credere?

Si potrebbe continuare…

Mi auguro che questi passi suscitino il DESIDERIO DELLA PAROLA DI DIO.

  • Pensate a quante chiacchere sui nostri blog che lasciano il tempo che trovano. Questa Parola mantiene ciò che promette. E se ci regalasse anche soltanto la speranza, non è poco.


  • Lasciando da parte che Dio ci esaudisca o no al primo squillo di telefono, non è già una cosa immensa questa?
  • Che noi da questo abisso di miseria e di povertà possiamo rivolgerci a Dio, non è già una cosa grande?


  • Non è già strepitoso che, mentre tutto si chiude alla nostra parola, UNO invece ci ascolta, ed è il Signore, Dio immenso ?


  • Pensare che noi si può parlare a Dio, pensare che Dio ci ascolta!


  • Tutta la nostra vita, se veramente noi la viviamo con intensità, con sincerità, non può non divenire preghiera. Non è straordinario?


Forse ora è più chiaro cosa vul dire pregare. Lo sapessero tanti psicologi e psichiatri che mescolano sempre nel torbido senza venirne a capo!



DIO
è spesso l’imputato numero uno dei nostri dispiaceri. Perché non insegnare ad utilizzare la preghiera di Lamentazione?


A Deborath che in un momento di sconforto scriveva sul blog:  “guardo, piango e rimango in silenzio...”, ho risposto così:

"Deborath, potevo leggerti e starmene zitto e compunto senza compromettermi in una tematica da brivido?

E’ significativo che essa compaia in un giorno bellissimo: la festa dell’Annunziata che è fare memoria di quell’Evento che fa incarnare, ossia prendere corpo, il Logos, Verbo eterno di Dio. Così che noi adesso siamo, per accondiscendenza di Maria, carne della Sua carne, vita della Sua vita.
Si dovrebbe scoppiare di gioia. Se non fosse che il soffrire non segue le fasi lunari ma visita quando vuole. Ed entra in casa senza nemmeno bussare. E quando si accomoda, spadroneggia, lasciado tutti impotenti e con occhi sbarrati, increduli. Capaci solo di biascicare a ripetizione un avverbio: PERCHE? PERCHE? PERCHE?

Perché soffrire? Per quale motivo? C’è una ragione? E l’imputato – guarda caso – è sempre Lui: Perché, perché Signore?

E Lui che fa? TACE!

Io che giovane non sono, la risposta, quella bella, chiara, convincente, non l’ho ancora trovata.

Epperò, oggi, in questo giorno benedetto in cui Maria ha messo a disposizione di Dio il suo utero ed ha concepito, – vergine, madre, figlia del suo Figlio, umile ed alta più che creatuta, termine fisso d’eterno Consiglio – nel mio povero cuore messo a disposizione di Dio, ho potuto raccogliere – per grazia – un pianto inconsolabile. Tra un singhiozzo e l’altro ho potuto raccogliere anche qualche sfogo del disperato dolore. Potrei riferire le parole testuali ma preferisco affidarmi a una pagina biblica che è ancora più lucida nella denuncia di ciò che un uomo, una donna possono dire esplicitamente a Dio cosa pensano di Lui. Lo strano – o il colmo – è che è stato proprio Lui ad ispirare le parole da dirGli tra le braccia, quando sembra colpire senza pietà:



"Io sono l’uomo che ha conosciuto la
miseria
sotto i colpi furiosi del Signore.
2
Egli mi ha fatto camminare

nelle tenebre, non nella luce.
3
Continua a colpirmi

un giorno dopo l’altro.
4
Mi ha ridotto a uno scheletro

e ha rotto le mie ossa.
5
Tutto intorno mi ha innalzato

un muro di amarezze e difficoltà.
6
Mi ha gettato nell’oscurità

come chi è morto da lungo tempo.
7
Mi ha chiuso tra quattro mura,

mi ha legato con catene.
8
Anche se grido e chiedo aiuto,

egli soffoca la mia preghiera.
9
Mi ha sbarrato ogni strada

con blocchi di pietra,
mi ha chiuso ogni sentiero.
10
Egli è stato per me un orso nascosto,

un leone sempre in agguato.
11
Mi ha reso la strada impossibile,

mi ha fatto a pezzi
e mi ha lasciato sconsolato.
12
Ha teso il suo arco

e mi ha preso come bersaglio,
13
ha trapassato il mio corpo

con tutte le sue frecce.
14
Tutti ridono di me,

ogni giorno mi canzonano.
15
Mi ha fatto mangiare erbe amare,

e mi ha dato da bere bevande velenose.
16
Mi ha fatto sbattere i denti sulla sabbia,

e mi ha schiacciato nella polvere.
17
Mi ha tolto la pace,

ho dimenticato che cosa vuol dire star bene.
18
Non c’è più un futuro per me,

è finita la speranza che mi veniva
dal Signore.

19
Il ricordo del mio dolore,

del mio vagabondaggio
è un veleno amaro.
20
Non posso più dimenticare niente

e mi sento abbattuto." (Lamentazioni 3, 1-20)


DOMENICA 21 MARZO 2010

Prima Lettura

Is 50,4-7- Dal libro del profeta Isaia

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da iniziati,
perché io sappia indirizzare allo sfiduciato
una parola.


Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come gli iniziati.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.

Ho presentato il dorso ai flagellatori,
la guancia a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi.

Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto confuso,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare deluso.

Salmo responsoriale (Sal 21)

Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?

Mi scherniscono quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
“Si è affidato al Signore, lui lo scampi;
lo liberi, se è suo amico”.

Un branco di cani mi circonda,
mi assedia una banda di malvagi;
hanno forato le mie mani e i miei piedi,
posso contare tutte le mie ossa.

Si dividono le mie vesti,
sul mio vestito gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, accorri in mio aiuto.

Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi che lo temete,
gli dia gloria la stirpe di Giacobbe,
lo tema tutta la stirpe di Israele.

Seconda Lettura
Fil 2,6-11

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi

Cristo Gesù, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.

Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra;
e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore,
a gloria di Dio Padre.

Acclamazione al Vangelo
(Fil 2,8-9)

Gloria e lode a te, o Cristo!
Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte,
e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato
e gli ha dato il nome che è sopra ogni altro nome.
Gloria e lode a te, o Cristo!


Vangelo: Lc 22,14-23,56 (forma breve: Lc 23,1-49)
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca

Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione

C Quando fu l’ora, Gesù prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: + “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”. C E preso un calice, rese grazie e disse: + “Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finche non venga il regno di Dio”.

Fate questo in memoria di me

C Poi preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: + “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”.
C Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice dicendo: + “Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi”.

Guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito

“Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito; ma guai a quell’uomo dal quale è tradito!”. C Allora essi cominciarono a domandarsi a vicenda chi di essi avrebbe fatto ciò.
Io sto in mezzo a voi come colui che serve

Sorse anche una discussione, chi di loro poteva essere considerato il più grande. Egli disse: + “I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. Infatti chi è il più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele.

Tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli

Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli”. C E Pietro gli disse: P “Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte”. C Gli rispose: + “Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi”.

Deve compiersi in me questa parola della Scrittura

C Poi disse: + “Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?”. C Risposero: P “Nulla”. C Ed egli soggiunse: + “Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: ”E fu annoverato tra i malfattori”. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine”. C Ed essi dissero: P “Signore, ecco qui due spade”. C Ma egli rispose: + “Basta!”.

In preda all’angoscia, pregava più intensamente

C Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: + “Pregate, per non entrare in tentazione”. C Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: + “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. C Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all’angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: + “Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”.

Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?

C Mentre egli ancora parlava, ecco una turba di gente; li precedeva colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, e si accostò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: + “Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?”. C Allora quelli che eran con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: P “Signore, dobbiamo colpire con la spada?”. C E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: + “Lasciate, basta così!”. C E toccandogli l’orecchio, lo guarì. Poi Gesù disse a coloro che gli eran venuti contro, sommi sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: + “Siete usciti con spade e bastoni come contro un brigante? Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre”.

Uscito, Pietro pianse amaramente

C Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: P “Anche questi era con lui”. C Ma egli negò dicendo: P “Donna, non lo conosco!”. C Poco dopo un altro lo vide e disse: P “Anche tu sei di loro!”. C Ma Pietro rispose: P “No, non lo sono!”. C Passata circa un’ora, un altro insisteva: P “In verità anche questo era con lui; è anche lui un Galileo”. C Ma Pietro disse: P “O uomo, non so quello che dici”. C E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: “Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte”. E uscito, pianse amaramente.

Indovina: chi ti ha colpito?

Frattanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo schernivano e lo percuotevano, lo bendavano e gli dicevano: P “Indovina: chi ti ha colpito?”. C E molti altri insulti dicevano contro di lui.

Lo condussero davanti al sinedrio

Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al sinedrio e gli dissero: P “Se tu sei il Cristo, diccelo”. C Gesù rispose: + “Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma da questo momento starà il Figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza di Dio”. C Allora tutti esclamarono: P “Tu dunque sei il Figlio di Dio?”. C Ed egli disse loro: + “Lo dite voi stessi: io lo sono”. C Risposero: P “Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca”.

Non trovo nessuna colpa in quest’uomo

C [Tutta l’assemblea si alzò, lo condussero da Pilato e cominciarono ad accusarlo: P “Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re”. C Pilato lo interrogò: P “Sei tu il re dei Giudei?”. C Ed egli rispose: + “Tu lo dici”. C Pilato disse ai sommi sacerdoti e alla folla: P “Non trovo nessuna colpa in quest’uomo”. C Ma essi insistevano: P “Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea fino a qui”. C Udito ciò, Pilato domandò se era Galileo e, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.

Erode con i suoi soldati insulta Gesù

Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. C’erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima infatti c’era stata inimicizia tra loro.

Pilato abbandona Gesù alla loro volontà

Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, disse: P “Mi avete portato quest’uomo come sobillatore del popolo; ecco, l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; e neanche Erode, infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò”. C Ma essi si misero a gridare tutti insieme: P “A morte costui! Dacci libero Barabba!”. C Questi era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. Ma essi urlavano: P “Crocifiggilo, crocifiggilo!”. C Ed egli, per la terza volta, disse loro: P “Ma che male ha fatto costui?
Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò”. C Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà.

Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me

Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù.
Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: + “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! E ai colli: Copriteci! Perché, se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?”.
C Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati.

Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno

Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: + “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.
C Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte.

Questi è il re dei Giudei

Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: P “Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto”. C Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell’aceto, e dicevano: P “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. C C’era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.

Oggi sarai con me nel paradiso

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: P “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. C Ma l’altro lo rimproverava: P “Neanche tu hai timore di Dio, benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. C E aggiunse: P “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. C Gli rispose: + “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.

Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito

C Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: + “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. C Detto questo spirò.

Qui si genuflette e si fa una breve pausa.

Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: P “Veramente quest’uomo era giusto”. C Anche tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti.]


Giuseppe pone il corpo di Gesù in una tomba scavata nella roccia

C’era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta. Non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Egli era di Arimatea, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. Era il giorno della Parasceve e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo, secondo il comandamento.



DAL CUORE TRFITTO DI DIO LA VERA VITA

Padre Ermes Ronchi

Al cuore del Vangelo c’è questo lungo patire, un Dio che muore per amore. Qualco­sa che non riesco a capire e che pure mi chiama, mi disarma, mi ferisce. E io, o­gni volta, impotente e af­fascinato. La croce non ci è stata data per capirla, ma per aggrapparci e farci por­tare in alto.

Perché Gesù è venuto?

Per­ché la terra intera risuona di un grido: grido di dolo­re e di nostalgia per il pa­radiso perduto, il Dio perduto, l’amore e la pace per­duti. La terra, con le sue spine e i suoi rovi, con le sue primule e i sempre­verdi e, ogni tanto, la sua tenerezza; ma solo ogni tanto e come di nascosto. E la sua crudeltà spesso, troppo spesso; e le sue la­crime, e i suoi singhiozzi. La terra è un immenso pianto.

E un giorno Dio non ha più sopportato, non ha più po­tuto trattenersi. E allora è venuto, ha raggiunto i suoi figli, si è incarnato e si è messo a gridare insieme a loro lo stesso grido radica­to nell’angoscia e nella speranza.

Perché Gesù è salito sulla croce?

Per essere con me e come me. Perché io possa esse­re con lui e come lui. Essere in croce è ciò che Dio, nel suo amore, deve al­l’uomo che è in croce. L’amore conosce molti dove­ri, ma il primo di questi do­veri è di essere insieme con l’amato, vicino, unito, co­me una madre che vuole prendere su di sé il male del suo bambino, amma­­larsi lei per guarire suo fi­glio.

La croce è l’abisso dove Dio diviene l’amante. En­tra nella morte perché là va ogni suo figlio. Nel cor­po del crocifisso l’amore ha scritto il suo racconto con l’alfabeto delle ferite.
«Tu che hai salvato gli altri, salva te stesso». Lo dicono tutti, capi, soldati, il ladro: «Se sei Dio, fai un miraco­lo, conquistaci, imponiti, scendi dalla croce, allora crederemo».

Chiunque, uo­mo o re, potendolo, scen­derebbe dalla croce. Lui, no. Solo un Dio non scen­de dalla croce, solo il no­stro Dio. Perché i suoi figli non ne possono scendere. Solo la croce toglie ogni dubbio, non c’è inganno sulla croce.

«Ricordati di me», prega il ladro, «Oggi sarai con me in paradiso», risponde Gesù. Per questo sono qui, per poterti avere sempre con me. Non c’è nulla che possa separarci, né male, né tradimenti, né morte. Io vengo a prenderti anche nelle profondità dell’infer­no, se tu mi vuoi. Solo se tu mi vuoi.

Ma io continuerò a morire d’amore per te, anche se tu non mi vorrai, e appena girerai lo sguardo troverai u­no, eternamente inchio­dato in un abbraccio, che grida: ti amo!

Sono i giorni del nostro de­stino: l’uomo uscito dalle mani di Dio, rinasce ora dal cuore trafitto del suo creatore.

   
  

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