SABATO SANTO – di Lucetta

Il Sabato santo,  la Chiesa sosta presso il sepolcro del Signore, meditando la sua passione e morte.

File:Michelangelo's Pieta 5450 cropncleaned.jpg
 

Ricevo da Lucetta e trasmetto
 

 
Sabato santo: giorno della sepoltura di Dio.

  • Non è questo in maniera impressionante il nostro giorno?
  • Non comincia il nostro secolo ad essere un grande sabato santo, giorno dell’assenza di Dio, nel quale anche i discepoli hanno un vuoto aleggiante nel cuore che si allarga sempre di più, e per questo motivo si preparano, pieni di vergogna e di angoscia, al ritorno a casa e si avviano cupi e distrutti nella loro disperazione verso Emmaus, non accorgendosi affatto che colui che era creduto morto è in mezzo a loro?


«Disceso all’inferno» – questa confessione del Sabato santo –  sta a significare che Cristo ha oltrepassato la porta della solitudine,  che è disceso nel fondo irraggiungibile e insuperabile della nostra condizione di solitudine.

Questo sta a significare però che anche nella notte estrema, nella quale non penetra alcuna parola, nella quale noi tutti siamo come bambini cacciati via, piangenti, si dà una voce che ci chiama, una mano che ci prende e ci conduce, la solitudine insuperabile dell’uomo è stata superata dal momento che Egli si è trovato in essa.
 

L’inferno è stato vinto dal momento in cui l’amore è anche entrato nella regione della morte e la ‘terra di nessuno’ della solitudine è stata abitata da Lui“. (J. Ratzinger, in J. RATZINGER – W. CONGDON, Il Sabato della storia, Milano 1998, 43-46, passim).


 

IL SABATO SANTO E LA SPERANZA CRISTIANA

Il
sabato santo è giorno in cui la Chiesa non celebra l’eucaristia,
ma “sosta presso il sepolcro del Signore, meditando la sua passione
e morte” in attesa della celebrazione della “madre di tutte le
veglie”, la Veglia pasquale.


Questo
giorno è scandito unicamente dalla celebrazione della liturgia delle
ore ed è particolarmente significativa al riguardo la seconda
lettura dell’Ufficio delle letture, tratta da un’antica Omelia
sul sabato santo (III secolo), in cui l’anonimo autore, con grande
talento letterario e fervida immaginazione, descrive il dialogo tra
Gesù, entrato nel regno dei morti, ed Admo:

  • Oggi
    sulla terra c’è grande silenzio e solitudine.
  • Grande silenzio
    perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché
    Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da
    secoli dormivano.
  • Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il
    regno degli inferi…
  • Svegliati, tu che dormi! Infatti io non ti ho
    creato perché rimanessi prigioniero dell’inferno.
  • Risorgi dai
    morti. Io sono la vita dei morti.
  • Risorgi, opera delle mie mani!
  • Risorgi mia effige, fatta a mia immagine!
  • Risorgi, usciamo di qui!
  • Tu
    in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura”.

 

L’evento
qui descritto, la discesa agli inferi di Cristo, in cui alcuni padri
della Chiesa hanno scorto il punto estremo della kenosi del Figlio di
Dio, presuppone per una sua adeguata comprensione la fede nella
resurrezione. Infatti – come ha scritto il teologo francese C.
Duquoc – “la discesa agli inferi nel Credo apostolico non si separa
dalla risurrezione, ma sottolinea al contrario la verità della vita
nuova in Gesù poiché sottolinea la verità della sua morte
”.

Per
Cristo dunque discendere agli inferi significa affrontare la morte
sperando che questa sarà vinta dal Padre a vantaggio non solo del
Figlio ma di tutta l’umanità, significa in altri termini “sperare
contro ogni speranza che Dio affronterà l’irrimediabile
”. Tale
discesa “indica tanto la realtà della morte di Gesù quanto
l’inaugurazione della sua vittoria sulla morte”
. Difatti, proprio
la “rappresentazione della discesa di Gesù nel regno della morte,
non l’uscita dal sepolcro come in Occidente, è per le chiese
orientali l’autentica icona pasquale.


Nella
discesa fra i morti e nella conseguente eliminazione di tutta la
mancanza di relazioni dell’oscuro regno dei morti si manifesta,
infatti, tutta la forza della potenza della risurrezione di Cristo.
Anzi, per il grande teologo, Hans Urs von Balthasar questa discesa di
Gesù nel regno della morte è addirittura il motivo più profondo
della speranza universale.

  • Il Figlio di Dio, essendo, infatti,
    penetrato proprio lì dove è il posto il peccatore, cioè nel luogo
    della mancanza di relazioni, della solitudine e della lontananza da
    Dio, abbraccia con il suo amore anche coloro che sono più lontani da
    Dio.
  • In tal modo le pote degli inferi si spalancano, sono costrette
    ad aprirsi alla forza di Cristo che comunica una nuova vita e un
    nuovo futuro”(G. Greshake).

Cristo
ha sconfitto la morte mediante la sua morte che è essenzialmente
solidarietà con la condizione dell’uomo fino alla condivisione del
suo stato di morte. Secondo Karl Rahner

  • Gesù ha gustato il nostro
    stato di morte.

  • Vi è disceso, ha toccato il fondo del nostro essere
    e si è sprofondato nel suo abisso incommensurabile.
  • Poiché egli vi
    si lasciò andare abbandonandosi nelle mani del Padre suo, sperimentò
    l’ingresso nel mistero infinito di questo amore eterno come uno
    sprofondarsi in maniera anonima nelle tenebre della morte, nel vero
    stato di morte
    ”.

Da
tale punto di vista il sabato santo è il giorno della speranza,
poiché “confessare che Gesù è disceso agli inferi equivale a
confessare un evento salvifico che illumina anche oggi la situazione
dell’uomo davanti a Dio e lo distoglie dalla perdizione
” (C.
Duquoc). La liturgia bizantina invita in questo giorno al silenzio:
resti muto ogni mortale e stia con timore e tremore; non mediti
alcunché di terreno”
. Allora il sabato santo è per tutti noi un
richiamo all’essenziale, alla contemplazione, fuggendo la
chiacchiera quotidiana e l’affaccendamento mondano in cui non c’è
posto per il silenzio dove rientrare in se stessi per consegnare la
propria fragilità all’amore di Dio.


Il
sabato santo è traversato dalla domanda sul futuro, nel crollo di
tutte le certezze, nell’apparente trionfo del male con la morte in
croce di Gesù. Siamo dunque sollecitati in questo giorno ad una
profonda riflessione sul senso del vivere e del morire. La morte è
un evento che oggi si tende ad esorcizzare, a non prendere in
considerazione.

E’
la paura che spesso ci afferra di fronte alla percezione bruciante
della finitudine umana, insuperabile dentro lo spazio della potenza
manipolativa dispiegata dalla tecno-scienza e che si accompagna
spesso all’incapacità di pensare un’ulteriorità rispetto
all’ambito dell’empirico. Solo il mistero pasquale può aprire
alla speranza, proprio quella speranza che in una società dominata
dal mito dell’efficienza e in cui tutto è misurato sul metro del
fare, del conseguire qualcosa, del produrre, è ritenuta inutile,
vuota.

Solo
la fede nella risurrezione può illuminare le notti oscure della
vita, la disperazione che finisce per sovrastarci quando ci
scontriamo non solo con la caducità inscritta nella nostra carne ma
anche con il male (politico, sociale, economico etc) che sembra
dominare la scena del mondo.

La
disperazione mortale non può essere l’ultima parola sull’uomo,
così come la violenza del potere non può essere il sigillo
definitivo sul corso della storia. La memoria della Passione del
Signore ci dona uno sguardo diverso sulle vicende umane, spingendoci
alla solidarietà con gli uomini e i popoli crocifissi dall’impero
del denaro e facendoci entrare nella loro passione fino al dono della
vita, con la certezza che la notte del peccato è vinta dalla luce
della Pasqua di Cristo e che il silenzio di Dio prelude alla Gloria
della Parusia.


AMEDEO
GUERRIERE (Il
Castello dell’anima, 31.03.09)

 

Questa voce è stata pubblicata in GLOBULI ROSSI COMPANY. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...