PARLIAMO D’AMORE MA…NON SAPPIAMO AMARE

PARLIAMO D’AMORE 

 

 

 MA...

NON SAPPIAMO AMARE

 

Di Angelo Nocent

 

In un giorno di sole fra i tanti piovosi di Aprile, mi è capitato di buttar giù su un pezzo di carta due considerazoni sull’amore, il tema più ricorrente sul web, dove non si fa che parlare d’amore, in tutte le salse possibili ed immaginabili.

 

Pensavo anche di metterle in rete ma, per una cosa o per l’altra, il pezzo di carta è rimasto lì, seppellito in mezzo a tanti altri appunti, in attesa di risurrezione.

Finalmente il giorno è arrivato. Per dire cose risapute. O forse no.

  • Dicevo che l’amore è trattato in tutte le salse, espresso in tutte le lingue, dipinto con tutte le tinte, da quelle morbide a pastello,  alle infuocate, sgargianti e travolgenti…

  • L’amore è espresso con parole povere, con immagini calde, con folgorante espressività poetica.

  • L’amore è… L’amore fa…L’amore dovrebbe…L’amore sarà…

Diciamocelo chiaro: PARLARE D’AMORE NON SIGNIFICA AMARE.

Qualcuno ha scritto che l’amore è come il mal di denti: non lo si può nascondere a lungo. E, per esperienza, lo sappiamo bene: agli innamorati glielo si legge in faccia.

Il vegliardo San Giovanni evangelista, al quale l’argomento era molto caro per averci riflettuto a lungo durante i suoi novant’anni di esistenza, con una lettera alla sua comunità ha detto in poche righe la cosa più strepitosa che mai sia stata scritta: “DIO E’ AMORE E CHI VIVE NELL’AMORE VIVE IN DIO E DIO IN LUI” (1 Giov 4, 7-16 ss).

Converrete che una simile affermazione non può essere il risultato di un’ intuizione umana ma soltanto una Parola di Rivelazione: Dio si è S-VELATO.

Invito a leggere per intero la lettera dell’apostolo, se davvero si desidera essere sbalorditi dal profeta di Dio. E’ nel suo vangelo che troviamo riportato il pensiero sintetico di Gesù sull’amore: “In questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avrete amore gl’uni per gli altri” (Gv 13,35).

Il problema, dunque, che si pone a tutti noi, fontane inesauribili che parlano d’amore, è se amiamo davvero. E’ ancora Giovanni a dire: “«Come fai ad amare Dio che non vedi, se non ami prima il tuo prossimo che vedi?» (cfr. 1 Gv 4, 20). Interrogativo imbarazzante. E’ come un test di gravidanza: O SI’ O NO. Altalenarsi sul forse che sì, forse che no è lo sport molto in voga. Mio Dio! Come cristiano, in fatto di coerenza evangelica, la mia barca fa acqua da tutte le parti.

Gesù è tanto bello, buono e piace alle donne e agli uomini. Ma noi cristiani, suoi discepoli affasciniamo molto ma molto meno, perché lasciamo a desiderare proprio su questo aspetto.

L’antica comunità cristiana ce lo ha dimostrato in modo esemplare. Perciò i pagani potevano dire con ammirazione dei cristiani: “Guardate come si amano l’un l’altro!” (Tertullianus: PL 1, 471).

Se amo solo “sopranaturalmente”, è molto probabile che non ami affatto. Tutta la storia della Chiesa è fatta di alti e bassi. Ogni generazione l’avrebbe voluta diversa. Le inadempienze accertate nelle nostre comunità ecclesiali giustamente ci bruciano quando adiritura non ci scandalizzano. Dobbiamo concludere che l’ecclesiologia è inadeguata? E’ quanto in ogni epoca si va dicendo. Ma non è mutando l’ecclesiologia che si arriva all’amore.

L’amore cristiano è scarso perché è difficile AMARE. Oggi come ieri. E non ci sono formule che lo possano incrementare. La Chiesa ha sempre tentato di amare. Ma il vero problema sono IO, suo membro, sei TU, siamo NOI, perenni obiettori ma…inconcludenti.

Il nostro di cristiani è forse un’amore molto “rituale”, molto facile e poco impegnativo. Un continuo invitare gli altri alla coerenza e alla carità: il prete lo dice a me dal pulpito, io lo ripeto sul web per dirlo a te che lo ripeti per dirlo a un terzo che lo ripete per dirlo a me che lo ridico alla Chiesa che me lo rimanda dal pulpito…

 

Un circolo vizioso, se la verifica della mia effettiva capacità di amare non è riscontrabile nel quotidiano. Perché PARLARE D’AMORE NON SIGNIFICA AMARE.

Le IDEE: che meraviglia! Sono sempre belle, pulite, affascinanti. Ma, come mai i FATTI risultano troppo spesso grigi, manchevoli, sbilenchi?

 

Non so se è capitato anche a voi: qualche volta ho provato a confrontare le mie idee con i fatti degli altri. Ebbene; ho sempre vinto io. Come quando uno arriva primo perché corre da solo. In fatto di premi non so come stiate voi. Io ne ho una collezione da fare invidia. Ma cè un però…! Me li sono attribuiti tutti da solo.

 

 

LA CARITÀCarlo Maria Martini

"…Siamo giunti alla nostra ultima conversazione, l’ultima pennellata tra quelle con cui abbiamo cercato di delineare un poco l’immagine dell’uomo nuovo in Cristo, l’immagine del vero uomo secondo la Rivelazione.
Un’ultima pennellata molto importante, perché dobbiamo riflettere su quella virtù che, come scrive san Paolo, "non avrà mai fine", che è "più grande di tutte le altre": la carità.

Non appena si menziona questa parola – carità, amore – si entra in un oceano nel quale è più facile annegare che dirne qualcosa. L’uomo, infatti, è creato per amare e noi viviamo soltanto se "bruciamo":
"Amore è il Nome non familiare
di Chi con le sue mani tessè
l’intollerabile camicia di fuoco
che forza umana non può levare.
E noi viviamo, noi respiriamo
soltanto se bruciamo e bruciamo"
(T. S. Eliot).

Ma che cosa significa che l’uomo è fatto per amare?
Ci vengono subito in mente tutte le non comprensioni della parola ‘amore’, le tante forme di gelosia, di possesso dell’altro, che sono modi sbagliati di amare e anche le vere e proprie depravazioni dell’amore.
La domanda che vogliamo porci in proposito è allora la seguente:
– Che rapporto c’è tra le diverse esperienze di amore umano – positive e negative – e la carità, l’amore cristiano?
– Che cos’è, in realtà, l’amore cristiano?

Tento di rispondere attraverso cinque riflessioni progressive.

1. L’annuncio dell’amore di Dio in Gesù Cristo

Solo l’annuncio dell’amore di Dio in Gesù Cristo è il fondamento di una concezione cristiana dell’amore.
Quindi, il fondamento di tutto ciò che si dice sull’amore cristiano è l’annuncio dell’amore che è in Dio stesso (la Trinità) e che è in Gesù Cristo (l’Incarnazione). "Come il Padre ha amato me" (l’amore tra il Padre e il Figlio) "così io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. E questo èil mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati" (Gv 15, 9-12).
In questo testo contempliamo anzitutto l’amore nella Trinità, l’amore del Padre per il Figlio, amore che è la persona dello Spirito santo. E poi l’amore del Figlio per noi, a cui risponde l’amore nostro al Figlio ("rimanete nel mio amore"); da qui l’amore con il quale ci amiamo gli uni gli altri. Tutto però parte dall’amore di Dio espresso in Gesù Cristo.
È la prima affermazione fondamentale: non è possibile parlare di amore cristiano senza fare riferimento all’amore con cui Dio Padre ci ama in Gesù, nel dono dello Spirito.

2. Le tre forme concrete della carità

Sono dunque tre le forme concrete della carità, per quanto ci riguarda, o i tre significati della parola ‘carità’: l’amore di Dio per noi; l’amore di noi per Dio; l’amore di ciascuno di noi per il prossimo.

* L’amore di Dio per noi. Oltre al testo di Giovanni 15, ricordo altri due riferimenti:
– "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Gv 3, 16);
– "In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi" (1Gv 4, 9).

* L’amore di noi per Dio. A chi gli domandava qual è il primo di tutti i comandamenti, Gesù rispose: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza" (Mc 12, 30).

* L’amore di ciascuno di noi per il prossimo. Continua Gesù:
– "E il secondo comandamento è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso" (Me 12, 31).
– Ma, in Giovanni 15, aggiunge: "Come io vi ho amati".
– E, addirittura, ci chiede di "amare i nostri nemici" (Le 6, 27).

3. Le tre forme della carità sono una sola realtà

Queste tre forme della carità che spesso, magari per necessità di discorso, consideriamo un po’ separatamente una dall’altra, sono in realtà strettamente collegate; ed è proprio tale unità che caratterizza l’amore nel senso cristiano.
Non ci può essere amore cristiano del prossimo senza l’amore preveniente di Dio, in Gesù, per noi. Se Dio ci ha amato per primo, a lui va come risposta il nostro amore.
D’altra parte, non c’è amore autentico per il Signore se non c’è amore per il prossimo. Riferendoci a quanto abbiamo detto nelle due ultime conversazioni, possiamo dire: non c’è fede, non c’è speranza se non c’è carità; e tuttavia la carità non supplisce alla mancanza di fede e di speranza.

4. Amore cristiano e amore umano

Veniamo dunque alla domanda iniziale: quale rapporto esiste tra l’amore cristiano nelle tre forme espresse (di Dio per noi, di noi per Dio, del nostro amore reciproco) e l’esperienza ordinaria delle diverse forme di amore umano che noi conosciamo ed esaltiamo?
Per esempio, quando si parla di amore umano, viene in mente, come modello da esaltare, quello della madre per il figlio, un amore che raggiunge non di rado forme eroiche: un amore incondizionato, che tutto perdona, "tutto copre, tutto spera, tutto crede, tutto sopporta" , per usare i termini con cui san Paolo parla della carità (1Cor 13, 7).
Abbiamo anche esempi straordinari di amore paterno, del padre per il figlio.
Un’altra esperienza umana straordinaria è quella dell’amore dello sposo per la sposa, della sposa per lo sposo: l’amore sponsale, coniugale, quello a cui intendiamo di solito riferirci quando usiamo la parola ‘amore’ senza aggettivi.
E poi conosciamo l’amore tra fratelli di sangue; l’amore di amicizia; le diverse forme di amore filantropico di cui, grazie a Dio, è piena la storia umana, anche al di fuori del cristianesimo e di ogni altra religione, perché si tratta di qualcosa che è insito nel cuore dell’uomo, connesso con il cuore umano.
Rispondere alla domanda, che continua a ricorrere nella storia della teologia e della riflessione filosofica, sul rapporto tra amore cristiano e amore in generale, è importante anche per aiutarci a distinguere tra le forme vere e le mistificazioni dell’amore umano, che sono moltissime.
Se ci guardiamo attorno, vediamo subito le contraffazioni che vengono fatte passare per amore anche nei mass media, nei romanzi, nelle telenovelas.

Cercherò di dare una risposta duplice.

* In parte, possiamo dire che tutte le forme positive dell’amore umano assomigliano a quanto noi esprimiamo con il termine ‘carità’, nel senso di amore verso il prossimo; quindi la carità come dono di Dio, come virtù, la carità come atteggiamento teologico entra di fatto nelle diverse forme dell’amore umano autentico per vivificarle.
Anzi, l’amore che nasce da Dio in Gesù Cristo, che nasce dalla contemplazione del Crocifisso ed è messo nel nostro cuore dallo Spirito santo, riempie di sé tutti i comportamenti positivi dell’uomo: la fede, la speranza, la prudenza, la giustizia, la fortezza, la temperanza, l’onestà, la sollecitudine verso gli altri, la pazienza, l’equilibrio degli affetti, la diligenza.
La carità, cioè, ha a che fare non solo con tutte le esperienze di amore umano, bensì anche con ogni espressione positiva e autentica dell’essere dell’uomo e della donna.

* In parte, però, la carità si distingue dalle esperienze comuni, storiche, fenomenologiche, dell’amore tra gli uomini, perché è grazia, è dono dall’alto, scaturisce dalla fede e supera le connessioni umane, in particolare nel caso dell’amore per il nemico, del perdono gratuito.
Per amare i nemici, per perdonare gratuitamente occorre qualcosa di più grande, che nasce solo dalla croce di Cristo.
Dunque, l’amore divino corregge anche e smaschera tutte le deviazioni dell’amore umano, che contrabbandano egoismo e ricerca chiusa di se stessi.

5. Dove si esercita e da dove nasce la carità

Siamo giunti al momento pratico, per così dire, della nostra riflessione.

* La carità cristiana si esercita nelle cose più semplici.
Non dobbiamo aspettare né le grandi occasioni né i grandi sentimenti, come se la carità fosse una specie di apparizione divina nell’anima.
Essa è in noi, invisibile, e ogni piccola circostanza è buona per esercitarla.
Concretamente, possiamo fare semplici atti di amore di Dio, di amore per Gesù:
– "O Gesù, voglio amarti sempre di più";
– "Padre ti offro il mio cuore, il mio amore";
– "Spirito santo, vieni in me e accresci il mio amore".
In questo modo esercitiamo la carità soprannaturale, divina.

E poi ci sono gli atti di amore del prossimo:
– un sorriso gratuito, un gesto di comprensione, di pazienza, di benevolenza:
– la carità è eccelsa per se stessa e rende sublimi le cose più piccole, più semplici.

* La carità, lo ripetiamo, nasce da Dio e va domandata anzitutto a Dio come dono: "Mio Dio, ti amo con tutto il cuore sopra ogni cosa, perché sei Bene infinito e nostra eterna felicità; e per amor tuo amo il prossimo come me stesso, e perdono le offese ricevute. Signore, che io ti ami sempre più".
– La carità nasce dalla fede, dalla proclamazione dell’amore di Dio per noi;
– e la fede, a sua volta, nasce dalla parola di Dio, che la coltiva e l’accresce. È un mezzo meraviglioso e importantissimo leggere e meditare i libri della Scrittura, leggere e meditare i Vangeli, capire il grande amore che Gesù ci ha mostrato nella sua vita, passione e morte.
La carità in noi si dilata nella misura in cui comprendiamo come Gesù ci ha amato e ci ama, come Gesù ha amato e ha trattato i piccoli, i poveri, i lebbrosi, i malati, le persone moleste, lontane, i nemici."

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15 risposte a PARLIAMO D’AMORE MA…NON SAPPIAMO AMARE

  1. donatella ha detto:

    Caro Angelo, hai fatto bene ad affrontare questo argomento, mi ha fatto riflettere a lungo sulla verità di cose importanti che spesso vengono date per scontate.L’amore ad esempio…come dici tu, se ne fa un gran parlare, ma amare davvero è difficile. perchè amare davvero significa tante cose:donarsi senza riserve, rinunciare ad una parte di sè,a volte a tutto;"vivere"l’amore, attimo per attimo, senza egoismo, senza orgoglio,fino al sacrificio di se stessi, come ci ha insegnato Gesù.Amare è donare.Quante volte siamo disposti a farlo?Spesso chiedo a Gesù e alla Madonna di insegnarmi ad amare, prima di tutto ad amare Loro, poi i miei cari, poi il mondo intero.Perchè da sola sento proprio di non poter imparare.Ricordo una bella giaculatoria di San Filippo Neri che diceva: "Gesù mio ti vorrei tanto amare, ma non trovo la via…"E una preghiera di Giovanni Paolo II che diceva:"O Maria, insegna a noi l’amore…"E l’amore è qualcosa che non si finisce mai di imparare…forse perchè non è mai abbastanza…Ti lascio un sorriso, caro Angelo, e ti auguro un sereno fine settimana:-)

  2. innamorata ha detto:

    amore..amore provato sentito inventato negato ferito usato sfinito usurato e consumato..amore smodato ostinato ossessivo amore insano e malato..modi d’amare che niente hanno a che vedere con quel sentire puro e generoso che dovrebbe spingerci gli uni verso gli altri tanto intensamente da mettere l’altro prima di noi..perchè nella gioia e nel conforto all’altro noi stessi possiamo gioire e trovare sollievo…e dico questo e penso a Madre Teresa…parlare d’amore è facile..sentire l’amore è facile…amare davvero significa elevarsi alla croce di Cristo ..amare significa dimenticarsi di se e dedicarsi al prossimo..amare significa vedere Dio in tutti e tutti in Lui…e penso a San Francesco e Santa Chiara…se penso a me..considero la mia pochezza e non lo dico per umiltà ma per sincerità…troppe cadute..ancora non rimarginate …a volte mi fanno urlare..Dio perdonami se non so ancora amare…

  3. lucetta ha detto:

    Anch’io ho affrontato l’argomento nel mio blog e riporto anche qui un commento." Dentro la nostra natura, l’amore vero (e non la sua parodia che è istintività egoistica) non è un fatto spontaneo. Va purificato, va coltivato. Amare con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze, è frutto di una lunga "crescita" e di attaccamento a Dio Amore.Sia nel matrimonio sia nella vita familiare, così come nelle nostre relazioni con le persone, l’amore è l’unica forza capace di farci essere fedeli fino alla fine. Purtroppo, oggi si abusa con troppa facilità di questa parola sacra, " amore", per parlare per esempio, di una fugace passione erotica tra persone che intendono soddisfare il proprio egoistico desiderio, rifiutando ogni impegno stabile e autentico. Questo non è amore, bensì una sua caricatura ed un grottesco inganno

  4. Loredana ha detto:

    Quando si ama profondamente si produce in noi una irradiazione di Cristo che ci permette di donarci invisibilmente a tutti coloro che ci avvicinano…Questa irradiazione io l’ho vista negli occhi di mio marito quando l’ho conosciuto e oggi…. ogni qualvolta i suoi occhi sprofondono nei miei…l’amore lo tocco e lo sento profondamente quando mi tiene la mano…perchè non inciampi…quando mi carezza il viso e mi sussurra: " Ti amo"…. Ha sposato una donna con le ali spezzate…ma non nè sente il peso…perchè insieme riusciamo a scalare le cime più alte….felici di essere uniti in Cristo in questa nostra avventura contro ogni avversità!

  5. silvia ha detto:

    Amo semplicemente vivendo: acccettando volentieri tutto ciò che la vita – continuamente ricevuta dalle Sue Mani – mi presenta e mi chiede. So che Lui, il Signore, mi ama ed io Lo amo. Tutto ciò che vivo e faccio E’ solo perchè Lui ama, in me. Sono, solo se sono in Lui. D’accordo con Loredana: ci doniamo a coloro che ci sono vicini irradiando il Gesù che vive in noi.Costa .Ma è la sola possibilità di Amore."Amatevi, COME io vi ho amati" . E’ quel COME che dice tutto…Lui, ci ha amati FINO ALLA FINE.Amare cosi’, continuamente, le persone che in primis mi sono affidate.E insieme con esse, TUTTI….quelli che incontro nel vivere quotidiano, dimentica di me stessa, fino a quando Lui vorrà.E’ una vocazione. Un desiderio. Un’attesa. Una risposta. Una PREGHIERA.

  6. Deborath ha detto:

    Io sono d’accordo con te, Angelo, si fa tanto parlare di questo amore, ma io a volte mi chiedo l’amore cosa sia…. Non trovo risposte tante volte, non trovo risposte quando sono arrabbiata, quando qualcuno mi ha fatto un torto, quando vorrei che le cose fossero diverse da come sono…. Guardo quelle persone che fino a qualche tempo prima credevo di amare e non le riconosco o, forse, non riconosco me stessa e mi chiedo e l’amore per loro dov’è finito?La rabbia, a volte, mi rende cieca, incapace di vedere in loro quel Dio che dico di amare, o forse il mio amore è un pò annacqato e basta poco per fugarlo…Io non lo so, Angelo, so solo che da questo punto di vista sono la persona più imperfetta di tutto l’universo, credo che io abbia ancora così tanto cammino da fare e che, spesso, mi perdo in quel circolo vizioso di cui parlavi tu…Certo, questo non mi fa onore, ma questa sono io ed ho così tante montagne da scalare prima di raggiungere la mia meta, quella che mi sono prefissata e che, forse, non raggiungerò mai…Un abbraccio con l’amaro in bocca lasciatomi da queste riflessioni…

  7. lucetta ha detto:

    Deborath carissima, sono con te nella stessa barca sai? Stiamo imparando ad amare. L’importante è non mollare perchè ci sembra che la strada sia troppo ardua e che noi non ce la faremo mai. Poco fa leggendo la parola del giorno che parla appunto d’Amore, mi uscivano lacrime……di rabbia con me stessa perchè alla bella età di 64 anni non ho ancora imparato ad amare veramente. Ma ci sto provando sai? e ci proverò e ci riproverò confidando in Lui. Forse facciamo troppo affidamento su noi stesse e sulle nostre capacità. Impariamo ad abbandonarci a LUI con fede forte, credendo fermamente che ci trasformerà e che dove non siamo capaci noi…arriverà LUI con la sua potenza d’amore. Niente amaro in bocca ma solo…… gioia e voglia di provare ad essere come Lui ci vuole e a scoprire i segni della Sua presenza nella nostra vita. Avanti su, piccola(per età in confronto a me) dammi la mano e in cammino. Riproviamoci ancora una volta.

  8. angelo ha detto:

    Allora la "piccola" le mettiamo in mezzo e "noi giovanotti" ci mettiamo ai suoi fianchi, mano nella mano. OK?Colgo l’occasione per segnalare il post di Lucetta che mi ha preceduto sul tema dell’amore:http://cid-4103a37142c25636.spaces.live.com/blog/cns!4103A37142C25636!3818.entry?ccr=4902#comment

  9. silvia ha detto:

    Ho letto anche -non tutto- quanto scritto nel blog di luxetta.Quante parole, qui e ovunque. Come trovate il tempo per scrivere tanto, sempre?Ho finito solo ora, di fare faccende.Non certo per me.Angelo, tu dici:"Se amo solo “sopranaturalmente”, è molto probabile che non ami affatto."Io non so più se mao naturalmente, sopranaturalmente…se non amo .Non "sento" il sentimento di amore: vivo, e sono ancora qui, solo per Lui, il Signore.Perchè un giorno Lui mi ha convinto e ho ceduto a Lui e ho accettato di vivere.La vita è spesa nel fare, per loro: Cristo c’entra, in assoluto, ma Lo amo incarnato in loro. Nel prossimo, più o meno prossimo.Raramente mi è dato del tempo per stare solo con Lui: quando mi fermo a parlare – scrivere – di Lui, come ora, è stare con Lui.Buona notte, a voi tutti.

  10. silvia ha detto:

    Ch’io cerchi il tuo voltoSolidale con tutti noi,amico d’un’amicizia eterna, tu vuoi, Signore,ch’io cerchi il tuo volto fra la folla che mi turbina intorno, mi spinge mi soffoca mi assale. Non è una cosa facile.Eppure è questo il modo per dirti la mia amicizia: stringo una mano callosa ed è la tua sorrido a un volto accigliato ed è il tuo e tu sei…Su ogni miseriasu ogni gemito, debolezza, pena, su ogni fame, dolore, lotta, su ogni male, ogni errore, ogni grido io devo far scendere me tutto intero per dirti che ti amo davvero. È tremendo quanto mi chiedi, Signore, non chiedermelo troppo sovente.E vieni tu nel mio cuore per insegnarmi il sorriso, la cordialità, il soccorso concreto, e per stringere tutte le mani che brancicano nel vuoto in cerca d’un po’ d’amore.W. MCKELLY

  11. angelo ha detto:

    Silvia, dopo tante parole, aggiungerne ancora? Mi sento davvero in difficoltà e in imbarazzo.Ma il web è fatto per raccontare. Se non si scrive o non si legge, a cosa serve?So bene, purtroppo, che fa anche perdere tempo. Di qui la necessità di evitare il chiacchericcio banale e dispersivo.Ti assicuro che la tentazione di farne a meno è quotidiana. Anche perché non sempre si riesce a capire e ad accettare il dire degli altried il rischio di essere fraintesi e provocare involontariamente risse e incomprensioniè sempre in agguato.Ma se questo tempo lo tramutiamo in preghiera allora NON E’ PIU’ TEMPO PERSO.La parola "amore" è quella che ritorna più spesso negli scritti di Teresa di Lisieux.Ma lei non parla d’amore, lei è l’amore. "IO SARO’ L’AMORE" (OC 226)."Capii che l’amore racchiude tutte le vocazioni,che l’amore è tutto,che abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi,in una parola che è eterno.Allora, nell’ eccesso della mia gioia delirante, esclamai:Gesù, Amore mio, la mia vocazione l’ho trovata finalmente,la mia vocazione è l’amore!Sì ho trovato il mio posto nella Chiesa,e questo posto, mio Dio, me l’avete dato voi!Nel cuore della Chiesa mia Madre, io sarò l’amore.Così sarò tutto…e il mio sogno sarà attuato!" (OC 226).Propositi ardenti e audaci i suoi. Esagerazioni?Alla sua madrina: "Le assicuro che non c’è esagerazione alcuna nella mia piccola anima,tutto in essa è calmo e riposato" (OC 221).Nel manoscritto B, qualche giorno dopo, mette le cose in chiaro:"Non creda che io navighi nelle consolazioni, no!La mia consolazione è di non averne sulla terra.Senza mostrarsi, senza udire la sua voce, Gesù m’istruisce nell’intimo"(OC 219).E Gesù la invita a scrivergli ciò che la tormenta.All’inizio Teresa gli dà del "voi": "Oh Gesù, mio amato!Chi potrà dire con quale tenerezza, quale dolcezza, voi conducete la piccola anima mia!" (OC 222).Poi la sua penna diventa vivace, il tono più familiare:"Essere tua sposa, Gesù, essere carmelitana, essere per l’unione con te,madre delle anime, tutto questo dovrebbe bastarmi…Non è così. Senza dubbio,questi tre privilegi sono ben la mia vocazione,CARMELITANA, SPOSA E MADRE, tuttavia io sento in me altre vocazioni,sento la vocazione del GUERRIERO,del SACERDOTE, dell’APOSTOLO, del DOTTORE, del MARTIRE…Gesù! Amore mio, vita mia, come conciliare questi contrasti?Come attuare i desideri della mia povera, piccola anima?" (OC 224).Tutte le sue vocazioni non dipendono dal grado di separazione dal mondo,ma dalla qualità dell’unione con Dio e del servizio agli uomini che essa possiede.L’essenziale è l’essere autentici discepoli del Signore: "sacrificio vivente, santo e gradito a Dio" (Rom 12,1)."Vorrei essere MISSIONARIA non soltanto per qualche anno,ma vorrei eserlo stata fin dalla creazione del mono,ed esserlo fino alla consumazione dei secoli" (OC 224).Ma il martirio dei desideri la lascia nella NOTTE DELLA FEDE,dove cerca la verità: "Gesù, illuminami. Tu lo sai, io cerco la verità:se i miei desideri sono temerari, falli sparire,perché questi desideri sono per me il martirio più grande" (OC229).Teresa spera molto, e ottiene molto:"Gesù mio, che cosa risponderai a tutte le mie follie?Esiste un’anima più piccola, più incapace della mia?Eppure, proprio per la mia debolezza, ti sei compiaciuto, Signore,di colmare i miei piccoli desideri infantili, e vuoi oggi colmare desideri più grandi che l’universo" (OC 225).La risposta arriverà dai capitoli 12 e 13 della prima lettera di san Paolo ai Corinti, cui rimando.Non sembra, ma le notti dello spirito di Teresa sono tanto buie:"Qualche volta, se il mio spirito è in un’aridità così grande che mi è impossibile trarne un pensiero per unirmi al buon Dio,recito molto lentamente un "Padre nostro" e poi il saluto angelico" (OC 269).Un mese prima di morire, costretta a letto nell’infermeria, suor Genoveffa, la sua Celina, si alzava talvolta di notte per vedere se le servisse qualcosa.Nella notte de 2 settembre 1897, la trova con le mani giunte e gli occhi alzati verso il Cielo.Si preoccupa e le suggerisce di dormire. E lei, di rimando:"Non posso, soffro troppo, e allora pego" (OC 1162).Celina le chiede che cosa dice a Gesù.La sua risposta, di una semplicità estrema, ci trasmette l’ultimo segreto della sua preghiera:"NON GLI DICO NIENTE, LO AMO" (Ivi)Come la sua vita, anche la sua preghira è SILENZIO D’AMORE.

  12. Deborath ha detto:

    Che meraviglia… Noi non arriveremo mai ad essere così….:0(

  13. angelo ha detto:

    Deborath, ce la puoi fare! Non essere tirchia come lo sono stato io nella vita. Spènditi. Anche se intorno è buio in pieno giorno. Non ti è chiesto di fare miracoli. Solo di lasciare il rumore dei tuoi passi nel cuore degli altri.E con Gesù, fai come Teresa: ogni tanto parlaGli. Ma nei giorni "NO", non dirGli niente. Amalo e basta.

  14. Deborath ha detto:

    Lo spero davvero, sai papi?Io cerco di lasciare il rumore dei miei passi nel cuore di chi incontro sul mio cammino, ma non posso sapere se ci riesco davvero… Chi può dirlo?Con Gesù ci parlo spesso, cerco di confrontarmi con Lui, ci litigo e cerco di fare le mie battaglie per quello che io reputo giusto, ma che va contro la Sua volontà, tante volte, salvo poi sbatterci il muso e dover ritornare sui miei passi…sono davvero una bimba incorregibile, ma so che Lui mi ama comunque e, quando sono costretta a tornare indietro, sconsolata, Lui mi guarda con tenerezza, abbassa il capo verso la spalla e lo scuote, come per dire: "perchè non ascolti mai?", però il sorriso affiora sulle sue labbra, non è mai arrabbiato, non ha mai voglia di prendermi a schiaffi, ma sta lì ad attendere che io arrivi, lentamente, al punto da cui posso ripartire e lì mi dà la spinta necessaria per percorrere la stada giusta…funziona così nella mia vita… che posso farci????Sono birichina…Ihihih…Un abbraccio forte forte…

  15. Mery ha detto:

    Secondo me, tutto sta nella frase " ama gli altri come te stesso"! Credo che il problema sia che non amiamo abbastanza noi stessi. Quando non ci si considera a vicenda come anime impegnate in un sacro viaggio, allora non si riesce a vedere lo scopo, il motivo dietro ogni rapporto. Siamo soliti a giudicare invece di benedire. Se esiste una persona, un luogo o una cosa con cui non ci troviamo d’accordo, li aggrediamo. Se c’è una religione che contraddice la nostra, la riteniamo sbagliata, se c’è un pensiero in contrasto con il nostro, lo ridicolizziamo, se c’è un idea divesra dalla nostra, la respingiamo…In questo sbagliamo, perchè creamo soltanto una metà dell’universo e non possiamo nemmeno capire la nostra metà se respingiamo fuori portata l’altra. Se riuscissimo veramente a considerarci benedetti forse troveremmo la benedizione in tutto ciò che ci circonda, se riuscissimo a considerarci magnificenza forse vedremmo la meraviglia anche negli altri…Questo secondo me è l’amore puro. Ma è difficile metterlo in pratica perchè non troviamo niente di blasfemo nel essere peccatori sin dalla nascita allo scopo di convincerci della nostra malvagità, ma cercare di essere come Dio ci scandalizza….

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