AGORA’ DEI GIOVANI – Pizzo 22-23 maggio 2010

             

Agorà dei giovani

LE VIE DELLO SPIRITO

 Pizzo 22-23 maggio 2010

Dal blog di Deborath Greco

Sabato scorso, insieme al gruppo giovani e adolescenti della mia parrocchia, ho partecipato all’Agorà dei giovani: un bel momento comunitario, che abbracciava tutte le parrocchie della diocesi, in cui i ragazzi hanno avuto modo di socializzare, fare comunità e divertirsi in maniera sana, hanno ballato, cantato, pregato, ascoltato una testimonianza di conversione, visto la partita dell’Inter e un piccolo spettacolo organizzato dalla Pastorale Giovanile…

 
Mi fermo qui allegando solo delle foto per condividere con voi la nostra gioia…
 
Ecco qui il mio amatissimo gruppo del catechismo dell’anno scorso (anche se ne mancano, purtroppo…)
 

 

 
Qui, invece io sono insieme ai miei amici: Laura, Valentina e Annamaria "tuttoattaccato"…

 

 
… Rosaria…
 
 
… il mitico Fernando…
 
 

… e due ragazzi del gruppo adolescenti…     
 
Davvero una bella esperienza, assolutamente da ripetere…
 
 

PIZZO CALABRO 

<<Il Signore mi concesse di incominciare>>.

Questo il titolo dell’edizione 2010 della Festa dell’Agorà dei Giovani che, quest’anno, si terrà a Pizzo nelle giornate del 22 e 23 maggio.

Tratto dalle parole pronunciate da San Francesco d’Assisi in uno dei momenti cruciali della sua esperienza religiosa, il titolo dell’evento sintetizza perfettamente il filo conduttore principale dell’intera manifestazione: la comunione fraterna fra le comunità partecipanti, tutte desiderose di

  • <<vivere e sperimentare l’incontro con il Signore
  • che concede di incominciare a vivere sul serio,
  • dà senso all’esistenza,
  • e consente di mettere in moto i numerosi talenti da lui stesso donati>>.

Ed è così che ad un anno esatto dall’esperienza di Vallelonga e San Nicola da Crissa, il più grande incontro di giovani della diocesi vedrà proprio la città di Pizzo, uno degli abitati più rigogliosi del vibonese, meta festosa di una marea di giovani che – per due giorni e una notte intera – con canti, balli, animazione, momenti di preghiera e spettacolo renderanno, con gioia, preziosa testimonianza della propria fede.

L’evento, al quale la comunità si sta preparando ormai da giorni, prenderà il via alle 16 di sabato con la “Festa dell’accoglienza” in Piazza della Repubblica per proseguire, alle 18.30, con la “Veglia di Pentecoste” nella Chiesa di San Giorgio nel corso della quale, tra l’altro, Suor Anna Nobili renderà testimonianza della sua personale esperienza religiosa. 

        

         GESU’MI HA GUARITA…
 
PER SAPERNE DI PIU’ 
 
L’Agorà dei giovani italiani dal punto di vista della pastorale giovanile

 

di Paolo Giulietti*


L’attenzione a una comunicazione del Vangelo a 360° appartiene, in un certo senso, al DNA della pastorale giovanile. Essa infatti si è sviluppata in Italia all’insegna del tentativo di portare "tutti" i giovani all’attenzione della Chiesa, allargando i confini dell’azione pastorale fino a includere i luoghi e i tempi dell’esistenza quotidiana.
 
Pur vivendo la Chiesa italiana un periodo di crescita dal punto di vista delle nuove aggregazioni laicali, e di sostanziale tenuta di quelle tradizionali, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 si è avvertita fortemente l’esigenza di raggiungere tutti i giovani, non limitandosi a intercettare i disponibili, ma raggiungendo il crescente numero di persone, ambienti e "culture" rimasti "fuori dal giro".
 
Questa propensione all’estroversione ha sicuramente contribuito a giustificare l’istituzione di uffici diocesani per la pastorale giovanile, nati quasi ovunque negli ultimi 20 anni, proprio con il principale scopo di suscitare una più efficace missionarietà ecclesiale verso tutto il mondo giovanile.  

Questa chiara intenzionalità è purtroppo rimasta in molti casi una buona intenzione, scontando da una parte il ritardo della "conversione pastorale" alla missione di tante comunità cristiane, dall’altra la mancanza di una efficace metodologia sia in campo formativo che il relazione all’azione evangelizzatrice.  

A ciò non è estraneo il lento e sommerso processo di disinvestimento che, dopo la Gmg 2000, sta interessando parecchi uffici diocesani di pastorale giovaile. Il progressivo assommarsi di incarichi pastorali affidati ai sacerdoti direttori, il diminuire delle risorse materiali e personali a disposizione, uniti a una debole progettualità e alla persistente frammentazione delle energie ecclesiali, produce di fatto un depotenziamento, sia sul piano della riflessione, che su quello dell’azione. Accade così che ci si limiti a riprodurre poche iniziative ormai "tradizionali", senza aver tempo ed energie da investire sugli indispensabili approfondimenti e sperimentazioni pastorali, che potrebbero aprire nuove vie per un’azione ecclesiale capace di coinvolgere "tutti" i giovani.

Anche le novità di segno positivo, quale il sorgere – ancora timido – di una professionalità laicale in campo educativo e pastorale, in un contesto di conservazione dell’esistente rischiano di non sviluppare le proprie potenzialità innovatrici, limitandosi a una azione di sostituzione che ha il respiro corto.

Tale situazione si verifica nonostante gli Orientamenti pastorali abbiano sollecitato le comunità cristiane a porre al centro della propria esistenza e del proprio agire la tensione alla comunicazione del Vangelo, indicando nei giovani una delle due priorità pastorali (insieme alla famiglia) su cui ci si dovrebbero spendere nel corso del decennio, e nonostante una permanente vitalità di moltissimi oratori, parrocchie, aggregazioni e gruppi giovanili, che hanno direttamente coinvolto nella partecipazione all’ultima Gmg oltre 100.000 tra adolescenti e giovani.  

Un’ulteriore spinta, per la pastorale giovanile, a considerare più attentamente la questione dell’evangelizzazione le è venuta in questi anni dal magistero di Giovanni Paolo II, che non ha mai cessato di esortare i giovani a divenire attivi protagonisti della missione ecclesiale (si ricordino i discorsi tenuti a Denver nel 1993, a Manila nel 1995 e a Roma nel 2000). Benedetto XVI ha continuato tale appello: al termine del messaggio per la XXI Gmg ha posto il cammino verso Sydney (tre anni) sotto il segno della tensione missionaria e del protagonismo dello Spirito santo, agente primo di ogni annuncio del Vangelo.  

L’Agorà dei giovani italiani, promossa dai Vescovi per i prossimi tre anni, assume consapevolmente la centralità della missione: seguendo i suggerimenti del Papa e raccogliendo i frutti della riflessione pastorale della CEI (con particolare attenzione al passaggio del IV Convegno ecclesiale nazionale) si proporrà alle Chiese locali di ripensare alla propria capacità di entrare in una relazione positiva e propositiva con le nuove generazioni. 

Non si tratta, ovviamente, di una ripartenza da zero, ma nemmeno di operare un semplice maquillage pastorale, che si accontenti di coprire le inadeguatezze ai tempi nuovi con il trucco di qualche iniziativa originale. Riscrivere la pastorale giovanile in chiave missionaria implica una ridefinizione, attorno alla centralità dell’evangelizzazione, di tutto ciò che già si fa (percorsi di gruppo, esperienze forti, presenza negli ambienti…), come anche la sperimentazione di metodologie e linguaggi innovativi, capaci di realizzare quella estroversione che è fuori dalla portata di strumenti concepiti per funzionare (sia pure egregiamente) in contesti di "gestione" e promozione dell’esistente.  

L’articolazione del triennio prospetta di affrontare tre fondamentali passaggi della missione: l’ascolto, la relazione interpersonale e i rapporti sociali, non intesi come tappe sequenziali, ma come dispiegarsi secondo modalità diverse (compresenti e complementari) della medesima attenzione missionaria. Esse fungono quasi da catalizzatori dei processi formativi e vitali della comunità, orientandoli in senso estroverso. In altre parole, non si tratta di fare cose in più (o non solo di quello), ma di lasciare che tali prospettive trasformino il modo di educare alla fede, di celebrarla nella liturgia, di viverla nella carità, di condividerla nella varie forme della testimonianza personale e comunitaria.

TESTIMONIARE NELL’ASCOLTO:
IL TEMA DEL PRIMO ANNO 

L’estroversione della comunità inizia dall’ascolto: non una semplice ricerca e acquisizione di dati e nozioni, ma la capacità di stabilire relazioni con chi non varca – se non raramente – le soglie degli spazi ecclesiali. Realizzare l’ascolto attraverso l’incontro è già evangelizzare; significa infatti dare la testimonianza di una Chiesa coraggiosa, interessata alle persone, entusiasta, dialogica, umile… Ascoltare (ed essere ascoltati) autenticamente implica infatti accogliere l’altro, percepire e far percepire che egli è portatore di istanze degne di essere prese in considerazione. È – in breve – quell’ascolto attento e competente cui le comunità erano invitate già da Educare i giovani alla fede: un ascolto capace di "scorgere il vero presente nel nuovo".  

Ascoltare così non è né immediato né semplice: occorrerà sperimentare nuove modalità di approccio ai giovani, da attuare negli spazi e nei tempi della loro vita quotidiana. Occorrerà anche abilitarsi ad ascoltare, acquisendo atteggiamenti e strumenti adatti (magari indirizzati dall’intuizione delle cinque piste esistenziali delineate nel cammino di preparazione verso Verona 2006). Sarà necessario, infine, lasciarsi educare al discernimento dall’ascolto della Parola di Dio, indispensabile chiave di lettura per chiunque voglia decifrare i misteriosi sentieri che lo Spirito percorre in ogni tempo e in ogni generazione.
Per realizzare tutto questo occorrerà certamente stimolare (cioè motivare e dotare di strumenti) i giovani che frequentano i percorsi formativi ecclesiali a farsi concretamente interpreti dell’ascolto ecclesiale, superando quella dicotomia tra formazione e missione che troppo spesso rimanda a tempi indefinitamente lontani la questione della testimonianza della propria fede nella vita quotidiana.  

TESTIMONIARE NELLA RELAZIONE:
IL TEMA DEL SECONDO ANNO 

Il secondo tema riguarda la relazione interpersonale, quale luogo ed occasione irrinunciabile della proposta del Vangelo. L’evangelizzazione (Evangelii nuntiandi, 21) prende le mosse dalla domanda che la vita del cristiano è capace di suscitare ("Perché tu vivi così?"): nella relazione, allora, si determina un processo in cui possono essere efficacemente testimoniate la gioia e la speranza originate dall’incontro con il Risorto.

 
Si tratta quindi di mettere a fuoco la vita quotidiana come ambito della testimonianza e dell’annuncio, aiutando i giovani (e gli adulti) a divenire testimoni credibili della novità evangelica ed annunciatori competenti della buona notizia. Spesso tale dimensione della vita cristiana viene lasciata alla responsabilità e alla creatività del singolo, che si trova a volte sprovvisto sia di strumenti per qualificare la propria testimonianza (la buona volontà in certi contesti non è sufficiente…), sia di metodi per presentare in modo convincente la proposta evangelica, sia di appoggio e cooperazione da parte degli altri credenti che condividono la medesima quotidianità.
 
 Anche in questo campo, dunque, è necessario ricercare e sperimentare vie nuove. Qualcosa si è fatto in direzione delle "iniziative" di evangelizzazione (scuole, missioni itineranti, chiese aperte nella notte…), anche se molto rimane ancora da fare per farle diventare strumenti alla portata di ogni comunità cristiana (e le comunità cristiane all’altezza di tali strumenti). Assai poco, invece, si è fatto sul versante dei contenuti e dei metodi di quella missionarietà ordinaria e quotidiana che ha per operatore ogni laico credente e per campo di azione gli ambienti della vita di tutti i giorni, e che è la vera sfida per una Chiesa che voglia riqualificarsi come missionaria.
 
Anche a tale proposito, la centralità dell’evangelizzazione invita a riconsiderare i percorsi formativi, abbandonando la propedeuticità della formazione rispetto alla missione, in favore di un modello che riconosca nell’impegno testimoniale un fattore formativo di primaria importanza, orientando parimenti la formazione in prospettiva fortemente estroversa. Ciò aiuterà sicuramente ad abbandonare una certa astrattezza dei percorsi di fede, provocando invece un confronto serio e fecondo tra le domande e le sfide che sorgono dalla vita di tutti i giorni con la proposta sempre nuova del Vangelo e della persona di Gesù.  

TESTIMONIARE NELLA CULTURA E NELLA SOCIETÀ:
IL TEMA DEL TERZO ANNO 

Il terzo passaggio si propone di dispiegare l’azione missionaria a livello culturale e sociale. L’annuncio evangelico, infatti, non si rivolge solo alla coscienza individuale, ma a quella sorta di coscienza collettiva che è la cultura. "Inculturare il vangelo" ed "evangelizzare la cultura": sfide sempre più attuali, che esigono la competenza di comunicare la buona notizia ed i valori che da essa vengono illuminati mediante gesti e parole eloquenti, capaci di trasmettere il fascino di un’umanità piena e realizzata.  

Entrerà nel vivo, in questo terzo anno, il Progetto culturale giovani, al quale si sta lavorando già da qualche tempo. Esso si propone di stimolare tutta la pasto-rale giovanile a dare maggiore importanza alla dimensione culturale della proposta cristiana, di sostenere la ricerca di una comunicazione del Vangelo nei linguaggi e nella "cultura" dei giovani, di mettere a disposizione della comunità cristiana e della società la ricchezza del pensiero e della creatività dei giovani che possono entrare da protagonisti nella scena culturale del Paese.  

All’attenzione per le persone e il loro cammino dovrà affiancarsene un’altra: quella per ciò che sta a monte ed intorno al contatto interpersonale, e che spesso lo influenza in modo decisivo. Ogni catechista o animatore è in grado di percepire le contraddizioni tra la proposta di cui si fa portatore e il clima culturale dominante, determinato in maniera significativa dai media. D’altra parte, cresce tra i giovani la voglia di comunicare attraverso i media, di esprimere se stessi nell’arte, di relazionarsi attraverso la musica… Le nuove generazioni sono assai più pronte di quanto si possa pensare a cimentarsi con la sfida di proporre il Vangelo e la sua visione del mondo dialogando con una società e una cultura spesso incapaci di offrire ai giovani una coerente proposta di vita.  

A ciò si aggiunge la permanente (e crescente) disponibilità a coinvolgersi in azioni caritative e solidaristiche, che divengono ad un tempo segno eloquente di testimonianza evangelica ed occasione di incontro con i valori cristiani per tanti adolescenti e giovani rimasti ai margini della vita ecclesiale. Non a caso, accanto al buon vecchio camposcuola, si moltiplicano i viaggi missionari, i campi di lavoro, le esperienze estive di volontariato… C’è voglia di spendere la vita in qualcosa di vero e di valido: occorre solo offrire occasioni all’altezza e valorizzarle come strumenti di evangelizzazione, facendo scaturire da esse una messa in questione di valori, stili di vita e progetti lontani dagli ideali evangelici.  

GLI APPUNTAMENTI DEL PERCORSO

Il cammino del triennio, che ogni Chiesa locale (e ogni aggregazione laicale) realizzerà nell’ambito dei propri programmi pastorali, sarà scandito anche da alcuni grandi appuntamenti unitari: un incontro nazionale a Loreto, nel settembre 2007; la Gmg di Sydney nel luglio del 2008, un grande happening nelle piazze e nei "santuari" di tutte le città italiane (stesso giorno e stessa ora) nell’estate del 2009, a chiusura dell’itinerario. Ciascuno di essi darà modo di celebrare il cammino fatto, di motivare quello ancora da fare e di condividere le esperienze di maggiore efficacia, per renderle patrimonio comune.  

Soprattutto il pellegrinaggio nazionale a Loreto costituirà uno snodo fondamentale del percorso, per l’ampiezza della partecipazione prevista, per la risonanza che darà ai contenuti del triennio e per la possibilità di movimentazione delle energie delle comunità e dei giovani in favore dell’evangelizzazione. Se poi – come tutti speriamo – il Santo Padre volesse intervenire, gli effetti suddetti verrebbero elevati all’ennesima potenza. 

È anche previsto che un’assemblea straordinaria dell’Episcopato italiano sia dedicata proprio al tema del triennio, secondo la formula sperimentata a Collevalenza nel 1998 (presenza di giovani e operatori di pastorale giovanile in qualità di "esperti" e "invitati", per aiutare i Vescovi a mettere a fuoco le questioni e le prospettive legate alle nuove generazioni). Anche questa occasione sarà, soprattutto per gli operatori pastorali, un grande segnale di attenzione e uno stimolo nelle motivazioni e nelle indicazioni di percorso.  

IL CORAGGIO DI UNA SCOMMESSA 

Difficile sintetizzare l’atteggiamento con cui la pastorale giovanile affronta la proposta del percorso triennale. Da una parte, infatti, si accoglie con soddisfazione la grande opportunità di riflettere e sperimentare attorno al tema dell’evangelizzazione, nella speranza non troppo segreta di veder crescere attenzioni e investimenti da parte dei Vescovi e delle comunità cristiane. Dall’altra si sperimenta un certo timore di non farcela, viste le fatiche ed i ritardi cui sopra si accennava.  

In questo c’è anche una paura: quella che l’investimento sugli eventi non ricada sulla quotidianità. È una perplessità "atavica" (per la storia ancora breve della pastorale giovanile), legata alla vicenda delle Giornate Mondiali della Gioventù. A fronte del rischio di episodicità delle Gmg, si è andata definendo una prassi pastorale capace di legare al quotidiano l’esperienza dell’incontro mondiale; essa ha consentito, soprattutto alle diocesi che più vi hanno creduto, di "portare a casa" da ogni Gmg un patrimonio di motivazioni, idee ed energie per il cammino ordinario, il quale ha generato in alcuni casi una nuova vitalità.  

Le medesime attenzioni vanno applicate al percorso triennale nel suo insieme e in particolare agli eventi che lo costellano: se ben interpretati, l’uno e gli altri potranno produrre un autentico "salto di qualità" nella capacità evangelizzatrice delle comunità cristiane. Come al solito, il problema non risiede nell’esistenza di ciò che è straordinario, ma nella capacità di valorizzarlo appieno. C’è da sperare – e da fare in modo – che il percorso triennale non sia trasformato in un’occasione perduta.  

  *Responsabile Servizio Nazionale per la pastorale giovanile CEI da: Osservatorio,  comunicazione e cultura/8-9 2006  
 
 
 
 
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Una risposta a AGORA’ DEI GIOVANI – Pizzo 22-23 maggio 2010

  1. Deborath ha detto:

    Ciao Angelo, grazie di aver posto l’accento su un tema così delicato che è quella della formazione giovanile….Sai quanto io tenga a tutto questo, sai quanto i giovani mi stiano a cuore e con quale grande amore me ne sono occupata tutte le volte che ne ho avuto l’occasione…Tu mi dici sempre che non devo concentrarmi solo su di loro e che anche gli adulti e gli anziani hanno bisogno di questo….Ma io che ci posso fare? °Io mi sento portata verso la formazione dei ragazzi e degli adolescenti, mi trovo a mio agio con loro, mi sento al mio posto e tu mi insegni che ognuno di noi deve rispondere alla propria chiamata, alla propria vocazione, per cui, pur non trascurando i miei rapporti con le persone più grandi, restano sempre i ragazzi al centro del mio mondo, del mio cuore, della mia vocazione: sono loro il futuro della Chiesa ed è necessario che si formino in modo giusto e sano e finchè avrò forza mi adopererò sempre per questo, per seguirli, accompagnarli e guidarli alla luce di quello che lo Spirito vorrà suggerirmi nelle diverse circostanze….Grazie ancora per questo post…Ti abbraccio forte forte…:0)

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