SIGNORE, SONO MALATO – “Che cosa vuoi che io faccia per te?”

 

 

Il cieco di Gerico – Di Puzzo Oreste

"Gesù stava avvicinandosi alla città di Gèrico; un cieco seduto sul bordo della strada chiedeva l’elemosina. Il cieco sentì passare la gente e domandò che cosa c’era. Gli risposero: "Passa Gesù di Nàzaret!".

Allora quel cieco gridò: "Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!".

Quelli che passavano lo sgridavano per farlo stare zitto. Ma egli gridava ancor più forte: "Figlio di Davide, abbi pietà di me!".

Gesù si fermò e ordinò che gli portassero il cieco. Quando fu vicino Gesù gli chiese:

 

– Che cosa vuoi che io faccia per te? Il cieco disse:

– Signore, fa’ che io possa vederci di nuovo!

 

Allora Gesù gli disse:

 

– Apri i tuoi occhi! La tua fede ti ha salvato.

In un attimo il cieco ricuperò la vista. Poi si mise a seguire Gesù, ringraziando Dio. Anche la gente che era presente ed aveva visto il fatto si mise a lodare Dio". (Luca 18, 35-43)

 

– Signore, sono malato!

– Cosa vuoi che io faccia per te?

La prima condizione che l’uomo deve mettere in atto per ottenere la guarigione da parte di Dio è la seguente: avere coscienza di essere ammalato. I malati della Palestina, che si presentavano a Gesù per ottenere la guarigione, erano ben coscienti di essere ammalati. E se non ne erano coscienti del tutto, Gesù faceva loro prendere coscienza: è il caso del paralitico, che gli amici portarono dinanzi al Signore perchè lo guarisse dalla paralisi e a cui Gesù disse: "Ti sono rimessi i tuoi peccati " (Mt 9, 1-7).

A Gesù non premeva soltanto la guarigione di quell’uomo dalla paralisi, gli stava a cuore la sua guarigione globale e volle che egli prendesse coscienza dei suoi peccati. Ecco perchè noi, volendo ottenere la guarigione da Gesù da tutte le infermità e le alienazioni del nostro essere, vogliamo innanzitutto: conoscerle, ammetterle, dichiararle, presentarle a Gesù perchè le guarisca.

Vogliamo, innanzitutto, conoscere le infermità di tipo psicologico: quelle infermità che ci troviamo addosso come conseguenza del peccato originale, dell’ambiente di peccato che ci circonda, dei peccati personali, di un educazione sbagliata,di un’autoformazione erronea, di carenze affettive, di traumi psicologici subiti…

Queste infermità , a causa dell’unità dell’uomo, colpiscono negativamente tutto l’essere umano e lo predispongono a malattie fisiche,e, soprattutto, alla terribile malattia del peccato: infatti, le patologie dello spirito, della psiche, e del corpo interferiscono reciprocamente.  

 

L’atteggiamento estremistico

L’uomo deve continuamente scegliere. Ma ogni scelta (se escludiamo la scelta di Dio) comporta qualche ambiguità: non c’è quasi mai la certezza di scegliere la cosa migliore.

La persona matura si comporta così: dopo avere valutato le varie alternative, sceglie, con pace interiore, ciò che le sembra migliore, sapendo che il buon Dio non le chiede di più.

La persona immatura, invece, per evitare l’ansia di scegliere quelle ambivalenze che presenta ogni realtà, divide le realtà in totalmente positive e in totalmente negative .

Quella realtà è o Dio o diavolo

Questa operazione di estremismo, di dogmatismo, di accettazione cieca o di rifiuto cieco può riguardare se stessi o gli altri o le attività  o le situazioni.

Riferiamo alcune frasi che esprimono questa condizione:

  • "Piuttosto che vivere con un arto amputato, è meglio morire."
  • "Ho fiducia soltanto in quella persona."
  • "Per me, ormai, non c’è più niente da fare: è troppo tempo che vivo in peccato."
  • "Mi faccio schifo." "I preti sono tutti uguali."
  • "Mi sono allontanato dalla Chiesa perché quel prete mi ha trattato male."
  • "Io certi peccati non li farò mai."

Alcuni mezzi di guarigione

  • Rendersi conto del proprio atteggiamento infantile.
  • Mettersi di fronte alla realtà "come l’ago della bilancia" (Sant’Ignazio), cioè con     totale libertà interiore, considerando oggettivamente le varie alternative ed evitando le interpretazioni estremistiche.
  • Scegliere, con pace interiore, ciò che sembra migliore, sapendo che Dio non pretende di più.  

La scarica emozionale

Un secondo meccanismo di difesa è quello della scarica emozionale ; essa consiste nello "scaricare aggressivamente su un altra persona, la tensione interiore dovuta ad una realtà che si è incapaci di accettare".

Molte persone, invece di ammettere umilmente i loro difetti, scaricano il loro conflitto interiore su chi non presenta gli stessi difetti, perchè questi costituisce un rimprovero vivente.

Altri, invece, si scaricano emozionalmente su persone che hanno gli stessi difetti, in quanto vedono in esse un ricordo e quasi una proiezione dei propri.

Alcuni mezzi di guarigione

  • Non confrontarsi con gli altri, ma con Gesù Cristo.
  • Accettare, con serenità, i proprio difetti; soltanto accettando la realtà (come punto di partenza), la si può cambiare.
  • Iniziare a portare avanti, con coraggio, un processo di perfezionamento, prendendo tutti i mezzi che Dio mette a nostra disposizione.  

 

La regressione

Particolari condizioni di vita ( come ad es., la condizione di malattia) inducono il soggetto a vivere forme di regressione: si risveglia in lui il bambino mai cresciuto ed egli vive quella determinata forma di vita "da bambino".

Ecco l’ammalato

  • concentrato totalmente su di sé ;
  • passivo, tanto da realizzare rapporti di dipendenza infantile;
  • diventato centro di attenzione e di interesse;
  • fatto destinatario di mille piccoli servizi;
  • gratificato da un ruolo mai sperimentato, che gli permette anche di sentenziare sulla malattia, di fare prediche, di stare in cattedra…

Queste forme di regressione sono molto frequenti nella vita spirituale.

Si pensi

  • al soggetto che cerca di attirare l’attenzione del superiore, del confessore, del direttore spirituale… presentando continuamente problemi, talvolta inconsistenti, a volte ripetuti all’infinito;
  • al soggetto che passa tutta la vita a entrare in crisi, a vivere la crisi, a uscire dalla crisi per rientrare in una nuova crisi: ciò gli permette di attirare l’interesse di qualcuno;
  • al soggetto che cerca problemi, anche quando non esistono,
  • al soggetto che enfatizza i propri peccati per attirare l’attenzione del confessore.

Il processo di regressione assume, talvolta, altre forme, ancorate sempre a modi di pensare e di comportarsi tipici dell’infanzia:

  • alcuni continuano ad avere paura di confessare i propri peccati;
  • altri presentano atteggiamenti interiori infantili, che vengono espressi con frasi del genere: "Non l’ho fatto io". "Io non ho fatto niente" "Non l’ho fatto apposta".

Alcuni mezzi per guarire

  • rendersi conto della propria condizione di infantilismo spirituale;
  • evitare di attirare l’attenzione, l’interesse, la compassione degli altri;
  • chiedere a Dio la purificazione delle proprie intenzioni;
  • sforzarsi di agire soltanto per la gloria di Dio e per il bene degli altri;
  • ripetere sovente la retta intenzione: "Signore, faccio questo soltanto per darti gloria e per contribuire alla salvezza del mondo".  

La proiezione

Alcune persone hanno la tendenza a proiettare sugli altri o sulle situazioni le proprie carenze interiori. Ciò è dovuto al fatto che esse sono incapaci di riconoscere i propri limiti, di accettare i propri difetti, di ammettere come propri i peccati che commettono.

Ecco qualche esempio:

  • "Non è colpa mia ! Sono gli altri che mi trascinano"
  • "Non c’è la possibilità di vivere la comunione fraterna nella comunità in cui mi trovo "
  • "Non posso praticare i consigli evangelici, dato il superiore che ho"
  • "Se sono infedele, la colpa è di mia moglie"

Alcuni mezzi di guarigione

  • Rivalutare la propria libertà, come fonte determinante di responsabilità.
  • Riferirmi ai miei peccati o difetti come a carenze realmente mie, senza attribuirle agli altri.
  • Chiedere a Dio la conoscenza dei propri peccati e dei propri difetti.
  • Cambiare anche certe espressioni e modi di dire, che appartengono ad un vocabolario deresponsabilizzante.
  • Rendersi liberi dai condizionamenti esterni. 

Il processo di mascheramento

Consiste nel mascherare la propria condizione reale, presentando dinanzi agli altri atteggiamenti opposti.

Si tratta di un processo abbastanza comune, che spesso si realizza inconsciamente.

* Alcuni casi

  • Quella persona soffoca di cure il prossimo: ma, nel sottosuolo del suo essere, desidera essere destinataria di attenzioni.
  • Quel soggetto è pauroso: ma, esternamente, si dimostra temerario.
  • Quell’altro è timido, ma, pubblicamente si presenta aggressivo.
  • Quell’altro, ancora, è affamato di affetto, ma esternamente erige un muro contro ogni offerta affettuosa, assumendo atteggiamenti acidi e  distaccati, per poi tentare di rubare quell’affetto nascostamente.
  • Quella persona agisce per un sottile egoismo, però maschera questo orientamento interiore, convincendosi di rispondere alla volontà  di Dio.
  • Frequente è il seguente caso: due persone che desiderano, in modo esclusivo, la stima e l’affetto di una terza, esprimono la loro rivalità profondendole gentilezze e attenzioni.

Alcuni mezzi per guarire

  • Guardandosi dentro con lo sguardo di Dio.
  • Cercare di rendersi conto delle motivazioni profonde del proprio agire.
  • Chiedere a Dio il dono della verità.
  • Lavorare interiormente per raggiungere l’armonia del proprio essere.

La razionalizzazione

Dio ci ha dato la ragione perché la usassimo in funzione della nostra crescita.

Spesso, invece, noi la usiamo per giustificare le nostre posizioni e quindi per rimanere tali e quali.

"Razionalizzare" significa portare ragioni plausibili per le proprie opinioni o azioni: si crede cosi di spiegarle, ignorando però le vere motivazioni, meno accettabili, che ne sono la vera sorgente. Si tratta di giustificare a posteriori  un atto, attraverso un processo logico e razionale.

Chi usa la razionalizzazione finisce egli stesso per credere alle scuse che porta. E’ quindi una difesa molto efficace: rassicura la persona nelle sue intenzioni e motivazioni. Nasconde la verità, ma "offre una provvisoria o apparente tranquillità di coscienza, togliendo il senso critico" (Costa).

Casi di razionalizzazione o di probabile razionalizzazione.

  • Mi comporto cosi perché lo fanno tutti.
  • Sono stanca: piuttosto che offrire a Dio una preghiera stanca, è meglio non pregare.
  • Potrei pregare un po’ di più: ma Dio vuole che io mi prenda il giusto riposo.
  • Mi difendo non per mancanza di umiltà, ma per salvaguardare la mia dignità.
  • Racconto questo episodio non per fare bella figura, ma per edificare il prossimo.
  • Chiacchiero un po’ troppo lungamente con quella persona simpatica: ma lo faccio per motivi di carità.
  • Critico il prossimo, ma lo faccio per amore di verità. 

Alcuni mezzi per guarire

  • Essere veri con se stessi, cercando di vedersi con gli occhi di Dio.
  • Sforzarsi di cogliere le ambiguità che si nascondono nelle nostre intenzioni.
  • Sforzarsi di capire quali sono le vere motivazioni che ci fanno agire.   
     

Il rifiuto dell’io attuale

Uno psicologo dice che "il reale è un grande formatore". Chi vuole marciare verso la maturità umana e cristiana, deve innanzitutto, riconciliarsi con la propria realtà, decidendo due cose:

  1. di vivere con serenità, con fede, con speranza, con amore quelle realtà dolorose che non possono essere cambiate;
  2. di cambiare, con coraggio, quelle realtà negative che possono essere cambiate.

Molte persone, invece, hanno difficoltà riguardo le realtà esterne; altre volte la realtà del proprio io-attuale; altre volte le due difficoltà sono concomitanti.

Ciò  crea sfiducia in sé  e negli altri, tristezza, aggressività, ribellione.

Il rimedio sta nel far diventare qualsiasi realtà una opportunità  di crescita, mobilitando, in questa importantissima operazione, tutte le risorse del proprio essere.  

L’atrofizzazione dell’io ideale

La vita spirituale è un cammino da ciò che si è a ciò che si deve diventare: in altre parole, è un cammino dall’io-attuale all’io-ideale.

Ma in questo cammino, si può inciampare in due modi:

  1. Molti, che seguono la cultura dell’immediato, del "mi piace", della ricerca di ciò che e’ lì per lì, gratificante.. rischiano di dimenticare quella vocazione alla maturità che è la vocazione fondamentale dell’uomo; e cosi l’io-ideale si atrofizza e, quasi, scompare dall’orizzonte. La mancanza di proiezione verso l’ideale è una delle più gravi malattie spirituali.
  2. Altri, all’opposto, evadono nell’io-ideale, attraverso uno spiritualismo emozionale e fantasioso: ma non lo costruiscono. Non si può costruire l’ideale se non attraverso la fatica che impone la quotidiana conversione dell’ io-attuale-

Alcuni mezzi per guarire

  • Guardare costantemente all’io-ideale, verso il quale occorre far marciare, attraverso lo sforzo quotidiano l’io-attuale.
  • Vivere la spiritualità dell’attimo presente, evitando ogni evasione nelle spiritualismo emozionale, fantastico ed inconcludente.  

La paura

Dopo avere peccato, Adamo si nascose per paura. A Dio che gli domandava: "Dove sei?" rispose: "Ho udito il tuo passo nel giardino, ho avuto paura… e mi sono nascosto" La paura e’ un sentimento molto comune. Alcune persone hanno paura di Dio perchè hanno interiorizzato un immagine falsa di Lui; altri del loro futuro; altri delle difficoltà che immaginano di dovere un  giorno affrontare; altri, poi, hanno paura senza sapere bene di che cosa abbiano paura.

Rimedio alla paura è la scoperta profonda e interiorizzata di un Dio che è Padre, Madre, Amico… e che è sempre con noi. La Bibbia chiama sovente Dio: la mia Roccia, la mia Rupe, la mia Difesa, il mio Rifugio, il mio Aiuto, il mio Scudo, il mio Elmo, la mia Corazza.  

La tendenza alle decisioni emozionali

Viviamo in un mondo che da molta importanza all’irrazionale, a ciò che si sente emotivamente, a ciò che si sente sensibilmente, a ciò che piace.

Questa tendenza culturale diventa facilmente tendenza del soggetto.

Quante sono le persone

  • che pensano secondo quello che sentono e non secondo quello che è vero;
  • che decidono secondo quello che sentono e non secondo quello che è vero;
  • che agiscono secondo quello che sentono e non secondo quello che l’intelligenza ha indicato come vero e buono.

In questa maniera, il volere razionale è distorto e diventa volere emotivo. Così tutta la vita spirituale è compromessa.

Alcuni mezzi per guarire

  • Coltivare la formazione alla sincerità, in modo da evitare ogni tipo di autoinganno.
  • Liberare l’intelligenza e la volontà dalle influenze emozionali, in maniera che l’intelligenza (illuminata dalla fede) pensi secondo verità e la  volontà (rafforzata dalla carità) scelga la cosa migliore, senza che queste facoltà siano condizionate dalle spinte affettive.
  • Realizzare la libertà interiore per potere discernere, momento per momento, la volontà di Dio e per avere la forza di attuare l’esito del discernimento

La sfiducia

Sono tantissime le persone sfiduciate in se stesse, negli altri e in Dio.

E’ difficile stabilire le cause che hanno prodotto certi atteggiamenti radicati di sfiducia.

Talvolta questi atteggiamenti sono dovuti ad un rapporto sbagliato con i genitori, risalente ai primissimi mesi di vita; altre volte a parole o atteggiamenti squalificanti recepiti in famiglia, durante la fanciullezza o l’adolescenza; altre volte, ancora, a idee religiose errate.

La sfiducia colpisce al cuore la spiritualità cristiana, che è connotata dalla fiducia nel Dio che ci ama e ci salva.  

Dalla sfiducia si può guarire  

  • Ricevendo la fiducia di persone amiche;
  • convincendosi di essere destinatari dell’amore infinito di Dio;
  • scoprendo che Dio ha sempre fiducia in noi;

facendo la "cura" dell’amore di Dio, soprattutto durante la preghiera.    
 

Altre patologie   

L’enumerazione delle nostre malattie a sfondo psicologico potrebbe continuare. A questo punto mi limito a qualche accenno.  

  • Tendenza a dipendere affettivamente: si ha sempre bisogno di un appoggio, di un protettore, di un sostenitore, di un consolatore, di una guida…anche per situazioni e decisioni normali.
  • Tendenza ad abbassarsi: si sente il bisogno di sottovalutarsi, di arrendersi, di sottomettersi, di ritirarsi, con paura, anche di fronte a ciò che si è capaci di fare.
  • Tendenza a evitare ogni pericolo: si cerca di scansare l’insuccesso, la difficoltà, il dolore, le novità, gli ambienti sconosciuti, le situazioni pericolose, il biasimo, il giudizio negativo, la critica… anche se affrontare il pericolo sarebbe una grande opportunità di crescita.
  • Tendenza esibizionistica: si sente il bisogno di far colpo, di essere al centro dell’attenzione, di stupire, di sedurre, di affascinare.
  • Tendenza all’insicurezza, all’ansietà e al dubbio. Queste tendenze possono avere le loro radici in situazioni familiari difficili, nella mancanza di affetto, nella superprotettività dei genitori, in esperienze traumatiche o deludenti
  • Tendenza alla tristezza e alla depressione, le cause della tristezza e della depressione possono essere tante: temperamento inclinato alla malinconia, mancanza di amore in famiglia, perdita prematura di una persona cara, suscettibilità agli stimoli negativi, religiosità legalistica o a sfondo scrupoloso.
  • Senso di colpa. Alcune persone si confessano bene, ricevono il perdono di Dio, sono convinte di essere perdonate: eppure, in loro, permane un senso profondo di colpa.  

La fonte puà  trovarsi nell’incoscio: l’avere causato dolore o perdita della salute ai genitori, l’averli delusi, l’avere ricevuto da essi un rimprovero fortemente colpevolizzante. Lasciano anche un senso di colpa: bugie, piccoli furti, inganni, abusi sessuali.

  • Senso d’inferiorità.. Sono molte le persone che soffrono di un profondo senso d’inferiorità.  Questo senso d’inferiorità affonda, solitamente,le radici in esperienze infantili:
  • * l’essere stati presi in giro;
  • * l’aver ricevuto, come risposta a una domanda, soltanto un silenzio sprezzante;
  • * l’avere "incassato" frequentemente frasi dispregiative, come questa: "Tu non sei capace a nulla ";
  • * l’avere vissuto in competizione con un fratello, sentendosi permanentemente sconfitti.   

Da queste patologie si può guarire  

  • Aumentando la fede nell’amore di Dio;
  • Accogliendo, nel proprio cuore, l’amore di Dio;
  • Affidandosi completamente a Lui;
  • Imparando a reagire in modo equilibrato agli stimoli ( quando uno stimolo è irrilevante, anche la reazione deve essere irrilevante);
  • – Imparando a ridurre tutti i problemi ad un unico problema: quello di fare momento per momento la volontà di Dio, e poi stare in pace.  

Malattie che riguardano il rapporto con se stessi  

L’autorifiuto

Il bambino scopre se stesso attraverso gli occhi dei suoi genitori e delle altre persone…Essi costituiscono lo specchio in cui si vede riflesso.

Essi possono anche essere lo specchio che riflette l’amore rigeneratore di Dio oppure no.

Per accettare se stesso, il bambino ha bisogno che gli altri lo guardino con amore e con affetto sincero, e ha bisogno di autopercepirsi guardato così.

Quando il bambino non trova questo affetto, non percepisce il proprio valore, si sente insicuro, triste, dubbioso e, prima o poi, finisce per essere vittima dell’autorifiuto

L’autorifiuto condanna molti a vivere nella solitudine, nella chiusura, nel disprezzo di sè, oppure a mendicare da altri una sicurezza affettiva che (quando l’affetto viene dato in modo non equilibrato) può cambiarsi in pericolose dipendenze affettive, in "droga psicologica"

Altre volte, l’autorifiuto porta una persona a provare ribellione verso gli altri, verso la società, verso il mondo intero, in tutti essa vede dei nemici.

Sullo sfondo di tanti casi di droga, alcolismo, prostituzione, tentato suicidio, c’è un grave rifiuto di se stessi, accompagnato spesso da vittimismo, autocompassione, autocommiserazione, senso di colpa.

L’autorifiuto, pur non essendo una condizione psicologica, può diventare colpevole in proporzione a quanto il soggetto lo coltiva e non prende misure per guarire.  

 

Soltanto l’amore di Dio

  • accettato con fede in tutta la sua gratuità,
  • interiorizzato in profondità,
  • assimilato come fonte del proprio valore e, quindi, come sorgente di gioia, può  guarire una persona dalla tendenza all’autorifiuto: "Si dimentica, forse, una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero (dei loro figli), io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani" (Is 49,15-16)

Chi vuole guarire dall’autorifiuto deve scoprire e interiorizzare queste realtà:

  • Dio mi ama personalmente e infinitamente;
  • Dio mi ha creato a sua immagine e somiglianza;
  • Io sono persona e, come tale, valgo come tutti gli altri;
  • Io sono figlio di Dio;
  • Gesù  è morto per me.

San Pietro diceva: "Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro, foste liberati dalla vostra condotta…, ma con il sangue prezioso di Cristo" (1 Pt 1,18-19)

Chi patisce di autorifiuto deve ragionare cosi: "Se Dio mi ha accolto e amato fino a morire per me, è segno che io sono prezioso ai suoi occhi." 

L’egoismo

Noi siamo soliti considerare l’egoismo soltanto come peccato verso gli altri, invece, l’egoismo è anzitutto un peccato verso se stessi.

L’uomo è  costituzionalmente fatto per aprirsi a Dio e agli altri. Se egli non si apre a Dio e agli altri, sciupa se stesso, si diminuisce, si altera, si rovina.

La prima vittima dell’egoismo è l’egoista stesso.

Talvolta l’egoista è cosi occupato dall’egoismo che viene alterata la sua sfera psichica: sembra che l’egoismo sia quasi "una persona nella persona", che inclina il soggetto

  • a contraffare continuamente la conoscenza di sè;
  • a farsi centro di tutto;
  • a volere avere sempre ragione;
  • a cercare ragioni giustificanti, anche quando queste non ci sono;
  • a pretendere comprensione, stima e affetto;
  • a primeggiare;
  • a dominare;
  • ad accusare gli altri;
  • a colpevolizzare gli altri;
  • a scambiare la propria volontà con la volonta di Dio.

E’ difficile guarire da questo egoismo sfrenato, eppure, è assolutamente necessario, se vogliamo essere discepoli di Gesù: Colui che ha dato la vita per Dio e per tutti.

Si possono seguire queste indicazioni:

1.   rendersi  conto del proprio egoismo: ammettere di essere egoista è condizione essenziale per iniziare un cammino di guarigione;

2.  chiedere che lo Spirito Santo illumini il nostro sguardo, perchè ci vediamo dentro come Egli ci vede e come noi ci vedremo, alla sua luce, nel momento del giudizio;

3.  chiedere a Gesù, il Salvatore, la liberazione dalla prigionia dell’egoismo, che è la quintessenza di tutti i peccati;

4.  chiedere insistentemente a Gesù l’umiltà e l’amore per l’ultimo posto;

5.  portare avanti una guerra serrata e senza tregua contro ogni forma di egoismo;

6.  mettere sovente la retta intenzione. "Signore, faccio questo perchè ti amo, perchè voglio glorificarti, perchè voglio portarti discepoli";

7.  chiedere perdono a Dio di tutti gli atti egoistici;

8.  chiedere scusa al fratello ogni volta che ci si comporta in modo egoistico con lui;

9.  dare spazio, durante l’esame di coscienza, all’analisi dei propri atti egoistici: soprattutto, degli atti interiori;

10. confessare, con particolare insistenza, i peccati di egoismo per essere guariti da Gesù, che agisce potentemente nel sacramento della riconciliazione.

La lussuria

San Giovanni parla di tre concupiscenze che tendono a schiavizzare l’uomo:

  • la concupiscenza della carne;
  • la concupiscenza degli occhi;
  • la superbia della vita (cf 1Gv 2,16)  

La concupiscenza della carne consiste nel desiderio sfrenato di usare disordinatamente la propria sessualità o la sessualità altrui.

Quasi sempre questo desiderio sfrenato si cambia in comportamenti peccaminosi.

Questa concupiscenza, frutto del peccato originale, può essere ancora incentivata da cause ereditarie, dai peccati personali, da esperienze di cui (almeno inzialmente) si è stati vittime.

Per alcuni la lussuria è una catena che avvince la persona, rendendola gravemente schiava, invade la mente, l’immaginazione, la memoria, il cuore, il corpo.

Il soggetto talvolta si abbandona completamente a questa concupiscenza.

Altre volte lotta, ma non riesce perchè la sua volontà è debole.

Purtroppo si può rimanere schiavi della lussuria per anni o per decine di anni: una vita intera può essere bruciata da questa concupiscenza.

Non si deve escludere che talvolta ci sia un azione del demonio, che tormenta una persona con ossessioni sessuali ( l’ossessione è una specie di tentazione che, invece di essere passeggera, è permanente)

Lo spirito immondo o impuro è lo spirito di cui il Vangelo parla più frequentemente (cf Mt 12,43; Mc 1,23.26,27; 3,11; 5,2.8.13; 7,25; lc 4,33-36; 6,18; 8,29; 9,42; 11,24)

Talvolta lo spirito muto impedisce che si parli con sincerità in confessione di questa concupiscenza.

Se Gesù  ha guarito tante persone dagli spiriti immondi, vuole guarire anche noi, a condizione che noi accogliamo la sua azione guaritrice. 

Mezzi per guarire  

  • Formarsi idee chiare ed esatte in materia di sessualità e di castità e far calare queste idee  nelle  profondità della psiche in modo che diventino convinzioni in modo da trascinare la volontà.  
  • Formarsi al senso critico di fronte alle idee dissolutrici che, in materia, ci presenta il mondo contemporaneo.
  • Formarsi una volontà di ferro, capace di dominare e di orientare il mondo istintuale.
  • Formarsi alla vera libertà, che è la "capacità di fare ciò  che è meglio per la propria crescita".
  • Formarsi al vero amore di sè e degli altri: la radice del peccato è  sempre questa: il non amore.
  • Risolvere il problema della castità nel contesto degli altri problemi, tenendo presente la legge della crescita, priopria degli essere viventi: "Negli esseri viventi cresce tutto insieme o cresce niente".
  • Pregare molto e bene: la preghiera autentica e peccato non stanno mai insieme.
  • Confessarsi spesso e bene: con sincerità spietata, con pentimetno profondo, con volontà risoluta.  

Riguardo alla confessione dei peccati sessuali, occorre evitare la tendenza attuale al privatismo, per cui si ritiene che i peccati sessuali siano cose proprie da non dirsi neppure al confessore: questo è completamente errato.

  • Attuare una valida direzione spirituale, fondata sulla sincerità, sull’apertura e sulla docilità.
  • Prendere forza dall’Eucarestia, a cui occorre accostarsi in grazia di Dio, per aumentare l’amicizia col Signore e per attuare una progressiva trasformazione in lui.
  • Seguire alcune importanti norme psicologiche:
  1. essere sereni di fronte alle realtà sessuali;
  2. vincere subito;
  3. vincere prima di combattere;
  4. non partire col dubbio (forse ce la farò), ma con una scelta decisiva (non metto neppure in dubbio la questione);
  5. non mettersi in un’occasione che superi la nostra forza interiore;
  6. riflettere prima di decidere e di agire; formarsi all’autocontrollo; non scoraggiarsi mai, ma rialzarsi subito;
  7. non chiamare "bisogno" quelle pulsioni, che sono semplici "tendenze";
  8. evitare le compensazioni;
  9. vincere per amore. E’ vittorioso chi, nel momento della tentazione, riesce a dire a se stesso: "Dio mi ama in questo momento, Io lo amo in questo momento. Non posso separarmi da lui.

Talvolta occorre una preghiera di liberazione, che può anche essere ripetuta molte volte. 

Le malattie che riguardano il rapporto con gli altri  

Quali sono i rapporti ingiusti o falsati che noi possiamo attuare con gli altri ?

  • Io contro l’altro: è il rapporto dell’odio, che talvolta si esprime con la violenza.
  • Io e l’altro: è il rapporto dell’indifferenza (l’atro non mi interessa; l’altro per me è nessuno).
  • Io senza l’altro: è il rapporto della chiusura, dell’autarchia, dell’auto-sufficienza, che potrebbe essere espresso cosi: io faccio a meno degli altri.
  • Io sopra l’altro: è il rapporto della sopraffazione, che si esprime col desiderio di primeggiare sugli altri, di dominarli, di esercitate un potere sulle loro idee, sul loro cuore, sulle loro scelte.
  • Io sotto l’altro: è il rapporto della sudditanza, per cui un soggetto si crea una dipendenza indebita dall’altro, dipendenza che lo rende schiavo, infantile, incapace di decisioni.

Questi atteggiamenti possono diventare vere malattie spirituali o essere all’origine di diverse patologie di taglio sia morale sia psicologico.

Il risentimento

E’ un sentimento negativo, insistente e quasi invincibile, che si prova verso una persona.

Se questo sentimento non è approvato dalla volontà, non costituisce peccatto attuale. Esso costituisce, però un male radicato nel mio cuore: male da cui devo essere liberato, se voglio entrare nel Regno.

Non è facile scoprire l’origine di questi risentimenti:

  • talvolta l’origine va ricercata nei rapporti conflittuali che i genitori hanno stabilito coi figli;
  • altre volte nell’autoritarismo del padre o della madre, che ha provocato nel figlio una tendenza all’aggressività;
  • altre volte in carenze affettive che hanno radicato nel soggetto un profondo senso di privazione, di rivendicazione e, quasi, di vendetta;
  • altre volte, ancora, nella rigidità del padre, che ha fatto sorgere nel cuore del figlio sentimenti incosci di protesta;
  • o in una gelosia persistente verso un fratello.  

Il perdono, sincero e incondizionato, è il primo passo per ricevere la guarigione dal risentimento.

San Giovanni dice: "Chi ama suo fratello dimora nella luce e non c’è  in lui l’occasione d’inciampo. Ma chi odia suo fratello è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perchè le tenebre hanno accecato i suoi occhi" (1Gv 2,9-10)   

 

Malattie che riguardano il rapporto con Dio  

Alcune malattie interiori riguardano il rapporto con noi se stessi; altre con il prossimo, altre il rapporto con Dio.

Tra le malattie interiori che riguardano il rapporto con Dio, accenno alle seguenti

  • – la ribellione a Dio,
  • – l’indifferenza a Dio;
  • – l’accidia spirituale.   

La ribellione   

Gli Ebrei usavano attribuire a Dio molte cose che dipendono dalle leggi di natura, dalla libertà degli altri, dalla libertà nostra. Questa mentalità persiste ancora in molti cristiani. Il problema è reso più grave dal fatto che essi mancano, talvolta, della prospettiva eterna della vita: vedono questa vita non come

  • il momento della prova;
  • il momento della scelta o del rifiuto di Dio;
  • il periodo in cui ciascuno deve fare l’esame sull’amore… ma come il tempo in cui si esaurisce la vicenda dell’esistenza,

Conseguentemente, non riescono ad accettare il dolore, specialmente quello che si abbatte su di loro o sulla famiglia. Questo stato di ribellione può durare molto a lungo. Dalla ribellione verso Dio si guarisce quando si interiorizza una fiducia incondizionata nel suo amore, tanto da pensare così: "Dio è mio Padre e mi ama infinitamente. Se accolgo il suo amore e lo contraccambio, "tutto collabora al mio bene " ( Rm 8,28) anche la sofferenza.

La sofferenza, unita a quella di Gesù, può addirittura diventare un opportunità  di crescita umana e cristiana.(2, 10-11)

E San Paolo: " Nell’ira non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira e non date occasione al diavolo" (Ef 4, 26-27). 

L’indifferenza   

Mentre alcuni reagiscono  al dolore con la ribellione, altri reagiscono con l’indifferenza.

L’indifferenza o indifferentismo sono, tuttavia, provocate più spesso dalla "magia" che le cose sensibili esercitano sulla psicologia dell’uomo:

l’uomo saziato dalle cose sensibili, non capisce più Dio e non prova più  alcun interesse per le cose di Dio, anche se percepisce nel suo cuore tanti vuoti.

E’ difficile smuovere l’uomo dalla sua indifferenza. Perchè guarisca occorrono il silenzio, la riflessione, la meditazione, talvolta il dolore, la proposta di grandi ideali di vita, la percezione del vuoto che caratterizza la propria esistenza, esperienze spirituali intense (come avviene per esempio durante un corso di Esercizi Spirituali), l’inserimento in un gruppo cristiano.

L’inserimento in un gruppo cristiano può essere la condizione prima ed essenziale, perché l’indifferente si risvegli dal suo stato di "coma spirituale".

Perché  egli accetti di entrare in un gruppo cristiano occorre, però, partire dai suoi "bisogni" e dalla necessità che egli esperimenta di essere stimato, amato, aiutato. 

L’accidia spirituale  

Un altra grave malattia interiore è l’accidia spirituale. Molte persone hanno capito l’importanza di mettere Dio al centro della vita, di accogliere Gesù come il Signore assoluto della propria esistenza, di servire gli altri, di camminare verso la santità. Ma sono "bloccate " da una tale accidia che non riescono a "volere" e a "pregare" a farsi dei "programmi spirituali", a essere "fedeli" ai programmi stabiliti.

Mi pare che i suggerimenti dati per la guarigione dall’indifferenza servano anche per la guarigione dall’accidia spirituale.  

L’autore è NICOLA DE MARTINO

 

 

 

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11 risposte a SIGNORE, SONO MALATO – “Che cosa vuoi che io faccia per te?”

  1. Deborath ha detto:

    Caro Angelo, tutto questo è davvero molto interessante e formativo, ma troppo troppo troppo lungo…Potrebbe scoraggiare qualcuno che, pur avendo intenzione di leggere, magari passa oltre…Perdonami se te lo dico, ma a volte te ne dimentichi….Ti voglio bene….A presto…

  2. angelo ha detto:

    Cara Deborath, questa volta non me ne sono dimenticato ma l’ho fatto di proposito.In altra parte avevo scritto:"Frazionare il tema proposto da Lucetta, "GESù MI GUARISCE", m’è parso sconveniente. Meglio avere tutto il testo a disposizione, libero ognuno di tornarci sopra in più riprese. Che sarebbe la cosa migliore da fare.Il testo si trova qui: http://globulirossicompany.spaces.live.com/blog/cns!AF154A77143EA6C6!1770.entrySi tratta di un percorso di LIBERAZIONE da pregiudizi, fobie, complessi, ansie, sensi di colpa, depressioni…che merita di essere seriamente considerato.Sul mio blog: http://animamea.splinder.coml'argomento è affrontato anche da altri punti di vista."TROOPPO, TROPPO, TROPPO LUNGO…?Indubbiamente. Ma, proprio perchè l’argomento è interessante e formativo, o m’interessa e intendo formarmi, e ci torno sopra una, due, dieci volte….o m’interessa ma non ho nè tempo nè voglia. E allora volto paginaSe m’interessa un libro, non è scritto da nessuna parte che debba leggerlo d’un fiato.Posso tornarci sopra questa sera, domani, dopodomani…Per coloro che tendono facilmente allo SCORAGGIAMENTO esistono fortunatamente tanti "interessanti" blog alternativi…Pubblicare un testo così in 20 puntate? E per chi?SUGGERIMENTO: se avete la stampante, stampatelo, mettetelo in borsa e leggetelo nei TEMPI MORTI, che vi far RESUSCITARE!

  3. donatella ha detto:

    Si, caro Angelo, devo confessarti che anche io torno più volte sullo stesso post per poterlo leggere tutto.E mi rendo conto, d’altra parte, che che ci sono argomenti che non è possibile sintetizzare, altrimenti la trattazione risulta poco proficua.Questo post mi è piaciuto particolarmente perchè mi ha fatto ritrovare molti degli atteggiamenti che assumevo io stessa ma che sto riuscendo pian piano a superare lasciando che Gesù guidi ogni mio passo.E ho ritrovato molti degli atteggiamenti di chi mi sta accanto e che infatti vive la propria vita in un continuo disagio interiore.Come piccolo globulo rosso non posso che far tesoro di queste tue riflessioni per cercare di aiutare queste persone…innanzitutto a prendere coscienza…Ti abbraccio forte

  4. Deborath ha detto:

    Angelo, non voleva essere un rimprovero il mio, nè una critica, solo un piccolo suggerimento, però non mi sgridare…:’0(Io l’ho letto tutto il post e credo che ci ritornerò anche più volte, anche io ho trovato, come Donatella delle cose che mi appartenevano, altre che mi appartengono ancora, altre superate grazie anche alla messa in pratica di consigli inseriti qui, ma dei quali non ero a conoscenza, per cui ti ringrazio per queste dritte e ti chiedo ancora scusa se mi sono permessa di lasciarti il commento di prima…Un abbraccio…

  5. lucetta ha detto:

    Grazie Angelo per questo lavoraccio….ma ne valeva la pena. Ognuno adesso se ne ha voglia può leggerselo con calma. Voglio essere fiduciosa che "questa miniera d’oro" messa a disposizione non sia abbandonata lì…..Sarebbe un vero peccato!!!! Un saluto a tutti

  6. angelo ha detto:

    “GUAI A ME SE NON ANNUNCIO IL VANGELO!” (1Cor 9,16).Deborath, nessuno rimprovero. So, per esperienza, che al Diavolo dà così tremendamente fastidio che si parli di certi argomenti che le inventa tutte pur di intralciare.Torno ora da un’insolazione. Questa mattina ho strappato erba, cespo per cespo, dal ghiaioso passo carraio di casa mia, con la pazienza di un certosino e lo spirito di un benedettino: ORA ET LABORA.Ma, quasi non bastasse, alla tradizionale massima monastica mi sono accorto di aver aggiunto inconsciamente un altro verbo: “RUMINA". Così che ne è uscito un nuovo motto: ORA, LABORA et RUMINA.Non è che mi sia messo a mangiare l’erba ed a imitare la mucca. Ho ruminato a lungo invece il messaggio tuo e di Donatella, traendone qualche conclusione. Qalche giorno fa abbiamo parlato del “GUASTAFESTE”, raccontando ognuno la propria esperienza di sofferenza. Proprio tu scrivevi: “Mi terrorizza il dolore, mi terrorizza la morte…mi spaventa il pensiero di dover perdere ancora qualcuno e di ripiombare in quello sconforto, in quel dolore immane, vissuto per la perdita di mio padre, mi spaventa, mi fa paura, ne ho terrore e cerco di esorcizzarlo in tutti i modi, senza riuscirci…ci sono ancora molte cose che non accetto e che mi terrorizzano…” Se io di questi tempi riprendo a scrivere con più insistenza sul tema dello Spirito Santo e delle “guarigioni” è perché quel periodo nero mi ha segnato profondamente.Trent’anni fa ero in piena crisi esistenziale, come tanti oggi.Con due “cuccioli” per casa che osservavano con occhi sbarrati, ho assistito non so quante volte al “rito” del trasporto di mia moglie dalla camera da letto all’ambulanza: la lettiga, l’ascensore stretto, le scale… Venivano a portarla via d’urgenza ogni dieci, quindici giorni giorni per farele il pieno di sange che il suo midollo non era più in grado di produrre.La morte, con sorriso beffardo, la vedevo sempre lì, appostata sull’uscio di casa. E, nella mente udivo spesso una voce ossessiva: “DOV’E’ IL TUO DIO?”E’ andata avanti per anni…Ho letto tutti i libri allora esistenti – e non erano molti come oggi – per convincermi che, pur con la scienza impotente, era possibile percorrere altre vie, utilizzare altri mezzi, come, ad esempio, LA PREGHIERA DI GUARIGIONE. A differenza di tante persone semplici e piene di fede, io avevo bisogno di convincimenti biblico-teologici su cui fondare la mia. Di qui la faticosa ricerca di studio e di riflessione.Non che sia diventato un professore sull’argomento ma solo un testimone che ha visto persone GUARIRE, dopo isistente richiesta, o MORIRE, come da volontà di Dio, ma con l’animo ricociliato. La “sposa” che va finalmente a congiungersi allo Sposo: "Poi l’angelo mi disse: <Scrivi: Beati gli invitati al pranzo di nozze dell’Agnello.> E aggiunse: <Sono parole di Dio. Egli dice il vero>" (Apoc. 19, 9).Il web è stracolmo di gente infelice, affetta da patologie fisiche, mentali, spirituali. A me non interessa essere presente sul blog per intrattenere: altri lo sanno fare meglio. Mi sta a cuore invece portare avanti quei discorsi che raramente sento fare ma che potrebbero aprire uno spiraglio di luce nel buio esistenziale di tante persone.Io sento il bisogno di dirlo al mondo che “GESU’ GUARISCE ANCORA”, proprio per le dolorose esperienze personali. Certo, quelli che frequentano il Rinnovamento nello Spirito se lo sentono ripetere ogni volta negli incontri. Ma gli altri? Quelli che ritengono queste persone piuttosto invasate, esaltate…e che non oserebbero mai mettere piede in tali gruppi?Ebbene, in modo SOBRIO e senza gestualità particolari, ma con la stessa fede e convinzione, vorrei dire anche a costoro che questa è L’ORA DELLO SPIRITO SANTO. Perciò vorrei sensibilizzare, diffondere e coinvolgere quanti più posso nell’avventura della “PREGHIERA E GUARIGIONE INTERIORE”.Sono prolisso? Si potrebbe fare meglio e in altro modo?BENE: AIUTATEMI!Aiutiamoci a sensibilizzare, incoraggiare, a trasmettere convinzioni. La sofferenza e la Croce ci saranno sempre, ma le tante forme di disperazone si possono mitigare.Anni fa avevo creato una CASSETTA che regalavo come sussidio per aiutare ad entrare in questo ordine di idee chi si trovava inguaiato, senza fede e senza speranza. Era la sola modesta carità materiale di cui disponevo. Ma aiutava a far breccia nel muro.Adesso la tecnologia si è perfezionata. Forse oggi si potrebbero utilizzare strumenti ancor più interessanti.Per restare nell’argomento degli “scritti” e dei post, perché non proviamo a fare opera di informazione e di coinvolgimento, impegnando parte del tempo dedicato alle “pubbliche relazioni” per sensibilizzare con acquisita competenza, senza fanatismi e false promesse, su ciò che Gesù vorrebbe fare nella vita di molti, solo che qualcuno aprisse loro gli occhi e ne prospettasse la possibilità? I GLOBULI ROSSI sono nati nel mio cervello proprio a partire da questa sentita esigenza che vorrei condividere e moltiplicare all’infinito: fare sapere che GESU’ GUARISCE ANCORA. E noi? Semplicemente “TESTIMONI DELLA SUA PAROLA FINO AI CONFINI DELLA TERRA” (Atti 1, 8).

  7. angelo ha detto:

    UN BAMBINO RITORNA DAL COMALa preghiera di una comunità produce il miracolo:http://globulirossicompany.spaces.live.com/blog/cns!AF154A77143EA6C6!1790.entry

  8. silvia ha detto:

    Ciao.Quasi finitola faticaccia della tinteggiatura di casa.Ormai, è il "Corpus Domini".Eucaristia, Trinità…SpiritoSanto. Maria…Un flash e via.Se ce la faccio, scriverò un pensiero sull’altro sito…

  9. giusy ha detto:

    anche io necessito di una guarigione spirituale….

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