BEATITUDINI – Per essere uomini e donne maturi – Angelo Nocent

Condivido con i globuli se credi opportuno.

Ciao Angelo. Lucetta

Il Monte delle Beatitudini

Fu su questa collina nei dintorni di Tiberiade che Gesù, nel sermone sulla montagna, insegnò le otto virtù. Una cappella ottagonale commemora questo episodio biblico. Splendida vista sul lago di Tiberiade.

B E A T I T U D I N I

  

” Per essere uomini e donne maturi “

    Beati quelli che sono poveri davanti a Dio,

perché Dio offre loro il suo regno.

Ci sono molti che insistono nel fare preghiere e pratiche devote, impongono al loro corpo digiuni e mortificazioni, ma per una parola sola che sembri loro offensiva o per un qualcosa che venga loro tolto, subito si agitano e si offendono.

     Beati quelli che hanno compassione degli altri,

perché Dio avrà compassione di loro.

Benedetto l’uomo che sostiene il prossimo nelle sue debolezze, come vorrebbe essere aiutato egli stesso se si trovasse in una situazione simile. Benedetto l’uomo che ridona al Signore ogni bene che da lui ha ricevuto, poiché chiunque trattiene qualche cosa per sè, nasconde il denaro del suo signore e gli sarà tolto quello che ritiene di sua proprietà.

     Beati quelli che sono puri di cuore,

 perché vedranno Dio.

Veri puri di cuore sono coloro che antepongono i beni del cielo a quelli della terra e sono capaci di contemplare e adorare il Signore Dio vivo e vero.

     Beati quelli che diffondono la pace,

 perché Dio li accoglierà come suoi figli.

Sono veramente amanti della pace coloro che, qualunque cosa debbano soffrire in questo mondo per amore del nostro Signore Gesù Cristo, conservano la serenità nello Spirito e nell’atteggiamento esteriore.

      Beati i miti, che non vantano pretese,

perché esaudirà i loro desideri.

Fortunato colui che non si inorgoglisce del bene che il Signore dice ed opera per mezzo suo, più che del bene che dice ed opera per mezzo di altri. Pecca l’uomo che pretende dal suo prossimo più di quanto egli sia disposto a dare al suo Signore Iddio.

       Beati voi, quando vi insulteranno.

Nessuno è in grado di sapere quanta pazienza e quanta umiltà possiede fin quando tutti assecondano i suoi desideri. Lo saprà quando si sentirà contraddetto. Egli ha tanta pazienza quanta ne dimostrerà in tale circostanza. Quanto vale un uomo.

     Beato chi, nel momento in cui tutti lo lodano ed esaltano,

 non si reputa migliore di quanto è ritenuto misero, semplice e spregevole.

L’uomo infatti tanto vale quanto vale davanti a Dio; e non di più.
Guai all’uomo che, posto in alto dagli altri, non mantiene il desiderio di riprendere un posto più modesto.

E beato chi non cerca volontariamente il posto di onore, ma ambisce soltanto di mettersi al servizio di tutti.

La vera felicità

    Beato colui che cerca la gioia soltanto nelle parole santissime e nelle opere del Signore e, imitandole, conduce il suo prossimo ad amare Dio in semplicità, e letizia.
Guai a chi prova soddisfazione nei discorsi inutili e con questi pensa di far divertire le gente.

Il premio

Beato l’uomo che non parla continuamente di sé, solo per ricavarne qualche vantaggio e che non chiacchiera a vanvera, ma valuta attentamente ciò che deve dire e rispondere.

Guai all’uomo che non sa tenere segreto il bene che il Signore gli ispira e se ne vanta davanti agli altri per guadagnarci sopra, senza preoccuparsi de corrispondere con le opere buone. Costui ha già ricevuto la sua mercede in questa terra, e le sue parole contribuiscono ben poco al bene di chi le ascolta.

La correzione

Beato chi accetta di essere corretto, accusato e rimproverato da un altro, come se lo facesse da se stesso.


Beato chi quando viene rimproverato non è pronto a scusarsi, ma con umiltà confessa la sua colpa e volentieri cerca di correggersi.


Anzi, ancora più beato chi non si difende e accetta il rimprovero anche di una colpa che non ha commesso.

Impara a controllarti

     Beato l’uomo che si comporta verso coloro che gli sono inferiori con la stessa umiltà che dimostra verso le persone più importanti.

Beato quel servo che esercita continuamente un severo controllo su di sé. È servo di Dio fedele e saggio colui che ogni volta che cade in un peccato è pronto a riparare nel suo intimo con il pentimento ed esternamente con la confessione e la penitenza.

L’amore

    Beato colui che ama il suo fratello ammalato, dal quale non può aspettarsi alcun contraccambio, come ama il fratello sano che lo può ricompensare.


Beato chi amerà e rispetterà un fratello che sta lontano come se fosse presente e non dirà dietro le spalle di nessuno quanto non direbbe in loro presenza.

I sacerdoti

     Beato il cristiano che ha fede nei sacerdoti che vivono rettamente secondo le norme della santa Chiesa romana. E guai a quelli che non li rispettano. Ma anche se fossero peccatori nessuno li dovrebbe giudicare, poiché il Signore riserva a sé il giudizio su di loro. Infatti, come il loro ministero è il più alto che esista, in quanto essi soli consacrano e amministrano il Corpo e il Sangue del Signore, così coloro che mancano contro di essi commettono un male più grave che se mancassero contro tutti gli altri uomini di questo mondo.

Il segreto del Signore

       Beato l’uomo che mette da parte per il cielo, il bene che il Signore gli dona e non si preoccupa di farlo conoscere agli altri con l’intento di trarne vantaggio. Il Signore stesso provvederà a manifestare a chi crede il bene che il suo servitore avrà operato. Beato chi custodisce nel segreto del suo cuore i segreti che il Signore gli rivela. 

NOTE INTRODUTTIVE

L’espressione “DISCORSO DELLA MONTAGNA” indica quei testi che si trovano nel Vangelo di Matteo al quinto, sesto e settimo capitolo e che cominciano nella maniera seguente: “Vedendo le folle, Gesù sali sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo…”. A ciò seguono immediatamente le otto beatitudini. Sulla base di questa introduzione si è dato all’intera composizione il nome di “Discorso della Montagna” —il primo a chiamarlo così fu Agostino in un sermone su “Il discorso del Signore sulla montagna”, dell’anno 393.

Nel Vangelo di Luca (Lc 6, 20-49) si trova un testo, il cosiddetto DISCORSO DEL CAMPO, che si può confrontare molto bene con il Discorso della Montagna. Se li si analizza, risulta che il Discorso della Montagna di Matteo e il Discorso del Campo di Luca hanno molti passi in comune.

 

  • Entrambi i discorsi cominciano con le beatitudini;
  • entrambi contengono una parte abbastanza lunga sull’amore per il nemico;
  • a questo segue nei due testi il divieto di giudicare gli altri;
  • e poi la metafora dell’albero buono che dà buoni frutti.
  • Entrambi i discorsi terminano con la metafora della giusta costruzione di una casa.

Da questi elementi comuni si deduce che il Discorso della Montagna e il Discorso del Campo risalgono ad una tradizione e ad una fonte comuni che si può considerare la fonte dei due discorsi, visto che si tratta probabilmente di una raccolta molto antica di parole di Gesù. Tutto il testo del Discorso del Campo di Luca si trova anche in Matteo e per di più nello stesso ordine. Solo, Matteo ha distanziato questi testi tra di loro ed ha inserito molti altri passi negli spazi intermedi così ottenuti.

Attraverso questo procedimento letterario, Matteo è riuscito a trasmettere un’immagine insolitamente efficace degli “insegnamenti etici di Gesù”, il cui fascino è rimasto inalterato fino ad oggi.

Sia il Discorso del Campo di Luca che il Discorso della Montagna di Matteo cominciano con una serie di versetti che si indicano come beatitudini a causa del ripetersi della formula introduttiva “BEATI…”.

LA VERSIONE D LUCA è piú corta ed è formulata nello stile del discorso diretto (Lc 6, 20-23):

Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesú diceva:

  • Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.
  • Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati
  • Beati voi che ora piangete, perché riderete.
  • Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo.
  • Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli.
  • Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti“.

In Luca, alle beatitudini, e quasi in opposizione ad esse, seguono le condanne (Lc 6, 24-26):

“Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.

Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame.

Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.

Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi

Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti”.

Mentre la forma delle beatitudini di Luca sembra piú diretta ed originaria rispetto alla forma di Matteo, le condanne in Luca non dovrebbero essere originali ma dovrebbero risalire all’evangelista di Luca.

LA VERSIONE DI MATTEO delle beatitudini (Mt 5, 3-12), che normalmente viene citata, ha al contrario un effetto piú solenne e maestoso Inoltre, contiene quattro beatitudini in piú:

  • Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
  • Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
  • Beati i miti, perché erediteranno la terra.
  • Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
  • Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
  • Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
  • Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
  • Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
  • Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
  • Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Cosí infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi”.

Le prime tre di queste beatitudini risalgono certamente a Gesú stesso (secondo Luca). Al primo posto, la beatitudine dei “poveri”. A questi poveri, viene incondizionatamente promessa la salvezza del Regno di Dio, la salvezza in tutta la sua inesauribile pienezza.

 

Ma chi sono questi poveri, o, come dice Matteo, questi “poveri in spirito”?

Naturalmente, non si intendono gli stupidi o gli handicappati psichici, anche se certo essi non sono neanche da escludere. Nella tradizione ebraica vetero-testamentaria, il concetto “i poveri” ha sia una componente sociale che una componente religiosa, non si può sottovalutare nessuno dei due aspetti.

  • I POVERI” sono quindi veramente i nullatenenti,
  • la gente che non possiede nulla,
  • quelli che vivono alla giornata,
  • quelli che per la loro miseria sociale appartengono alla classe dei subordinati, degli oppressi, degli impotenti.
  • I poveri quindi, quelli che oggi vivono soprattutto nel Terzo Mondo, ma non solo là.

 

  • Questi poveri sono però anche i privi di diritti,
  • quelli che nessuno aiuta, che possono fare affidamento solo su Dio;
  • quelli che sono piú coscienti di dipendere da Dio.

Secondo l’insegnamento dei profeti e dei salmi, è Dio stesso che si prende particolarmente cura proprio di questi poveri. A loro, va la particolare premura di Dio; a loro, Dio dona tutta la salvezza. Mentre in Luca è posto piú fortemente in risalto l’accento sociale della povertà, Matteo sottolinea piuttosto l’accento religioso con l’espressione “i poveri in spirito” (Lutero traduce: beati quelli che sono poveri spiritualmente), perciò la traduzione unitaria dice: “Beati quelli che sono poveri davanti a Dio”.

  •  Gli “AFFLITTI” o “quelli che ora piangono” sono gli uomini che soffrono per i tristi rapporti di questo mondo, per le ingiustizie sociali e politiche, per guerre e discordie di ogni tipo, per il male che viene fatto ogni giorno nel mondo.
  • Anche nella beatificazione degli “affamati”, Matteo fa un’aggiunta: “quelli che hanno fame e sete della giustizia“.
  • Qui non si tratta solo della giustizia sociale in senso lato, bensì della salvezza globale, in cui certamente trova piena soddisfazione il bisogno elementare di giustizia che ha l’uomo, vale a dire il bisogno di uno Stato di “ordine divino del mondo”.

 Al commento spirituale o meditazione con intenti ascetico-spirituali, ho aggiunto i passi evangelici di Luca e di Matteo, con l’intento di evidenziare che le BEATITUDINI parlano innanzitutto di Dio stesso.

Gesù sa bene qual’è l’origine di quelle esclamazioni di gioia che scaturiscono dal suo cuore. Non salgono soltanto dal profondo della Sua umanità . Quando le proclama c’è in Lui un tale fremito, una tale pienezza, che tutto il suo essere riconosce la loro sorgente: l’ardente bracere di amore che egli chiama “Abbà”, “papà”.


Leggere le beatitudini significa leggere innanzitutto il cuore di Dio, perché Gesù, pronunciandole, descrive proprio questo: il cuore del Babbo.

Gesù svela alle folle di ieri e di oggi il suo segreto, ciò che possiede di più prezioso: il cuore stesso di Dio.


Lui ci rivela che Dio è povero, mite…

Bisogna cominciare da qui, se si vuole evitare il rischio di fare delle beatitudini quello che NON sono: una cantilena romantica o un PROGRAMMA MORALE.

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12 risposte a BEATITUDINI – Per essere uomini e donne maturi – Angelo Nocent

  1. donatella ha detto:

    Grazie, Lucetta ed Angelo, per questa condivisione. Vi abbraccio nel Signore. Buona serata:-)

  2. Deborath ha detto:

    Veramente un post meraviglioso, non si finisce mai di riflettere abbastanza su questo passo del Vangelo, è così dolce, così consolante tutto questo, sebbene c’entri molto poco con il modo di vivere dei nostri giorni:tutto questo potrebbe apparire così lontano, eppure è più vicino a noi di quanto possiamo immaginare…Grazie davvero per tutti questi spunti di riflessione.:0)

  3. Deborath ha detto:

    P. S. Vi dispiace se prendo il pezzetto riguardante i sacerdoti e ci faccio un post nel mio blog?io, in attesa della vostra risposta lo faccio, se vi dà fastidio, però, mi fate sapere e lo tolgo subito…Vi abbraccio con tantissimo affetto.A presto.:0)

  4. lucetta ha detto:

    Sono costretta a dividere in tre parti la mia risposta a Deborath perchè il nuovo sistema non accetta messaggi lunghi.

  5. lucetta ha detto:

    Deborath, condividere per me significa (e penso anche per Angelo….)che puoi prendere e mettere a disposizioni di altri lo scritto.

  6. lucetta ha detto:

    Quando si trovano cose che colpiscono, sento sempre il desiderio di far leggere anche agli altri fratelli perchè provino "la gioia" che ho provato io.

  7. lucetta ha detto:

    Leggendo il pezzo che riguarda i PURI DI CUORE….ho finalmente capito cosa significa essere una "pura di cuore"….(meglio tardi che mai) mentre prima davo a queste parole un significato diverso

  8. lucetta ha detto:

    Angelo ho letto con attenzione l’aggiunta che hai fatto. Il povero "di spirito" non è anche COLUI che pur non vivendo nell’indigenza è distaccato dai suoi beni e pronto a condividerli con altri?

  9. Deborath ha detto:

    Grazie di cuore…Io l’ho messo nel mio blog, perchè trovo che sia importante riflettere su questo, soprattutto nella mia comunità.Comunque questa nuova veste di WLS mi urta profondamente, non mi piace affatto!!!!Ecco, ora l’ho detto!!!!

  10. angelo ha detto:

    L’aggiunta di Matteo IN SPIRITO , ha provocato una serie di commenti e di sottili disquisizioni che hanno finito per fare di questa beatitudine un controsenso e a volte una battuta di dubbio gusto sui poveri di spirito. La tua è una delle interpretazioni più in uso.

    I POVERI NEL CUORE di cui parla Matteo sono coloro che hanno preso coscienza di quanto sia VANO volersi riempire di tutto: di denaro, di cose, di sesso…
    Volere sempre qualcosa di più non conduce a niente.

  11. angelo ha detto:

    Presa coscienza, essi abbandonano allora la loro folle ricerca e scelgono una strada nuova: l’accettazione dellla povertà.

    Il POVERO DI CUORE invece di aprirsi alle cose si apre agli ALTRI, qualsiasi altro.
    Salute, denaro, sapere, potere, responsabilità…lo mette al servizio di tutti, semplicemente, senza gloriarsene.

  12. lucetta ha detto:

    Grazie per la risposta . "Il POVERO DI CUORE invece di aprirsi alle cose si apre agli ALTRI, qualsiasi altro." Semplice, elementare anche se arduo.

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