LETTERE AL CARDINALE CARLO MARIA MARTINI

Le preghiere che ci cambiano la vita

 

  • Eminenza, fatico ad apprezzare la nuova traduzione in italiano della Sacra Bibbia. Ascoltando e leggendo la Parola di Dio nella traduzione del 2008, rimango spesso «deluso» dalla mancanza di ritmo e di poesia che invece coglievo nella traduzione del 1971. Per esempio leggendo i salmi 1, 8, 18 e 50, ma anche il prologo di Giovanni o l’inno alla carità di San Paolo, mi sembra che, dal punto di vista letterario, qualcosa si sia perso.
    Tino Cobianchi – Pavia

Ho seguito un poco il lavoro dei docenti di Sacra Scrittura che hanno preparato la Bibbia del 2008. Posso assicurare che hanno lavorato con grande acribia e rispetto dei testi. La versione è quindi nel suo insieme più fedele agli originali di quella del 1971, che del resto aveva alla base un’altra versione, pubblicata qualche anno prima. Ho fatto anche verifiche sui testi e mi sono convinto che la versione del 2008 è davvero più conforme all’originale di quanto non fosse quella del 1971. Quanto poi alla musicalità, mi pare che essa si trovi anche nella nuova versione. Ma, come afferma Gesù nell’evangelo secondo Luca (5,39) «nessuno che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: il vecchio è buono».

  • Mi chiedo perché San Paolo, dopo la conversione, aspettò tre anni prima di recarsi a Gerusalemme e conoscere di persona coloro che facevano nascere la prima comunità cristiana. Così ho letto negli Atti degli Apostoli.
    Nicola Locatelli – Mantova

Oltre ai testi degli Atti occorrerebbe considerare anche la Lettera di San Paolo ai Galati, nel primo capitolo, per avere una visione più completa degli eventi e delle motivazioni. Saulo era sicurissimo della visione che gli attestava che Gesù di Nazareth era veramente risorto e gli dava l’incarico della missione. Alcuni esegeti (tra cui anche Lutero) non escludono che Saulo abbia parlato, dopo la sua conversione, privatamente con qualcuno dei primi testimoni della risurrezione, in particolare con Pietro: Ma ciò che importa soprattutto a Saulo è di sottolineare la indipendenza delle sue scelte. In seguito andrà anche a Gerusalemme per consultarsi pubblicamente con Cefa. ( cfr. Galati 1,18).

  • Da anni ho modificato il testo del Padre Nostro (invece di «non ci indurre in tentazione» dico «non esporci alle tentazioni»), perché non posso pensare che un Padre amorevole e giusto voglia indurre in tentazione il figlio! Grazie per tutto quello che ha fatto per Milano.
    Giuliana Filippazzi – Milano

Sono grato alla scrivente per le sue espressioni di apprezzamento nei miei riguardi. Vorrei rassicurarla che la sua nuova traduzione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana, edita nel 2008, ha accettato la proposta di molti esegeti di rinunciare alla traduzione «non ci indurre in tentazione», anche se essa non significava che Dio induceva a peccare, ma esprimeva con la forza del testo aramaico sottostante, il fatto che Dio libera dalla tentazione. Al suo posto è stata messa, dopo attenta discussione sulle diverse proposte, la dizione «non abbandonarci alla tentazione». È vero che il cambio nel testo ufficiale non ha ancora avuto seguito nel testo liturgico della Messa. Ma ciò è dovuto al fatto che i testi biblici usati nella liturgia richiedono l’approvazione della Congregazione dei Riti.

  • Eminenza, l’inquietudine in un giovane uomo credente è un segno positivo o il segno di una fede che vacilla? Non dovrebbe esserci pace interiore in un cristiano coinvolto?
    Marco Salvini – Milano

La pace è un frutto dello Spirito secondo Gal 5,22, insieme con l’amore, la gioia, la pazienza, la benevolenza, la bontà, la fedeltà, la mitezza e il dominio di sé.
Bisogna quindi tendere a questa pace e contrastare ciò che le si oppone. In un credente ciò non è sempre facile, perché, come i discepoli di Emmaus, noi siamo spesso tormentati da obiezioni e dubbi. Ma un giovane può avere molti altri motivi di inquietudine. Forse un colloquio con un presbitero o anche con uno psicologo può aiutare a capire in che cosa consiste questa irrequietezza del cuore.

Lettere al CORRIERE DELLA SERA

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8 risposte a LETTERE AL CARDINALE CARLO MARIA MARTINI

  1. donatella ha detto:

    Caro Angelo, mi ha colpito soprattutto l’ultima domanda perchè è quella che spesso mi pongo anch’io:"non dovrebbe esserci pace interiore in un cristiano coinvolto?"Personalmente ho concluso che la fede sia un percorso che non si esaurisce mai, anche perchè alle inquietudini interiori si aggiungono anche quelle date dagli agenti esterni che complicano le cose. Il percorso di un cristiano sembra una continua ricerca…tu che ne pensi?Un abbraccio dal cuore:-)

  2. lucetta ha detto:

    Mi ha colpito soprattutto questa ultima domanda ed ho apprezzato la risposta. Secondo me ci vorrà tutta la vita per arrivare a conquistare la pace che è frutto della Spirito e la godremo solamente quando saremo accanto a LUI. Su questa terra possiamo solo continuare a lottare e l’inquietudine potrebbe anche essere segno di ricerca continua..e quindi segno buono.

  3. lucetta ha detto:

    Vedo che con Donatella abbiamo avuto lo stesso pensiero. Comunione di cuore e di idee.

  4. angelo ha detto:

    Cara Donatella, come risponderti in tre righe?"…come i discepoli di Emmaus, noi siamo spesso tormentati da obiezioni e dubbi".Il Card. Martini ci invita a riflettere su quell’icona.Convengo con te e Lucetta. Cosa potrei aggiungere? Meglio una predica di Don Primo MAZZOLARI che riporto nel post succesivo.

  5. donatella ha detto:

    Cara Lucetta, mi ha fatto piacere trovarti d’accordo con me.Ti abbraccio con tanto affetto.Caro Angelo, è vero che lo spazio per trattare questi argomenti è troppo limitato, io stessa ho avuto molte difficoltà ad esprimere il mio pensiero in maniera succinta.Meno male che ci capiamo lo stesso senza bisogno di troppe parole…un abbraccio forte forte

  6. Stefano ha detto:

    Egregio Cardinale C.M.Martini, sono un ragazzo della provincia di Lecco, sto leggendo il suo libro:”le età della vita”. e nella lettera indirizzata a tutti, mi ha colpito la sua sensibilità!
    Vorrei dirle tutto e di più, ma non so se questo strumento mi possa aiutare, non vorrei che, poi ci fossero incongruenze…….
    Vorrei scriverle e spiegare perchè non frequento più la chiesa e sono lontano dal dogma!
    aspetto risposte sul da fare se si può qui oppure se ha un sito dedicato a queste cose, vorrei mandarle una mail, ma se questo sito internet è valido mi faccia sapere, a presto Stefano

  7. Stefano ha detto:

    Insomma, in infanzia sono stato battezzato in Chiesa Cristiana, poi in seguitom mia madre è entrata nella religione dei testimoni di geova, ho patito tanto questa scelta perchè ne sono stato coinvolto, niente compleanni, niente sport, mai un natale, etc……..
    poi all’età di tredici anni circa mia madre mi ha permesso di fare e scegliere da solo la religione che volevo.
    Poi sino ai quattordici anni circa ero sulla retta via, ma poi sono sbandato:”BRUTTE COMPAGNIE”, non voglio dare colpa ai vecchi amici che, ora definisco conoscenti!
    Poi dopo anni di vita sdregolata, ho avuto depressione, così sono stato messo fuori da casa mia ( per motivi validi), io avevo iniziato a frequentare la messa il sabato sera, non frequentavo più quei miei coetanei ma non mi sentivo e non mi sento parte della comunità del paesino in cui abitavo, perchè al posto di essere accolto, mi sentivo respinto, nessuno mi salutava, tutti freddi, io mi aspettavo di essere accolto e, con gioia, mi dicevo:”adesso sarò parte della comunità cristiana del mio paesino e voglio entrare a fare parte delle persone coetanee dell’oratorio”.
    Grossa delusione…….
    Ho sofferto molto, mio padre ha venduto l’appartamento dove avevo la residenza, così ora sono senza fissa dimora, ma per fortuna vivo in un appartamento della cooperativa per cui lavoro, è la cooperativa ONLUS L’arcobaleno, sopra la mensa dei poveri della caritas.
    Ho la residenza in comune, e io mi ritengo fortunato ad avere avuto questa depressione, perchè mi sono posto domande sulla mia esistenza esu quale religione seguire.
    Sono stato ad un corso di Teologia dai gesuiti, a Selva di Val Gardena, e Silvano Fausti e l’allora Filippo Clerici di Villa Pizzone mi hanno illuminato, Padre Silvano mi ha anche regalato uno dei suoi libri: RICORDA E RACCONTA IL VANGELO.
    Comunque sia ora io sono un fedele, peccatore, non mi vergogno, chi non lo è anche se nel piccolo, e non riesco più ad andare a messa.
    Ho paura di non essere accettato…….
    lei cosa mi consiglia?
    dovrei andarci lo stesso?
    anche se non mi sento accettato?
    non so!

    stefano

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