DON MILANI PRETE ESILIATO DALLA CHIESA – Adriano Sofri

DON MILANI
 PRETE ESILIATO
DALLA CHIESA

con alljevo

BARBIANA: “E’ inutile che cerchi… Sulla carta non c’è!

 

Panorama di 
Barbiana, foto di Andrea Lapi

 

 Di Adriano Sofri
URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001011998

Vi segnalo uno dei capitoli più inediti di un nuovo libro di e su don Lorenzo Milani, I CARE ANCORA, appena uscito per l’Editrice missionaria italiana a cura di Giorgio Pecorini (480 pagine, 35 mila lire). È un carteggio con monsignor Loris Francesco Capovilla, iniziato nel ’60 da una lettera di don Milani.

Capovilla era stato segretario particolare di Angelo Roncalli quando era ancora patriarca di Venezia, poi lo aveva seguito a Roma quando, nel ’58, diventò inopinatamente Papa. Fu la sua ombra per tutta la durata di quello sconvolgente pontificato, poi fu da vescovo a Chieti e Loreto e oggi è arcivescovo e vive a Sotto il Monte Giovanni XXIII, Bergamo, dedicandosi senza risparmio alla memoria del suo Papa e alla causa della sua santità.

 

 Loris Capovilla, segretario di Papa Giovani XXIII

Nella prima lettera don Milani gli domanda se il decreto del Santo Uffizio del ’58 che aveva ritirato dal commercio il suo libro Esperienze pastorali e ne aveva vietate le traduzioni non possa considerarsi ormai superato. Gli hanno chiesto una traduzione francese per le Editions du Seuil. Forse Capovilla potrebbe accennarne al Papa?

Il tono di don Milani è spiritoso. «Sono passati due anni da quando il mio libro era “esplosivo”, le cose “ardite” che conteneva sono ormai patrimonio delle persone moderate»…

Don Milani ricorda di avere ricevuto in passato un opuscolo da Capovilla e gli dice: «Non so perché, ma ho idea che ella debba provar per me dell’affetto e del rispetto».

Monsignor Loris risponde subito, in un tono affezionato ma cauto: in sostanza esortando alla pazienza e alla discrezione. Passano altri due anni e nel maggio del ’62 don Milani accompagna i suoi ragazzi a Roma, ad assistere a una seduta parlamentare, a partecipare a un’udienza papale e a visitare i Musei Vaticani. È la visita ai Musei e alla basilica di San Pietro a suscitare lo scandalo dei ragazzi e del loro padre, che lo mette senz’altro per iscritto.

«L’impressione favorevole, inutile dirlo, l’ha data il Papa. Per le cose dette e per la maniera di dirle. Sembrava davvero un contadino o un vecchio parroco di montagna». Per il resto, un disastro. Prezzi dei biglietti esosi, impiegati sprezzanti, «insensibili di fronte a ragazzi di montagna, sensibili solo alle contesse tinte e ingioiellate».

Ecco come finisce la lettera:

«In Vaticano dei ragazzi di montagna che vivono fra dure privazioni contano meno di un oppressore in marsina e cilindro con moglie letteralmente coperta di gioielli e tinta che abbiamo visto distintamente a mezzo metro dal Papa.


I miei ragazzi non sono abituati a vedere donne tinte. Nessuna delle loro mamme o sorelle si tinge. Non potrebbe il Papa mettere dei lavandini agli ingressi del Vaticano e ricever solo figliole con la faccia lavata?

In tal caso può mettere anche il sapone a pagamento perché le mie bambine non ne avranno bisogno».

È difficile immaginare l’effetto di una simile lettera in Vaticano. Monsignor Capovilla la passa al cardinale sostituto, monsignor Angelo Dell’Acqua, che gli risponde già il giorno dopo. L’esordio è notevole:

  1. «Lo scritto è un po’ duro e risente l’amarezza provata; ma si spiega e si comprende».

  2. «È una lettera che va letta e riletta e…, se fosse possibile, fatta leggere o almeno conoscere in Vaticano /…/

  3. «Penso si tratti di un buon parroco. Perciò…». Perciò, conclude monsignor Dell’Acqua, mandiamogli 500 mila lire per i parrocchiani e qualche regaluccio ai bambini.

Capovilla allega poche righe di appunto: «Don Milani è certamente un “valoroso“. La sua vocazione lo sospinge sulle vie della riscoperta dell’uomo».

Il più curioso è, annota Pecorini, che Dell’Acqua sembra essersene dimenticato, ma quattro anni prima era stato proprio lui a sollecitare la stroncatura dei gesuiti alle Esperienze pastorali, che aveva dato l’avvio al bando del Santo Uffizio. Capovilla avrebbe poi difeso Dell’Acqua e spiegato il caos del suo tavolo, in balia delle mani più diverse.


Morto Giovanni XXIII (’63) ed eletto Paolo VI, don Milani gli scrive a mano nel ’64 perché ha bisogno di una medicina disponibile solo nella farmacia vaticana per il suo cancro, e non se ne può più permettere la spesa.

(Letterina da leggere e rileggere: «Santo Padre, sono un parroco di montagna congruato… In futuro la dose dovrà essere aumentata. La nostra mutua diocesana non me la paga trattandosi di malattia cronica»). Capovilla, che è ancora in Vaticano, inoltra lui la lettera a monsignor Dell’Acqua.

«È condannato» scrive. «Non lo conosco personalmente, ma solo per corrispondenza e vorrei andare a visitarlo… Ha molto sofferto“. Dirà taluno: per causa sua. Ma, in faccia alla morte, sembra doveroso aggiungere: trovandosi in zona scristianizzata, ha voluto tentare metodi nuovi, disturbando quei ceti padronali che non perdonano».

La risposta positiva arriva a don Milani accompagnata da una lettera di Capovilla. Don Milani risponde affettuosamente, senza rinunciare a menzionare lo «scandalo quotidiano» della Chiesa fiorentina.

Un mese dopo, nel luglio del ’64, riscrive riguardo alla medicina, e aggiunge: «La Chiesa vorrà almeno farmi il garbo di prolungare un po’ questa vita che non le è parso di usare se non per esiliarla. Ho sempre pensato che lo stare in esilio sia un’elevata funzione ecclesiastica».

Nel ’97, consegnando il carteggio, monsignor Capovilla lo accompagnò con un accurato appunto, di cui Pecorini indica delicatamente il rimpianto per le cose mancate.

  • «I miei predicozzi erano fiorellini nel confronto coi carboni accesi di Milani!…

  • Vittima dell’ambiente, non osai recarmi a Barbiana. Me ne dispiace tuttora…

  • Alcune sue esternazioni lasciavano impietriti, come le voci dei profeti i quali non conoscono sfumature di sorta».

Vedete come sono forti queste pagine. (Io, che da miscredente sono affezionato a monsignor Capovilla, mi sono chiesto se lui stesso non si sia sentito un po’ in esilio, qualche volta. Ma lui è sempre fedelmente restato accanto al suo Papa, un passo indietro).

VIDEO

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo.aspx?id=1045

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=359

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2 risposte a DON MILANI PRETE ESILIATO DALLA CHIESA – Adriano Sofri

  1. angelo ha detto:

    Queste pagine sono dedicate a DEBORATH perché le intercali – come mi ha insegnato da ragazzo il mio Direttore Spirituale – alla LECTIO DIVINA.Barbiana, la Calabria, l’Africa o il Giappone…cosa cambia?La storia siamo NOI-CON-LO-SPIRITO-SANTO.AMEN. AMEN.

  2. angelo ha detto:

    Queste pagine sono un invito alla COMPAGNIA…:"Dio non mi chiederà ragione del numero dei salvati, ma del numero degli evangelizzati.Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

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