DEBORATH & Company – CONTADINO-VITE-TRALCI – Angelo Nocent

 

Chiamati per amore

Mandati per amare

Da qualche parte ho raccolto questo sfogo straziante, così sovente nei giovani ma non solo:
 
 
Deborath Greco – 2 giorni fa

“Penso che il piccolo angolo di universo accanto a me stia scomparendo piano piano…
Il mio cuore è arido in questo periodo e sta facendo morire tutto o, forse, sono io che muoio dentro piano piano…
:0(“
Seguono le mie prime battute d’impulso.
 

angelo nocent – 1 giorno fa

Dalla sintomatologia par di capire che sta nascendo una nuova donna e se scompare “il piccolo angolo di universo accanto“, nulla di grave.
Lo spazio è quello che è. Due alberi nello stesso luogo non ci possono stare.
Si ratta di rimanere in Gesù come tralci nella vite.

 Terapia: vai a rileggerti Giovanni 15, 1-8.
E poi 2Corinti , 6 e ss.
 
 

Sai che non posso essere breve.
La vite è un albero che dovremmo guardare con occhi illuminati.

  • È infatti misterioso, sorprendente.
  • Come pochi altri dipende sia dal ritmo delle stagioni, sia dall’impegno di un lavoro ingegnoso e attento.
  • E non ha valore che per il suo frutto: il suo legno non conta nulla (Ez.15,2-5);
  • i suoi tralci sterili non servono che per il fuoco (Gv. 15,6).
  • Però il suo frutto rallegra “dei e uomini” (Giud. 9,13).
  • Nel suo senso simbolico la vite è rivelatrice di un mistero: se apporta la gioia nel cuore dell’uomo (Sl. 104,15), è un albero il cui frutto è la gioia di Dio.
 
L’allegoria della vite s’incentra su un ben preciso, triplice rapporto che si sviluppa in maniera concentrica nel brano: vignaiolo (il Padre), vite (Gesù), tralci (i discepoli).
Centro strutturale è il v.5: “IO SONO LA VITE , VOI I TRALCI. CHI RIMANE IN ME E IO IN LUI FA MOLTO FRUTTO PERCHÉ SENZA DI ME NON POTETE FAR NULLA“.
  • Il Padre, forza fontale e meta di tutto, è all’inizio (v.1) e alla fine (v.8).
  • Il portare frutto del discepolo che rimane in Gesù è “gloria” per il Padre e quindi vera “sequela” di Gesù il quale, nella sua vita, cerca solo questa gloria.

Non finisce qui…
Ma forse ci vorrebbe un post.
Deborath, per ora, alzati e cammina!

 
Poi vado a Messa. La preghiera dei fedeli… All’Offertorio, mentre il coro polifonico si esibisce al meglio, deposito nel Calice lo stato d’animo della giovane sorella,  simbolicamente trappresentato dalle tre gocce d’acqua aggiunte al vino, prima del miracolo Eucaristico. Sono certo che acqua e vino subiranno Una mirabile fusione nucleare ad un segnale preciso: “Ed ora manda il Tuo Spirito sopra questi doni, perché diventino Corpo e Sangue di Cristo…“. Dunque anche noi diventiamo Corpo e Sangue di Cristo.
 
Queste non sono favole o suggestioni ma il MISTERIUM FIDEI.
 
Dopo la Comunione,  seguo tra la gente la statua di San Giovanni Battista che viene portata in processione per la via principale del paesino. Torno a casa  e aggiungo un nuovo intervento perché quelle parole di Deborath mi martellano nella mente e il cuore non si dà pace.
 
Rientro e torno sul sito, spinto come da un impulso:
 
Torno dalla Messa e dalla processione a Scannabue con la statua di San Giovanni Battista.
Ti ho portata nel cuore durante la Divina Liturgia.
Con immenso affetto ti ripeto:
ALZATI E CAMMINA.
NEL NOME DI GESU’!
E’ con noi. Uno di noi.
E’ con te. Tutto per te.
 
ORA RIPRENDO LA RIFLESSIONE
Suggerisco di tenere la Bibbia a portata di Mano.
 
La constatazione di Deborath:” Penso che il piccolo angolo di universo accanto a me stia scomparendo piano piano…
Il mio cuore è arido in questo periodo e sta facendo morire tutto o, forse, sono io che muoio dentro piano piano…
:0(“
 
Mi verrebbe da dire: cara Deborath, solo Dio sa quante volte ho provato la tua stessa senzazione e chissà quanti alti con noi.  Perciò mi sembrava conveniente riprendere il filo del ragionamento, non mio ma del Vangelo, dove quella pagina della Vite e dei Tralci è paragonabile a una parabola, il metodo pedagogico di Gesù, Egli e l’unico che conosce ciascuno nell’intimo, senza i forse e senza i ma…
 
Credo che sia necessario comunicare nella fede perché, nella misura in cui  proviamo a radunarci insieme nel Suo Nome, il momento di contatto con la Parola diventa TERAPEUTICO, per lo Spirito Sanante di Gesù, le cui parole sono di vita e risurrezione.     

 

IL TESTO BIBLICO

Gv 15. 1- 11

  1Gesù disse ancora: “Io sono la vera vite. Il Padre mio è il contadino.

 2Ogni ramo che è in me e non dà frutto, egli lo taglia e getta via, e i rami che danno frutto, li libera da tutto ciò che impedisce frutti più abbondanti.

3Voi siete già liberati grazie alla parola che vi ho annunziato.

4Rimanete uniti a me, e io rimarrò unito a voi. Come il tralcio non può dar frutto da solo, se non rimane unito alla vite, neppure voi potete dar frutto, se non rimanete uniti a me.

5“Io sono la vite. Voi siete i tralci. Se uno rimane unito a me e io a lui, egli produce molto frutto; senza di me non potete far nulla.

6“Se uno non rimane unito a me, è gettato via come i tralci che diventano secchi e che la gente raccoglie per bruciarli.

7Se rimanete uniti a me, e le mie parole sono radicate in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.

8La gloria del Padre mio risplende quando voi portate molto frutto e diventate miei discepoli.

9“Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi: rimanete nel mio amore!

10Se metterete in pratica i miei comandamenti, sarete radicati nel mio amore; allo stesso modo io ho messo in pratica i comandamenti del Padre mio e sono radicato nel suo amore.

11“Vi ho detto questo, perché la mia gioia sia anche vostra, e la vostra gioia sia perfetta.

 

NOTE ESSENZIALI PER CAPIRE IL TESTO:

  1. 15,1 L’immagine della vigna era spesso applicata al popolo di Israele, oggetto dell’amore e delle cure di Dio. – Io sono…: è la settima definizione che Gesù dà di sé (vedi Introduzione).
  2. 15,2 li libera: il verbo greco significa sia purificare che potare: il senso è che si toglie tutto quanto impedisce la maturazione dei grappoli.
  3. 15,4 uniti a me: altri: in me.

 Avevo anticipato questo concetto:

Centro strutturale è il v.5:”Io sono la vite. Voi siete i tralci. Se uno rimane unito a me e io a lui, egli produce molto frutto; senza di me non potete far nulla”.

  • Il Padre, forza fontale e meta di tutto, è all’inizio (v.1) e alla fine (v.8)
  • Il portare frutto del discepolo che rimane in Gesù è “gloria” per il Padre e quindi vera “sequela” di Gesù il quale, nella sua vita, cerca solo questa gloria.

PREMESSA

Scrive Anselm Grün, monaco benedettino, notissimo autore di spiritualità, che offese e ferite fanno parte di ogni essere umano. E in questo mondo vi sono naturalmente molte cose che non possono cambiare, e sofferenze che non si possono facilmente superare. Ma tocca a noi decidere se vogliamo acuire le nostre ferite facendoci ancora più male.

Egli sostiene che quella di non rendersi la vita inutilmente difficile è un’arte da imparare. Pur tentati di mollare le redini, di desistere, il cammino cristiano è sempre un cammino di libertà. Perciò, un cammino spirituale e mistico, rettamente inteso, senza miracolismi illusori e devianti, aiuta sempre a vivere bene.

Ecco alcuni suggerimenti di Padre Anselm:
 
  • “L’adattarsi continuamente per essere ben voluto dagli altri […] mi priva, oltre che della mia libertà, anche della mia dignità. Mi piegherà. E questo mi farà ammalare sia nel corpo che nell’anima.” (pag.31)
  • “Chi ama è innanzitutto libero da se stesso […]
  • La libertà cristiana è libertà di amare, libertà da ogni irrigidimento e dalla schiavitù in noi stessi e nei nostri desideri. […]
  • Per il cristiano, il fine della libertà è l’amore che può spingere la persona a donarsi e anche a lasciarsi ferire dagli altri. Non è, però, un amore che ci opprime nè un amore che pretende troppo o che ci fa sentire in colpa se qualche volta diciamo di no. E’ piuttosto un amore che ci lascia la libertà di dedicarci a una persona o a un gruppo e d’impegnarci sino allo sfinimento, ma che ci lascia anche liberi di porre dei limiti e di dire di no quando ci accorgiamo che così dev’essere.
  • […] Gesù non si sentiva costretto a soddisfare le richieste di ciascuno. Possiamo vederlo, per esempio, quando ha reagito alla richiesta della donna sirofenicia che pensava di riuscire, con la sua insistenza, a fargli fare ciò che lei voleva. (ndr: “…non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini»” Marco 7, 24-30)
  • Spesso il nostro amore non scaturisce dalla libertà interiore, ma dalla pressante convinzione di dover accontentare tutti, di dover essere ben voluti da tutti.” (pag.32)
  • “Non esiste una scorciatoia spirituale che possa evitarci di affrontare la realtà psichica della nostra vita. Cristo è disceso tra gli uomini perchè noi trovassimo il coraggio di discendere nella nostra realtà: solo così possiamo salire a Dio.”

Al termine del precedente capitolo dove Giovanni registra il primo discorso d’addio, c’imbattiamo in una frase conclusiva: “Alzatevi, andiamo via di qui” (14,31). A tutta prima quanto viene detto ora sembra del tutto avulso da quanto Gesù ha detto in precedenza. Leggendo però attentamente, si coglie che è dentro lo stesso movimento di pensiero.

Ciò diventa evidente proprio in ordine all’allegoria della vite che simboleggia quel rimanere-in che ha già fatto da sottofondo al capitolo precedente. Qui l’immagine parla con più forza: si tratta di rimanere in Gesù, come il tralcio nella vite, se si vuol portare frutto di vita, di testimonianza, di azione apostolica.

Vale la pena ribadirlo:

“L’allegoria della vite (alcuni non esitano a chiamarla parabola) s’incentra su un ben preciso, triplice rapporto che si sviluppa in maniera concentrica nel brano:

  • vignaiolo (il Padre),
  • vite (Gesù),
  • tralci (i discepoli).

Centro strutturale è il v.5:

“IO SONO LA VITE , VOI I TRALCI. CHI RIMANE IN ME E IO IN LUI FA MOLTO FRUTTO PERCHÉ SENZA DI ME NON POTETE FAR NULLA”.

  • Il Padre, forza fontale e meta di tutto, è all’inizio (v.1) e alla fine (v.8).
  • Il portare frutto del discepolo che rimane in Gesù è “gloria” per il Padre e quindi vera “sequela” di Gesù il quale, nella sua vita, cerca solo questa gloria.


  • v.1 L’immagine della vite e più della vigna era cara a Israele. Simbolo di prosperità, di pace, di gioia era venuta rappresentando il popolo stesso a cui Dio attendeva con intenso amore che sistematicamente Israele deludeva.
  • Interessante il parallelo con il tema sponsale. L’infedeltà di Sion-la sposa trova il correlativo nell’incorrispondenza della vigna.
  •  E Dio appare come il vignaiolo benefico e premuroso che soffre per la mancanza di frutti della sua vigna.

  • Questo tema dell’attesa delusa è forte in Isaia 5,1-7 e, letta in clima di preghiera, dà spessore rivelativo a questo brano.
    Così comprendiamo perché dicendo: “Io sono la vite“, Gesù rivela di volersi assumere fino in fondo il ruolo del Figlio Unigenito che non delude le aspettative di Dio.
  • Realizza la parola di Sir. 24,17: “Io come la vite produssi graziosi germogli e i miei fiori diedero frutto di gloria e ricchezza“.
  • Il portare frutto di Gesù a che cosa è legato? All’altra immagine del seme di grano che fruttifica perché accetta prima, di morire nel terreno (Gv. 12,24). Egli infatti porta molto frutto di gloria al Padre, di salvezza per noi, col suo mistero pasquale.
  • v.2 I tralci sono i discepoli, siamo noi. Anche per noi c’è pienezza di vita (= il fruttificare) se, rimanendo in Gesù-vera vite, ci lasciamo potare, purificare.
  • v.3 E ciò avviene proprio nell’ascoltare e vivere la Parola: quella Parola che inserisce la nostra vita nel ritmo pasquale del mistero di Gesù. Quanto ai tralci che non rimangono in Gesù, oltre all’infecondità del non portare frutto, si parla di “togliere”, “gettare”. Ciò non esprime affatto una posizione dura, distruttiva da parte di Dio, ma solo la conseguenza di una nostra libera scelta sbagliata.
  • Gesù è venuto per assumere tutto di noi, per far corpo con noi in ordine alla nostra salvezza. Appunto: Lui vite, noi tralci.
  • Ma se ci autoescludiamo dalla sua linfa vitale, siamo noi a decidere di essere infruttuosi, rinsecchire e morire.
  • v.4 L’invito a RIMANERE IN GESÙ come Lui rimane in noi riprende e approfondisce il ricchissimo tema di un’unione profonda, esistenziale. Risuona il Cantico dei Cantici: “Il mio Diletto è per me, io sono per il mio Diletto“( cfr. Ct.2,16), gli appartengo interamente. Nella breve pericope il verbo “rimanere” ritorna ben 7 volte!
  • v.5 Come si è già detto l’affermazione: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto perché senza di me non potete far nulla“, è il fulcro del brano.
    L’ A.T. aveva detto: “Vana è la salvezza dell’uomo, ma con Dio noi faremo cose grandi” (Sl. 59).
  • Tutta la Bibbia è piena di questa convinzione: l’uomo, da sé, è “come ombra che passa“, ma Dio lo libera, lo trae fuori dalla schiavitù dell’Egitto e di Babilonia. La sua misericordia si estende su quelli che lo temono di generazione in generazione” (Lc.1,50). E Gesù è il cuore rivelativo del suo essere amore di salvezza. Solo rimanendo vitalmente uniti alla sua Persona amante si ricevono energie salvifiche. Ma il peccato (e la conseguente autodistruzione) dell’uomo è la sua proterva autosufficienza.

Ma troppe cose accadono e che appaiono di segno opposto:

  • Auschwitz
  • Hiroschima,
  • Cernobil
  • il ripetersi delle distruzioni ecologiche)
  • il dolore innocente…

 Sembra una beffa terribilmente tragica e in aperta contraddizione cn le parole evangeliche così rassicuranti. Ma esiste un percorso alternativo? Unica strada percorribile è continuare a credere che, se Gesù è vite e noi i tralci, uniti vitalmente a Lui mediante l’ascoltare e praticare la Parola, la linfa vitale di Gesù-vite provoca nuove possibilità di vita, un nuovo e forte “fruttificare” in noi, pur davanti il misterium iniquitatis.

L’obiezione è all’ordine del giorno:

  • “Perchè gli uomini non nascono tutti uguali ? 
  • Perchè – se Dio esiste –  permette o decide che un uomo nasca ricco e sano, e talentuoso, e un altro nasca invece malato e povero, o tutt’e due le cose insieme ?”

Il cristianesimo ha affrontato  il problema da subito.  Anzi,  come al solito, è proprio  Paolo a sollevare la questione, neanche vent’anni dopo la morte di Cristo. Rimando alla Seconda lettera ai Tessalonicesi (2 Ts 2, 1)che si può così sintetizzare:

  • L’iniquità – l’ineguaglianza di partenza degli uomini – non è ingiustizia, anche quando appare come tale agli occhi degli uomini. 
  • Anche un uomo malato, debole, sfortunato, può esprimere il suo talento agli occhi del Signore, e cioè la sua fede.
  • E l’uomo ricco, fortunato, sano, può essere invece proprio lui l’uomo iniquo, l’uomo che contraddice la fede, mistifica, inganna.

Le condizioni iniziali, insomma, non contano.   

  • v.7 – Così si capisce come rimanere in Gesù vuol dire lasciare che le sue Parole rimangano e operino in noi. Che cosa possono operare queste Parole se non la conformità del volere dei tralci- discepoli con quello solo che Gesù vuole: il progetto salvifico della volontà del Padre?
  •  In questo senso la preghiera dei discepoli sarà sempre in ordine al realizzarsi di questa volontà e sempre verrà esaudita.
  • v.8 Così la volontà del Padre, il nostro portare frutto di bene in Gesù (non poco, ma abbondante!) e la sua glorificazione diventano una sola cosa, una sola salvezza.

 

La vita, quella che il cosmo intatto ha espresso nelle sue forme più varie e armoniche, dal fiore alle galassie, la vita delle persone, originariamente inegra e sana, sia a livello di famiglia che di società, sembra oggi devastata e in rotta di collisione.

Di qui gli esaurimenti e le depressioni psichiche sempre più diffuse.

Eppure tanti segni di vitalità evangelica dicono che sta per sorgere un mondo nuovo.

Allora?

  • Forse bisogna riappriopriarsi vitalmente di quanto Gesù dice a proposito della vite e dei tralci.
  • Devo lasciare che la linfa della sua Parola e dei suoi Sacramenti scorra libera nelle mie giornate.
  • Forse è l’unica vera strada non solo per mettere argine a tante avvisaglie di morte, ma per essere sempre nuovi  destinatari e annunciatori di vita intorno a noi.

A volte le perturbazioni atmosferiche, pur senza tagliare del tutto il tralcio dalla vite, lo riducono in uno stato di desolazione:

PRIMA 

 

E DOPO LA TEMPESTA

Ciò che resta di un vigneto a Bibano dopo la grandine (Foto Fiorello Terzariol)

  • Il  tralcio è pieno di  ferite, 
  • le sue cellule assorbono pochissima linfa,
  • le foglie ingialliscono,
  • gl’incipienti grappoli rinsecchiscono.

E’  l’immagine di  possibili situazioni in cui posso venirmi a trovare. Ed è anch l’immagine della Chiesa: la Vite è sana, i tralci malati, il Corpo in sofferenza.
Se le alterne e non sempre liete vicende delle mie giornate non sono dominate dalla Parola ben assimilata nella meditazione e vissuta nel quotidiano, a poco a poco non assimilo più linfa di vita.

In tali condizioni ho ben poco da comunicare al patner nè frutti da portare tra i fratelli.

Epperò, quando si finisce in ingranaggi che stritolano l’esistenza, mortifiano le aspettative, precludono ogni via d’uscita… è difficile uscirne indenni ed è inevitabile che le ripercussioni si abbiano anche sul morale . La Vite resiste ma i tralci ne escono feriti e danneggiati. Ne usciamo con i nervi a pezzi. 

E il Padrone della Vigna? Sembra che dorma, incurante di quanto sta avvenendo.

Dopo un disastro ecologico,  i contadinicolpiti “invocano lo stato di calamità” e la politica se ne fa carico.

Ma anche a noi è offerta un’uscita di sicurezza: lo SPIRITO SANTO, avvocato e consolatore. E il Padre che veglia sulle nostre notti “ascolta il grido dei prigionieri“. Molti dubitano. Ma i testimoni credibili ci sono in ogni tempo della storia. Perfino ad Auschwitz ed in campi di concentramento analoghi di ieri ma anche di oggi.

File:Auschwitz gate (tbertor1).jpg

File:AuschwitzCampEntrance.jpg

Unica strada percorribile: credere che, se Gesù è vite e noi i tralci, uniti vitalmente a Lui mediante l’ascoltare e praticare la Parola, la linfa vitale di Gesù-vite provoca nuove possibilità di vita, un nuovo e forte “fruttificare” in noi. Non pagano né l’aberrante attivismo né la sclerosi mortifera.

Perciò il brano evangelico va pregato:

  • GESÙ, TU SEI LA VITE E IO IL TRALCIO.
    FAMMI RIMANERE IN TE,
    CON LA MENTE COL CUORE COL DESIDERIO
    DI VOLERE CON TE E COME TE,
    QUELLO CHE PIACE AL PADRE.
  • NON PERMETTERMI  SCHIZOFRENICHE CORSE FUORI DA TE,IN ROTTURA CON TE.
  • E FAMMI CREDERE VITALMENTE CHE, SE HO IL CORAGGIO DI RESTARE UNITA/O A TE, TORNERO’ A FRUTTIFICARE.
  • COME E QUANDO TU VORRAI.  AMEN

        

Ciò premesso, resta il fatto che, nelle situazioni contingenti  bisogna anche darsi da fare. Ma con questo spirito di fidciosa speranza e di permanente collegamento con la CENTRALE.

Ma non posso fare a meno di riportare una parte della lettera di Paolo, un tralcio tormentatissimo ma sempre alimentato e sorretto dalla Vite (2Corinti, 6 e ss):

Capitolo 6

        

1Come collaboratori di Dio vi esortiamo a non trascurare la grazia di Dio cheavete ricevuto.

 2Infatti Dio dice:

Nell’ora della mia misericordia
ti ho ascoltato
nel giorno della salvezza
ti sono venuto in aiuto.
Ecco, questa è l’ora della misericordia di Dio, questo è il giorno della salvezza.

      Le prove dell’apostolo
3Nessuno critichi il mio lavoro di apostolo: in ogni situazione mi comporto in modo da non scandalizzare nessuno. 4Anzi, in ogni circostanza, cerco di presentare me stesso come si presentano i servi di Dio: sopporto con grande pazienza sofferenze, difficoltà e angosce. 5Sono bastonato e gettato in prigione. Sono vittima di violenze. Mi affatico, rinunzio al sonno e soffro la fame. 6Mi presento come servo di Dio mostrando onestà, saggezza, pazienza, bontà, presenza dello Spirito Santo, amore senza ipocrisia, 7con il messaggio della verità, con la potenza di Dio. Sia per attaccare, sia per difendermi, ho una sola arma: vivere come piace a Dio. 8Qualcuno mi stima, altri mi disprezzano. Taluni dicono bene di me, altri male. Sono considerato un imbroglione, e invece dico la verità. 9Sono trattato come un estraneo, e invece sono assai ben conosciuto; come un moribondo, e invece sono ben vivo. Sono castigato, ma non ucciso; 10tormentato, ma sempre sereno; povero, eppure arricchisco molti. Non ho nulla, eppure possiedo tutto.
11Cari cristiani di Corinto, vi ho parlato francamente, a cuore aperto. 12Io non vi ho sottratto il mio affetto, voi invece mi avete chiuso il vostro cuore. 13Vi parlo come a figli: ricambiate il mio affetto, apritemi anche voi il vostro cuore. 

Chiamati per amore

Mandati per amare

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4 risposte a DEBORATH & Company – CONTADINO-VITE-TRALCI – Angelo Nocent

  1. donatella ha detto:

    Grazie Angelo, Dio ti benedica per questo post che scende nell’anima come una medicina, cura e consola le ferite più profonde col balsamo dello Spirito Santo.Il mio cuore è unito a te e a Debby e a tutte le anime che vorranno unirsi a noi nel Signore. Così sia.

  2. Deborath ha detto:

    Mio dolcissimo Papi, è vero quello che dice Donatella, è un post che scende nell’anima come medicina, mi ha commosso fin nel profondo…Mi interpella, eppure in determinate cose mi lascia dubbiosa, così come ero dubbiosa davanti alle tue domande telefoniche dell’altro giorno…Non lo so, non ho risposte, rimango in attesa, continuando a sperare in Dio, che mi apra una strada ed illumini la mia via, perchè possa seguire il giusto cammino…

  3. angelo ha detto:

    E’ utile che ci sia il dubbio perchè fede non significa rinuncare a ragionare in alto e in avanti.Epperò ci sono le parole balsamiche che ripete lo Spirito di Gesù al Tommaso che c’è in noi:"Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Poi disse a Tommaso: "Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!".

  4. lucetta ha detto:

    Deborath è un momento in cui dentro c’è il deserto….NONOSTANTE ciò continua ad andare da Gesù sempre ogni giorno con puntualità e testardaggine in attesa che arrivi "acqua e luce". Come dice Angelo, devi restare abbarbicata a Gesù e non mollarlo un attimo. E’ presente anche se sembra tacere……forse ti sta istruendo…. Dialoga con LUI in modo accorato e fiducioso. Uèèèèèèèèèèè ti voglio presto in sella…serena e combattiva. Un abbraccio che ti comunichi forza .

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