APPARTENEVANO AD UN ALTRO, PARLAVANO CON TUTTI – A cura di Fabiana Guerra

Fabiana Guerra dell’Ordo Virginum, alla quale ho aperto un canale in “Categories”,  propone alla GLOBULI ROSSI COMPANY alcune stimolanti riflessioni di attualità che invitano a lasciarsi mettersi in gioco dai diversificati e misteriosi disegni di Dio.

APPARTENEVANO AD UN ALTRO, PARLAVANO CON TUTTI

Così scrive Enzo Bianchi poco prima dell’uscita nelle sale del film ‘Uomini in Dio’ che racconta l’avventura umana, cristiana e il martirio ( nel ’96 ) di questi monaci, mai dimenticati.
Proprio nella giornata di oggi in cui ricordiamo i santi, ma anche la strage in Iraq …
‘Un film umanissimo, che fin dalla sua presentazione a Cannes ha conosciuto un grande successo di critica e che in poche settimane di programmazione in Francia ha attirato milioni e milioni di spettatori e ha di nuovo riacceso le luci sui monaci di Tibhirine in Algeria, toccando corde che a volte la predicazione e la testimonianza dei cristiani fatica a raggiungere.

Il regista di ‘Uomini in Dio’, ha saputo sapientemente restituire la dimensione umana di quella comunità monastica, centrata sull’essenziale della preghiera comune dei salmi, sul lavoro quotidiano, sui rapporti fraterni in comunità e con i vicini musulmani.
E’ una vicenda che parla di vita e non di morte, di pienezza di vissuto proprio nell’assunzione dell’eventualità di morte violenta.
Nel pacato e intenso scorrere delle immagini e dei dialoghi, riemerge con forza l’impressione suscitata dai loro scritti: siamo di fronte a persone diversissime che giungono poco a poco, sottomettendosi gli uni agli altri e assumendo la tragica situazione così come si va delineando, fino a un sentire comune’ che pure si manifesta con accenti propri a ciascuno.

Non è allora un caso se al profilarsi dell’ ad-Dio questi monaci paiono affrettarsi a ritrovarsi insieme all’Atlas:

  • uno vi arriva dal Marocco, pochi giorni prima, per partecipare al voto per il rinnovo del priore,

  • l’altro rientra veloce dalla Francia, arriva il pomeriggio precedente il rapimento, non ha neanche il tempo di disfare le valige per estrarne vanghe e piantine per abbellire il giardino di Tibhirine.

  • E proprio la vita in comune ha affinato il loro sguardo, li ha portati all’autentica contemplazione cristiana: vedere gli uomini, ogni uomo, anche ‘il nemico’, e le cose, tutte le cose, anche la morte violenta, con gli occhi di Dio.

  • E’ nella vita comune autentica che si affina la sensibilità spirituale, e diventa possibile il dono del discernimento, quell’abbagliante luce evangelica che emana dal testamento di Christian: una luce che gli consente di discernere nel volto ‘dell’amico dell’ultimo minuto’ il profilo in un ad-Dio.

  • Non una fine , ma un compimento:- Potrò immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con Lui i suoi figli dell’islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di Cristo-
    Davvero, come ha scritto frère Christian a proposito di una sorella e di un fratello vittime di un agguato mortale, ‘quelli che hanno rivendicato il loro assassinio non potevano appropriarsi della loro morte. Appartenevano ad un Altro, come tutto il resto, e da molto tempo’.

E’ il caso serio del cristianesimo, quello che il film ‘Uomini in Dio’ porta alla ribalta, è il nocciolo duro della fede cristiana: la croce!
Con il martirio un cristianesimo che a tanti sembra incapace di comunicare agli uomini d’oggi ritrova improvvisamente la capacità di suscitare domande e di inquietare le coscienze.

In effetti, come ancora annotava alla fine del I secolo Ignazio di Antiochia mentre era condotto al martirio a Roma, è nelle situazioni in cui il cristianesimo è odiato e avversato che emerge con forza che esso ‘non è opera di persuasione, ma di grandezza’.

Sì, grazie a uomini di Dio come i monaci di Tibhirine è possibile a ogni vivente sulla terra credere che l’amore è più forte della morte, perché solo che ha una ragione per morire può avere anche una ragione per vivere.

Non posso non mettere il testamento.

Il testamento di padre de Cherghé
Il toccante ”ad-Dio” del monaco francese ucciso in Algeria nel maggio del 1996

«Quando si profila un ad-Dio»

Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere anche oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese.

Che essi accettassero che l’unico Padrone di ogni vita non potrebbe essere estraneo a questa dipartita brutale. Che pregassero per me : come potrei essere trovato degno di tale offerta ? Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell’indifferenza dell’anonimato.

La mia vita non ha più valore di un’altra. Non ne ha neanche meno. In ogni caso, non ha l’innocenza dell’infanzia. Ho vissuto abbastanza per sapermi complice del male che sembra, ahimè, prevalere nel mondo, e anche di quello che potrebbe colpirmi alla cieca.

Venuto il momento, vorrei avere quell’attimo di lucidità che mi permettesse di sollecitare il perdono di Dio e quello dei miei fratelli in umanità, e nel tempo stesso di perdonare con tutto il cuore chi mi avesse colpito.

Non potrei auspicare una tale morte. Mi sembra importante dichiararlo. Non vedo, infatti, come potrei rallegrarmi del fatto che un popolo che amo sia indistintamente accusato del mio assassinio.

Sarebbe un prezzo troppo caro, per quella che, forse, chiameranno la ”grazia del martirio”, il doverla a un algerino chiunque egli sia, soprattutto se dice di agire in fedeltà a ciò che crede essere l’islam.

So il disprezzo con il quale si è arrivati a circondare gli algerini globalmente presi. So anche le caricature dell’islam che un certo islamismo incoraggia. È troppo facile mettersi a posto la coscienza identificando questa via religiosa con gli integralismi dei suoi estremisti.

L’Algeria e l’islam, per me, sono un’altra cosa; sono un corpo e un’anima. L’ho proclamato abbastanza, credo, in base a quanto ne ho concretamente ricevuto, ritrovandovi così spesso il filo conduttore del Vangelo imparato sulle ginocchia di mia madre, la mia primissima Chiesa, proprio in Algeria e, già allora, nel rispetto dei credenti musulmani.

Evidentemente, la mia morte sembrerà dar ragione a quelli che mi hanno rapidamente trattato da ingenuo o da idealista: ”Dica adesso quel che ne pensa!”. Ma costoro devono sapere che sarà finalmente liberata la mia più lancinante curiosità.

Ecco che potrò, se piace a Dio, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell’islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di Cristo, frutti della sua passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre lo stabilire la comunione e il ristabilire la somiglianza, giocando con le differenze.

Di questa vita perduta, totalmente mia, et totalmente loro, io rendo grazie a Dio che sembra averla voluta tutta intera per quella gioia, attraverso e nonostante tutto.

In questo grazie, in cui tutto è detto, ormai, della mia vita, includo certamente voi, amici di ieri e di oggi, e voi, amici di qui, accanto a mia madre e a mio padre, alle mie sorelle e ai miei fratelli, e ai loro, centuplo accordato come promesso!

E anche te, amico dell’ultimo minuto, che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio questo grazie e questo ad-Dio profilatosi con te. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due. Amen!

Insc’Allah

Algeri, 1º dicembre 1993
Tibhirine, 1º gennaio 1994
Christian

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Xavier Beauvois (Nord, Don’t forget you’re going to die, The young Lieutenant, Villa Amalia, The Chameleon) conquista la giuria di Cannes 2010 interpretando sul grande schermo la tragedia di Tibhirine.

Dodici anni fa, Christian de Chergé – priore del monastero cistercense di Notre-Dame de l’Atlas in Algeria – e sei dei suoi frati trappisti furono assassinati in quella che resta ancora oggi una pagina controversa della storia. I musulmani del GIA (Gruppi islamici armati), dopo aver rivendicato il rapimento e tentato una negoziazione fallimentare con il governo francese, uccisero in condizioni tutt’ora misteriose i sette monaci: a distanza di cinquantasei giorni dal sequestro, le sette teste dei monaci decapitati vennero ritrovate nei pressi del monastero.

Xavier Beauvois si ispira coraggiosamente a una storia vera, focalizzando il suo interesse sul sentimento di fratellanza, amore e pacifica convivenza, vissuto con umiltà e operosità dai monaci cristiani in un paese musulmano.

Siamo negli anni ‘90, in un monastero isolato su una montagna del Maghreb, dove otto monaci vivono del loro lavoro, ’senza superbia’, aiutando i fratelli musulmani e pregando. Dopo l’efferato assassinio di alcuni stranieri rivendicato dai fondamentalisti islamici, il governo francese propone ai monaci protezione. Rifiutando l’aiuto militare, i monaci si ritrovano in una scomoda posizione, invisi sia agli integralisti in quanto invasori, sia all’esercito per via dell’aiuto incondizionato offerto ai terroristi.

Il film non vuole indagare i fatti e le responsabilità – peraltro ancora poco chiari – che portarono alla strage dei religiosi. La cinepresa di Beauvois si muove, piuttosto, alla ricerca delle sensazioni e del travaglio interiore che ha attanagliato gli otto religiosi in quel delicato momento in cui era necessario comprendere se fosse giusto partire o restare.

Con lenti movimenti di macchina, abbondanti e garbati primi piani e un accurato tracciato psicologico di ciascun protagonista, Beauvois tratta il mondo attorno ai monaci quanto basta per potersi poi concentrare sulle loro intime ragioni e pulsioni. Evitando egregiamente di scivolare in manichee rappresentazioni e incarnazioni del bene e del male, il cineasta francese sfugge alla retorica religiosa e agli spiccioli espedienti sentimentali per cercare l’empatia con il pubblico. Des Hommes et des Dieux (Gli uomini e gli dei, così recita il titolo originale) è un pregiato film d’introspezione sull’intimo rapporto con la religione e con i suoi codici morali, sulla purezza di un’ideologia pacificatrice e divulgatrice di un messaggio di vero amore, priva di macchie prodotte dalla corruzione di un sistema, di un’istituzione e di un’interpretazione distorta della fede.

Che si creda in Dio oppure no, che si tratti di laici o di religiosi, di cristiani o di musulmani, Beauvois ci trasmette una lezione di vita (e di cinema) indimenticabile, ci mostra la devozione alla virtù dell’amore, vissuta con genuino sentimento e senza vuote idolatrie.

Candidato per la Francia all’Oscar come miglior film straniero, non sarebbe una sorpresa se  Uomini di Dio vincesse l’ambito premio.

Francesca Vantaggiato

VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=dK-qIqyHHVc

Foto Asia New

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2 risposte a APPARTENEVANO AD UN ALTRO, PARLAVANO CON TUTTI – A cura di Fabiana Guerra

  1. angelonocent ha detto:

    PERCHE’ I MONACI DI TIBHIRINE HANNO SUCCESSO AL CINEMA

    di card. Angelo Scola

    Un articolo del Patriarca di Venezia sulla “Stampa”: la perenne attualità del martirio cristiano

    Una risposta per chi si chiede se il desiderio di Dio sia ancora presente nel nostro tempo. Se sia ragionevole per un uomo del Terzo Millennio credere in Dio, riconoscerlo come familiare.

    La riuscita del film sui monaci di Tibhirine, che tanta attenzione sta suscitando ovunque nel mondo, sembra a me riflettere il desiderio ardente del cuore di donne e uomini di ogni latitudine di incontrare il volto di Dio. Quindi del bisogno vivo in tutti noi di testimoni autentici, che ci aiutino a tenere alto lo sguardo.

    L’autentica testimonianza infatti non è riducibile al “dare il buon esempio”. Essa brilla in tutta la sua integrità come metodo di conoscenza pratica della realtà e di comunicazione della verità. E’ un valore primario rispetto ad ogni altra forma di conoscenza e di comunicazione: scientifica, filosofica, teologica, artistica, ecc.

    Un esempio luminoso di questo metodo è offerto proprio dalle parole del testamento spirituale di Padre Christian de Chergé, priore del monastero trappista di Notre-Dame de l’Atlas in Tibhirine, Algeria, da lui scritto ben tre anni prima di venir trucidato con i suoi monaci: «Venuto il momento, vorrei poter avere quell’attimo di lucidità che mi permettesse di chiedere il perdono di Dio e quello degli uomini miei fratelli, perdonando con tutto il cuore, nello stesso momento, chi mi avesse colpito… Non vedo infatti, come potrei rallegrarmi del fatto che questo popolo che io amo venisse accusato del mio assassinio. Sarebbe pagare un prezzo troppo alto ciò che verrebbe chiamata, forse, “la grazia del martirio”, il doverla a un Algerino, chiunque sia, soprattutto se egli dicesse di agire in fedeltà a ciò che crede essere l’Islam […] alla fin fine io sarò stato liberato dalla curiosità più lancinante che mi porto dentro: affondare il mio sguardo in quello del Padre per vedere i suoi figli dell’Islam come lui li vede: tutti illuminati della gloria di Cristo, anche loro frutto della sua passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà di ristabilire la comunione e la somiglianza giocando con le differenze. Di questa mia vita perduta, totalmente mia e totalmente loro, io ringrazio Dio che sembra l’abbia voluta tutta intera proprio per questa gioia, contrariamente a tutto e malgrado tutto. E anche tu, amico dell’ultimo istante, che non saprai quello che starai facendo, sì, anche per te voglio io dire questo grazie, e questo a-Dio, nel cui volto io ti contemplo. E che ci sia dato di incontrarci di nuovo, ladroni colmati di gioia, in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, Padre di tutti e due».

    In questa che è una delle pagine più belle mai scritte nel ‘900 si coglie in pienezza come nel martirio cristiano trovi compiuta manifestazione la narrazione che Dio fa di Sé e quella che permette a noi di fare su di Lui e a Suo nome.

    Il martirio, grazia che Dio concede agli inermi e che nessuno può pretendere, è un gesto insuperabile di unità e di misericordia. E’ la sconfitta di ogni eclissi di Dio, è il Suo ritorno in pienezza attraverso l’offerta della vita da parte dei Suoi figli. Una consegna di sé che vince il male, perfino quello “ingiustificabile”, perché ricostruisce l’unità, anche con colui che uccide.

    Come Gesù prende il nostro male su di Sé perdonandoci in anticipo, così il martire, come Padre Christian, abbraccia in anticipo il suo carnefice in nome del dono di amore di Dio stesso, da tutti riconoscibile almeno come assoluto trascendente.

    Solo la testimonianza degna di fede com-muove la libertà dell’altro e lo invita con forza alla decisione. Come ha ricordato efficacemente Benedetto XVI, si diventa testimoni quando «attraverso le nostre azioni, parole e modo di essere, un Altro appare e si comunica».

    I monaci di Thibirine destano e commuovono perché nella loro testimonianza «Dio si espone, per così dire, al rischio della libertà dell’uomo».

    (La Stampa, 22 ottobre 2010)

  2. angelonocent ha detto:

    Benedetto XVI: gravissimo attentato nella cattedrale siro-cattolica di Bagdad
    VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=wTxNwi3YG84

    SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI
    BENEDETTO XVI
    ANGELUS

    Piazza San Pietro
    Lunedì, 1° novembre 2010

    Ieri sera, in un gravissimo attentato nella cattedrale siro-cattolica di Bagdad, ci sono state decine di morti e feriti, fra i quali due sacerdoti e un gruppo di fedeli riuniti per la Santa Messa domenicale.

    Prego per le vittime di questa assurda violenza, tanto più feroce in quanto ha colpito persone inermi, raccolte nella casa di Dio, che è casa di amore e di riconciliazione. Esprimo inoltre la mia affettuosa vicinanza alla comunità cristiana, nuovamente colpita, e incoraggio pastori e fedeli tutti ad essere forti e saldi nella speranza.

    Davanti agli efferati episodi di violenza, che continuano a dilaniare le popolazioni del Medio Oriente, vorrei infine rinnovare il mio accorato appello per la pace: essa è dono di Dio, ma è anche il risultato degli sforzi degli uomini di buona volontà, delle istituzioni nazionali e internazionali. Tutti uniscano le loro forze affinché termini ogni violenza!

    E’ DI POCO TEMPO FA:
    https://grcompany.wordpress.com/2010/04/10/aiutooooooooooooo/

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