PER FAR CONTRO IL “NEMICO” UNA BARRIERA – Angelo Nocent

File:Francesco Hayez 025.jpg

Francesco Hayez, Pensiero Malinconico (1842)
Collezione privata, Milano

Oggi è il 4 Novembre, una data che ai giovani dice poco e nulla. Mi sovviene la CANZONE DEL PIAVE che mi hanno fatto imparare alle elementari tanti anni fa. Con il senno di poi (milioni di morti per che cosa?!), si tratta di un testo discutibilissimo. Ma c’è una frase della canzone che si può recuperare:  “…per far contro il nemico una barriera“. E il nemico numero uno dei nostri tempi è proprio lei: LA MALINCONIA, sulla quale vorrei soffermarmi.

Ma prima, INVITO All’ASCOLTO, almeno per una volta, di questa canzone patriottica: http://www.youtube.com/watch?v=xZ-Ru6YQFu4

Ho aperto questa pagina pensando a Deborath. Ho appena fatto scorrere il suo blog e sento aria di “malinconia”, la stessa che trovo nella stanza di mia figlia e chissà di quanti altri coetanei. Lei avrà certamente i suoi buoni motivi che rispetto. Come li ha mia figlia.  Ma è il pretesto per analizzare un fenomeno diffuso , convinto come sono,  che il parlarne non può fare che bene per capire e per capirsi.

Vado su VIKIPEDIA alla ricerca di una una definizione e la trovo:

  • « La malinconia è la gioia di sentirsi tristi » (Victor Hugo) .
  • La malinconìa è un sentimento che provoca una tristezza costante. La parola deriva dal latino melancholia, cioè altra bile, bile nera, uno dei quattro umori dalle cui combinazioni dipendono, secondo la medicina greca e romana, il carattere e gli stati d’animo delle persone.

Questi “umori”, ovvero liquidi (dal greco ygrós, “umido, bagnato”), proprio in conseguenza delle credenze antiche, significano “stati d’animo” e si ritrovano ancora oggi il carattere melanconico, quello flegmatico (flemmatico), quello sanguigno ed infine quello collerico. Di per sé quindi ciascuno dei quattro umori non era una malattia: uno squilibrio che si veniva a creare tra i quattro poteva però condurre alla malattia ed infine alla morte.

Il carattere melancolico era abbinato al clima freddo e secco, l’autunno, ed il suo elemento era la terra. Gli antichi popoli indoeuropei abbinavano a questi quattro umori cicli del creato, come l’alternarsi delle stagioni. Vi è da notare che la medicina ippocratica è perdurata in Europa fino al XIX secolo, un paio di secoli fa: la “moderna” teoria di Carl Gustav Jung sui caratteri e sui temperamenti è dei primi anni del XX secolo.

La melanconia è un “umore nero” non nel senso moderno di rabbia o stizza, ma più intesa come un dolce oblio, una leggera venatura di tristezza che pervadeva il carattere, rendendolo profondo ed orientato alla pace ed all’introspezione. Ancora oggi riconosciamo agli artisti un carattere prevalentemente melanconico, proprio per questo capace di cogliere gli aspetti della vita che sfuggono ai più audaci ed irruenti.

La malinconia è una sorta di tristezza di fondo, a volte inconsapevole, che porta un soggetto al vivere passivamente, senza prendere iniziative, adattandosi agli avvenimenti esterni con la convinzione che non lo riguardino o che in essi non possa avervi un ruolo determinante.

Si potrebbe definire come il desiderio, in fondo all’anima, di una cosa, di una patria, di una persona mai conosciuta o di un amore che non si è mai avuto, ma di cui si sente dolorosamente la mancanza o per raggiungere i quali non ci si sente all’altezza.

La malinconia si manifesta in espressioni del viso e in atteggiamenti indolenti che caratterizzano spesso l’intera esistenza di un individuo.”

Soddisfatto? Per nulla. Detto ciò, siamo al punto di partenza: diagnosticato superficialmente il fenomeno,  bisognerebbe proporre la terapia, supposto che esista. Sono sicuro che, se la conoscessi, potrei essere candidato al Nobel.

Prima di rivolgermi a psicologi e psicanalisti, preferisco attingerea una canzone di LUCA CARBONI che fotografa il fenomeno dalla sua angolazione:

“La malinconia ha le onde come il mare ti fa andare e poi tornare
ti culla dolcemente
la malinconia si balla come un lento la puoi stringere in silenzio
e sentire tutto dentro
è sentirsi vicini e anche lontani è viaggiare stando fermi
è vivere altre vite
è sentirsi in volo dentro gli aereoplani sulle navi illuminate
sui treni che vedi passare

ha la luce calda e rossa di un tramonto
di un giorno ferito che non vuole morire mai

sembra quasi la felicità, sembra quasi l’anima che va
il sogno che si mischia alla realtà
puoi scambiarla per tristezza ma e’ solo l’anima che sa
che anche il dolore servirà

e si ferma un attimo a consolare il pianto
del mondo ferito che non vuol morire mai

e perdersi tra le dune del deserto tra le onde in mare aperto
anche dentro questa città
e sentire che tutto si può perdonare, che tutto è sempre uguale
cioè che tutto può cambiare
è stare in silenzio ad ascoltare e sentire che può esere dolce
un giorno anche morire

nella luce calda e rossa di un tramonto
di un giorno ferito che non vuole morire mai

sembra quasi la felicità sembra quasi l’anima che va
il sogno che si mischia alla realtà
puoi scambiarla per tristezza ma è solo l’anima che sa
che anche il dolore passerà

e si ferma un attimo a consolare il pianto
di un amore ferito che non vuole morire mai.”

Da cristiano, avrei una biblioteca di citazioni e suggerimenti spirituali da distribuire gratuitamente. Ma farebbero presa?

UNA RAGAZZA HA SCRITTO: “se si ama senza essere amati il cuore impazzisce, ti senti sola e sai che non ce via che ti porti da lui, la vita sfugge e i ricordi ti schiacciano come macinii,e tu soffochi lentamente senza che qualquno si accorga di te.

UN CERTO CIABY la pensa così:

Solitudine deliziosa e bugiarda
trasparenza di cristalli di vetro
nascosti da un paravento di luce
filtrano in essa odio e amore
alla ricerca di un tempo che fù o verrà
Incoscio del proprio Io
falsamente ricoperto di lacrime.

Valli a capire! Ma è bene parlarne. Dalla malinconia alla depressione il passo è breve. Epperò faticosissimo uscirne.

Tristezza-Maliconia dell’Espressionista Laura Tedeschi

Sul fronte del Piave c’era anche il numero uno della nostra COMPAGNIA…:il militare Erminio Pampuri (SAN RICCARDO), allora studente universitario di medicina, assegnato al Corpo di Sanità.

Nello zanio portava sempre il Vangelo, Le Lettere di San Paolo e l’Imitazione di Cristo. Orfano di madre a due anni e di padre a 10, nel 1916, un anno prima di essere arruolato, aveva perso sul fronte il fratello Achille …

SAN RICCARDO biografia

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9 risposte a PER FAR CONTRO IL “NEMICO” UNA BARRIERA – Angelo Nocent

  1. Deborath ha detto:

    Caro Angelo, non scusarti se mi citi, so benissimo che il mio blog è pubblico e so anche che questo è uno dei tuoi modi per scuotermi, però, credo che per me questo sia il tempo del silenzio…
    Proprio l’altro ieri è morto mio cugino, a lui ero legatissima ed era da qualche tempo che sapevamo che era questione di giorni…
    Sì, è vero, può darsi, la mia, a volte, è malinconia, ma in questo periodo è tristezza pura, è rabbia, è sentimento di sconfitta, è dolore…
    Questo per me è il tempo del silenzio, è il tempo di stare così, perchè, come ti ho già detto, non sono in grado di aiutare nessuno quando sto in questo stato, ti chiedo solo di capirmi se puoi…
    Ti ringrazio, comunque, per il tuo passaggio dal mio blog e ti chiedo scusa se posso apparire fredda e scostante, ma sai che sono trasparente e che non amo indossare inutili maschere…
    Un abbraccio e a presto…

  2. lucetta ha detto:

    Noi ti aspetteremo Debby con pazienza e pregando per te. Intanto un piccolo passetto l’hai fatto. Sei riuscita a fare capolino nel tuo blog e in quello degli amici. Sentici vicini…anche se già te l’ho detto, te lo ripeto qui nel blog di Angelo che ce l’ha messa veramente tutta per strapparti un sorriso.

  3. angelonocent ha detto:

    In pochi tratti e con grande lucidità, hai disegnato i tuoi stati d’animo: malinconia, tristezza pura, rabbia, sconfitta, dolore…tutti ingredienti che, amalgamati, formano una miscela esplosiva. Quando siamo così, è come se fossimo imbottiti di tritolo e può bastare un nonnulla per farci saltare in aria.

    Questo stato d’animo produce potenti tossine che danneggiano anche le zone sane psico-somatiche. Nulla andrebbe sottovalutato ma presa ogni precauzione per ristabilire l’equilibrio metabolico. Si trattasse di una mano, di un piede…daremmo per scontato che le infezioni vanno bloccate sia con gli antibiotichi che con interventi chirurgici. Malauguratamente siamo portati a sorvolare sulle degenerazioni del tessuto spirituale.

    Tu confidi nel tempo che, secondo te, trascorso nel silenzio, si fa medicina. Ma non bisogna nascondersi che il tempo sa anche far incancrenire e degenerare le situazioni fino al punto di non ritorno.

    Il lutto è l’ultima botta in testa che ti è giunta. Ma ogni giornata riserva le sue sorprese e il gioco potrebbe non avere fine o, al massimo, concedere delle brevi schiarite, per ricondurre poi nuovamente nella valle oscura.

    Lucetta suggerisce di pregare e, come tanti altri, anch’io ci sto perché non disponiamo di altro. Non che sia poco, intendiamoci, ma ci piacerebbe disporre di parole risolutive tipo “alzati e cammina”.

    Viviamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non tutti abbiamo il medesimo orizzonte. Ci sono persone al mondo che sanno dare al dolore le parole che esige. Seguo con attenzione gli scritti del Prof. Eugenio Borgna che ho citato anch in qualche articolo pubblicato e riportato anche sul blog ANIMA MEA. Il noto psichiatra da qualche parte ci svela cosa accade nel segreto di chi soffre:
    “Il dolore che non parla,
    a un cuore troppo affranto
    sussurra bensì l’ordine di schiantarsi”.

    Ciò significa che il dolore muto non scherza: stimola pensieri suicidi.

    Vorrei avere la capacità di captare oltre il sentire comune ma devo accontentarmi di usare le parole di altri, migliori di me, che, messe in sintonia con il divino, possono risultare terapeutiche se vengono immagazinate e custodite nel cuore di chi si trova in simili frangenti.

    – La vecchia e rinomata Scuola Medica Salernitana suggeriva questa ricetta: “ Se ti mancano i medici, ti giovi questa medicina: mente lieta, quiete e dieta giusta”.
    – Diceva quel brav’uomo di La Fontaine: “Spesso si incontra il nostro destino sulla strada presa per evitarlo”.
    – E Madre Teresa di Calcutta: “E’ meglio accendere una candela che maledire l’oscurità”.
    – C’è anche un proverbio cinese che fa al caso nostro: “E’ difficile acchiappare un gatto nero in una stanza buia, soprattutto quando non c’è”.
    – Fédéric Dard diceva: “Gli altri fanno quello che vogliono delle tue parole, mentre sono sconcertati dai tuoi silenzi”.

    Il ricettario odierno finisce qui, con la consapevolezza del limite che mi suggerisce la saggia Susanna Tamaro: “Ogni volta che vuoi giudicare qualcuno, cammina prima per tre lune nei suoi mocassini”.

    Epperò bisogna anche mobilitarsi “PER FAR CONTRO IL “NEMICO” – LA MALINCONICA SOLITUDINE – UNA BARRIERA”.

  4. silvia ha detto:

    Ciao Deborath.Ti penso e ti auguro con tutto il cuore di ricevere la Luce e la Forza necessaria per continuare il cammino.
    Unisco la mia misera preghiera a quella di Lucetta e di Angelo e …alla tua, anche se nascosta e silenziosa!
    Anch’io aspetto di rivedere il tuo sorriso…

  5. Deborath ha detto:

    Cari amici, vi ringrazio per le vostre parole, vi sento vicini e questo mi aiuta…
    Vi stringo tutti al mio cuore…
    A presto…

    • silvia ha detto:

      Carissima Deborath, da tempo non comunichiamo.Ho provato a scrivere nel tuo blogh ma non ho trovato il modo.
      Ci e mi manchi.
      Sei una persona speciale e …come va, ora, con la malinconia?
      Io credo che qualcosa di bello nella tua vita ci sia e che ci puoi ancora rallegrare con il tuo sorriso.
      Angelo è fuori per motivi suoi, credo di famiglia, e la sua assenza si sente. La CDGR peraltro deve continuare a vivere. Ora è un tempo forte, è ancora l’Avvento, ancora di è dato di prepararci ad accogliere il Signore che viene.
      Di vedere e seguire una Stella che ci guida a Betlemme. In cammino con Maria, in trepida ,faticosa, dolorosa e gioiosa attesa dell’Evento.
      Ciao Deborath, un pensiero a te e a tutti della CDGR. Buon Avvento!

      • Angelo ha detto:

        Eccomi qui, dal Giappone – AKASHI-City, pieno di problemi con internet ma sempre, SEMPRE, in comunione…

        Brava Silvia, incoraggia la Compagnia…
        Una Novena di Natale INSIEME perché il Signore ci indichi le Sue vie e i Suoi progetti.

      • Deborath ha detto:

        Mia cara Silvia, grazie infinite per il pensiero…
        Sto un pò meglio, ho ripreso i miei impegni in parrocchia, tra i miei bambini e questo mi aiuta molto: il fatto di stare lontana dall’ambito che sento più mio mi ha fatto spegnere piano piano…
        E’ vero, forse avrei dovuto trovare altri sbocchi, mi sono anche impegnata in altro, ma non era la stessa cosa per me…
        Stare lì con loro, parlar loro di Gesù, cercare di dar loro un giusto indirizzo per affrontare al meglio la loro vita, senza sprecarla, è questo quello che sento mio, è come se fosse, per me, una seconda pelle, è come se fosse una veste che mi è stata cucita addosso, credo che sia quello il mio posto nella storia: seduta in semicerchio con i miei bambini a testimoniare la mia esperienza di Cristo Risorto e sempre presente nella mia vita…
        Aiutarli a capire che Lui è presente anche nella loro: basta seperlo cercare e Lui si farà trovare…
        Lo incontreranno e Lui cambierà la loro vita per sempre…
        Sto meglio, Silvia, ora che sono al mio “posto”…
        Ti abbraccio forte forte e ti ringrazio per il pensiero, sei molto cara…

        P. S. Mi sembra strano che tu non sia riuscita a scrivere nel mio blog…
        Ti metto qui l’indirizzo nuovo, ora sono su WP:

        http://icoloridellanima1978.wordpress.com/

        Basta solo che vai sotto la data di pubblicazione del post che vuoi commentare, clicchi su commenti e lì puoi scrivere tutto ciò che vuoi, se vuoi anche avere sulla tua mail i miei aggiornamenti, prima di inviare il commento, spunti le 2 caselline che trovi sotto la finestrella del commento e il gioco è fatto…
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        A presto…

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