A proposito di SAN PAOLO MIKI S.J. ed i suoi 24 Compagni martiri (+1597)

  File:Sakurajima from kagoshima.jpg
  Il Sakurajima, vulcano attivo, visto da Kagoshima.
 
La prima comunità cattolica del Giappone fu fondata a Kagoshima nel 1549 da S. Francesco Saverio (+1552), giuntovi da Goa (India) con due confratelli e un neofita, il nobile guerriero Anjiro, che aveva ricevuto il battesimo con un suo amico e un suo servo. In due anni il Saverio fondò altre comunità nell’isola Hirado, a Bungo, a Yamagushi, da cui il cristianesimo si diffuse in altri centri, compresa la capitale Miyako, con il favore dei rispettivi signori feudali. 

Per oltre quarant’anni il cristianesimo, godendo di ampia libertà, continuò la sua marcia, facilitata dalle conversioni collettive, proprie del sistema feudale, in cui i sudditi seguono facilmente l’esempio dei propri signori. Nel 1587 i cattolici avevano raggiunto la cifra di 205.000 unità, ed erano assistiti da 43 sacerdoti, coadiuvati da altri 73 tra chierici e fratelli, 47 dei quali giapponesi. 

File:Toyotomi hideyoshi.jpg

Il primo editto di persecuzione contro di loro fu emanato il 24-7-1587 da Toyotomi Hideyoshi (+1598), luogotenente generale dell’imperatore, nonostante avesse ricevuto, di ritorno dalla visita a Roma a papa Gregorio XIII, l’ambasciata di quattro giovani principi giapponesi organizzata dai Gesuiti nel 1582-84. Non pare che egli ne abbia esasperata l’esecuzione, perché la Compagnia di Gesù continuò ad esercitare il suo apostolato con frutto tra il popolo, insieme con i Francescani giunti nel 1593 dalle Filippine, tuttavia pose le premesse per le successive sanguinose persecuzioni. Sembra che fossero diverse le cause del primo bando: il rifiuto da parte dei Gesuiti di una nave per la spedizione militare giapponese in Corea; l’opposizione delle vergini cristiane a diventare le concubine dell’imperatore; il timore, esagerato dai bonzi, dell’influsso straniero in seguito all’aumento dei cattolici. Ma quello che nel 1597 provocò un altro decreto di persecuzione, questa volta generale, furono le fantasticherie con cui il comandante spagnuolo della nave San Filippo, urtò la suscettibilità del dissoluto imperatore Taikosama Hideyoshi, uccisore del suo predecessore, Oda Nobunaga (+1582).

Nel luglio del 1596 la San Filippo, in viaggio da Manila al Messico con 240 passeggeri a bordo, fu sbattuta dalla tempesta sulle coste del Giappone. Nella sosta, il capitano, avendo veduto un mappamondo, si millantò delle terre che nei due emisferi erano soggette al re di Spagna Filippo II. Mashita, ministro dell’imperatore, gli chiese meravigliato come avesse fatto un solo uomo a diventare padrone di mezzo mondo. Il mentitore asserì che i sovrani spagnuoli in un determinato paese prima mandavano i religiosi a convertire il popolo alla fede, e poi facevano intervenire le truppe per completarne la sottomissione. L’imperatore, da principio favorevole ai cristiani, appena ne fu avvertito, s’insospettì dell’apostolato dei gesuiti e dei francescani e, temendo che si affaticassero soltanto per ingrandire i loro sovrani, 1’8-11-1596 ordinò ai governatori di Osaka e Miyako di fare arrestare tutti i religiosi che vi si trovavano.

 

I perseguitati riuscirono a disperdersi in tempo per le campagne, fatta eccezione di tre gesuiti, sei francescani e diciassette loro Terziari. I Gesuiti, residenti a Osaka, furono: 

  1. Giovanni Soan, sacrestano e catechista, nato nell’isola di Goto (Giappone) nel 1578 da genitori cattolici. Era entrato nella Compagnia di Gesù poco tempo prima il suo arresto.
  2. Giacomo Kisai, catechista, nato nel 1533 a Bingen (Giappone). Abbandonato dalla moglie, nella casa dei gesuiti esercitava l’ospitalità secondo il costume giapponese.
  3. Paolo Miki, alla vigilia della Messa, nato nel 1563 a Giamashivo, nel regno di Ava (Giappone), da nobile famiglia cattolica. Allievo dei Gesuiti dagli undici anni, a ventidue era stato ammesso nella Compagnia di Gesù in cui rifulse per l’osservanza delle regole. Fu il più celebre predicatore gesuita in Giappone. 

I francescani furono: 

  1. P. Pierbattista, Commissario dei Frati Minori, nato a Santo Stefano, presso Avila, nel 1542. Fu in Spagna predicatore, guardiano e lettore di filosofia, poi missionario nel Messico (1581) e nelle Filippine (1583). Inviato da Manila come ambasciatore e missionario in Giappone (1593), fu ben accolto dall’imperatore e poté fondare tre conventi e due ospedali. Dotato del dono dei miracoli, nella festa di Pentecoste guarì una giovanotta lebbrosa.
  2. Francesco da San Michele, fratello laico, nato da nobili genitori alla Parilla, nella diocesi di Valenza. Dotato del dono delle lingue e dei miracoli operò in Giappone più conversioni degli altri suoi compagni.
  3. Francesco Blanco, sacerdote di vita austera, nato a Orense, nella Galizia.
  4. Gonzales Garcia, fratello laico, nato da genitori portoghesi nel 1557 a Vasai (Bombay). Per amore della povertà rinunciò al commercio. Siccome sapeva bene il giapponese fece da interprete al P. Pierbattista nella sua ambasciata a Taicosama.
  5. Filippo Las Casas, chierico, nato nel 1572 nel Messico, da genitori spagnuoli. Per i suoi disordini fu cacciato di casa. Pentito, aveva vestito l’abito francescano, ma non perseverò. Dopo aver condotto ancora una vita disordinata, a Manila si fece di nuovo francescano. Giunse a Miyako al momento degli arresti.
  6. Martino d’Aguirre, sacerdote, nato nel 1566 nel castello di Vergara presso Pamplona. Aveva esercitato le funzioni di predicatore e di professore di teologia e conosceva bene la lingua giapponese.

I Terziari Francescani, tutti giapponesi, furono:

  1.  Paolo Suzuki, direttore dell’ospedale di San Giuseppe in Miyako;
  2. Gabriele Duizko, convertito da Golzales Garcia, devotissimo dell’Eucarestia e della Passione di Gesù;
  3. Giovanni Kuizuya, di Miyako, convcrtito con la moglie e il figlio lo stesso anno del martirio;
  4. Tommaso Idanki, di Miyako, soccorritore dei poveri;
  5. Francesco Medico, di Miyako, medico di professione e scrittore di opuscoli in difesa della fede;
  6. Michele Kozaki, soccorritore dei poveri e dei malati nella propria casa;
  7. Tommaso Kozaki, figlio del precedente, quattordicenne, servitore dei muratori nella costruzione della chiesa e del convento di Miyako;
  8. 8) Gioacchino Sakiye, di Osaka, convertito dalla moglie, cuoco dell’ospedale e dei frati;
  9. Bonaventura di Miyako, fatto battezzare dal padre ancora bambino e cresciuto dalla madre idolatra tra i bonzi per vent’anni;
  10. Cosimo Takia, catechista, di nobile famiglia della provincia di Oari;
  11. Leone Garasuma, catechista e interprete di nobile famiglia coreana, di vita austerissima, convertito da Cosimo Takia;
  12. Mattia di Miyako, che spontaneamente si offrì a sostituire un altro Mattia assente perché provveditore del convento;
  13. Antonio di Nagasaki, chierichetto tredicenne, di padre cinese e madre giapponese;
  14. Paolo Ibarkhi, di Oari, catechista, fratello uterino di Leone Garasuma;
  15. Luigi Ibarkhi, nipote dei precedenti, dodicenne, servitorello del convento;<
  16. Pietro Sukezico, cristiano di antica data, incaricato dal P. Organtino di Sakai di seguire i prigionieri e assisterli nelle loro necessità;
  17. Francesco Fhaelante, di Miyako, calzolaio, che si associò al precedente nella cura dei prigionieri. Questi ultimi due non erano compresi nella sentenza di condanna. Furono aggregati agli altri martiri dal comandante appena seppe che erano anch’essi cristiani, stanco di vederseli tra i piedi.

 File:ToyokuniJinja.jpg

Il tempio shintoista di Toyokuni (Kyōto), dedicato a Hideyoshi   

All’inizio del 1597 gli arrestati furono condotti tutti sulla piazza di Miyako con le mani legate dietro la schiena. Colà fu loro tagliato un pezzo dell’orecchio sinistro, non avendo voluto il governatore Xibungo che, secondo la sentenza dell’imperatore, fossero recise ad essi entrambe le orecchie e mozzato il naso. In seguito i prigionieri, grondanti sangue, furono fatti salire a gruppi di tre sopra delle carrette e condotti come malfattori per le vie della città. Li precedeva una guardia che recava sopra un’asta scritto il motivo della loro condanna: “Perché costoro, venuti dalle Filippine con titolo di ambasciatori, si trattenevano in Miyako predicando la legge dei cristiani, che io proibii gli anni passati rigorosamente, e hanno fabbricato la chiesa e fatto scortesie, comando che siano crocifissi a Nagasaki insieme con i giapponesi che si fecero della loro legge”.

La popolazione, in un mesto silenzio, mostrò simpatia per quelle vittime innocenti che pregavano insieme e andavano serene alla morte. Soprattutto i tre fanciulli che cantavano ad una voce le orazioni che sapevano, eccitarono la compassione anche dei più insensibili spettatori. Qualche cristiano sollecitò dalle guardie il favore di salire sulle carrette, ma esse non osarono oltrepassare gli ordini che avevano ricevuto.

 L’imperatore aveva disposto che il viaggio da Miyako a Nagasaki, di circa 450 miglia, fosse fatto a cavallo e a piedi, sia per intimidire il popolo che per aumentare le sofferenze ai confessori della fede. Lungo il percorso, che durò ventisei giorni al freddo e alla pioggia, le popolazioni si mostrarono ovunque sollecite di procurare loro qualche sollievo.

 Il 1-2-1597 arrivarono a Korazu. Paolo Miki incontrò un gentiluomo che conosceva molto intimamente, tentò di convertirlo, ma invano. Il comandante della città tentò di fare apostatare due dei fanciulli, Luigi e Antonio, ma non ebbe successo. Vedendo che i prigionieri preferivano morire anziché rinnegare la propria fede, scrisse a Nagasaki, perché fossero innalzate cinquanta croci sulla pubblica piazza.

 Alla notizia, diversi cristiani si lusingavano di essere associati ai martiri gloriosi. Dalla città di Fakata il P. Pierbattista e Paolo Miki trovarono la maniera d’inviare due lettere, l’una al P. Gomez. viceprovinciale, e l’altra al P. Antonio di Nagasaki, perché provvedessero ad assicurare loro la recezione dei sacramenti. Furono mandati al loro incontro a Konoki, il 4 febbraio, i Padri Francesco Passio e Giovanni Rodriguez, con il permesso del governatore di Nagasaki, Fazamburo.

Il comandante concesse loro di confessare i prigionieri, ma non di celebrare la Messa e comunicarli. Il P. Pierbattista domandò allora perdono ai Gesuiti di non aver seguito con maggior prudenza le prescrizioni di Mons. Martinez, loro vescovo in Giappone, e di essersi attenuto piuttosto alle istruzioni ricevute a Manila.

 A Nagasaki, frattanto, dove i portoghesi avevano manifestato il loro malumore e il governatore temeva una sollevazione della popolazione, furono fatte trasportare soltanto ventisei croci sopra una collina.

 Il 5 febbraio i prigionieri giunsero per mare a un piccolo molo non lontano dall’eremitaggio di San Lazzaro. Vi si recarono a piedi e là i Padri Gesuiti comunicarono loro che si avvicinava l’ora dell’esecuzione. Si confessarono ancora una volta e poi si diressero verso la collina in faccia al mare, dove, in un recinto, erano state erette le croci. Al loro passaggio i cristiani si prostrarono raccomandandosi alle loro preghiere. Tra la moltitudine accorsa molti piangevano.

Di tanto in tanto si udivano dei pagani esclamare: “Che delitti hanno commesso questi stranieri? Qua dovevano finire tanti onori resi loro a Taikosama in Nangoia?”. Commovente fu l’incontro dei genitori e dei parenti con i condannati alla crocifissione.

 Antonio di Nagasaki rispose ai suoi, che gli promettevano grandi beni se avesse rinunciato alla fede cattolica: “Le cose che voi mi promettete sono tutte temporali: quelle che mi promette il mio Gesù sono eterne”. Appena i condannati a morte scorsero le croci che portavano scritto i loro nomi, s’inginocchiarono davanti ad esse e le baciarono. Ciascuno fu legato vestito a quella che gli era stata assegnata e tutti contemporaneamente furono sollevati in alto, fatti degno spettacolo non solo agli uomini, ma anche agli angeli.

Luigi Ibarki era andato in cerca della sua di corsa e vi si era steso sopra, mansueto come un agnello, lietamente gridando: “Paradiso! Paradiso!” Al comando di Azamburo quattro guardie impugnarono le lance, il P. Pierbattista intonò allora il Benedictus e tutti lo terminarono insieme con un coraggio e una pietà che intenerì gli stessi pagani presenti persino alle finestre delle case circostanti.

Il piccolo Antonio per conto suo intonò il salmo: “Lodate, fanciulli, il Signore>”, al quale fecero eco gli altri due suoi compagni fino alla fine, Tommaso e Luigi.

Il primo ad essere ucciso da due colpi di lancia fu Filippo Las Casas, l’ultimo il P. Pierbattista. Costui non era ancora morto quando una donna pagana, priva della loquela, gli fu condotta dinanzi. A contatto della croce da cui egli pendeva, ella riacquistò ad un tratto la favella. Credente in Dio, ella medesima gli chiese il battesimo, che il martire gli amministrò con la mano lasciatagli libera dai lacci che stringevano al patibolo.

Paolo Miki tra i tormenti predicò fino all’ultimo con una straordinaria eloquenza e terminò con una fervente preghiera per i suoi carnefici e la conversione di tutti i giapponesi.

Quando tutti furono trafitti, i cristiani fecero irruzione nel recinto per soddisfare la loro devozione e raccogliere con pannolini il sangue di quei martiri, che Urbano VIII beatificò nel 1627 e Pio IX canonizzò 1’8-6-1862.

Per oltre sessanta giorni gli uccelli di rapina rispettarono i loro corpi spiranti un fragrante odore percepito dagli stessi pagani. Quello del P. Pierbattista fu più volte visto discendere dalla croce, recarsi nella chiesa di Nagasaki e celebrare la Messa servita in veste bianca da Antonio tra il canto di schiere angeliche. Per invitare alla fede i pagani, Dio permise che attorno al capo dei martiri apparisse più volte un’aureola di luce e che dal cielo scendessero su ciascuno di loro globi di fuoco. Testimoni oculari affermarono pure che il corpo di P. Pierbattista, sessantadue giorni dopo la morte, si mosse alla presenza d’innumerevoli giapponesi e che dalle sue ferite sgorgò, come già al terzo giorno dopo la morte, copiosissimo sangue.

 Sac. Guido Pettinati SSP, I Santi canonizzati del giorno, vol. 2, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 104-109.

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9 risposte a A proposito di SAN PAOLO MIKI S.J. ed i suoi 24 Compagni martiri (+1597)

  1. lucetta ha detto:

    Quando penso a questi martiri ed anche a quelli che attualmente hanno dato la vita per la fede, mi chiedo se ne sarei capace. Sinceramente non lo so. Dovrei trovarmi in una situazione del genere per vedere la mia reazione.
    Ho letto questo scritto:
    “Consacrarsi a Dio nel servizio delle persone più abbandonate della terra!
    Non è questo, un andare al martirio? Sì, senza dubbio. Un santo Padre dice
    che chiunque si dà a Dio per servire il prossimo, e soffre volentieri tutto quello
    che vi incontra di difficoltoso, è un martire.
    I martiri hanno sofferto più di loro?
    No, certamente, perché avere la testa troncata è un male che passa presto.

    Perfezione evangelica – S. Vincenzo de’ Paoli

  2. angelonocent ha detto:

    Quando penso a Teresa di Gesù bambino, patrona delle missioni, vissuta in un contesto ostico e pieno di incomprensioni nei suoi confronti…
    Un lento martirio del cuore che sanguina e continuare a sorridere…

    Qualcuno ha individuato tre tipi di martirio:

    * MARTIRIO BIANCO, che consiste nell’abbandono di tutto ciò che un uomo ama a causa di Dio
    * MARTIRIO VERDE, che consiste nel liberarsi per mezzo del digiuno e della fatica dai propri desideri malvagi, o nel soffrire angustie di penitenza e conversione
    * MARTIRIO ROSSO, che consiste nel sopportare la Croce o la morte a causa di Gesù Cristo (Omelia irlandese del VII secolo).

    Come vedi, Lucetta, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

  3. lucetta ha detto:

    Grazie per la tua risposta. Allora il mio a volte è un martirio verde, oppure lo definirei un martirio grigio quando sopporto la croce quotidiana, quella che si presenta giornalmente, grande o piccola che sia e che non scelgo io. Ciao Angelo e……AVANTI.

  4. Angelo ha detto:

    Miei cari viaggiatori di internet : Il Signore evidentemente si serve di tutti i mezzi per aprire il nostro cuore e sollevarci stamani mi ero svegliato con un pensiero se un domani avessi un figlio mi piacerebbe dargli un nome di un Santo orientale.. e con mio stupore mi vado ad imbattere in voi che avete scritto da qualche giorno…incredibile.
    Allo stesso momento le vostre parole mi sollevano da un periodo difficile specialmente la tua lucetta ..Angelo Avanti…anche perchè mi chiamo Angelo…
    Pace e Benedizioni a voi Fratelli in Cristo.

    • angelonocent ha detto:

      Caro il mio omonimo,

      la mia nipotina giapponese più grande si chiama AINA ed il papà ha voluto aggiungere anche Maria.
      Il maschietto invece si chiama RIU’ ed il papà ha voluto aggiungergli Riccardo.
      Non sapeva della mia devozione a San Riccardo Pampuri.

      A Milano, quando mia moglie, giapponese, di nome Michie (pr. Miciè), ha chiesto il Battesimo, il parroco le ha detto:
      “Abitualmente a coloro che già non portano il nome di un santo, al Battesimo si usa aggiungere quello di un santo, quale protettore. Io non le metto nessun altro nome: si faccia santa lei, così lo metteremo a qualcun altro”.

      E lei sta mantenendo l’impegno:
      1- perché deve sopportare me;
      2- perché lotta da una vita contro la malattia e dalla sua bocca non ho mai sentito uscire un lamento.

      Oltre a San Paolo Miki, aggiungo qui l’elenco degli altri ventisei giapponesi suoi compagni martiri, corredato da luoghi e date di nascita ed alcune scarne informazioni su ciascuno:
      – PEDRO BAUTISTA BLÁSQUEZ y BLÁSQUEZ, Sacerdote dei Frati Minori Alcantarini, * San Esteban del Valle (Spagna), 24 giugno 1542 – Commissario dei Frati Minori, fu in Spagna predicatore, guardiano e lettore di filosofia, poi missionario nel Messico (1581) e nelle Filippine (1583). Inviato da Manila come ambasciatore e missionario in Giappone (1593), fu ben accolto dall’imperatore e poté fondare tre conventi e due ospedali. Dotato del dono dei miracoli, nella festa di Pentecoste guarì una giovanotta lebbrosa;
      – MARTÍN LOINAZ AMUNABARRO [AGUIRRE] (MARTINO DELL’ASCENSIONE), Sacerdote dei Frati Minori Alcantarini, * Beasain (Spagna), 1566 – nato nel castello di Vergara presso Pamplona, aveva esercitato le funzioni di predicatore e di professore di teologia e conosceva bene la lingua giapponese;
      – FRANCISCO BLANCO, Sacerdote dei Frati Minori Alcantarini, * Monterrey (Spagna), 1567 circa – sacerdote di vita austera;
      93367 – FELIPE LAS CASAS MARTÍNEZ (FILIPPO DI GESU’), Chierico dei Frati Minori Alcantarini, * Città del Messico (Messico), 1571 – nato in Messico da genitori spagnoli, per i suoi disordini fu cacciato di casa. Pentito, vestì l’abito francescano, ma non perseverò. Dopo aver condotto ancora una vita disordinata, a Manila si fece di nuovo francescano, giunse a Miyako proprio al momento degli arresti;
      – GONÇALO GARCIA, Religioso dei Frati Minori Alcantarini, * Bazein (India), 1562 – fratello laico, nato in India da genitori portoghesi, per amore della povertà rinunciò al commercio. Siccome sapeva bene il giapponese fece da interprete al Padre Pierbattista nella sua ambasciata a Taicosama;
      – FRANCISCO ANDRADE (FRANCESCO DI SAN MICHELE), Religioso dei Frati Minori Alcantarini, * La Parrilla (Spagna), 1543 – nato da nobili genitori e dotato del dono delle lingue e dei miracoli, operò in Giappone più conversioni degli altri suoi compagni;
      22700 – PAOLO MIKI, Chierico gesuita, * Setsu-no-Kuni (Giappone), 1564 – di nobile famiglia cattolica, allievo dei Gesuiti dagli undici anni, a ventidue era stato ammesso nella Compagnia di Gesù in cui rifulse per l’osservanza delle regole. Fu il più celebre predicatore gesuita in Giappone;
      91190 – GIOVANNI SOAN, Chierico gesuita, * Gotō-rettō (Giappone), 1578 – sacrestano e catechista, era entrato nella Compagnia di Gesù poco tempo prima il suo arresto;
      – GIACOMO KISAI, Religioso gesuita, * Haga (Giappone), 1533 – catechista, abbandonato dalla moglie, nella casa dei gesuiti esercitava l’ospitalità secondo il costume giapponese;
      – PAOLO SUZUKI, Laico coniugato, terziario francescano, catechista, * Owari (Giappone), 1563 – direttore dell’ospedale di San Giuseppe in Miyako;
      – GABRIELE DUIZKO, Giovane laico, terziario francescano, catechista, * Ise (Giappone), 1577 – convertito da Golzales Garcia, devotissimo dell’Eucarestia e della Passione di Gesù;
      – GIOVANNI KINUYA, Laico, terziario francescano, catechista, * Kyoto (Giappone), 1568 – convcrtito con la moglie e il figlio lo stesso anno del martirio;
      – TOMMASO DANGI, Laico, terziario francescano, catechista, * Kyoto (Giappone), ? – soccorritore dei poveri;
      – FRANCESCO DI MIYACO, Laico, terziario francescano, * Kyoto (Giappone), 1548 – medico di professione e scrittore di opuscoli in difesa della fede;
      – GIOACCHINO SAKAKIBARA, Laico, terziario francescano, * Osaka (Giappone), 1556 – convertito dalla moglie, cuoco dell’ospedale e dei frati;
      – BONAVENTURA DI MIYACO, Laico, terziario francescano, * Kyoto (Giappone), ? – fatto battezzare dal padre ancora bambino e cresciuto dalla madre idolatra tra i bonzi per vent’anni;
      – LEONE KARASUMARU, Laico, terziario francescano, catechista, * Owari (Giappone), ? – catechista e interprete di nobile famiglia coreana, di vita austerissima, convertito da Cosimo Takeya;
      – MATTIA DI MIYAKO, Laico, terziario francescano, * Kyoto (Giappone), ? – spontaneamente si offrì a sostituire un altro Mattia assente perché provveditore del convento;
      93368 – ANTONIO DA NAGASAKI, Bambino, terziario francescano, * Nagasaki (Giappone), 1584 – chierichetto tredicenne, di padre cinese e madre giapponese;
      – PAOLO IBARAKI, Laico, terziario francescano, * Owari (Giappone), ? – catechista, fratello uterino di Leone Garasuma;
      93368 – LUDOVICO IBARAKI, Bambino, terziario francescano, * Owari (Giappone), 1584 – nipote del precedente, appena dodicenne, servitore del convento;
      – MICHELE KOZAKI, Laico coniugato, terziario francescano, * Ise (Giappone), 1551 – soccorritore dei poveri e dei malati nella propria casa;
      93368 – TOMMASO KOZAKI, Bambino, terziario francescano, * Ise (Giappone), 1582 – figlio del precedente, quattordicenne, servitore dei muratori nella costruzione della chiesa e del convento di Miyako;
      – PIETRO SUKEJIRO, Laico, terziario francescano, * Kyoto (Giappone), ? – cristiano di antica data, incaricato da Padre Organtino di Sakai di seguire i prigionieri e assisterli nelle loro necessità;
      – COSIMO TAKEYA, Laico, terziario francescano, * Owari (Giappone), ? – catechista, di nobile famiglia della provincia di Oari;
      – FRANCESCO KICHI, Laico, terziario francescano, * Kyoto (Giappone), ? – calzolaio, che si associò al precedente nella cura dei prigionieri.

    • silvia ha detto:

      Angelo, avanti …con sincero affetto e PACE E BENEDIZIONI A TE FRATELLO IN CRISTO!

  5. silvia ha detto:

    Forse, si possono aggiungere altri colori..
    NERO, per esempio. Quando accetto – solo per Lui – di vivere, finché Lui non dirà: basta, anche se non vedo luce ma solo un buio sempre più impenetrabile…

    • angelonocent ha detto:

      Io mi adeguerei alla Santa Liturgia che ha sostituito il NERO dei sacri paramenti con il VIOLA.

      Visto che ami il nascondimento, ti si addice. Del resto, in pittura si sostiene che il viola è un colore secondario, in quanto deriva dalla mescolanza dei colori primari blu e rosso.

      Ma ho trovato che ha pure un altro significato che va proprio nella direzione da te desiderata:

      È conosciuto come il colore dello Spirito e, in effetti come sostengono gli studi di Carl Gustav Jung, agisce sull’inconscio dando forza spirituale ed ispirazione.

      Questo colore rappresenta l’unione tra Cielo e Terra, tra Calma e Passione, tra Saggezza e Amore, tra Blu e Rosso.

      È il colore della Trasmutazione, della metamorfosi, della Conversione.

      Questo colore esprime un’energia pura, atavica: è una forza legata alla vitalità del Rosso e all’intimo accoglimento del Blu.

      La colorazione è un insieme di attesa e di precognizione e come messaggio porta il desiderio di elevazione della coscienza umana fino al raggiungimento del bianco, della pura luce”.

      LA PURA LUCE!
      Non è quanto anela il tuo cuore?

  6. silvia ha detto:

    Grazie Angelo. Sei grande. Sei anche riuscito a farmi sorridere..!
    Sta bene per il viola! Peccato che in questo posto, non si possa scrivere in colori diversi, immagina di vedere scritto in viola!

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