I MARTIRI GIAPPONESI DI NAGASAKI: immagini seicentesche nella chiesa del Gesù

Martirio dei 70 giapponesi ed europei a Nagasaki il 10 novembre  1622

I martiri giapponesi di Nagasaki: immagini seicentesche nella Chiesa del Gesù

Foto di Zeno Colantoni. Per gentile concessine dei padri gesuiti della Chiesa del Gesù. Riproduzione riservata.

 

 Dalla “Storia del martirio dei santi Paolo Miki e compagni” scritta da un autore contemporaneo (Cap. 14, 109-110; Acta Sanctorum Febr. 1, 769)

 

Piantate le croci, fu meraviglioso vedere in tutti quella fortezza alla quale li esortava sia Padre Pasio, sia Padre Rodriguez. Il Padre commissario si mantenne sempre in piedi, quasi senza muoversi, con gli occhi rivolti al cielo.

Fratel Martino cantava alcuni salmi per ringraziare la bontà divina, aggiungendo il versetto: “Mi affido alle tue mani” (Salmo 30, 6). Anche Fratel Francesco Blanco rendeva grazie a Dio ad alta voce.

Fratel Gonsalvo a voce altissima recitava il Padre nostro e l’Ave Maria.

Il nostro fratello Paolo Miki, vedendosi innalzato sul pulpito più onorifico che mai avesse avuto, per prima cosa dichiarò ai presenti di essere giapponese e di appartenere alla Compagnia di Gesù, di morire per aver annunziato il vangelo e di ringraziare Dio per un beneficio così prezioso.

Quindi soggiunse: “Giunto a questo istante, penso che nessuno tra voi creda che voglia tacere la verità. Dichiaro pertanto a voi che non c’è altra via di salvezza, se non quella seguita dai cristiani. Poiché questa mi insegna a perdonare ai nemici e a tutti quelli che mi hanno offeso, io volentieri perdono all’imperatore e a tutti i responsabili della mia morte, e li prego di volersi istruire intorno al battesimo cristiano”.

Si rivolse quindi ai compagni, giunti ormai all’estrema battaglia, e cominciò a dir loro parole di incoraggiamento. Sui volti di tutti appariva una certa letizia, ma in Ludovico era particolare. A lui gridava un altro cristiano che presto sarebbe stato in paradiso, ed egli, con gesti pieni di gioia, delle dita e di tutto il corpo, attirò su di sé gli sguardi di tutti gli spettatori.

Antonio, che stava di fianco a Ludovico, con gli occhi fissi al cielo, dopo aver invocato il santissimo nome di Gesù e di Maria, intonò il salmo Laudate, pueri, Dominum, che aveva imparato a Nagasaki durante l’istruzione catechista; in essa infatti vengono insegnati ai fanciulli alcuni salmi a questo scopo. Altri infine ripetevano: “Gesù! Maria!”, con volto sereno.

Alcuni esortavano anche i circostanti ad una degna vita cristiana; con questi e altri gesti simili dimostravano la loro prontezza di fronte alla morte. Allora quattro carnefici cominciarono ad estrarre dal fodero le spade in uso presso i giapponesi. Alla loro orribile vista tutti i fedeli gridarono: “Gesù! Maria!” e quel che è più, seguì un compassionevole lamento di più persone, che salì fino al cielo. I loro carnefici con un primo e un secondo colpo, in brevissimo tempo, li uccisero.

 

Martirio del Beato Leonardo Kimura con altri quattro cristiani a  Nagasaki il 18 novembre 1619

Martirio dei 70 giapponesi ed europei a Nagasaki il 10 novembre 1622

 

  

 Particolare del Martirio dei 70 giapponesi ed europei a Nagasaki: occidentali tra la folla 
 Martirio di San Paolo Miki e compagni: particolare  

 Particolare del Martirio dei 70 giapponesi ed europei a Nagasaki: martiri decapitati

Martirio di San Paolo Miki e compagni, Giovanni Koto e Giovanni  Kisai in vari periodi in Giappone

Martirio di San Paolo Miki e compagni, Giovanni Koto e Giovanni Kisai in vari periodi in Giappone
  
Particolare del Martirio dei 70 giapponesi ed europei a Nagasaki: persone che assistono al martirio
 
Particolare del Martirio dei 70 giapponesi ed europei a Nagasaki: martiri

 Occidentali tra la folla

Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”

 (Gv12,32).

  Gesu Crocifisso - 01

Di Padre Lino Pedron

Verso il 1550, i giapponesi si lamentavano con s. Francesco Saverio:  

  • “Se Dio è buono, perché non si è rivelato ai giapponesi prima del tuo arrivo?
  • Perché ha tradito i nostri padri, nascondendo loro la conoscenza della verità?
  • Se Dio vuole salvare tutti gli uomini per mezzo di Gesù Cristo perché ha tardato così a lungo a rivelarcelo?”.

 

Nel 1919, il principe ereditario del Giappone Hiro-Hito, volle incontrare il card. Mercier e gli disse: “Ho letto nel vangelo, che Cristo ha comandato ai suoi discepoli di diffondere la sua dottrina in tutto il mondo. Perché allora i discepoli di Gesù non hanno eseguito il suo ordine? Esistono nel mio paese 80 milioni di abitanti, che non hanno mai inteso parlare della vostra religione”.

 Oggi esistono oltre tre miliardi di non cristiani. Ad essi aggiungiamo tutti gli uomini esistiti dall’inizio (milioni di anni fa) fino ad oggi e tutti quelli che esisteranno fino alla fine dell’umanità e non diventeranno mai cristiani.
Che ne sarà di questa moltitudine immensa di uomini, che avranno vissuto e saranno morti “fuori della chiesa”? Come si realizza concretamente la volontà di Dio, nostro salvatore, che vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. (cfr 1 Tm 2,4)?

 Scriveva Jean-Jacques Rousseau nel 1762: “Milioni e milioni di uomini non hanno mai udito parlare di Gesù Cristo!… Ma lo si nega e si sostiene che i nostri missionari vanno ovunque. Si fa presto a dirlo… Voi mi annunciate un Dio nato e morto duemila anni fa, all’altra estremità della terra, in una cittadina sconosciuta, e mi dite che chi non avrà creduto a questo mistero sarà dannato…

Una mano sulla coscienza, e mettetevi al mio posto: debbo io credere, sulla sola vostra testimonianza, a tutte le cose incredibili che voi proclamate?… Se il figlio di un cristiano fa bene a seguire, senza un esame profondo e imparziale, la religione di suo padre, perché un figlio di un turco farà male a seguire parimenti la religione del suo?

Sfido tutti gli intolleranti a rispondere a queste domande qualcosa che non contrasti col buon senso. Sotto la pressione di queste ragioni, alcuni preferiscono fare ingiusto Dio e punire gli innocenti per il peccato dei loro padri, piuttosto che rinunciare al loro barbaro dogma. Altri si tolgono dall’impiccio inviando necessariamente un angelo a istruire chiunque trovandosi in un’ignoranza invincibile, avesse vissuto moralmente bene. Oh, è proprio una bella invenzione un angelo siffatto…”
(Da: Profession de foi du vicaire savoyard, II parte, cap. 6).

La parola di Dio ci insegna che esiste “un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef. 4,6).

  • Il Verbo è “la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9).
  • “La presenza invisibile del Verbo è sparsa ovunque… Per mezzo di lui, tutto è sotto l’influsso dell’economia redentrice…
  • Il Figlio di Dio ha tracciato il segno di croce sopra ogni cosa” (S. Ireneo +200 circa).
  •  “Fuori della chiesa nessuna salvezza”, non ha altro significato che la parola di san Paolo: “Senza la fede è impossibile piacere a Dio”; ossia non esiste salvezza per chi resiste alla verità conosciuta.

È interessante quanto scrive W. Pannemberg, professore protestante di Monaco nel suo libro “Il credo e la fede d’oggi”:

  • “Se Dio si è rivelato appena in Gesù, se solo in lui è apparsa la salvezza per l’umanità, che ne sarà allora di tutti gli uomini che vissero prima che apparisse Cristo, e che avverrà dei molti che non vennero mai a contatto col messaggio cristiano?
  • Che ne sarà infine degli uomini che udirono sì parlare del messaggio di Cristo ma – forse per colpa dei cristiani stessi incaricati della predicazione – non hanno mai incontrato la verità di esso?
  • Tutti questi uomini sono incorsi nella perdizione?
  • Rimangono esclusi per sempre dall’intimità con Dio, che è stata aperta all’umanità da Cristo?
  • A questi interrogativi la fede cristiana risponde no. Questo è il senso della formula della discesa di Cristo agli inferi nella professione di fede. Essa reca in sé questo senso: ciò che in Cristo è stato compiuto per l’umanità, vale anche per gli uomini che non sono mai venuti a contatto con Gesù e col suo messaggio, o che non sono mai riusciti realmente a scorgere la verità della sua figura e della sua storia”. 

 L’umanità e ogni singolo uomo, nel momento stesso della  loro suprema degradazione, sono raggiunti da Cristo salvatore. C’è un’evangelizzazione radicale, esistenziale, universale di tutti gli uomini da parte dello stesso Cristo che annuncia la buona novella e offre realmente la sua meravigliosa salvezza non solamente ai suoi contemporanei, non solo agli innumerevoli uomini che l’incontrano nella chiesa visibile nel corso dei secoli, ma a ciascuno e a tutti gli uomini, quando e dove vivono, soprattutto nel momento della morte.

 

  

La Famiglia Imperiale: sono seduti l’Imperatore Akihito e l’Imperatrice Michiko. Dietro, da sinistra a destra: la Principessa Sayako, il Principe ereditario Naruhito, la Principessa ereditaria Masako, il Principe e la Principessa Akishino.

 

Gesù è veramente il salvatore di tutti gli uomini. Solo così si avvera in modo pieno e totale quanto ha detto Cristo: “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv12,32).

 

Particolare del Martirio dei 70 giapponesi ed europei a Nagasaki: martiri decapitati

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3 risposte a I MARTIRI GIAPPONESI DI NAGASAKI: immagini seicentesche nella chiesa del Gesù

  1. Donatella ha detto:

    Ciao Angelo, mi ha molto commosso il racconto del martirio, soprattutto fa sempre vibrare le corde della mia anima la letizia con cui le anime sante dei martiri di ogni tempo sono andate incontro alla morte nel nome di Dio.Un particolare del dipinto riporta alla perfezione questo stato d’animo:sui volti dei martiri non c’è traccia di paura…
    Ti lascio un forte abbraccio

  2. lucetta ha detto:

    “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”
    (Gv12,32).
    Di tutto il post sono queste le parole su cui mi soffermo. Mi fido ed in esse trovo la consolazione e la risposta alle domande del prof.protestante. Inoltre nei momenti in cui
    siamo tormentati o tentati di mancare di fiducia nella SUA PAROLA consiglio vivamente i globuli di leggere questi pensieri di un santo sacerdote. Abbraccio tutti.
    Lucia

    Ascoltiamo don Dolindo
    Nelle tribolazioni, l’uomo può smarrirsi…
    Vi sono certi momenti della vita nei quali i mali, le sventure, le prove, le angustie incalzano l’una sull’altra senza tregua, e nei quali non si vede alcuna via di uscita. Tutto va storto, tutto va a dispetto, e le preghiere sembrano vane, anzi per maledetta suggestione diabolica sembrano inutili e persino nocive. Si diventa pessimisti e si vede tutto nero, perché nelle pesanti nubi del dolore non si vede neppure la più piccola zona rischiarata, e l’orizzonte è chiuso.
    L’anima si sente tra nemici, e le persone più care le danno fastidio con le stesse parole di conforto che dicono, perché sembrano fuori della realtà, o addirittura appaiono ciniche e finte. La fede, la speranza, l’amore, la preghiera, tutto è come morto in lei; il mondo le appare come un ammasso di violenze, di soprusi, di ingiustizie, e rimane tormentosamente incerta innanzi alla provvidenza di Dio.
    È proprio in questi momenti che l’anima deve maggiormente adorare, amare e benedire Dio, chiudendo completamente gli occhi su tutto quello che l’assilla e confidando in Lui nella più profonda umiltà. Invece di ragionare in quei momenti nei quali proprio la ragione vacilla, deve chiudere gli occhi e pregare confidando.
    Sono momenti preziosi nei quali si può testificare a Dio la propria sudditanza e il proprio filiale omaggio, sono momenti nei quali si ha in mano la penna d’oro per scrivere nel libro della vita l’attivo più bello, e coprire tutto il passivo delle nostre misere azioni; sono momenti nei quali dal cuore diventato selce e percosso dall’angustia, può sprizzare la più bella favilla di amore, apprezzando e lodando Dio, pur sentendolo lontano e severo.
    Che cosa posso capire io, mio Dio, del modo arcano con il quale tu conduci l’anima mia nelle vie dell’eterna gloria? Che cosa posso intendere dei tuoi misteriosi disegni su di me, povero atomo? Tu sai tutto, tu vedi tutto, tu provvedi a tutto, ed io confido nella tua potenza, nella tua sapienza e nel tuo amore, o santissima Trinità! Mi circonda e mi assilla il dolore, ed io non so capirne il perché, la mia povera natura vi ripugna, il mio povero cuore ne geme, ma io so che tutto sta nelle tue provvide ed amorose mani, e confido in te adorandoti ed amandoti.
    Potrei io mai intendere l’ordine del firmamento, la ragione dei suoi urti colossali e l’armonia delle sue silenziose vie, io che ne sono tanto lontano? Potrei intendere io il misterioso mondo dell’infinitesimale, io che ho l’occhio così limitato? La mia vita è un firmamento e un microcosmo, ha le sue linee colossali e le sue invisibili sfumature, io non ho la potenza di abbracciare le prime e penetrare le seconde, e perciò ti adoro profondamente e mi affido alla tua mano potente, alla tua sapienza infinita e al tuo penetrante amore, che guarda le più umili cose come guarda le eccelse.

  3. Donatella ha detto:

    Ciao amico mio, spero che tu stia bene..che il Signore ti accompagni sempre.Ti lascio un forte abbraccio, con affetto

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