POVERTA’ O AMORE ? – Fabiana Guerra o.v.

Santi nel Pontificato di Giovanni Paolo II

Santi consacrati

POVERTA’ O AMORE?

 

Fabiana Guerra o.v.

 

Qualche giorno fa in classe si parlava di San Giovanni Bosco, avevamo già trattato altri santi, le biografie, le azioni da loro compiute più o meno visibili …

I bambini nelle classi quinte della Primaria sono già grandi, ascoltano volentieri, intavolano vere e proprie discussioni alla ricerca della verità, dialogano e pongono tante domande, ma veramente tante, nemmeno i genitori, credo, se lo possano immaginare: la santità li incuriosisce, cercano di comprendere ‘come si fa a diventare santi’: purtroppo loro stessi si rispondono con le parole ascoltate da altri.

Intervengo, sollecitando il confronto, spiegando con gli esempi più semplici ed evangelici possibili. Mi colpisce uno, in particolare a cui fa eco un altro: – Ma come? Possono diventare santi anche gli sposati?

Certo, rispondo. E’ per tutti, la santità. Un po’ sconsolato, ma convinto, un altro commenta: – La differenza la fa la povertà! Per essere santi bisogna essere poveri. Eh, sì, fanno in 2 o 3. Bello sarebbe, se fosse la povertà di spirito, ma non è così. No, l’amore fa i santi, ribatto io.

Ci fermiamo a ragionarci su con le esperienze di santi, sì, ma anche nostre, dei nonni, dei papà, delle mamme, degli insegnanti, di altri ragazzini… Quelle dove il gesto d’amore è davvero gratuito. A me resta la domanda che giro volentieri: ma a forza di parlare sempre di povertà e di poveri, in chiesa, nelle omelie, a catechismo … non è che si inculca proprio questa idea? E cioè che solo così si diventa santi?

Non è la prima volta, e nemmeno la seconda, che mi capita di sentire queste frasi, anche da adulti, sempre un po’ rassegnati, come ad affermare che allora se non siamo poveri come Francesco d’Assisi, non c’è quasi speranza… Ora: senza esasperare l’argomento, credo che una riflessione, faccia sempre bene a tutti. I poveri li avrete sempre con voi, dice Gesù stesso, non potremo certo dire che si sbaglia Lui! A me, per la mia vita, non piace tanto definire gli altri ‘poveri’, perché è come mettersi già nella parte del ‘ricco’ ed è già ‘pericoloso’ questo, a mio avviso. Siamo tutti poveri agli occhi di Dio, per questo Suo Figlio ha detto che non mancheranno mai! Io non mi sento ricca, non lo sono perché ricevo tutto, mi sento povera tra i poveri, spesso seduta per terra a mendicare un altro pane se non è quello materiale … fianco a fianco coi miei fratelli ovunque siano: è sufficiente imparare o farsi insegnare, (meglio!) che basta allargare il cuore su quelli che hai davanti, su quelli vicini, su quelli che il Signore stesso ti mette accanto.

La santa patrona delle missioni, santa Teresa di Gesù Bambino, è una piccola carmelitana mai uscita dalla clausura: ci sarà un senso in tutto questo! La sua avventura di cristiana compiuta, perché santa, si è giocata all’interno non delle 4 mura, ma del mondo che c’era in lei e nelle sue sorelle: l’amore vissuto nel piccolo ha lo stesso valore di quello vissuto nello spazio grande: è della stessa sostanza! Lei lo ha imparato presto che non era affatto diversa dagli altri, fuori o dentro la clausura, non è questione di essere ricchi o poveri, perché siamo tutti poveri. Siamo un bisogno vivente … di Dio. Del resto san Giovanni ce lo dice esplicitamente: Chi non ama il suo fratello che vede, come può amare Dio che non vede? Soprattutto quel verbo: vedere, ci richiama molto alla realtà, concreta, che si può perfino toccare.

Nel Vangelo di Marco, mi piace ascoltare la guarigione della suocera di Pietro, e vedere un Gesù che esce dalla sinagoga (… uscito dalla sinagoga, andò…) e cammina tra la gente, sceglie di farlo, lo chiamano e va: entra nella casa di Simone, guarisce un’ammalata … e l’ansia di chi le voleva bene. E’ un Gesù che esce per sempre dalla sinagoga, luogo del culto, per andare sulle strade, luogo di un altro ‘culto’, quello della vita feriale di tutti: un Gesù che entra nella vita di tutti, nelle case e nel lavoro, (la suocera subito si alza e riprende il suo lavoro …).

Strano messia tenero che si ferma con una donna, che si commuove di fronte al dolore degli amici, che prende in braccio i bambini, si sofferma con l’anziano come col giovane, che ascolta uno di notte, come un altro di giorno, che non fa differenza di persone né di nazionalità: strano davvero per chi se lo immaginava così diverso!

Questo Gesù è il nostro, il Suo cuore dovrebbe diventare il nostro, i suoi sentimenti i nostri … ( Fil 2,5) Per me è rischioso, e a volte, quasi comodo perché scansa altre domande su di sé, questo insistere così spesso nelle omelie, a catechismo e negli incontri, solo sui poveri e sulla povertà dimenticando che Lui è venuto per tutti e per ciascuno nelle sue condizioni di vita.

Anzi, è qui!

Fabiana o.v.

Santi laici

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22 risposte a POVERTA’ O AMORE ? – Fabiana Guerra o.v.

  1. fabiana ha detto:

    Ciao Angelo!
    Finalmente, nelle strade del mondo,
    ti ritrovo!

  2. angelonocent ha detto:

    In un mondo dominato dall’effimero, dall’usa e getta, dall’abbigliamento firmato, dalla telefonia impazzita che non dà tregua, dalle vacanze intelligenti…”madonna povertà” è una campana stonata o una fanciulla senza fascino.

    Povertà o amore?
    Perchè un dilemma? E se POVERTA’ fosse AMORE?

    Il nostro Gesù, come tu dici, è un uomo povero, casto e obbediente. Come sua Madre, del resto.

    Un giorno ha constatato – e i suoi discepoli l’hanno memorizzato e riferito – che le volpi hanno la loro tana, gli uccelli il loro nido, ma che il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo.

    Un altro giorno ha detto ai suoi: mio cibo è fare la volontà del Padre.

    A un giovane ricco che lo interrogava, ha fatto quella proposta radicale riferita da Matteo 19,16-22 :
    “Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?
    Egli rispose: Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti.
    Ed egli chiese: Quali?
    Gesù rispose: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre,ama il prossimo tuo come te stesso.
    Il giovane gli disse: Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?
    Gli disse Gesù: Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi.
    Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze”.

    La tua classe:
    “Un po’ sconsolato, ma convinto, un altro commenta: – La differenza la fa la povertà! Per essere santi bisogna essere poveri. Eh, sì, fanno in 2 o 3.
    Bello sarebbe, se fosse la povertà di spirito, ma non è così. No, l’amore fa i santi, ribatto io. ”

    Hai detto bene: l’amore fa i santi.
    Ma la povertà cosa ci sta a fare?
    A Betlemme, in quel contesto estremo, l’Amore prende carne, pone la Sua tenda nel nostro accampamento. Per amore. Solo per amore.

    Son trascorsi ormai duemila anni. Ma la questione resta ancora aperta. Mi sembra che i bambini della quinta l’abbiano intuito. Come i pastori.

  3. fabiana ha detto:

    Ciao, era
    volutamente provocatoria la domanda.
    La povertà ci sta perché noi siamo poveri, solo Lui è ricco …
    di misericordia.
    Non sono in contrasto.
    Solo non si deve esasperare un aspetto della vita cristiana, tutto qui.
    L’amore dà la vita, in qualsiasi condizione ci troviamo.
    Noi non sappiamo che fine ha fatto il ‘ricco’ ( di giovane non si dice)
    di cui parla il Vangelo:
    il Signore sì.
    E sappiamo tutti che ha infiniti modi per portare a sé un’anima.
    Io ci credo.

  4. msilvia2 ha detto:

    Ciao Angelo.
    mi fa piacere ritrovarti.Anche Fabiana, ovvio.
    Pochi minuti, come sempre: E se POVERTA’ fosse AMORE?
    Mi pare la risposta giusta.L’unica.
    Comprensibile in pienezza solo contemplando il mistero di Gesù povero che ci ha salvati per amore.
    “….dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.”
    Amare sino alla fine. …

  5. Deborath ha detto:

    Angelooo!!!! Che gioia immensa rileggerti ancora!!!!
    Non vedo l’ora che torni a passare dal mio blog, mi mancano i tuoi commenti e le tue riflessioni, sai?
    Mi hai un pò abbandonata ultimamente, uffi!!!!!
    Io ti penso sempre comunque e ti voglio un mondo di bene…
    In riferimento al post, invece, sai cosa mi è vennuto in mente? Una volta in un ritiro un sacerdote ci spiegava che Gesù era povero, ma non era misero: aggiungeva che c’è una netta differenza tra i due termini… I miseri erano coloro che non avevano assolutamente nulla, i miserabili erano coloro che non avevano nè da mangiare, nè da bere, nè da vestirsi!!!!
    Gesù non era un miserabile!!!!!
    Gesù era figlio di un carpentiere e lavorava come carpentiere: all’epoca quello era un buon mestiere, ben retribuito… Gesù aveva un lavoro, aveva una casa, aveva di che mangiare, aveva di che vestirsi (le sue tuniche erano tessute tutte di un pezzo da cima a fondo!!!) Certo, non aveva il di più, ma aveva una vita dignitosissima, non gli mancava nulla!!!!
    E’ importante riflettere su questo…
    Il sacerdote ci faceva anche notare che il fatto di essere ricchi non pregiudica l’entrata nel regno dei cieli: tutto sta nel come si amministrano le ricchezze. Se esse si mettono al servizio anche degli altri o se si sfruttano solo ed unicamente per sè stessi e per portare a sè altre ricchezze a discapito dei fratelli, sfruttando gli altri per il proprio tornaconto personale…
    Tutto sta nelle scelte di vita…
    Si può diventare santi anche da ricchi se si spende la propria vita e se si amministrano i propri beni per aiutare il prossimo!!!
    E’ questa la mia riflessione per oggi, sperando di non essere andata troppo fuori tema!!!
    Un bacio grande a tutti voi, amici cari…

    • fabiana ha detto:

      Ciao Deborath,
      mancavi anche tu a me.
      Sì, era questo che si diceva … grazie.
      La nostra povertà è costitutiva, non è una scelta.
      Riconoscerlo davanti a Dio è la più grande grazia.
      In diocesi, qui, hanno capito tutti: l’articolo è stato pubblicato e ci sono stati molti commenti. Qui non si parla che di poveri e mai si parla di sé, mai.
      Un abbraccio

  6. angelonocent ha detto:

    Fabiana, Deborath,
    dai vostri interventi, come si capisce che siete giovani e che durante il Concilio Vaticano II, mentre tra i Padri Conciliari fermentava e fremeva il concetto di “Chiesa dei poveri“, voi eravate ancora nella mente di Dio. Così non avete avuto la fortuna di partecipare a quell’azione dello Spirito Santo che ha ribaltato posizioni rigide e stagnanti.

    L’AMBIVALENZA O EQUIVOCITA’ DEL CONCETTO DI POVERTA’ SI AVVERTE ANCHE DAI VOSTRI INTERVENTI.

    IL CONCETTO DI ‘POVERO’ nella Bibbia non ha un senso univoco, ma equivoco.

    Povero nella Bibbia significa:
    . cattivo, malvagio (peccato);
    . afflitto, perseguitato;
    . umile, disponibile di fronte al Signore (grazia);
    . l’orfano, la vedova, lo straniero (Deut 24,17-18).

    Nella cultura moderna povero significa:
    . chi non ha un reddito minimo, manca di qualcosa di vitale;
    . chi chiede aiuto;
    . chi è solo;
    . chi è escluso;
    . chi non è riconosciuto.

    Saper individuare il volto di ‘chi’ è povero, anche con metodo e con strumenti scientifici di rilevazione, con una particolare attenzione al territorio, non dimenticando, però, il valore essenziale della relazione e della condivisione, è un compito importante nel lavoro pastorale. E’ per questa ragione che se ne parla tanto, Fabiana.

    LA SCELTA DEI POVERI DELLA PRIMA COMUNITA’ CRISTIANA.
    La prima comunità cristiana riconosce di essere ‘libera davvero’, proprio dalla rinuncia-condivisione dei beni (libertà da mammona) e dalla libertà dal potere.
    E’ vero che il vocabolario sulla povertà negli Atti è ridotto rispetto ai Vangeli e a Paolo; così pure i termini della solidarietà sono concentrati nei sommari.

    Tuttavia, sia in Paolo che negli Atti, il termine ‘koinonia’ esprime la storia nuova della comunità, coniugata in alcune scelte:
    . la comunione dei beni (At 2,42-47; 4,32-35),
    . il servizio delle mense (At 6,1-6),
    . la colletta antiochena per la chiesa della Giudea (At 11, 27-30; 12,25);
    . la grande colletta per Gerusalemme (Gal 2,10; 1Cor 16,1-4; 2Cor 8-9); Rm 15,25-32).

    Se posso dare un suggerimento, sforzatevi di trovare il tempo per ripercorrere gli anni della “NOVELLA PENTECOSTE” invocata da Papa Giovanni XXIII .
    Molti cattolici del Concilio sanno poco e nulla. Quanti hanno letto i documenti conciliari?

    Prendo dalla Caritas della Diocesi di Vicenza.
    Sottotitolo: “L’annuncio e la scelta dei poveri in parrocchia: verso una Chiesa fraterna

    Viene spiegato che la qualità dell’annuncio, la scelta preferenziale per i poveri sono i fondamenti teologici e pastorali della struttura e del cammino della Caritas nelle nostre comunità diocesane e parrocchiali.

    La struttura della Caritas non nasce dalla necessità di ‘gestire’ spazi nella Chiesa e nella società, ma

    . per dar voce in maniera continua, concreta, personale e comunitaria, alla storia di Gesù che venne in mezzo a noi per annunciare ai poveri il Vangelo e che passò in mezzo a noi facendo del bene, fino a dare la sua vita.
    . Per dare voce al Vangelo e per essere tra le persone, in particolare tra chi vive un bisogno con sofferenza, portatori di una Parola, ma anche di un bene, di un dono, la parrocchia ha scelto di diventare anzitutto una casa, un luogo di ascolto, un ‘Centro di ascolto’.

    La parola è bella, anche perché è condivisa nella Chiesa con una ricchezza di significati.

    Il Centro di ascolto richiama l’ascolto della Parola nella comunità e l’ascolto delle parole dei piccoli – per parafrasare un’espressione di don Primo Mazzolari.
    . Il Centro di ascolto
    . indica la voglia di rischiare la condivisione,
    . offre una disponibilità,
    . costruisce il dialogo,
    . richiama al perdono,
    . costruisce la speranza.
    La “qualità dell’annuncio” al Centro di ascolto passa attraverso
    . la “qualità della testimonianza delle parole”,
    . la professionalità delle risposte,
    . l’interesse per l’ascoltatore,
    . la costruzione di una risposta che, anche se non risolutiva, è espressiva di una fraternità.

    Vi scrivo da Kagoshima, estremo sud del Giappone.
    Proprio da queste sponde è partita la missione evangelizzatrice di San Francesco Saverio, proveniente dalla Cina.
    Un milione e settecentomila abitanti ma la natura è rimasta intatta.
    http://www.google.com/images?q=Kagoshima+foto&oe=utf-8&rls=org.mozilla:it:official&client=firefox-a&um=1&ie=UTF-8&source=univ&sa=X&ei=BztrTfmCK4y8vQOwjdHkAg&ved=0CCEQsAQ&biw=1280&bih=603

    In questo periodo ho avuto problemi con internet ed anche poco tempo a disposizione, ma, ma nel mio parlare con Dio, non mi sono dimenticato di nessuno.

    E poi in questo imprevisto anno sabbatico, sto capendo una cosa importante: che il mondo senza di me va avanti lo stesso. Che bello!

    Le parole volano, gli scritti rimangono (a disposizione dei topi). Restano solo la carità e le lacrime.
    Sì, anche le lacrime: “I passi del mio vagare tu li hai contati, le mie lacrime nell’otre tuo raccogli;” (Sal 56,9).

    Appena posso, Deborath, mi soffermerò sul tuo blog che ho appena sbirciato. Intanto salutami la matematica Annamaria.

    Silvia, “amare sino alla fine…”! E’ dura, vero? Ma non siamo soli. Perché siamo amati. E dove c’è peccato, sovrabbonda la Grazia (Romani 5,20)

    Un affettuoso abbraccio a voi e tutti gli altri amici.

    • lucetta ha detto:

      Ho risposto nel mio blog al tuo commento. Sono venuta a salutarti anche qui per leggere i commenti tuoi e dei globuli che vedo riuniti intorno a te. Volevo esserci anch’io in comunione di pensiero e di preghiera. Hanno toccato il mio cuore queste tue parole:….. “in questo imprevisto anno sabbatico, sto capendo una cosa importante: che il mondo senza di me va avanti lo stesso. Che bello!
      Le parole volano, gli scritti rimangono (a disposizione dei topi). Restano solo la carità e le lacrime.Sì, anche le lacrime: “I passi del mio vagare tu li hai contati, le mie lacrime nell’otre tuo raccogli;” (Sal 56,9).”
      Verissimo. Tutti siamo utili e nessuno indispensabile MA abbiamo sempre bisogno gli uni degli altri per non sentirci soli e per essere reciprocamente “lampi di luce e semi di grano buono”

      • Silvia ha detto:

        Cara Lucetta,
        grazie delle tue parole.
        Grazie a Angelo, che anche se lontano, è sempre come tu dici, in comunione.
        Come è vero che ” Restano solo la carità e le lacrime”.

  7. Donatella ha detto:

    Mi sei mancato…ritrovarti mi dà una grande gioia, caro Angelo. Finalmente ho di nuovo con me le tue parole che mi guidano e mi confortano. Chiediamo al Signore di aumentare la nostra capacità di amare per incamminarci sul sentiero della santità…
    Ti abbraccio

  8. Mery ha detto:

    Ciao Fabiana, grazie per le parole che hai scritto sul mio blog.
    Avevo già letto questo articolo e devo dire che non sono totalmente d’accordo.
    Io penso che il problema non sia tanto il “ricco” o il “povero”, io penso solamente che Gesù non possa santificare un sistema monetario che rende gli uomini schiavi oltre che poveri.
    Sulla povertà sono d’accordo con te, siamo tutti poveri. Ma Dio se non sbaglio ha sempre liberato il suo popolo dalla schiavitù, non dalla povertà. Non so se vi siete mai chiesti come e perchè vengono fatti i soldi. Scusate se perdo di vista la parte spirituale, ma le ingiustizie planetarie sono una cosa che ho sempre avuto a cuore e che non riesco a tollerare, per questo ho sempre fatto delle ricerche e il tutto si potrebbe riassumere in un video di 25 minuti. E’ lunghino lo so, ci vuole tempo, ma se riuscite a darci un’occhiatina, basterebbe per prendere coscienza di ciò che è il denaro.
    Ti lascio il link, mi farebbe piacere un vostro giudizio

    • fabiana ha detto:

      Grazie Mery,
      la nostra situazione di Reggio è un po’ particolare, infatti noi non ne possiamo più in tanti, ma mi rendo conto che forse per altred iocesi non è così…
      Sì, ci chiediamo come si fanno i soldi, e anche come li si spendono,
      ma la povertà dell’uomo è costituzionale.
      E accogliere gli altri è evangelico.
      Non è questione di essere giovani o meno, come dice Angelo che ringrazio sempre per la disponiblità.
      Un abbraccio

  9. lucetta ha detto:

    Purtroppo Mery non ci capisco molto di economia…a scuola non la insegnano….forse proprio per non farci capire che il sistema monetario è sempre in mano di pochi che fanno il bello ed il cattivo tempo. Non so dire altro. Ma una resa dei conti davanti a Dio giusto giudice di tutto ci sarà.

  10. angelonocent ha detto:

    EDICOM – economia di comunione

    Beppe Grillo, dopo averci suggestionati, ci fa sentire imbecilli per non esserci accorti di essere manipolati da quattro diabolici farabutti che hanno in mano le sorti dell’economia. E impotenti davanti ai fabbricanti di carta straccia che ci schiavizzano e ci spremono come limoni per alimentare questa macchia infernale.

    Fortunatamente, non hanno in mano anche le sorti del mondo che sono provvidenzialmente in altre, piagate ma potenti, quelle del Crocifisso-Risorto.

    Chiara Lubich, di ritorno da un viaggio in Brasile, ha avvertito profondamente questo problema e poiché turbava le sue giornate e perfino il suo sonno, lo ha fatto studiare da eminenti economisti. Così, pur nella complessità del fenomeno, ha deciso di formulare una proposta pratica, accolta con grande interesse ed il plauso di eminenti personalità, guadagnandosi anche più di una laurea ad honorem. Perché i Santi sono le mani di Dio.

    Io ho raccolto quel messaggio ed ho creato un apposito blog che vedo interessare a molti naviganti.

    LA MIA PRESUNZIONE era di sollecitare l’Ordine Religioso dei Fatebenefrateli – 270 opere nel mondo e 45.000 dipendenti che chiamano collaboratori – a battere questa strada utilizzando il giro di capitali che una rete così consistente di ospedali necessariamente muove ogni giorno. Temo di non esser riuscito a sensibilizzare. Ma non smetto di farlo, quando posso.

    Nella nuova enciclica “Caritas in Veritate” il Papa Benedetto XVI al numero 46 parla anche dell’economia di comunione come una “nuova, ampia realtà che non esclude il profitto, ma lo considera strumento per realizzare finalità umane e sociali”. L’Economia di comunione è un modello d’impresa da sviluppare per una economia più umana.

    In realtà, noi tutti, anche se insignificanti, possiamo dare un piccolo contributo pratico. Trasferendo magari il conticino bancario sulla BANCA ETICA (sede centrale a Padova) che è una banca a tutti gli effetti ma possiede anche un’etica cristiana, cioè evangelica.

    Mi diceva il direttore della filiale di Milano che non farebbe quel mestiere per nessun’altra banca. Puttosto cambierebbe mestiere. Parola di galantumo.

    A chi è interessato, a cominciare da Mery, propongo di soffermarsi sul sito e si accorgerà che esistono altre ricette olre a quelle di Beppe Grillo.
    Visto che guadagna bene, sarebbe bello che il comico genovese s’imbattesse in questa proposta e decidesse di investire così i suoi soldi. Avrebbe un effetto certamente trainante.

    http://fbfedicom.splinder.com/post/16839577/fbf-edicom-economia-di-comunione

  11. Mery ha detto:

    Il mio non era un discorso politico e nemmeno un elogio a Beppe Grillo, è l’unico video che ho trovato che spiega in modo chiaro il sistema monetario.
    Il link mi chiede account e password e non sono riusciuta a leggere. Io potrei anche trasferire il conticino bancario sulla BANCA ETICA ,questo non cambia il fatto che quei soldi provengano da fabbricanti di carta straccia che ci schiavizzano e ci spremono come limoni per alimentare questa macchia infernale. Tutto qui, volevo solo sottolineare che il denaro nasce sporco e anche se poi ognuno di noi ne fa buon uso, è comunque la causa dei mali nel mondo.

    • fabiana ha detto:

      Ma Mery,
      non ciò che fa l’uomo …
      dal di dentro, dice Gesù, dal cuore dell’uomo, nasce il male.
      E’ Vangelo🙂
      Un abbraccio

      • Mery ha detto:

        Si è vero! Ma siccome io condanno il male e anche i soldi, sarà per questo che sono destinata ad essere una poveraccia, condanno anche i ricchi e spero che a Gesù non venga in mente di farli Santi, ecco!🙂

      • fabiana ha detto:

        Mery, sei fantastica! Sei proprio simpatica!🙂
        Con cosa paghi le bollette, la spesa, il blog?…
        Non credo tu condanni i soldi né i ricchi …
        hai le tue idee,
        il Signore altre:
        basta che si incrocino qui e là.
        Se fossi più vicina, sarei un’amica.
        Ciao

  12. angelonocent ha detto:

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  13. SILVIA ha detto:

    FABI BELLISMO POVERTA O AMORE MI SONO MESSA PIANGERE COME UNA BAMBINA DI 5 ANNI

  14. fabiana ha detto:

    Ciao Silvy!
    Lacrime sante!🙂
    Bacino

  15. SILVIA ha detto:

    grazie fabi

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