TEMPO (E NECESSITA’) DI MISERICORDIA – Marina Corradi

Di MARINA CORRADI a casa ho una discreta raccolta cartacea di suoi scritti. In questi giorni FABIANA mi ha segnalato il seguente che trovo utile condividere perché, talvolta la nostra ansia può perdere la “luminosità”  per assumere i toni della malinconia, dello sconforto e della depressione.

Qui l’autrice è come se ci ci proponesse di tuffarci coraggiosamente nei mari di Tahiti, sicura  che  riuscirà anche a noi  di pescare un’ostrica, aprirla e trovarvi dentro una perla nera,  rarità che sul mercato viene venduta in carati, tanto è preziosa.

L’articolo si sviluppa su questo meraviglioso gioiello uscito dalla penna di   Benedetto XVI: “«l’ultima parola sul male dell’uomo e sulla storia di Dio, è della sua misericordia, capace di fare nuove tutte le cose». E’ la perla preziosa di cui parla il Vangelo (Matteo 13, 45-46).

Ma anche Marina Corradi sa usare parole che arrivano al cuore e costringono a guardarci nello specchio della VERITA’ che non umilia nè getta nello sconforto ma ricostruisce e restaura ciò che si è deturpato della nostra immagine originale.

Quale?

Poiché l’immagine perfetta di Dio è Cristo stesso (2 Cor4,4; Col 1,15; Eb 1,3), l’uomo dev’essere a Lui conformato (Rm 8,29) per diventare Figlio del Padre attraverso la potenza dello Spirito Santo (Rm 8,23).

27 marzo 2011

TEMPO (E NECESSITA’) DI MISERICORDIA

Quell’ansia luminosa

Sommersi sempre da un fiume di parole. Dal primo radiogiornale del mattino alla televisione al web, camminiamo ogni giorno come dentro una selva di parole. Noi giornalisti, poi: con questo schermo davanti agli occhi su cui scorrono allineate falangi di parole, e quasi sempre parole di sconfitte, di violenze, di torti; oppure vacue e inutili e chiassose parole, che non dureranno un giorno. Dentro a questa selva ogni tanto però passano rare parole pesanti. Come facce care, tra una folla estranea e distratta. Ciò che ha detto Benedetto XVI venerdì alla Penitenzieria apostolica, per esempio. Parlava ai confessori: conoscere e visitare l’abisso del cuore umano, ha detto, alimenta la certezza che «l’ultima parola sul male dell’uomo e sulla storia di Dio, è della sua misericordia, capace di fare nuove tutte le cose».

Provate a rileggerla, questa frase breve come un dispaccio d’agenzia. Soppesatela: non è inchiostro, ma materia più densa e più antica. L’ultima parola sul male e sulla storia è la misericordia di Dio, che rinnova ogni cosa. Il Papa parla di ciò che avviene nella Penitenza, sacramento oggi desueto e quasi generalmente avversato già per il suo stesso nome. Penitenza? E di che? Noi rivendichiamo, protestiamo, accusiamo – preferibilmente, gli altri – ma quanto ci suona antiquato e sgradevole questo termine che indica un ripensamento su di sé, un’umiltà – un inginocchiarsi. Senonché in questa ostilità epidermica dimentichiamo l’altro lato, e il più grande, del sacramento. Che è la misericordia di Dio; che fa nuovi gli uomini e le loro anime lise.

Questo aspetto ricreatore della misericordia, nell’oblio di molti e anche credenti, a leggerlo nel discorso del Papa si mostra come un motore potente e silenzioso della storia d’Occidente. Perché la storia degli uomini è stata segnata da ogni male: ferocia di assedi e guerre, persecuzioni, stupri. Noi non sappiamo che cosa c’è fra le pietre di ogni nostro augusto palazzo, e cosa hanno visto i selciati e i ponti delle strade millenarie. Ma se sapessimo, potremmo rimanere atterriti; e per reazione diventare disperati, oppure, più facilmente, cinici.

Il fatto è però che sempre ha agito in fondo alla storia dell’Occidente cristiano quel motore occulto e forte: del domandare perdono a Dio, e averne la grazia di ricominciare. Sappiamo bene che molte delle nostre più splendide cattedrali sono sorte anche con donazioni di briganti e di ladri. Ma contemplando Chartres o la cattedrale di Strasburgo, e pensando che sono state fatte con le mani e con gli ori di poveracci come noi, sembra di vedere incisa nella pietra la misericordia di cui parla il Papa; misericordia che crea e rinnova ogni cosa. Che trae, afferma Tommaso, dal male un bene più grande.
Quale grande motore abbiamo avuto, possente, silenzioso, nelle fondamenta, mentre costruivamo la civiltà occidentale e le città che oggi ammiriamo stupiti, senza saperle rifare così belle. Questo tesoro avevamo: come la misericordia di una madre, come la forza di un padre che ogni volta ripete: non disperarti, io ti do la grazia di andare oltre. Ora che ci affermiamo invece creature autonome e senza bisogno di alcun padre, il grande motore gira piano. Gli manca quell’acqua cattiva, direbbe il poeta Charles Peguy, da cui trarne di pura, quell’acqua vecchia da cui trarne di giovane: l’acqua che trasformi le “anime calanti” in “anime sorgenti”.

Sarebbe bello in questa Quaresima ritornare a fidarsi, semplicemente, di ciò che è promesso. Noi superinformati, noi complicati, noi orgogliosi e diffidenti: fidarci ancora, semplicemente.
Basta guardarsi e vedersi, e riconoscere il nostro male, e chiedere perdono. Il resto è grazia, è la misericordia di un Dio che non ripaga secondo la nostra misura, ma ricrea. E sua è l’ultima parola sulla storia, non nostra, non atterrita dalla nostra miseria. Fidarsi ancora, bisognerebbe; e rimettere in moto quel possente motore che, in tutto il nostro male, ricostruisce ogni volta, e afferma un’ansia irriducibile di vita, di un destino buono.

Marina Corradi  ‘ Avvenire ‘

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3 risposte a TEMPO (E NECESSITA’) DI MISERICORDIA – Marina Corradi

  1. Deborath ha detto:

    E’ molto bello questo post e bello sarebbe che i giovani potessero davvero credere nella misericordia di Dio, che riuscissero ad accostarsi al sacramento della riconciliazione con il cuore gioioso e sicuri di ciò che può fare la misericordia di Dio, senza sentirsi accusati, giudicati, ma solo sentendosi profondamente amati, nonostante le loro cadute…
    Ma quanto difficilmente passa questo messaggio e loro quanto difficilmente si accostano a questo dolcissimo sacramento…
    Pensa che ci sono alcuni dei miei bambini del catechismo (II media) che mi dicono che dopo aver fatto la I comunione non si sono più confessati…
    Mio Dio, rabbrividisco quando lo sento, cercando di camuffare quello che provo e cercando di spronarli a coltivare il loro rapporto con Dio, ma mi rendo conto, amaramente, che le mie parole non passano, che nessun discorso fa più presa su di loro…😦
    Li affido alla misericordia di Dio, che possa toccare dolcemente il loro cuore e far sì che loro si possano sempre più innamorare di Lui, della Sua misericordia, del Suo amore…
    Un abbraccio e perdonate la lunghezza e le mie preoccupazioni che finiscono per essere sempre le stesse, purtroppo…
    A presto, Globulini… ♥

    • silvia ha detto:

      ” Misericordia che crea e rinnova ogni cosa. Che trae dal male un bene più grande.”
      E’ un messaggio confortante in questa nostra ORA.In questo tempo di Passione , di Passaggio, di Amore fino alla fine…
      Un pensiero per Deborath: sono stata catechista e ..se tu proponessi ai tuoi ragazzi di fare insieme una liturgia penitenziale in questi giorni, una celebrazione preparata, partecipata, condivisa… una “festa” del perdono. E poi ripeterla periodicamente…Scusa l’ovvietà di quanto dico, mi dispiace troppo che quei ragazzi non sperimentino la pace e la gioia e la forza che sola può far nuove tutte le cose.
      Buona Settimana santa e Santa Pasqua a tutti! 😀 ♥

  2. lucetta ha detto:

    Grazie Silvia, grazie Debby, grazie Angelo, Fabiana e globuli tutti. Pensiamo solo a quanta luce la Passione, morte e RESURREZIONE di Gesù riversi sulle nostre vite e sul significato della sofferenza che le attraversa. Vi abbraccio con questo pensiero nel cuore. Buona settimana santa e BUONA PASQUA

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