COME CONFESSARSI – Angelo Nocent

http://murlo.blogolandia.it/files/2010/03/la-legge-e-uguale-per-tutti.jpg

IL CONFESSIONALE NON E’ UN TRIBUNALE  MA UN AMBULATORIO

GESU’ E’ IL MEDICO

Cristo è tutto per noi:
se vuoi curare una ferita egli è il medico;
se sei riarso dalla febbre, egli è la fonte di acqua fresca;
se sei oppresso dall’iniquità, egli è la giustizia;
se hai bisogno di aiuto, egli è la forza;
se temi la morte, egli è la vita;
se desideri il cielo, egli è la via;
se fuggi le tenebre, egli è la luce;
se cerchi il cibo, egli è l’alimento.
(Ambrogio, Verginità 16,99)

Cristo è il sigillo sulla fronte, è il sigillo
sul cuore:

  • sulla fronte, perchè sempre lo professiamo;

  • sul cuore, perchè sempre lo amiamo;

  • è il sigillo sul braccio, perchè sempre
    operiamo.

  • Risplenda, dunque, la sua immagine nella nostra professione  di fede,

  • risplenda nel nostro amore,

  • risplenda nelle opere e nei  fatti, in modo che, se possibile, tutto l’aspetto di Cristo si  esprima in noi.

  • Sia Lui la nostra testa, perchè la “testa  dell’uomo è Cristo (1 Cor 11,3);

  •  sia Lui il nostro occhio, perchè per mezzo di Lui possiamo vedere  il Padre;

  •  sia Lui la nostra mano destra, perchè per mezzo suo possiamo portare al Padre il nostro sacrificio;

  •  Egli è anche il nostro segno, che è distintivo di perfezione e di amore, poichè il Padre ha segnato con il suo segno il  figlio che amava.

  •  L’amore nostro,  dunque, è Cristo! (Ambrogio, Isacco e l’anima, 75)

Ambrogio vescovo di Milano battezza Agostino

«Tu  sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la tua virtù, e la  tua sapienza incalcolabile. E l’uomo vuole lodarti, una particella del  tuo creato, che si porta attorno il suo destino mortale, che si porta attorno la prova del suo peccato e la prova che tu resisti ai superbi ». (Sant’Agostino – LE CONFESSIONI).

Il  Card. Joachim Meisner, arcivescovo di Colonia, in una conferenza su “conversione e missione” ha dichiarato che «Una delle défaillance più tragiche che la Chiesa ha subìto nella seconda metà del XX secolo è l’aver trascurato il dono dello Spirito Santo nel sacramento della penitenza»

http://www.giovaniericonciliazione.it/notizia/il-sacramento-della-confessione-dimenticato

E’ SOLO UNA QUESTIONE DI CUORE

Confessarsi?

Il tema, anche in internet,  lascia il tempo che trova: si parla di tutto e di più, ma questo, per troppi, è un argomento tabù.

Del confessionale ognuno ha la sua esperienza e s’è fatto un’opinione. A differenza di quello del “grande fratello“, sempre in auge, quello delle chiese, per quanto esso sia  un arredo moderno, con  pareti insonorizzate, tanto di aria condizionata e inginocchiatoio imbottito e foderato di  velluto… sono sempre meno coloro che vanno a posarvi le ginocchia in atteggiamento di penitenti.

Ma anche quello classico, di legno massiccio, intarsiato, barocco, ecc…non gode di maggior fortuna: per molti credenti resta un mobile ornamentale intonato con lo stile delle cattedrali e delle chiese ma che non interessa o che mette, forse, un’ inconfessata paura. Perché dietro quella grata c’è un uomo, ministro del Signore finche si vuole, ma un uomo peccatore come noi. E la tendenza è di vedersela direttamente con Dio.

Confessarsi rappresenta per molti un ostacolo perché le persone non sanno come accostarvisi, in che modo procedere, cosa andare a dire. Quando addiritura non ne capiscono l’utilità. Così preferiscono evitare un’esperienza disagevole, a causa di uno stereotipo creatosi nel tempo e duro a morire. 

Il vecchio catechismo così recitava: “Confessarsi almeno una volta all’anno e comunicarsi almeno a Pasqua“.  Ma io credo che questo Sacramento sia legato a una questione di cuore: quando si è innamorati, il riconciliarsi in certi momenti, più che un dovere è una necessità…una spinta passionale, un fuoco nelle vene,  una tensione irrefrenabile, il bisogno di fare pace CON NOI STESSI ancor prima che con Dio. Siamo noi che rompiamo o roviniamo la relazione, non Lui che prende le distanze. Dunque, se è così, ogni giorno è buono e, se la sapienza pedagogica della Chiesa ci spinge ad accostarci al Sacramento (segno tangibile, visibile) almeno nei “tempi forti” espressi dal Calendario Liturgico, il cuore ha delle esigenze che vanno ben oltre.

Dopo aver letto l’ultimo commento di Deborath e di Silvia e della loro esperienza di catechiste, mi son ricordato dei suggerimenti sul modo di CONFESSARSI che dava l’Arcivescovo di Milano Card. Carlo Maria Martini e che ho fatti miei, ricavandone grande profitto.

Se potessi, li metterei come “sorpresa” in ogni uovo pasquale. Qui li riporto, sperando che vengano recepiti dagli adulti ed inculcati sia agli adolescenti che ai giovani. E’ anche il mio augurio di BUONA PASQUA!

I catechisti farebbero bene a parlarne con i loro sacerdoti e viceversa, affinche lo sforzo pedagogico di inculturazione avvenga in sintonia, per non ingenerare tendenze e controtendenze.

LA CONFESSIONE DI LODE

Il primo momento lo chiamo confessio laudis, cioè confessione di lode.

Invece di cominciare la confessione dicendo: «Ho peccato così e  così», si può dire: «Signore ti ringrazio», ed esprimere davanti a Dio i fatti per cui gli sono grato.

Abbiamo troppo poco stima di noi stessi. Se provate a pensare  vedrete quante cose impensate saltano fuori, perché la nostra vita è  piena di doni. E questo allarga l’anima al vero rapporto personale. Non  sono più io che vado, quasi di nascosto, a esprimere qualche peccato,  per farlo cancellare, ma sono io che mi metto davanti a Dio, Padre della mia vita, e dico:

«Ti ringrazio, per esempio, perché in questo mese tu  mi hai riconciliato con una persona con cui mi trovavo male.

Ti ringrazio perché mi hai fatto capire cosa devo fare,

Ti ringrazio perché mi hai dato la salute,

Ti ringrazio perché mi hai permesso di capire  meglio in questi giorni la preghiera come cosa importante per me».

Dobbiamo esprimere una o due cose per le quali sentiamo davvero  di ringraziare il Signore. Quindi il primo momento è una confessione di  lode.

LA CONFESSIONE DI VITA

Il secondo è quello che chiamo confessio vitae.

In questo senso: non semplicemente un elenco dei miei peccati (ci potrà anche essere), ma la domanda fondamentale dovrebbe essere questa:
«Dall’ultima confessione, che cosa nella mia vita in genere vorrei che  non ci fosse stato, che cosa vorrei non aver fatto, che cosa mi dà  disagio, che cosa mi pesa?».

Allora vedrete che entra molto di voi stessi. La vita, non solo  nei suoi peccati formali («ho fatto questo, mi comporto male…»), ma  più ancora andare alle radici di ciò che vorrei che non fosse. «Signore, sento in me delle antipatie invincibili… che poi sono causa di  malumore, di maldicenze, sono causa di tante cose… Vorrei essere  guarito da questo. Signore, sento in me ogni tanto delle tentazioni che  mi trascinano; vorrei essere guarito dalle forze di queste tentazioni.

Signore, sento in me disgusto per le cose che faccio, sento in me pigrizia, malumore, disamore alla preghiera; sento in me dubbi che mi  preoccupano…».

Se noi riusciamo in questa confessione di vita a esprimere alcuni dei più profondi sentimenti o emozioni che ci pesano e non vorremmo che fossero, allora abbiamo anche trovato le radici delle nostre colpe, cioè ci conosciamo per ciò che realmente siamo: un fascio di desideri, un vulcano di emozioni e di sentimenti, alcuni dei quali buoni, immensamente buoni… altri così cattivi da non poter non pesare negativamente.

Risentimenti, amarezze, tensioni, gusti morbosi, che non ci piacciono, li mettiamo davanti a Dio, dicendo: «Guarda, sono peccatore, tu solo mi puoi salvare. Tu solo mi togli i peccati».

LA CONFESSIONE DI FEDE

Il terzo momento è la confessio fidei.

Non serve a molto fare uno sforzo nostro. Bisogna che il proposito sia unito a un profondo atto di fede nella potenza risanatrice e purificatrice dello Spirito.

La confessione non è soltanto deporre i peccati, come si depone  una somma su un tavolo. La confessione è deporre il nostro cuore nel  Cuore di Cristo, perché lo cambi con la sua potenza.

Quindi la “confessione di fede” è dire al Signore: «Signore, so che sono fragile, so che sono debole, so che posso continuamente cadere, ma tu, per la tua misericordia, cura la mia fragilità, custodisci la mia debolezza, dammi di vedere quali sono i propositi che debbo fare per significare la mia buona volontà di piacerti».

Da questa confessione nasce allora la preghiera di pentimento:
«Signore, so che ciò che ho fatto non è soltanto danno a me, ai miei fratelli, alle persone che sono state disgustate, strumentalizzate, ma è anche un’offesa fatta a te, Padre, che mi hai amato, mi hai chiamato». 

 È un atto personale: «Padre, riconosco e non vorrei mai averlo fatto…  Padre, ho capito che…».

Una confessione fatta così non ci annoia mai, perché è sempre  diversa; ogni volta ci accorgiamo che emergono radici negative diverse del nostro essere: desideri ambigui, intenzioni sbagliate, sentimenti falsi. Alla luce della potenza pasquale di Cristo ascoltiamo la voce:  «Ti sono rimessi i tuoi peccati… pace a voi… pace a questa casa… pace al tuo spirito…». 

Nel sacramento della riconciliazione avviene una vera e propria esperienza pasquale: la capacità di aprire gli occhi e di dire: «È il Signore!».

Tratto da: Carlo Maria Martini, “E’ il Signore”, 78-80

 Sant'Agostino e sua madre santa Monica in estasi

LE CONFESSIONI – SANT’AGOSTINO

http://www.augustinus.it/italiano/confessioni/index2.htm

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8 risposte a COME CONFESSARSI – Angelo Nocent

  1. Donatella ha detto:

    Grazie caro Angelo, la tua è sempre una guida preziosa…
    Buona Settimana Santa e un grande abbraccio

  2. marymaya ha detto:

    bellissimo post! ottima guida per non arrivare impreparati e agitati alla confessione ,come mi capita spesso di fare.
    grazie per queste perle che ci regali!

  3. lucetta ha detto:

    Grazie Angelo!!!!L’ultima parte me la stampo per potermela rileggere prima della confessione.

  4. silvia ha detto:

    Caro Angelo,
    grazie di averci ricordato e riproposto la Confessione secondo Martini.
    Confessio laudis; confessio vitae; confessio fidei.
    Credo averti detto – non ricordo mai bene – che ho frequentato e lavorato per alcuni anni con i Gesuiti, qui a Padova. La confessione secondo Martini mi è nota e mi trova in sintonia. E’ la “mia” confessione.Anche se sintetica.
    Talvolta – è un eufemismo: quasi sempre- la confessione secondo Martini, è solo l’atteggiamento interiore del penitente, mancando il corrispondente atteggiamento del confessore.
    Ma Gesù presente in ogni confessore, supplisce in abbondanza!

  5. angelonocent ha detto:

    Hai ragione, Silva, Gesù supplisce sempre e “in abbondanza”. Ma uno sforzo in tal senso andrebbe fatto. E’ lo stesso Martini, quando parla della necessità di un nuovo Concilio, a dire che dovrebbe essere impostato su uno, due temi, non di più. E tra questi, i primi da prendere in considerazione dovrebbero essere la CONFESSIONE e i DIVORZIATI, due note dolenti del Popolo di Dio, due dolorosissimi nervi scoperti.
    Sensiblizzare, dunque, è il minimo che si può fare. Noi ci proviamo.

  6. Deborath ha detto:

    Ciao Papi, splendido questo post che avevo letto non appena lo hai pubblicato…
    Sai, anche il nostro parroco ci aveva detto che la confessione non dovrebbe essere un mero elenco dei peccati, ma innanzitutto un ringraziare Dio per tutti i benefici che ci concede giorno per giorno… :-)
    Sarebbe bello se davvero si potesse far questo tutte le volte…
    Molto spesso si va di corsa e difficilmente si riesce ad assaporare la dolcezza di questo sacramento, difficilmente si riesce a percepire quella pace profonda che ti invade mente, cuore e corpo e che non ti abbandona…
    TI lascio un abbraccio fortissimo augurandoti buona Pasqua a te ed a iu tuoi cari…

    P. S. La sera dell’ultima cena mi sei venuto in mente insistentemente durante la celebrazione e, in maniera particolare, al momento dell’Eucaristia… Mi è venuto in mente che stessi soffrendo perchè non avevi modo di prenderne parte e così ho diviso con te la Sacra Ostia, ho pregato per te ed in maniera particolare per la tua Elena…
    Ti voglio bene con tutto il cuore…
    A presto e ancora Buona Pasqua…

    • angelonocent ha detto:

      Sì, Deborath, GIOVEDI’ SANTO purtroppo DIGIUNO EUCARISTICO. Ma ieri notte, Veglia Pasquale, la Santa Cena con un grande appetito.
      Abbiamo finalmente trovato una chiesetta non molto distante. Il parroco, un sacerdote di Matera di anni 78, 40 chili a fatica, venuto in Giappone quando ne aveva 26.

      La comunità cristiana dovrebbe aggirarsi intorno alle 150 persone. Ma saremo stati presenti alla liturgia in meno di trenta persone.

      Giovedì prossimo lascierà la parrocchia dopo 28 anni di servizio. Ma non sarà collocato a riposo, bensì in una più piccola. Lo sostituirà un sacerdote siciliano più giovane. O meno anziano. Staremo a vedere.

      E’ un piccolo fuoco e bisogna fare in modo che non si spenga. Qui nessuno sfarzo, umili arredi, gente semplice. Sembravamo i poveri di Yahweh, gli umili pastori di Betlemme. Un’esperienza mai fatta prima d’ora.

      In questi giorni ho sperimentato la forza delle vostre preghiere.

      Avete presente l’episodio di Noè e del diluvio universale, nel libro di Genesi?
      Ieri qui, nel segreto delle coscienze, c’era la pena del recente terremoto e dello tsunami. Sono andato a rileggermi quel passo.

      All’orizzonte le nuvole nere iniziano ad avvicinarsi, è in arrivo il diluvio. In questo contesto Dio dice a Noè (Gen 6,14):
      - «Fatti un’arca di legno di cipresso«.
      «Va bene Signore», fa Noè, «va bene, ma fai veloce perché tra poco piove».
      - «Dividerai l’arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori».
      «Va bene, Signore, però facciamo veloce perché tra un po’ qui diluvia».
      - «Ascolta, ecco come devi farla: l’arca avrà 300 cubiti di lunghezza».
      «Insomma: 298, 305… C’è il diluvio!».
      - «No! Dovrà essere di 300 cubiti di lunghezza, 50 di larghezza e 30 di altezza. Farai nell’arca un tetto…» e così di seguito.

      «Noè – continua la Parola – eseguì tutto come Dio gli aveva comandato. Così egli fece».

      Leggendo questo testo uno si chiede perché in un momento così drammatico per l’umanità, come quello antecedente al diluvio, Dio si attarda a spiegare come Noè doveva fare l’arca. Non era sufficiente dire: «Noè, fai il più veloce possibile, costruisciti un’arca e salva l’umanità?».
      Perché la Scrittura in questo momento drammatico si ferma a parlare di tutti questi dettagli? Cos’è che ha salvato l’umanità?
      Verrebbe da rispondere: «L’arca».
      Ma non è stata l’arca. Questo testo non è stato scritto con questa intenzione. Ciò che ha salvato l’umanità è stato il fatto che sulla terra vi era almeno una persona che ascoltava la Parola di Dio e la metteva in pratica. Secondo il libro della Genesi è questo che ha salvato ’umanità.

      Così ho pensato a questo piccolo frammento di Chiesa che esiste a partire dalla Parola di Dio che qualcuno ha portato qui per primo. E su quella va costruendosi, tra mille fatiche, la Casa del Signore, l’Arca dell’Alleanza che un giorno conterrà tutti i popoli e le nazioni.

      Una grazia inattesa che scompiglia ancora una volta le carte delle mie certezze: Dio costruisce sempre a partire dalle debolezze e dalla fragilità.

  7. silvia ha detto:

    Caro Angelo, le tue esperienze e riflessioni comunicate e condivise, sono sempre preziose per il cammino in profondità della Vita. Per vivere la Fede.
    Stranamente, dici le stesse cose che nell’ultimo “incontri”, dice don Luciano: è importante per Dio, per la ns salvezza, ascoltare e mettere in pratica la Parola. Non le cose da fare anche se sembra di farle per Dio.
    Dio dice: aspetta, ascolta, ….
    Quante volte ho constatato che è proprio così. E’ così, anche se sembra impossibile.
    Il giorno di Pasqua, sembrava impossibile per me e mio marito partecipare alla S.Messa.
    Stante la situazione familiare.E fisica, mia e di A.
    Ad un certo momento, ho avuto il coraggio di salutare e lasciare tutti dove erano ” per andare alla S.Messa”.
    E tutto è andato bene, una grazia insperata.
    Ora metterò nella mia preghiera in particolare anche quei santi sacerdoti e quei piccoli frammenti di Chiesa.
    Ancora, Buona Pasqua a te, a Deborath, a tutti. Se hai l’occasione, fai sapere a quel sacerdote che la sua missione, porta frutto anche qui. E anche qui, qualcuno prega per lui e i suoi.
    Un caro abbraccio.

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