IL ROSARIO DI MARIA E LA BOMBA ATOMICA DI HIROSHIMA

Il Santo Rosario e la bomba atomica di Hiroshima

Trovando questa testimonianza che non conoscevo, mi è tornata in mente la testimonianza di un sopravissuto di Nagasaki, senza conseguenze radioattive. Io allora ero quindicenne. Lui era un giovane giapponese, frate antoniano.

Su Hiroshima è caduta una bomba atomica.

Lo scopo era di annientare Hiroshima per distruggere il potere militare giapponese.
Ma la Madonna, la Regina del Rosario, ha protetto miracolosamente una piccola comunità di quattro padri gesuiti, che vivevano nella casa parrocchiale, a soltanto otto isolati dal centro dell’esplosione. Padre Hubert Schiffer aveva 30 anni e lavorava nella parrocchia dell’Assunzione di Maria, a Hiroshima. Ha dato la sua testimonianza davanti a decine di migliaia di persone: “Attorno a me c’era soltanto una luce abbagliante. Tutto a un tratto, tutto si riempì istantaneamente da una esplosione terribile. Sono stato scaraventato nell’aria. Poi si è fatto tutto buio, silenzio, niente. Mi sono trovato su una trave di legno spaccata, con la faccia verso il  basso. Il sangue scorreva sulla guancia. Non ho visto niente, non ho sentito niente. Ho creduto di essere morto. Poi ho sentito la mia propria voce. Questo è stato il più terribile di tutti quegli eventi. Mi ha fatto capire che ero ancora vivo e ho cominciato a rendermi conto che c’era stata una terribile catastrofe! Per un giorno intero i miei tre confratelli ed io siamo stati in questo inferno di fuoco, di fumo e radiazioni, finché siamo stati trovati ed aiutati da soccorritori. Tutti eravamo feriti, ma con la grazia di Dio siamo sopravvissuti”.

Nessuno sa spiegare con logica umana, perché questi quattro padri gesuiti furono i soli sopravvissuti entro un raggio di 1.500 metri. Per tutti gli esperti rimane un enigma, perché nessuno dei quattro padri è rimasto contaminato dalla radiazione atomica, e perché la loro casa, la casa parrocchiale, era ancora in piedi, mentre tutte le altre case intorno erano state distrutte e bruciate. Anche i 200 medici americani e giapponesi che, secondo le loro stesse testimonianze,  hanno esaminato padre Schiffer, non hanno trovato nessuna spiegazione a perché mai, dopo 33 anni dallo scoppio, il padre non soffriva nessuna conseguenza dell’esplosione atomica e continuava a vivere in buona salute. Perplessi, hanno avuto tutti sempre la stessa risposta alle tante loro domande: “Come missionari abbiamo voluto vivere nel nostro paese il messaggio della Madonna di Fatima e perciò abbiamo pregato tutti i giorni il Rosario.” Ecco il messaggio pieno di speranza di Hiroshima: La preghiera del Rosario è più forte della bomba atomica!

Oggi, nel centro della città ricostruita di Hiroshima, si trova una chiesa dedicata alla Madonna. Le 15 vetrate mostrano i 15 misteri del Rosario, che si prega in questa chiesa giorno e notte.

Un altro racconto di padre Schiffer aggiunge che avevano appena finito di dire Messa, e si erano recati a fare colazione, quando la bomba cadde:
Improvvisamente, una terrificante esplosione riempì l’aria come di una tempesta di fuoco. Una forza invisibile mi tolse dalla sedia, mi scagliò attraverso l’aria, mi sbalzò, mi buttò, mi fece volteggiare come una foglia in una raffica di vento d’autunno.”

Quando riaprì gli occhi, egli, guardandosi intorno, vide che non vi erano più edifici in piedi, fatta eccezione per la casa parrocchiale. Tutti gli altri in un raggio di circa 1,5 chilometri, si racconta, morirono immediatamente, e quelli più distanti morirono in pochi giorni per le radiazioni gamma. Tuttavia, il solo danno fisico che padre Schiffer accusò, fu quello di sentire alcuni pezzi di vetro dietro il collo.

Dopo la resa del Giappone, i medici dell’esercito americano gli spiegarono che il suo corpo avrebbe potuto iniziare a deteriorarsi a causa delle radiazioni. Con stupore dei medici, il corpo di padre Schiffer sembrava non contenere radiazioni o effetti dannosi della bomba. In realtà, egli visse per altri 33 anni in buona salute, e partecipò al Congresso Eucaristico tenutosi a Philadelphia nel 1976. In quella data, tutti gli otto membri della comunità dei Gesuiti di Hiroshima erano ancora in vita. Questi sono i nomi degli altri sacerdoti gesuiti che sopravvissero all’esplosione:

  • Fr. Hugo Lassalle,

  • Fr. Kleinsorge,

  • Fr. Cieslik.

 Un miracolo simile avvenne anche a Nagasaki, dove un convento francescano – “Mugenzai no Sono” (“Giardino dell’Immacolata”) – fondato da San Massimiliano Kolbe rimase illeso come a Hiroshima. Dal giorno in cui le bombe caddero, i gesuiti superstiti furono esaminati più di 200 volte dagli scienziati senza giungere ad alcuna conclusione, se non che la sopravvivenza degli otto gesuiti all’esplosione fu un evento inspiegabile per la scienza umana.Sapevate che nel 1945 il 70% dei cattolici giapponesi viveva a Nagasaki? Era “la città cattolica del Giappone”.

Testimonianza del prof. Hikoka Vanamuri – sopravvissuto di Hiroshima nel 6 agosto 1945 (tratto da: nelcuoredimaria ):

Hikoka Vanamuri, già professore all’Università di Tokio in filosofia, è stato intervistato in occasione del suo pellegrinaggio a Fatima, e così ha risposto: «Non tornerò in Giappone. Dopo anni di studi, dopo anni di meditazione ho compreso che la vita nell’atmosfera viziata di Buddha è rimasta un’inacidita testimonianza storica di paganesimo vociferante e mi sono convertito alla religione cattolica. La decisione l’ho presa dopo lo scoppio della bomba atomica su Hiroshima.

Ero a Hiroshima per una ricerca storica. Lo scoppio della bomba mi trovò in biblioteca. Consultavo un libro portoghese e mi venne sott’occhio l’immagine della Madonna di Fatima. Mi sembra che questa si muovesse, dicesse qualcosa. All’improvviso una luce abbagliante, vivissima mi ferì le pupille. Rimasi impietrito. Era accaduto il cataclisma. Il cielo si era oscurato, una nuvola di polvere bruna aveva coperto la città. La biblioteca bruciava. Gli uomini bruciavano. I bambini bruciavano. L’aria stessa bruciava. Io non avevo portato la minima scalfittura. Il segno del miracolo era evidente. Non riuscivo tuttavia a spiegare quello che era successo. Ma il miracolo ha una spiegazione? Non riuscivo nemmeno a pensare. Solo l’immagine della Madonna di Fatima mi splendeva su tutti i fuochi, sugli incendi, sulla barbarie degli uomini. Senza dubbio ero stato salvato perché portassi la testimonianza della Vergine su tutta la terra.

Il dott. Keia Mujnuri, un amico dal quale mi recai quindici giorni dopo stabilì attraverso i raggi X che il mio corpo non aveva sofferto scottature. La barriera del mistero si frantumava. Cominciavo a credere nella bellezza dell’amore. Imparai il catechismo ma sul cuore tenevo l’immagine di Lei, il canto soave di Fatima. Desideravo il Signore per confessarmi, ma lo desideravo per mezzo di Sua Madre».

Tratto da: La Signora di tutti i Popoli – Official Website: http://www.devrouwe.net

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8 risposte a IL ROSARIO DI MARIA E LA BOMBA ATOMICA DI HIROSHIMA

  1. *Annamaria* ha detto:

    che belle testimonianze!🙂
    Non ne avevo mai sentito parlare e forse non le sentirò mai raccontare da qualcun altro! Perchè nessuno ne ha mai parlato e mai ne parlerà? mah…

  2. lucetta ha detto:

    Neppure io avevo mai sentito queste testimonianze. Sono la conferma di quanto potente sia l’arma che la Mamma celeste ci invita ad usare: IL ROSARIO.
    Lo recito tutti i giorni da parecchi anni ormai e che grande aiuto nelle difficoltà, nei momenti difficili e CHE GIOIA nei momenti belli.

    • Aurora Montalto ha detto:

      ho scoperto per caso queste storie oggi, non avevo sentito mai parlare è vero si parla di tante altre cose ma di quello che opera il SIGNORE nella vita degli uomini passa sempre in sordina, però è vero la lucerna non si può tenere sotto il tavolo, prima o poi qualcuno la metterà sul tavolo per illuminare il MONDO per uscire da queste tenebre, e MARIA LA REGINA DELLA PACE lo sta già facendo chiamando il popolo di DIO a recitare con fede il SANTO ROSARIO e riportare al PADRE I FIGLI smarriti.

  3. angelonocent ha detto:

    Il PAPA: ESSERE CATTOLICI SIGNIFICA ESSERE MARIANI

    Mi piace riportare la testimonianza del Papa che motiva il nostro essere “mariani“.
    Infatti, il suo recente è stato un incontro nel segno di Maria, contraddistinto da toccanti ricordi personali. Benedetto XVI ha rammentato innanzitutto in quale contesto, 70 anni fa, fu accolto dalla Congregazione mariana di Traunstein.

    Erano “tempi bui”, ha rammentato, “c’era la guerra”.
    “Hitler hatte hintereinander Polen, Dänemark…”
    Hitler, ha detto il Papa, “aveva sottomesso uno dopo l’altro la Polonia, la Danimarca, gli Stati del Benelux, la Francia” e proprio in questo periodo, 70 anni fa, aveva occupato la Jugoslavia e la Grecia. “Sembrava — ha osservato il Pontefice — che il continente fosse nelle mani di questo potere che poneva in forse il futuro del cristianesimo”.
    Ha così confidato che, poco dopo essere stato accolto in seminario, era iniziata la guerra contro la Russia e dunque la Congregazione era stata “dispersa ai quattro venti”. Essa, ha affermato, è però scomparsa solo esteriormente, ma è rimasta “come data interiore della vita”.
    E ciò, ha ribadito Benedetto XVI, “perché da sempre è stato chiaro che la cattolicità non può esistere senza un atteggiamento mariano, che essere cattolici significa essere mariani, che l’amore per la Madre significa che nella Madre e per la Madre troviamo il Signore“.

    Proseguendo sul filo dei ricordi, il Papa ha quindi rivelato che dopo la guerra, “la mariologia che si insegnava nelle università tedesche era un po’ aspra e sobria”. Una situazione, ha aggiunto, che credo “non sia cambiata molto”. Ma ha poi indicato
    quale è l’essenziale quando ci riferiamo a Maria: la sua fede.

    “Selig, die du geglaubt hast!…”
    Beata te che hai creduto!”, con le parole di Elisabetta il Papa ha sottolineato che Maria “è la grande credente“, “ha concretizzato la fede di Abramo nella fede in Gesù Cristo, indicando così a noi tutti la via della fede“.

    Maria, ha soggiunto,
    – “ci ha indicato il coraggio di affidarci a quel Dio che si dà nelle nostre mani, la gioia di essere suoi testimoni”.
    – Né ha mancato di riferirsi alla “determinazione” della Madre “a rimanere salda quando tutti sono fuggiti“,
    – il suo “coraggio di stare dalla parte del Signore quando egli sembrava perduto e proprio così rendere quella testimonianza che ha portato alla Pasqua“.

    Il Papa ha affermato che, specie durante le visite “ad limina” dei vescovi, ha potuto sperimentare come le persone si affidino a Maria, la amino e attraverso di Lei “imparano a conoscere, a comprendere e ad amare Cristo”. Imparano, ha detto ancora, a capire che Maria continua ” a mettere al mondo il Signore”, a portare Cristo nel mondo.
    Il Papa si è infine compiaciuto di sentire che ancora oggi, nella sua Baviera, ci sono 40 mila persone che fanno parte di Congregazioni mariane che “rendono testimonianza al Signore nelle ore difficili e in quelle felici”. Con questa testimonianza, ha concluso il Papa, dimostrate che “la fede non appartiene al passato, ma che sempre apre ad un oggi” e “soprattutto ad un domani“.

    Radio Vaticana 28 maggio 2011

    • angelonocent ha detto:

      LA GUERRA CONTINUA
      AMERICA, AMERICA!
      18 SUICIDI AL GIORNO DI SOLDATI VETERANI

      “WARD 54” i protagonisti rivelano la realtà vissuta oggi, da molte famiglie americane.

      SPECIALE TG1 del 29 maggio 2011
      Di MONICA MAGGIONI
      a cura della redazione Speciali

      Questa è la storia di chi torna a casa e poi si perde.
      Kris Goldsmith è un soldato dell’esercito americano. Al suo ritorno dall’Iraq si scopre incapace di fare i conti con quello che ha vissuto. A Baghdad il suo compito è fotografare e classificare i cadaveri iracheni ma di fronte all’orrore di una fossa comune, in lui scatta qualcosa. Ha incubi, continui flash back.

      Al suo ritorno in America è malato di PTSD (disordine da stress post-traumatico). I medici diagnosticano una profonda depressione, ma l’esercito gli ordina di ripartire per l’Iraq nonostante la sua richiesta di congedo. Kris durante la cerimonia del Memorial Day tenta il suicidio.

      Il suo e’ un racconto lucido, una denuncia nei confronti di un’America pronta a mandare i soldati in guerra ma non disposta a fare i conti con il trauma di chi torna. Kris viaggia attraverso gli Stati Uniti fino a casa dei Lucey, i genitori di Jeff, un Marine che si è suicidato al ritorno dall’Iraq.

      Il racconto straziante di Kevin, il padre di Jeff, riporta Kris al momento in cui lui stesso ha tentato di togliersi la vita. Le storie di Kris, di Jeff e degli altri protagonisti di Ward 54, rivelano la realtà vissuta oggi da molte famiglie americane.

      Negli Stati Uniti ogni giorno, secondo Army Times, diciotto veterani si suicidano. Nonostante tutto molti militari continuano a non chiedere aiuto temendo di essere isolati o di subire ritorsioni dall’amministrazione militare. Kris Goldsmith ha testimoniato davanti al Congresso e ora combatte una battaglia contro l’amministrazione militare che rifiuta di congedarlo “con onore” a causa del suo tentativo di suicidio.Dopo anni passati a raccontare i soldati americani al fronte, Monica Maggioni ha cercato di capire cosa succede quando tornano a casa.

      Ha scoperto che per molti di loro gli incubi e le angosce della guerra sono ancora là. Non solo. Vengono meno anche le certezze date dal vivere in branco. Spesso i ritorni sono storie di solitudine e impossibilità di trovare le parole per condividere quel che ti si ha scavato dentro. E’ il viaggio in un incubo che è difficile capire per chi non c’è stato, non ha vissuto le stesse angosce, non ha guardato negli occhi lo stesso orrore. Ward 54 è il braccio psichiatrico del Walter Reed, l’ospedale dei veterani di Washington D.C.

  4. lucetta ha detto:

    Dopo la lettura e l’ascolto-visione del video riesco solo a dire: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo?………”

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