PENTECOSTE 2011 E’ PERSEVERARE NELLA SPERANZA

“La comunità,
 anche se formata da un piccolo numero
 di uomini e donne,
 resta il piccolo gregge
che spera contro ogni speranza…”

(Regola di Bose 12)

La comunità di Bose  attorno al fuoco
per la festa della nascita di San Giovanni Battista
 24 giugno 2007

PENTECOSTE 2011 E’ PERSEVERARE NELLA SPERANZA

Ce lo manda a dire la fraternità ecumenica  del monastero di Bose con la  Lettera agli amici n. 52 che sottoscrivo e rigiro alla Compagnia dei Globuli Rossi. Condividendola in pieno, soffrendo per le medesime ansie, amareggiato per le mie fragilità  e, dunque, più bisognoso che mai dello “Spirito-ricostituente “, mi auguro che il nostro malessere quotidiano altro non sia che un piccolo affanno respiratorio e che nessuno si ritrovi a dover convivere con una bella anemia spirituale  cronica.  

 Le parole della Comunità, sgorgate nella  nella riflessione orante della  Divina Parola,  è come una trasfusione che ci rianima, restituendoci il coraggio affievolito  e risvegliandoci dal torpore spirituale. Senza dimenticare che ogni fraternità, pur disseminata per il mondo,  “anche se formata da un piccolo numero   di uomini e donne,  resta il piccolo gregge che spera contro ogni speranza…”

Cari amici e ospiti,

quanti di voi ci frequentano con maggiore assiduità o seguono gli interventi del Priore su giornali e periodici avranno notato una nostra crescente preoccupazione per la situazione ecclesiale, italiana ma non solo. Avvertiamo un clima di stanchezza, di fatica, di scoramento che qualcuno ha riassunto in un’espressione molto efficace: “Manca il respiro”. Quello che già anni fa era stato definito uno “scisma sommerso” ha assunto più i tratti di un sofferto silenzio, di un ritrarsi in disparte riflettendo su un grigiore che, come nebbia autunnale sembra avvolgere e inridere tutto.

Anche tra di noi, i più anziani, che han conosciuto lo slancio della primavera conciliare vedono sfuocarsi sempre più le speranze nate allora dalla fede salda e dall’audacia profetica non di singole figure ma della massima autorità magisteriale cattolica: un concilio ecumenico cum Petro et sub Petro.

I più giovani risentono del clima da orizzonte chiuso con cui deve quotidianamennte confrontarsi la loro generazione cui viene negata la credibilità stessa di un possibile futuro migliore. Sì, dire che “manca il respiro” non significa solo avvertire l’affanno di polmoni affaticati o non irrorati da aria fresca, ma vuol dire anche constatare che “il nostro respiro” di credenti, lo Spirito del Signore risorto trova ostacoli nell’aprire mente e cuore alla sua volontà di pace e vita piena.

Assistiamo alla voce sempre più soffocata di quella che nella Chiesa non si dovrebbe chiamare “opinione pubblica” ma piuttosto sensus fidelium: la sensibilità, la percezione della fede e delle sue implicazioni che ogni battezzato è abilitato dallo Spirito santo a esercitare e ad alimentare attraverso il confronto con i fratelli e le sorelle nella fede, attraverso la correzione fraterna, l’ascolto reciproco, la comune edificazione di quell’edificio spirituale di cui siamo chiamati a essere “pietre vive” (cf. 1Pt 2,5).

Oggi, nel torpore dominante, molte delle stesse guide della comunità cristiana paiono incapaci di una parola convinta, decisa, obbediente al “sì sì, no no” evangelico, una parola in grado cioè di far risuonare con vigore nell’oggi della storia le assolute esigenze cristiane. Quando anche la voce di un pastore si leva con parresia, questa cade senza ulteriori risonanze perché il paradossale intreccio di mutismo e frastuono, unito all’assuefazione alla menzogna, la soffocano sul nascere o la relegano nel campo delle buone intenzioni di un personaggio “singolare”.

Per contro, quasi ogni giorno vi è chi vuol far apparire la chiesa come un’arena in cui si fronteggiano fazioni contrapposte, incapaci di ascoltarsi e di ricercare insieme un cammino di comunione e tese invece a tacitare “l’altro”, a prevalere negli organigrammi, a “vincere” chissà quale conflitto ideologico. Eppure Gesù ha ammonito con forza i suoi discepoli. “Non così tra voi! (Mc 10,43). E non così” si erano comportati i padri conciliari al Vaticano II, che avevano saputo confrontare le loro diverse visioni di chiesa per sottometterle al giudizio della parola di Dio e del suo farsi storia nell’oggi dell’umanità, fino a farle convergere in una lettura condivisa perché docile allo Spirito.

Questo nostro tempo si sta rivelando tempo di prova e di sofferenza. Certo, non la prova estrema della persecuzione e del martirio, cui tanti nostri fratelli e sorelle nella fede vanno incontro, ma la prova della perseveranza, della fedeltà a scrutare “come se si vedesse l’invisibile”. Anche dopo la vittoria di Cristo, dopo la sua resurrezione e la trasmissione delle energie del Risorto al cristiano, resta infatti ancora operante l’influsso del “principe di questo mondo” (2 Cor 4,4), sicché il tempo del cristiano permane tempo di esilio, di pellegrinaggio, in attesa della realtà escatologica in cui Dio sarà tutto in tutti. Il cristiano infatti sa – e non ci stancheremo mai di ripeterlo in un’epoca che non ha più il coraggio di parlare né di perseveranza né tanto meno di eternità, in un’epoca appiattita sull’immediato e sull’attualità – che il tempo è aperto all’eternità, alla vita eterna, a un tempo riempito solo da Dio: questa è la meta di tutti i tempi, in cui “Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre” (Ebr 13,8). Il télos delle nostre vite è la vita eterna e quindi i nostri giorni sono attesa di questo incontro con il Dio che viene.

Risuonano quanto mai attuali le parole di Dietrich Bonhoeffer, testimone di Cristo in mezzo ai suoi fratelli in una stagione di martirio per quei cristiani che avevano rifiutato ogni compromesso con la barbarie nazista: “La perdita della memoria morale non è forse il motivo dello sfaldarsi di tutti i vincoli, dell’amore, del matrimonio, dell’amicizia, della fedeltà? Niente resta, niente si radica. Tutto è a breve termine, tutto ha breve respiro. Ma beni come la giustizia, la verità, la bellezza e in generale tutte le grandi realizzazioni richiedono tempo, stabilità, ‘memoria’, altrimenti degenerano. Chi non è disposto a portare la responsabilità di un passato e a dare forma a un futuro, costui è uno ‘smemorato’, e io non so come si possa colpire, affrontare, far riflettere una persona simile”.

Scritte quasi settant’anni fa, queste parole pongono il problema della fedeltà e della perseveranza: realtà oggi rare, parole che non sappiamo più declinare, dimensione a volte sentite perfino come sospette o sorpassate e di cui – si pensa – solo qualche nostalgico dei “valori di una volta” potrebbe auspicare un ritorno.

Ora, se la fedeltà è virtù essenziale a ogni relazione interpersonale, la perseveranza è la virtù specifica del tempo: esse pertanto ci interpellano sulla relazione con l’altro. Non solo, i valori che tutti proclamiamo grandi e assoluti esistono e prendono forma solo grazie ad esse: che cos’è la giustizia senza la fedeltà di uomini giusti? Che cos’è la libertà senza la perseveranza di persone libere? Non esiste valore né virtù senza perseveranza e fedeltà! Oggi, nel tempo frantumato e senza vincoli, queste realtà si configurano come una sfida per ogni essere umano e, in particolare, per il cristiano.

Ma come riconoscere la propria fedeltà se non a partire dalla fede in Colui che è fedele? In questo senso il cristiano “fedele” è colui che è capace di memoria Dei, che ricorda l’agire del Signore: la memoria sempre rinnovata della fedeltà divina è ciò che può suscitare e sostenere la fedeltà del credente nel momento stesso in cui gli rivela la propria infedeltà. E questo è esattamente ciò che, al cuore della vita della chiesa, avviene nell’ anamnesi eucaristica.

È lì, al cuore della nostra fede, che dobbiamo tornare per ritrovare speranza contro ogni speranza, per ritrovare un respiro capace di riaprirci orizzonti di vita piena, perché nulla mai potrà separarci dall’amore di Dio e dal Vangelo che ce lo ha narrato.

I fratelli e le sorelle di Bose

Che ringraziamo, stretti in comunione.

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3 risposte a PENTECOSTE 2011 E’ PERSEVERARE NELLA SPERANZA

  1. lucetta ha detto:

    Grazie Angelo per questo articolo e…..Buona Pentecoste. Domani mi aspetto maggiore forza, pazienza, mitezza e….perseveranza . Lo Spirito mi accontenterà perchè la mia richiesta è sincera.

  2. angelonocent ha detto:

    Forza, pazienza, mitezza e…perseveranza.
    Ma questo, Lucetta, è il ritratto di Maria! Vuol dire che lo Spirito c’invita a guardare a Lei.

    Nella piccola comunità dove da due domeniche frequento la Messa, (una chiesetta vicino a un monastero di consacrate, nascosto tra i boschi verdeggianti di questa terra – vi sono anche 10 suore trappiste – ) alla fine della Divina Liturgia, mi fanno cantare.

    Solo per il fatto che sono italiano, l’altra domenica hanno preteso -prete in testa- che mi esibissi in “O SOLE MIO!“. Per compiacerli, non mi sono rifiutato come avrei voluto.
    In compenso ho trasformato la canzone napoletana in lode allo Spirito Santo, il Sole del mondo.

    Oggi volevano che cantassi “Sul mare luccica…Santa Lucia” ma io ho scelto il VENI, SANCTE SPIRITUS, la sequenza della Messa di Pentecoste in melodia gregoriana.
    Nonostante la voce, che è quella di un povero vecchio, ho preso lo stesso gli applausi che, naturalmente, ho indirizzato al Crocifisso-Risorto, il promotore di queste “stranezze“, che domina al centro dell’abside.

    Gli uditori non potevano comprendere il significato di quelle bellissime parole latine. Ma nel mio intento c’erano due propositi:
    – da un lato far sentire il collegamento di questa Chiesa locale con la ROMA dell’Apostolo Pietro;
    – dall’altro, invocare su questi “testimoni” le ricchezze inestimabili dello Spirito, l’elargitore dei doni e dei carismi.

    Quando applaudivano, per questo sentir parlare in lingue diverse, ho percepito che avvertivano la Sua misteriosa ma reale presenza.

    Se tutto va bene, Domenica prossima canterò come posso, un nostro tradizionale canto mariano che vi faccio ascoltare da un bel coro di Lodi:

    Maria è fatta di mille colori. “Forza, pazienza, mitezza e…perseveranza“, i colori da te indicati, non sono menzionati nel canto. Epperò sono le Sue virtù che devono ispirare anche il nostro cammino di evangelizzatori.

    Se mi riuscirà, per domenica prossima proverò a metterli in versi.

    Vieni, vieni, Spirito Santo, ha insegnarci le cose di Dio!

  3. lucetta ha detto:

    Ho sorriso e mi sono anche commossa (è diventata ormai un’abitudine, ho le lacrime in tasca…)nell’immaginarti in questa cappella a contatto con le suorine….Il Signore mi ha ascoltata perchè ti ha fatto trovare un bel posto in cui saziare la tua fame di Gesù. Inoltre stai regalando e testimoniando gioia e ne sono molto contenta. Già da stamattina lo Spirito mi ha creato occasioni per essere fedele ai doni che gli ho chiesto, quindi con l’aiuto anche di MARIA continuo il cammino.Grazie e apri la posta perchè ti ho mandato una condivisione con i globuli, da pubblicare sono se lo credi opportuno.

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