MISS DOROTHY STANG, VOCE PROFETICA, PRIMA MARTIRE DEL CREATO – Angelo Nocent

MISS DOROTHY STANG

 VOCE PROFETICA PRIMA MARTIRE DEL CREATO

Caro Angelo.

Poichè stai scrivendo di santi e missionari, ti invio un link dove trovi una missionaria di oggi: Dorothy Stang. Prima martire del creato.  

 Non la conoscevo. E ti invio anche la mail che don Valentino mi ha inviato, non a me solo ma a pochi altri.

Ti ringrazio sempre di tutto, e speriamo sempre.  Con affetto. Silvia.”

http://www.salvoldi.org/biografia/

“Grazie, Silvia, molto bello. Nei prossimi giorni lo pubblicherò sul sito. A noi forse non sarà chiesto il martirio cruento come a DOROTHY ma quello lento, quotidiano e paziente del cuore, di cui nessuno s’accorge ma che sopporta e ama, come è stato chiesto invece a TERESA di Lisieux, di cui abbiamo già parlato e parleremo ancora prossimamente,  quello sì. Per la nuova martire, americana ma brasiliana di adozione,  don Salvoldi ha scritto quasi un epitafio:

 “la fede è speranza che si consuma in amore“.

Talvolta mi rendo conto di essere un privilegiato che non sa di esserlo. E farei volentieri a meno del DONO, tanto sono stupido. Per questo abbiamo bisogno di prendere coraggio dai santi.

Buona giornata.

Intervista al teologo Valentino Salvoldi,  autore di un libro su Dorothy Stang, la suora americana assassinata nel 2005 nello Stato brasiliano del Parà:

 “E’ la prima martire del creato: ha lottato con tutte le sue forze per difendere gli ultimi della Terra e la foresta amazzonica, teatro di distruzione, rapina, morte. Dorothy si erge, possente voce profetica, a riscattare col suo sangue le ingiustizie e a tener viva la speranza degli oppressi, vivente sintesi dell’enciclica di Benedetto XVI ‘Spe salvi’”

ARMATA DELLA BIBBIA CONTRO I LATIFONDISTI

Valentino Savoldi

Ai due uomini armati che le chiedono se abbia un’arma Dorothy Stang mostra la Bibbia: “Questa è la mia arma”. La apre e legge loro le Beatitudini. Sei colpi di pistola, poi i due killer fuggono. E’ il 13 febbraio 2005: così muore questa suora americana della congregazione di Nostra Signora di Namur.

Settantaquattro anni, ma ancora piena di forze e radiosa. Stava andando a un convegno di indios e “seringueiros” (i raccoglitori di lattice dall’albero del caucciù) nella foresta amazzonica, nello Stato brasiliano del Parà dove era missionaria. Aveva salutato i suoi sicari con un “Dio vi benedica, figli miei”. Piove a dirotto e Dorothy rimane per un giorno con la faccia nel fango: il terrore fa barricare la gente nelle case.

         A questa figura splendida, ma poco nota in Italia, il sacerdote bergamasco Valentino Salvoldi – professore emerito di Filosofia e teologia morale all’Accademia Alfonsiana di Roma e fondatore, insieme al fratello on. Giancarlo, del movimento “Shalom” per la crescita morale e culturale dei giovani in Italia e nei Paesi poveri – dedica l’appassionato volume “Prima martire del creato. Dorothy Stang” (Edizioni Paoline, 205 pagine, 15 euro). Gli chiedo di parlarci di lei.

“Questa prima martire del creato – dice – ha lottato con tutte le sue forze per difendere gli ultimi della Terra e la foresta amazzonica, teatro di distruzione, rapina, morte, dalle atroci ingiustizie dei latifondisti, dalla loro brama di terra e di soldi: il Brasile detiene il record nelle deforestazioni, nelle violazioni dei diritti umani e nei crimini ambientali. Suor Dorothy si inserisce nel fermento culturale e sociale che affonda le sue radici nella teologia della liberazione e nel fervente impegno che seguì la Conferenza dei vescovi dell’America Latina tenutasi a Medellín nel 1968. La sua esistenza è un inno alla vita, un messaggio valido per l’intero pianeta.”

– Arrivata in Brasile nel ‘66, ossia l’anno prima della pubblicazione della “Populorum progressio” in cui Paolo VI invitava ad una “giustizia retributiva” e a temere “l’ira dei popoli poveri” (enciclica che valse al Papa l’accusa di “comunista” da parte del regime militare brasiliano…), suor Dorothy s’innamorò subito della foresta e dei suoi abitanti dalla dignitosa povertà.

“Andai nella foresta amazzonica poco dopo l’assassinio di Chico Mendes (1988). Devo a mio fratello il merito di avermici condotto e di avermi aperto alla teologia del creato.  Vi incontrai persone fantastiche. Mi colpì soprattutto la dedizione delle suore nell’affrontare rischi e martirio per testimoniare l’amore per Cristo, che s’incarna in ogni essere umano. Con questo libro ho voluto esprimere la gioia di appartenere ad una Chiesa che si fa voce profetica di giustizia sociale, si fa dono totale per i poveri perseguitati e prega per la conversione dei peccatori accecati da insaziabili appetiti. Approfondire la conoscenza di suor Dorothy mi ha rafforzato nella convinzione che l’umanità si convertirà non tanto con le parole quanto col sangue dei martiri, con la testimonianza di chi dilata i confini dell’amore.”

Suor Dorothy ha avuto il merito di richiamare l’attenzione sulla salvaguardia del Creato ?

“Nel libro riporto le idee emerse nei dialoghi ecumenici delle Chiese cristiane dall’inizio del Novecento, le quali proclamano che all’uomo è stato conferito il potere di avere cura della Terra continuando l’opera della creazione. Il progresso provoca, oltre a tante cose buone, anche vittime e sopraffazioni. Dobbiamo metterci dalla parte degli ultimi, difendere il diritto alla differenza e alla coesistenza pacifica. In questo creato che, dice san Paolo, ‘soffre e geme come nelle doglie del parto’, Dorothy si erge, possente voce profetica, a riscattare col suo sangue le ingiustizie e a tener viva la speranza degli oppressi, vivente sintesi dell’enciclica di Benedetto XVI ‘Spe salvi’: la fede è speranza che si consuma in amore.”

 Lei scrive che Dorothy, “prima di preoccuparsi dell’ecologia ambientale, ha curato l’ecologia del cuore”. Cosa intende con questa espressione ?

“Quando parlo di ecologia, parto da quell’‘ambiente’ che è innanzitutto il cuore di ogni essere umano. Se il cuore è puro – e puro è chi sa donarsi a Dio e ai fratelli, – tutto diventa puro, dice la Bibbia, collegato a valori eterni che rendono bello il nascere, interessante il vivere e curioso anche il morire.”

Lei elenca otto principi sui quali si fonda la teologia del creato e che ispirarono suor Dorothy: il primo è il “senso della meraviglia”. Conservare la capacità di meravigliarsi per le bellezze della Terra è fondamentale per la salvaguardia del pianeta ?

“Non solo: è il presupposto per godere del dono della fede. Cito spesso Chesterton: ‘Il mondo non finirà per mancanza di cose belle, ma per la mancanza del senso della meraviglia’.”

Dorothy non perse mai questo spirito gioioso ?

“Fonte della sua gioia era la preghiera, basata sulla meditazione della parola di Dio e sulla contemplazione del Signore nel creato. Oltre a concedersi momenti di pausa, a volte anche prolungati come un anno sabbatico, esprimeva la sua gioia di vivere nell’esaltazione del corpo umano, icona della Trinità. Le piacevano la danza e il gelato. Quando ritornava in patria, cercava di organizzare serate festose con familiari e consorelle. Pur presentendo la sorte che poi le è effettivamente toccata, la sua allegria era contagiosa. Quanto al gelato… poveretta!, per anni si è sfamata di fagioli e poco più, ma a casa sua, durante le vacanze, riusciva a mangiarne qualcuno. La vacanza era prevista ogni tre anni…”

                                                                                                                                                                            Maria Pia FORTE

GLI ALBERI DELL’AMAZZONIA, CATTEDRALI VIVENTI

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         “Quando vi sono soldi, arrivano gli sciacalli e gli squali”, ha scritto Dorothy Stang alludendo al Brasile e alla rapacità dei latifondisti. Una rapacità che, specialmente nello Stato del Parà, si traduce spesso in violenze contro chiunque – indios, religiosi, ambientalisti – osi tentare di ostacolarli. Il loro modo di operare è sempre lo stesso: si impossessano di estese aree falsificando documenti, poi vi appiccano incendi e abbattono gli alberi da cui ricavano legname pregiato, in seguito la terra disboscata è adibita a pascolo, per finire poi rivenduta ai coltivatori di soia. La soia, infatti, è oggi il maggior business di tutta l’America Latina.

         Dopo la seconda guerra mondale il Brasile ha ricevuto molti fondi da organismi internazionali per essere stato il solo Paese latinoamericano a schierarsi a fianco degli Alleati; ciò ha attirato come mosche le multinazionali e arricchito ulteriormente i pochi già  ricchissimi. Sciacalli senza pietà per gli indios, che per casa hanno solo “gli alberi, le colonne del cielo”, scrive Valentino Salvoldi, cacciati dalle terre dalle quali hanno sempre tratto di che vivere; né per il creato, depredato di quella meraviglia che sono le foreste: “Quel verde scuro. Quegli alberi che formano cattedrali viventi. (…) Uccelli variopinti, soprattutto pappagalli. (…) Tutto canta la lode del Creatore.”. Di queste cattedrali naturali ogni anno viene bruciata un’estensione pari a Lombardia e Svizzera.

Per Dorothy Stang, “folle per amore” e innamorata delle Beatitudini, nata a Dayton nel 1931 in una famiglia con nove figli, la salvaguardia della foresta amazzonica si sposò con la posizione decisa assunta dalla Chiesa sulla gestione responsabile del creato a partire da Giovanni XXIII: fu questo coraggioso papa a spalancare le porte della teologia alla creazione.

                                                                  M. P. F.

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3 risposte a MISS DOROTHY STANG, VOCE PROFETICA, PRIMA MARTIRE DEL CREATO – Angelo Nocent

  1. silvia ha detto:

    E’ difficile dire qualcosa di fronte a queste persone e a questi fatti.
    Quanto male.E quanto bene.
    Quanti peccati. E quanti santi, martiri (testimoni) silenziosi e sconosciuti.
    Mi resta solo di vivere, fin che Dio vuole, testimoniando dove Lui vuole, quell’Amore che rende folli i santi. I cristiani.
    Chiedo a Lui di darmi una briciola di quella follia. La briciola necessaria per continuare il “mio” cammino.

  2. lucetta ha detto:

    Grazie Angelo per questo post e grazie Silvia perchè mi unisco a te totalmente nel commento. Faccio mie le tue parole. Non sono capace di fare quello che ha fatto Dorothy ma posso, nel luogo dove mi ha messo il Signore , con i talenti che Lui mi ha dato e le persone che mi ha messo vicino, AMARLO e SERVIRLO.

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