“MISS PAOLO ” IL MARATONETA DI DIO SENZA FRONTIERE – Angelo Nocent

UOMINI E DONNE. Non sono aggiornato ma so che anche nell’omonima  trasmissione televisiva condotta da Maria De Filippi,   ci sono le Miss che spopolano.  Solo che la pedagogia della conduttrice ha mire diverse, alternative alle nostre. Ma possiamo reggere alla concorrenza.

Epperò, nell’era delle MISS, ci sono anche i MISS.

In realtà, si tratta di una  una categoria di donne e uomini “SENZA FRONTIERE” che, nel nostro caso,  ha una tradizione bimillenaria e i detentori del titolo non sono solo i famosi “144.000 segnati” ma addiritura una “moltitudine immensa“, per usare  parole ed immagini dell’Apocalisse 7,9.14-17 :

Io, Giovanni, vidi una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani.

14 E uno degli anziani disse: “Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello. 15 Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro. 

16 Non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta, perché l’Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro  occhi”. 

Scrive  il  S. B. Stefan, Arcivescovo di Ohrid e di Macedonia:

  • “Isanti non conoscono le frontiere, le nazioni;
  •  non conoscono nessuna divisione né appartenenza.
  • Loro sono al di sopra di tutti e per tutti!
  • I santi sono il legame più forte tra la terra e il cielo, e ancora tra i popoli stessi.
  • Loro sono i nostri rappresentanti davanti al Signore e mediatori tra i popoli.
  •  Loro portano pace laddove c’è discordia e degli sconosciuti riescono a farne degli amici.”

Dopo il MISS GESU‘, Paolo è il detentore in assoluto del titolo. E colui che ha saputo stargli a ruota e perfino a superarlo sulle rotte del mare, è proprio Francesco Saverio.   

 P. Marcello Storgato, missionario saveriano, in un congresso ha fatto la seguente prolusione che invito a stampare per  leggerla dove e qando è possibile. Lo so che il tempo è sempre poco per tutti e le cose lunghe sono indigeste. Ma il mandato della Cresima non può essere preso in considerazione solo “a tempo perso“.

Pazienza, dunque, e crepi l’avarizia! Vale la pena buttarsi all’inseguimento sia del  MISS maratonetadel quale, forse,  non sono noti dei particolari atletici che del suo miglior imitatore.

IL SEGRETO DI PAOLO 

p. MARCELLO STORGATO, sx

L’anno scorso, pensando a come impostare il calendario 2009 di “Misisonari Saveriani” sfruttando l’opportunità dell’anno paolino, ho riletto tutto Paolo, dagli Atti degli apostoli alle lettere, pagina per pagina. È stata una nuova scoperta del grande apostolo. Tra l’altro, mi è venuta un’idea strana: san Paolo era un grande campione olimpionico, un pluri sportivo. Era un maratoneta (calcolando i viaggi che ha fatto si conta una media di 30 chilometri al giorno!), faceva allenamento, s’intendeva di vela e di nuoto (come naufrago, si è salvato perché sapeva nuotare), praticava la corsa ad ostacoli e l’equitazione (qualcuno afferma che non sia mai caduto da cavallo)…

Testimone, cioè “martire”

Ma qual è il segreto di Paolo? Lo scopriremo. Il suo segreto era quello di essere un grande missionario. E ogni missionario autentico è “martire”. Non solo nel senso di “testimone” – perché questo è il significato della parola “martire”. In questo caso, martirio significa arrivare a donare la propria vita, a morire per Cristo, per il vangelo, per l’umanità. Questo fenomeno si è verificato molto spesso e in tanti luoghi nel corso bi-millenario della storia missionaria.

Vi propongo un esempio, attraverso un breve filmato sui 188 martiri giapponesi, recentemente beatificati a Nagasaki. 

(qui trascrivo il testo del filmato).

Saverio e i martiri giapponesi

San Francesco Saverio, primo missionario a mettere piede in Giappone il 15 agosto 1549, è il padre e fondatore della chiesa nel Sol Levante. Sollecitati dalle sue numerose lettere, altri missionari approdarono in quella grande nazione e predicarono il vangelo, conquistando il cuore di tanti uomini e donne, che sono diventati convinti seguaci di Cristo. In mezzo secolo di evangelizzazione, il 5 per cento della popolazione di allora aveva abbracciato la fede cristiana.

Il Saverio aveva previsto che il cristianesimo in Giappone avrebbe incontrato difficoltà e dure persecuzioni, per l’ostilità dei monaci buddisti, le guerre di potere tra i prìncipi dei numerosi feudi e la corsa sfrenata delle nazioni europee alla conquista di nuovi commerci.

Infatti, il “secolo cristiano” del Giappone si tramutò in “secolo dei martiri”. Decine di migliaia di cristiani – uomini, donne e bambini di ogni età – hanno subìto il martirio appesi alla croce, decapitati, bruciati, gettati nelle solfatare incandescenti. Una vera “caccia al cristiano”, per cancellare ogni traccia di cristianesimo, definito “religione malvagia”.

I missionari furono espulsi; pochi riuscirono a restare, clandestini, per seguire e incoraggiare le comunità cristiane perseguitate. Tra loro, il gesuita bresciano padre Organtino, nato a Casto e morto a Nagasaki nel 1609, denominato “il secondo padre della cristianità giapponese” e guida spirituale di numerosi martiri.

Il 24 novembre 2008, a Nagasaki, la chiesa giapponese ha proclamato “beati” altri 188 cristiani che quattro secoli fa donarono la vita per restare fedeli al vangelo di Cristo. I martiri giapponesi ufficialmente riconosciuti e venerati salgono così a 437, tra i quali i 26 martiri di Nagasaki, uccisi il 5 febbraio 1597 e proclamati santi da Pio IX nel 1862.

Ben 183 dei nuovi beati martiri sono laici, di cui 60 donne, 33 giovani sotto i vent’anni e 18 bambini con meno di cinque anni. Intere famiglie subirono il martirio, come la famiglia Ogasawara di Kumamoto: papà, mamma, nove figli e quattro garzoni. O la famiglia Hashimoto di Kyoto: papà, mamma e cinque figli, arsi vivi, legati alle croci lungo il fiume Kamogawa. Mamma Tecla, legata alla stessa croce con Tommaso e Francesco, di 12 e 8 anni, e in braccio la piccola Luisa di 3, pregava: “Signore Gesù, ricevi le anime di questi bambini”.

Nel libro “Giappone, il secolo dei martiri”, possiamo leggere i drammatici e commoventi racconti del martirio della chiesa giapponese. La mitezza e la gioia, che caratterizzano i suoi martiri, scaturivano dall’Eucaristia, dalla preghiera e dall’amore per Cristo Salvatore.

Saverio, il migliore imitatore di Paolo

Vi ho portato indietro in un pezzo di storia di 400 anni fa. Che senso ha? Cosa voglio comunicarvi? Che quello che ha fatto Paolo si è ripetuto nella storia della missione, nella storia dell’annuncio del vangelo. Francesco Saverio è stato uno dei migliori imitatori di Paolo, non solo nell’annuncio del vangelo ai pagani, cioè a coloro che non sapevano nemmeno che Cristo fosse esistito, che non avevano mai sentito la parola del vangelo.

Francesco è partito all’improvviso senza sapere perché, solo per sostituire un altro che si era improvvisamente ammalato. Si è fidato di Dio, che lo chiamava attraverso una circostanza casuale ed è partito.

Era l’anno 1549. Con i mezzi di allora, ha percorso quello che nessun altro missionario ha mai percorso nella storia della missione. È passato in India, in Malesia, nelle Molucche, nell’isola del Moro, spingendosi fino in Giappone.

Aveva dei metodi banali, semplici:

  • richiamava la gente con un campanello,

  • imparava a memoria brani del vangelo,

  • le preghiere, le domande e risposte del catechismo,

  • le ripeteva e le faceva cantare alla gente e ai bambini…

  • Ma arrivato in Giappone, si accorge che ciò non basta, che i giapponesi sono un popolo “colto“; e cambia metodo.

Mi viene in mente Paolo ad Atene, allora capitale della cultura. Qui Paolo ha cambiato il suo metodo missionario. Dicono che il discorso all’areopago sia stato il suo più grande fallimento, che abbia sbagliato approccio. Non è vero. Il suo discorso, dopo aver visitato la città e aver esaminato le persone, è uno dei più begli approcci della missione inculturata. I risultati dipendono da altre cose: dalla predisposizione interiore delle persone ad accogliere.

Come Paolo ad Atene, anche Saverio in Giappone si è convertito alla cultura, cambiando il suo metodo missionario di annuncio del vangelo. La missione è così: tiene sempre presente il contesto, le situazioni, le persone, le culture: perché lo stesso vangelo arriva dove lo Spirito ha già lavorato e preparato l’umanità per secoli e millenni. La missione non è mai una ripetizione meccanica di parole e di azioni.

Gesù stesso ha annunciato la Buona Novella in molti modi. Le quattro versioni evangeliche ci autorizzano a moltiplicare le versioni dell’unico vangelo, a seconda delle situazioni che cambiano nei tempi e nei luoghi. Perché al centro c’è sì Cristo, ma c’è anche la persona umana nel contesto della sua cultura e del suo popolo.

La verifica della fede cristiana

Tanti giapponesi avevano accolto con gioia il vangelo di Cristo, portato dal Saverio e da altri missionari. Ma sono stati i cristiani stessi a diffondere la fede nelle famiglie attraverso le “confraternite“: con la carità, l’insegnamento e la preghiera.

Finché nel 1587 arrivano i decreti di espulsione per tutti i missionari, cui segue nel 1597 il martirio di Nagasaki e il divieto di aderire al cristianesimo. La fede cristiana è dichiarata “religione malvagia” e scatta la persecuzione di massa:

  • croce,

  • decapitazione,

  • rogo,

  • torture,

  • abiura…

Ai cristiani viene imposta la verifica annuale della fede! Una bella idea! Voi giovani, sareste disposti a sottoporvi a una verifica annuale della fede cristiana? Ma anche a noi adulti, a noi sacerdoti e missionari farebbe bene verificare la nostra fede ogni mese, ogni giorno…

 Solo che in Giappone la verifica veniva fatta dagli aguzzini, per essere sicuri che i cristiani rinunciassero a Cristo e abbandonassero la loro fede “malvagia”.

 La verifica consisteva nel calpestare un’immagine sacra.

  • Molti sono morti per questo;

  • molti altri adottano uno stratagemma: arcuano il piede in modo da non calpestare la sacra immagine;

  • percorrono poi la strada del ritorno con il piede arcuato, in punta di piedi e di tallone.

  • A casa si lavano i piedi e in segno di penitenza bevono l’acqua, perché quella polvere e il riflesso dell’immagine, entrando nel corpo, purifichi anche l’anima.

Pronti a tutto per il vangelo

 Tra i cristiani era molto diffuso il libro, “Preparazione al martirio”. Nella storia cristiana, la chiesa giapponese è stata l’unica ad avere un catechismo per “prepararsi al martirio”. Nessuno desiderava essere ammazzato, ma la situazione era tale da richiedere una preparazione speciale. Cristo doveva sparire dal suolo giapponese e i suoi seguaci dovevano rinnegare la fede o morire. Quale soluzione, se non prepararsi al martirio? Anche Paolo aveva previsto “catene e tribolazioni” ed era sempre pronto a “terminare la corsa testimoniando il vangelo” (Atti 20, 22-24).

 È un insegnamento per noi tutti. Abbiamo il dovere di annunciare Colui in cui crediamo: Gesù e il suo vangelo. Ma oggi non è facile. Sono convinto che in Italia oggi, e ancor più nei prossimi decenni, se vogliamo rimanere cristiani ed essere missionari dobbiamo prepararci al martirio.

 Cosa facciamo noi davanti alla campagna dell’ateismo o davanti a chi se ne frega del vangelo e della chiesa? Cosa facciamo con tanti giovani che fin dall’età adolescenziale abbandonano e rifiutano ciò che hanno imparato? Cosa offriamo ai tanti fratelli e sorelle immigrati di altra fede e cultura? Se abbiamo la convinzione di aver ricevuto un dono immenso – Gesù Cristo – non possiamo non offrirlo a tutti, con gioia e amore.

 Leggiamo Paolo, direttamente alla fonte

È arrivato il momento di leggere Paolo. È un invito: provate a leggerlo tutto, dagli Atti alle Lettere: ne resterete affascinati! Per ora, ci accontentiamo dei primi due capitoli della lettera di Paolo ai galati (Gal 1,1-2,10). 

1,1 Paolo, apostolo non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre che lo ha risuscitato dai morti, 2 e tutti i fratelli che sono con me, alle chiese della Galazia. 3 Grazia a voi e pace da parte di Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo, 4 che ha dato se stesso per i nostri peccati, per strapparci da questo mondo perverso, secondo la volontà di Dio e Padre nostro, 5 al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen. 

6 Mi meraviglio che così in fretta da Colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate a un altro vangelo. 

7 In realtà, però, non ce n’è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. 8 Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anatema! 9 L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema! 

10 Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo!

11 Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; 12 infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. 

13 Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo, come io perseguitassi fieramente la chiesa di Dio e la devastassi, 14 superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri.

15 Ma quando Colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque 16 di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, 17 senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. 18 In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni; 19 degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. 

20 In ciò che vi scrivo, io attesto davanti a Dio che non mentisco. 21 Quindi andai nelle regioni della Siria e della Cilicia. 22 Ma ero sconosciuto personalmente alle chiese della Giudea che sono in Cristo; 23 soltanto avevano sentito dire: «Colui che una volta ci perseguitava, va ora annunziando la fede che un tempo voleva distruggere». 24 E glorificavano Dio a causa mia. 

2,1 Dopo quattordici anni, andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di Barnaba, portando con me anche Tito: 2 vi andai però in seguito a una rivelazione. Esposi loro il vangelo che io predico tra i pagani, ma lo esposi privatamente alle persone più ragguardevoli, per non trovarmi nel rischio di correre o di aver corso invano. 

3 Ora neppure Tito, che era con me, sebbene fosse greco, fu obbligato a farsi circoncidere. 4 E questo proprio a causa dei falsi fratelli che si erano intromessi a spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù, allo scopo di renderci schiavi. 5 Ad essi però non cedemmo, per riguardo, neppure un istante, perché la verità del vangelo continuasse a rimanere salda tra di voi. 

6 Da parte dunque delle persone più ragguardevoli – quali fossero allora non m’interessa, perché Dio non bada a persona alcuna – a me, da quelle persone ragguardevoli, non fu imposto nulla di più. 7 Anzi, visto che a me era stato affidato il vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi – 8 poiché Colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per i pagani – 9 e riconoscendo la grazia a me conferita, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Barnaba la loro destra in segno di comunione, perché noi andassimo verso i pagani ed essi verso i circoncisi. 10 Soltanto ci pregarono di ricordarci dei poveri: ciò che mi sono proprio preoccupato di fare. 

Può cambiare il vangelo?

Questo è Paolo! Che ve ne pare? È davvero un grande uomo. Vi rilancio alcune delle frasi che abbiamo ascoltato.

Si rimprovera al papa, ai vescovi e alla Chiesa di continuare con la stessa predicazione, nonostante i tempi siano cambiati: “…Non capisce la Chiesa che adesso la gente pensa in altro modo, ha altre esigenze, fa il cavolo che vuole…; genera, abortisce, fa sesso, ammazza, ama gli animali più degli uomini…; non capisce che il mondo è cambiato?!”. 

  • Non c’è un altro vangelo“: c’è un vangelo che si incultura, si manifesta, vive e traspira in mille modi; ma un vangelo diverso non c’è.

  • E questo vangelo non “è modellato sull’uomo”; non è modellato su quello che la maggioranza della gente fa o dice, perché questo vangelo non l’abbiamo ricevuto da uomo, ma è rivelato da Dio.

  • È il vangelo di Gesù Cristo ed è questo che va annunciato. Non può essercene un altro. 

Un missionario che litiga… 

Poi c’è la duplice direzione (sempre chiara negli Atti degli apostoli e nelle lettere di Paolo), ma qui è espressa in modo diretto e immediato: tutti hanno il diritto di ascoltare il vangelo e tutti i discepoli di Gesù hanno il dovere di annunciarlo. Lo si può annunciare ai circoncisi, a coloro che credono in un Dio unico, a coloro che credono in Cristo e appartengono già alla chiesa, e va benissimo. Ma, dice Paolo, 

  • “lo stesso Signore mi ha incaricato di annunciare lo stesso vangelo ai pagani,

  • a coloro che non credono,

  • a coloro che non lo conoscono,

  • a coloro che non sono ancora discepoli.

  • E su questo punto ho dibattuto fino a litigare con Cefa, perché accettasse che io ero stato destinato ai non cristiani, fino a quando non ci siamo dati la mano della comunione”.

 Nessuno deve meravigliarsi se ancora oggi la chiesa missionaria si lamenta e protesta.

  • Dovrebbe lamentarsi di più, protestare di più, litigare di più…;

  • perché la Chiesa non è soltanto la chiesa romana, italiana, occidentale e ricca.

  • La chiesa di Cristo non funziona così.

  • Le nuove chiese, le chiese missionarie sono le madri che creano il futuro del vangelo.

  • Le chiese antiche vanno rispettate, ma sono chiamate ad accogliere a valorizzare il nuovo che viene: non per altri motivi, ma perché è il vangelo che lo richiede.

 Un altro aspetto interessante: quando Paolo va a Gerusalemme per parlare della sua esperienza missionaria, non lo fa in piazza, con tutti e chiunque; non vuole fama né crearsi un nome.

  • Parla con persone oculate, che abbiano buon senso, che sappiano comprendere e discernere il futuro del vangelo e della missione.

  • Perché ci sono degli altri (falsi fratelli), anche nella chiesa e anche tra noi oggi, che s’intromettono “a spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù allo scopo di renderci nuovamente schiavi“.

 Avete mai letto queste parole di Paolo, con il senso che hanno? Paolo è furbo. Così deve fare ogni discepolo assennato. 

Prima l’annuncio, poi la carità

Tutto il discorso di Paolo verte sull’annuncio dell’unico vangelo di Gesù Cristo. Questa è la missione.

Come missionari sbagliamo quando continuiamo a dire che abbiamo bisogno di soldi, di medicine, di attrezzature… per fare questo o quello. È vero, Gesù ha fatto tantissimo, ma non è il “fare” che rende reale e valida la missione. È solo lannuncio di Gesù Cristo: far conoscere e incontrare quest’Uomo che ci rende liberi, capaci di crescere fino alla pienezza della gioia nella massima condivisione.

E poi sì, la missione è anche carità operosa: “soltanto ci pregarono di ricordarci dei poveri; ciò che mi sono proprio preoccupato di fare“. Tuttavia, non come primo impegno della missione, ma solo come manifestazione e prova che la nostra fede e testimonianza del vangelo è reale e concreta. Solo così è giusto ricordarci dei poveri, non solo con qualche offerta o sacrificio, ma con la condivisione, con la battaglia per la giustizia, per l’equità, per l’onesta anche a livello finanziario, politico ed economico. 

Facciamoci affascinare e guidare da Paolo

Camminiamo insieme, cari giovani, facendoci guidare da Cristo, dal vangelo e da Paolo, che ha interpretato in modo mirabile il vangelo, validissimo e urgentissimo anche oggi. Lasciamoci affascinare da quest’uomo, che ci farà intuire qual è stato il suo grande segreto. Ricordiamo il suo avvertimento: “alcuni vogliono sovvertire il vangelo di Cristo, ma non c’è un altro vangelo“; e il vangelo autentico “non è modellato sull’uomo, ma su Gesù Cristo che ce l’ha rivelato“.

Monumento ai nuovi 26 martiri giapponesi

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7 risposte a “MISS PAOLO ” IL MARATONETA DI DIO SENZA FRONTIERE – Angelo Nocent

  1. angelonocent ha detto:

    PER RICORDARE PAPA BENEDETTO XVI nel 60mo della sua ordinazione sacerdotale.
    AD MULTOS ANNOS, SANTO PADRE!

    Discepolo del Signore, Suo AMICO, Lei sa bene che l’Apostolo Paolo aveva previsto “catene e tribolazioni” ed era sempre pronto a “terminare la corsa testimoniando il vangelo” (Atti 20, 22-24).

    Un “Grazie affettuoso” dalla Compagnia dei GLOBULI ROSSI per l’esempio di un quotidiano,lento ma determinato martirio di fedeltà, sulle rotte SENZA FRONTIERE dell’Apostolo delle genti.

  2. silvia ha detto:

    Ho dato una scorsa veloce…
    Mi viene in mente, dalla mia esperienza passata – sempre viva anche se il servizio ora richiesto è altro da allora – di membro e guida nella CVX -Comunità di vita Cristiana – la dimensione missionaria di quella Comunità.
    Cito a memoria le parole che -si dice- il Padre Ignazio rivolgesse ai suoi figli inviandoli in missione:
    andate ed incendiate tutte le case!…Fate ardere questo fuoco, il fuoco che Gesù ha portato…”

    • angelonocent ha detto:

      Grazie, Silvia, per questa citazione. E’ evidente il riferimento al passo di Luca, 12, 49-53:
      . ” Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!
      . C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!
      . Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione.
      . D’ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre;
      . padre contro figlio e figlio contro padre,
      . madre contro figlia e figlia contro madre,
      . suocera contro nuora e nuora contro suocera
      ».

      Scrive il biblista scomparso Padre Lino Pedron che “Le proposte di Gesù sono incendiarie, non lasciano indisturbati, provocano una rivoluzione in chi le accoglie, ma anche una violenta reazione in chi le rifiuta.

      Sono proposte radicali che chiedono risposte radicali. Gesù è il salvatore e il liberatore dell’uomo da ogni sua precedente oppressione, per questo deve provocare divisioni e rivolgimenti nelle strutture sociali e familiari.
      La scelta di Cristo e del suo vangelo produce reazioni anche violente da parte delle persone a cui il cristiano è legato. Senza esitazione occorre preferire Cristo agli amici e ai familiari. La profezia di Simeone che ha presentato Gesù come “segno di contraddizione” (Lc 2, 34) trova anche qui la sua attuazione.

      “La proposta che il vangelo rivolge agli uomini di tutti i tempi è quella di una scelta radicale pro o contro Cristo. E non c’è spazio per i compromessi.

      Il cristiano urta non solo le situazioni familiari, ma spesso anche le strutture sociali e coloro che le reggono e le dominano a proprio vantaggio. La lotta contro di essi è inevitabile quando ci si trova schierati dalla parte di Cristo e del vangelo.

      L’appartenenza a Cristo esige da noi una vita pasquale di morte e risurrezione con strappi e lacerazioni. Sono i costi della libertà e della vita nuova”.

      Ce lo ha spiegato molto bene Paolo, il maratoneta del Vangelo, nelle sue lettere alle giovani Chiese. E’ per questo che guardiamo a lui e torniamo continuamente sui suoi passi.

  3. lucetta ha detto:

    Ho letto con piacere e gioia il tuo post ed ascoltato le parole del Papa.
    L’anima mia esulta……mentre leggo ed ascolto…..perchè sento di essere sulla buona strada anche se non sarà tutta liscia ed a volte tremo pensando che chi più capisce deve essere pronto anche a dare…..MA PAOLO mi conforta e consola con la sua FORZA e le sue parole: “Tutto posso in Colui che mi dà forza” quindi niente paura perchè sarà quello che LUI vorrà.

  4. lucetta ha detto:

    “Perché ci sono degli altri (falsi fratelli), anche nella chiesa e anche tra noi oggi, che s’intromettono “a spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù allo scopo di renderci nuovamente schiavi“.
    Questa frase mi fa pensare….penso di averla compresa ma non sono sicura al 100%….mi puoi fare degli esempi?
    A volte in parrocchia mi capita di assistere a certi comportamenti superficiali sia da parte di alcuni
    fedeli che del parroco stesso, come il parlare prima della Messa oppure il precipitarsi in sacrestia subito dopo la Messa e parlare ad alta voce senza pensare che solo pochi minuti prima ci siamo comunicati ed è avvenuto il più grande miracolo a cui tutti ormai sono assuefatti ….

    Di fronte a questi comportamenti mi irrigidisco perchè per me sono sintomo di grande superficialità e di attenzione ad altro che non è Gesù…mentre vorrebbero farmi credere che sono io nel torto. Spesso ho l’impressione che l’amore e il rispetto per il Signore e per i fratelli in generale sia sottovalutato.

  5. angelonocent ha detto:

    L’affermazione di Paolo cui ti riferisci è in GALATI, 2, 3-5. Paolo è al Concilio di Gerusalemme e, ad un certo momento, si trova in piena polemica con una parte dei patecipanti. Ma non indietreggia di un dito.
    Le constatazioni che fai sono amare: “per me sono sintomo di grande superficialità e di attenzione ad altro che non è Gesù…”. Come darti torto?

    “…è avvenuto il più grande miracolo a cui tutti ormai sono assuefatti ….”.

    Ho la tua tendenza: irrigidirmi. Ma poi? Bisogna dare l’esempio e passare parola, come stiamo facendo.

    La MESSA! Dobbiamo renderci conto che abbiamo assistito (partecipato da protagonisti) a un grande miracolo: sono io, ma non sono più io, non sono più quello di prima, sono “eucaristicizzato”: «Io vivo, ma non sono più io che vivo,è Cristo che vive in me» (Gal. 2,20) .
    Fortunato chi se ne rende conto. E’ un mutamento provocato dalla Pasqua: “«Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo, assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio» (Col. 3,1-3).

    Con gli esempi non saprei da che parte cominciare e si finirebbe per scrivere un libro. Al passo citato, qui me la cavo, con il commento di un arcivescovo, Carlo Ghidelli, di Lanciano-Orlona, dal quale possiamo ricavare qualche applicazione pratica.

    Ciò che si ricava è che c’è ancora tanto lavoro da fare perché il Concilio Vaticano II entri nel nostro DNA. Pazienza, dunque, ma anche determinazione:

    PAOLO AL CONCILIO DI GERUSALEMME
    Vi è un episodio, nella vita di Paolo, che merita speciale attenzione: esso ha trovato memoria scritta sia nella sua Lettera ai Galati sia negli Atti degli Apostoli. Paolo ne parla in modo fortemente polemico, mentre Luca lo racconta con una tonalità assai più pacata: si tratta del Concilio di Gerusalemme (cfr. GaI 2,1-10; At 15,1-35).

    L’evento merita di essere menzionato perché ha avuto una rilevanza ecclesiale di primissimo ordine, dal momento che in esso si trattava di una questione di capitale importanza: se fosse necessaria la circoncisione per diventare cristiani. A noi, forse, oggi potrebbe sfuggire l’importanza di quel dibattito, ma per la Chiesa di allora da esso dipendeva non solo la legittimità della predicazione di Paolo, ma tutta l’impostazione missionaria.

    Per dirla in breve, le cose andarono così: nel suo primo viaggio missionario (cfr. At 13,1-14,28) Paolo aveva predicato la necessità della sola fede per abbracciare la nuova religione cristiana, ma alcuni cristiani provenienti dal giudaismo glielo contestarono. Fu allora necessario convocare il Concilio di Gerusalemme: cosa che si fece per iniziativa di Pietro, il primo degli apostoli. Da un lato dunque stava Paolo, con la sua convinzione maturata sul campo della missione; dall’altro invece stava Giacomo con i cristiani giudaizzanti. Al centro, possiamo dire, stava Pietro dal quale si attendeva l’ultima parola. Il tutto dentro la cornice di una assemblea conciliare nella quale ognuno ha il dovere di esporre il suo parere, di confrontarsi con gli altri fratelli nella fede, per accogliere alla fine le decisioni che sono frutto della preghiera e della ponderata decisione dei massimi responsabili nella comunità.

    Al Concilio Paolo ha partecipato con una delegazione polemica anche nella sua composizione, perché in effetti Tito non era circonciso, eppure era diventato un ottimo cristiano, addirittura discepolo e collaboratore di Paolo. Si accese una discussione nella quale prese la parola anzitutto Pietro, poi Giacomo, mentre Paolo ascoltava e taceva. Si decise poi di scrivere e inviare una lettera che indicasse ai fratelli provenienti dai pagani il da farsi: cioè di non imporre nessun altro obbligo al di fuori di alcuni gesti di rispetto e di carità verso i fratelli provenienti dal giudaismo.

    Commentando il fatto con il suo solito stile, Paolo ha potuto scrivere: «Neppure Tito, che era con me, sebbene fosse greco, fu obbligato a farsi circoncidere. E questo proprio a causa dei falsi fratelli che si erano intromessi a spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù, allo scopo di renderci schiavi. Ad essi però non cedemmo, per riguardo, neppure un istante, perché la libertà del Vangelo continuasse a rimanere salda tra di voi» (Gal 2,3-5). Paolo era talmente convinto della bontà della sua prassi missionaria che non era disposto a cedere alle altrui pretese: in questo modo era sicuro di difendere non una sua opinione personale ma la verità del Vangelo, quel Vangelo che gli era stato rivelato sulla via di Damasco.

    A proposito di Concilio, mi pare doveroso fare almeno un cenno al Vaticano II, il Concilio che la Chiesa cattolica ha avuto la grazia di celebrare più di quarant’anni fa. Si è molto discusso anche in questo Concilio. Da allora la Chiesa cattolica è passata attraverso momenti difficili e ancora oggi non è terminato il tempo della sua piena ricezione. Una cosa tuttavia si è fatta sempre più chiara: il Vaticano II non ha voluto creare una rottura con il passato della Chiesa e neppure va interpretato nel segno della discontinuità. Al contrario esso ha segnato uno sviluppo dottrinale e pastorale della Chiesa dei primi due millenni e oggi esige di essere riletto e vissuto nel segno della continuità. Lo ha affermato con la sua solita lucidità Benedetto XVI: «I problemi della ricezione sono nati dal fatto che due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto e hanno litigato tra di loro. L’una ha causato confusione; l’altra, silenziosamente ma sempre più visibilmente, ha portato frutti.
    – Da una parte esiste una interpretazione che vorrei chiamare “ermeneutica della discontinuità e della rottura”…
    – Dall’altra parte c’è l’ermeneutica della riforma, del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa».

    Come vescovo della Chiesa frentana mi sento in dovere di indicare a tutti il Vaticano II come un evento di grazia e quindi di accoglierlo con gratitudine dal Signore. Nello stesso tempo avverto che, sotto molti profili, il Concilio anche tra noi attende ancora di essere più profondamente conosciuto per essere più largamente realizzato. Anche a livello di regione ecclesiastica dell’Abruzzo Molise ci stiamo interrogando sulla ricezione del Vaticano II e lo abbiamo già fatto in almeno tre distinti convegni in relazione alle costituzioni dogmatiche emanate dal Concilio stesso.
    In casa nostra possiamo certamente mettere in atto qualche cosa di analogo per arrivare, tra l’altro, a una celebrazione della liturgia più partecipata e più fruttuosa, a una conoscenza della parola di Dio più profonda e più spirituale, a una apertura ecumenica più convinta e più attenta, a una formazione catechistica più critica e più personalizzata, a una partecipazione alla vita ecclesiale più metodica e più condivisa, a uno stile di preghiera più essenziale e più biblica, a una animazione missionaria più estesa e più generosa, a una azione caritativa più attenta e più capillare, e altro ancora.

    Come è facile vedere, abbiamo ancora molte cose da fare come comunità ecclesiale, sia come comunità dio ce sana sia come comunità parrocchiali, per poter dire che il Concilio noi non lo abbiamo subito, ma lo abbiamo accolto con entusiasmo; e ora non lo diamo per scontato ma lo stiamo vivendo con grande impegno da parte di tutti, presbiteri e fedeli laici. Rinnoviamo perciò il nostro proposito di accostarci ai documenti del Vaticano II per studiarli e per assimilarli, di fame oggetto della nostra lettura personale e comunitaria, e di verificarne la ricezione a livello di parrocchie. Ovviamente questo sarà compito precipuo dei presbiteri, ai quali rinnovo il pressante invito a un continuo aggiornamento sui decreti conciliari e a un confronto fraterno nelle nostre riunioni di aggiornamento teologico.

  6. lucetta ha detto:

    Grazie per la risposta tempestiva, accurata e illuminante. Grazie veramente.

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