PADRE PIO E’ SCAPPATO DALLA SUA TOMBA D’ORO – M.Veneziani – A.Nocent

Dopo Don Milani, mi piace ricordare un altro “uomo libero”: SAN PIO DA PIETRALCINA. Lo spunto me lo ha offerto un titolo provocatorio: “PADRE PIO E’ SCAPPATO DALLA SUA TOMBA D’ORO“.  L’affermazione è del giornalista Marcello Veneziani; sua è anche la constatazione di quanto sta accadendo sul suntuoso sepolcro del venerato padre.

Personalmente vi leggo un segno di questa libertà che non si lascia ingabbiare: oggi il frate cappuccino, autentico discepolo di San Francesco d’Assisi, non cessa di trasmettere alle generazioni che l’hanno conosciuto e a quelle che verranno, di “non prendere la fede per il loculo” ma di andare oltre. Qell’oltre che ha indicato con una vita crocifissa con Cristo: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me(Gal 2, 20). Sono le parole dell’apostolo Paolo ai Gàlati. Esse esprimono sinteticamente il frutto esistenziale della comunicazione eucaristica: l’inabitazione di Cristo nell’anima, per opera dello Spirito santo.

Padre Raniero Cantalamessa, parlando di Madre Teresa di Calcutta, ha detto che la Beata ha una meravigliosa Spiritualità, ma che è segnata, come del resto  anche quella di Padre Pio, dal tempo in cui entrambi si sono formati.

Mancava dalla riflessione teologica (non dalla vita!) una chiara prospettiva trinitaria che ora, dopo il Concilio, per esempio nella Novo millennio ineunte, appare la sorgente e la forma di ogni santità cristiana.  La loro è  una spiritualità “Gesù-centrica”, più che trinitaria”.

Ma è Gesù stesso che ci mette sul giusto binario con una forte assicurazione: “…perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro, dice rivolto al  Padre (Gv 17,26). In noi dunque per grazia c’è lo stesso amore con cui il Padre ama il Figlio. E’ una scoperta inaudita, che apre orizzonti per la nostra preghiera e la nostra contemplazione. Il cristianesimo è grazia e la grazia non è che questo: partecipazione alla natura divina (2 Pt 1,4), cioè all’amore divino, essendo l’amore la “natura” propria, ciò di cui è  fatto, il Dio della Bibbia.

Dalla sua tomba vuota, Padre Pio, ormai nella gloria dei santi, invita a non piangere per la sua dipartita ma a rileggere la Lettera ai Romani che parla di una “consolazione che viene dalle Scritture” e che aiuta a “tener viva la nostra speranza” (Rom 15, 4). Credo che trasmettere la passione per il Libro e un po’ di quella consolazione che viene dalle Scritture sia l’unica cosa che giustifichi questo blog che non ha altra finalità se non quella di far correre la Buona Notozia dell’Evangelo che è Gesù, l’inviato dal Padre.

Nel battesimo noi abbiamo ricevuto l’amore con cui il Padre dall’eternità ama il Figlio. E questo amore ha un nome:  si chiama lo Spirito Santo.

E noi abbiamo ricevuto lo Spirito Santo. Cosa può essere infatti quell’ ”amore di Dio che è stato effuso nei nostri cuori dallo Spirito Santo” (cf. Rom 5,5) se non, alla lettera, l’amore di Dio, cioè l’amore eterno, increato, con cui il Padre ama il Figlio e da cui discende ogni altro amore?

Dal sepolcro vuoto del santo Padre Cappuccino, rieccheggia il discorso di commiato di Paolo dalla Chiesa di Efeso:

Voi sapete come mi sono comportato con voi…

  • Ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e tra le prove…
  • Sapete come non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi…
  • Non ritengo tuttavia la mia vita  meritevole di nulla, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio…
  • Non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio.
  • Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi a  pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue…
  • Ed ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l’eredità con tutti i santificati” (Atti 20, 18-32).

Quel giorno l’apostolo Paolo in un solo punto si sbagliò: disse che non avrebbero più rivisto il suo volto, gettando tutti i presenti nel pianto. Ma era un timore, non una profezia; dalle Lettere pastorali sappiamo che egli rivide in realtà la Chiesa di Efeso due anni  dopo, al termine della sua prima prigionia romana (cf. 1 Tim 1,3).

Oggi chi cerca Padre Pio nei luoghi da lui abitati, sa bene di non rivederlo. Ma non dubita d’incontrarlo. E riudirà le parole dell’Apostolo alla Chiesa di Efeso, ossia si sentirà affidato  “al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l’eredità con tutti i santificati” (Atti 20, 18-32).

Perciò la lettura delle considerazioni che pone il giornalista Veneziani non può fare che bene e liberarci dai nostri eccessi, puntando sull’essenzialità della spiritualità di quell “uomo eucaristico” ( εὐχαρίστω-eucharisto: “rendo grazie”) che fu il frate delle stimmate.

“Padre Pio ha compiuto un miraco­lo a rovescio e a sue spese. Da quando l’hanno imbottito d’oro in una tomba faraonica, il pellegrinaggio dei devoti è  crollato.

 Stimmate di rabbia e di dolore avranno ripreso a sanguina­re  al burbero e schivo frate cappucci­no.

Jatavenne , avrà detto nel suo ruvi­do gergo.

Padre Pio è a disagio in quella cripta d’oro che sembra il caveau della  banca mondiale, circondata da un business osceno, un’ottantina di  alberghi or­mai vuoti, una marea di statue kitsch diffuse ovunque e in particolare a Sud, pompe di benzina incluse, più pile di superstiziosi gadget ormai invenduti.

A San Giovanni Rotondo l’oro di Pa­dre Pio è crollato in borsa. La gente  pre­ferisce visitare il vecchio sepolcro vuo­to piuttosto che quella  cripta da Pape­rone estesa quanto una trentina di ap­partamenti.

Per carità, ha ragione il mio amico Frate Antonio Belpiede, portavoce dei frati, che l’oro ha sempre gremito le chiese e i culti. Ma nella Chiesa fatta da Renzo Piano non si respira il sacro, non si avverte il santo, non c’è spiritua­lità e religione. E un francescano me­dievale come  Padre Pio non può finire in una roba asettica da Manhattan o nella  riserva aurea di Fort Knox.

Così Padre Pio è scappato dalla sua tomba, disperdendo anche i suoi fede­li.

Andatelo a cercare nelle campagne e nei silenzi assolati del sud, tra i poveri e nei ricoveri, nelle chiese agresti e nel­le cattedrali antiche, nei corpi malati, nei cuori devoti e nei cieli gloriosi. Non lì, nella cripta d’oro. Non prendete la fe­de per il loculo“. (Da IL GIORNALE)

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Una risposta a PADRE PIO E’ SCAPPATO DALLA SUA TOMBA D’ORO – M.Veneziani – A.Nocent

  1. ... ha detto:

    Padre Pio, prima della morte, definì gli iniziatori del nascente Cammino Neocatecumenale “i nuovi falsi profeti”.

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