Benvenuta Rita!!!!!

Cara Rita!!!! Benvenuta!!!!!

Siamo lieti di poter aggiungere un posto a tavola.

Questo omaggio floreale è per te!!!!

Tutti coloro che sono entrate a far parte di questa “Compagnia” ne hanno ricevuto uno ed ora, con immenso affetto, offro anche a te questo splendido bouquet da parte di tutti noi…

Ora, prima di tutto, ripercorriamo la storia della tua Santa. S. RITA DA CASCIA Rita nacque presumibilmente nell’anno 1381 a Roccaporena, un villaggio situato nel comune di Cascia in provincia di Perugia, da Antonio Lotti e Amata Ferri. I suoi genitori erano molto credenti e la situazione economica non era agiata ma decorosa e tranquilla.

La storia di S. Rita fu ricolma di eventi straordinari e uno di questi si mostrò nella sua infanzia. La piccina, forse lasciata per qualche momento incustodita nella culla in campagna mentre i genitori lavoravano la terra, fu circondata da uno sciame di api. Questi insetti ricoprirono la piccola ma stranamente non la punsero. Un contadino, che nel contempo si era ferito alla mano con la falce e stava correndo a farsi medicare, si trovò a passare davanti al cestello dove era riposta Rita. Viste le api che ronzavano attorno alla bimba, prese a scacciarle ma, con grande stupore, a mano a mano che scuoteva le braccia per scacciarle, la ferita si rimarginava completamente.

La tradizione ci tramanda che Rita aveva una precoce vocazione religiosa e che un Angelo scendeva dal cielo a visitarLa quando si ritirava a pregare in un piccolo sottotetto.

S. RITA ACCETTA DI ESSERE SPOSA Rita avrebbe desiderato farsi monaca tuttavia, ancor giovanetta (circa a 13 anni), i genitori, oramai anziani, la promisero in sposa a Paolo Ferdinando Mancini, un uomo conosciuto per il suo carattere rissoso e brutale. S. Rita, abituata al dovere non oppose resistenza e andò in sposa al giovane ufficiale che comandava la guarnigione di Collegiacone, presumibilmente verso i 17-18 anni, cioè intorno al 1397-1398.

Dal matrimonio fra Rita e Paolo nacquero due figli gemelli maschi; Giangiacomo Antonio e Paolo Maria che ebbero tutto l’amore, la tenerezza e le cure dalla mamma. Rita riuscì con il suo tenero amore e tanta pazienza a trasformare il carattere del marito e a renderlo più docile.

La vita coniugale di S. Rita, dopo 18 anni, fu tragicamente spezzata con l’assassinio del marito, avvenuto in piena notte, presso la Torre di Collegiacone a qualche chilometro da Roccaporena mentre tornava a Cascia.

IL PERDONO Rita fu molto afflitta per l’atrocità dell’avvenimento, cercò dunque rifugio e conforto nell’orazione con assidue e infuocate preghiere nel chiedere a Dio il perdono degli assassini di suo marito. Contemporaneamente S. Rita intraprese un’azione per giungere alla pacificazione, a partire dai suoi figlioli, che sentivano come un dovere la vendetta per la morte del padre.  Rita si rese conto che le volontà dei figli non si piegavano al perdono, allora la Santa pregò il Signore offrendo la vita dei suoi figli, pur di non vederli macchiati di sangue. “Essi moriranno a meno di un anno dalla morte del padre”..

Quando S. Rita rimase sola, aveva poco più di 30 anni e sentì rifiorire e maturare nel suo cuore il desiderio di seguire quella vocazione che da giovinetta aveva desiderato realizzare.

S. RITA DIVENTA MONACA Rita chiese di entrare come monaca nel Monastero di S. Maria Maddalena, ma per ben tre volte non fu ammessa, in quanto vedova di un uomo assassinato. La leggenda narra che S. Rita riuscì a superare tutti gli sbarramenti e le porte chiuse grazie all’intercessione di: S. Giovanni Battista, S. Agostino e S. Nicola da Tolentino che l’aiutarono a spiccare il volo dallo ” Scoglio” fino al Convento di Cascia in un modo a Lei incomprensibile. Le monache convinte dal prodigio e dal suo sorriso, la accolsero fra di loro e qui Rita vi rimase per 40 anni immersa nella preghiera.

IL MIRACOLO SINGOLARE DELLA SPINA Era il Venerdì Santo del 1432, S. Rita tornò in Convento profondamente turbata, dopo aver sentito un predicatore rievocare con ardore le sofferenze della morte di Gesù e rimase a pregare davanti al crocefisso in contemplazione. In uno slancio di amore, S. Rita chiese a Gesù di condividere almeno in parte la Sue sofferenze. Avvenne allora il prodigio: S. Rita fu trafitta da una delle spine della corona di Gesù, che la colpi alla fronte. Fu uno spasimo senza fine. S. Rita portò in fronte la piaga per 15 anni come sigillo di amore.

VITA DI SOFFERENZA Per Rita gli ultimi 15 anni furono di sofferenza senza tregua, la sua perseveranza nella preghiera la portava a trascorrere anche 15 giorni di seguito nella sua cella “senza parlare con nessuno se non con Dio”, inoltre portava anche il cilicio che le procurava sofferenza, per di più sottoponeva il suo corpo a molte mortificazioni: dormiva per terra fino alla fine quando si ammalò e rimase inferma negli ultimi anni della sua vita.

IL PRODIGIO DELLA ROSA Circa 5 mesi prima del trapasso di Rita, un giorno di inverno con la temperatura rigida e un manto nevoso che copriva ogni cosa, una parente le fece visita e, nel congedarsi, chiese alla Santa se desiderava qualche cosa, Rita rispose che avrebbe desiderato una rosa dal suo orto. Tornata a Roccaporena la parente si recò nell’orticello e grande fu la meraviglia quando vide una bellissima rosa sbocciata, la colse e la portò a Rita.

Cosi S. Rita divenne la Santa della “Spina” e la Santa della “Rosa”.

S. Rita prima di chiudere gli occhi per sempre, ebbe la visione di Gesù e della Vergine Maria che la invitavano in Paradiso. Una sua consorella vide la sua anima salire al cielo accompagnata dagli Angeli e, contemporaneamente, le campane della chiesa si misero a suonare da sole, mentre un profumo soavissimo si spanse per tutto il Monastero e dalla sua camera si vide risplendere una luce luminosa come se vi fosse entrato il Sole. Era il 22 Maggio del 1447.

S. Rita da Cascia è stata beatificata ben 180 anni dopo il suo decesso e proclamata Santa a 453 anni dalla sua morte.

Rita, la Santa dell’impossibile…

Dopo questa premessa, veniamo a noi: hai detto che la segnalazione la devi a Lucetta.

Io aggiungo che la chiamata ti è venuta dallo Spirito del Signore risorto al quale hai detto sì senza esitazione. Lui ti conosce e, se ti ha manda in mezzo a noi, vuol dire che abbiamo bisogno di te, della tua esperienza di fede alla quale sei stata iniziata da quando eri sulle ginocchia della tua “santa mamma”.

Ieri sul blog hai menzionato la data di elezione di Papa Giovanni XXIII: 28 Ottobre 1958. http://girigalu.wordpress.com/2011/10/28/2351/

Com’è vivo in me il ricordo di quella fumata bianca!

Vi fu un uomo mandato da Dio il cui nome era Giovanni“. Su queste parole del Vangelo che risuonavano in Piazza San Pietro colma di gente di ogni estrazione, il “Papa buono” ha lasciato la scena di questo mondo.

Dobbiamo dirlo: se siamo qui è anche grazie a lui che ha indetto il Concilio Vaticano II, così che la Parola di Dio è tornata ad occupare il suo posto centrale nella Chiesa.

25 Gennaio 1959

«Venerabili Fratelli e Diletti Figli Nostri! Pronunciamo innanzi a voi, certo tremando un poco di commozione, ma insieme con umile risolutezza di proposito, il nome e la proposta della duplice celebrazione: di un Sinodo Diocesano per l’Urbe, e di un Concilio ecumenico per la Chiesa universale. »

Come sono emozionanti queste parole che hanno suscitato una nuova Penecoste!

Il Sinodo si caratterizzò pertanto subito per una marcata natura “pastorale”: non si proclamarono nuovi dogmi (benché siano stati affrontati dogmaticamente i misteri della Chiesa e della Rivelazione), ma si vollero interpretare i “segni dei tempi” (Matteo 16, 3); la Chiesa avrebbe dovuto riprendere a parlare con il mondo, anziché arroccarsi su posizioni difensive.

Nello stesso discorso Roncalli si rivolse anche ai «profeti di sventura», gli esponenti della Curia e del clero più avversi all’idea di celebrare un Concilio:

« Nelle attuali condizioni della società umana essi non sono capaci di vedere altro che rovine e guai; vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori; e arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia, che è maestra di vita, e come se ai tempi dei precedenti Concili tutto procedesse felicemente quanto alla dottrina cristiana, alla morale, alla giusta libertà della Chiesa ».

Quella stessa sera il pontefice pronunciò inoltre il celebre “Discorso alla luna“. Nel momento che avrebbe dato un nuovo corso alla religione cattolica, con un richiamo straordinario salutò la Luna: “Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero. Qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la Luna si è affrettata stasera, osservatela in alto, a guardare a questo spettacolo. »

Salutò i fedeli della sua diocesi (il papa è anche il vescovo di Roma), e si produsse in un atto di umiltà forse senza precedenti, asserendo tra le altre cose:

« La mia persona conta niente, è un fratello che parla a voi, diventato padre per volontà di Nostro Signore, ma tutti insieme paternità e fraternità è grazia di Dio (..) (…) Facciamo onore alle impressioni di questa sera, che siano sempre i nostri sentimenti, come ora li esprimiamo davanti al Cielo, e davanti alla Terra: Fede, Speranza, Carità, Amore di Dio, Amore dei Fratelli. E poi tutti insieme, aiutati così, nella santa pace del Signore, alle opere del Bene. »

E, sulla linea dell’umiltà, impartì un ordine da pontefice con il parlare di un curato:

« Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona: il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza

Cara Rita, Magnificat! E’ un po’ che non lo cantiamo insieme:

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14 risposte a Benvenuta Rita!!!!!

  1. Deborath ha detto:

    Benvenuta di cuore, Rita… ♥

  2. silvia ha detto:

    Benvenuta Rita !
    Non so nulla di te, ho letto ciò che ha scritto Angelo….e ti ringrazio per aver dato l’occasione di ricordare S.Rita.
    Sono stata a Cascia, anni, fa quando vivevo a Perugia…..♥ ♥ ♥

  3. Donatella ha detto:

    Benvenuta mia dolcissima amica, sono felice di trovarti qui, è un’altra splendida occasione per stare insieme e condividere. E grazie ad Angelo per aver ripercorso la storia di S.Rita che non conoscevo così approfonditamente. Un abbraccio

    • Rita ha detto:

      Io la conosco benissimo… a Cascia mi ci hanno portato non so quante volte! Sai perchè mi chiamo così? Nacqui morta, praticamente non emisi il primo vagito ed ero cianotica; mi sarei dovuta chiamare Teresa, come nonna… una serie di interventi da parte dell’ostetrica, acqua calda, acqua fredda e finalmente piansi tra il pianto di tutti. La nonna si inginocchiò e disse: “Si chiamerà Rita” , come la Santa dei casi impossibili. Pensa, il mio papà ancora oggi, dopo cinquantaquattro anni, manda annualmente un’offerta a Cascia per grazia ricevuta. Da quando ho sentito questa storia, mi sono convinta che se sono qua il Signore vuole qualcosa da me; a volte mi impegno mi più, altre di meno, ma cerco sempre di seguire la sua Parola. Oggi sono felicissima, non ho mai ricevuto un’accoglienza così da parte di un gruppo. Vi abbraccio tutti.

      • Deborath ha detto:

        Rituccia mia, grazie per averci raccontato la tua storia che, pensa, non conoscevo neppure io…
        Beh, la tua Santa è una Santa bellissima, con una storia molto forte, come la tua…
        Hai una missione, sì, come tutti noi e, come tutti noi, a volte ti impegni di più, a volte di meno, ma siamo fatti così ed il Signore ci ama lo stesso…
        Ti voglio bene e spero davvero che ti troverai bene qui, in questa grande casa aperta a tutti…
        Un bacio…🙂

  4. lucetta ha detto:

    Lo Spirito ha ispirato anche me ieri…mi ha spinto a mandarti il link dei globuli. Sono contentissima.
    Un abbraccio.

  5. angelonocent ha detto:

    GATTA CI COVA!

    Qui c’è lo zampino di Deborath che ha tanto desiderato per te, Rita, un benvenuto con i fiocchi. E, come vedi, c’è riuscita benissimo con le se mani.

    Sono proprio contento per il ripristino della vecchia abitudine.

    Sì, mi rincresce che tanti aderenti, con il ripetersi delle cancellazioni dei programmi, si siano persi per strada. Ed è il motivo per cui ad un certo momento ho desistito…

    Dimenticando una cosa di primaria importanza: che LA VIGNA E’ DEL SIGNORE e l’operaio è semplicemente un remunerato operaio, chiamato a fare un onorevole servizio.

    Visto che la “rianimazione” della Compagnia non è partita da me ma dai “superstiti”, sono doppiamente felice perchè si prova una grande gioia quando si vede un bambino muovere i primi passi ed in breve camminare da solo. E’ la gioia del contadino che ha zappato la terra e poi vede germogliare il grano. Ma il miracolo è nel grano che si fa spiga.La mano d’opera è poca cosa.

    Affido alla Madre di Dio la realizzazione del sogno iniziale https://grcompany.wordpress.com/2010/02/09/discussione-su-ho-fatto-un-sogno-i-hard-a-dream-angelo-nocent/
    e mi permetto di chiedere ad ognuno di bagnare, a turno, il granello di senape. Sarebbe troppo bello che diventasse un grande albero frondoso capace di ospitare e ristorare tanta gente con la sua ombra. Io non ci sono riuscito. Provate voi a fare il miracolo! Ma evitando le manie di grandezza.

    Mi rendo conto che questo risultato si può ottenere in un modo solo, ossia con il metodo suggerito dal Vangelo: “preghiera e digiuno“.
    Purtroppo devo riconoscere di essere stato carente su entrambi i fronti.

    • Deborath ha detto:

      Forza Angelo!!!!
      Tu sei un guerriero e la parola “desistere” non esiste nel tuo vocabolario!!!
      Lo sai, Roma non è stata costruita in un giorno!!! E poi, basto io impazinente di vedere subito i risultati!!!!
      Noi ci siamo e pian piano, vedrai che il tuo sogno prenderà forma, forza e consistenza…
      Ti voglio bene, papino mio, e non sai quanto…
      A presto e buona serata…🙂

  6. fabiana ha detto:

    Ciao Rita!
    Benvenuta tra noi così diversi!
    Spero ti piaccia stare con noi, affezionati al Signore🙂

  7. fabiana ha detto:

    Angelo, santo Cielo!
    Cambia l’orario ….
    Domani è il tuo compleanno!
    Auguri di cuore.
    Con affetto e stima

  8. lucetta ha detto:

    Auguriiiiiiiiiiiiiiiiiiiii Angelooooooo!!!!!!Buon compleanno anche da me.
    Che Il Signore ti conceda tutto “il buono e il bello” che desideri e soprattutto un abbandono fiducioso alla SUA VOLONTA’

    • angelonocent ha detto:

      Più sopra – e non a caso – è stato citato Papa Giovanni XXIII. Ai tuoi auguri così mirati, Lucetta, vorrei rispondere con parole che si leggono nel suo Testamento Spirituale dove dice: «Nell’ ora dell’ addio, o meglio dell’ arrivederci, ancora richiamo a tutti ciò che vale nella vita: Gesù Cristo benedetto, la sua santa Chiesa, il suo Vangelo, e nel Vangelo soprattutto il Pater noster, nello spirito e nel cuore di Gesù e del Vangelo».

      E nel Pater noster si coglie che nel più profondo della coscienza di Gesù albergava il desiderio del Regno. Che cosa sia è difficile da definire, perché, in definitiva, il Regno è Lui, nella sua vita, passione, morte, risurrezione e ascensione, e bisognerebbe avere in noi i suoi stessi sentimenti.
      Volontà di Dio è proprio questa: “«Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» (Fil2,5).

      Non so se qualcuno ha fatto caso: “«sia fatta la tua volontà così in cielo come in terra», è riportata solo da Matteo, non da Luca. E’ Luca che l’ha tolta o è Matteo che l’ha aggiunta? Gli esperti dicono che sembra difficile che Luca l’abbia tralasciata, se faceva parte della preghiera originaria. Quindi questa parola, che non sarebbe strettamente necessaria, perché nella richiesta del Regno è già compreso tutto, è però molto utile e Matteo ha voluto accoglierla, a dire che il Regno si realizza concretamente nel compimento della volontà di Dio.

      Se tengo presenti i versetti drammatici di Matteo 26, mi rendo conto di come Gesù, che pure ha desiderato tanto la venuta del Regno perché la volontà del Padre si compia, fa fatica ad accettarla: «E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!“» (v. 39).

      E finalmente: «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà» (v. 42). Quindi l’invocazione del Padre Nostro è espressa da Gesù nel momento più oscuro della sua vita.

      Il tema sulla volontà di Dio non è facile e meriterebbe una trattazione più sviluppata. Colgo l’occasione per un qualche accenno. Paolo nello stupendo inno della lettera agli Efesini, soprattutto al capitolo 1, vv. 9-10 la canta con una visione universale in questo modo: «Poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà / secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito / per realizzarlo nella pienezza dei tempi: / il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, / quelle del cielo come quelle della terra».

      E ancora in Col 1,15-20 Paolo spiega: «Cristo è immagine del Dio invisibile / (…). Tutte le cose sono state create / per mezzo di lui e in vista di lui / (…). Perché piacque a Dio / di fare abitare in lui ogni pienezza / e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, / rappacificando con il sangue della sua croce, / cioè per mezzo di lui, / le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli».

      Nuovo Testamento ci sono altre espressioni della volontà di Dio concreta:

      – «Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli» (Mt 18,14).

      – Nella prima lettera a Timoteo poi l’Apostolo invita a pregare per tutti, perché «questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità» (2,3-4).

      – «Un dottore della legge lo interrogò per metterlo alla prova: “Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?“», cioè la volontà di Dio più importante. «Gli rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti“» (Mt 22,35-40).

      – Un altro passo importante è nella lettera ai Romani: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (12,1-2).

      – Alla fine del Discorso della montagna leggiamo: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (M t 7,21). Dunque su questo Gesù pone l’accento: non ripetere «Signore, Signore», ma fare la volontà del Padre.

      Si potrebbe continuare…

      Ma come posso arrivare a conoscere la volontà di Dio?
      Le domande che vengono in mente e che si sono formulate nella mia mente fin dagli anni giovanili sono davvero tante ma principalmente due:

      Dio vorrà davvero questo da me?
      – Forse vuole qualcosa di più che non ho ancora capito?

      Mio Dio, quante volte me lo sono chiesto! Ed ogni scelta che ho fatto, mi ha lasciato sempre con un margine di dubbio. Perché non c’è risposta matematica. L’esperienza mi dice che il Signore ci mette in uno stato di qualche inquietudine, proprio perché, attraverso la ricerca, noi ci purifichiamo, ci liberiamo dai desideri disordinati, dalle fantasiose illusioni, dalle egoistiche fragilità, per cercare invece davvero ciò che Lui vuole per noi.

      Qualche volta uno direbbe…, farebbe…, sceglierebbe…, andrebbe… se fosse sicuro al cento per cento che Dio lo vuole. Epperò devo dire che quando mi sono comportato così, quando volevo essere sicuro, non sono mai riuscito a decidere.

      Ormai mi sento di affermare, con i più saggi di me, che la vita è un rischio e le scelte, specialmente quelle riguardanti l’ esistenziale, vanno rischiate. Certo, si potrà e dovrà ricorrere al discernimento, attraverso la preghiera, il consiglio, la riflessione; tuttavia, credo che bisogna scordarsi di giungere alla certezza matematica che ciò che scelgo corrisponde alla volontà di Dio. È una certezza che si potrà avere solo col tempo e perseverando nella pace.

      Come vedi, Lucetta, mi hai fatto un augurio tanto bello quanto arduo. E, comunque, te ne sono grato perché hai sortito due effetti:
      – mi hai messo in ginocchio per ringraziare
      – e mi hai reso pensante nel giorno anniversario in cui mi è stato concesso di vedere la luce del sole da questo meraviglioso pianeta al centroi dell’universo.

      Forse lo sai anche tu che il tempo, a questa età, più che scorrere, sembra correre all’impazzata, come un dannato. Mentre si percepisce l’anima in continua espansione, sempre più giovane e vigorosa, il corpo assomiglia a un vestito stretto, sempre più incapace di contenerla, rendendoti una sagoma pietosa, se non disgustosa, ai tuoi stessi occhi.

      Meno male che sulla terra è passato un certo ISAIA di professione profeta.
      Quest’uomo che immagino con la barba lunga, il viso scarno e l’indice della destra puntato in alto, ha lasciato scritto un prezioso libretto dove parla del sostegno di Dio che non abbandona ma accompagna nel tempo della fragilità colmando di pace:

      / «Poiché dice il Signore Dio,
      / il Santo di Israele:
      / “Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza,
      / nell’ abbandono confidente sta la vostra forza”» (30,15);

      / «Non lo sai forse?
      / Non lo hai udito?
      / Dio eterno è il Signore,
      / creatore di tutta la terra.
      / Egli non si affatica né si stanca,
      / la sua intelligenza è inscrutabile.
      / Egli dà forza allo stanco
      / e moltiplica il vigore allo spossato.
      / Anche i giovani faticano e si stancano,
      / gli adulti inciampano e cadono;
      / ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza,
      / mettono ali come di aquile,
      / corrono senza affannarsi,
      / camminano senza stancarsi
      » (40, 28-31).

      Ci voleva proprio un compleanno per sentir riecheggiare queste consolanti e balsamiche parole.
      Grazie a tutti degli auguri e del pregare.

  9. lucetta ha detto:

    Come sempre ci hai ringraziato abbondamente ed io VOLENTIERI mi sono cibata di ogni parola.
    Grazie,grazie,grazie.

  10. Rita ha detto:

    Che emozione rileggere questo post dopo circa quattro anni! Grazie Angelo!

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