LA PORTA – “Il Vangelo che abbiamo ricevuto” – N. 02 – La Lectio divina

Siamo al secondo numero di “LA PORTA – Il Vangelo che abbiamo ricevuto”.

Nel numero antecedente Antonella così commentava: “La Parola è la nostra Luce e la nostra guida ma il difficile è imparare non solo a leggerla ma soprattutto a meditarla nel modo giusto perchè possa davvero rischiarare il nostro cammino” . Ed aggiungeva: Hai fatto bene caro Angelo a postare queste che io considero “istruzioni per l’uso“, con cui possiamo prepararci in modo adeguato al progetto che vogliamo attuare insieme“.

Se  ho manifestato segni di perplessità fin dall’inizio, più che altro, è perché mi sentivo come davanti ad un bivio con un interrogativo: per giungere alla meta prendere uno dei sentieri già tracciati dalla tradizione o avventurarsi in un bosco fitto di vegetazione, col rischio di affaticarsi  inutilmente e perfino di smarrirsi?

Non ho dimenticato il suggerimento di Deborath che, nel suo intervento invitava a fare de LA PORTA uno strumento per  la Lectio Divina. Ma avevo sotto gl’occhi anche una paginetta della laica Madeleine Delebrel che dal 1933 fino al 1964, data della sua morte,  ha voluto sottomettere tutta la sua esistenza nel contesto di una comunità laica  che a Ivry-sur-Seine  lei stessa animò fissando questi punti di riferimento:

  • Vivere nella Chiesa, al giorno d’oggi, le parole, i gesti, gli insegnamenti di Gesù.
  • Farlo semplicemente, un po’ alla lettera, come farebbe la gente che ascoltasse il Vangelo per la prima volta.
  • Come dei fanciulli  che hanno fiducia e non domandano spiegazioni;
  • come ignoranti che non hanno spiegazioni da fare;
  • come innamorati che vogliono esaudire anche il più piccolo desiderio di colui che amano”.

La mistica Madeleine ha fatto in tempo a vedere solo l’alba del Concilio Vaticano II, ventunesimo e ultimo Concilo  che si svolse in nove sessioni e in quattro periodi, dal 1962 al 1965, sotto i pontificati di Giovanni XXIII e Paolo VI. Ma non ha potuto avere tra le mani le quattro Costituzioni, le tre Dichiarazioni e i nove Decreti che promulgò.

Antesignana donna appassionata del Vangelo, tuttavia, a lei non è stato dato di assimilare la DEI VERBUM, quel documento fondamentale sulla  Parola di Dio da lei tanto amata,  nel cui proemio si leggono queste solenni affermazioni:

1. In religioso ascolto della parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia, il santo Concilio fa sue queste parole di san Giovanni: « Annunziamo a voi la vita eterna, che era presso il Padre e si manifestò a noi: vi annunziamo ciò che abbiamo veduto e udito, affinché anche voi siate in comunione con noi, e la nostra comunione sia col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo » (1 Gv 1,2-3).
Perciò seguendo le orme dei Concili Tridentino e Vaticano I, intende proporre la genuina dottrina sulla divina Rivelazione e la sua trasmissione, affinché per l’annunzio della salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami (1) .
http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html

LEGGERE LA BIBBIA CON LA MATITA

Tornando alla Lectio Divina, devo dire fin da subito mi sembrava più opportuno imboccare questo sentiero. Ma c’è un ma: questo auspicato modo di procedere dev’essere inteso e conosciuto perché non bisogna dare per scontato che sia facile. Anzi! Impegna non solo chi scrive ma anche chi legge perché non è metodo per frettolosi.

Tuttavia, il coraggio mi viene dal mio spirito-guida, il Card. Carlo Maria Martini che ha speso i suoi lunghi anni di servizio episcopale in Milano,  a far innamorare il suo popolo delle Sacre Scritture. Sull’argomento, poi, ha scritto talmente tanto che si potrebbe citare, citare, citare…

In realtà, già nel discorso del Papa nel precedente numero, era lo stesso Benedetto XVI a suggerirci questa metodologia. Adesso non si tratta che di riprenderla  e svilupparla ulteriormente ed assimilarla.

Ma va subito anticipato un suggerimento: anche in questa sede la Lectio Divina va fatta sì davanti al video ma SEMPRE con la BIBBIA accanto e la matita rosso-blu a portata di mano.

Come leggere i Vangeli con la Lectio Divina

Leggere i Vangeli con la Lectio Divina è una proposta che ha una sua logica; è l’invito a superare l’eventuale abitudine consolidata del voltapagina, ossia del leggere frettolosamente con gl’occhi, tirare una conclusione veloce e girare pagina, cambiare argomento, passare a un altro blog, sbrigare la corrispondenza ecc.  …

La preghiera, la meditazione del Vangelo non possono essere un adempimento che si deve fare per forza e in fretta, vuoi perchè non c’è tempo o perchè ci preme di entrare nel cuore dei problemi. Quella tendenza di venire al dunque perché siamo persone “pratiche”, che vanno al sodo  e non intendono perdere tempo in lungaggini e disquisizioni da eruditi che non ci riguardano, è un alibi inconciliabile con la L. D. 

Proporre la Lectio Divina significa lanciare  un messaggio preciso: essere GLOBULI ROSSI, ossia cristiani adulti, maturi, cresimati, vuol dire farsi la convinzione che, prima del fare si vuole e si deve dare priorità all’essere.

Che poi è il solo modo intelligente per dare un senso alle azioni della giornata,  agli incontri con le persone, al nostro essere operai a servizio nella Vigna del Signore.


DAGLI SCRITTI DEL CARD. CARLO MARIA MARTINI

– Il tempo dedicato all’incontro con la Parola e con lo Spirito, non è mai  tempo perso, è tempo di “Salvezza”.

–  E’ il “sale” dell’incontro,

– è la via  per lasciarci “sedurre” dallo Spirito del Risorto affinché ci vivifichi  e ci renda “docili” l’ uno verso l’altro. 

 La tradizione cristiana ha  sviluppato e codificato un metodo, una  pedagogia per la lettura della Bibbia e quindi anche dei Vangeli. E’ il metodo della “lectio divina”, cioè della  “lettura della Parola di Dio in colloquio con Dio”.

Si  chiama cosi non soltanto perché i testi che leggiamo contengono ciò che Dio ci dice, ma anche perché una lettura che si fa in due:

  • chi legge da una parte
  • e lo Spirito del Risorto dall’altra.

Lo Spirito ci fa scoprire  nel testo del Vangelo la persona viva di Gesù perché possiamo incontrarlo e sperimentarlo come il “Signore” della nostra vita.

La  “lectio divina” é dunque la lettura di una pagina evangelica in modo che essa diventi preghiera e trasformi la vita.

 Essa comprende quattro momenti tutti  importanti. Trascurandoli o  facendoli disordinatamente si corre il rischio che la lettura risulti sterile e addirittura controproducente.

I momenti sono:

  1. lettura; 
  2. meditazione;
  3. preghiera;
  4. contemplazione.

1) La lettura evidenziata. Si  prende in mano una matita e si apre la pagina del Vangelo. E importante, perché il Vangelo si legge con la matita e non soltanto con gli occhi! “Lettura” vuol dire perciò qui, leggere e rileggere il testo  sottolineando in modo da far risaltare le cose importanti. Si sottolineano i verbi, magari in rosso, si inquadra il soggetto principale, cosi che si sia messo bene in evidenza. Con una crocetta o con un piccolo cerchio si richiama l’attenzione sulle altre parole che colpiscono. Là dove non mi é chiaro il senso, segno a margine un punto interrogativo. Occorre insomma che risaltino bene le azioni che vengono  descritte, l’ambiente in cui avviene il fatto, il soggetto che agisce e  chi riceve l’azione.

Una doppia sottolineatura può indicare quello che per me é il punto centrale del brano. E una operazione facilissima, che però va fatta con la matita e non soltanto pensata. Allora scopriamo elementi che ad una prima lettura ordinaria ci erano sfuggiti, troveremo  cose che non ci aspettavamo, anche se pareva di sapere il brano quasi a  memoria. Dopo di ciò possiamo anche prolungare questa operazione di “lettura” cercando di ricordare dei brani simili della Bibbia, o di cercarli aiutandoci con le note.

  • Un fatto simile a questo, in quale altro brano evangelico l’ho già trovato?
  • Questa insistenza di Gesù c’era  già in qualche brano dell’Antico Testamento?
  • Dove?
  • Ritorna in qualche lettera di S. Paolo?
  •  Si va a cercare il testo, lo si confronta, si notano le somiglianze e le differenze.

Tutto questo aiuta a comprendere meglio la pagina che stiamo leggendo.

2) La meditazione. Dopo il primo momento  della lettura si passa a quello successivo: il gradino della meditazione. La meditazione la riflessione su ciò che il testo ci vuole dire, sui sentimenti e sui valori permanenti nel testo. Si cerca cioè di  comprendere quali giudizi e proposte di valore sono espliciti e impliciti nelle parole, negli atteggiamenti, nelle azioni. Lo si fa attraverso domande come queste:

  • come si sono comportati i personaggi del  brano?
  • Qual è il loro  atteggiamento verso Gesù?
  • Quali i sentimenti di Gesù nei loro riguardi?
  • Come mai sono state dette quelle parole?
  • Che senso hanno quei gesti?
  • In questo modo cominciano ad emergere i sentimenti e i valori perenni e centrali: i sentimenti dell’uomo di ogni tempo come il timore, la gioia, la speranza e all’opposto la paura dell’affidarsi, il dubbio, la solitudine.

Gli atteggiamenti di Dio verso di noi: la bontà, il perdono,  la misericordia, la pazienza. La riflessione sui sentimenti e su valori  diviene fonte di confronto con la situazione ed esperienza personale di  chi legge:

  • in quale personaggio del racconto evangelico mi ritrovo?
  • Ho  il desiderio di Zaccheo di vedere il Signore?
  •  Vivo il bisogno di salvezza della Maddalena?
  • Chiedo aiuto per avere più fede, come il padre  del ragazzo epilettico?
  • Oppure sono vicino a quel personaggio che si crede giusto, che non accoglie Gesù, che lo invita per criticarlo e per esaminarlo?
  • Accolgo il perdono di Dio?
  • Mi fa paura ciò che dice Gesù, magari perché mi scomoda, mi costringe a cambiare qualcosa nella mia vita?

Questa la meditazione. Essa tuttavia non é fine a se stessa, ma tende a farmi entrare in dialogo con Gesù, a diventare preghiera.

3) La preghiera. II terzo momento della lettura divina é la preghiera. Dal fatto narrato si rivela gradualmente,  a me che ho meditato, la presenza del Signore, intuisco che quelle parole sono un invito personale che viene fatto a me.

  • La preghiera  comincia a coinvolgermi.
  • Entro nei sentimenti religiosi che il testo evoca e suscita: la lode a Dio per la sua grandezza, per la sua bontà verso di noi, di ringraziamento, di richiesta di grazie, chiedo perdono perché di fronte ai valori proposti dal brano evangelico mi trovo mancante.
  • Domando umilmente di poter essere coerente con le indicazioni di Gesù.
  • Esprimo fede, speranza, amore.
  • La preghiera, poi, si estende e diventa preghiera per i propri amici, per la propria comunità, per la Chiesa, per tutti gli uomini.
  • Ad un certo punto dal momento della preghiera si passa a quello della contemplazione, quasi senza accorgersene.

3) La contemplazione. La contemplazione é  qualcosa di molto semplice. Quando si prega e si ama molto, le parole  vengono quasi a mancare e non si pensa più tanto ai singoli elementi del  brano letto e a ciò che abbiamo compreso di noi.

  • Si avverte il bisogno di guardare solo a Gesù, di lasciarsi raggiungere dal suo mistero, di riposare in Lui, di amarlo come il più grande amico del mondo, di accogliere il suo amore per noi.
  • E’ un’esperienza meravigliosa, ma che tutti possono fare perché fa parte della vita del battezzato, della vita  di fede.
  • É l’intuizione, profonda e inspiegabile, che al di là delle parole, dei segni, del fatto raccontato, delle cose capite, dei valori emersi, c’é qualcosa di più grande, c’é un orizzonte immenso.
  • É l’intuizione del Regno di Dio dentro di me, la certezza di avere toccato  Gesù.

Allora la lettura divina dei Vangeli, con i suoi quattro momenti che essa comporta, non é soltanto una “scuola di preghieradiventa una scuola di vita. Perché l’aver sperimentato personalmente Gesù come il Salvatore e il liberatore cambia inevitabilmente la mia vita, i miei giudizi, i miei criteri, e diventa la confessione pratica, vissuta nelle  mie scelte quotidiane, che lui é il Signore della mia storia e della storia di tutti gli uomini, che é lui il Signore del mondo.

A questo bisognerebbe chiedersi: quale dei due percorsi si ritiene sia il più praticabile? Sarebbe interessante che venisse espresso il proprio punto di vista.

 DALLA TEORIA ALLA PRATICA

1Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Timòteo, alla Chiesa di Dio che è a Corinto e a tutti i santi dell’intera Acaia: 2grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo.

3Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione!
4Egli ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che  si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui noi  stessi siamo consolati da Dio.
5Poiché, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione.
6Quando siamo tribolati, è per la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati, è per la vostra consolazione, la quale vi dà forza nel sopportare le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo.

7La nostra speranza nei vostri riguardi è salda: sappiamo che, come siete partecipi delle sofferenze, così lo siete anche della consolazione.

8Non vogliamo infatti  che ignoriate, fratelli, come la tribolazione, che ci è capitata in Asia, ci abbia colpiti oltre misura, al di là delle nostre forze, tanto che disperavamo perfino della nostra vita.

9Abbiamo addirittura ricevuto su di noi la sentenza di morte, perché non ponessimo fiducia in noi stessi, ma nel Dio che risuscita i morti” (2 Cor 1, 3-9).

LA COMPAGNIA PREGA ANCHE COSI’:

https://grcompany.wordpress.com/2010/02/28/la-compagnia-dei-globuli-rossi-prega-anche-cosi/

Coloro che voglion0 fare un tragitto di navigazione con la COMPAGNIA DEI GLOBULI ROSSI per vivere insieme “IL VANGELO CHE ABBIAMO RICEVUTO” (1Corinzi 15,1-8), liberi di lasciare la barca quando lo decidono, possono segnalarlo qui : nocent.angelo@gmail.com

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8 risposte a LA PORTA – “Il Vangelo che abbiamo ricevuto” – N. 02 – La Lectio divina

  1. angelonocent ha detto:

    Gesù, un giorno coloro ai quali hai affidato l’incarico di evangelizzare il mondo, ti hanno chiesto: ”Signore, insegnaci a pregare”(Lc 11,1).
    Fra i tanti maestri di preghiera che spuntano in ogni luogo, il Maestro, unico e definitivo sei Tu.
    Infatti, Tu, il Cristo, sei insieme la Parola di Dio detta all’uomo nella storia e la risposta dell’uomo a Dio. (cf 2Cor 1,20).

    Mi sembra di capire che la strada più sicura e più semplice per imparare a pregare secondo il Tuo Spirito, rimane quella di ritrovare nella Bibbia le preghiere che Dio stesso ha suscitato per noi, perché noi non sbagliassimo la risposta.

    Aiutaci a ritradurre in preghiera le grandi lezioni di vita e di fede che apostoli ed evangelisti ci hanno lasciato nelle loro pagine ispirate.

    Paolo, Tuo apostolo, da credente, vive di preghiera,
    pregando senza interruzione, come avevi insegnato Tu (Lc 18,1),
    lui per i suoi fedeli e i suoi fedeli per lui.

    Ricavando dal passo della sua lettara sopra riportata, viene spontaneo di dirti:
    1,3
    Padre misericordioso
    e Dio fortissimo,
    4
    tu ci conforti,
    in ogni tribolazione,
    perché possiamo confortare anche noi
    quelli che subiscono molte afflizioni.
    5
    Coloro che partecipano copiosamente
    alle tue croci, Cristo,
    mediante te
    sono in grado di partecipare allo stesso modo
    anche al conforto.
    6
    Se sono afflitto
    è per la salvezza di altri che lo sono;
    e se ho coraggio, è a loro incoraggiamento.
    Se altri devono partecipare alle mie sofferenze,
    conducili, Signore
    anche alla sorgente della mia forza
    .

    Possono verificarsi casi nella vita in cui
    8
    sono talmente e insopportabilmente schiacciato
    da dubitare della mia sopravvivenza.
    9
    Ma questo è per farmi acquistare fiducia
    non in me stesso, quanto in Te, mio Dio. Amen.

  2. Deborath ha detto:

    Ciao Angelo, è davvero molto interessante questo tuo post, stamperò questo metodo per poter fare una lectio divina degna di questo nome o, per lo meno, proverò a farla…
    Mi piace molto l’idea delle sottolineature, credo che possano essere molto utili…
    Grazie per tutto ciò che fai…
    Ti voglio bene…🙂
    Un bacio grande grande…

  3. Donatella ha detto:

    Non avevo dubbi che il Signore avrebbe risposto alle mie preghiere e lo ha fatto attraverso il tuo post. Da diverso tempo Gli chiedo di aiutarmi a trovare una strada per sentirLo ancora più vicino ed ecco che quella strada si apre davanti a me! Non dovrei meravigliarmi ma per me è sempre straordinario quando queste cose accadono, mi dico “ma davvero Gesù ha occhi per un granello di polvere insignificante come me?” ricordandomi subito dopo che Lui ha sempre occhi e orecchie per tutti quelli che lo cercano e lo invocano con sincera devozione.
    La Lectio, lo dico sinceramente caro Angelo, non la faccio dal catechismo della cresima, quindi da ben 18 anni…ora che posso contare sulla tua guida e su quella degli altri globuli approfitterò di questo dono stupendo che ci apre la via del Signore e nella quale però è difficile addentrarsi nel modo giusto, senza smarrirsi… e i miei passi al momento sono molto incerti.
    Un abbraccio e grazie…di cuore.

  4. lucetta ha detto:

    Caro Angelo, ho cercato di seguire i tuoi consigli e dalla lettura dei brani scelti è scaturita questa riflessione.

    “Non faccio fatica a credere alla consolazione che arriva da Dio nei momenti di tribolazione anche perchè da quando ho iniziato a sperare e confidare solo in LUI…. basta che GLI DICA “MI affido a TE, solo TU puoi aiutarmi, DAMMI LA MANO, toglimi questa pesantezza, questo sconforto che sento….ma se TU VUOI COSI’ va bene ugualmente…”ed ecco che dopo breve tempo mi tranquillizzo, mi sento già meglio.Invece per quanto riguarda il conforto da dare agli altri….mi sono trovata in situazioni in cui non sono riuscita a confortare, anzi, parlare di affidamento al Signore è stato controproducente per cui mi sono rifugiata nella preghiera per queste persone sofferenti affinchè ancora una volta ci pensasse LUI.

  5. silvia ha detto:

    Ringrazio Angelo per l’impegno.
    Stante la mia situazione, meglio il primo percorso, quello di Madeleine Delebrel .
    Sono sincera: pregare la Parola, oggi, con la matita e le sottolineature, non mi è dato.

    Il testo proposto:
    20 E in realtà tutte le promesse di Dio in lui sono divenute « sì ». Per questo sempre attraverso lui sale a Dio il nostro Amen per la sua gloria.

    Il SI di 2Cor 1,20, mi sta bene , sempre.
    Amen, per la Sua gloria.
    Va bene, Signore: sei Tu il mio SI.
    Accetto e offro: come Tu permetti, così io sono.

    Stasera al termine di una giornata di dolore, ho letto come sempre , una Parola.
    Stasera, atti 9, 27.
    “..durante il viaggio, egli aveva visto il Signore”.
    Questa Parola, mi dice il senso del continuare il viaggio.
    E’ Lui il senso del mio accettare di esserci ancora.
    Ancora una volta,

    Amen, per la Sua gloria.
    Va bene, Signore: sei Tu il mio SI.

  6. angelonocent ha detto:

    Il tuo intervento, Silvia, mi ha reso pensante. Così sono andato a vedermi il contesto della citazione che fa riferimento ad Atti 9, 27: “…durante il viaggio, egli aveva visto il Signore”.

    Qui le sottolineature dei verbi, degli aggettivi e degli avverbi con la matita rosso-blu non si vedono ma sul cartaceo le ho fatte.

    A monte c’è l’incontro di Paolo con la Parola di Dio alle porte di Damasco: “3E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo 4e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?”….

    “9Rispose: “Chi sei, o Signore?”. Ed egli: “Io sono Gesù, che tu perséguiti! 6Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare”. 7Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno“. (9, 3ss)

    Da notare: a sentire la Voce non è solo Paolo ma anche coloro che facevano il cammino con lui.

    Poi c’è la nota guarigione dalla cecità: “7Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: “Saulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo”. 18E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato, 19poi prese cibo e le forze gli ritornarono.”

    A Damasco i Giudei complottano per ucciderlo. Guarda caso, il Dio che lo ha chiamato, gli è apparso, gli ha restituito la vista e lo ha colmato di Spirito Santo, ora sembra proprio Lui farsi suo “persecutore”. Perché non gli risparmia un susseguirsi di patemi d’animo? Tanto è ricercato che “i suoi discepoli, di notte, lo presero e lo fecero scendere lungo le mura, calandolo giù in una cesta” per farlo fuggire.

    Finisce a Gerusalemme, praticamente dopo tre anni dalla chiamata. Ed anche qui non sono rose e fiori perché, “Venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo“.

    Dunque, la vocazione, la conversione, il testimoniare Cristo, non gli risparmiano un vivere disagevole. Avrà una piccola tregua, ma lo attende un nuovo tentativo di ucciderlo e dovrà nuovamente mettersi in fuga: “27Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, DURANTE IL VIAGGIO EGLI AVEVA VISTO IL SIGNIRE CHE GLI AVEVA PARLTO e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. 28Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. 29Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. 30 Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso“.

    La citazione è estrapolata da questo contesto. Quante analogie con il nostro disagio di cristiani! Durante il viaggio, anche a noi continua ad apparire il Signore. Lo sentiamo come una liberazione. Ma troppo spesso dura poco. Quando stiamo per toccarlo, il Crocifisso-Risorto sembra sottrarsi alla nostra percezione per cedere il posto alle più impensate situazioni di disagio in cui puntualmente finiamo. E, in questa solitudine, ci chiede il “sì” della fede.

    Mi sovvengono quelle parole cariche di mistero pronunciate da Paolo, in piedi in mezzo all’Areòpago, deriso dagli Ateniesi alla fine del suo discorso. Ha ricordato loro e lo rammenta a noi,
    – che siamo cercatori di Dio,
    – che si procede “tastando qua e là come ciechi“,
    – che possiamo perfino arrivare “a trovarlo, benché non sia lontano da ciascuno di noi“. (Atti 17,22)

    Ma la sua è una certezza rassicurante che va oltre e ci tira sù di morale: “28In Lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo“. Siamo chiamati a crederci, nonostante le apparenze di segno contrario” (Atti 17ss). Non è illusione. Perché è sempre e solo il Suo Spirito il suscitatore della nostra fede. E, quel “Dio che risuscita i morti”,(2 Cor 1, 3-9), può in qualsiasi momento riaccendere la nostra speranza, al solo grido “Signore fa che io veda”. (Marco 10, 46-52).

  7. silvia ha detto:

    Grazie. Ad Angelo e a tutti.
    Vi ringrazio per accettarmi con il poco-nulla che mi ritrovo.

    Ho riletto l’ultimo post-risposta di Angelo: grazie! Per stasera mi basta questo:
    “In Lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo“.
    E’ una certezza che VA OLTRE.
    Grazie Signore.
    Sei buono oltre ogni attesa: Tu solo, Signore!

  8. angelonocent ha detto:

    PER NOSTRA CONSOLAZIONE
    LA PAROLA CHE SI FA CARNE E SANGUE

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