LA PORTA” n.04 – LOTTA CONTINUA – Non mollare mai – Angelo Nocent

LA PORTA – “IL VANGELO CHE ABBIAMO RICEVUTO” – n. 04

Giacobbe lotta con l’angelo – E. Delacroix

LOTTA CONTINUA – Non mollare mai.

Il breve filmato, dove prevale la voce alla luce e il dramma si consuma nel buio della notte, fa una certa impressione. Il titolo potrebbe disorientare. A scanso di equivoci, dico subito che non ho optato per una delle formazioni maggiori della sinistra extraparlamentare italiana, di orientamento comunista, ma per per qualcosa di più e meglio. Ciò premesso, oso dire con voi:

  • Padre nostro che sei nei cieli,
  • sia santificato il tuo nome,
  • venga il tuo regno,
  •  sia fatta la tua volontà,
  • come in cielo così in terra.
  • Dacci oggi il  nostro pane quotidiano,
  • e rimetti a noi i nostri debiti
  • come anche noi loi rimeriamo ai nostri debitori,
  • e non abbandonarci alla tentazione,ma liberaci dal male.

Padre, venga il tuo Regno, mandaci il promesso Spirito di Gesù e dacci anche oggi il pane necessario per il corpo ma anche quella razione di  nutrimento per il cuore che sono le Tue parole di vita eterna.

Mi vado rendendo conto di non esser ancora riuscito a dare un’impostazione gradita e condivisa a quella Scuola della Parola che ci siamo prefissi di attivare attraverso “LA PORTA – Il Vangelo che abbiamo ricevuto”. Ma non mi perdo d’animo. Oggi la fetta di pane della Sua Parola andremo a consumarla sulle rive di questo fiume:

Non so se “IABBOK”,  il nome del torrente della foto, vi era già familiare. Lo troviamo menzionato in Gen 32, 23-33 ed è stato attraversato da Giacobbe con tutta la sua carovana:

  • “Durante quella notte egli si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici figli e passò il guado dello Iabbok.
  • Li prese, fece loro passare il torrente e fece passare anche tutti i suoi averi.
  • Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora.
  • Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui.
  •  Quegli disse: “Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora”.
  • Giacobbe rispose: “Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!”.
  • Gli domandò: “Come ti chiami?”.
  • Rispose: “Giacobbe”.
  • Riprese: “Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele perché hai lottato con Dio e con gli uomini e hai vinto!”.
  • Giacobbe allora gli chiese: “Dimmi il tuo nome”.
  •  Gli rispose: “Perché mi chiedi il nome?”. E qui lo benedisse.
  • Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel “Perché – disse – ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva”.
  • Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava all’anca. Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo sciatico, che è sopra l’articolazione del femore, perché quegli aveva colpito l’articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico”.

Questa è Parola di Dio, pronunciata per l’oggi e per me.

Sono sicuro che, se andrete a rileggervi l’intero capitolo, resterete a disagio. Ma si tratta di una pagina importante che parla della lotta fra Giacobbe e l’angelo. L’episodio biblico in cui l’autore indugia è uno dei più enigmatici del Genesi. Infatti, quando l’esegesi affronta questo testo  si mette le mani nei capelli. Figuriamoci noi.

Ma se dobbiamo obbligatoriamente servirci dell’esegesi biblica, per fortuna disponiamo anche di un altro riferimento, proprio perché in questo caso, se ci abbandonassimo alla prima, ne ricaveremmo un risultato limitativo. Per capire questo testo oltre l’esegesi, dobbiamo prima analizzarlo bene. Poi, possiamo fare riferimento a qualcosa che è più grande dell’esegesi ed è proprio la cifra umana, cioè noi come siamo fatti.

E’ l’essere fatti ad immagine e somiglianza di Dio che ci aiuta a penetrare i passaggi enigmatici. Perciò il testo – anche se viene dall’alto – non è al di là della nostra portata.

Cominciamo col riferire cosa si dice in proprosito:

  • Per i teologi l’angelo è di solito identificato con Dio: tale esegesi è convalidata per mezzo dell’etimologia, giacché Israel significa “Colui che lotta contro Dio”.
  •  Per i Padri della Chiesa. Il patriarca si attacca a Dio, gli forza la mano per ottenere una benedizione che obbligherà Dio nei confronti di coloro che dopo di lui porteranno il nome di Israele. Così la scena è potuta diventare l’immagine del combattimento spirituale e dell’efficacia di una preghiera insistente (Girolamo, Origene).
  • Per altri l’angelo, lasciandosi vincere in questa lotta, dava una ferma speranza a Giacobbe di poter superare con molta maggiore facilità non solo Esaù, ma anche tutti i nemici e le avversità, come emerge dalle parole “perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!”.
  • Per altri ancora si vuole indicare che Giacobbe, sempre più umile e diffidando di sé stesso, sente tutta la propria incapacità e con uno sforzo supremo si appella alla bontà e alla Sua misericordia.
  • In fine, si può anche sostenere che la lotta notturna con l’angelo è la lotta per capire, amare, avere fede in un Dio che a mala pena conosciamo e che insieme ad affascinarci ci intimorisce, come dice la stessa Bibbia:  “il timore dell’Eterno è l’inizio della sapienza” (Proverbi 1,7; 9,10; 15,33; Giobbe 28,28; Salmo 111,10). Conoscere un nome di Dio è dunque conoscere un aspetto, una parte della sua essenza.

Io così come sono fatto, con il mio intuito umano, sono in grado di capire che questa lotta di Dio con Giacobbe a Penuel è un atto d’amore. E lo capisco a partire dall’esperienza: l’amore è una lotta.

In questo avvenimento ci sono in ballo due cose, proprio tipiche di un atto d’amore:

  • Da una parte, ossia dalla parte di Dio, l’atto d’amore viene espresso proprio attraverso la benedizione,
  •      – cioè l’atto d’amore di Dio passa,
  •      – si posa sulla persona,
  •      – ma l’attraversa e va verso la sua generazione.

Si verifica che l’amore di Dio mi rende fecondo, mi rende genitrice, genitore. E’ tale il coinvolgimento  nel Suo amore così pregnante e personale che mi fa generare.

Da qui si capisce perché Giacobbe lotta per la benedizione. Non solo per lui, ma per una discendenza che dovrà di volta in volta fare l’esperienza di un nuovo esodo. E lui ha bisogno della benedizione di Dio, ossia di questo atto d’amore!

Non va dimenticato che Giacobbe “Durante quella notte si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici figli e passò il guado dello Iabbok. Li prese, fece loro passare il torrente e fece passare anche tutti i suoi averi”. Ciò è avvenuto prima della lotta. Dunque, è una storia visuta in solitudine ma nel coinvolgimento solidale.  E qui emerge un secondo aspetto: che Dio, nel suo amore, non si ferma mai alla persona. Mai. Mai! Questa è una cosa bellissima, perché

  • l’essere amato da Dio mi apre continuamente,
  • e questo amore che mi viene non è da trattenere.

Qui abbiamo già l’anticipazione du quanto affermerà Paolo nell ‘inno ai Filippesi:

  • [5] Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
  • [6] il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio;
  • [7] ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana,
  • [8] umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
  • [9] Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome;
  • [10] perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra;
  • [11] e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.” (Filippesi 2, 5-11).

Dunque, non è un tesoro geloso, non è una ricchezza da rubare al Padre che intendo tenere per me. Mai! E’ il riconoscimento invece che, se io mi sento amato, questo amore mi attraversa e mi rende fecondo. “Espressione d’amore” significa proprio questo: amore fecondante.

L’altra espressione d’amore, invece, da parte dell’uomo, in questa lotta con Dio si chiama INSISTERE. Giacobbe è uomo ostinato, non si arrende non molla. A tal punto che  la sua controparte “Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui”.

Certi comportamenti di Dio fanno male; più che del femore, feriscono l’articolazione dell’orgoglio. Ma Dio lo sa e non si offende ma si presta benevolmente alla prova di forza (la notte oscura) per poi arrendersi e cedere per primo, con la benedizione: “Quegli disse: “Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora”. Giacobbe rispose: “Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!”.

  • Il mio amore si caraterizza per l’insistenza.
  • In altre parole, vuol dire preghiera.
  • La preghiera nella sua insistenza, non nasce nella monotonia e nella ripetitività, ma nasce proprio dal fatto di puntare su questo amore travolgente di Dio che mi feconda.
  • Preghiera che nasce come mio atto di fede, prima ancora di conoscere l’amore di Dio. Io conto su quello, miro a quello:
  • Devi darmi la benedizione
  •  e poiché tu sei Dio,
  • tu sei l’amore,
  • mi devi amare“.

Ecco risolta l’equazione. Questa è la forza – l’unica – l’unica forza che noi abbiamo: puntare direttamente sul cuore di Dio, sulla Sua misericordia, sul Suo amore.

 O Adonai!

Proviamo ad avvertire  l’invocazione dei patriarchi che riecheggia nei secoli:

  • Tu non mi puoi non amare – è il grido di Giobbe,
  • Tu mi devi dare la benedizione –  è il grido di Giacobbe.
  • Va bene, mi fai penare tutta una notte, mi rompi le ossa, ma mi devi dare la tua benedizione.

Questa lotta può produrci atroci dolori articolari e la forte tentazione dell’abbandono. Perché lottare con uno sconosciuto,  che non mi nostra il  volto e non mi dice il suo nome?

Questo mio, tuo, nostro… desiderio della Sua benedizione! Ognuno sa di suo: la fatica può sembrare atroce, il buio, assoluto, le ossa, aride, una sensazione di sfinimento.  Ne possiamo uscire segnati, avviliti, traumatizzati. Perciò il dolore delle persone, mai quantificabile, non va banalizzato. Qui va messa in evidenza la nota rituale: “Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava all’anca. Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo sciatico, che è sopra l’articolazione del femore, perché quegli aveva colpito l’articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico”. Per gli ebrei il non mangiare il nervo sciatico permette di fare memoria della benedizione.

Con Gesù, nell’ultima cena, abbiamo il superamento della tradizione. O, meglio, il compimento della prefigurazione: il nervo sciatico, la sciatalgia, cede il posto al  memoriale della Sua passione che per noi oggi è il Copro di Cristo dato, il sangue versato. Lo evidenzia l’ “O sacrum convivium” della liturgia che canta , “et futurae gloriae nobis pignus datur – ci viene dato un pegno della futura gloria. “,  da mangiare come ricostituente nell’astenia, da assumere come farmaco nelle patologie dello spirito.

Può suonare come una stonatura per noi, però è molto bello. Perché quella esperienza mia, tutto ciò che ha segnato in positivo e negativo la mia persona, la mia vita, proprio perché destinata a passare, segnerà la vita dei miei figli. Non vedrò. Ma succederà. Siamo chiamati a trasmettere digenerazione in generazione questo desiderio di vedere il Suo volto.  Il segno è il nervo sciatico, la croce espressa dal nostro deambulare dolorante di discepoli del Crocifisso. E quando ci presenteremo claudicanti nella Terra Promessa sarà una festa. Io già lo vedo il Padre sulla porta (LUI-LA-PORTA) con incontenibili lacrime di gioia…

Quindi la mia fecondità non è un atto teorico, ma nasce da una storia e da un’esperienza e viene trasmessa attraverso un’esperienza.

  • E’ come io mi sento amato,
  •  è come accolgo l’amore,
  • è solo in questo modo che posso trasmetterlo ai miei figli.

Sono il primo a sentirmi distante da questa impostazione mentale. Infatti, non vi ho mai riflettuto, non avendo mai dato importanza al combattimento di Giacobbe con Dio. Ma il percepirlo è una grazia odierna, una sollecitazione che viene dall’Alto.

  • Mi sento amato?
  • Accolgo l’amore?
  • Il seguito viene a cascata.

Allora la preghiera, il nostro pregare, la nostra insistenza, nasce dal fatto di sapere teoricamente che c’è una benedizione da qualche parte. Dobbiamo partire da una consapevolezza:

  • Dovrò attraversare il torrente di tutte le resistenze e paure,
  • Dovrò lottare tutta una notte,
  • dovrò farmi segnare le ossa, la carne,
  • dovrò poi trasmettere questa lotta, questa fatica anche ai miei figli,
  • ma sicuramente la benedizione c’è ed è per me.
  • Perché io sono figlio, Lui non può non benedirmi!

Questa è la forza, l’unica, che non possiamo scordare. Mai, mai!

Poi vanno bene anche le devozioni, le candele, i lumini e le giaculatorie… Ma l’unica forza che io posso aver di fronte a Dio è questa:

  • puntare direttamente su un mio diritto, l’unico mio diritto di figlio, quello di essere amato da lui – l’unico –
  • e, partendo da questo presupposto, far tessere la preghiera. Devo tessere  il mio pregare dentro questa certezza, a partire da qui.
  • E non mollare mai, anche se è notte; anche se devo  andare in una terra nuova, anche se ho un popolo, una famiglia, dei figli, e delle responsabilità nei confronti  di qualcun altro, IO-NON-DEVO-MOLLARE-MAI e verrà la benedizione. Questo è Giacobbe.

A partire da quest’anima ebraica, noi finiamo per ritrovarci catapultati nell’amore del Crocifisso-Risorto.

Un’ultima nota molto bella di questo testo: l’amore non può – proprio perché l’amore è lotta, è questa lotta –  l’amore non può non arrivare alla richiesta del nome.

Io voglio sapere il tuo nome, cioè io voglio guardarti negli occhi. E’ un aspetto magnifico che significa: “Tu mi interessi“. E’ un po’ l’ “ i care” di quel Don Milani di madre ebraica: mi ariguarda, mi sta a cuore. Che è il contrario esatto del mussoliniano – ma non solo – “me ne frego”.

Quanti “me ne frego” nella mia vita! Ma se c’è una benedizione per me, allora la benedizione è un atto d’amore che nasce dall’amore e a me non interessano le conseguenze positive, i benefici che, l’eredità che mi dà la benedizione, – la terra dove scorre latte e miele – a me interessa te. Non mi perdo sul dono, mi interessi tu che sei il donatore. E allora io voglio te. Io voglio conoscere te.

Ma qui avviene il colpo di scena difficile da digerire: Dio qui non risponde.

Non ci piace ma è bellissimo! Dio non risponde! Dio non si rivela mai pienamente, mai! Perché moriremmo. Ma se io zoppico, è perché sono stato colpito nel nervo sciatico. E, proprio per questa ragione, martella insistente ed insatancabile la mia formulazione: “Dimmi il tuo nome”.

E Lui si ripete: “Perché me lo chiedi?” Ma poi benedice. E’ questa la risposta alla mia richiesta del Suo nome: il Suo amore per me si esprime in benedizione. E’ la voce del Maestro interiore, lo Spirito di Gesù: questo io faccio per te. Nella tua storia c’è la mia benedizione, tutto il mio amore per te. “. E qui spunta il mistero della Croce in tutto il suo fulgore: Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici“, aveva detto Gesù nel cenacolo (Gv 15, 13).

Solo che verrebbe da esclamare: sì che esiste, o Cristo, un amore più grande che dare la vita per i propri amici. Il Tuo! Perché Tu non hai dato la vita per i tuoi amici, ma per i tuoi nemici! 

Paolo dice che a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto, però si trova. “Ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito” (Rom 5, 6-8). 

Allora vuol dire che questa traversata, per quanto tormentata, è soltanto l’anticipo, come dice la liturgia, di quello che noi vivremo dentro il Suo nome, nella pienezza del Suo nome. Ma sarebbe davvero un guaio se, nel frattempo, noi perdessimo il desiderio di vederlo negli occhi questo Dio. E si torna al discorso iniziale: è la cifra umana che ci fa desiderare di guardare negli occhi chi siamo, il come siamo fatti.

Negli interventi di chi è avanti negli anni e non si è sottratto a questa lotta con Dio, si può avvertire questa impressione: “Io ho dato la mia vita per Gesù, per qualcuno che non riesco mai a vedere negli occhi “. Per come siamo fatti, questa è una grossa povertà, una prova non indifferente. Ma guai se venisse meno la vigilanza, il desiderio di questo! E’ un’esigenza del nostro essere donne, uomini. E’ iscritto nei nostri cromosomi, fa proprio parte della nostra realtà, che ci chiede questo tipo di amore riflesso negli occhi. Per nessuna ragione al mondo dobbiamo sacrificare, sopprimere questo desiderio. Anche nei confronti di Dio. Guai!

Allora la mia carne diventa il luogo dove io incontro Dio. E’ con questa carne, dice Paolo, che vivo la mia fede, è con questa e non con un’altra, proprio con questa mia carne.

Così Giovanni Paolo II alla giornata mondiale della gioventù del 2000: “Questa fede io desidero testimoniare davanti a voi, giovani amici, sulla tomba dell’Apostolo Pietro, a cui il Signore ha voluto che succedessi come Vescovo di Roma. Oggi io, per primo, desidero dirvi che credo fermamente in Cristo Gesù nostro Signore. Sì, io credo, e faccio mie le parole dell’apostolo Paolo: “Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me (Gal 2,20).

Da Giacobbe a Giovanni Paolo II…di generazione in generazione…

Ma attenzione: dopo aver traghettato mogli, schiave, figli, animali… “Giacobbe rimase solo“. Ed è nella solitudine che affiora la domanda di sempre: “Come ti chiami?” A questo insistente interrogativo che va di generazione in generazione, in solitudine  perverrà anche ad ognuno  la risposta data a Giacobbe: “Riprese: “Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele perché hai lottato con Dio e con gli uomini e hai vinto!”.

Il cambiamento avviene nella storia. Ma il rapporto è personale: Dio cambia il nome a me non alla mia patria, al mio clan, in base al certificato di residenza. Ed è momento solenne, indimenticabile, ma non quello definitivo. E’ sempre il penultimo, non è mai l’ultimo, non è mai il definitivo.

Il nome! Non lo conosciamo ancora il Suo nome. Ma siamo coinvolti in un nuovo esodo, questo sì. Ed è un cammino faticoso, arduo non meno del primo.

  • Da una parte un Dio che benedice,
  • dall’altra, io che mi impunto tutta una notte.
  • Poi arriva questa benedizione, arriva questo amore e di nuovo il gioco, questo  gioco dell’amore ricomincia.

C’è come un rilancio, per dirci:

  • “Vuoi la benedizione? Io per ora posso darti la benedizione”.
  • E la risposta: “No, io voglio il Tuo nome, io voglio Te!”.

E’ un invito a fare l’esperienza nostalgica del Cantico dei Cantici, esperienza che ognuno può fare, che non è negata a nessuno. Questa presenza-assenza dell’amato fa parte della storia di ognuno. Si va pazientemente avanti, di benedizione in benedizione, di generazione in generazione, fino alla pienezza, dove tutti saremo in Dio.

Ma questo è anche il nuovo esodo. Meglio non buttarsi a terra e lasciarsi morire, sfiduciati, ma proseguire il cammino, guardando alla meta. Un giorno ci dirà il Suo Nome. E gl’occhi s’incroceranno con quell’ amore, ora indicibile, che sarà eterno.

BUON AVVENTO ! 

  • Principio del Vangelo
  • di Gesù
  • Cristo
  • Figlio di Dio.
  • Come sta scritto in Isaia profeta…
  • “Ecco, io mando il mio angelo
  • davanti al tuo volto
  • che preparerà la tua via.
  • Voce di uno che grida nel deserto:
  • Preparate la via del Signore,
  • fate diritti i suoi sentieri…”

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20 risposte a LA PORTA” n.04 – LOTTA CONTINUA – Non mollare mai – Angelo Nocent

  1. angelonocent ha detto:

    O SACRUM CONVIVIUM

    Dirige il novantaquatrenne maestro Domenico Bartolucci, genio musicale del XX e XXI secolo della polifonia sacra che Papa Benedetto XV ha voluto cardinale non vescovo.
    Qualcuno ha scritto che queste voci vibrano come un ventilabro sull’aia.

    Il TESTO del canto polifonico e mdella melodia gregoriana che la riprende
    O sacrum convivium!
    in quo Christus sumitur:
    recolitur memoria passionis ejus:
    mens impletur gratia:
    et futurae gloriae nobis pignus datur.
    Alleluia.

    La traduzione è:
    O sacro convito, nel quale Cristo diventa nostro cibo,
    si perpetua il memoriale della sua passione;
    l’anima nostra è riempita di grazia,
    e ci è dato il pegno della gloria futura.
    Alleluia, alleluia

  2. lucetta ha detto:

    L’episodio di Giacobbe che lotta con il Signore mi ha fatto pensare alla mia lotta interiore di ieri sera. Mi è arrivata la lettera di una carissima amica, ammalata di sclerosi multipla,che mi diceva di sentirsi senza più forze per pregare e lottare perchè ha scoperto che la sua figliola 19 enne è affetta anche lei dalla stessa malattia.

    Per me è stato un colpo duro, tremendo ed in quel momento ho gridato internamente:
    “IO CREDO SIGNORE CHE TU PUOI GUARIRE GIULIA!!!!!” ho recitato poi il rosario e dentro di me è iniziata una lotta silenziosa per cercare di capire, avere fede in un Dio che agisce spesso in modo incomprensibile e fa soffrire proprio quelli che lo amano di più e che lo servono con tanta dedizione.

    Riesco a sottomettermi a LUI solo pensando che anche GESU’, il figlio SUO PREDILETTO, non è stato preservato dalla sofferenza più atroce e quindi abbasso la testa e dico: TI LODO, TI RINGRAZIO, TI AMO e TI CHIEDO PERDONO per la mia ribellione e per non capire il tuo agire.

    Ti supplico di darmi la capacità di perseverare, di insistere, di non smettere di ricercare i segni del Tuo AMORE nella mia vita ed in quella altrui.” Stasera dopo aver letto la riflessione che Angelo ha postato aggiungo una pretesa:”Abbà PAPA’, siamo figli tuoi e poichè sei l’AMORE …….CI DEVI AMARE.” Punto direttamente, come ha detto Angelo, sul cuore di Dio.

  3. angelonocent ha detto:

    Signore, quando siamo sulla riva del fiume, al sicuro dopo uno sventato pericolo nell’attraversata, noi riusciamo a guardre in alto e a dire o scrivere cose più grandi di noi. Ci risulta perfino facile parlar bene di te, benedirti, lodarti, ringraziarti, additare le tue provvide gesta.

    L’esempio è fresco, di giornata:
    ” l’unica forza che io posso aver di fronte a Dio è questa:
    puntare direttamente su un mio diritto, l’unico mio diritto di figlio, quello di essere amato da lui – l’unico –
    ■ e, partendo da questo presupposto, far tessere la preghiera. Devo tessere il mio pregare dentro questa certezza, a partire da qui.
    E non mollare mai, anche se è notte; anche se devo andare in una terra nuova, anche se ho un popolo, una famiglia, dei figli, e delle responsabilità nei confronti di qualcun altro, IO-NON-DEVO-MOLLARE-MAI e verrà la benedizione”.

    E in giornata arriva un’apparente Tua smentita. Perché nella casa di Giulia è notte, buio pesto. Madre e figlia affette da sclerosi multipla. Si può?

    Ci viene tramandato che, quando Giacobbe che ha provato a lottare con te, davanti al suo argomentare avresti reagito in questo modo: “Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui”.

    Verrebbe da dirti: “Non ci provare più!”. Ma se hai trattato così perfino l’amatissimo tuo Unigenito, vuol dire che qualcosa sfuggiva a Giacobbe e qualcosa sfugge anche a noi.

    Proprio perché non capiamo il tuo atteggiamento, raccogliamo tutte le forze per dirti a chiare lettere che NOI-NON-INTENDIAMO-MOLLARE.

    Pertanto, noi invochiamo su queste nostre sorelle la tua benedizione. Non è orgoglio e pretesa il nostro ma un amore filiale di bimbi ingenui e impotenti davanti all’amore sapiente del Babbo, come Gesù ci ha insegnato a chiamarti. Il tuo nome penultimo, dunque, che ci toglie il disagio di rivolgerci a te chiamandoti Papà e chiedendoti confidenzialmente ciò che abbiamo in animo.

    Dai tempi di Giacobbe ad oggi tante cose sono cambiate, altre no. Noi oggi possiamo osare di più nelle richieste per via di Gesù che ci ha spinti a chiedere e perfino importunare, pur di ottenere.

    Se osiamo chiederti di intervenire in questa situazione di totale smarrimento, non è certo perché vantiamo dei meriti e proviamo a ricattarti, ma appoggiandoci ad una sola forza: LA FEDE DELLA TUA CHIESA.
    Sì, noi non sappiamo domandare e facciamo anche ragionamenti strampalati. Ma possiamo contare su una risorsa inesauribile: “Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili” (Rm 8, 26).

    Perciò, uniamo i nostri gemiti confusi con i tuoi, Divino Spirito, interprete dei nostri linguaggi ed artefice dei nosri destini. Se tu poni la tua mano sulla sclerosi multipla di Giulia e della sua mamma, esse guariranno. Perché nulla è impossibile a te.

    Insistiamo: se osiamo tanto, non è per i nostri meriti ma per la fede della tua Chiesa.
    Ti sei accorto che faccciamo leva puntando direttamente sul nostro diritto, l’unico nostro diritto di figli, quello di essere amati da te? Ce l’hai un cuore? Ti ricordi le belle cose che ci hai mandato a dire sul tuo conto?

    Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede riceve, chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Chi, tra voi, al figlio che chiede un pane darà una pietra ? O se gli chiede un pesce darà una serpe ? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano” (Mt 7, 7-11).

    Sono parole che sappiamo a memoria ma sulle quali puntualmente dubitiamo.
    Smentiscici, Signore buono.
    Papi, per le lacrime della Madre di Dio, di tua Madre sotto la Croce, esaudiscici.

    Signore, abbi pietà di noi che siamo peccatori. Guarisci la nostra cecità.

    SOSS-Silenziosi Oranti Solidali Sorridenti, all’opera!

  4. silvia ha detto:

    Sono stanca, Signore: ho smesso di lottare con Te.
    Da tempo.
    Tu lo sai.
    Tu sei più forte. Mi sono arresa.
    Il mio cuore è inaridito.
    Non so che cosa voglia dire la parola “amore”.
    Vorrei puntare al Tuo Cuore. Ma non so più che cosa sia il cuore.
    Mi unisco alla preghiera di chi ancora sa, crede,spera.
    Posso ancora pregare per Giulia, per sua figlia.
    Ma non so e non oso pregare per i dolori miei.
    Non spero.
    Posso solo esserci.Solo sofferenza e morte, pur vivendo.
    Tu Signore, sei assente e dolorosamente presente: amen.

    • angelonocent ha detto:

      Matteo 10:28-33 “…Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri! Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli”.

      “Dite agli sfiduciati: ‘Coraggio, non abbiate timore: ecco, il nostro Dio viene a salvarci’” (Is 35, 4).

      Silvia, mentre noi recitiamo per te e per i tuoi cari questo salmo, lascia che il Signore posi la Sua mano sul tuo capo:

      Signore, tu mi scruti e mi conosci,
      tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
      intendi da lontano i miei pensieri,

      osservi il mio cammino e il mio riposo,
      ti sono note tutte le mie vie.

      La mia parola non è ancora sulla lingua
      ed ecco, Signore, già la conosci tutta.

      Alle spalle e di fronte mi circondi
      e poni su di me la tua mano.

      Meravigliosa per me la tua conoscenza,
      troppo alta, per me inaccessibile.

      Dove andare lontano dal tuo spirito?
      Dove fuggire dalla tua presenza?

      Se salgo in cielo, là tu sei;
      se scendo negli inferi, eccoti.

      Se prendo le ali dell’aurora
      per abitare all’estremità del mare,

      anche là mi guida la tua mano
      e mi afferra la tua destra.

      Se dico: “Almeno le tenebre mi avvolgano
      e la luce intorno a me sia notte”,

      nemmeno le tenebre per te sono tenebre
      e la notte è luminosa come il giorno;
      per te le tenebre sono come luce.

      Sei tu che hai formato i miei reni
      e mi hai tessuto nel grembo di mia madre.

      Io ti rendo grazie:
      hai fatto di me una meraviglia stupenda;
      meravigliose sono le tue opere,
      le riconosce pienamente l’anima mia.

      Non ti erano nascoste le mie ossa
      quando venivo formato nel segreto,
      ricamato nelle profondità della terra.

      Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi;
      erano tutti scritti nel tuo libro i giorni che furono fissati
      quando ancora non ne esisteva uno.

      Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
      quanto grande il loro numero, o Dio!

      Se volessi contarli, sono più della sabbia.
      Mi risveglio e sono ancora con te.

      Se tu, Dio, uccidessi i malvagi!
      Allontanatevi da me, uomini sanguinari!

      essi parlano contro di te con inganno,
      contro dite si alzano invano.

      Quanto odio, Signore, quelli che ti odiano!
      Quanto detesto quelli che si oppongono a te!

      Li odio con odio implacabile,
      li considero miei nemici.

      Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore,
      provami e conosci i miei pensieri;

      vedi se percorro una via di dolore
      e guidami per una via di eternità.

      Salmo 138 (139)

  5. Rita ha detto:

    Penso che la ribellione sia naturale; Gesù stesso nell’orto degli ulivi chiese al Padre di allontanare quel calice, se fosse stato possibile…. Pregherò per Giulia e per sua figlia affinchè accettino quel “calice”, ma credo anche nei miracoli …

  6. Donatella ha detto:

    “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
    e Santo è il suo nome:
    di generazione in generazione la sua misericordia
    si stende su quelli che lo temono.”
    Spesso le parole del Magnificat mi vengono in mente per ringraziare Dio e ricordarmi ogni momento che per me ha fatto grandi cose. Non scendo in particolari ma dico solo che ha portato il mare dove prima era il deserto.
    Mai mollare perchè il Signore ci ricompensa sempre.
    Nella lotta di Giacobbe vedo il nostro stesso lottare di esseri umani, ogni giorno, contro l’aridità, la perdita della fede, lo scoramento, la ribellione. E in questa lotta noi chiediamo, disperati, a Dio di non nasconderci il suo volto.
    Prego anch’io per Giulia e per sua figlia, e per tutti coloro che aspettano un miracolo. Cara Lucetta, quest’estate ho avuto anch’io l’esperienza di una persona vicina ( purtroppo non posso dire cara, ma ho pregato per lei come se lo fosse) che era in fin di vita e che il Signore ha salvato…quindi posso testimoniare che davvero LUI ci ascolta…ci chiede solo di non mollare, di continuare ad aver fede.
    Un abbraccio a tutti

  7. lucetta ha detto:

    Dony sono felice di leggerti qui….e mi sono ritrovata molto in questo tuo commento. Grazie per essere intervenuta, cerchiamo di far decollare questo progetto di meditare sulla PAROLA durante l’Avvento e approfittiamo con gioia di queste presentazioni di Angelo.

  8. Deborath ha detto:

    Leggendo questa frase: “Questa lotta può produrci atroci dolori articolari e la forte tentazione dell’abbandono. Perché lottare con uno sconosciuto, che non mi nostra il volto e non mi dice il suo nome?” mi ha fatto capire il perchè Lucetta mi invitasse, stamattina, a venire a leggere questo post…
    Dopo i fatti recenti accaduti a me e che per me non sono nuovi, ma ciclici, sto ancora chiedendomi chi me lo fa fare… Se non sia il caso di mollare tutto, tanto penso che tutto ciò che faccio non ha senso, è sprecato: ci rimetto solo tempo e salute per essere sempre criticata, sempre additata, sempre giudicata e giudicata male…
    E’ così facile puntare il dito, accusare…😦
    Io non smetterò mai di soffrire per questo e proprio per questo motivo mi sto ancora chiedendo che senso abbia tutto questo…
    La mia lotta non è con Dio, è con gli uomini e le lotte non portano mai a nulla di buono…😦
    Io non ne uscirò vincente, non ne uscirò mai, un pò per il caratteraccio che mi ritrovo, un pò perchè sono fin troppo orgogliosa, un pò perchè non sopporto le cose storte, nè sopporto chi non fa nè lascia fare agli altri, nè chi ti critica se fai e se non fai ancora peggio!!!!
    Ma che cavolo bisogna fare in questo mondo per poter vivere sereni? Non pretendo di essere felice, ma serena sì!!!!
    Io lotto con gli uomini e contro gli uomini e non avrò nessuna benedizione, perchè, probabilmente, sbaglio sempre tutto!!!!
    i tempi, i modi, gli atteggiamenti…
    Forse sono io ad essere sbagliata, forse è il caso di farmi da parte e lasciar spazio agli altri…
    Forse… forse… forse….
    Sono certa che non approverete questo mio commento, che Lucetta mi rimprovererà ed il mio papi mi tirerà le orecchie, ma questo è il mio stato d’animo degli ultimi giorni e certe cose non mi lasceranno mai indifferente, nè mi lasceranno mai tranquilla, nè le lascerò mai correre, come dice mia madre… Non lo farò perchè io non sono così, questo non è da me, non è nel mio carattere!!!!
    Perdonatemi lo sfogo, ma ora va così…😦

    • lucetta ha detto:

      Non sono io che lo dico ma ho letto che la potenza del miracolo avviene non dall’alto del cielo e secondo l’umore di Gesù, ma in base alla disponibilità della persona e di coloro che accompagnano il suo cammino di vita. Scoperchiamo il tetto del nostro egoismo e del nostro orgoglio e ci caleremo in noi stessi..(il paralitico arrivano a calarlo dal tetto…. sia lui che i suoi amici credevano veramente in Gesù. Noi invece continuiamo a fare conto su noi stessi ed a resisterGLI)

      Cara Deborath,
      ti scrivo parole che non sono mie ma le FACCIO MIE perchè le trovo calzanti per tutti noi.
      “Il Signore ci apre una strada raggiungendoci con la Sua Parola:
      mentre la ascoltiamo spesso stancamente e senza entusiasmo,
      ci ricorda che l’incontro con essa è più forte della potenza
      degli imperi e dei grandi di questo mondo e che trasforma
      anche la nostra vita in storia di salvezza.

      Il Signore ci apre una strada promettendo di abbattere monti e
      colmare valli. Se non fosse perché lo dice Lui, saremmo tentati
      di pensare che si tratti per noi di una battaglia persa in partenza:
      allora non smettiamo di lottare contro le montagne dell’orgoglio,
      dell’ira, dei vizi e non spaventiamoci per le lacune delle nostre
      risposte poco generose.

      Il Signore ci apre una strada indicandoci i tanti deserti che troviamo
      intorno a noi e gli spazi vuoti che la nostra carità non sa mai colmare:
      CHIEDIAMOGLI di fare la nostra parte, senza scoraggiarci
      PER IL TANTO CHE NON POSSIAMO E NON SAPPIAMO FARE .”
      Non è farina del mio sacco, l’ho letta e mi ha fatto tanto bene…spero che ne faccia
      anche a te facendoti ritrovare la serenità. Ricordi che ti avevo messo in guardia dalle delusioni ecc.ecc.TI PREGO non permettere A NESSUNO di scoraggiarti.
      Un grande abbraccio consolatorio.

      • Deborath ha detto:

        Sono stanca, Lucetta, davvero…
        Stanca di lottare contro i mulini a vento, contro l’ignoranza, contro il voler farmi passare per ipocrita, io sbaglierò pure, sbaglio, come sbagliamo tutti, ma se lo faccio non lo faccio per cattiveria o volontariamente ed il fatto che invece si pensi questo di me, mi fa male, tanto male…
        Mi fa male non essere compresa ed essere sempre giudicata e giudicata male…😦
        Grazie per la tua vicinanza e per il tuo tentativo di sostenermi: passerà anche questo momento…
        Passerà…. Vero?????
        Ti voglio bene…

  9. angelonocent ha detto:

    CHI TE LO FA FARE?

    E’ presto detto: Colui che ci ha chiamati e non gira intorno alle cose ma taglia corto: l’“ALZATI, TI CHIAMA” (Marco 10,46-52) è il ruolo assegnato agli evangelizzatori. Anche A QUELLI SUSCETTIBILI COME ME.
    L’incontro con il Maestro si realizza grazie all’opera dei discepoli che materialmente vanno a portare l’annuncio della chiamata. Poi, ai miracoli ci pensa lui.

    Invertire i ruoli è un rischio. Meglio: un fallimento.

    Per un minuto, prova ad immaginare il contrario: tu che ridai la luce ai ciechi e Gesù che ti manda i clienti… FUNZIONEREBBE?!

    NB: La mamma dei rompiscatole è sempre incinta. C’erano anche nella Chiesa delle origini. E, nel giro dei dodici c’era già chi sgomitava per il primo e secondo posto:
    “20 Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa.
    21 Egli le disse: «Che cosa vuoi?».
    Gli rispose: «Di’ che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno».
    22 Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?».
    Gli dicono: «Lo possiamo».
    23 Ed egli soggiunse: «Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio».

    E’ così bello quanto hai pubblicato sul tuo sito che prima o poi lo riprodurrò anche qui:
    http://icoloridellanima1978.wordpress.com/2011/12/05/alzati-ti-chiama/

    • Deborath ha detto:

      Lo sai, Angelo, io non pretendo di fare miracoli, nè di essere la “prima della classe”… io vorrei essere semplicemente me stessa, libera, senza obblighi, nè costrizioni… Vorrei poter agire secondo quanto il mio cuore mi comanda, lavorare per il regno di Dio in maniera serena…
      A volte sguaino la spada, in maniera energica; altre volte, però, quelle energie mi mancano… A volte fronteggio le accuse senza paura e senza timori, altre volte, quando credo che siano profondamente ingiuste e senza fondamento, mi scoraggio e penso che, in fondo, non ne valga poi così tanto la pena…
      Tanto, con me o senza di me, il mondo va avanti comunque e forse potrebbe andare avanti anche meglio…
      Mah, chi lo sa, chi può dirlo….
      Io mi alzo, perchè so che mi chiama, lo sento e cerco di rispondere, ma forse, faccio più danno che utile…😦
      Ti voglio bene e grazie per tutto ciò che fai per me, anche quando sono in questo stato…
      E’ importante per me: il vostro aiuto ed il vostro sostegno mi fanno sentire amata e mi ridanno la speranza…

      • angelonocent ha detto:

        Cara Deborath,

        sarebbe un peccato sorvolare su quanto scrivi, giacché rispecchi un po’ tutti noi che, magari senza manifestarlo, proviamo a giorni alterni le medesime tue sensazioni.
        Perciò, più che darti consigli, proverò a farne una meditazione. Ma parlando con una persona in carne ed ossa e non con il muro, lasciandoti naturalmente il pieno diritto di ribellarti alla mia interpretazione e di sparare a zero senza esitazione, se lo troverai necessario. Perché siamo qui per crescere.

        Hai perfettamente ragione: siamo tutti utili ma nessuno necessario.

        Scrivi: “…io vorrei essere semplicemente me stessa, libera, senza obblighi, nè costrizioni… Vorrei poter agire secondo quanto il mio cuore mi comanda, lavorare per il regno di Dio in maniera serena…”

        E’ proprio qui che ti volevo, per dirti:
        – Ma ti par poco ciò che chiedi?
        – E hai la forza di chiederlo con quel sorriso disarmante, come se fosse la cosa più ovvia del mondo?
        – Mamma mia, quanta tenerezza mi fai! E’ come se nel tuo cuore non ci fosse malizia.
        – Per quel poco che ho capito fin’ora, io sono certo, tutto ciò ti sarà dato, ma nel mondo nuovo!

        Lo chiedo a te perché a me stesso l’ho chiesto non so quante volte nella vita: se il mondo senza di te “va avanti comunque“, in quale angolo del pianeta vorresti mai piazzarti? Trasferire la residenza nel Sahara o in una delle 200 isole della Repubblica di Palau?

        E, per fare più in fretta ed evitare incontri spiacevoli, perché non sotto il tavolo della cucina o magari sotto le coperte a pensare…? E’ un percorso che imboccano tanti ragazzi.

        Ti chiedo: chiuderti in casa o anche solo andare per i fatti tuoi per evitare i rompi scatole o i mena gramo, quanto servirebbe a punirli? Non è che danneggeresti soltanto te stessa?

        Mi viene da ridere e vorrei ridessi anche tu: sono tutte cose possibili. Ma, alla fine, conducono ad un solo posto: l’ambulatorio psichiatrico, in preda a una cupa depressione. E’ proprio ciò che accade paurosamente oggigiorno a tante persone.

        Non fraintendermi, capisco il concetto di fondo che è un’umile pretesa la tua. Io ho dovuto un po’ enfatizzare. Ma la verità è che, inevitabilmente talvolta tocca mangiare pane e cipolle e ingoiare erbe amare.

        Tu non chiedi la luna. Epperò, puoi andare dove vuoi, avere qualsiasi lavoro, ma troverai sempre qualcuno che puntualmente, come un orologio svizzero, ti si piazzerà davanti e ti porterà all’odierna conclusione: “io vorrei essere semplicemente me stessa, libera, senza obblighi, nè costrizioni… Vorrei poter agire secondo quanto il mio cuore mi comanda, lavorare per il regno di Dio in maniera serena…”.

        Diciamocelo: se c’è uno cui è andata sempre storta è proprio l’apostolo Paolo. Lo conosciamo poco. Ed è un peccato. Ha provato a farsi tutto a tutti, nessuno lo ha mai mantenuto, ha guadagnato il pane con le sue mani, ha patito la fame, il freddo, i naufragi, il carcere…. Ma non è bastato. Qualcuno ha sempre avuto qualcosa da ridire. Non parlo dei suoi nemici ma di quelli di casa.

        Epperò…secondo lui, il dolore che viene da sensazioni spiacevoli e perfino le menomazioni fisiche o qualsiasi altra fragilità possono diventare la nostra forza.

        Seconda Lettera ai Corinzi 12,7-10
        Perchè non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia.

        A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: “Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”.

        Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perchè dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte”. (2Cor 12,7-10)

        CONCLUSIONE: Per quanto impegno possiamo metterci, l’esperienza insegna che ciò che gli altri riescono a vedere è quasi sempre il contrario di ciò che siamo.

        IL SALMISTA – Salmo 6:3-7:
        “L’anima mia è tutta tremante…
        io sono esausto a forza di gemere;
        allago di pianto il mio letto
        e bagno delle mie lacrime il mio giaciglio,
        l’occhio mio si consuma dal dolore e invecchia…”

        ISAIA PROFETA

        “Non lo sai forse?
        Non lo hai udito?
        Dio eterno è il Signore,
        creatore di tutta la terra.
        Egli non si affatica né si stanca,
        la sua intelligenza è inscrutabile.
        Egli dà forza allo stanco
        e moltiplica il vigore allo spossato.
        Anche i giovani faticano e si stancano,
        gli adulti inciampano e cadono;
        ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza,
        mettono ali come aquile,
        corrono senza affannarsi,
        camminano senza stancarsi.”
        (Isaia 40:28-31)

        AGOSTINO – Cristo è la via</strong>

        Poiché non conoscevamo la via, lo stesso Cittadino del cielo si è fatto per noi via.
        Non sapevamo dove passare;
        con la Sua natura di servo ci ha aperto la strada,
        con la Sua natura divina ci haprocurato la patria.
        Se cerchi la verità, segui la via, perché la via è lo stesso che la verità.
        Non puoi giungere alla meta seguendo un’altra via; per altra via non puoi giungere a Cristo.
        Arrivi a Cristo Dio, per mezzo di Cristo uomo.
        La via percorsa da Cristo ti sembra scabrosa, ti rende pigro e così ti rifiuti d’andare dietro a Lui.
        Và dietro a Lui. Egli per offrire una via di ritorno all’uomo, che per superbia era uscito fuori dal paradiso, si degnò di mostrargli in Sé stesso la via.
        In questo modo ora camminiamo, non abbiamo paura di perderci, abbiamo come strada la misericordia stessa (S. Agostino).

      • Deborath ha detto:

        Oh, Angelo, in queste tue parole riscopro davvero l’amore di padre…
        Non sai che bene mi abbia fatto leggerle…
        Sentivo in ogni rigo un amore profondo, in ogni parola un bene che viene da dentro e dentro riesce ad arrivare, fino al punto più profondo e segreto del mio cuore: quello che difficilmente si mostra e quello che fa più male, perchè raccogli lì, come in uno scrigno, le delusioni più amare, le ferite più cocenti, i dolori più bui…
        Ti vergogni di quell’angolo di te e allora cerchi di spingerlo sempre più giù, sempre più in fondo e solo l’amore riesce a trovarlo e a curarne le piaghe…
        Io non so come faccia tu, ma sei davvero un balsamo per me, la tua mano è pari a quella del chirurgo più preciso e delicato… Non so come fai, so solo che sento il bene che mi vuoi e queste parole, davvero, hanno toccato e curato tante cose…
        Non so più come andare avanti, so solo che ti voglio bene e che in quell’angolo nascosto di me, voglio mettere te per sempre…
        Ti dirai: insieme a tutte quelle cose brutte e dolorose?
        Sì, insieme a quelle cose brutte e dolorose, perchè so che, per quanto disdicevoli e riprovevoli, tu te ne prenderai cura, come se fosse un giardino pieno di sterpi e so che, con tutto l’amore che hai per me, riuscirai a far rifiorire tutto quel marciume, trasformandolo in un meraviglioso giardino, con l’erbetta verde, le aiuole piene di tulipani, gli alberi di magnolia in fiore e splendide pergole, piene di grappoli d’uva, con un’altalena sotto, dove io possa dilettarmi, come facevo da bambina, sentendo entrare l’aria dentro di me e percependo la sensazione di avere le farfalle nello stomaco….
        Ti voglio bene… ♥

  10. Rita ha detto:

    E’ facile, Deborath, lavorare per il regno di Dio secondo quanto il nostro cuore ci comanda; il Signore ci chiede di relazionarci con gli altri e lì cominciano i problemi, se non riusciamo a trovare un equilibrio. .. in famiglia, a scuola, sul posto di lavoro, in Parrocchia, ovunque è importante trovare degli equilibri. Non dire che il mondo va avanti anche senza di te, perchè ognuno di noi è importante agli occhi di Dio e soprattutto tu che hai ricevuto ed hai accettato un mandato. Sei catechista per sempre e non solo in Parrocchia; da brava catechista devi essere pronta a rialzarti se cadi e ad aggirare eventuali ostacoli che incontri durante il tuo “cammino”. Forza Deborath; alimentati della Parola di Dio e “deponi la spada nel fodero” : l’Amore vince tutto!

    • Deborath ha detto:

      Hai ragione, Rita, è tutto vero quello che dici: bisogna creare degli equilibri, andare avanti, aggirare l’ostacolo…
      Beh, ci proverò, anche se con il cuore sotto una pietra….
      Mai… non mollare mai….🙂

  11. Rita ha detto:

    * “riponi la spada nel fodero”

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