LA CHIESA NON TACCIA – Antonio Socci

NON TACERE PIU’, MADRE CHIESA MA GRIDA FORTE E DIFENDI I TUOI FIGLI

4 dicembre 2011 /

C’è qualcosa di sorprendente – per me, cattolico – nel silenzio della Chiesa di fronte a quello che sta accadendo in Italia e in Europa (come di fronte alla sanguinosa guerra alla Libia o ai tamburi di guerra che arrivano dal Medio Oriente attorno alle armi nucleari iraniane).

I vescovi e la Santa Sede ci hanno abituato a un grande interventismo (per molti perfino esagerato).

E’ dunque strano che da settimane non si sia sentita una parola su una crisi che rischia di travolgere l’Europa e il mondo intero e che ha come epicentro l’Italia.

Eppure è la più grave crisi dalla seconda guerra mondiale (nemmeno l’invito – che mi ero permesso di fare – a un’iniziativa di preghiera per l’Italia è stata raccolta). 

LA MAZZATA

Lo scenario è cupissimo. Personalmente ho visto di buon occhio la nascita di questo governo, sperando in una grande pacificazione nazionale e nel risanamento economico (sono stato fra i pochi su questo giornale, a sostenerlo).

Mi auguro ancora che riesca.

Ma devo riconoscere che ormai la delusione è grande non solo per le cadute di stile, l’arroganza o i tempi sbagliati. Soprattutto perché si annunciano provvedimenti disastrosi per gli italiani e per l’economia in generale.

Le famiglie del nostro Paese stanno per essere colpite da una mazzata di dimensioni inaudite da parte dello Stato e i vescovi italiani – che continuamente e giustamente alzavano la loro voce fino a un mese fa chiedendo il “quoziente familiare” e “la crescita” – non proferiscono parola.

Sembrano intimiditi dai professori. Ma spennare così i contribuenti con irpef e ici non sembra una performance da “luminari”: sarebbe stato capace qualsiasi politicante.

Da “scienziati” tanto celebrati ci si aspettava che finalmente tagliassero gli sprechi, non la sanità (che è già al lumicino). Dovevano andare a tassare i conti correnti in Svizzera (come hanno fatto Germania e Francia) e non dissanguare ancor più i contribuenti onesti che già sono messi in ginocchio dal fisco.

Avrebbero dovuto finalmente mettere a reddito (magari a garanzia del debito) l’enorme patrimonio pubblico, non affamare le famiglie e colpire i malati, deprimendo ancora di più l’economia.

D’altra parte se questi “professori” fossero economisti così bravi non sarebbero stati a suo tempo così entusiasti dell’euro magnificandolo come la via del paradiso. Quando invece è stata la via dell’inferno.

Adesso sono stati chiamati a sistemare le cose. Ma il timore è che costoro non siano i medici, bensì la malattia. Anche perché è il rigore monetarista che ha creato il problema, non può essere dunque la soluzione.

FINE DELLA LIBERTA’ ?

La nascita del governo dei tecnici è già stato un colpo alla democrazia (a proposito: dove sono coloro che hanno strillato finora contro il “porcellum” e il parlamento dei nominati? Com’è che si fanno piacere un governo di non eletti da nessuno?).

Ma ora vi si aggiunge un colpo pure alla libertà civile ed economica, perché l’ulteriore vessazione fiscale (oltretutto con misure poliziesche) porta a una drastica riduzione della libertà.

Lo Stato è sempre più padrone delle nostre vite, dei nostri beni, del nostro lavoro e questo è drammatico.

Dov’è la Marcegaglia che strillava contro la pressione fiscale e che ogni giorno protestava per la “crescita”? E’ in corso un formidabile passaggio di ricchezza dalle famiglie (dai loro risparmi) verso altre destinazioni. E gli italiani sono indifesi.

Tutte le polemiche sulla casta (concentrate solo sulla politica) hanno portato a questo: nessuna riduzione dei privilegi e in più una nuova casta tecnobancaria che domina con una democrazia sospesa. Pure il Pdl tace e acconsente.

In questa generale mancanza di dibattito, di posizioni critiche, il silenzio dei vescovi italiani si nota poco. Ma c’è e pesa.

Io non condivido naturalmente il malizioso sospetto di chi insinua che la Cei starebbe coperta per evitare che il governo apra il dossier “ici degli enti ecclesiastici” e “otto per mille”.

Ma proprio perché non credo a queste insinuazioni mi aspetto che i vescovi facciano sentire fragorosamente la loro voce. 

Non è “Avvenire” che ha celebrato il presunto “ritorno” dei cattolici alla politica grazie al convegno di Todi? Non è a Todi che è stato abbattuto il precedente governo?

LA BEFFA DI TODI

Ebbene, ieri, proprio il protagonista di Todi, cioè il leader della Cisl Bonanni – che fu arbitrariamente considerato per l’occasione la voce ufficiale del mondo cattolico – è apparso deluso dal governo tecnico che se ne infischia di lui e della Cisl.

Quelli di Todi sono stati cattolici “usa e getta”. Oggi non servono più.

Il “Corriere della sera”, che con “Repubblica” considerò la dichiarazione di Bonanni come il colpo di grazia della Chiesa sul governo Berlusconi, ieri ricordava “crudelmente” che col governo di centrodestra Bonanni aveva il filo diretto: praticamente la Cisl pesava enormemente.

Oggi meno del due di briscola. E questa è la “vittoria” di Todi.

Fra le pochissime voci critiche c’è quella di Giuseppe de Rita, con il Rapporto Censis.

Ha denunciato che la crisi viene dal “non governo della finanza globalizzata”, che siamo ormai “etero diretti, vista la propensione degli uffici europei a dettarci l’agenda” e che la politica è “prigioniera del primato dei poteri finanziari”.

In sostanza i cittadini non contano più nulla: “in basso il primato del mercato, in alto il primato degli organismi apicali del potere finanziario”. Così muore la democrazia e anche l’economia perché “la finanza certo non fa sviluppo”.

Sembra una denuncia pesantissima, ma è stata pressoché ignorata. Pure in casa cattolica benché De Rita sia da sempre il sociologo di riferimento della Chiesa italiana (anno scorso c’è stato perfino qualche movimento ecclesiale che ha fatto, del precedente Rapporto Censis – che nel 2010 era grigio e astruso – un argomento di riflessione pubblica: oggi nulla di nulla).

Impressiona pure che l’insieme dei vescovi europei e la Santa Sede che così fortemente hanno chiesto il richiamo alle “radici cristiane” nella Costituzione europea assistano oggi in totale silenzio al possibile disfacimento dell’Europa stessa.

Eppure sono stati i cattolici (De Gasperi, Schuman, Adenauer) a costruire l’unità europea, mentre sono i tecnocrati che hanno rifiutato le “radici cristiane” ad averla portata sull’orlo del baratro.

E il “caso Merkel-Germania” ?

I TEDESCHI NON RICORDANO

Perfino due grandi statisti tedeschi come Kohl e Schmidt hanno criticato l’assurda rigidità della Merkel (una protestante cresciuta sotto il comunismo della Ddr).

Chi più e meglio del Papa tedesco potrebbe parlare a quel popolo per dirgli che magnanimità e solidarietà converrebbero pure a lui?

Ci sarebbe bisogno di ricordare ai tedeschi che, dopo la Prima guerra mondiale, proprio la feroce imposizione da parte dei vincitori dei “risarcimenti di guerra” scaraventò la Germania (e l’Europa) nella crisi.

Mentre nel secondo dopoguerra – quando i tedeschi avrebbero meritato ben più pesanti ritorsioni – ebbero invece il piano Marshall americano. E convenne a tutti. E’ la prova che proprio la magnanimità costruisce benessere e pace.

Bisognerebbe ricordare agli amici tedeschi che la loro riunificazione (con la parità del marco) in parte l’abbiamo pagata tutti.

E pure che loro pretendono di imporre sanzioni agli altri, ma non le accettano per sé (com’è noto furono proprio loro, con la Francia, a sgarrare sul patto di stabilità nel 2003. E non ebbero penalizzazioni).

I tedeschi non hanno memoria storica. E anche la fissazione della moneta forte, contro lo spauracchio dell’inflazione, non ha fondamenti storici: infatti ad aprire le porte a Hitler non fu l’inflazione del primo dopoguerra, ma la depressione (e la disoccupazione) per la crisi del 1929. 

Chi, più e meglio della Chiesa, potrebbe oggi ricordare ai tedeschi il dovere della solidarietà che hanno verso questa Europa che la Germania ha devastato con il suo orrore? Ci guadagnerebbero anche loro.

Speriamo che una voce si alzi…

Antonio Socci

Da “Libero”, 4 dicembre 2011

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12 risposte a LA CHIESA NON TACCIA – Antonio Socci

  1. fabiana ha detto:

    Una voce si è alzata …

  2. Deborath ha detto:

    Speriamo davvero che una voce si alzi!!!
    Alla fine, sono sempre i poveracci a fare le spese di tutto: è sempre chi ha di meno che deve sacrificarsi di più, sborsare di più, soffrire di più…
    Non c’è niente di giusto in tutto questo, ma è stato sempre così e non credo che le cose cambieranno proprio ora….
    Sai, Angelo, mi padre (morto ormai quasi 13 anni fa, quando ancora si stava bene, quando anche in casa mia c’erano ancora 2 stipendi) diceva sempre: “Questo benessere non può durare, ce n’è troppo, c’è troppo spreco… Noi che veniamo da condizioni peggiori, ci abitueremmo facilmente, se caso mai dovessimo riviverle, un giorno, ma voi che siete nati nel lusso, voi non vi abituerete facilmente all’indigenza…”
    Una voce, la sua, altamente profetica, purtroppo…
    Lui sapeva cosa volesse dire andare in giro con i pantaloni con le toppe e con le scarpe solo in paese, perchè fuori paese dovevano toglierle e camminare scalzi, per non consumarle…
    Chissà cosa avrebbe detto lui oggi di questa situazione, chissà se prega per noi….

  3. angelonocent ha detto:

    Cara Deborath,
    mentre tu scrivevi io leggevo una mail che mi arriva periodicamente e che puntualmente ogni volta mi fa sobbalzare sulla sedia. Chi me lo fa fare? Nessuno. Solo la voglia di sentire altre campane per osservare il panorama da angolature diverse.

    Oggi questa lettera ho pensato di postarla anche qui. Non condivido nè disapprovo: rifletto. Come dovrebbe fare chi vorrà dedicare qualche minuto del suo tempo per provare a rispondere all’interrogativo del titolo che è mio.

    DON PAOLO FARINELLA DI GENOVA
    PAZZO O PROFETA?

    L’autore invece titola così:

    Questo governo era necessario, ma come fanno gli italiani ad applaudire prima che Monti apra bocca?

    È la debolezza nazionale: in delirio per le guerre di Mussolini, per il decisionismo di Craxi. Capisco il sollievo per la liquidazione di un Berlusconi impresentabile perfino agli occhi dei suoi “impiegati”. Ecco il sospetto: politica disegnata dal Vaticano. Festeggiamo i 150 anni d’Italia sotto il segno del Papa re. Pensare che da prete volevo morire in uno stato laico.
    Questo governo era necessario, ma come fanno gli italiani ad applaudire prima che Monti apra bocca?

    28-11-2011
    di don Paolo Farinella

    Da anni dico, e nel 150° anniversario dell’unità di Italia ho proposto, di sciogliere il parlamento, abolire il governo e «annettere l’Italia la Vaticano». Avremmo il papa re d’Italia come ai bei tempi e molti vantaggi: saremo clericali evidenti e non sottobanco. Leggi e decreti verranno stilate direttamente in latino preconciliare, come la Messa concessa ai lefebvriani. In tutti i luoghi pubblici, oltre al crocifisso, sarà obbligatorio avere il quadro del Sacro Cuore di Maria, la statua di Padre Pio e quella di Wojtyła. Tre volte al giorno in tutti gli uffici e luoghi pubblici e parapubblici (chiese, oratori, conventi, casa di Vespa, sede della Cei, ecc.) bisognerà cantare l’Alleluja in gregoriano. I funzionari pubblici maschi avranno il titolo di «Monsignore», le funzionarie donne si chiameranno «Madonna mia bella».

    1. Il Vaticano è una ipoteca eterna sull’Italia. Non ce ne libereremo mai. Ciò premesso:
    2. Risparmieremmo alla grande, sapendo che mangerebbero solo i preti e i laici clericali.
    3. Avremmo il vantaggio di sapere dove siamo e con chi avremmo da fare.
    4. In caso di necessità, un’assoluzione e via!

    Il governo Monti nasce non targato Vaticano, ma in Vaticano: tutta l’impostazione ministeriale sembra pensata al di là del Tevere. La prima uscita, infatti, è stata quella del segretario di Stato Bertone Tarcisio. Dichiara: «E’ un bel governo!» che tradotto in dal liturgico al popolare significa: vi abbiamo fregato tutti. Con questa benedizione, Monti e colline andranno «per pascoli erbosi e acque tranquille» perché Berlusconi potrà fare il gradasso ma non è stupido e non si metterà di traverso contro il Vaticano.

    Ho dovuto aspettare 60 anni dalla fine della guerra di Liberazione, per vedere i fascisti al governo e ora il ritorno del Vaticano al governo. A questo punto spero che cambino anche l’inno nazionale e ripeschino l’antico inno dell’Azione Cattolica: «Bianco Padre che da Roma ci sei mèta, duce e guida; su noi tutti tu confida un esercito a marciar». L’82% degli Italiano appoggiano il neo governativo Monti, senza nemmeno aspettare i provvedimenti che prenderà. Gli Italiani sono sempre «preventivi»: lo sono stati con Mussolini, con la guerra, con il Tappo di Arcore e ora con Monti. Santo Iddio, aspettate almeno che cominci a belare, non dategli credito in bianco perché in bianco resteranno le vostre facce terrorizzate. Sono allibito dal vedere passare da un governo all’altro senza nemmeno una pausa di dubbio, di assestamento. Anche i terremoti si assestano per almeno un anno, noi no. Passiamo da Berlusconi a Monti senza soluzione di continuità. Da Berlusconisti a Montiani, con la stessa passione, la stessa stupidità.

    Nulla da fare, noi siamo fatti così. Ora aspettiamo che il papa faccia la visita pastorale in tutti gli otto mila e passa Comuni per rafforzare i fedeli nella «religione Monti». Speravo di morire in una Italia laica, dovrò forse rassegnarmi a sopravvivere in un Paese, colonia perenne del Vaticano.

    Ciò che non si vuole capire è che la crisi non è la conseguenza di speculazioni (è anche questo), non è frutto della globalizzazione (è anche questo), non è il risultato dell’incapacità dei governi di fare scelte «sapienti» (è anche questo), non è per l’Italia la condanna per la goffaggine di un governo corrotto figlio di un macigno di conflitti d’interessi (e ci mancherebbe altro che non fosse anche questo), ma è la crisi «interiore» di un sistema, del sistema capitalistico che, a 22 anni esatti dalla caduta del muro di Berlino, si sta schiantando su se stesso perché non può più reggere, essendo immorale nell’anima, se mai ne ha avuta una.
    Il capitalismo di stampo americano ha potuto reggersi in piedi perché, paradossalmente, dall’altra parte c’era il comunismo becero dell’Unione Sovietica che non ha mai conosciuto né Marx né la filosofia del comunismo ideale, ma si è assestata su un capitalismo di Stato/partito finendo per essere il fondamento dello sviluppo del capitalismo oligarchico dell’Occidente. Sono i superficiali hanno potuto cantare vittoria alla caduta del Muro, emblema del fallimento del comunismo come storicamente si è realizzato nei Soviet.

    «Simul stabunt, simul cadent!» dice il proverbio latino: «Insieme stanno e insieme cadranno». Così è. Caduto il comunismo di stampo sovietico, in Italia crolla da DC e il sistema dei partiti scomparsi sotto le macerie di Tangentopoli, rimpiazzati da un piazzista magliaro e corrotto che ha ereditato il peggio di prima a cui ha aggiunto il peggio di dopo, mettendo in piedi una colossale schifezza che si presenta con una maschera facciale e trapianti di plastica. Berlusconi è la plastica riciclata del craxismo e della peggiore Dc, non a caso nelle sue stalle sono confluiti tutti gli animali della prima repubblica, compresi i fascisti.

    Il capitalismo è peggiore del comunismo sovietico, perché questo garantiva la miseria abbastanza uguale per tutti, quello invece crea la miseria delle masse per garantire la ricchezza ad un gruppo ristretto di debosciati oligarchi che fanno quello che vogliono. La conseguenza tragica è il «mercato», parola magica che serve per giustificare tutte le ignobili scelte in qualsiasi campo e settore. Il dio che tutto muove è il «mercato» che è il sistema attraverso cui i ricchi schiacciano i poveri e li costringono a pagare il costo della loro esistenza di rapina. Il mercato dovrebbe essere emulazione, concorrenza, confronto, con condizioni uguali per tutti, ma quando è corrotto da chi lo annuncia e lo esige, quando è manipolato da chi se ne fa scudo, quando è deviato da conflitti di interessi micidiali, allora il capitalismo è una bolgia infernale che uccide i deboli e ingrassa i forti e violenti e degeneri e ladri.

    Se si vuole uscire dalla crisi che è «crisi di sistema», bisogna porsi su un altro piano: ridistribuzione equa delle ricchezze. In un mondo decente non dovrebbero esserci «stock options», e dislivelli di retribuzione nel rapporto di 1/517 come avviene con il sig. Marchionne che prende una paga pari a 517 volte quelle di un suo operaio. Questa è la chiave della riforma e fuori di essa ci sarà il diluvio, l’apocalisse perché quando scoppierà «la collera dei poveri», tireremo giù il sole e incendieremo la terra inondandola di una luce nuova e di un nuovo orizzonte, dove tutti saranno veramente uguali, come vuole il Vangelo, come lo esige la dignità.

    Sì, lo ripeto, questo governo era necessario, ma non mi piace lo stesso e voglio dirlo perché non dovendo rendere conto ai cittadini farà scelte e imporrà pesi che pagheranno sempre e comunque i soliti noti. Certo che farà «equità», cioè darà un contentino riducendo di qualche punto l’irpef o concedendo qualche detrazione tisi cuccia e malferma in salute e lo farà per tappare la bocca «a chicche e sia». Come può esserci «equità» tra diseguali? Quelli che dovrebbero diventare «equi» da che mondo è mondo non hanno mai pagato un cent e ora anche se li obbligassero (la vedo dura!) a pagare di più, sarebbero sempre noccioline che avanzano dal superfluo.

    Vorrei indignarmi che me stesso, con chi legge, con gli Italiani che accettiamo tutto quello che passa il convento, senza colpo ferire, senza batter ciglio, ma lasciandoci battere e lasciando infilzare come tordi. Questo al mio paese si chiama «masochismo». Né di più né di meno. Non faremo sconti, ma vigileremo con occhio di lince, sebbene cecata.

    VERO O FALSO? Qui ce n’è per tutti:

    http://domani.arcoiris.tv/dove-monti-puo-risparmiare-vendere-30-lussuosi-aerei-di-stato-%e2%80%9ctaxi%e2%80%9d-di-ministri-e-sottosegretari-poltrone-per-le-escort/

  4. Rita ha detto:

    Signore, dammi il coraggio di cambiare le cose che si possono cambiare, la serenità per accettare le cose che non si possono cambiare, la saggezza di saper distinguere le prime dalle seconde.

  5. lucetta ha detto:

    Prima un grazie a Rita per il suo commento che trovo incoraggiante…..e poi mi escono dal cuore queste parole:
    ” Quanto mi dispiace quando leggo di PRETI che, pur denunciando i MALI, non chiudono mai il discorso con parole di speranza. DOVREBBERO ESSERE I PRIMI…. E quanto MI DISPIACE vedere che “qualsiasi argomento” fa correre i globuli a commentare MENTRE INVECE LA PAROLA DEL SIGNORE non riscuote lo stesso successo (vedi i vari numeri della Porta). E’ più che mai lampante che interessa poco. Invece se ci fossimo solo fermati un attimo a rileggere la Parola di ieri e di oggi, ne avremmo trovato conforto ed illuminazione. Scusatemi se ho osato esprimere il mio pensiero ma non sono stata capace di tacere.Vi saluto tutti.

    • Rita ha detto:

      Ciao Lucetta. Hai ragione, la Parola dà sempre conforto e illuminazione, ma, almeno per quanto mi riguarda, non sono pronta a commentarla. Mi piace leggerla ed anche ascoltarla; ieri sera sono stata alla seconda lectio dell’Avvento e abbiamo commentato tutto il secondo capitolo del Vangelo di Marco. Da sola non sarei stata capace di capire quello che poi alla fine ho capito e che spero di fare mio, rileggendolo e meditandolo ancora . Leggo tutto quello che viene proposto nei vari numeri della Porta ma ti confesso che tante volte non conosco gli argomenti di cui si parla e devo documentarmi prima di tentare di attualizzarli. Il Signore parla e nel nostro caso si serve di chi propone argomenti e meditazioni che non possono fare che bene a chi è disposto ad ascoltare.Ti abbraccio e abbraccio tutti voi.

      • lucetta ha detto:

        Cara Rita ci tengo a fare una piccola precisazione. Mi dici che non ti senti pronta a commentare la Parola…non chiedo grandi cose o dotte spiegazioni …MA solo cercare di scoprire cosa il Signore vuole dirmi quel giorno con quelle parole. E non è difficile, basta pensare un pochino.
        Per esempio sia ieri che oggi ho trovato che ci incoraggiasse a sostenere Deborath e tu l’hai fatto egregiamente, hai risposto alla Sua chiamata, invece di demolire hai costruito.
        Stamattina, mentre mi trovavo in chiesa ed ascoltavo “Isaia ”
        “Egli dà forza allo stanco
        e moltiplica il vigore allo spossato.
        Anche i giovani faticano e si stancano,
        gli adulti inciampano e cadono;
        ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza,
        mettono ali come aquile,
        corrono senza affannarsi,
        camminano senza stancarsi.”

        Pensavo a Deborath ed a tante amiche stanche e sfiduciate,
        a me,ed è stato come se il Signore mi dicesse: “Non preoccuparti, persevera, esorta le persone che ami a perseverare, vai avanti nonostante tutto….
        Ecco, quando leggo la Parola, penso a ciò che sto vivendo e parlo con LUI ed immagino le Sue risposte. Tutto qui. Niente di difficile .Un abbraccio cara e continuiamo a sostenerci. Vai forte.

      • Rita ha detto:

        Sì Lucetta, hai ragione. Cercherò di seguire il tuo consiglio. Fino ad ora sai come mi sono comportata di fronte ad ogni tipo di situazione? Pensavo tra me e me: cosa farebbe Gesù? Cosa direbbe se stesse al posto mio? Forse ho preteso troppo, soprattutto se penso che Lui esplicitamente ce lo dire attraverso la sua Parola. Il passo di Isaia che hai citato è proprio adatto alla piccola diatriba dei giorni scorsi. Grazie del consiglio, amica mia! Ti abbraccio.

  6. angelonocent ha detto:

    Spero che vi siate accorti: sulla colonna di destra, sotto la voce BLOGROLL c’è “CHIESA IN ASCOLTO – LITURGIA DEL GIORNO“. Basta un clic e ci siamo.

    Ha ragione Lucetta, ci disperdiamo in tante chiacchere ma tralasciamo l’essenziale: “non di solo pane vive l’uomo”. La pagina biblica di oggi, ci dice in due e due quattro il senso di appartenenza alla Compagnia: “Consolate, consolate…” Ecco il ruolo dei GLOBULI ROSSI.

    Proviamo ad andare a sentire ISAIA sul testo originale per passare poi alle quattro righe di Vangelo. E concludere la visita con l’orazione del giorno che recita la Chiesa universale:

    http://www.lachiesa.it/liturgia/

    Perché non prendere l’abitudine? Fra il tanto tempo che bruciamo a fare intrattenimento ed a rincorrerci da un blog all’altro, questo potrebbe essere il meglio impiegato. Sapendo poi che siamo in molti a condividere la Liturgia della Parla, sarà meno difficile vivere “con un cuore ed un’anima sola” come la Chiesa delle origini.

  7. lucetta ha detto:

    A Giovanni Battista che ormai annunziava il Signore, è chiesto:
    «Tu chi sei?» ed egli rispose:
    «Io sono la voce di uno che grida nel deserto: preparate la via al Signore»
    (Gv 1,22-23).
    «Voce di uno che grida nel deserto», voce di uno che spezza il silenzio.
    «Preparate la via al Signore»; è come se Giovanni dicesse:
    «Io grido, per introdurre il Signore nel vostro cuore, ma Egli non accetta
    di venire laddove io voglio farlo entrare se non gli preparate una via».
    Che cosa vuol dire «preparate la via»,se non:«Innalzate suppliche degne
    e siate umili nei vostri pensieri?».
    Da Giovanni stesso prendete esempio di umiltà.
    È ritenuto il Cristo, dice di non essere ciò che è creduto e non sfrutta
    l’errore altrui per la propria gloria […]
    Si umiliò, vide dove stava la sua salvezza: comprese di essere una lampada
    ed ebbe timore perché non venisse spenta dal vento della superbia».
    Dalle Opere di Sant’Agostino, Discorsi ).

    • Deborath ha detto:

      E’ bellissima questa canzone e splendido il video: mi ci voleva proprio questo per iniziare bene questa giornata, dopo aver passato una nottataccia, quasi insonne, agitata e nervosa…
      Grazie, Rita, grazie a tutti voi: è bellissimo sapere di essere vostra amica, è bello sentirsi amata da voi, perchè è anche attraverso il vostro amore che quello di Dio mi raggiunge…
      GRAZIE!!!!!
      Vi voglio bene…. ♥

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