ORDO VIRGINUM: RITIRO SPIRITUALE CON IL CARD. CARLO MARIA MARTINI – 7 novembre 2009

«Ricevi il libro della liturgia delle ore, la preghiera della Chiesa risuoni senza interruzione nel tuo cuore e sulle tue labbra come lode perenne al Padre e viva intercessione per la salvezza del mondo». Consacrazione di Antonella nell’Ordine delle Vergini. Cattedrale di Senigallia, 9 aprile 2005. Tutte le foto: http://www.seminariosenigallia.it/ordovirginum/antonella/index.htm

E’ da tempo che conservavo questa meditazione del Card. Martini tra le bozze. Termiate le feste natalizie, mi sembra giusto, una volta tanto, dare spazio all’ ORDO VIRGINUM, questo tipo di consacrazione femminile riscoperta e ripristinata dalla Chiesa post conciliare, eredità preziosa ma di cui quasi mai si sente  parlare. 

Il ripristino di questo stato di vita è sicuramente un’in­iziativa dello Spirito Santo, visto che nel giro di quaranta anni (il decreto che promulga il ri­to revisionato è del 31 maggio 1970) ben 450 donne in Italia (e oltre 4.000 nei cinque con­tinenti!) hanno risposto alla chiamata d’amore del Signore, diventando sue spose sulle stra­de del mondo!

Chiamati tutti alla santità, come siamo, trovo che la riflessione dell’emerito Arcivescovo di Milano riguardi benissimo anche ciascun laico.  Un modo per ridestare la consapevolezza di essere nella Chiesa locale una “pietra viva” tra le altre, chiamata a formare un pavimento mosaicale leggibile agli occhi della comunità. Un vissuto, dove tradizione e modernità  trovano compimento nelle parole divine del Maestro GESU’: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che mondo è debole per confondere i forti” ( vv. 26-27 ).

Sono davvero «custodi della speranza» que­ste donne che incarnano una «provocazione» per la mentalità odierna: è possibile scegliere Cristo «al di sopra di tutto» (dalla preghiera di consacrazione) e vivere nel mondo, «comple­tamente immerse ed esposte» (padre Ame­deo Cencini), nella ferialità intessuta di lavo­ro e di relazioni sociali, testi­moni della duplice fedeltà al Cielo e alla terra.

Esse continuano a vivere nel proprio contesto sociale, «senza alcun parti­colare cambiamento esterio­re (Benedetto XVI, in occa­sione dell’Incontro Interna­zionale del 2008), con una semplicità che ri­specchia, allo stesso tempo, la freschezza del­le origini e l’originalità del Concilio Vaticano II.

Il ripristino del rito di consacrazio­ne delle vergini, stabilito dalla costituzione «Sacrosanctum Concilium», è stato il frutto della sintesi tra il profondo rinnovamento ec­clesiale ed il forte recupero dei valori evange­lici, nonché segno di grande fiducia e speran­za nei confronti del «genio femminile».

L’anello delle mistiche nozze con Cristo, è icona della Chiesa Sposa e profezia della vita futura in cui «non si pren­derà moglie né marito» (cfr. Lc 20,35). In con­trotendenza con la mentalità utilitaristica del «fare», le vergini consacrate testimoniano l’im­portanza dell’ “essere“, come ha efficace­mente espresso il vescovo di Rimini France­sco Lambiasi: «Siete come un ostensorio nel mondo. Voi ci dite che il Bat­tesimo basta, che ci fa cristiani e cristofori in tutto ciò che facciamo».

 INTERVENTO DEL CARD. CARLO MARIA MARTINI AL RITIRO SPIRITUALE DELL’ORDO VIRGINUM  7 novembre 2009

A Gazzada ‘Ritiro spirituale’ dell’Ordo Virginum con il card. Martini Sabato 7 novembre 2009 a Villa Cagnola di Gazzada il primo Ritiro dell’anno per le consacrate dell’Ordine delle vergini: è stato condotto dal nostro Arcivescovo emerito card. Carlo Maria Martini. Un incontro molto significativo per tutte le consacrate, in particolare per quelle che hanno vissuto gli anni di formazione e ricevuto la consacrazione durante il suo episcopato. Proponiamo una sintesi del suo intervento, come è stato raccolto dalla registrazione.

  Foto 2: «Ricevi  l’anello delle mistiche nozze con Cristo e custodisci integra la fedeltà al tuo Sposo, perchè tu sia accolta nella gioia del convito eterno». Consacrazione di Elisa nell’Ordine delle Vergini. Cattedrale di Fabriano, 25 marzo 2008.

“Sono molto lieto di rivedervi perché voi siete ‘pietre vive’ della nostra Comunità diocesana, come siete state durante il mio servizio episcopale presenza di carismi evangelici in diverse forme di vita. Il Vescovo, chiamando voi a vivere nella Chiesa locale la verginità consacrata, ha chiamato un po’ tutta la diocesi alla santità e quindi anche voi portate, in qualche maniera, il peso e la responsabilità della santità del popolo di Dio. Questo nostro incontro, che sarà molto breve perché le mie forze non mi permettono di più, lo ritmeremo così:

• lettura del Vangelo della liturgia odierna ( Mt 11,25-27 ), perché io mi dico sempre: se quest’oggi la Chiesa ci presenta questo Vangelo, è perché c’è un messaggio per noi.

Questo brano lo leggerò secondo la modalità ordinaria che già conoscete di lectio, meditatio, avvio alla contemplatio. Insieme, siccome questo Vangelo è breve, leggeremo anche i primi cinque versetti del cap. 13 di san Luca.

• Poi avremo tempo di silenzio e di preghiera.

• Un terzo momento sarà di incontro dialogante, nel quale voi potrete porre le vostre domande sul tema del discernimento, che avete scelto per i vostri incontri comuni di quest’anno, o su altro tema connesso con il Regno di Dio.

Il Vangelo di oggi come vedete si distinguono tre parti principali:

  • la benedizione di Dio perché ha rispettivamente nascosto e rivelato “queste cose”;
  • l’accettazione di questo disegno di Dio, della volontà di Dio : “Sì, Padre”; il mistero del Figlio. Vediamo ancora meglio, nella lectio, ciò che ci dice il testo, tentiamo di capire il testo in se stesso. Si parte da un fatto negativo: Dio ha tenute nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti.
  • Poi c’è il rovescio positivo: Dio le ha rivelate ai piccoli. Questo è il punto di partenza: nascondere ai sapienti e agli intelligenti, rivelare ai piccoli. Questo fatto porta a una lode: “Ti benedico, o Padre” con una specificazione: “Signore del cielo e della terra”.

Questa è la prima parte, che riguarda il mistero nascosto/rivelato.

La seconda parte è l’accettazione:

  • Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te”, formula usata altre volte quando si tratta di approvare, accettare il disegno del Padre su di noi.
  •  Il mistero del Figlio: il Figlio ha tutto, conosce il Padre, il Padre conosce il Figlio, e il Figlio rivela il Padre a ciascuno: questa è la terza parte.

Vorrei notare come qui si tratta di rivelazione, come Gesù dice a Pietro: “Beato Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli ” ( Mt 16,17 ). Quindi non è una conoscenza acquisita attraverso il ragionamento, ma è una rivelazione. E questa rivelazione è stata fatta ai piccoli.

Chi sono i piccoli? Sono l’opposto dei sapienti e degli intelligenti.

E chi sono i sapienti e gli intelligenti? Sono coloro che credono di sapere, coloro che dicono: io basto a me stesso, sono autosufficiente, non dipendo da nessuno, trovo la verità già io.

Queste espressioni si ritrovano altrove nella Scrittura, per esempio in 1 Cor, quando Paolo invita la comunità di Corinto a guardarsi dentro: “Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo?”( 1,20 ).

 E poi ancora nello stesso capitolo: “Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che mondo è debole per confondere i forti” ( vv. 26-27 ).

Questi, dunque, sono i sapienti secondo il mondo, e ciascuno di noi, soprattutto se ha studiato molto filosofia e teologia, rischia di diventare anche sapiente secondo il mondo. Gesù ci fa comprendere che non a questi è data la rivelazione, e non per questo, ma è data invece perché sono piccoli. Noi troviamo questa stessa parola nella parabola chiamata del giudizio universale in Mt 25: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatta a me” ( v. 40 ).

Quindi si tratta di piccoli in comunità e anche di piccoli fuori della comunità, di tutti coloro che non hanno pretese, coloro che sono, direbbe Matteo, poveri in spirito, coloro che accettano volentieri la Parola di Dio e non si mettono a dissertare su di essa, ma l’accettano con la forza che essa ha. Questi sono i piccoli opposti ai sapienti e agli intelligenti. Ma che cosa è loro rivelato? Dice il testo: “Hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”.Che cosa sono “queste cose”?

Non è facile determinarlo, ma dobbiamo vedere il contesto evangelico. Per esempio in Mt 12,22 ss. ‘queste cose’ sono le opere del Cristo, quelle di cui alcuni hanno motivo di dubitare, dicendo che sono opere di satana, e quindi con questo diventano stolti e insipienti. I semplici invece accolgono le opere di Cristo come rivelazione. Ma soprattutto mi pare importante Mc 4, dove Gesù dice: “A voi è stato confidato il mistero del Regno di Dio, a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole”( v. 11 ). Dunque “queste cose” sono Gesù, il mistero del Regno, i miracoli di Gesù rettamente interpretati, l’insieme del Vangelo. “Queste cose” sono i segni del Vangelo.

C’è ancora una parola da spiegare in questa prima parte: “Ti benedico o Padre, perché…”. La parola tradotta con benedico in greco è exomologoûmai, che vuol dire conoscere, riconoscere con lode, confessare. E non è l’unico verbo della lode nella Scrittura: per esempio nei Salmi vediamo che il tema della lode è congiunto con l’azione di grazie e le parole simili sono:

  • lode,
  • gloria,
  • grazie,
  • inneggiare,
  • acclamare,
  • proclamare,
  • raccontare i benefici di Dio,
  • cantare,
  • rendere grazie,
  • fare l’elogio,
  • lodare,
  • benedire,
  •  far risuonare voci di lode,
  • dare gloria,
  • esultare,
  • glorificare,
  • risuonare.

Questo vocabolario è amplissimo. Qui c’è soprattutto il vocabolario del riconoscimento: proclamo con gioia che Dio ha voluto così.

Dopo aver cercato di spiegare il testo secondo la sua struttura e anche le parole principali che lo compongono, mi resta ancora da dirvi qualche parola sul contesto di questa affermazione di Gesù. Ci sono due modi di definire il contesto:

  • • il primo è quello di partire dal contesto immediato del Vangelo. Ora se noi guardiamo il cap.11 di Matteo, subito prima del nostro brano c’è il rimprovero di Gesù alle città della Galilea, al versetto 20 e seguenti: “Allora si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite…”. Dunque il contesto è la resistenza di queste città a capire il messaggio di Gesù.
  • • Il secondo modo di stabilire il contesto è di guardare al parallelo di Lc 10,21-22, che ha, come premessa al versetto 17 e seguenti, la gioia degli apostoli che hanno predicato, che sono stati ascoltati. Di qui l’esultanza di Gesù nello Spirito santo e le parole: “Io ti rendo lode Padre, Signore del cielo e della terra”. Il primo contesto è piuttosto negativo e spiega l’affermazione: “ hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti”. Il secondo, quello di Luca, è piuttosto positivo: gli apostoli esultano perché la loro predicazione è stata ascoltata, e Gesù stesso esulta nello Spirito.

Identico però è il contenuto dei due messaggi, sempre c’è l’esultanza perché Dio ha dato il Vangelo ai piccoli e l’accettazione del fatto che Dio ha trascurato coloro che pensavano di sapere, di essere autosufficienti, di non avere bisogno di nessuno. Anche oggi io trovo questo stesso atteggiamento soprattutto in alcuni atei che dicono: non ho bisogno di imparare da nessuno, non ho bisogno che nessuno mi dica ciò che devo fare… Mentre invece chi è piccolo e semplice accetta più facilmente che anche dalla voce di un altro possa conoscere la verità.

Che cosa dice a noi questo testo?

  • – Anzitutto, mi pare, che il primo messaggio fondamentale da ricavare da questo testo è il primato della lode e del riconoscimento. Noi siamo fatti per questo, siamo creati, diceva S. Ignazio di Loyola, anzitutto per lodare Dio. Quindi nella lode troviamo la pienezza di noi stessi. Noi di solito siamo soliti coniugare l’altro verbo che comincia con la lettera elle, cioè “lamentarsi”: ci lamentiamo, critichiamo, vorremmo che le cose fossero diverse. Invece il primo sentimento cristiano è la lode. Il riconoscimento che Dio in ogni caso è grande, e che fa ogni cosa bene, e anche ciò che non comprendiamo è espressione della sua grandezza.

Quando uno cerca di allinearsi con questo sentimento della lode, allora tutta la sua vita cambia, diventa più serena, più allegra, più riposata, più equilibrata. Spesso mancando di questo spirito di lode noi siamo turbati, adirati, delusi; invece se predomina la nota della lode noi siamo gioiosi, contenti, riconoscenti, riconosciamo anche il male che c’è in mezzo a noi, ma come circondato dal bene immenso nella provvidenza di Dio. Dunque per prima cosa: l’importanza della lode nella nostra vita.

  •  -Il secondo messaggio del testo: il discernimento. Che cosa ha a che fare la lode con il discernimento? Il discernimento non è, come spesso si pensa, uno stabilire il pro e il contro, un deliberare sulla situazione, ma è accordarsi alla nota dello Spirito in noi. Quindi è lo Spirito che ci fa sentire quando qualcosa è secondo il Vangelo o contro il Vangelo. ‘Discernimento’, rigorosamente, è proprio questo sentire evangelicamente, e questo si attua in una atmosfera di lode e di riconoscenza.

Questo l’ho detto molte volte, anche quando andavo in giro nelle parrocchie e sentivo i Consigli pastorali che si lamentavano: siamo pochi, siamo sempre gli stessi, non c’è ricambio, ecc.

Io dicevo: ma voi avete qualcosa per cui lodare Dio, per ringraziarlo?

Il dono della fede che vi è stato dato è immenso, è qualcosa di miracoloso, è un dono grande di Dio. Bisogna partire dai doni di Dio per riconoscere anche le nostre manchevolezze, ma sempre in questa atmosfera di riconoscenza e di lode.

I versetti 1-5 del cap. 13 di Luca Leggiamo ora anche i primi cinque versetti del cap. 13 di Luca: “In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei il cui sangue Pilato aveva rimescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola Gesù disse: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo steso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite perirete tutti allo stesso modo”.

Qui vengono date a Gesù due notizie potremmo dire di cronaca nera, di due disastri: l’uccisione da parte di Pilato di alcuni nel Tempio e la rovina di una torre che cade su diciotto persone e le uccide.

Ci domandiamo: quale reazione di Gesù ci saremmo aspettati?

  • • Gesù poteva rispondere con la deplorazione, come spesso si fa oggi: sono molto addolorato per quanto è avvenuto, partecipo al dolore dei familiari, vivo questo come una tremenda disgrazia…
  • • Gesù poteva invece partire con le lamentazioni e dire: guai a Ponzio Pilato, che è stato così crudele, guai a coloro che dovevano sorvegliare se la torre di Siloe stesse o no in piedi. Quindi la ricerca dei colpevoli.
  • • Oppure poteva prendere l’occasione per iniziare una rivolta: non potremo più confidare in Pilato, dobbiamo aiutarci da noi, rivoltarci, ribellarci e così ottenere ciò che vogliamo.

La cosa strana è che Gesù non adotta nessuno di questi possibili sentieri, ma invece vola al disopra traendone l’esortazione a convertirsi tutti. Questo ci fa vedere che il discernimento stesso non ci mantiene sullo stesso piano delle cose che noi sentiamo, ma è un invito dello Spirito ad andare più oltre, a volare più alto, a cercare maggiormente la volontà di Dio non tanto nella soluzione di un problema contingente, ma nella risposta alla sua chiamata alla vita e al Regno, cioè alla conversione”.

16 maggio 2010: la consacrazione di Fabiana Guerra

Prendi la mia vita

Prendi la mia vita, prendila Signor e la tua fiamma bruci nel mio cuor. Tutto l’esser mio vibri per Te, sii mio Signore e divino Re.
Fonte di vita di pace e amor a Te io grido la notte e il dì! Sii mio sostegno guidami Tu. Dammi la vita, Tu mio solo ben.
Dall’infido male guardami Signor, vieni mia gioia e compitor di Fe’. Se la notte nera vela gli occhi miei, sii la mia stella, splendi innanzi a me.
Ecco l’aurora del nuovo dì il ciel splende di un più bel sol. Cristo s’avvicina perché soffrir alziamo il capo, il Signore è qui!
Quando, Signore, giunto sarò nella Tua gloria risplenderò. Insieme ai santi, puri di cuor per non lasciarti, eterno Amor!

 

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10 risposte a ORDO VIRGINUM: RITIRO SPIRITUALE CON IL CARD. CARLO MARIA MARTINI – 7 novembre 2009

  1. angelonocent ha detto:

    GRAZIE, GRAZIE SIGNORE !

    Più che dire “Hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”, nel caso di Cristina la citazione più appropriata mi sembrerebbe questa: “A voi è stato confidato il mistero del Regno di Dio“.

    E lei, “a quelli di fuori invece” lo espone “in parabole”(Marco 4, 10-12).

  2. angelonocent ha detto:

    Tra le presenze ministeriali femminili nella vita della Chiesa un ruolo decisamente prezioso e originale è quello svolto dall’Ordine delle vergini consacrate. Donne che hanno scelto di mettere tutta la propria vita al servizio di Dio e della Chiesa, pur permanendo in uno stato di vita perfettamente assimilabile alla condizione laicale. Si tratta di una realtà che la Chiesa ha conosciuto già in epoca apostolica e che, scomparsa in favore dell’accrescersi delle congregazioni religiose femminili, è stata ricostituita a seguito del Concilio Vaticano II, nel 1970 con la promulgazione dell’Ordo Consecrationis Virginum (= OCV).

    I tratti distintivi del loro ministero alla luce del rito di consacrazione

    Il rito con cui avviene la consacrazione delle donne, che oggi numerose in Italia, decidono di appartenere all’Ordo Virginum, non assimila il loro carisma e ciò che contraddistingue la loro ministerialità, a una delle numerose e variegate congregazioni religiose o monastiche femminili esistenti all’interno della Chiesa cattolica. Le vergini consacrate possono scegliere se vivere in comunità o sole o legate alla famiglia di appartenenza. I loro ritmi di vita non appaiono differenti da quelli di una qualunque donna cristiana, che sia studentessa, casalinga o lavoratrice. Esse vivono infatti pienamente nel mondo. Lo specifico della loro condizione ecclesiale, fondato sulla chiamata della Chiesa e sulla scelta della verginità perpetua, incarna la libertà della donazione propria di ogni vocazione. Ciò si può facilmente imparare dal rito.

    Nei testi che accompagnano infatti la celebrazione della consacrazione delle vergini che vivono nel mondo, come in ogni altra realtà celebrativa, è narrato il cuore del mistero che si celebra. Il rito inizia con una duplice chiamata, volta a evidenziare la dimensione vocazionale posta alla base della verginità perpetua, come lo stesso mistero dell’Incarnazione ha svelato attraverso l’adesione fiduciosa di Maria e la sua prodigiosa maternità verginale. Maria è divenuta per noi il modello di una verginità feconda, che in queste donne, consacrate laiche, diviene operosità nel servizio al Signore e alla Chiesa locale, in modo particolare. Quest’ultima caratteristica risulta chiara dalle interrogazioni previste nel rito, che pongono in luce anche la dimensione sponsale di questo stato verginale che le unisce, con vincolo d’amore eterno, a Cristo nella testimonianza della carità.

    La loro vocazione verginale così, come la stessa preghiera consacratoria dice, non si oppone al «valore e onore delle nozze», ma trascendendo il matrimonio umano nella scelta della sponsalità a Cristo, realizzano ciò di cui le nozze tra uomo e donna sono «immagine e segno». Il loro stato permette una piena comprensione del mistero sponsale, poiché esse partecipano profondamente dell’unione con Cristo secondo una prospettiva che non mette in gioco le passioni.

    Le vergini consacrate si pongono nella Chiesa come esempio e modello di fedeltà e fortezza. Per loro si chiede, nella preghiera di consacrazione, il dono dello Spirito Santo perché vivano in modo equilibrato la loro particolare condizione esistenziale, avendo come orizzonte interpretativo di tutto il loro agire, l’amore incondizionato per Cristo, che deve essere anteposto a tutto per dare forma e senso al loro operato. Il corpo verginale e l’animo puro, ci dice ancora il testo di consacrazione, diviene strumento per dare gloria al Signore, temerlo e servirlo.

    La libertà nel servizio alla Chiesa

    Questa particolarissima vocazione, innestata sul Battesimo, si caratterizza per il forte legame con la Chiesa locale. Il loro carisma viene vissuto infatti nell’esercizio del servizio alla Chiesa, prescindendo da qualunque nesso con una figura fondatrice di riferimento, e in rapporto diretto con il vescovo che diviene il referente della loro missione e apostolato ecclesiale. Le vergini offrono così, alla Chiesa diocesana in cui vivono, la ricchezza della loro vocazione, non soltanto nell’esercizio delle più disparate ministerialità liturgico-ecclesiali, ma principalmente con la loro testimonianza di vita che rimanda al mistero della Chiesa, sposa di Cristo, vergine.

    La loro presenza nelle comunità ecclesiali è un segno di libertà, dono del Padre all’umanità, che in esse si manifesta nell’atto della donazione totale di sé a Dio e alla Chiesa, attraverso il segno della verginità. In un contesto storico-culturale in cui il corpo, prezioso agli occhi di Dio, non è più considerato elemento inscindibile dall’anima, ma nello stesso tempo sempre più spesso viene strumentalizzato a fini pubblicitari, piegandolo alla trasmissione di contenuti etici estranei alle logiche evangeliche, la restaurata presenza dell’Ordine delle vergini nel mondo si pone come una testimonianza controcorrente e come icona dell’amore di Dio per l’umanità. Il loro servizio alla Chiesa locale, manifesta poi che l’amore per Cristo può farsi dono totale di sé, anche nel corpo.

    La loro presenza è un segno tutto escatologico.

    La condizione di libertà da ogni vincolo sponsale terreno, annuncia la sponsalità a Cristo cui tutti sono chiamati, uomini e donne, nel regno di Dio, dove saremo liberi da qualunque legame umano sia di natura fisica sia morale, per l’amore incondizionato e assoluto al Creatore. Le vergini consacrate vivono nella Chiesa una quotidianità intessuta di preghiera; viene infatti consegnata loro la liturgia delle ore, come è previsto dal rito di consacrazione. La loro è preghiera che si fa voce della Chiesa al Padre, e mentre pregano per mantenere salda la loro vocazione alla castità e per essere testimoni veraci del Vangelo, mantengono viva la dimensione della lode, del rendimento di grazie a nome di tutti.

    Nell’audacia di una scelta che può apparire anacronistica, la Chiesa ha il dovere di proteggere, aver cura ed incrementare la presenza delle vergini consacrate che vivono nel mondo come un grande dono dello Spirito. Esse rendono testimonianza alla verità e sono sempre un segno della santità, cui tutti i figli della Chiesa sono chiamati.

    Valeria Trapani

  3. fabiana ha detto:

    Oh, grazie Angelo!
    Che carino!
    Vuoi qualcosa?
    Che ne so, l’omelia alla mia consacrazione?🙂

  4. fabiana ha detto:

    Una mia testimonianza?

  5. Donatella ha detto:

    Ho letto con molto piacere questo post dedicato ad una scelta di vita che ammiro profondamente. Quello che ha scelto anche la nostra amica Fabiana è un percorso secondo me straordinario e di sicuro più complicato rispetto al ritiro conventuale.Vivere la propria consacrazione giorno per giorno fra i pericoli e le sollecitazioni del mondo deve essere tutt’altro che semplice, ma molto più proficuo. Se tu e Fabiana aggiungerete altro materiale sull’argomento ne sarò felice. Un abbraccio di cuore a entrambi.

  6. silvia ha detto:

    Credo che non ci sia una “vocazione personale”, superiore ad un’altra.
    Nessuna scelta di vita è in sè migliore, se non è la personale risposta alla Volontà di Dio.
    Credo che una persona non possa “decidere” di appartenere all’ “Ordo Virginum”, se non per rispondere alla propria vocazione, cioè se è Dio che a questa appartenenza la chiama.
    E’ certo una vocazione giusta e preziosa nel tempo attuale.
    E preghiamo perchè chi ha accolto questa vocazione sia fedele e perseverante.
    Preghiamo anche sempre per la santità cui tutti siamo chiamati, rispondendo perfettamente ciascuno alla propria vocazione.
    Un abbraccio di cuore a Fabiana, ad Angelo, a tutti noi che combattiamo per le strade del mondo, cercando di testimoniare e lodare Dio con la nostra vita, nonostante la strada sia spesso buia e tortuosa.

    • lucetta ha detto:

      Silvia grazie perchè hai espresso in modo mirabile ciò che penso da sempre. Un saluto ed un abbraccio a tutti i globuli.

  7. fabiana ha detto:

    Grazie Donatella! E grazie a Silvia!
    Sì, è una bella vocazione.
    La parola dice già: chiamata.
    Ogni vocazione è di pari dignità e mira alla personale santità,
    cioè alla pienezza.
    Buona vita anche a voi, che siete comunque cari, anche via internet!

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