TU SEI I MIEI GIORNI

Una preghiera di Don Luigi Serenthà, rettore maggiore del seminario arcivescovile di Milano e stretto collaboratore del Card. Carlo Maria Martini, morto a 48 anni, nel settembre 1986:

Signore Gesù, tu sei i miei giorni.
Non ho altri che te nella mia vita.
Quando troverò un qualcosa che mi aiuta,
te ne sarò intensamente grato.

Però, Signore,
quand’anche io fossi solo,
quand’anche non ci fosse nulla che mi dà una mano, non ci fosse neanche un fratello di fede che mi sostiene,
tu, Signore, mi basti,
con te ricomincio da capo.

Tu sei il mio desiderio!”.

Per noi è sempre Natale: don Luigi Serenthà             

                            

  È NATALE

È Natale, Signore.
O è già subito Pasqua?
Il legno del presepio è duro,
come il legno della croce.
 
Il freddo ti punge
quasi corona di spine.
L’odio dei potenti ti spia e ti teme.
Fuga affannosa nella notte.
 
Sangue innocente di coetanei,
presagio del tuo sangue.
Lamento di madri desolate,
eco del pianto di tua Madre.
 
Quanti segni di morte, Signore,
in questa tua nascita.
Comincia così il tuo cammino tra noi,
la tua ostinata decisione
di essere Dio, non di sembrarlo.
 
Le pietre non diverranno pane.
Non ti lancerai dalla dorata cima del tempio.
Non conquisterai i regni dell’uomo.
Costruirai la tua vita di ogni giorno
raccogliendo con cura meticolosa,
con paziente amore,
tutto quello che noi scartiamo:
 
gli stracci della nostra povertà,
le piaghe del nostro dolore,
i pesi che non sappiamo portare;
le infamie che non vogliamo riconoscere.
 
Grazie, Signore, per questa ostinazione,
per questo sparire,
per questo ritrarti,
che schiude un libero spazio
per la mia libera decisione di amarti.
Dio che ti nascondi,
Dio che non sembri Dio,
Dio degli stracci e delle piaghe,
Dio dei pesi e delle infamie,
io ti amo.
 
 Non so come dirtelo,
ho paura di dirtelo,
perchè talvolta mi spavento
e ritiro la parola;
eppure sento che devo dirtelo:
io ti amo.
 
 In questa possibilità di amarti,
che la tua povertà mi schiude,
divento veramente uomo.
 
Amo gli stracci, le piaghe, i pesi
di ogni fratello.
Piango le infamie di tutto il mondo.
Scopro di essere uomo,
non di sembrarlo.
 
Il tuo Natale è il mio natale.
Nella gioia di questo nascere,
nello stupore di poterti amare,
nel dono immenso di vivere insieme,
io accetto, io voglio, io chiedo
che anche per me, Signore,
sia subito Pasqua.

 

In don Luigi Serenthà «si collegavano parecchi doni, dall’amore a Gesù a quello della teologia, dall’amore alla Chiesa a una libertà di giudizio che poteva anche stupire quelli che lo ascoltavano e soprattutto dal rigore scientifico alla profonda e gioiosa umanità. Oggi vedo in lui uno dei preti più fedeli e più legati al vescovo che abbia mai conosciuto».

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10 risposte a TU SEI I MIEI GIORNI

  1. silvia ha detto:

    Grazie Angelo, per questa preghiera, per questa testimonianza.
    Mi è preziosa, oggi.
    Dio solo sa. Tutto.
    Allora, lode e grazie sempre a Lui!.
    Ci puoi dire altro di questo Prete?

    “io accetto, io voglio, io chiedo

    che anche per me, Signore,

    sia subito Pasqua”.

  2. Deborath ha detto:

    Caro Angelo sono bellissimi questi passi che hai riportato qui: il primo mi dà l’impressione di una fede completa, totale, di un affidarsi nonostante tutti e tutto, una fede che non credo possa mai lasciare delusi…

    E’ che io spesso non ne ho così tanta e più leggo queste cose più mi rendo conto della mia piccolezza, della mia incompletezza, della mia inadeguatezza, del mio niente…

    Però, subito dopo mi viene in aiuto il secondo passo, perchè mi fa capire che Dio, Gesù, raccoglie queste mie -ezze, che fanno proprio rima con “mondezze”, le raccoglie perchè sa che, nonostante tutto, io lo amo, non nel modo in cui Lui merita di essere amato, ma lo amo… E Lui lo sa e questo mi basta, perchè da qualche parte ho letto: “Anche se qualcuno non ti ama così come tu vorresti essere amato, non significa che non ti ami con tutto se stesso!”….
    Dio lo sa!!!!!

    • angelonocent ha detto:

      Bene: se ti senti come ti senti, nella tua piccolezza, prima di metterti a dieta, devi fare sport.

      Cosa? In quale settore?

      Danza, danza, devi danzare, continuare a danzare…

      Sei sorpresa e pensi che sia impazzito?

      Non temere. Che cosa significhi iniziare un corso di ballo te lo farò spiegare dal Don Luigi nel prosimo post.

      Se puoi, coinvolgi anche Annamaria e dintorni. Aprite una scuola di ballo, la “GLOBULI ROSSI DANCE” e coinvolgete i vostri ragazzi.

      • Deborath ha detto:

        Ma cosa dici Angelo????
        Cosa stai dicendo?
        io danzare? impossibile!!!
        Avrei la stessa grazia di un elefante spastico…😦
        No, mi dispiace, non fa proprio per me…
        E credo, neanche per Anna…😦
        Ma a lei la risposta…

      • angelonocent ha detto:

        L’ho scritto sul tuo blog e qui lo ripeto:

        DECIDITI E DANZA, MIA DEBORATH CARA,
        aspetti che cosa, la pace mondiale?
        Dai! Sciogli le mani e muovi i tuoi piedi;
        vai dietro alla musica a passi di danza …

        La danza è sorriso e intreccio di mani,
        non darsi mai pace, amarsi ed amare…
        Un po’ di coraggio e mettiti in gioco:
        se guardi lo specchio, ti dice: “fai pena!”.

        Ma tu gli vai dietro? Ci credo, ti frega…

  3. fabiana ha detto:

    Sai Angelo, al ritiro nostro, c’è stato un momento di formazione per le 3 persone che si stanno interessando se iniziare o meno il cammino dell’ordo v., anche se 2 le vedo decise.
    Una di noi ha portato in dono un piccolo crocifisso tutto colorato di quelli che si fanno in America Latina, coi disegnini sopra, ma proprio in mezzo a questo crocifissino che sarà alto 6, 7 cm,
    spiccava il disegno di un piccolo presepe.
    La dice già lunga, incastonato nella croce.
    Il presepe inizia, ciò che sarà.
    Ma nemmeno la croce sarà definitiva …
    Grazie, Angelo.🙂
    Ho conosciuto un altro don Serenthà.
    E’ suo nipote, cugino? Non me lo ricordo anche se l’aveva detto.
    Pensa ho perfino cucinato per lui!

  4. Donatella ha detto:

    Preghiere stupende…parole di fede e di totale abbandono al Suo amore.
    Faccio mia soprattutto la seconda…a volte ci struggiamo sul significato del dolore, della sofferenza umana verso la quale ci sentiamo impotenti…dovremmo ricordarci che nella croce di Gesù è racchiuso tutto, l’amore, la gioia, la sofferenza, il dolore, la speranza…soprattutto la speranza.
    Un abbraccio

  5. lucetta ha detto:

    Sia il post che i commenti sono bellissimi, di quelli che di solito mi allargano il cuore. Grazie a tutti e non aggiungo niente perchè sono senza parole, in uno di quei momenti in cui non riesco ad esprimere ciò che sento.

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