A SCUOLA DI DANZA – N. 01 – Apre la “GLOBULI ROSSI DANCING”

 Apre la “GLOBULI ROSSI DANCING”

A Scuola di danza. Anche con una gamba sola…

Mi sarebbe piaciuto ma non sono mai riuscito in vita mia a imparare a ballare nè ho mai incontrato chi mi avesse trascinato a farlo. Ma oggi, alla mia età, con le gambe rigide e un discreto peso da trasportare, finalmente mi decido ad aprire una SCUOLA DI BALLO, la “GLOBULI ROSSI DANCING” alla quale parteciperò come allievo.

Naturalmente, quando non si ha alle spalle un prestigioso curriculum e non si è in grado di insegnare in prima persona, bisogna avvalersi di docenti esterni. Così ho pensato di ingaggiare un “giovanotto”  che ha dato prova di grande abilità. Da ieri, il suo nome, per chi ancora non lo conosceva, è questo:

DON LUIGI SERENTHA’

Don Luigi Serenthà nacque a Monza il 9 agosto 1938 da una famiglia di medie condizioni economiche per l’epoca: il padre svolgeva in proprio l’attività di meccanico. Da lui, cooperatore dell’oratorio, e dalla madre, presidente delle donne di Azione Cattolica, Luigi con i fratelli apprese a frequentare la chiesa e l’oratorio; fu un chierichetto serio e di buon carattere. Non meraviglia quindi che in lui sbocciasse l’aspirazione al sacerdozio. Nel 1949 entrò in seminario e venne ordinato prete nel 1962 dal card. Montini.

Il suo primo incarico fu il perfezionamento dello studio della teologia a Roma; in seguito accompagnò i preti novelli nella attività pastorale, invitandoli a lasciarsi coinvolgere da ogni grande questione umana e a non sottrarsi al confronto con le questioni difficili. Insegnava nel frattempo filosofia e teologia nel seminario e nella Facoltà Teologica di Milano.

Amico e stretto collaboratore del card. Martini, dal 1981 gli vennero assegnati compiti sempre più delicati nella cura delle vocazioni sacerdotali, finché nel 1983 fu nominato rettore maggiore del seminario. Don Luigi, esuberante e dinamico di natura, mostrò sempre una straordinaria apertura del cuore, nel dialogo sempre perseguito con chiunque lo incontrasse.

Ogni sera, terminati i suoi impegni ufficiali, amava svolgere attività culturali, catechetiche, ricreative, rivolte alle famiglie e in particolare ai giovani. Un particolare legame lo univa all’opera de “La nostra famiglia”, ai ragazzi handicappati e alla spiritualità del suo fondatore, don Luigi Monza. Nel novembre del 1985 fu invitato dai giovani di Azione Cattolica a tenere un convegno dal titoloDanzare la vita” nel quale emerse tutta la sua profonda umanità e la sua vivacità.

All’inizio del 1986 gli venne diagnosticato un tumore: morì a Milano il 28 settembre 1986.

Con la circostanza, mi viene offerta anche una seconda opportunità: mostrare alcune tele sul tema della danza, del pittore architetto Prof. Fernando Michelini , uomo singolare di una bontà d’animo indicibile, che ho conosciuto di persona, deceduto recentemente a più di novant’anni, uno dei grandi miracolati da San Riccardo Pampuri. Se c’è un ballerino del mondo, è proprio lui  che ha danzato tutta la vita con tavolozza e pennelli,  a dipingere chiese e costruire ospedali, in terra di missione, principalmente in Africa, in cambio di un letto e un piatto di minestra. Nella foto, gli occhi negl’occhi del santo Papa danzatore Giovanni Paolo II, amico e scopritore di santi.

  • «Dove danzare?
  • Quando danzare?
  •  Si può danzare in ogni luogo?
  • Si può danzare in ogni tempo?
  • Oppure la danza della croce di Cristo, sintesi etica di tutta la vita dell’uomo, non può essere danzata là dove c’è inerzia, dove c’è incomprensione, dove c’è mancanza di libertà, dove c’è morte?
  • La contemplazione della croce di Cristo ci dice che la danza può dovunque essere fatta, perché la contemplazione della croce di Cristo ci mette davanti a una forza d’amore e quindi di vita e di gioia che non si spaventa davanti ai più clamorosi ostacoli, ma addirittura trasforma l’ostacolo in un motivo di musica più intensa, di danza più grande, più vivace, addirittura di danza contagiosa.
  • La croce di Cristo rappresenta una forma di amore che non ha trovato nell’odio, nel peccato, nella morte dell’uomo un motivo per dire: “Ecco non ci sto più al gioco, non danzo più“, ma paradossalmente ha trovato in tutto ciò un motivo per amarlo con maggiore intensità.
  • La suprema danza Cristo l’ha vissuta inchiodato alla croce, quando le sue mani non potevano muoversi più, quando i suoi piedi erano paralizzati. Egli ha danzato col proprio perdono.» [Luigi Serenthà, Danzare la vita, In dialogo 1987]

Bisogna danzare ogni giorno
fosse anche con il solo pensiero.
(detto Chassidico)

Che cosa accadrebbe se,
invece di limitarsi a costruire la nostra esistenza,
avessimo la follia o la saggezza di danzarla?
(Roger Garaudy)

Queste due citazioni siano luce e provocazione per ognuno di noi.

Sono parole del nostro Don Luis:

  •  “So che la vita è sogno e dramma, è soffio ed eternità, è libertà e impossibilità, è amore e croce, è gioia e lacrime, è lotta e dolcezza, è gratitudine e incomprensione, è leggerezza e gravezza, è comunione e abbandono, è mistero e insensatezza, è speranza e disperazione, è fuoco e gelo, è tristezza e beatitudine …
  •  So che potrebbe essere una danza, una festa … anche se a caro prezzo.
  • Al caro prezzo di una speranza e di un amore indomiti che non ti fanno ritenere nulla di irrimediabilmente perduto, neppure la morte.
  • Al caro prezzo di un perdono dato e ricevuto che ti fa ricominciare a vivere.
  • Al caro prezzo di gesti debordanti di gratuità che tessono la felicità degli altri.
  • E al caro prezzo della croce e della resurrezione di Gesù.

 I nostri fratelli ebrei l’hanno davvero capito!

  • Danzano ancora per l’arrivo del sabato,
  • danzano nel giorno di gioia della Legge abbracciati alla Torah come amanti,
  • danzano ancora al muro del pianto,
  • danzano ancora seppellendo i loro amati nella valle del Cedron.
  • L’aveva capito il re Davide che danzava nudo davanti all’arca dell’alleanza, destando l’indignazione di sua moglie Mikal …

 Ma qual è la sorgente della danza?

  • La danza nasce dove c’è qualcuno che comincia a sussurrare alle orecchie dell’altro: Amico, dolcissimo, Dio ti ama! Sei amato!

SCIOGLI LE MANI – MUOVI I PIEDI – SEGUI LA MUSICA

Come ho accennato sopra, nel 1985 l’Azione Cattolica ha organizzato uno splendido convegno dal titolo “Danzare la vita“. In quella circostanza, ecco alcune delle parole sgorgate dal cuore di quel grande prete che è stato don Luigi Serenthà:

Ho voluto provare veramente a danzare. Ho messo una cassetta di musica nel registratore e ho cominciato a danzare. Non è un grande spettacolo vedere danzare un incrocio fra un gorilla e un sacco di patate, però questa scena, per quanto spudorata, mi è stata istruttiva.

 Mentre danzavo dicevo a me stesso: “che cosa sto facendo?” E rispondevo: “io sto obbedendo a tre comandi“:

  • Sciogli le mani.
  • Muovi i piedi.
  • Segui la musica.

Sciogli le mani.
Quando uno danza non deve tenere le mani strette attorno a sé,

  • deve lasciarle ‘sfarfallare‘ attorno alla ricerca di altre mani.
  • Vuol dire uscire dalla propria assoluta privatezza,
  • vuol dire lasciare che la propria persona cerchi altre mani.
  • In questo sciogliere le mani è alluso il mistero dell’alterità, dell’altro che mi cerca e che io debbo cercare.
  • Sciogli le mani vuol dire “custodisci il fratello“,
  • scopri e conserva nella sua inviolabile alterità il mistero dell’uomo che ti sta accanto.

Muovi i piedi.
Cammina, non restare fermo, non essere rigido, va avanti.

  • Va’ dove la danza ti conduce.
  • Le mani che cercano altre mani, le cercano non per fermarsi nell’intreccio, ma per trovare insieme un bene più profondo, un bene più vero.
  •  Non fermarti, cammina verso il mistero, custodisci il mistero.

Segui la musica.
Il mistero non è rimasto muto, la notte non è rimasta eternamente buia,

  • la notte ha parlato attraverso l’alba,
  • il mistero di Dio non è rimasto nell’ombra indistinta, ma si è rivelato.
  • Ha fatto risuonare un nome, ha detto Gesù Cristo, ha prodotto una musica.
  • Il mistero di Dio è diventato suono, parola, musica, luce nella vita di Gesù.
  • Ascolta la musica,
  • custodisci la croce,
  • custodisci la parola del Signore,
  •  custodisci il comando dell’Amore che Gesù ti ha dato.
  • Quand’anche fossi inchiodato come Cristo alla croce, non posso restare immobile.
  • Se mi metto nella prospettiva della croce di Cristo, posso sempre ricominciare da capo.

Che meraviglia!

  • Dall’io, al tu, al noi, al Signore, nella vita che diventa danza.
  • Misteriosamente anche nella croce.
  • Quando si intuisce che il dono è gioia, che la gioia è dono.
  • Che l’inferno è dire “io sono mio” e che il paradiso è poter dire “sono amato“, è poter dire “noi“.
  • Quando non ci si stanca di cercare, di camminare, di andare verso, di correre dietro ai sogni, al sogno di Dio su di noi.
  •  Quando la fantasia dell’amore ci fa percorrere nuove avventure e nuove strade.
  • Quando l’amore non dà mai niente per perduto.

 Utopia?

Forse. Ma come ha detto qualcuno,

  • l’utopia è come una donna bellissima che si vede sullo sfondo.
  •  Avanzi di due passi, lei arretra di due.
  • Avanzi di tre, lei arretra ancora.

 A cosa serve allora l’utopia?

  • A camminare.
  • A danzare.

IL SIGNORE DELLA DANZA

Il filosofo Nietzsche ha affermato una volta: Potrei credere solo in un Dio che sappia danzare!

  • Il Dio della Bibbia, il Dio di Gesù Cristo è il Signore della danza, il Signore della gioia. Vuole la nostra gioia,
  • fa di tutto perché la nostra vita sia un banchetto di nozze,
  • ci fissa negli occhi con sguardo d’amore
  • e ci invita alla festa.
  • Forse siamo noi che non abbiamo il coraggio di addentrarci nell’avventura evangelica e ce ne andiamo via tristi …
  • Ma Lui insiste: Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena (Gv 15,11)
  • Danzavo per lo scriba e per il fariseo.
    ma non hanno voluto né danzare né seguirmi.
  •  Danzavo per i pescatori, per Giacomo e per Andrea,
    mi han seguito e sono entrati nella danza.
  •  Danzavo il giorno del Sabato e guarivo il paralitico,
    e i giusti han detto che era una vergogna.
    Mi hanno frustato e lasciato nudo
    e mi hanno appeso in alto su una croce per morirvi.
  • Danzavo il venerdì, quando il cielo divenne tenebre…
    Oh, quant’è difficile danzare con il demonio sulla schiena!
    Hanno sepolto il mio corpo, hanno creduto che fosse finita…
  • Ma io sono la Danza e guido sempre il Ballo.
    Guiderò la danza di tutti voi
    ovunque voi siate,
    guiderò la danza di tutti voi.
  •  Han voluto sopprimermi ma son balzato, ancora più in alto,
    perché io sono la Vita che non può morire
    ed io vivrò in voi e voi vivrete in me,
    perché io sono – dice Dio – il Signore della Danza.
    (Sidney Carter)

 

La danza va considerata come una delle espressioni più originali nella storia del popolo ebraico, in quanto non nasce da una esigenza prevalentemente artistica, ma come modalità di preghiera e di lode nei confronti di ciò che Dio è capace di operare a favore degli uomini.

DANZA E FIONDA

In quel meraviglioso libro Pregare è una festa di Louis Albert Lassus, si narra di questo invito alla danza che ci viene dal nostro Dio:

Da molto tempo ho trovato una dama incomparabile, quella divina Sapienza che è “” (Sap 7,29)

  • E’ lei che ci ostina a chiedere, a supplicare per le strade e nei viottoli: “Chi vuol danzare con me?
  •   E’ lei che in queste pagine invita te, chiunque tu sia.
  •  Invita soprattutto te, Mikal, figlia di Saul: tu l’assennata, tu la troppo seria, tu l’angosciata, tu la disincantata (2Sam 6,16).
  • Ti prego, non farti beffe di Davide che danza follemente davanti all’Arca di Dio.
  •  Piuttosto, lascia la tua finestra, scendi dal tuo tedioso abbaino, vieni a volteggiare di felicità.
  • Lasciati trasportare dalla tarantella trinitaria, finalmente schioppettante di risa e di “silenziosa musica“.

Ho sentito dire che chi sa danzare, chi sa fare della sua vita una danza, chi lotta perché la vita di tutti sia una danza compie miracoli …Poiché credo ai miracoli e sono anche un po’ creduloneperché non correre il rischio?

Io ci provo.

Perchè ci credo.

Ma anche ci spero…

  • La speranza oltrepassa la statura dell’uomo, oltrepassa la prudenza.
  • La speranza prolunga l’uomo al di là di tutti i suoi limiti.
  • La speranza non è mai facile, non è mai banale e illusoria.
  • La speranza porta nel mezzo del difficile. Tutti coloro che hanno vissuto la speranza nei sotterranei della storia o nei tunnel della malattia … furono o sono come noi, soltanto non hanno lasciato che la voce del buon senso e della paura che nasce dal buon senso, soverchiasse quella della primavera ch’è in noi: voce bambina, fionda del piccolo Davide che lancia il sasso ed ecco il mostruoso gigante è a terra, non si rialzerà mai più”. (Ettore Masina)

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22 risposte a A SCUOLA DI DANZA – N. 01 – Apre la “GLOBULI ROSSI DANCING”

  1. lucetta ha detto:

    Se si potesse avrei cliccato LIKED numerosissime volte per esprimere la gioia, la contentezza che mi ha regalato questo post. Tutte tu, Angelo, trovi le medicine per l’anima, le spinte che ridanno vita e vigore per partecipare nuovamente alla “danza”.

    L’HO SEGUITO, SONO ENTRATA NELLE DANZE……a volte mi stanco…allora mi siedo….riposo un pochino ma poi torno subito a ballare perchè ADORO QUESTO TIPO DI BALLO E SOPRATTUTTO IL BALLERINO CHE MI CONDUCE.

    Quando mi lascia ballare da sola per vedere se ho imparato bene i passi…..succede che sbaglio ….. ed ecco allora farsi di nuovo VICINO per condurmi. GRAZIE A LUI perchè si è servito di te per invitarmi di nuovo al BALLO. Con affetto. Lucetta

  2. silvia ha detto:

    Vi lascio un versetto, a proposito di danza, giuntomi per altra via: si vede che Lui, il Signore, oggi vuole proprio re-invitarmi!

    «Il Signore tuo Dio in mezzo a te
    è un salvatore potente.
    Danzerà di gioia per te,
    ti rinnoverà con il suo amore,
    si rallegrerà per te con grida di gioia
    come nei giorni di festa» (Sof 3,17-18).

  3. angelonocent ha detto:

    Forse anche RE-INVENTARCI ed offrirci nuove insperate opportunità di ri-nascita per non affondare nelle sabbie mobili di dolori e sofferenze distruttrici che ci tolgono la voglia di vivere, la gioia di amare, la speranza del Cielo…che è già e non ancora.

  4. fabiana ha detto:

    … la notte ha parlato attraverso l’alba!?
    Sembra san Giovani della Croce!!! Splendido!

    Io ieri sera avrei danzato:mi hanno chiamato in una parrocchia per parlare del nostro Rolando Rivi ai ragazzini delle medie! C’era il don e 2 catechiste ignare di ciò che stavo per raccontare.

    I ragazzini, catturati, non si sono mossi per un’ora e un quarto!
    Gli adulti erano meravigliati, commossi per questa figurina di testimone dell’età dei loro ragazzini, e non credavano che stessero così attenti e che rispondessero alle 4 o 5 domande che poi ho fatto io.

    Per me è stata una gioia immensa, servire il Signore attraverso questo piccolo è un onore, credetemi.

    Rolando è un mito!
    … continua la danza!

    • angelonocent ha detto:

      LODATE, BENEDITE…

      Fabiana, mi fai venir in mente il Cantico di Daniele (Dan. 3,52-90) e i tre bambini nella fornace ardente, Sadrac, Mesac e Abdènego che, puniti dal re Nabucodonosor per essersi rifiutati di adorare una statua d’oro, erano stati gettati in una fornace ardente dalla quale ne erano usciti illesi grazie all’angelo del Signore che allontanava le fiamme.

      “Rolando è un mito!”

      Il mito di Rolandino, non risparmiato alla morte, è che egli OGGI vive e loda e canta e danza…e intercede, lo sguardo fisso sull’Agnello.


      87 Benedite, pii e umili di cuore, il Signore,
      lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
      88 Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore,
      lodatelo ed esaltatelo nei secoli,
      perché ci ha liberati dagl’inferi,
      e salvati dalla mano della morte,
      ci ha scampati di mezzo alla fiamma ardente,
      ci ha liberati dal fuoco.
      89 Lodate il Signore, perché egli è buono,
      perché la sua grazia dura sempre.
      90 Benedite, fedeli tutti, il Dio degli dèi,
      lodatelo e celebratelo, perché la sua grazia dura
      sempre».

  5. angelonocent ha detto:

    …BERNARDO DA QUINTAVALLE…
    MA ANCHE PECCATORI, LADRI E BRIGANTI…

    PERCHE’ DIO – COME DICEVA FRANCESCO – SCEGLIE SEMPRE I PEGGIORI…

  6. *Annamaria* ha detto:

    Sono tornata alla “normalità”, a quando non riesco nemmeno a guardare i tuoi post e mi stanco al solo pensiero di dover leggere tutte quelle parole! C’è stato un tempo in cui mi riusciva facile questa impresa. Spero che quel tempo ritorni.🙂

    • angelonocent ha detto:

      Allora accontentati di ascoltare…

      Epperò, Lui è silenzio.

      Tra poco sarò a Messa e suonerà l’organo e udrò le Scritture…

      Ma, alle parole: “Nella notte in cui fu tradito..” resterò muto, senza fiatare, davanti al Cielo invisibile.
      E tu sarai con me nel tuo Silenzo pieno di Dio.

  7. Donatella ha detto:

    Splendido post caro Angelo…ti confermo ciò che ti ho scritto via mail, questa è una danza che non deve mai fermarsi…un abbraccio

    • angelonocent ha detto:

      COSI’ MI SENTO AUTORIZZATO A PUBBLICARE:

      Carissimo Angelo, che bella questa nuova iniziativa! Mi ha colpito ciò che Don Luigi ha detto di Cristo: “Egli ha danzato col proprio perdono.”

      L’idea di una “scuola” è preziosa perchè ognuno di noi impari i passi giusti e soprattutto impari a non mollare mai, nemmeno quando le condizioni sono avverse.

      A questo proposito mi viene in mente ciò che l’insegnante di danza classica ( molti e molti anni fa…) mi raccomandava quando le chiedevo cosa fare se durante il saggio malauguratamente fossi caduta davanti al pubblico:”Tu rialzati e continua come se non fosse successo niente.”

      Un abbraccio.
      Dony

  8. Rita ha detto:

    Essendo mio padre mutilato (ha perso due dita facendo il falegname) sin da quando ero piccola ho sfogliato annualmente il calendario illustrato da persone disabili che esprimono la loro creatività usando i piedi o la bocca. Qualche giorno fa in televisione ho visto un servizio su una famiglia che aveva adottato tre disabili abbandonati alla nascita, dando loro la possibilità di condurre una vita quasi normale; tu oggi mi offri la possibilità di leggere di queste persone che applicano in pieno la formula “niente è mai perduto” …. Queste persone devono essere di sprono a chi, come me, spesso, si ferma e non ha alcuna voglia di ballare, di ridere, di vivere con coraggio. Grazie Angelo per i tuoi numerosi spunti di riflessione.

  9. angelonocent ha detto:

    Signore, hai letto cos’ha scritto Rita?
    “…Queste persone devono essere di sprone a chi, come me, spesso, si ferma e non ha alcuna voglia di ballare, di ridere, di vivere con coraggio”.

    Tu, sei o non sei il Creatore del mondo?
    Possibile che non possa suggerirle un antidoto?

    Apro un libro a caso che ho qui di fianco. A pag. 105 leggo:

    LA TERAPIA COGNITIVA
    COME CAMBIARE IL PROPRIO MODO DI PENSARE

    L’autopersuasione

    Possiamo perdere l’abitudine a pensieri negativi impartendo ordini a noi stessi ad alta voce o sommessamente…ecc. ecc. ecc.

    Sarà vero?

    Rita, già che siamo in ballo, bisogna ballare…

  10. Deborath ha detto:

    Ciao Angelo, finalmente ce l’ho fatta a passare e leggere questo post…
    Ora capisco cosa volevi dire quando mi invitavi a danzare…
    Beh, sai, io ci provo, ci provo spesso, poi cado, poi subisco degli strattoni, poi mi ritiro e mi isolo e poi ritorno…
    Lo so, sono fatta male, sono strana, vivo i miei alti e bassi, vivo i miei momenti no, i miei problemi di salute, ma quando sto tra la gente cerco sempre di danzare, cerco sempre di tendere le mani e di muovere i miei piedi…
    A volte, i miei passi sono incerti, altre volte lenti e chi mi conosce, capisce che non sto bene, ma cerco di andare avanti e spero di non stonare troppo in mezzo a tutte gli altri danzatori…
    Un abbraccio forte…

  11. angelonocent ha detto:

    Bentornata, Deborath!

    Forse non ti accorgi che, nel tentativo di descrivere te stessa, non fai che dipingere “noi” e ci spiattelli davanti al muso in nostro ritratto. Che, se non è uguale al tuo nelle sembianze esteriori, è identico nelle nostre manifestazioni comportamentali.

    Ho davanti agli occhi quella pagina di luca 14,15-24 che parla degli invitati al “cenone”:

    *Ora, udito questo, uno dei commensali gli disse: Beato chi prenderà parte al convito nel regno di Dio.
    *Gesù gli rispose: Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti.
    *All’ora della cena mandò il suo servo a dire agli invitati: Venite, perché è pronto.
    *Ma tutti, a uno a uno, cominciarono a scusarsi. Il primo disse: Ho comprato un podere e devo assolutamente andare a vederlo; ti prego, considerami giustificato.
    *E un altro: Ho comprato cinque paia di buoi; ti prego, considerami giustificato.
    *E un altro ancora: Ho appena preso moglie e perciò non posso venire.

    *Tornato il servo, raccontò al padrone queste cose.

    Allora il padrone di casa, indignato, disse al suo servo: Va’ subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui poveri, storpi, ciechi e zoppi.

    *Il servo disse: Signore è stato fatto come hai ordinato ma c’è ancora posto.
    *Rispose il padrone al servo: Va’ fuori, per le strade e lungo le siepi, e sollecitali a entrare affinché la mia casa si riempia.
    *Perché vi dico che nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”.

    Dunque, alla festosa cena con danze, molti inviti ma, in conclusione i “ballerini” erano questi:
    – poveri,
    – storpi,
    – ciechi
    – zoppi.

    Più chiaro di così !

    • Deborath ha detto:

      Tu dici che ci riuscirò anch’io ad entrare, prima o poi, tra quei “ballerini” della festa?
      O sarò quella che, non trovata, col vestito della festa, sarò gettata fuori dove sarà pianto e stridore di denti????😦

  12. angelonocent ha detto:

    Non so se hai mai provato il mal di denti. Io sì. L’ultima volta, dopo un’estrazione, il dentista mi ha detto: “non posso essere sicuro di averle estratto il dente che le faceva male perché anche quelli al suo fianco sono cariati“.
    La mia reazione: ” allora facciamo così: già che siamo qui, li eliminiamo tutti subito e non se ne parli più“. E così è stato.

    Dopo due giorni, 40 di febbre e un un mese d’ospedale. Ancora oggi non so bene il perché.

    Se vuoi evitare il rischio di un mal di denti senza fine ed il conseguente pianto irrefrenabile, meglio presentarsi in jeans. Una pettinata, e via di corsa…

    Quando sei lì, potrai sempre trovare un momento per un tocco di rossetto che non guasta mai.

    • Deborath ha detto:

      mmmmmm…………..
      Il rossetto??????????
      Ma io non lo uso MAI il rossetto!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
      Sto messa male, eh?????
      Preferisco essere acqua e sapone…
      Metto un pò di stucco solo quando non posso farne a meno, tipo cerimonie o matrimoni o robe del genere, ma di solito, sono sempre così, come quando mi alzo dal letto!!!!!

      Una cosa è certa: che Pietro, un domani non avrà problemi a riconoscere chi gli si è addormentata accanto: sono così quando mi addormento e quando mi sveglio…
      Sempre uguale a me stessa…🙂

      Un bacio, ma se proprio ci vuole in quell’occasione il tocco di rossetto, devo ricordare di portarmelo dietro!!!!!!
      Non si sa mai!!!!!
      Un bacio…🙂

  13. angelonocent ha detto:

    Sembri la copia della mia Elena. Tu almeno sei possibilista…Con lei, è meglio non entrare in argomento. Fai bene: tienilo in borsa, non si sa mai.

    In quanto a Pietro, per non essere di parte, ho pescato da un vescovo che consigliava una donna: “…Le donne si muovono con l’amore, gli uomini con l’ego, una differenza non da poco. Ecco perché San Paolo – PAROLA DI DIO – dice: “Mogli, obbedite ai vostri mariti, mariti, amate le vostre mogli”. Una differenza enorme!

    Quando nel matrimonio il marito dimostra amore per la moglie e la moglie rispetta il marito, normalmente si pongono le basi per un matrimonio felice. E se lui non dimostra amore per lei, lei si renda amabile, cosa che non potrà mai fare battagliando con lui.

    A qualunque costo, rispetti suo marito. Egli ha bisogno del suo rispetto ancor più che del suo amore. Lei invece ha bisogno del suo amore ancor più che del suo rispetto. Gli obbedisca. Non dimostri mai che gli sta dicendo cosa deve fare. Lo induca a decidere di fare ciò che lei vuole che egli faccia” . (S. Ecc. Mons. Richard Willamson)

    Cosa c’entra il rossetto? Mettilo a giorni alterni. Così, ad ogni risveglio, non potrà assuefarsi ma chiederselo: è lei o non è lei?

    • Deborath ha detto:

      Ahahah…
      Accetto volentieri il tuo consiglio, soprattutto alla luce della tua esperienza di marito da decenni, ormai!!!!!
      Chissà se è proprio questa la ricetta giusta, ma tentar non nuoce!!!!
      Ti voglio bene… ♥

  14. angelonocent ha detto:

    E’ inutile che te lo dica, ma te lo dico: ti voglio bene anch’io.
    Solo che non so dove si pescano i cuoricini.

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