SCUOLA DI DANZA – N. 4 – Hai mutato il mio lamento in danza

8dc110b15462770bf197d752d56fb8ba.jpg….perchè la sua ira è per un istante, la sua bonta per una vita: alla sera durano le lacrime, al mattino ecco la gioia!

  • Hai mutato il mio lamento in danza,
  • la mia veste di sacco in abito di gioia. (Salmo 30, 6 e 12)

 

 

SIGNORE DA CHI ANDREMO?”

Rit. Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna.

1. Sulle strade del nostro cammino suona ancora l’antica domanda: quale senso ha la vita, la morte e l’esistere senza orizzonte? Venne un Uomo e si fece vicino, ai fratelli egli tese la mano: era il Verbo che illumina il mondo ed incarna l’amore di Dio. Rit.

Egli disse con grande coraggio: “Ascoltate! Il pane non basta! E’ profonda la fame del cuore, solo Dio può il vuoto colmare”. Si chiamava Gesù: “Dio salva”! E’ venuto per dare la vita, per spezzare la forza del male che la gioia ci spegne nel cuore. Rit.

 Nella sera dell’ultima Cena, nel convito di nuova Alleanza, fece dono di sé agli amici con l’amore che vince la morte. La sua Croce non fu la sconfitta, ma sconfisse il peccato del mondo: aprì il varco ad un fiume di grazia che dell’uomo redime la storia. Rit.

Crocifisso per noi e risorto, il Signore tra noi è presente! Nella Chiesa, suo mistico corpo, si attualizza il divino comando: “Fate questo in mia memoria! Ripetete il mio gesto d’amore: voi avrete la luce e la forza per curare le umane ferite”. Rit.

TU, NOSTRO PASTORE

basato sul Sl. 22 Adatt. it. M. Deflorian M: Chr. Walker

Tu sei il nostro pastore: nulla mai ci mancherà. Pascoli erbosi e freschi ruscelli cerchi tu per noi. Tu rinfranchi l’anima nostra e la pace ci dai.

Rit. Tu, nostro pastore, nostro Signore, sempre ti seguiremo, resteremo con te.

E quando scende la sera e la strada oscura si fa, cammineremo sicuri al tuo fianco, o Signore. Ci sostiene la tua presenza e conforto ci dà. (Rit)

A mensa tutti ci chiami; con amore il pane ci dai. E’ la tua casa rifugio sicuro, o Signore. Sono pieni di gioia i cuori; noi crediamo in te. (Rit)

Tu sei accanto a noi; ci accompagna la tua bontà. Mai lasceremo la tua casa, o Signore. Loderemo il tuo nome per sempre, perché tu sei con noi. (Rit)

COME IL CERVO VA ALL’ACQUA VIVA

Rit. COME IL CERVO VA ALL’ACQUA VIVA  IO CERCO TE ARDENTEMENTE, IO CERCO TE, MIO DIO!

Di te mio, mio Dio, ha sete l’anima mia! Il tuo volto, il tuo volto Signore, quando vedrò? Rit.

Mi chiedono e mi tormentano: “Dov’è dov’è il tuo Dio? Ma io spero in te: sei Tu la mia salvezza! Rit.

Il cuore mio si strugge quando si ricorda della tua casa: io cantavo con gioia le tue lodi. Rit.

 A te io penso e rivedo quello che hai fatto per me: grandi cose, Signore, mio Dio. Rit.

Ti loderò, Signore, e ti canterò il mio grazie. Tu sei fresca fonte, l’acqua della mia vita. Rit.
(Mons. Marco Frisina)

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6 risposte a SCUOLA DI DANZA – N. 4 – Hai mutato il mio lamento in danza

  1. Rita ha detto:

    Andreana ha perso una figlia per suicidio, ma il suo dolore si è tramutato in Amore. Bellissima la testimonianza di questa donna.

  2. angelonocent ha detto:

    Mentre pensavo ai passi di danza sui quali converge la mia riflessione in questi giorni, mi è giunto via e-mail il video di ANDREANA BASSANETTI con la sua testimonianza. Poiché nulla avviene per caso, mi son dovuto chiedere se il tema, prima ancora di far bene a persone tanto provate, fosse in grado di raggiungerle o se non si trattasse di un argomento da immediato rifiuto istintivo. Forse. Non lo so.

    Epperò, già in un intervento precedente, Silvia mi aveva lanciato il “la“, ossia la nota, l’intonazione: ” Hai mutato il mio lamento in danza” e il salmista mi apriva lo spartito: “ [hai mutato] la mia veste di sacco in abito di gioia. (Salmo 30, 6 e 12).

    L’intervistatore di Andreana così si introduce: “sei stata scaraventata da più di vent’anni nel deserto...”. Chi ha provato, sa bene che questo è un tempo che assomiaglia a mille anni di vita normale. Mi viene in mente una vecchia canzone di Rosanna Fratello, “sei mesi sono lunghi da passare quando l’amore stuzzica nel cuore…non ce la faccio più ad aspettare“. Sei mesi soltanto!

    Dopo mesi in cui non riuscivo a sopportare il dolore e pensavo di morire anch’io,…[ – è la sua prima reazione che la accomuna a tante persone affrante – ] mi avvolse tra le sue braccia materne, mi consolò, medicò le mie ferite e soprattutto ammorbidì il mio cuore, indurito dal dolore.

    – Presi coscienza di Lui,
    – del suo Mistero,
    – della sua Presenza,
    – del suo Spirito che vivifica l’anima,
    – accende il cuore
    – e apre la mente al cielo.

    E nella luce che tutta mi avvolgeva e mi faceva rinascere all’amore e alla speranza, ritrovai Camilla.

    Curioso il luogo degli appuntamenti tra lei e Camilla e interessante anche la motivazione:
    – “La Chiesa divenne il luogo privilegiato dei nostri incontri,
    – un momento sublime di attesa,
    – di dialogo,
    – di unione
    – perché se il corpo avvicina, lo spirito va oltre, unisce, fonde, con-fonde.

    COME SI FA A RINGRAZIARE DIO DI FRONTE AGLI EVENTI DRAMMATICI ?

    Il dramma di Adriana era cominciato prima del suicidio della figlia. Lei, mamma, psicologa e psicoterapeuta, per tre anni incapace di aiutare Camilla in preda a una depresione da manuale.

    Lei lo spiega in questo modo: “Se oggi tento di ricostruire la mia storia personale, cercando di darle un ordine cronologico, non posso più cominciare dall’infanzia, ma a cinquant’anni circa, quando un avvenimento tremendo, drammatico, luttuoso, fallimentare, crocifiggente, la morte di mia figlia Camilla a soli ventun anni, mi ha fatto incontrare Dio.
    – O meglio, la mia vita vera è iniziata quando Dio ha fatto irruzione nella mia vita.
    – Sconvolgendo ogni cosa, ma senza sconvolgere,
    capovolgendo l’ordine ed il senso di prima,
    – ma nel contempo restituendo a ogni avvenimento un senso primordiale che mi precede, mi anticipa e mi stupisce ogni volta
    .
    – Un senso che supera di gran lunga, mi sovrasta e si sottrae ad ogni analisi psicologica o psicoanalitica.
    – Un vero e proprio miracolo che ha dato un avvio vero e autentico alla mia esistenza”.

    E lo spiega ancor meglio nel seguente passo:

    Ci sono verità che il Signore ha nascosto nel segreto del nostro cuore, che richiedono tutto un lungo cammino al buio, esigono tutta la fatica di una ricerca, fino all’incontro con Lui. Per ritrovare i figli nella Vita vera, la Verità ci dice che la Via è una sola “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Lc 9,23).

    Ed aggiunge:
    Anziché ribellarsi e costringere il figlio a tornare indietro, a una dimensione, diciamo più terrena, è il genitore che deve andare avanti, nella sua libertà di scelta e di tempi, rinnegare se stesso. Rinnegare la maternità-paternità umana per elevarsi a una maternità paternità divina, nella nuova dimensione che lo stato spirituale del proprio figlio richiede.

    Affido a lei di sedersi sulla CATTEDRA DEI SOFFERENTI:

    E’ importante non aver paura del dolore, anche se acuto e apparentemente incontenibile nessuna notte è così lunga da non permettere un nuovo giorno. Anche se il percorso è lungo e faticoso, è bene non lasciarsi annientare dal dolore ma rispettare i propri stati d’animo assecondando le esigenze interiori che via via si manifestano, non bisogna sfruttare i tempi saltando tappe importanti che costituiscono un fondamento importante e costruttivo per sé e per l’intera famiglia“.

    La sua testimonianza non termina qui. Ma ora devo prepararmi per andare a con-celebrare la DIVINA EUCARIASTIA, il luogo dove la danza assume il colmo della drammaticità (il Crocifisso per amore) e il sommo della beatitudine (il Risorto certezza per la nostra fede).

    Un’opportunità per portare IN OFFERTA le amarezze di chi conosco ma anche degli sconosciuti, noti ai naviganti e più ancora a Dio, “perché muti il loro lamento in danza“.

  3. Deborath ha detto:

    Sono d’accordo anch’io sul fatto che la sofferenza, acuta, forte, abissale, finisce per portarti a Dio…
    Anche per me l’incontro con Lui è avvenuto dopo un dolore che credevo mi avrebbe uccisa!!!
    Invece, ci sono ancora, sono qui ed ho incontrato Lui, faccia a faccia, ci ho parlato, gli ho aperto il mio cuore e Lui mi ha risposto, consolato e guarito…
    Il Signore riesce a trarre il bene da ogni cosa…
    Basta solo affidarsi a Lui ed io devo ancora lavorare molto su me stessa per affidarmici totalmente. A volte sento in me delle resistenza, purtroppo, e vorrei che non ci fossero, ma ci sono…
    Continuo il cammino, comunque…

  4. Donatella ha detto:

    Il Signore ha infinite strade per portarci a Lui…la sofferenza è una di queste…chi si abbandona senza meta al dolore si perde, ma chi si mette nelle Sue mani trova un’occasione per trasformare il suo dolore in nuova vita…

  5. silvia ha detto:

    Accettare. E offrire.
    Va sempre bene. La Sua prima Parola, quella che vale sempre, in un cammino – una danza ? – a spirale.

    Esiste?

  6. angelonocent ha detto:

    UN CAMMINO-DANZA A SPIRALE non lo avevo ancora sentito. La mente è andata subito alle sabbie mobili: vi si può camminare o danzare? Terribile !

    Ma ho provato a indagare e, sull’argomento non ho trovato molto:
    Nell’universo non domina la Casualità, ma vige la Legge della Causalità;
    – Einstein affermava: “Dio non gioca a dadi
    – e nei testi cristiani si legge che “si raccoglie ciò che si semina”.
    – Uscire dalla visione CASUALE del mondo e scegliere quella CAUSALE cambia la nostra visuale;
    – ci conduce dalla rappresentazione di un universo caotico e privo di senso alla visione di un cosmo ordinato e direzionato”.

    Gira e rigira, son finito in buone mani: Dante Alighieri.
    Nel Purgatorio -cantica della purificazione– si legge: “in Sua Volontate è nostra Pace”.

    E, di un ignoto poeta che deve aver fatto l’esperienza della spirale, ho trovato questo:

    Ma delle tenebre che ho attraversato
    ti faccio dono, come di un sudario smesso,
    su cui puoi tracciare la storia
    che vuoi – un ricamo fiorito di luce
    “.

    Epperò, la più emozionante, forse, e corrispondente alla tua domanda, è proprio quella di un carcerato:
    Mi sono accorto che una volta innescata la spirale del perdono, dell’amore, del bene gratuito, nessuno la ferma più: diventa un contagio, una luce che si comunica da uno sguardo all’altro, una reazione a catena.

    Questo è il miracolo, di cui oggi sono testimone, in carcere. Io ho questa coscienza nuova: se riuscirò a trasformare la mia vita, questa diventerà un segnale per gli altri e, quando loro faranno altrettanto, questo segnale si propagherà e raggiungerà altri ancora. E questo è meraviglioso”.

    Bella scoperta! UN ANTICO PASSO DI DANZA, INSEGNATO DA GESU’ STESSO, DA PROVARE E RIPROVARE, FINO ALLO SFINIMENTO.

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