RI-COMINCIARE – Ma da dove? – Angelo Nocent

Quelli di SPLINDER, come annunciato, hanno azzerato tutti i blog. Non è la prima volta che mi trovo coinvolto. Dispiace. Ma non è la fine del mondo. Comunque, sono a un bivio:

  • o dimenticare e lasciar perdere,
  • 0 ri-cominciare con nuovo entusiasmo.

Devo riconoscere che a più d’uno ero affezionato, quasi fosse un prolungamento di me stesso. Particolarmente ad  ANIMAMEA che, inaspettatamente ed inspiegabilmente, aveva raggiunto già nei primi mesi dal suo debutto in web le 100.000 visite. Ultimamente, aveva superato le 220.000.  In esso si parlava di quella componente invisibile, per alcuni inesistente, per altri definita in modi diversi e che i comuni mortali chiamano  ANIMA.

Il sito faceva parlare la SCIENZA e la FEDE, psicologi, psicanalisti, psichiatri credenti e non, accanto al teologo e all’uomo di fede. Ma sempre con l’orecchio in direzione della persona con le sue percezioni, paure e fragilità. Libero il navigante, di fare confronti, valutazioni e tirare le somme.

Ricordo di averlo attivato senza un obiettivo preciso ma sollecitato da una problematica che sentivo prepotente ed echeggiante, come lo è tutt’ora, Ciò che mi ha stupito da subito è stato l’afflusso ed il significativo interesse per l’argomento, segno e spia che c’è fame e sete di conoscenza di argomenti inerenti l’interiorità, un grande bisogno di capirsi, di scoprire il motivo delle tante contraddizioni che ognuno vive emotivamente dentro di sè e che fanno soffrire quando non fanno addiritura disperare.

C’è da dire che sul web gli psicologi e gli psichiatri,  con i loro professionali suggerimenti, non si contano. In libreria poi,  i testi di psicologia divulgativa compaiono ad ogni stagione come funghi. E’ un proliferare di ricette per la felicità e contro il male oscuro della depressione. Oppure per sfondare nel lavoro e nel commercio.  Con una constatazione amara: che, spesso e volentieri, producono solo  la FELICITA’ dell’ autore e del suo editore.

Il blog aveva scelto una sua linea:

  •  non negare la validità delle scienze;
  • servirsi della psicologia, psichiatria, psicanalisi e medicina…
  • Ma con un invito: a non fermarsi lì.

Perché? C’è una dimensione spirituale che va oltre, dove nessuna scienza è in grado di calarsi e scandagliare. Il Vangelo che è Gesù di Nazaret, è la sola Sonda capace di scendere negli abissi dell’uomo, senza offendere, scompigliare o fare violenza e di suscitare non solo guarigione ma perfino salvezza. Il segreto dell’afflusso è tutto qui.

Collaterale, un altro blog che mi stava a cuore e che ho dovuto rifare da capo un paio di volte, per dispettucci probabilmente diabolici, diversamente inspiegabili, era: SAN RICCARDO PAMPURI INTERCESSORE, integrato da un terzo: SAN RICCARDO PAMPURI –  BIOGRAFIA.

Era diventato un piccolo santuario con un costante pellegrinaggio quotidiano di “pazienti feriti” o, meglio, un PRONTO SOCCORSO. Per tanti, l’ “AMBULATORIO SAN RICCARDO Dott. PAMPURI”, aperto giorno e notte, è stato un punto di riferimento nei momenti critici.

Mentre costruivo a rate questa pagina, ad un certo momento mi sono detto:  non so come e non so quando, ma il coraggio di RI-COMINCIARE mi ritornerà se qualcuno, nel segreto del suo pregare, proverà chiedere allo SPIRITO SANTO lumi e pazienza.

(Pausa di riflessione)

 E’ di questi giorni una notizia inaspettata: l’urna contenenete le spoglie di San Riccardo è stata  visitata dall’estetista. O dal chirurgo plastico, se preferite.

Ricordate come si presentava ?

Così si presentava l’urna fino a pochi giornifa. Ma, dal 30 Gennaio 2012 tutto è cambiato:

Dalla chiesa al camposanto e ritorno

Dopo i solenni funerali con due chilometri di folla, la salma del “dottorino santo“, come lo chiamavano in paese, fu tumulata nel cimitero di Trivolzio. La foto sottostante non lo mostra ma sulla sua lapide si leggeva la seguente iscrizione:

A SOAVE RICORDO

DI

FRA RICCARDO DOTT. PAMPURI

MEDICO CHIRURGO DEI FATEBENEFRATELLI

NEL SECOLO E NEL CHIOSTRO

ANGELICAMENTE PURO

EUCARISTICAMENTE PIO

APOSTOLICAMENTE OPEROSO

+ 1 MAGGIO 1930

A 33 ANNI

REQUIEM

 

San Riccardo è morto il 1 Maggio 1930. Scrive il primo biografo che “col passare degli anni, la fama di santità, l’afflusso dei fedeli, la fiducia nell’intercessione di Fra Riccardo non sono diminuiti. Dinanzi alla crescente e ogni giorno più diffusa fama di tali virtù e delle numerosissime grazie che si asseriscono ottenute per sua intercessione…a diciannove anni di  distanza, accedendo al fervido desiderio espresso da moltissimi fedeli e da cospicue personalità, la Postulazione dell’Ordine reputò giunto il momento per domandare alle competenti autorità ecclesiastiche di procedere alle prescritte investigazioni canoniche…”

Così, “il 16 Maggio 1951, presenti l’Eccellentissimo vescovo di Pavia mons. Carlo Allorio, sacerdoti, secolari, superiori e religiosi Fatebenefratelli ed una lolla orante di fedeli, la salma del servo di Dio veniva traslocata nella chiesa parrocchiale di Trivolzio e deposta al lato destro del battistero dov’egli era stato batezzato, in attesa della sua glorificazione anche in terra, deiderata da tanti cuori”.

La causa presso il Tribunale dei Santi ha fatto il suo decorso e il 30 Marzo 1981 furono approvati i due miracoli che lo portarono alla beatificazione in San Pietro.

Nella riesumazione della salma, (avevo le foto ma non le ho salvate)  ci fu la sorpresa dell’incorruttibilità del suo corpo. Solo che la lunga sosta nell’umidità del nuovo loculo aveva fatto la sua la sua parte, intaccandone il volto che poteva non avere un gradevole aspetto. Di qui la maschera d’argento. Il resto è cronaca di questi giorni: con uno strato di cera sono stati ritoccati i  lineamenti del viso e delle mani e, al posto dei sandali, ora indossa calze e scarpe.  Che voglia intensificare la sua attività ambulatoriale?

Se devo essere sincero, a me sembra che il viso, riconoscibilissimo anche dalle foto della riesumazione della salma,  ora, dopo il trattamento cereo, si discosti molto dai fotoritratti che ci sono pervenuti. Ma così è.

Tornando a noi, SONO CERTO CHE QUALCUNO HA PREGATO. Poi, anche questo avvenimento mi ha influenzato e così ho ripreso a lavorare per riaprire  il PRONTO SOCCORSO aldottorino santo.

Dopo vari tentativi, ho deciso di utilizzare il sito dove avevo parcheggiato il materiale che sono riuscito a salvare prima del collasso.

La domanda iniziale che mi ponevo era: RI-COMINCIARE –  Ma da dove?

La risposta era scontata: come sempre, da qui:

Poi si vedrà.

Se condiviso, a voi il PASSAPAROLA di questo sito anche dai vostri blog. Si tratta del migliore della Compagnia dei Globuli Rossi. Quello che in soli 33 anni di vita ha risposto SI‘ alle tante Annunciazioni quotidiane.

Questa voce è stata pubblicata in GLOBULI ROSSI COMPANY, SAN RICCARDO PAMPURI. Contrassegna il permalink.

17 risposte a RI-COMINCIARE – Ma da dove? – Angelo Nocent

  1. silvia ha detto:

    Caro Angelo,
    grazie per il notevole lavoro compiuto.
    Mi fa veramente piacere che S.Riccardo abbia per tuo tramite riaperto il Pronto Soccorso.
    Non ho capito invece dove è l’entrata, cioè dove si può lasciare una preghiera, una notizia, una testimonianza…
    Scusami come sempre, sai che un po’ lenta a capire!
    _____________________________________________________________
    SILVIA, IL PERCORSO E’ QUESTO:In “PER GRAZIA RICEVUTA – richieste – testimonianze” qui:
    http://laporta.altervista.org/per-grazia-ricevuta-testimonianze/
    In fondo pagina: LASCIA UN COMMENTO.

  2. silvia ha detto:

    Grazie Angelo. Non ho capito come funziona.
    In questo momento ho troppe…complicazioni.
    Tra l’altro, ho rifatto EMG per le solite cose che sai. Non va bene.
    Ma non è per questo che S.Riccardo deve intervenire.
    Grazie comunque.
    ____________________________________
    SILVIA, il percorso è questo: In “PER GRAZIA RICEVUTA – richieste – testimonianze” qui:
    http://laporta.altervista.org/per-grazia-ricevuta-testimonianze/
    In fondo pagina: LASCIA UN COMMENTO.

  3. lucetta ha detto:

    Tu non ti arrendi MAI ed è una delle qualità che ammiro molto in te. Il dilemma non esiste più, hai ricominciato da qui. Vado subito a mettere il link anche da me . Ciao Angelo e…..sempre avanti.

  4. fabiana ha detto:

    Certo: ricominciare!
    Ho visto un sito che ha aperto delle discussioni per temi,
    se può essere di aiuto,
    ma non so, perchè non me ne intendo molto,
    ma questo spazio mi mancava …
    Ciao!

  5. fabiana ha detto:

    Ah, scusa.
    Se hai bisogno di articoli persi, sai che c’è il nostro sito
    da dove riprenderli.
    http://www.portaleirc.it

  6. angelonocent ha detto:

    BUON SAN VALENTINO

    Farò della mia anima uno scrigno
    per la tua anima,
    del mio cuore una dimora
    per la tua bellezza,
    del mio petto un sepolcro
    per le tue pene.
    Ti amerò come le praterie amano la primavera,
    e vivrò in te la vita di un fiore
    sotto i raggi del sole.
    Canterò il tuo nome come la valle
    canta l’eco delle campane;
    ascolterò il linguaggio della tua anima
    come la spiaggia ascolta
    la storia delle onde.

    (Kahlil Gibran)

    Nel mio cuore, Signore, si è acceso l’amore per una creatura che tu conosci e ami.
    Fa che non sciupi questa ricchezza che mi hai messo nel cuore.
    Insegnami che l’amore è un dono e non può mescolarsi con nessun egoismo,
    che l’amore è puro e non può stare con nessuna bassezza,
    che l’amore è fecondo
    e deve, fin da oggi, produrre un nuovo modo di vivere in me e in chi mi ha scelto.
    Ti prego, Signore, per chi mi aspetta e mi pensa,
    per chi ha messo in me tutta la sua fiducia,
    per chi mi cammina accanto, rendici degni l’uno dell’altra.
    E per intercessione di San Valentino fa che fin da ora
    le nostre anime posseggano i nostri corpi e regnino nell’amore”.

  7. silvia ha detto:

    Grazie Angelo.
    E’ bello leggere quanto scrivi.
    Lo scrivi per noi, per chi passa e legge…

    Vorrei dire anche a te: BUON SAN VALENTINO !

    E vorrei chiedere a questo Santo di benedire anche chi è solo…
    di custodirlo
    e aiutarlo a non restare solo.
    Se Dio vuole!

  8. angelonocent ha detto:

    Certo, Silvia, l’intercessione di San Valentino è invocata per le coppie felici ma, soprattutto, per chi ha l’amarezza nel cuore e per le solitudini a corto di speranza.
    Per tanti il sole si è nascosto e la primavera è un miraggio.

    La coppia più famosa del mondo, William – Kate Middleton, il primo San Valentino da sposati, lo dovranno passare separati per gli impegni del Principe. Ma la bella Kate non farà il San Valentino in solitudine. Da vero membro della Reale Famiglia, la Duchessa di Cambridge dedicherà il giorno degli innamorati con la beneficenza.

    Si recherà così in quel di Liverpool, al fine di incontrare i rappresentanti dell’associazione Action on addiction, un’associazione il cui scopo è quello di promuovere iniziative come bar dove non si servono alcolici.

    E’ uno stimolo per gli amori feriti a non barricarsi in casa ma ad aprire le finestre…e scrutare l’orizzonte. Sullo sfondo c’è l’Amore che non tradisce e perdona.

    Patrizia Pellegrino:Ecco come ho perdonato mio marito“.
    Sapevo che mi voleva bene, per questo ho capito che non avrebbe avuto senso buttare via tutto“.

    In questo periodo – prosegue l’attrice – stiamo recuperando la fiducia reciproca con l’obiettivo di far funzionare nuovamente il nostro matrimonio. Non è facile, però ci proviamo. Come tutte le coppie del mondo“.

    Sull’aver perdonato il tradimento, Patrizia afferma: “L’80 per cento delle donne avrebbe fatto l’opposto di quello che ho fatto io. Ma 12 anni d’amore non si dimenticano in fretta. Io ho creduto ancora in lui come marito, lui ha creduto ancora in me come moglie“.

    La Pellegrino è convinta della sua scelta: “Io credo fortemente nella famiglia. E’ chiaro che non può essere tutto rose e fiori, nelle rose ci sono anche molte spine. Ma sono sicura che la strada intrapresa sia quella giusta“. E poi, aggiunge: “Bisogna sempre trovare qualcosa di positivo anche nelle cose più negative“.

    Il più bel regalo immaginabile per San Valentino.

  9. lucetta ha detto:

    Passo per ringraziare Angelo per il suo dono e lasciarne uno io per tutti i globuli. Considero il blog di Angelo come se fosse un poco anche mio !!!!!Vostra Lucetta

    Una lettera agli innamorati
    (Trovo sul web e la condivido con voi, questa bella lettera che idealmente oggi San Valentino, Patrono degli innamorati, scrive a tutti coloro che si amano)

    SCRIVO A VOI INNAMORATI,
    IO VALENTINO…

    Innamorato come voi e follemente di Cristo, fino a perdere per Lui, e per Lui solo, la testa: sì proprio così, infatti sono morto per decapitazione sotto l’imperatore romano Aureliano il 14 febbraio del 273, martire cioè testimone del mio amore totale per Lui.

    Non sono solo morto per amore di Cristo e del suo messaggio d’amore contenuto nel Vangelo, sono vissuto anche di amore tutta la mia vita, donandomi a tutte le persone che avevano bisogno di me a Terni, dove io sono stato Vescovo per tanti anni. Mi guidava sempre e dovunque, a Terni e fuori città, la parola di Gesù (che è diventata il mio motto): “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Fu grande il mio amore per i poveri, i deboli, i malati, per i bambini che io lasciavo giocare e schiamazzare tutti i giorni nel mio giardino. Ho fatto anche delle guarigioni naturalmente tutte, sempre e solo nel nome santissimo di Gesù.

    L’eternità dell’amore
    Mi sentivo forte fino a fare questi miracoli perché era l’amore totale che avevo per Lui che mi rendeva tale, e tutti i giorni riuscivo ad essere, sempre nel suo nome e nel suo ricordo, buono e generoso, creativo e comprensivo con tutti. Anche con gli innamorati, con quelli che volevano sposarsi e coronare così davanti a Dio il loro amore ma incontravano difficoltà.

    Come quei due giovani innamorati, di Terni, uno, Sabino, centurione romano pagano e l’altra una ragazza cristiana di nome Serapia. Così leggo nelle vostre enciclopedie (che spesso contengono molti elementi leggendari su di me…). Mi facevano molta tenerezza e li capivo bene. Avevo compreso che il loro amore era sincero e sereno, non l’infatuazione di un’estate, o la solita “storia” superficiale tra un ragazzo e una ragazza. Era un amore “serio” e forte, deciso fino a sposarsi nel nome di Dio.

    Ma purtroppo mentre si facevano i preparativi per il battesimo di Sabino e per le prossime nozze tra i due, Serapia si ammalò gravemente. E tra la disperazione dei suoi parenti e il dolore inconsolabile del suo giovane innamorato, io venni chiamato al capezzale della morente. Sabino allora mi supplicò di non permettere che la sua amata lo abbandonasse, perché senza di lei la vita non aveva più senso e sarebbe stata una lunga sofferenza.
    Fu così che io pregai il Signore per loro, e un sonno beatificante cadde su ambedue e li avvolse insieme per l’eternità.

    Io li affidai alla misericordia di quel Dio che è Padre buono, e al suo amore infinito che è radice, sostegno e nutrimento di ogni vero amore umano.

    Questo episodio mi ha dato fama fino a farmi diventare protettore di tutti gli innamorati, giovani meno giovani e non più giovani (naturalmente si narrano anche altre storie sull’origine di questa festa e il perché io sono il loro santo patrono).

    O anche dell’altro episodio che raccontate su di me, che una volta ho sentito, dal mio giardino, due fidanzati che bisticciavano in maniera decisa. Anche voi ne sapete qualcosa di questi litigi non infrequenti anche tra gli innamorati o già sposati. A me dispiaceva che i due pur innamorati non andassero d’accordo. Allora cosa ho fatto? Molto semplice. Ho preso una rosa dal mio giardino per fare ad essi un regalo, insieme a parole dolci di incoraggiamento e di invito alla riconciliazione. Il mio sorriso, le mie parole ebbero il magico potere di far terminare la lite tra i due. Ottenuto questo li invitai a stringere insieme il gambo della rosa, senza farsi pungere.

    E mentre io pregavo per loro, dovevano giurarsi fedeltà e amore per sempre. Questi poi tornarono in seguito felici e vollero la mia benedizione per il loro matrimonio. Quando la popolazione lo seppe vennero in processione davanti a me per invocare la mia benedizione e le mie preghiere per le future famiglie già in formazione. Da qui un po’ l’origine della benedizione dei fidanzati il 14 febbraio, nel giorno della mia memoria liturgica.

    Nei paesi anglosassoni invece se ne racconta una leggermente diversa. Si dice che io fossi solito donare a tutti i giovani che venivano nel mio giardino un fiore. Tra due di questi visitatori sbocciò l’amore e poi si sposarono. E furono così felici che molte altre coppie seguirono il loro esempio chiedendomi di pregare per il loro amore, fino a dedicare un giorno dell’anno alla benedizione nuziale. Ed è questa l’origine della Festa della Promessa dei fidanzati che si celebra nella mia città Terni (vengono molti fidanzati anche da altre parti del mondo) e la festa anche degli sposati che celebrano qualche anniversario del loro matrimonio.

    Innamoramento e amore: una definizione

    Amore, innamoramento, innamorati: oggi se ne parla moltissimo, forse troppo, ma mi sembra che dalle notizie dei vostri mass media non ce ne sia tanto in giro di amore. Invece sempre più si parla di violenza e intolleranza, di cinismo e menefreghismo, di aggressività e sfruttamento nella società e nelle famiglie, di matrimoni andati in rovina, di coppie che scoppiano dopo poco tempo, di gente che non ha il coraggio di sposarsi… per non perdere la “propria libertà”.

    Già la libertà: uno dei vostri idoli moderni al quale si sacrifica tutto, spesso anche la propria dignità. Sposarsi seriamente richiede molto sacrificio e impegno, e non solo per un giorno, ma per tutta la vita (e allora si preferisce rimanere nel limbo della convivenza, con tutte le possibilità “aperte”). Molti giovani di oggi, di questi sacrifici e di questo impegno serio non ne vogliono sentire nemmeno parlare, perché sono prigionieri di una concezione della vita troppo materialistica ed egoistica, edonistica e narcisistica.

    Ci vuole coraggio a parlare d’amore, perché fa sempre paura” (Roberto Benigni). È proprio vero. Vi sarete accorti, cari innamorati e fidanzati (o anche sposati ma ancora, spero, innamorati), che sto parlando di amore, di quello vero, di quello serio, che dura, che esige impegno, sacrificio, dialogo, perdono, fiducia, rispetto reciproco e tanta tanta pazienza. Senza la pazienza</strong>, che è solo una parola diversa per dire amore, non si conclude niente di importante nella vita.

    Avrete già capito che qui non sto parlando dell’amore di tante canzonette (che fa sempre rima con cuore) o di tanti spettacoli o romanzi: questo amore tante volte è solo sinonimo di sesso. Io stesso ai fidanzati che venivano da me per consigli dicevo sempre che se il loro amore era basato più sulle pulsioni sessuali che sul rispetto, sulla fiducia reciproca, su un grande progetto comune non sarebbe durato molto. Certo che nell’amore matrimoniale la conoscenza sessuale profonda ha una valenza importante, ma non dovrebbe essere né la prima né quella fondamentale.

    L’amore di cui vi sto parlando non consiste principalmente in uno scambio sessuale: ecco il grande equivoco in cui cadono molti innamorati, fidanzati e talvolta anche sposati. Chi fa questo errore ponendo cioè nel dialogo fisico l’asse portante e il centro di valore della propria relazione con l’altro, firmerebbe un sicuro certificato di morte del proprio rapporto.

    Oggi la componente fisica viene esaltata in maniera esagerata ed esasperata, subdola ed ossessionante, come la principale. E si vedono i risultati sociali con le tante coppie scoppiate anche dopo pochi anni e talvolta mesi dal matrimonio, con le famiglie disgregate e rovinate, con traumi e dolori inenarrabili specialmente per i figli piccoli, con tragedie nefaste per generazioni di famiglie.

    Vi do una definizione di innamoramento che a me piace tanto e che è stata data da un vostro bravo studioso. Così scrive: “Da un punto di vista sociologico e psicologico l’innamoramento è lo stato nascente di un movimento collettivo, cioè la creazione di una nuova collettività, la coppia, e, all’interno di questa di noi stessi. Il mondo ci appare bello come il primo giorno, buono come quando non è ancora comparso il male…” (F. Alberoni).

    L’innamoramento e l’amore in senso dinamico è un movimento: quindi qualcosa in crescita, sempre in cammino, in costruzione, in formazione permanente. È un cammino continuo: questo significa che non si è mai arrivati, non si impara mai abbastanza ad amare, non si sa mai tutto (non a fare sesso, che sono due cose molto diverse). L’arte di amare (E. Fromm) non la si impara mai abbastanza: c’è sempre spazio per perfezionarlo e per perfezionarsi (questo perché solo Dio è Amore perfetto).

    Amore: diventare un noi
    L’edificio del vostro amore che voi innamorati avete iniziato a costruire insieme e con tanto entusiasmo deve avere sempre, e in bella vista il cartello “Lavori sempre in corso“. Quindi ci vuole da parte di tutti lo sforzo di apprendere insieme, di crescere insieme in questa arte così impegnativa e meravigliosa. “Mi ritrovo nella persona che mi ha conquistato: questo è innamorarsi” (E. Rojas). Quando si è innamorati si ri-trova quindi se stessi, o ci si “trova” per la prima volta. Senza questo ri-trovamento di se stessi si è fragili e smarriti, incerti e insicuri esistenzialmente. Senza identità e senza coraggio, come foglie secche “giocate” dal vento, senza la capacità e la creatività per realizzare un progetto valido e costruttivo, perché bisogna ricordarlo che “l’uomo non è altro che il suo progetto” (J. P. Sartre).

    Vi raccomando di non lasciarvi influenzare negativamente dai così detti amori dei vip, di quei falsi eroi, devianti e fuorvianti, protagonisti, ahimè, di molti rotocalchi. Quelli non sanno cos’è l’amore e non lo vivono: al massimo vivono avventure sentimentali o piccole storie di sesso, dove ci si sfrutta reciprocamente e machiavellicamente (cioè per ‘curare la propria immagine’ pubblica) per una carriera più dinamica, più folgorante e più… remunerante, o per alimentare il “gossip”. Poi, visto che non è una cosa seria, ci si lascia ai primi intoppi e difficoltà.

    Non lasciatevi convincere che la “love story” ideale sia una festa eterna senza sacrifici, una giornata infinita di sole e con il cielo senza la più piccola nuvoletta a turbarvi. Non pensate che quando il vostro amore richiede uno sforzo è perché sta finendo. Convincetevi che anche l’amore più grande, più folgorante e sfolgorante, più coinvolgente e più beatificante, cammina e progredisce su strade spesso in salita, tortuose, piene di buche e di polvere, con la prospettiva anche della nebbia e della notte (leggi “crisi”). “E quanti ostacoli e sofferenze e poi sconforti e lacrime per diventare noi” (Lucio Battisti).

    Il Vangelo: mappa dell’amore
    L’amore vero e duraturo costa fatica, molta fatica. Troppa fatica per qualcuno, che preferisce la solita “storia” da vivere egoisticamente a due. Ho letto una volta in un vostro giornale una bellissima definizione di amore: “L’amore è il respiro dell’eternità” (Massimo Gramellini). Vero, verissimo. Infatti l’eternità è sostanziata di Dio, meglio ancora l’eternità è Dio stesso. Ma essendo Dio l’Amore, ecco che questa eternità è assolutamente riempita di amore, dell’Amore di Dio. A questo deve ispirarsi il vostro se vuole durare eternamente.

    Io la pensavo così quando ero vescovo di Terni. Infatti alla radice del mio lungo impegno apostolico come guida della mia comunità, c’era l’amore di Dio. Ed ho sempre raccomandato a tutti i fidanzati che ho avvicinato o che mi chiedevano consiglio di agganciare il proprio amore a quello solido di Dio, perché dopo tutto solo Lui è la fonte del primo atto di amore che ha iniziato l’universo circa 15 miliardi di anni fa (numero fornito dal vostro Premio Nobel Carlo Rubbia), e di tutto l’amore immaginabile e possibile che c’è stato su questa terra. Solo Lui è la garanzia di ogni amore umano perché “Dio è amore”.

    Vi dicevo all’inizio del mio amore per Gesù Cristo: è Lui che mi ha insegnato concretamente e storicamente come ha amato Dio, di quali gesti e parole bisogna nutrire la propria vita per gli altri.
    Questo semplicemente perché, come ha scritto il mio santo collega Ambrogio di Milano, “L’amore è Cristo” e questo suo amore viene narrato nel Vangelo.

    Ecco la mia raccomandazione conclusiva, cari innamorati di tutte le età. Prendete in mano questo libretto del Vangelo e leggetelo un po’ tutti i giorni, lasciandovi ispirare e guidare da Cristo, ivi presente. Sia quindi il Vangelo il libro guida del vostro amore, non altri libri tanto reclamizzati, ma che non sono altro che manuali di metodologia del sesso. Il vostro amore ha quindi molto più bisogno di teologia (lasciar trasformare e permeare il vostro amore da quello di Dio) che di tecnologia sessuale.

    Facendo questo crescerete sempre di più nell’amore vicendevole, e comincerete già su questa terra l’esperienza del Paradiso, che ve lo garantisco io dopo tanti secoli che lo vivo, è un’esperienza di innamoramento permanente, totale e totalizzante, indicibile e inenarrabile di Dio, Amore Infinito.

    Auguri a tutti voi Innamorati, giovani e meno giovani, dal vostro santo protettore, Valentino, vescovo.

    (Mario Scudu)

    Flash
    Una giovane coppia di sposi chiese al maestro:
    “Che cosa dobbiamo fare perché il nostro amore duri?”.
    Il maestro rispose:
    “Lasciate che Dio riempia il vostro amore”.

  10. angelonocent ha detto:

    ULTIMISSIME DA TERNI

  11. fabiana ha detto:

    Vorrei mettere l’omelia del nostro vescovo che ieri sera ha fatto ai fidanzati
    in una veglia di san Valentino!
    Un abbraccio

    GESÙ, MARIA E I FIDANZATI
    Veglia dei fidanzati 2012

    «È una grande gioia averLa in mezzo a noi in questa piazza, un privilegio ascoltare la sua parola»: sto dando voce alla coppia di fidanzati nello storico incontro con il Papa Benedetto XVI a conclusione del Congresso Eucaristico Nazionale, ad Ancona, la domenica 11 settembre 2011. «Viviamo un tempo particolare della nostra vita, un tempo che ci vede protagonisti del nostro futuro e collaboratori con Dio nella realizzazione del suo progetto su di noi». Vorrei continuare a dare voce a Massimiliano e Fabiana — sono i nomi dei due fidanzati che ad Ancona hanno salutato il Papa, e posto a lui le domande, a nome di tutti i fidanzati che gremivano Piazza del Plebiscito.

    Non hanno più vino”: difficoltà e paure della vita a due
    MASSIMILIANO: «Pur vivendo questa esperienza esaltante, non possiamo nasconderci le difficoltà e le paure che ci assalgono.

    La precarietà e l’insicurezza circa il nostro futuro ci bloccano nel lasciare le nostre famiglie di origine; la difficoltà a trovare un lavoro stabile ci ha fatto allungare i tempi della scelta; la fragilità dei legami, che vediamo sciogliersi con facilità intorno a noi, ci turba.

    Molto spesso si aspetta che tutto sia ben definito e definitivo: una casa, un lavoro sicuro, ma allo stesso tempo la definitività del rapporto in qualche modo risulta essere motivo per non scegliere e fonte di insicurezza. Le chiediamo: dove trovare il coraggio per far fronte a queste sfide, per andare oltre la “certezza delle cose materiali”, e per trovare fiducia nella Provvidenza del Padre?».

    È una bella concreta domanda, che mi ha fatto pensare alla pagina nota di Vangelo che abbiamo ascoltato (Giovanni 2,1-11).

    Protagonisti, nel racconto del Vangelo, sono anzitutto due sposi. L’evangelista non dà i loro nomi, quasi a lasciare spazio a voi, perché ogni coppia qui presente possa identificarsi. Essi rappresentano l’esistenza in uno dei suoi momenti più gioiosi e vitali, la festa di nozze. Arriva però un momento delicato, quando il buon vino viene a mancare. Vino è simbolo della gioia di stare insieme, di amarsi reciprocamente, di poter dire l’uno all’altro: “io senza di te non posso vivere un giorno”. E non è poco questo sentimento!

    Arriva però il momento in cui — come dice il Vangelo — il buon vino viene a mancare. Succede così: un ragazzo e una ragazza si incontrano, si conoscono, si vogliono bene. Sono sorpresi e riconoscenti per quello che sta loro accadendo. Progettano il futuro, la loro vita comune; essa appare ricca di promesse e quasi senza ombre.

    Quando però il futuro diventa presente, quando la vita a due si fa esperienza quotidiana, e il progetto comincia a tradursi nella trama complicata dei rapporti sociali, emerge anche l’aspetto faticoso e incerto del loro volersi bene. Si presentano ostacoli imprevisti e, qualche volta, nascono il dubbio e la paura.
    A questo punto, nel racconto di Giovanni, entra in scena un’altra coppia, formata da Gesù e da sua madre. “Non hanno vino”, osserva Maria.

    Il Papa, nel suo discorso, fa sua l’osservazione della madre di Gesù, e così risponde alla domanda di MASSIMILIANO: «Per certi aspetti, il nostro è un tempo non facile, soprattutto per voi giovani… come nell’episodio evangelico delle nozzedi Cana, sembra che sia venuto meno il vino della festa».

    Il Papa fa sue le difficoltà del lavoro precario, di una società che non riesce a valorizzare appieno la ricchezza di energie, di competenze e di creatività della vostra generazione.
    E non tace neanche che la mancanza del vino della festa sia data da una cultura che tende a prescindere dai valori morali: come l’apparente esaltazione del corpo, che in realtà banalizza la sessualità e tende a farla vivere al di fuori di un contesto di comunione di vita e di amore.
    Fate quello che vi dirà”: con quali atteggiamenti testimoniare l’Amore di
    Dio?

    C’è poi l’altra domanda, quella di FABIANA — una domanda condivisa certo da Massimiliano, ma attenta al contesto personale ed ecclesiale non solo sociale dell’esperienza di fidanzamento — che così si è rivolta al Papa:
    «In questo tempo del nostro fidanzamento viviamo l’esperienza di essere
    avvolti dall’Amore, e ci sentiamo chiamati a rispondere con tutto il nostro essere
    alle sfide che un amore maturo ci presenta.
    Il nostro è stato ed è un tempo ricco di stupore e di bellezza, ma non esente da inquietudini e domande. Vogliamo chiederle Padre Santo: Con quali atteggiamenti la coppia di fidanzati può testimoniare l’amore di Dio? Qual è la testimonianza che i fidanzati possono dare nella e alla comunità cristiana, e come possono viverla con una propria specificità?
    Oltre al corso pre-matrimoniale, quale cura e attenzione dovrebbe avere la comunità nei confronti dei fidanzati?».

    Anche questa è una bella e concreta domanda, che ancora una volta mi fa pensare alla pagina di Vangelo che abbiamo ascoltato.

    C’è ancora un particolare nel racconto di Cana, oltre alla osservazione della madre di Gesù sulla mancanza del vino. Ed è la reazione di Gesù, che sembra smentire Maria: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”.

    Gesù sta per lasciare la sua casa e gli anni della sua vita nascosta e iniziare la sua vita pubblica. Finora la sua esistenza è stata nascosta e tranquilla a Nazaret, ma da questo momento si apre davanti a lui un cammino pieno di responsabilità e di prove ardue da affrontare.

    Di fronte a questa prospettiva, l’animo umano di Gesù sembra preso da un turbamento profondo, come nell’icona che raffigura Gesù, ancora piccolo in braccio a sua madre, quando vede alle sue spalle l’angelo della passione che gli mostra la croce: istintivamente stringe le mani della madre, mentre dal piede per lo spavento gli cade un sandalo. L’icona della Madre, piena di tenerezza, è chiamata appunto “La Madonna del sandalo”.

    Come nell’icona, anche nel Vangelo è determinante il compito di Maria — che nel vangelo di Giovanni non è chiamata con il suo nome, ma semplicemente “donna” (un nome rappresentativo: della Chiesa, del popolo di Dio?). Maria interviene per così dire con un “secondo parto”. Maria, che aveva dato alla luce Gesù bambino a Betlemme, lo aiuta ora a nascere alla vita pubblica, come per una seconda nascita. E ingiunge ai servi: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”.

    È questo l’invito che anche Benedetto XVI rivolgeva ai fidanzati ad Ancona: «Cari giovani, non abbiate paura di affrontare queste sfide! … Fate tesoro di queste parole, le ultime di Maria riportate nei Vangeli, e avrete sempre la gioia della festa: Gesù è il vino della festa!».

    E qui il Papa sembra rispondere alla domanda di FABIANA su come testimoniare nella esperienza dell’amore umano l’Amore di Dio.
    «L’esperienza dell’amore ha al suo interno la tensione verso Dio. Il vero amore promette l’infinito! Fate di questo vostro tempo di preparazione al matrimonio un itinerario di fede: riscoprite per la vostra vita di coppia la centralità di Gesù Cristo e del camminare nella Chiesa».

    Il matrimonio aperto a Dio
    Ricordo di essere stato colpito (ormai quarant’anni fa!) dal messaggio di un film di Ingmar Bergmann, il regista delle significative esperienze dell’uomo contemporaneo, come l’amore in “Scene da un matrimonio”.
    Racconta la vicenda di una coppia che si sposa, vive diversi anni di felice matrimonio, al punto che lei era diventata avvocato dedita al sostegno di matrimoni in crisi, fino a quando vede fallire il suo stesso matrimonio.

    Si separano, andando ciascuno per la sua strada, fino a quando un giorno si ritrovano per caso ad un autogrill e hanno il coraggio di interrogarsi sul perché il loro matrimonio che sembrava così sicuro fosse andato in crisi.
    E la risposta: “Noi abbiamo creduto troppo al nostro matrimonio, facendone una cosa solo nostra, invece che una cosa in cui credere a qualcosa di più”.

    Carissimi fidanzati, non abbiate paura ad affrontare queste sfide. Non perdete mai la speranza. Abbiate coraggio anche nelle difficoltà, rimanendo saldi nella fede.
    + Adriano VESCOVO

    Reggio Emilia – Cripta della Cattedrale, lunedì 13 febbraio 2012, vigilia di san Valentino, patrono dei fidanzati

  12. Donatella ha detto:

    Buon San Valentino a tutti!
    Memorizzo il nuovo link, sapevo che non ti saresti arreso carissimo compagno di viaggio…
    Un abbraccio

  13. angelonocent ha detto:

    Segnalo, fra le altre, anche questa nuova pagina: PREGHIERE DI GUARIGIONE.

    http://laporta.altervista.org/preghiere-di-guarigione/

    Si dice che il Signore non ha bisogno di tante nostre chiacchere. Ed è vero. Ma siamo noi che abbiamo bisogno della DIALISI, ossia di rivedere il nostro modo di pensare, di eliminare le scorie della superficialità e di una fede al condizionale.
    Così, le preghiere, più che rivolte a Lui, sono dallo Spirito dirottate a noi affinché il cuore indurito si sciolga.

    Il FARMACO è SENZA EFFETTI COLLATERALI. Dunque, da provare e da proporre.

  14. silvia ha detto:

    Angelo, c’è bisogno di guarigione.Perciò di preghiere di guarigione.
    Non ho la forza.E la pazienza.
    Sono stanca: Dio solo sa.
    Tu, e anche altri se passano: una preghiera.
    ORA.
    Grazie!

  15. fabiana ha detto:

    Silvia, subito!

  16. silvia ha detto:

    Grazie, Fabiana: forse, sei per me uno dei “portatori” del paralitico!

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