LA PORTA N° 6 – Dalla casa di Pietro a Cafarnao il miracolo per noi.

il Vangelo che abbiamo ricevuto…

LA GUARIGIONE DEL PARALITICO

  • Una lettura teologica del fatto
  • L’episodio diventa una parabola, paradigma per il nostro tempo.
  • Perdono e guarigione non vengono chiesti ma concessi.


  • Come mai i portatori erano quattro?
  • Cosa significa la fretta di calarlo dal tetto?

UNA DIVERSA LETTURA LITURGICA

IL SIGNORE SALVA SENZA PORRE ALCUNA CONDIZIONE

A cura di Ermes Ronchi 

Il paralitico di Cafàrnao. Lo invidio. Perché ha grandi amici: forti, fantasiosi, tenaci, creativi. Sono il suo magnifico ascensore, strappano l’ammirazione del Maestro: Gesù vista la loro fede… la loro, quella dei quattro portatori, non del paralitico.

Gesù vede e ammira una fede che si fa carico, con intelligenza operosa, del dolore e della speranza di un altro. I quattro barellieri ci insegnano a essere come loro, con questo peso di umanità sul cuore e sulle mani.

  • Una fede che non prende su di sé i problemi d’altri non è vera fede.
  • Non si è cristiani solo per se stessi;
  • siamo chiamati a portare uomini e speranze.
  • A credere anche se altri non credono;
  • a essere leali anche se altri non lo sono,
  • a sognare anche per chi non sa più farlo.

«Sei perdonato». Immagino la sorpresa, forse la delusione del paralitico. Sente parole che non si aspettava.

  • Lui, come tutti i malati, domanda la guarigione, un corpo che non lo tradisca più.
  • Invece: figlio, ti sono perdonati i peccati.

Perdonare è nel Vangelo è un verbo di moto: si usa per la nave che salpa, la carovana che si rimette in marcia, l’uccello che spicca il volo, la freccia liberata nell’aria.

Il perdono di Cristo non è un colpo di spugna sul passato, è molto di più:

  • un colpo di remo, un colpo di vento nelle vele, per il mare futuro;
  • è un colpo di verticalità, se si può dire così, per ogni uomo immobile nella sua barella.

Il peccato invece blocca la vita, come per Adamo che dopo il frutto proibito si rintana dietro un cespuglio, paralizzato dalla paura. Finita l’andatura eretta, finiti i sentieri nel sole!

Il peccato è come una paralisi nelle relazioni, una contrazione, un irrigidimento, una riduzione del vivere. Sei perdonato. Senza merito, senza espiazione, senza condizioni. Una doppia bestemmia, secondo i farisei. Essi dicono: Dio solo può perdonare. E poi: Dio non perdona a questo modo, non così, non senza condizioni, non senza espiare la colpa!

 E Gesù interviene: Cosa è più facile? Dire: i tuoi peccati ti sono perdonati, o: alzati e cammina?

  • Gesù per l’unica volta nel Vangelo dice apertamente il perché del suo miracolo: lega insieme perdono e guarigione, unisce corporale e spirituale, mostra che l’uomo biblico è un’anima-corpo, un corpo-anima, un tutt’uno, senza separazioni.
  • E rivela che Dio salva senza porre condizione alcuna, per la pura gioia di vedere un figlio camminare libero nel sole, perché la grazia è grazia e non merito o calcolo.

Tutti si meravigliarono e lodavano Dio. Attingere alla meraviglia, sapersi incantare per questa divina forza ascensionale che ci risana dal male che contrae e inaridisce la vita, forza che la rende verticale e la incammina verso casa. Per sentieri nel sole.

(Letture: Isaia 43, 18-19. 21-22. 24b-25; Salmo 40; 2 Corinzi 1, 18-22; Marco 2, 1-12)   (Avvenire 16/02/2012)

PREGHIERE DI GUARIGIONE

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10 risposte a LA PORTA N° 6 – Dalla casa di Pietro a Cafarnao il miracolo per noi.

  1. silvia ha detto:

    Oggi, devo ringraziare.
    Nonostante tutto, mi è stata data la S.Messa.
    Ho ricevuto la Parola.
    Oggi, non so chi siano per me, i portatori.
    Oggi, sono il paralitico, calato davanti a Gesù.
    Lui, “vista la loro fede” –
    …forse, qualcuno ha pregato ,per me,..- forse, anche io ho pregato..-
    mi dice: figlia, ti sono perdonati i tuoi peccati.
    Poi, per gli increduli presenti, compie anche il segno.

    “figlia” : grazie, Signore. Sei indicibile.
    Grazie per la pazienza. La tenerezza. L’affetto..

    La Tua Parola oggi mi insegna che cosa chiederTi. Nella preghiera.
    Che cosa fare, nel buio del cammino.
    Ti chiedo Signore di perdonare i miei peccati.
    Perdona e rigenera tutta la mia vita.
    Rimettimi in piedi e fa che io accetti di ripartire.
    Perdonami.
    Solo con il ri-conoscere il mio peccato, sarò guarita.

    Aiutami ad amare con il Tuo amore. Con affetto, tenerezza, pazienza…
    Voglio – con la Tua Grazia – perdonare.
    Essere Tuo perdono.

    Grazie, Signore!

    Aggiungo solo una MIA risonanza.
    “Vista la LORO fede”.
    Certamente, e così ho sempre sentito, è la fede dei portatori.
    Ma non è escluso che in quella parola, “LORO”, non sia compreso anche il portato.Il paralitico.
    Io credo che anche lui sperasse da Gesù qualcosa di grande. Di essere salvato…

    Questa Parola mi rimanda a un’altra…
    Che mi è sempre suonata di grande conforto.
    Ez. 36, 25-28.
    25 Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; 26 vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. 27 Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi. 28 Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio.

  2. lucetta ha detto:

    Stamattina sono andata in chiesa per riversare nel Cuore di Gesù tutti i pesi che portavo nel mio “lettuccio”…..ma Lui mi ha chiesto i miei peccati e dopo averli messi nelle Sue Mani con sincerità di cuore, sono tornata a casa con il “lettuccio” leggero come una piuma.

    Il sacerdote stamattina ha detto che quando il cuore è pieno del Signore i pesi della vita diventano ali per volare.

    Caro Angelo, Silvia e globuli tutti….voi siete per me “i portatori del paralitico” e per la vostra fede Dio mi aiuta a camminare verso CASA.

    Lucetta

    IL PERDONO

    O Signore, per vivere Te in mezzo agli uomini,
    uno dei più grandi rischi da prendere è quello di perdonare,
    di dimenticare il passato dell’altro.
    Perdonare e ancora perdonare,
    ecco ciò che libera il passato e lo immerge nell’istante presente.

    Amare è presto detto.
    Vivere l’amore che perdona, è un’altra cosa.
    Non si perdona per interesse,
    non si perdona mai perché l’altro sia cambiato dal nostro perdono.
    Si perdona unicamente per seguire Te.

    In vista del perdono oserei pregarti, o Gesù,
    con la tua ultima preghiera:
    Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.

    E questa preghiera ne farà nascere un’altra:
    Padre, perdona me, perché così spesso anch’io non so ciò che faccio.
    Fa’ che sappia ricominciare sempre di nuovo a convertire il mio cuore: per essere testimone di un avvenire.

    (Regola di Taizé)

  3. silvia ha detto:

    Grazie Lucia.
    Portare ciascuno i pesi degli altri.
    Insieme, è più facile.
    Grazie, perchè tu, voi, siete ora per me Suo segno.
    Grazie sempre a Lui, anche per i momenti neri, in cui vivere l’amore che perdona, è così difficile!
    Oggi è stato un dono grande!
    La Parola di oggi, un passo avanti , verso CASA!

  4. angelonocent ha detto:

    E’ edificante la percezione che si avverte: la persona A, B, C…di cui si parla negli interventi, corrispondono all’immagine evangelica dei “4”. Nel video ci è stato spiegato il significato del numero: i quattro punti cardinali del mondo. Tutto il pianeta è coinvolto: siamo portati e possiamo essere portatori.

    Anche al presente ci sono persone percepite come “i portantini della barella“. Vuol dire che è avvertito il senso di comunione fraterna che ci lega in quel portare gli uni i pesi degli altri. Nulla di virtuale. Anzi, tutto vero, autentico. Pur nella lontananza di uno dall’altro.

    E’ altrettanto vero però che ognuno di noi tende ad identificarsi nel paralitico, trasportato dalla premura dei buoni che si fanno carico dei nostri disagi.

    La Chiesa è colei che si fa carico di tutti i paralitici che vengono risanati dal suo Signore perché ognuno si faccia prossimo, portantino, samaritano a sua volta: “Va’ e anche tu fa lo stesso”. E’ un mistero di grazia: nel suo seno si perdona e si risana. C’è guarigione e salvezza. Oggi come ieri.

    Gesù spezza il collegamento che molti facevano tra malattia e peccato; rimette la colpa:”Figlio, ti sono perdonati i peccati”, ma lascia la malattia per togliere i pregiudizi che spesso angosciano il malato: nessuno deve considerarsi punito da Dio per i suoi peccati. Infatti l’uomo è perdonato ma la paralisi resta. Segno che non era la causa diretta della sua patologia fisica.

    E poi lo sguardo di Gesù coglie l’aspetto più vero e più urgente di questo malato: l’esperienza della riconciliazione con Dio, di una relazione con l’alto. A cosa gli servirebbe riacquistare la speditezza delle gambe se l’anima è dilaniata da una metastasi?

    Scriveva Don Oreste Benzi:”Gesù rimette i peccati prima di guarire il paralitico. A che cosa servirebbe l’uso riacquistato delle gambe, se non ci fosse la vita di Dio dentro l’uomo che cammina. Il peccato è l’assurdo dell’uomo“.

    Forse è anche l’assurdo nostro modo di pensare che ne snatura la portata. Tentati come siamo di vedere sempre Dio come giudice seduto tra noi e la colpa, pronto a dare sentenza, proviamo un senso di repulsione e di rigetto.

    Forse abbiamo bisogno di recuperare il senso del Miserere e di sentirci dire che Dio non è giudice: è parte lesa. Prendiamo il salmo 50: ad un certo punto si dice: «Sei giusto quando parli, retto nel tuo giudizio».

    Cosa significa? Dio, che è il principio di ogni fedeltà e di ogni amore, è stato leso mortalmente da Davide, è stato violentato nei suoi diritti. Per questo rimprovera Davide e questi accetta il rimprovero sapendo che il giudizio divino è giusto ed è quindi anche un giudizio di perdono.
    Dio, come parte offesa, redarguisce Davide perché vuole la sua vita e non la sua morte: se ha tentato di uccidere Dio, Dio lo vuole salvare.

    Pensiamo al triplice tradimento di Pietro, così simile ai nostri: “Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: “Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte”. E uscito pianse amaramente» (Lc. 22,-54-62).

    Perché Pietro scoppia in pianto?
    “Fino a quel momento aveva una certa coscienza, anche se un po’ annebbiata, di avere fatto una cosa sbagliata, di essersi disonorato; di avere tradito un amico.
    Ma è solo quando Gesù lo incontra e lo guarda che Pietro scoppia in pianto. In quel momento capisce una cosa sola: io ho rinnegato quest’uomo e lui va a morire per me!” (Card. Martini)

    Nella parabola, il segno del perdono ottenuto è la guarigione fisica: “Alzati, prendi la barella e va’ a casa tua”. Gesù perdona. Gesù guarisce. Perché Gesù va alla radice dei malanni. E Gesù decide le priorità che spesso non coincidono con le nostre.
    La barella sulle spalle, come nell’iconografia, è il simbolo della libertà ricevuta.

    Con la remissione dei peccati al paralitico è stata tolta la paralisi verticale verso Dio.
    Con la guarigione fisica egli riceve la capacità di entrare nella comunicazione con gli uomini.
    – Nella parabola sono stati rimossi tutti e due gli ostacoli del paralitico, quello verso l’alto e quello verso l’esterno.
    – Tutto questo avviene all’interno della casa, cioè a partire dall’ambiente dove ci si incontra con Gesù e per opera di Gesù.

    Per noi le situazioni non si presentano mai così chiare e distinte. A prevalere, spesso sono la confusione, lo smarrimento, la paura. Ma Dio si fa carico anche di questo…

    AZNALUBMA
    Epperò, da oggi abbiamo un’aggiuntiva definizione, sempre legata all’immagine di ambulanze: GLOBULI ROSSI = PORTATORI DI BARELLE.
    Un ruolo solo apparentemente banale, insignificante. La nostra povera fede può produrre miracoli perché siamo Chiesa, operai nella vigna del Signore che SALVA SENZA ALCUNA CONDIZIONE: “non per i nostri meriti ma per la fede della Tua Chiesa“. Sono parole che sentiamo pronunciare ad ogni Messa, la Casa dei miracoli.

    Se ci crediamo, ce lo leggeranno in viso.

  5. Donatella ha detto:

    Mi ha colpito molto il concetto di perdono come “colpo di remo” verso il futuro. Passato e futuro infatti sono intimamente connessi nella nostra riconciliazione col Signore che non solo ci alleggerisce del fardello dei nostri peccati ma ci riavvicina a Lui per spingerci ad essere persone migliori. Un abbraccio a tutti.

  6. lucetta ha detto:

    Buona quaresima a tutti i globuli.Ho intenzione di digiunare…..

    Vi abbraccio tutti quanti siete.

  7. silvia ha detto:

    Buona quaresima.
    Digiuno: spero di compiere quello che quotidianamente la vita mi propone.
    Digiuno dall’irritazione, dalla reazione, dall’impazienza.
    Dalla stanchezza.
    Digiuno fisico.Morale.
    Spirituale…
    Ricambio a te e a tutti un grande abbraccio.🙂 😀

  8. angelonocent ha detto:

    Lucetta, ma che bella cura dimagrante!

    Ho sotto gl’occhi uno stralcio di lettera del Padre Leone Haberstroh che Silvia ha conosciuto bene e che a sua volta mi ha fatto conoscere. Ad un suo penitente suggerisce quanto lui stesso pratica:

    – “Nella Santa Messa mi offro ogni giorno con Cristo come ostia sacrificale.
    – Durante il giorno voglio vivere la Messa in tutto quello che il momento presente contiene di spiacevole (ossia l’aspetto negativo dela vita spirituale):
    – tutte le piccole croci di cui è pieno il lavoro della mia giornata, voglio portarle tutte senza dire nulla di questo a nessuno,
    – amando,
    – tacendo,
    – sopportando”.

    Non era un uomo triste, ma sempre con il sorriso sulle labbra.
    Forse aveva ragione Abraham Lincoln: “La maggior parte degli esseri umani è felice nella misura in cui decide di esserlo“.

    Lo Spirito ci conceda il dono delle lacrime in ogni celebrazione dell’Eucaristia e la dimensione contemplativa della vita. (Non è una stonatura con la felicità!)
    Queste due cose le ho chieste ieri per ciascuno sulle tombe dei santi arcivescovi Card. Schuster e Card. Ferrari nel duomo di Milano da dove è stata avviata ufficialmente la procedura canonica per la causa di beatificazione di Don Luigi Giussani, colui che diceva ai suoi di CL di recitare ogni giorno un “Gloria Patri” a San Riccardo Pampuri.

    E’ tempo di santità. Umile, semplice, popolare.
    Davanti al Santo Crocifisso ed all’effigie della Madonna del latte, c’erano centinaia di candele ardenti, il segno lasciato dai passanti. Nessuno s’accorge ma nella grande città c’è sempre “il piccolo resto” degli oranti intercessori.

    Siamo paralitici, ma non ciechi e muti. Se non le labbra, almeno il cuore arda di com-passione per il Crocifisso e per i crocifissi che ci stanno intorno.

    E CHE NON CI SFUGGA IL SACERDOZIO DOMESTICO IN CUCINA, ALLA PRIMA COLAZIONE:
    https://grcompany.wordpress.com/2012/01/30/la-poerta-n-4-donne-e-uomini-sacerdoti-in-rete-angelo-nocent/

    • lucetta ha detto:

      Cercherò di non farmi sfuggire nulla, nei limiti delle mie capacità. Faccio mia la richiesta del dono delle lacrime( a volte sperimentato) in ogni celebrazione eucaristica e la dimensione contemplativa della vita (che fa fatica a farsi strada nel mio cuore…)Magari riuscissimo ad avere questi doni……forse riusciremmo, almeno io, a sorridere di più di fronte ai contrasti personali ed alle brutture del mondo.
      Ciao Angelo e GRAZIEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!

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