LA MADONNA DEL LAGO e il Prof. Michelini – A. Nocent

 

PREMESSA

Ci aspetta un bel viaggio in Africa per incontrare LA DONNA VESTITA DI SOLE e sotto ai suoi piedi UN LAGO.

Ma è anche l’8 MARZO e la Chiesa fa memoria di SAN GIOVANNI DI DIO, l’uomo dal fuoco nelle vene,  

  • patrono universale dei Malati,
  • degli Operatori Socio-Sanitari,
  • dei Librai
  • ed in alcuni posti come la Spagna, anche dei Vigili del Fuoco.

La società invece celebra la festa della donna e gli uomini provano a sdebitarsi verso mamme, sorelle, mogli, compagne, colleghe… per tutte le sopraffazioni,  grandi o piccole, spesso invisibili ma percepibili e dolorose, che dai tempi dei tempi e in tutte le latitudini, ogni giorno sono costrette a subire per distorsioni culturali, forse in via di superamento, ma che stentano a morire.

Oggi, per festeggiare ENTRAMBI, non trovo di meglio che agganciarmi al pennello dell’indimenticabile Prof. FERDINANDO MICHELINI, il miracolato da San Riccardo Pampuri che ha speso la vita per gli altri, un vero missionario laico di grande talento, che, aggregato all’Ordine dei Fatebenefratelli, ha saputo farsi imitatore sia del “Mendicante di Granada” che del suo discepolo santo di Trivolzio, Fra Riccardo.  Per uno come me che ha avuto modo di conoscere questo duro d’orecchi per via del campo di contrentamento ma dal cuore tenero e dagli occhi di bambino, paziente all’inverosimile, sereno, buono come il pane, è un motivo di gioia e di affezione.

Perché con la “DONNA” per eccellenza, la Vergine Maria, l’architetto-pittore ha sempre avuto uno specialissimo rapporto, molto riservato ma confidenziale

Nessuno è in grado di dire quante volte l’abbia dipinta in tutte le pose, con la fede dei monaci che producono le icone russe ma con lo slancio e la fretta di chi ha sempre i minuti contati per il Regno di Dio e il tempo sembra scorrere troppo velocemente. Perché non solo dipingeva ma costruiva chiese, ospedali.. Così, con quest’andatura da maratoneta, simile a san Giovanni di Dio, il “mendigo de Granada” , il Cielo lo ha voluto in vita fino ai 91 anni suonati.

Originalissima questa icona, incastonata in una spalliera di letto, in abiti di broccato.

Per non parlare della MADONNA DEL LAGO di Togoville,  di cui si dirà in seguito. 

Dopo aver messo insieme tutte queste notizie, mi sto rendendo csempre più conto di una cosa singolare:  che San Riccardo Pampuri è ancora tutto da scoprire. Un insieme di cose, di avvenimenti, mi danno l’impressione che ciò che non ha potuto fare in vita lo stia attualizzando ora. Ma non da solo. Perchè siamo Chiesa, ossia Comunione. Così si serve dell’uno o dell’altro, donne e uomini disposti a mettersi a disposizione, come fosse ancora ad animare la piccola parrocchia di Morimondo:

  • ambulatorio (per i problemi fisici, morali e non venga a mancare il pane necessario)
  • attività parrochiale perché il Regno di Dio vada a compimento.

E’ in atto quella che il beato Giovanni Paolo II chiamava LA FANTASIA DELLA CARITA’, dove l’ispiratore è lo Spirito Santo.

Auguri !

AFRICA NERA: DEVOZIONE ALLA MADONNA

La devozione alla Madonna è molto  radicata tra i cattolici africani.  Apparizioni? Non sempre. Ma di certo  anche in terra d’Africa abbondano santuari mariani. Un teologo  domenicano francese che ha vissuto a lungo  nel continente, ce ne parla.                  

    

Libera di essere nera

di René Luneau

Di recente sono stato a Lourdes per il 150° anniversario delle  apparizioni della Madonna a Bernadette e mi sono chiesto: «La Vergine  eviterebbe i sentieri che portano in Africa?». La risposta che mi sono  dato è stata che, da alcuni decenni, sembrerebbe non essere più così.

Le prime apparizioni della Madonna in terra africana riconosciute  dalla chiesa si registrano a Kibeho, un paese nel sud del Rwanda. Il 28  novembre 1981 la Vergine appare, per la prima volta, ad Alphonsine  Mumureke, presentandosi come Nyina wa Jambo (Madre del Verbo). Alcuni mesi dopo si mostra anche ad alcuni compagni di scuola.  L’avvenimento provoca in Rwanda un’intensa emozione. Le folle, anche da molto lontano, si riversano a Kibeho, mosse dalla curiosità e  dall’aspettativa di miracoli e si radunano attorno al podio sul quale è seduta la veggente, per accogliere dalle sue labbra il messaggio celeste  e dalle sue mani l’acqua che la Vergine, dietro sua richiesta, benedice. Per anni, una commissione teologica e una medica studiano  attentamente la personalità dei veggenti (sei ragazze e un ragazzo di 15  anni, Segetashya, che non è neppure catecumeno quando Gesù in persona  gli appare; sarà poi battezzato con il nome di Emmanuel), senza notare  in loro alcunché di anormale. Anche i messaggi che i veggenti sono  incaricati di trasmettere non esulano dall’ordinaria vita di un  cristiano: parlano di penitenza, conversione del cuore, spirito di fede,   preghiera, carità fraterna, disponibilità, umiltà, fiducia in Dio,  vanità del mondo e dignità della persona umana. L’apparizione del 19 agosto 1982 ha un tono singolare. I veggenti  raccontano di aver visto immagini terrificanti: fiumi di sangue, persone   che si ammazzavano tra di loro, cadaveri abbandonati insepolti, un  albero in fiamme, un abisso spalancato, un mostro spaventoso e tante  teste decapitate. Le 20 mila persone presenti sono prese da un senso di paura, se non di panico e tristezza. Dodici anni dopo, avviene il genocidio. Anche a Kibeho, migliaia di  persone sono assassinate. I molti che cercano rifugio nella chiesa  vengono massacrati; l’edificio è incendiato. Nel 1996, un campo di  rifugiati, installato nei pressi di Kibeho, è attaccato dall’esercito  del Fronte patriottico rwandese, al potere a Kigali: migliaia i morti.

Nel 2001, la chiesa del Rwanda, uscita indebolita e divisa dalla  terribile prova del genocidio, riconosce l’autenticità delle  apparizioni. Mons. Augustin Misago, vescovo di Gikongoro, l’inquisitore dei primi anni, precisa che il riconoscimento delle apparizioni non è  articolo di fede; il credente è libero di crederci o meno. Il santuario,   consacrato nel 2003 dal card. Crescenzio Sepe, è dedicato alla Madonna   del dolore.

Santuario di Togoville – I dipinti sono di Fernando Michelini

 

ICONA MIRACOLOSA

Nel 1973, per iniziativa del comboniano Francesco Grotto, la chiesa  parrocchiale di Togoville (Togo) è trasformata in santuario, dedicato a Nostra Signora del Lago, Madre della misericordia.

L’architetto italiano  FERDINANDO MICHELINI  (miracolato da san Riccardo Pampuri, medico e  religioso dei Fatebenefratelli) dona all’amico comboniano un’icona  miracolosa della Madonna, che l’arcivescovo di Lamé “intronizza”  solennemente a nome di tutta la chiesa togolese. Da subito, l’icona  comincia a compiere meraviglie.

Padre Francesco Grotto

Si racconta che un gruppo di pellegrini, in grave difficoltà mentre  attraversava il Lago Togo per recarsi al santuario, si sia trovato  misteriosamente sulla riva, sebbene il guidatore della piroga avesse  perso la pertica. Nel villaggio circola un altro aneddoto che assicura  di un fatto avvenuta molti anni prima dell’arrivo dell’icona: durante un   lavacro purificatorio presso un sacerdote del vodù locale, una donna  consacrata al feticcio e impossibilitata ad avere figli ebbe la visione di una dama bianca, con un bimbo tra le braccia; qualche tempo dopo, la   donna concepì.

Si racconta anche che, nel novembre 1983, in occasione dei  festeggiamenti per il decimo anniversario dell’intronizzazione  dell’icona, uno sciame d’api, “in forma di ostia, bianca e rotonda”, si sia posato proprio sopra la Madonna. Nella tradizione togolose, le api sono segno di benedizione. Parlare di miracolo farebbe sorridere noi  occidentali. Eppure, anche i grandi sacerdoti del vodù di Togoville si  sono recati più volte a venerare l’immagine della Vergine, forse perché assimilano la devozione alla Madonna alla venerazione per la dea del  lago, Mama Kponu.

Sempre in Togo, 1998: corre voce che la Vergine appaia nella piazza  della chiesa parrocchiale di Tsévié, a 30 km da Lamé. I veggenti sono  giovani, tra cui una rifugiata rwandese. La notizia travalica subito le frontiere e i pellegrini arrivano da Costa d’Avorio, Benin e Ghana. Le apparizioni si sono ripetute, ma la chiesa non le ha mai riconosciute. I   fedeli, però, continuano a recarsi a Tsévié per pregare la Vergine.

All’africana Il 13 maggio 1986, a Nsimalen, a 25 km da Yaoundé (Camerun), alcuni  ragazzini stanno giocando nel cortile di una scuola. A un certo punto,  sulla cima di un albero vedono una “forma bianca” che richiama  fortemente la figura della Madonna venerata nella chiesa parrocchiale.  La vedono anche alcuni adulti, che la “identificano” subito:  si tratta senz’altro della Vergine Maria! La voce si sparge fino alla capitale e oltre. La gente accorre: per cinque intere giornate questa strana forma   bianca resterà perfettamente visibile. E subito si parla di miracoli. Una bambina di 9 anni, muta dalla nascita, riacquista improvvisamente la  parola e si mette a gridare: «Maria, Maria!». Un catechista di Nsimalen  ricupera la vista.

Una notte, il villaggio è invaso da una luce  ininterrotta che consente di leggere un libro e ricamare un vestito  senza bisogno di lampada. C’è chi vede il sole trasformato in una  lucente palla verde dai bordi trasparenti, e chi giura di aver visto la  luna ovale e, su di essa, una donna seduta con il bimba in braccia.

Il clero scuote la testa. Suor Marie-Praxéde, una suora che vive da  anni a Nsimalen, non comprende la mancanza di entusiasmo dei  responsabili della chiesa. Il parroco le dice che a Lourdes la Madonna è   apparsa solo a Bernadette.

E lei: «Ma qui siamo in Africa, e la Vergine  comprende la nostra mentalità. Perché pretendere che appaia sempre allo  stesso modo? Perché noi africani non potremmo avere la nostra Vergine?  Voi preti, compreso l’arcivescovo, siete troppo europei e non capite».

  • L’indignazione della suora è interessante. Bisognerà sempre rifarsi  all’autorità del clero – occidentale o formato all’occidentale – per  giudicare avvenimenti che avvengono in terra africana e riguardano  innanzitutto la gente che vi vive?
  • E la Madonna, per essere  riconosciuta, deve per forza attenersi alle norme del diritto canonico?
  • Non può apparire dove e come vuole, foss’anche in cima a un albero?  Troppe le grotte di Lourdes replicate nel mondo, quasi che la Vergine  non potesse “apparire” che in un antro!

Ragioni di una visita Il gesuita camerunese Meinrad Hebga ha argomentato: «Non si deve   esigere dai cristiani dell’Africa nera di essere i soli a credere senza  aver visto. Sarebbe un inganno! È forse un caso che i paesi più  favoriti dal “fascinoso” sono i più ricchi materialmente?

Fieri dei loro molti santi, tutti operatori di prodigi (almeno in vista della  canonizzazione) e di essere originari di “paesi dei miracoli”,  verrebbero qui a dirci che l’essenziale non è questo, ma la  “fede-beata-di-chi-non-vede” e la carità? Grazie mille! Sono discorsi  che hanno l’amaro sapore di quelli che pasciuti ecclesiastici  sciorinavano al proletariato dell’Ottocento. Noi ne faremmo volentieri a   meno».

Sembrerebbe arrivato il tempo per il “fascinoso” di indigenizzarsi e  per la Madonna di essere libera di fare anche in Africa le sue “visite a   domicilio”, fin qui riservate ai più ricchi. Anche se la sua immagine nel continente non potrà più assomigliare in tutto e per tutto a quella   di Lourdes o di Fatima.

Le apparizioni di Kiheho sarebbero, dunque, una  “buona notizia” per l’Africa e la sua chiesa: la religiosità cristiana  si starebbe africanizzando. Questo riequilibra le  deviazioni causate dall’Occidente, che con la secolarizzazione  sistematica e la dimenticanza dell’essenziale (valgono solo la scienza e  la tecnica) ha spesso sedotto l’Africa.

Perché  meravigliarsi se, dopo un secolo di cristianesimo, le  devozioni cristiane assumessero in Africa carne africana e cominciassero  a segnare profondamente la psicologia dei credenti? Gli africani hanno  sempre avuto visioni di spiriti e di antenati. Per tanti fedeli, la  Madonna o un altro santo sono diventati personaggi familiari, che fanno parte del loro universo quotidiano. Almeno su questo punto, si è operata  una reale inculturazione.

Per provarlo, non sono necessarie le apparizioni. Bastano i santuari. Ce ne sono in ogni angolo del  continente: Poponguine (Senegal), Kita (Mali), Lagos e Kona (Nigeria),  Yagma (Burkina Faso), Dassa-Zoumé (Benin), Yamoussoukro (Costa  d’Avorio), Nairobi e Subukia (Kenya), Kampala (Uganda), Soweto  (Sudafrica), Namacha (Mozambico)…

A partite dal 1970, l’avvenimento del rinnovamento carismatico ha  segnato un cambiamento importante nella vita delle comunità africane,  ridando diritto di cittadinanza a espressioni religiose radicate nella  tradizione e da essa valorizzate, ma che il cristianesimo ha sempre  tenute con cura da parte (la trance, ad esempio, considerata  “estasi” in Europa, è stata giudicata “possessione demoniaca” in  Africa).

Oggi, se uno partecipa a un incontro di preghiera degli amanti del Rinnovamento netto Spirito, vede tante persone che cadono in trance durante  la processione del SS.mo Sacramento. Simili fenomeni non potrebbero  rappresentare, tra l’altro, una protesta contro una liturgia che non da  spazio all’ispirazione a all’emozione collettiva? Ernest Kombo, vescovo  di Owando (Congo) deceduto l’ottobre scorso [2008], diceva: «Il giorno  in cui non ci sarà più trance, sarà grave: vorrà dire che qualcosa è venuto a mancare».

I santi “abitano”, anche solo per un momento, i loro devoti, proprio  come il vodù “abita” i suoi adepti. La gente ci crede, e non serve dire che Cristo ci ha promesso il suo Spirito, non sua madre o l’angelo  Michele. Radicare il Vangelo nella cultura africana è un compito  impegnativo e di lunga durata. E Maria di Nazareth, figlia di Israele e serva del Signore, diventa il paradigma anche del fedele cristiano  africano. E non dubita che saprà, anche in Africa, situare bene il posto   che lei occupa nella storia della salvezza. (da Nigrizia, dicembre 2008, pp. 60-63)

UN’ICONA MIRACOLOSA NEL TOGO

Nel 1973, per iniziativa del comboniano Francesco Grotto, la chiesa parrocchiale di Togoville (Togo) è trasformata in santuario, dedicato a Nostra Signora del Lago, Madre della misericordia. L’architetto italiano Ferdinando Michelini (miracolato da san Riccardo, Pampuri, medico e religioso dei Fatebenefratelli) dona all’amico comboniano un’icona miracolosa della Madonna, che l’arcivescovo di Lomé “intronizza” solennemente a nome di tutta la chiesa togolese. Da subito, l’icona comincia a compiere meraviglie.

Si racconta che un gruppo di pellegrini, in grave difficoltà mentre attraversava il Lago Togo per recarsi al santuario, si sia trovato misteriosamente sulla riva, sebbene il guidatore della piroga avesse perso la pertica.

Nel villaggio circola un altro aneddoto che assicura di un fatto avvenuto molti anni prima dell’arrivo dell’icona: durante un lavacro purificatorio presso un sacerdote del vodù locale, una donna consacrata al feticcio e impossibilitata ad avere figli ebbe la visione di una dama bianca, con un bimbo tra le braccia; qualche tempo dopo, la donna concepì.

Si racconta anche che, nel novembre 1983, in occasione dei festeggiamenti per il decimo anniversario dell’intronizzazione dell’icona, uno sciame d’api, “in forma di ostia, bianca e rotonda“, si sia posato proprio sopra la Madonna. Nella tradizione togolose, le api sono segno di benedizione.

Parlare di miracolo farebbe sorridere noi occidentali. Eppure, anche i grandi sacerdoti del vodù di Togoville si sono recati più volte a venerare l’immagine della Vergine, forse perché assimilano la devozione alla Madonna alla venerazione per la dea del lago, Mama Kponu.

Sempre in Togo, 1998: corre voce che la Vergine appaia nella piazza della chiesa parrocchiale di Tsévié, a 30 km da Lomé. I veggenti sono giovani, tra cui una rifugiata rwandese. La notizia travalica subito le frontiere e i pellegrini arrivano da Costa d’Avorio, Benin e Ghana. Le apparizioni si sono ripetute, ma la chiesa non le ha mai riconosciute. I fedeli, però, continuano a recarsi a Tsévié per pregare la Vergine.

FOTO: http://www.africamania.it/ Ghana-Togo-Benin 2008/Tamberna/index.htm

ATTO DI CONSACRAZIONE ALLA VERGINE  NEL SANTUARIO DI NOSTRA SIGNORA DEL LAGO TOGO

DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Togoville (Togo) – Venerdì, 9 agosto 1985

*  Nel testo del discorso, le foto di EMMA PIAPIA (ingrandisci:http://www.flickr.com/photos/65820074@N02/6538567829/in/photostream)

Cari fratelli e sorelle, pellegrini di Notre-Dame del lago Togo.

1. La vostra gioia è straboccante! La mia è grande quanto la vostra! È vero che un incontro tra amici, e questo è ben uno di essi, fa crescere l’amicizia. Altrettanto certo è che un raduno di pellegrini – e questo è uno stupendo raduno – risveglia la fede cristiana. E chiaramente la presenza del successore di Pietro tra voi porta l’entusiasmo al suo culmine, un po’ come se vi ritrovaste sulle rive del lago di Galilea. Il Signore sia sempre lodato per la grazia accordata a tutti noi!

Il nostro incontro si svolge in un contesto meraviglioso: sulle rive del lago Togo. Si svolge accanto al santuario iniziato nel 1910 dai missionari del Verbo Divino. Si svolge vicinissimo all’immagine rappresentante Notre-Dame del lago Togo, invocata col nome di Madre della misericordia. Pellegrini di tutte le età, indovino il vostro desiderio di manifestare la vostra gioia nel modo africano e togolese. Allora potete battere le mani per Notre-Dame! Per la santissima Madre di Dio!

Il Dio che adoriamo è Spirito. Per amore dell’umanità, si è reso visibile nella persona del suo unico Figlio, il quale, da sempre, è una sola cosa con lui, nell’unità dello Spirito Santo. Questo Figlio, divenuto uomo, ha compiuto l’esperienza dell’esistenza umana su un piccolo lembo dell’immenso universo, che a partire da questo avvenimento storico viene chiamato Terra santa. Sì, il Figlio di Dio ha voluto nascere da una donna scelta sin dall’inizio dei tempi. Nascere da una donna esente dal peccato! E questa Madre, benedetta tra tutte, Dio ce l’ha data alcuni istanti prima di spirare sulla croce, sulla quale offriva la sua vita per noi. Gesto misterioso e allo stesso tempo così luminoso! Il Figlio di Dio ci ha dato sua Madre. Perché? Per aiutare i cristiani, i suoi discepoli di tutti i continenti e di tutti i tempi, a capire il mistero di Gesù, il solo salvatore del mondo, il solo intermediario tra Dio e gli uomini. Per aiutarli con sollecitudine materna a seguire Gesù. Come a Cana, ella sembra dirci: “Fate quello che vi dirà” (Gv 2, 5). Ella ci aiuta a meditare sulla testimonianza unica resa al mondo da suo Figlio: disponibilità filiale verso Dio, Padre suo e Padre nostro, e allo stesso tempo apertura agli altri uomini e agli altri popoli, apertura fraterna, generosa, senza limiti né di frontiera né di razza. Non smettiamo mai di adorare questo Salvatore, traboccante d’amore misericordioso per tutti e per ciascuno! Veneriamo ugualmente e incessantemente la Madre di questa misericordia divina, incarnata nella persona di Gesù. Come suo Figlio, anch’essa è misericordia. Come avete avuto ragione, in occasione dei festeggiamenti del 1973, di completare l’appellativo “Notre-Dame del lago Togo” aggiungendovi “Madre della misericordia”.

Vi siete ispirati al Vangelo stesso e a tutta la storia della devozione mariana da duemila anni a questa parte. Non potremo andarcene da questo luogo benedetto senza esserci rifugiati in spirito tra le braccia di questa Madre, facendo nostra la consacrazione che pronuncerò in nome di tutti.

2.

 Ma prima vorrei rivolgermi in particolare ai giovani così come agli ammalati e agli handicappati qui presenti. Cari adolescenti e giovani, che avete la fortuna d’essere in salute: ringraziate il Signore. Rispettate questo tesoro. Imparate a padroneggiare il vostro corpo nella disciplina sportiva, con una buona igiene. Apportate alla società togolese e in particolare alla vostra famiglia le sane forze fisiche di una personalità equilibrata. La vostra dignità di uomini deriva dalla vostra rassomiglianza a Dio stesso. Sapete che le vostre capacità di riflessione, di decisione, di dono di voi stessi sono di natura spirituale, e rispecchiano una certa presenza di Dio in voi. Il vostro Battesimo è un avvenimento che segna tutta la vostra vita. Confermati nello Spirito, uniti al corpo di Cristo, siete sostenuti nella vostra dignità di uomini dalla presenza di Dio in voi. Una tale dignità si manifesta e si manifesterà ogni giorno attraverso la vostra lealtà, il vostro coraggio, la vostra disponibilità, la vostra capacità di perdono e di riconciliazione, la fedeltà alle vostre credenze religiose e alla preghiera. Le conoscenze religiose che avete ricevuto devono essere sviluppate, approfondite, molto al di là del catechismo dell’infanzia, soprattutto se seguite degli studi. Esse devono essere all’altezza della vostra cultura, devono permettervi di rispondere a domande vecchie e nuove, di dar testimonianza della speranza che è in voi. Devono soprattutto portarvi ad aver totale fiducia in Cristo, a intrattenere un dialogo con lui attraverso la preghiera, a prendere posto attivo nella Chiesa, a cercare di costruire insieme a lui un mondo nuovo.

Tra tutte le creature, Maria, con la sua fedeltà, con la sua dedizione totale al Signore e alla sua opera di salvezza, è un ammirevole esempio per tutti noi. Sì, Maria ha ricevuto molto dal Signore. Essa ha anche fatto fruttare al massimo i talenti ricevuti. Ecco perché ha dato molto all’umanità intera, e continua ad accompagnare i singoli e i popoli.

Giovani, la Chiesa in questo Paese ha bisogno di voi. La società togolese ha bisogno di voi. L’Africa ha bisogno di voi. Siate pronti, come Maria di Nazaret, a dare il meglio di voi stessi per servire Dio e i vostri fratelli.

3. E voi, cari giovani o adulti che siete segnati da un’infermità, da una malattia, da sofferenze morali, rivolgetevi sempre più alla Madre di misericordia. Penso in particolare ai ciechi che mi ascoltano. La Vergine Maria vi condurrà vicinissimo a suo Figlio. Certo, è importante che, all’interno di ciascun Paese, e tra Paesi meglio attrezzati e Paesi meno avanzati, ci si aiuti reciprocamente a fare indietreggiare la miseria sotto ogni aspetto. Servono più medici, più ospedali, più dispensari. Purtroppo esistono dappertutto, anche nei Paesi molto attrezzati, infermità e malattie difficili da guarire, perlomeno completamente. E vi è poi la sofferenza morale, più pesante talvolta della sofferenza fisica.

Fratelli e sorelle, giovani e adulti, la devozione a Gesù Cristo, la pietà verso sua Madre hanno aiutato generazioni di credenti ad accettare sempre più la propria croce. I pellegrini di santuari quali Lourdes sono stati colpiti nel constatare la pace e persino l’intimo sorriso degli ammalati sulle sedie a rotelle o distesi sulle barelle. Il male rimane un problema lancinante, che fa dire a ciascun infermo o a chi lo circonda: perché, perché proprio io? E tuttavia il signore Gesù – e solo Lui – ha dato in qualche modo un senso a questa prova, una luce. Egli ha assunto su di sé la sofferenza. Ha portato la propria croce. Abbiamo meditato questi misteri. Tuttavia in lui non vi è alcuna traccia di rivolta, né di fatalismo: questa sofferenza, l’ha offerta per amore. Ed è così che ha ottenuto la vittoria sul male.

La sofferenza, guardata in faccia, accettata a poco a poco, offerta in unione con Cristo, può essere un cammino di luce, un’ascensione spirituale. Esistono numerosi casi di cristiani, privati dell’uso parziale o totale delle forze fisiche, dei sensi – vista o udito – che illuminano e talvolta addirittura convertono i propri simili, non per ciò che fanno, ma per ciò che sono. In un certo senso, essi sono i segni evangelici d’oggi. Sì, la Vergine Maria, in tutti i santuari che le sono consacrati nel mondo intero, aiuta i pellegrini che soffrono a divenire un dono fecondo, una luce salvifica per l’umanità. Infermi e ammalati venuti a questo pellegrinaggio, credete al valore della vostra esistenza vissuta con Cristo e accanto a sua Madre! La Chiesa conta sulla vostra preghiera. E anch’io vi conto per il ministero che mi ha affidato il Signore al servizio di tutta la Chiesa.

Un istante di silenzio sarebbe utile a tutti noi, prima di unire i nostri spiriti e i nostri cuori nella preghiera di consacrazione che pronuncerò a nome di tutti.

ATTO DI CONSACRAZIONE

O Maria, Madre del Figlio di Dio, il solo Redentore venuto a salvare i popoli di tutti i continenti e di tutti i tempi, noi ti lodiamo.

Tu sei la più santa e la più umana tra tutte le creature del Signore. Tu sei la più grande, “benedetta fra le donne” della terra. Sei allo stesso tempo la più umile, la più avvicinabile! Sei per sempre la Madre di Dio. Hai voluto accettare di essere anche la misericordiosissima Madre di tutte le generazioni umane, che non smettono mai di dirti: Beata”.

Da venti secoli, mentre risiedi vicino a tuo Figlio, nella gloria del cielo, è come se tu stessi visitando la terra! Tendi l’orecchio ai discepoli di tuo figlio Gesù, ti chini sui peccatori! Accogli tutti gli uomini di buona volontà, come faceva lo stesso Gesù nei villaggi e nelle città di Giudea e di Galilea!

Nel tempo della Chiesa inaugurato dalla Pentecoste, alla quale eri presente, non smetti di presentare ai singoli e alle nazioni questo Bambino, frutto stupendo dello Spirito Santo nella tua carne virginale, questo Bambino venuto, al tempo prescelto, luce per il mondo, Figlio di Dio che rimette la propria vita tra le mani del Padre per salvare molti.

Risuscitato il mattino di Pasqua come vincitore della morte. O Maria, tu desideri una sola cosa affinché la nostra gioia sia perfetta, anche nelle prove della vita. Tu desideri una sola cosa: che noi accettiamo pienamente Gesù.

O Madre di misericordia, in questo giorno, in questo luogo, noi sentiamo il bisogno di riceverti – ancor di più – come nostra madre. Portarti con noi giorno per giorno, negli anni, più profondamente nel cuore! Affinché tu ci mantenga vicini, sempre più vicini a Gesù salvatore, sempre più fedeli al servizio di tutti i suoi fratelli, che sono anche tuoi figli, al servizio soprattutto dei più piccoli, di coloro che conoscono le angosce più grandi.

Il nostro spirito, la nostra volontà, il nostro cuore, il tesoro della nostra fede, i nostri limiti, i nostri insuccessi, le nostre gioie, i nostri re-inizi, le nostre diverse responsabilità, i nostri rapporti umani, i nostri sforzi di capire l’epoca in cui viviamo, tutta la nostra vita fino all’ultimo respiro . . . tutto è affidato al tuo sguardo materno, alla tua bontà, alla tua preghiera d’intercessione! Tutto ciò che siamo, tutto ciò che abbiamo è rimesso tra le tue mani, per la causa di Gesù e per l’edificazione del suo regno di verità, di santità, di giustizia, di fraternità, di pace.

In questo giorno e in questo luogo noi ti affidiamo questa cara patria del Togo, le nostre famiglie, le nostre comunità cristiane, i pastori chiamati a condurle. Noi ti affidiamo l’Africa tutta intera e il suo futuro. Ti affidiamo il mondo intero, questo mondo che ami e che vuoi salvare, accanto a tuo figlio Gesù.

O Madre, facci sentire la sua presenza materna così discreta ed efficace. Fa’ di noi dei discepoli ardenti di Gesù e degli operai generosi del suo Vangelo, nella Chiesa che ha fondato!

Amen!

Togoville-Abside-F.-Michelini

QUI TUTTE LE FOTO DEL SANTUARIO DI NOSTRA SIGNORA DEL LAGO DI TOGOVILLE (Togo) AFFRESCATA DAL PROF. FERDINANDO MICHELINI: http://www.csey.de/gh-to-bn/togov2.htm

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3 risposte a LA MADONNA DEL LAGO e il Prof. Michelini – A. Nocent

  1. angelonocent ha detto:

    A SAN GIOVANNI DI DIO
    PREGHIERA PER INVOCARE LA SUA INTERCESSIONE

    Glorioso San Giovanni di Dio, protettore amorevole dei malati e indifesi!
    Mentre vivevi in terra nessuno si è allontanato da te con il cuore spezzato:
    – Il povero hanno trovato sostegno e rifugio;
    – Consolazione e gioia gli afflitti;
    – Fiducia i disperati, speranza e conforto nelle loro sofferenze e pene i sofferenti.
    Se così abbondante erano i frutti della tua carità mentre ancora stavi nel mondo, che cosa non dovremmo aspettarci da te ora che vivi intimamente unito a Dio in cielo?

    Incoraggiato da questo pensiero, oso sperare di ottenere la grazia del Signore … se è per la maggior gloria di Dio e il bene della mia anima. Amen. (al plurale se recitata in gruppo).

    BENEDIZIONE DI SAN GIOVANNI DI DIO per i benefattori dei poveri con le parole usate dal Santo

    “O buon fratello, o buona sorella, siate benedetti da Dio, voi e tutta la vostra generazione, e poiché non posso vedervi, anche se sono un indegno peccatore, da qui vi mando la mia benedizione.
    Dio che vi fece e vi creò, viconceda la grazia con la quale possiate salvarvi. Amen Gesù.

    La benedizione di Dio Padre, l’amore del Figlio e la grazia dello Spirito Santo è sempre con voi, con tutti e con me. Gesù Amen.”

    Da Gesù Cristo siate consolatri e soccorsi, poiché per amore di Gesù Cristo, mi avete aiutato e soccorso, sorella mia in Gesù Cristo, buona e umile duchessa”. (Dalla terza lettera del Santo a Donna Maria de Mendoza duchessa di Sessa)

    ORACIÓN PARA PEDIR SU INTERCESIÓN
    ¡Glorioso San Juan de Dios, caritativo protector de los enfermos y desvalidos!
    Mientras vivisteis en la tierra no hubo quien se apartase de vos desconsolado:
    – el pobre halló amparo y refugio;
    – los afligidos consuelo y alegría;
    – confianza los desesperados y alivio en sus penas y dolores todos los enfermos.
    Si tan copiosos fueron los frutos de vuestra caridad estando aún en el mundo, ¿qué no podremos esperar de vos ahora que vivís íntimamente unido a Dios en el Cielo?
    Animados con este pensamiento, esperamos nos alcancéis del Señor la gracia de… si es para mayor gloria de Dios y bien de nuestras almas. Amén.

    BENDICIÓN DE SAN JUAN DE DIOS a los bienhechores de los pobres
    “¡Oh buen hermano, oh buena hermana! Bendito seáis de Dios de vosotros, y toda vuestra generación.
    Desde aquí no puedo veros, os echo mi bendición, aunque indigno pecador, Dios que os hizo y os crió os de gracia con que os salvéis. Amén Jesús.
    La bendición de Dios Padre, y el amor del Hijo, la gracia del Espíritu Santo sea siempre con vosotros y con todos y conmigo. Amén Jesús.
    De Jesucristo seáis consolados y socorridos, pues por Jesucristo me ayudaste y socorriste hermano y hermana mía en Jesucristo”.
    (De la carta tercera del Santo a doña María de Mendoza de Sesa)

  2. angelonocent ha detto:

    NEL CUORE DELLE DONNE IN PUNTA DI PIEDI

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