DONNA IL GIORNO DOPO

Il viedo va aperto. La successione dei fotogrammi lascia incantati…Ma…

Donna il giorno dopo, significa riflettere con più calma su tutte le parole spese sulle donne, sulle montagne di mimosa distribuite nel mondo, segno che “DONNA”, più o meno coscienti, è parola di una magia unica che ben si coniuga con l’altra, “AMORE” : entrambe fanno percepire, avvertire, intuire, compredere, evocare…il Mistero. E, sovente, perdiamo la testa. Uomini e donne.

L’autore di questo stralcio di riflessione iniziava con queste parole che già la dicono lunga:

“La mano del Signore
li guida e li protegge
nei giorni della prova.
.
O famiglia di Nazareth,
esperta del soffrire,
dona al mondo la pace”
(dall’odierna liturgia delle ore)
.

 GIA’, I GIORNI DELLA PROVA…

…Il sacerdote è partito da una considerazione che, probabilmente, molte volte si sente ripetere in confessionale, allorché nelle prove familiari, lui consiglia di seguire l’esempio, il modello, della Famiglia di Nazareth…: “Eh, ma i membri di quella famiglia erano Dio, la Madonna e San Giuseppe….e poi, noi abbiamo tanti problemi“! 

Noi mettiamo – infatti – su un “piedistallo” di tranquillità esterna la Sacra Famiglia, dimenticando che la vera sua serenità era quella interiore, poiché la vita UMANA, l’esistenza TERRENA e STORICA di quel nucleo familiare furono veramente DRAMMATICHE….e fin dall’inizio! 

  • Consideriamo le angosce iniziali di Maria e Giuseppe, davanti ad un mistero grande quale quello dell’Incarnazione,
  • alle dicerie nel villaggio, che additava in chissà quale modo la coppia di sposi che aveva avuto un figlio “prima del tempo” …
  • pensiamo poi alla fuga in Egitto e al timore per la vita del Bimbo che Erode vuole uccidere,
  • allo stabilirsi della Sacra Famiglia nel piccolo villaggio di Nazareth,
  • alla vita silenziosa e laboriosa (non di certo agiata!) del buon falegname Giuseppe…
  • e ancora alla morte di quest’ultimo, che lascia vedova Maria Santissima (e le vedove, lo sappiamo dalla Bibbia stessa, erano una delle categorie deboli della società, assieme agli orfani!)… 

Ancora:

  • Gesù, a 30 anni, comincia la sua vita pubblica, criticato da molti per aver lasciato “sola” Sua Madre…
  • Pensiamo poi alle critiche sulla predicazione di Gesù, alla dolorosa via del Calvario…. 

Ecco, la Santa Famiglia – ci ricordava il sacerdote – si è fatta Santa alla luce della Risurrezione, in cui Maria Santissima comprese ogni cosa e Giuseppe poté essere accolto in Paradiso. 

La santità del nucleo familiare di Nazareth consiste nella Fede al di là di ogni prova, non nella “tranquillità” esteriore dell’esistenza…ecco, proprio in quella Fede, può operare l’intervento di Dio! 

Proviamo a fermarci ad esempio, sulla prima delle “prove” della vita della Santa Famiglia: il turbamento davanti al mistero dell’Incarnazione.

Innanzitutto, ci fu il “turbamento” di Maria Santissima: 

  • Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo” (Lc 1, 34) cui indubbiamente, sul piano “umano”, seguì l’angustia interiore per il delicato compito di comunicare a Giuseppe, suo promesso sposo, questo miracoloso e straordinario, salvifico, intervento di Dio nella loro vita.
  • La Vergine Maria si sarà interrogata su come San Giuseppe avrebbe potuto reagire, avrà pensato al suo dolore nell’accettare la notizia e nel prestare fede alle parole dell’Angelo che avevano rivelato a Maria i progetti di Dio o magari, alla sua possibile “incredulità”… 

Poi, ci fu allora il “turbamento” di Giuseppe:

  •  ” Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto”. (Mt 1,19).
  • Proviamo, per un istante, a metterci nei panni di San Giuseppe: lui che tanto era innamorato (del più puro ed elevato amore!) della sua promessa sposa, la ritrovò incinta, e avrà vissuto il dramma dell’uomo innamorato, che non sa, improvvisamente, cosa pensare della donna che riteneva tutta pura, con la quale pensava di costruire un futuro. 
  • Chissà, sempre in termini psicologici, quanto gli sarà costata la decisione, delicatissima, piena di “giustizia”, di ripudiarla in segreto e quanto amore dimostra anche questa sua decisione!…” 

Ma ne riparleremo.

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32 risposte a DONNA IL GIORNO DOPO

  1. Deborath ha detto:

    E’ bellissimo questo post, Angelo, ma sai cosa mi chiedo io oggi?
    Quanti uomini oggi provano, per le donne che DICONO di amare, l’amore che Giuseppe provava per Maria???
    Puoi rispondermi tu a questa domanda??????
    Quanti uomini?
    Quanti uomini sono pronti a rinunciare al loro sporco egoismo, a mettere da parte sempre e solo le loro esigenze per guardare alle esigenze della persona che DICONO di amare, quanto ascoltano il suo grido di dolore, il suo senso di inadeguatezza, il suo non sentirsi compresa, il suo sentirsi vuota, stanca e sola, il suo bisogno di protezione e di cura??????
    Quanti uomini, Angelo, quanti uomini?????????
    Quanti uomini sono capaci di questo?????
    Perdonami, forse non c’entra nulla con il tuo post o forse sì, forse mi sgriderai per questo mio intervento o forse no…
    Ma i dubbi ci sono e restano, restano sempre….
    Ti abbraccio forte…

    • angelonocent ha detto:

      No, non ho nulla da rimproverarti, anzi! Perché dovrei?

      Con una battuta a caldo posso solo dirti che, alla mia età, mi rendo conto che ho ancora tutto da imparare. E, stando ai tuoi infiniti interrogativi, chissà ancora quanti come me…

      Ma l’aveva già previsto con estrema lucidità e realismo il Creatore, dopo aver alitato su quell’ Adam , terra, terra:
      Gen 2,18-24 “Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda».

      I guai, senza questo aiuto, li sperimentiamo ogni giorno. Perché si può essere soli perfino tra le mura domestiche.

      Penso al nostro capostipite Giuseppe: senza gli occhi e la pazienza di Maria, qualche sproposito l’avrebbe fatto anche lui. Tanto che son dovuti intervenire PERFINO gli angeli del Signore attraverso il sogno.
      IL SOGNO!

  2. Donatella ha detto:

    Stupendo questo post, Angelo! Anch’io mi sono posta la stessa domanda di Debby: quanti uomini oggi sono capaci di amare fino a questo punto? La risposta, come tu stesso hai detto, sta proprio nella donna, nella sua capacità di guidare e sostenere l’uomo. La mano del Signore come sempre rende tutto più semplice e perfetto.
    Allora penso che molto importante sia da parte della donna recuperare la consapevolezza del suo ruolo, affinchè si possa sperare in un mondo migliore.
    Un abbraccio.

  3. angelonocent ha detto:

    Cara Deborath, vedo una faccina allibita. Almeno così mi pare.

    Vorrei diti ciò che vorresti sentirti dire ma non so se conosco quelle parole. Appartengo alla famiglia dei RUMINANTI ed ho bisogno di rimuginare e riflettere.

    Ho provato a guardarmi in giro, un po’ smarrito, ed ho trovato una predichetta di cui non conosco l’autore e che può far bene a tutti, donne e uomini:

    NON E’ BENE CHE L’UOMO SIA SOLO”

    “Ecco l’omelia che ho tenuto in occasione della Festa degli Anniversari di Matrimonio, domenica 21 maggio alla Santa Messa delle ore 11.30 e che in molti mi hanno chiesto.

    Il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo“.
    (Gen 2,18)

    Questo sta a cuore al Dio della Bibbia: che nessuno sia solo. Dio è contro la solitudine, Dio Trinità, cioè amore, non può che essere contro la solitudine.
    Non è bene che l’uomo sia solo … è male che l’uomo sia solo. Che possa vivere a lungo da solo. E’ male che l’uomo sia solo perché non c’è nessuno che basti a se stesso.
    E’ male che l’uomo sia solo perché non c’è nessuno che possa essere felice da solo.

    E questo male della solitudine, che attraversa la vita di ogni uomo che abita la terra, non può essere colmato né dalle cose né dagli animali, ma solo da un uomo, da una donna.
    Questo male della solitudine appare addirittura anteriore al peccato originale e non è facile da vincere né fuori dal matrimonio né nel matrimonio.
    Su questo male della solitudine è folgorante l’intuizione di Hermann Hesse che scrive:

    Tra gli esseri umani è sempre aperto un abisso
    che solo l’amore può superare,
    e anch’esso solo con una passerella d’emergenza.

    L’uomo è un iceberg con tanti segreti. Tra uomo e uomo sono aperti abissi invalicabili. L’amore è il ponte che permette di incontrarsi, di avvicinarsi, di capirsi. Forse però di questi tempi è meglio dire con Hermann Hesse che più che un ponte siamo di fronte a una passerella d’emergenza sospesa nel vuoto, oscillante al vento e facile da spezzarsi.

    Mi permetto allora alcuni consigli per una passerella d’emergenza ma sicura e facilmente percorribile, mi permetto alcuni consigli per tener vivo il fuoco dell’amore tra un uomo e la sua donna: un grande no e due grandi sì.

    UN GRANDE NO ALL’ABITUDINE

    I nostri rapporti con una donna possono a un certo punto divenire una consuetudine. Forse è questo il punto “cruciale” di ogni amore. Perché la consuetudine approfondisce l’amore, o lo riduce a un involucro di gesti senz’anima. (Guido Morselli)

    L’errore da evitare è quello di trattare le persone come i quadri appesi alle pareti di casa nostra.

    Le nostre relazioni reciproche, i nostri contatti con gli altri ci trasformano continuamente. Nessuno di noi può essere “fermato”, bloccato, in una fotografia formato tessera.
    Nei quadri appesi della memoria, le persone non cambiano, rimangono mute e rigide, anche quando sorridono: non permettiamo loro di cambiare. E facciamo loro un grande torto. Andiamo spesso per il mondo con i quadri appesi nella mente, come se fossero nostri interlocutori: abbiamo “fissato” le persone con cui viviamo e perfino noi stessi in una sorta di muta galleria.
    (Gillini-Zattoni, Ben-essere in famiglia, Queriniana)

    Illuminante una riflessione di Christian Bobin nel suo La luce del mondo:

    Amare qualcuno significa leggerlo. Significa saper leggere tutte le frasi che ci sono nel cuore dell’altro … Quando un libro non viene letto, è come se non fosse mai esistito. La cosa più terribile che possa accadere fra due persone che si amano è che una delle due pensi di aver già letto tutto dell’altra e se ne allontani, tanto più che leggendo si scrive, ma in modo molto misterioso, e il cuore dell’altro è un libro che viene scritto un poco per volta e le cui frasi possono arricchirsi con il tempo.

    Sino all’ultimo momento il contenuto del libro può essere modificato. La nostra lettura dell’ altro non può essere completa finché l’altro è in vita.

    IL PRIMO GRANDE SÌ: L’AMORE COME DONAZIONE

    Donarsi è raggiungere il segreto di Dio
    e insieme il vero segreto dell’uomo
    (C.M. Martini)

    Per star bene, per essere felice, l’uomo deve donare e donarsi perché così fa Dio.
    Il Vangelo ci dice che la felicità ha a che fare con il dono e non può essere solitaria.
    Amare per Gesù Cristo vuol dire offrire la vita, dare la vita: questo è il modo con cui Dio ama.
    Il donare fa bella la vita, la rende lieta e feconda, la riempie.

    Lucidissimo un testo del sociologo Eriksson:

    Si può dire che l’amore è dapprima illusione, poi delusione, poi dedizione. Ogni suo momento è necessario, è un passo che procede. Si passa dal primo al secondo per l’opera degli anni, il peso delle cose, i limiti e gli errori delle persone. Si passa dal secondo al terzo per un cammino di saggezza e per un supplemento spirituale profondo di misericordia e di pazienza, che libera dalla preoccupazione di sé e dà la precedenza all’altro.
    Solo al termine del cammino l’amore è maturo, libero, indipendente, creativo. Nel primo tempo si vive la felicità di avere, nel secondo il dolore di perdere, nel terzo la gioia di dare. Sempre se non si abbandona il cammino.

    Avere, perdere, dare: ecco i tre verbi della crescita dell’amore che passa dal possesso alla donazione.

    In questo contesto dell’amore come donazione, la fedeltà non è solo non tradire l’altro ma diventa passione per l’altro, premura per la sua felicità. Molto spesso invece la fedeltà è vista come una consuetudine negativa: è considerata come una sorta di grigio che non sembra poter competere con il rosa dell’innamoramento e il rosso della passione.
    La vera fedeltà non è sinonimo di passività o di inerzia ma di creatività: non ti tradisco perché non devo, ma perché non posso, perché sono occupato da te, abitato da te, perché appartengo a te.

    IL SECONDO GRANDE SÌ: LA PREGHIERA VISTA COME DONO

    Ce lo insegna la nuova formula del consenso nel rito del matrimonio:

    Con la grazia di Cristo prometto
    di esserti fedele sempre

    Già il teologo protestante Dietrich Bonhoeffer l’aveva splendidamente intuito circa sessant’anni fa:

    Non è il vostro amore a sostenere il sacramento
    ma è il sacramento che porterà sulle spalle il vostro amore.

    Gesù, il Vangelo, la Messa, la preghiera sono e devono essere la forza, la fonte e la misura di ogni amore cristiano e di ogni amore sponsale.

    E’ incredibile quanto le idee cambiano pregando. (Bernanos)

    Pregare, celebrare è respirare l’amore di Dio.
    Carissime coppie pregate insieme, lentamente, guardatevi spesso a lungo, non nascondendovi eventuali lacrime …
    Rubem Alves così parla delle candele accese e delle loro lacrime:

    Le lacrime nate dal fuoco, debordano e scorrono lungo il loro corpo: piangono perché sanno che per far luce devono morire.
    Non nascondetevi eventuali lacrime, saranno lacrime di unità, che renderanno eterno il vostro amore.

    CONCLUSIONE

    UN AMORE INVULNERABILE E VULNERABILE

    Carissime coppie oggi festeggiate, il vostro amore diventi invulnerabile alla noia e agli abbandoni, grazie a un amore ricco di preghiera, di tenerezza, di complicità, di sincerità, di pazienza e di umorismo.

    Non nasce in un’ora il vero amore
    Né da scintille a comando sulla pietra.
    Nasce, invece, lento e si propaga
    dopo una lunga complicità che lo rafforza.
    Solo così diventa invulnerabile
    Alla noia e agli abbandoni.
    (Ibn Hazm
    )

    Il vostro amore diventi invulnerabile agli abbandoni e alla noia ma resti sempre vulnerabile alla Parola di Dio e alle attese, ai sogni, alle sofferenze di chi sta accanto a voi.
    Siate generosi, nell’amare e nel donare, non abbiate paura perché

    L’amore è l’unica cosa che più se ne consuma, più aumenta.
    (Morris West
    )

    • Deborath ha detto:

      Sì, Angelo tutto questo è bello, è molto bello, ma rimane solo parola scritta o letta se poi, in una coppia, tutto va sempre e solo a senso unico, se è sempre e solo una persona a dare e l’altra a prendere, prendere sempre, senza dare, finendo per prosciugare tutto, persino il cuore…
      Sai, troppo spesso, siamo curvi sui nostri guai, sui nostri problemi, e non ci accorgiamo di quelli degli altri, di quelli delle persone che abbiamo accanto e che DICIAMO di amare…
      L’amore va vissuto, va dimostrato, con i fatti e non con le parole…
      Le parole, ormai, hanno proprio stufato e sono ridotte a nulla se non supportate dalle opere, dalle azioni, dalle dimostrazioni…
      A me non serve sentirmi dire “ti amo, ti voglio bene” se poi l’atteggiamento dice altro, se poi non c’è un’attenzione, non c’è una cura, non c’è niente…
      A che servono le parole????
      San Giuseppe, nel Vangelo non dice neanche una sola parola!!!!!
      La sua vita, il suo amore è SOLO azione!!!!!
      Ebbene, torno a porre la domanda: Dove sono gli uomini che non si mangiano il mondo a parole, ma che agiscono, nel loro piccolo, lentamente, in silenzio per rendere felice la loro donna, per occuparsi di lei, per curarla, per farla sentire una principessa??????
      Dove sono?
      Dove????????????

  4. lucetta ha detto:

    Anche se il polso mi fa male, non posso fare a meno di rispondere alla domanda di Deborath.
    Dove sono? Dove????????????

    NON ESISTONO, mia cara, e se esistono sono rarissimi, delle eccezioni. Però ricordati sempre che gli uomini e le donne, in generale, non sono santi…..per cui tutte queste cose belle di cui parli: “rendere felice la loro donna, occuparsi di lei, curarla, farla sentire una principessa , ecc.ecc.” non sono attuabili nella realtà delle cose. L’uomo ideale e la donna ideale esistono solo nella fantasia, nella realtà si trovano solo uomini e donne che fanno quello che possono….e i matrimoni funzionano SOLO SE entrambi oppure anche uno solo mettono Gesù in mezzo che provvede a tenerli uniti e dona le capacità necessarie per AMARSI. Ciao bella mia, ce la metti tutta per farmi interrompere il silenzio…..ma l’ho fatto volentieri e con amore. Ascolta la canzoncina di Claudio Chieffo di cui Angelo mi ha fatto dono. La dice lunga su come siamo fatti.
    Ti abbraccio

    • lucetta ha detto:

      A proposito vi tengo d’occhio e non mi sfugge nulla. Vi voglio troppo bene.

      • Donatella ha detto:

        Lo so cara Lucetta, mi sono accorta in questi giorni e con grandissima gioia che continui a esserci, che anche quando non commenti ci leggi e non manchi mai di lasciare un traccia anche con un semplice “like”. Va benissimo così! L’importante è continuare a sentirsi vicine. Anch’io ti voglio bene♥

    • Deborath ha detto:

      No, Lucetta, non è possibile!!!!
      Non puoi dirmi che una storia d’amore, un matrimonio si può reggere senza la partecipazione di uno dei due fidanzati o coniugi!!!!!
      Questo è inaccettabile e per quanto tu metta Gesù al centro della storia, se l’altra persona è un iceberg, tale resta, con grande sofferenza dell’altra metà!!!!!
      un’intera vita di sofferenza?????
      Non è possibile e, soprattutto, non è giusto!!!!!
      Dio non ci ha creati per essere infelici!!!!
      Questa è una delle mie poche certezze: se si è infelici è perchè non si è nel posto giusto!!!!!!
      Un bacio e scusa se ti faccio sforzare la mano, mannaggia a me ed ai miei guai!!!!😦

      • lucetta ha detto:

        Non essere “estremista”!!!!! Non volevo dire che una storia, un matrimonio si regge senza la partecipazione di uno dei componenti…MA sempre in una storia ed in un matrimonio c’è chi AMA di più nel senso vero della parola, cioè si sa sacrificare meglio dell’altro…è capace di guardare al di là e al di sopra di tutto. Non dico che sia semplice e facile ma bisogna provarci se si vuole far funzionare un matrimonio ed invece per una storia d’amore, se vale la pena uno s’impegna…..altrimenti lascia perdere il patner ed aspetta quello che la corrisponde meglio. Ho detto solo la mia opinione. Ciao e notte serena.

      • Donatella ha detto:

        Scusate se mi intrometto nel discorso ma sono troppo dispiaciuta Debby, questa cosa mi ha coinvolto tantissimo perchè il rapporto di coppia è una delle cose più importanti della mia vita, praticamente il centro di tutto. Ho capito quello che ti angustia e l’unica cosa che mi sento di consigliarti è questa: valuta con calma se da parte sua è veramente una questione di qualità dei sentimenti oppure se è solo il suo carattere ( ci sono persone che amano tantissimo ma non riescono ad esternarlo…). E rifletti anche sui tuoi sentimenti: se lo ami davvero vale la pena di andare avanti comunque, cercando di trovare una qualsiasi strada per essere felice con lui. Ti abbraccio.

      • Deborath ha detto:

        Lucetta, Donatella, grazie mille per il vostro aiuto, per il vostro sostegno, per i vostri consigli…
        Mi devo davvero fermare a riflettere per bene… E’ solo che in questo periodo sono stanca, sono ferita: credo che in un rapporto di coppia sentirsi sempre all’ultimo posto in tutte le priorità della vita, sentirsi un tappabuchi, sentirsi l’ultima ruota del carro, non considerata, non coccolata, non capita, sia una cosa bruttissima, tremenda…
        E’ solo un periodo?
        Non lo so, dura da troppo tempo, ormai ed io sono stufa di calpestare le mie priorità, i miei desideri sempre, sempre, perchè ci sono le sue che sono sempre più importanti e che devono sempre venire prima di me….
        Sono stanca, non ce la faccio…
        Forse mi giudicherete male, penserete che sono un’insensibile, un’egoista…
        Ma se i miei sogni non li rispetto io per prima, come posso pretendere che li considerino gli altri????
        Vi prego, pregate per me, ho bisogno di luce, di risposte….😦
        Un abbraccio e perdonatemi se sono scontrosa e musona, ma sono davvero a pezzi!!!!😦

  5. alessandra ha detto:

    Sono arrivata solo ora: bellissimo il video.Dice ad ogni donna: vivi per ciò che sei fatta cioè per amare.
    Ho letto gli interventi delle amich ee devo dire che in tutti ho trovato corrispondenza: quale donna non desidererebbe essere sempre al centro dell’universo per il proprio marito,essere capita ecc…
    Comunque per me il punto non è questo. A giugno sono quarantuno anni che sono sposata. Avevo ventuno anni e ventuno li aveva mio marito quando ci siamo sposati.A ventiquattro abbiamo avuto nostro figlio.Eravamo poco più che ragazzi e ci siamo avventurati nella vita: diversissimi di carattere, inesperti di tutto.Una cosa però era chiara ,quel “SI” che io avevo detto davanti a DIO era per sempre, il nostro amore era per sempre.E con questa certezza mi sono buttata nella vita. Il matrimonio non è una sentimentalata, e il fondamento è la costruzione giorno dopo giorno di un legame forte. Non importa chi dei due in quel momento deve tirare di più “la carretta”.Importante è tenere. Col passare del tempo ci si accorge che “la carretta” l’abbiamo tirata insieme io e lui e Gesù ,sempre presente, l’ha tirata con noi. Importante è avere un rappoto vero e personale con CRISTO è non chiudersi , ma partecipare alla vita della Chiesa, avere amici veri con i quali vivere la bellezza della fede.
    Questa è la mia esperienza e ringrazio Il Signore dell’uomo che mi ha donato (perchè nostro marito è un dono) e che mi vuole bene non come voglio io ,ma a modo suo e io so che è vero.

  6. angelonocent ha detto:

    Cara Deborath, sto ancora ruminando i tuoi interrogativi. E, mentre tu scrivevi, anch’io stendevo i miei appunti che mi permetto di esternare.

    Continuano a ronzarmi i tuoi “Quanti uomini sono pronti a…capaci di…ecc. ecc.”

    Fin che si sta sulle genrali, ogni considerazione è valida. Ma ognuno di noi è in relazione con il suo TU. Di qui la necessita di fare delle diagnosi mirate.

    Mi viene spontanea una domanda alla quale non sei obbligata a rispondere: quanti uomini conosci? E sono tutti come li dipingi?

    Forse bisognerebbe far intervenire quello che ti sta più a cuore e sentire anche la sua versione.

    Il compito più difficile per un uomo è gestire la propria emotività. E’ un problema che nasce nell’infanzia, quando spesso si tende a sminuire le piccole sofferenze dei bambini o a suggerire che un bambino, ovvero un piccolo ometto, non dovrebbe mai piangere. Nulla di più falso, naturalmente!

    Ci sono numerosi miti da sfatare, primo fra tutti quello degli uomini ossessionati dalle pulsioni sessuali. Proprio la povertà verbale delle relazioni maschili porterebbe gli uomini a cercare di esprimersi attraverso il sesso. Quest’ultimo non è da intendersi solo come attività foriera di piacere, ma anche come medium di espressione dell’universo maschile. La tristezza, la frustrazione che un uomo sente, possono portarlo a cercare un conforto di tipo fisico piuttosto che verbale.

    Ammettere di provare tristezza, di avere paura e chiedere aiuto non rientra nel vocabolario degli uomini, si tratta di veri e propri tabù! Il problema è come riuscire a fare breccia in questo silenzio altrimenti inespugnabile. Per prima cosa dobbiamo sapere ciò che vorremmo ci comunicasse il nostro compagno; in secondo luogo si potrebbe provare a proporsi di raccontargli qualcosa.

    Infine bisognerebbe avere l’onestà di chiedersi: sono realmente interessata a sapere cosa prova il mio compagno o se invece a spingere è un più o meno cosciente desiderio di possesso. Le parole per l’uomo sono culturalmente meno importanti dei fatti, o meglio dei risultati. Un uomo è nato per agire, per essere il numero uno, o almeno così gli hanno insegnato, e le parole non sono abbastanza concrete.

    Mi chiedo: da cosa nasce l’avversione maschile per le parole delle donne, spesso bollate come inutili chiacchiere? Quello che gli uomini non dicono è che sono incapaci di mettersi di fronte alla propria vulnerabilità e accoglierla, ma anche loro hanno dei sentimenti!

    Mi rendo conto che anche queste mie sono parole. Prendile come provvisorie, in attesa di altri lumi.

    • Deborath ha detto:

      Hai ragione, Angelo, quello che dici è giusto, forse per gli uomini è difficile parlare, è difficile esternare, ma forse vi è difficile anche ascoltare e capire un grido di aiuto chiaro e nitido, lanciato più e più volte!!!
      Io conosco tanti uomini, ma è ovvio che non li conosco come partner, quindi non posso esprimermi, parlo delle mie esperienze….
      Se io ti parlo, se ti dico che ho un disagio, che mi sento in un certo modo, che ho bisogno di vedere delle cose che siano diverse dalla abitudine a cui ora mi hai rilegato, che mi sento sola e vuota, io non me ne faccio niente di un “ma io ti voglio bene”, quando questa affermazione non è supportata da azioni, gesti che, in qualche modo, seppur minimo, lo dimostrino…
      Non so se mi spiego…
      Se tu hai impegni con lo studio, io lo capisco, ma se trovi 10 minuti per andare a camminare (perchè dici che lo fai per non pensare a niente, mentre sai che io sto soffrendo e che mi sento sola, triste e vuota), secondo me, avresti potuto impiegare quei 10 minuti per salire a casa mia, stare un pò con me, anche solo in silenzio, ma per farmi capire che ci sei, che anche tu hai bisogno di vedermi e di starmi vicino!!!!!
      Sai, Angelo, io non pretendo la luna, ma sapere che tutto ciò che fai lo fai solo per tenermi contenta e non perchè fa piacere anche a te, e che tutto ciò che fai viene solo dopo che io ne ho fatta esplicita richiesta, mi fa capire che a te non importa nulla di me, di noi, del fatto che stiamo per buttare via 6 anni della nostra vita….
      Mi sbaglio forse, ma è quello che avverto profondamente e che mi fa terribilmente male!!!!!
      Ti ringrazio per il tuo interessamento e, soprattutto, perchè mi ascolti….
      Ti voglio bene… ♥

  7. angelonocent ha detto:

    Mi i piace fare giardinaggio. Una constatazione: le piante, quando sono minate alle radici – che non si vedono – puoi coccolarle fin che vuoi, parlare con loro, vitaminizzarle, innaffiarle, esporle ai chiari di luna… tutte fatiche inutili, è solo accanimento terapeutico. Prima o poi si afflosciano.

    Non voglio dire che è il tuo caso, proprio perché l’unico arbitro sei tu. Lo psicologo, il prete, la mammma o l’amica…sono tutti ottimi consiglieri (e il tuo blog ne è zeppo), ma l’ultima parola spetta a te. Non ci vuole la scienza di Salomone per capire che il perdurare della tua sofferenza che non manda segnali di remissione, proviene da ciò che oggi hai reso noto senza mezzi termini.

    Sei a un bivio. La segnaletica del cervello ti indica la direzione giusta. Ma non è la strada che vorresti prendere per via dei “sei anni” che risulterebbero buttati. E’ il momento più critico, il passo più difficile, per questo stai male. Tutti sono intorno a te ma tu sprofondi in un’amara solitudine davanti ai nostri occhi impotenti.

    In questo momento ci vorrebbe quel pizzico di realismo che hai quando ti dilunghi nel diagnosticare ma che perdi al momento di applicare l’adeguata terapia.

    Il mio realismo è questo: forse ti sei consigliata abbastanza…ora prega (ma non per 12 anni), e, se vuoi…fa’ una novena a San Riccardo intercessore (sembra che funzioni con i giovani che cercano la propria strada).
    Successivamente, ti ritroverai più serena e con il coraggio che ora ti manca per fare l’opzione più sensata. L’esperienza insegna che non bisogna mai prendere decisioni quando manca la serenità. Epperò, se il dente penzola, inutile stuzzicarlo giorno e notte con la lingua, ci vuole lo strappo.

    Le statistiche non sono tutto ma indicative. E ce ne sono a iosa. Quale sia la più valida non lo so. Ho preso questa come spunto di riflessione:

    MATRIMONIO, EVIATE FIDANZAMENTI LUNGHI

    L’unione di successo è quella che riesce a mantenere un elevato livello di amore sin dall’inizio, quando i partner si comportano sempre come due innamorati“.
    Quindi niente unioni-lampo o annose.

    MILANO – Non più crisi del settimo anno: meglio dire “sette anni di crisi”. Sembra infatti che la buona salute di un matrimonio e la sua durata abbiano radici proprio nel periodo in cui la coppia arriva a pronunciare il fatidico “si”. Se dunque l’unione è burrascosa è perché l’amore non era sufficiente nemmeno il giorno del matrimonio.

    L’unione di successo è quella che riesce a mantenere un elevato livello di amore sin dall’inizio, quando entrambi i partner si comportano come innamorati e procedono su questa strada“.

    PAROLA DI STUDIOSO
    Ted L. Huston dell’Università del Texas di Austin ha condotto un’indagine che ha coinvolto ben di 168 coppie che sono state monitorate per un periodo di tredici anni.

    Lo psicologo americano e la sua équipe hanno seguito la relazione matrimoniale di 336 persone, intervistando le coppie subito dopo il matrimonio, dopo di primi due anni di convivenza ed infine al termine del tredicesimo anno di vita coniugale. Ogni volta è stato loro chiesto che cosa ne pensassero del loro coniuge e del loro matrimonio in generale.

    Sul numero di Agosto della rivista Current Directions in Psychological Science sono stati pubblicati i risultati dell’indagine: Huston scrive che le coppie felicemente sposate anche dopo tredici anni di matrimonio sono innamorate e profondamente in sintonia proprio dall’inizio della loro unione.

    Al contrario, quelle coppie per cui la vita da sposati è ormai solo quotidiana routine avevano dimostrato uno stato di salute della loro unione cattivo o addirittura peggiore già durante le interviste rilasciate quando erano sposi novelli.

    Tra le coppie destinate irrimediabilmente al divorzio alcune sono state sposate più a lungo apparentemente perché nel periodo del matrimonio ritenevano di essere pervase da un livello di amore ed affetto poco realistico.

    Sembra che gli uomini e le donne che si trovano in questo tipo di situazioni coniugali siano inizialmente riluttanti a riconoscere e focalizzare le qualità meno attraenti del proprio partner o ad ammettere la loro crescente disillusione sul proprio matrimonio.

    Diversamente, le coppie che hanno avuto a che fare con contrasti già dall’inizio della loro unione galoppano verso la rottura ad un ritmo decisamente più alto. Secondo gli autori queste persone affrontano il matrimonio sperando che un semplice “atto di unione” possa trasformare le discordie in beatitudine per poi interrompere la relazione non appena si accorgono dell’errore.

    Secondo i ricercatori la conclusione del discorso è che i coniugi che riescono a vivere un matrimonio lungo e felice, caratterizzato da profondo amore ed attaccamento basano la loro unione su sentimenti che hanno avuto origine durante il corteggiamento.

    La maggior parte delle persone – ha detto Huston in un’intervista all’agenzia tedesca Reuters – pensa che siano le differenze insormontabili tra marito e moglie a minare le fondamenta di un matrimonio, ma ciò non è del tutto vero: il fattore più importante è la perdita della felicità e della poesia iniziale, piuttosto che l’aumento dei problemi e dei contrasti“:

    Aggiunge che coloro che affrontano l’unione più travagliata sono coloro che hanno avuto un fidanzamento troppo lungo o troppo corto:

    Coloro che non si conoscono molto bene perché si sono innamorati troppo in fretta e si illudono che l’idillio rimarrà invariato durante il matrimonio
    e coloro invece che percorrono insieme una lunga strada prima di sposarsi, non perché vogliono imparare il più possibile l’uno dell’altro, ma perché hanno problemi reali che cercano di mettere in disparte per sposarsi,
    entrambe le categorie quando scoprono che il matrimonio non ha nessuna proprietà magica o guaritrice spesso danno velocemente un taglio alla loro unione”.

    Cristiano Carniel

    COSE RISAPUTE? ESAGERATE? MEGLIO RIFLETTERE FIN CHE SI E’ IN TEMPO.

      • angelonocent ha detto:

        Dopo la tua apparizione qui, conclusasi con un bel “Già…. ” , hai sentito il bisogno di postare sul mio blog questa riflessione che riporto integralmente perché è pertinente col tema e rappresenta un ulteriore passo avanti nel ragionamento iniziato.

        TITOLO:
        “SE NON DIVENTERETE COME BAMBINI NON ENTRERETE NEL REGNO DEI CIELI”.
        E spiegavi:

        “L’altro ieri ho capito, finalmente, perché Gesù ha affermato: “Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli!”

        – Perché i bambini ti si avvicinano sempre, senza malizia, senza doppi fini, senza cattiveria ed ipocrisia: ti guardano negli occhi e riescono a leggerti dentro…

        – Perché i bambini non hanno paura a chiederti: “Perché sei triste oggi?”… e lo capiscono, anche se tu ti sforzi di essere come al solito, di sorridere loro, di far loro il solletico, se sbagliano una risposta o un esercizio…

        – Perché i bambini dicono le cose così come le percepiscono, schiettamente e senza filtri e perché, tante volte, prestano la loro voce a Dio e Lui ti comunica le cose attraverso di loro, attraverso le loro frasi, i loro atteggiamenti, le loro riflessioni semplici, ma che vengono da lontano e che tu non ti spieghi il perché provengano da quelle labbra…

        – Perché i bambini sono trasparenti, non fingono loro, e capisci al volo se stai loro simpatica, se ti vogliono bene o non ti sopportano, non portano maschere e sono uguali dentro e fuori…

        – Perché i bambini sono puri ed il loro parlare è semplice…

        – Perché i bambini sono come Gesù…
        Scendono nel profondo del tuo cuore e sentono quel che senti tu, ti guardano dritto negli occhi e possono vedere la tua anima e, se si accorgono che essa sanguina, ti si avvicinano, dolcemente, appoggiano la testa sul tuo petto e ti dicono che ti vogliono bene, che sono contenti quando stanno con te e che tu per loro sei importante…

        Ecco perché se non diventeremo come bambini non entreremo nel regno dei cieli, perché se non saremo come loro, non ameremo mai davvero nessuno!!!!
        DEBORATH

        http://icoloridellanima1978.wordpress.com/2012/03/10/se-non-diventerete-come-bambini-non-entrerete-nel-regno-dei-cieli/#comments

      • Deborath ha detto:

        Sì, angelo, ho messo questa riflessione che, in realtà, avevo già fatto…

        Ma tu l’hai bollata come sbagliata, ridimensionando tutto e dicendomi che sono stata troppo entusiasta…

        Mi è dispiaciuto un pò, perchè penso che se sono troppo triste non va bene, ma non va bene neppure se sono entusiasta, ma di sicuro è un problema mio e tu non volevi dirmi questo…

        E’ un periodo difficile per me, per cui ogni cosa che faccio è come se sia sbagliata SEMPRE agli occhi di qualcuno…
        Non ci capisco più nulla!!!!😦

        Beh, passerà, come sono passati tutti i miei periodi e come, credo, sia naturale che avvenga….
        Devo ancora guardare il video di Quoist, un autore che amo molto…
        Sicuramente troverò aiuto nel riequilibrare il ragionamento, come hai detto tu…
        Ti abbraccio forte forte e ti ringrazio molto per l’aiuto che mi hai dato… ♥

  8. fabiana ha detto:

    Debby,
    scusa se dico solo una cosa.
    Ma quando hai parlato di priorità …
    non posso non dire che il rapporto in una coppia è prioritario.
    Hai ragione.🙂

  9. angelonocent ha detto:

    Io non ho ancora finito di traslocare da un sito all’altro che tu hai già sparato la risposta a razzo e con il ritornello del “sempre sbagliato” quello che dici, che è il modo migliore per invitare l’interlocutore al silenzio. Non ho inteso “BOLLARE” niente, solo invitato a vedere l’altra faccia della medaglia.

    Comunque, stavo incollando qui la mia risposta, affinché chi legge non abbia l’impressione che si diano i numeri ma si cerchi di riflettere argomentando.

    mar 11, 2012 @ 11:09:06

    DICEVO A DEBORATH:

    Ma! Non c’è un eccesso di ottimismo, Deborath in ciò che scrivi? Io proverei a essere più realista, proprio partendo dai tuoi quattro punti esclamativi con cui chiudi. Non li hai messi lì a caso.

    E’ suggestiva la visione che ci proponi, perché guardi la vita con occhi incantati. Poi, quando ti accorgi che non è così, ogni due per tre sprofondi.

    Del Vangelo non hai riportato il verbo-chiave che domina la scena del discorso di Gesù sui bambini ed è: CONVERTITEVI. In qualche modo è già contenuto nel SE NON DIVENTERETE…ma va fortemente sottolineato, perché significa un radicale cambiamento di mentalità, non un ritorno all’infazia. E Dio sa quanto sia difficile, dal momento che veniamo da esperienze diverse, culture radicate, errori educativi subiti, sempre pronti per essere ripetuti.

    Perché ciò di cui parla Gesù non diventi un bambino “sognato” , dobbiamo dirci che il Bambino interiore mostra tutte le sue innumerevoli sfaccettature: bambino felice, bambino ferito, bambino capriccioso, bambino invadente, bambino giocoso, bambino tenero, bambino arrabbiato, bambino spirituale, bambino magico….

    Inoltre, c’è anche il Bambino Ferito che piange dentro di noi, in ciascuno di noi, maschi e femmine. Da un lato la paura di non meritare amore, per tante ragioni, vere o false, dall’altro, l’invocazione di amore, quasi preteso, magari da chi, proprio perché ferito, è in difficoltà nel darlo.

    Il rischio che corriamo tutti è nella tua conclusione: “…perché se non saremo come loro, non ameremo mai davvero nessuno!!!!”, lasciapassare per il Regno dei Cieli.

    Il Quoist ci dà una mano per riequilibrare il ragionamento:

    • Deborath ha detto:

      🙂
      Lo sai che vado sempre a 100000….😦
      Sono incorreggibile????
      Sì, è vero, forse lo sono, ma l’ho già detto che è un periodo di ipersensibilità mia….
      Non voglio zittirti, aspetto sempre i tuoi commenti ad ogni mio post, anche se dopo rispondo e “litighiamo”….
      Ma siamo o no padre e figlia????
      Gli scontri generazionali li devi sempre mettere in conto…🙂
      E, comunque, ti voglio sempre molto bene…🙂

      • angelonocent ha detto:

        CORREZIONE PATERNA

        Visto che se sono troppo triste non va bene, ma non va bene neppure se sono entusiasta”, per penitenza dirai tre “Ave Maria”, allo scopo di camminare per terra sulla VIA DI MEZZO.

      • Deborath ha detto:

        Ok!!!
        Agli ordini!!!!
        Sarà fatto!!!!
        Un bacio…🙂

  10. fabiana ha detto:

    Ciao.
    Sono stata ammalata e non sono guarita del tutto,
    sono uscita in auto e mi è venuta addosso una corriera a 20 m. da casa mia.
    Mi ha preso di striscio … ma che paura! E l’auto da riparare
    Poi c’è una persona che mi ha fatto soffrire e poi …
    Basta🙂
    Un abbraccio

    • Deborath ha detto:

      Oh, mamma, Faby!!!!😦
      Un periodaccio…😦
      Mi dispiace davvero molto, non potevo immaginare…
      Anche a me, come a Silvia, dispiace soprattutto per l’ultima cosa che hai scritto, perchè, finchè le cose capitano, pazienza, ma quando sono le persone a farci male, è davvero più doloroso, perchè le persone, in teoria, sono dotate di intelligenza, di sentimenti ed è per questo che fa più male…
      Ti sono vicina, per quel che può valere…
      Un abbraccio forte forte… ♥

  11. silvia ha detto:

    Cara Fabiana,
    mi dispiace.😦
    Soprattutto l’ultima cosa che hai scritto.
    Ma siamo in Quaresima…
    😀😀😀

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