ERA UN GIOVEDI’… E FU CHIAMATO SANTO – Angelo Nocent

(In questi giorni il blog non funziona e non riesco nemmeno  a vedere ciò che ho scritto. Google è problematico e non mi permette di aprire nessun file se non con tempi incredibili. Pazienza!)

Per la COMPAGNIA DEI GLOBULI ROSSI il Cenacolo di Gesusalemme dovrebbe fungere da stella polare e gli sguardi  dovrebbero convergere, da Oriente ad Occidente.

Il resto è opera dello Spirito Santo che opera in ciascuno nella misura in cui si lascia lavare i piedi dal Maestro e attinge al Calice, bevibile solo per Grazia.

05 APRILE 2012 – GIOVEDI’ SANTO –

Signore, Tu non hai concesso al tuo servo Fra Riccardo il dono del ministero sacerdotale, che pur tanto bramava nelle sue adorazioni eucaristiche, perché lo volevi ostia sacrificale secondo il tuo piano che gli hai svelato nel tempo.

In questo Giovedì Santo noi con lui in atteggiamento orante, più che domandare, ci mettiamo in ascolto delle Tue parole di vita che attraversano la Santa Liturgia di questi giorni. Eucaristia, Sacerdozio e Amore sono i tre regali in un solo giorno che ci ha fatto in quel primo Giovedì Santo: “Prendete e mangiate… Prendete e bevete… Fatelo in memoria di me…amatevi come vi ho amato”.

Da allora, Gesù, Tu non sei mai rimasto confinato nel passato, ma Ti sei reso presente come Colui che ci alimenta e ci sostiene per la vita eterna. Da allora, quando si alzano la patena su cui è posto il pane e il calice nel quale è stato versato il vino, Tu o Cristo Ti rendi presente in mezzo a noi attraverso due semplici segni, i santi segni del pane e del vino, per la potenza del tuo Spirito.

I sensi non vedono, non percepiscono, perfino ci tradiscono, ma la fede ci assicura: Tu sei qui tra noi, come allora, e rimani per sempre come ci avevi promesso. Da allora ogni Giovedì ha il profumo del pane impastato dalle mani amorose di Maria e il sapore profondo del Corpo di Cristo che è stato offerto in sacrificio per la nostra salvezza; il calice è il sangue di quell’ora di passione che fu assaporata e sofferta liberamente da Te più di quanto non fece mai nessun altro uomo al mondo.

Da allora gli apostoli furono deputati a gustare e a far rivivere a tutte le generazioni la Pasqua del Signore, il Tuo trionfo sulla morte attraverso il mistero della Tua ignominia della croce che fu scandalo per molti allora e lo è per tanti anche oggi.

Negli apostoli, Tu Signore ci hai lasciato il sacerdozio ministeriale come dono perenne per la tua Chiesa affinché non dimentichi mai ma faccia memoria, ossia non ricordi soltanto ma riattualizzi quel primo gesto della Tua passione, morte e risurrezione. Scorrono i secoli, passano i sacerdoti ma il “memoriale” si perpetua come una trasfusione perenne che alimenta questo nostro mondo malato e sofferente, fonte di santificazione e guarigione per tutti.

Quei primi sacerdoti del Nuovo Testamento appresero subito che il servizio sacerdotale aveva bisogno dell’Eucaristia e l’Eucaristia li muoveva all’incontro con l’umanità: sacrificio offerto, dato per…”in remissione dei peccati”.

Il Giovedì Santo, Tu o Cristo, consacri attraverso le parole che hai consegnato alla storia attraverso il Sacramento dell’Ordine Sacro. Il sacerdote eleva l’ostia e il vino con la stessa trepidazione con cui Tu elevasti il pane spezzato e i calice come dono e immolazione di Te stesso, durante quella prima Messa conclusasi sul Golgota. E con lui trepidiamo noi che, indegnamente, apparteniamo al popolo santo di Dio, per essere sale e lievito della Terra.

Oggi come ieri è il medesimo pane che affratella in Cristo e redime. La novità di quella prima Pasqua, completamento dell’antica, è stato il Tuo andare liberamente incontro alla Passione al fine di liberare l’umanità dalle catene che l’avevano così a lungo tenuta imprigionata. Per amore, solo per amore, l’Amore Divino si faceva sangue e umiliazione.

L’Amore Divino si abbassava a lavare e a baciare, uno ad uno, i piedi di coloro che erano più servi del Servo sofferente. Gli apostoli, a cominciare da Pietro che opponeva resistenza, hanno appresero la lezione, magistralmente vissuta e data da te, o Cristo benedetto, ossia che l’amore deve essere umile, umano e divino, profetico e salvifico.

Nessun altro giorno, come il Giovedì Santo, ha potuto contenere doni tanto grandi e preziosi. Tu stesso, Dio, in Cristo Gesù nostro Signore, ci hai offerto il Tuo amore, il Tuo sacramento eucaristico, il Tuo Sacramento sacerdotale. Tre in uno per la nostra salvezza: il comandamento dell’amore. Benedetto sia in eterno il Tuo Giovedì Santo.

LA NOSTRA MESSA in comunione con tutti gli altari del mondo:

Cuore Divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria di Dio Padre.  Amen. Vieni, Spirito Santo, vieni per Maria”.

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