CHIARA CORBELLA PETRILLO – Percorso 2

di Costanza Miriano

Sono una privilegiata perché sabato mattina, nella Festa del Cuore Immacolato di Maria, ho assistito al funerale di Chiara Corbella Petrillo, e ho accompagnato una nuova sorellina in cielo, una sorella a cui vorrei andare dietro, mettendomi in fila, insieme alle mille persone che erano in chiesa, e alle migliaia che stanno imparando a conoscere la sua storia. Migliaia che presto saranno milioni, perché bonum est diffusivum sui, il bene è contagioso.

Conoscevo indirettamente Chiara da anni, attraverso una comune amica che mi raccontava le tappe della sua vita quando ci incontravamo davanti all’asilo o al parco. Questo mi ha aiutato a raccapezzarmi un po’, integrando con quello che sapevo l’omelia, della quale ho sentito credo una decima parte, a causa di un impianto audio difettoso ai piani superiori del matroneo. La chiesa infatti era stracolma, e noi sei – anche i bambini sono venuti e sono stati buoni oltre due ore, perché l’importanza del momento era evidente anche a loro – siamo riusciti a infilarci solo salendo le scale, e anche lì sopra solo la seconda fila era libera. Chiedo appunto a chi era sotto e ha sentito le parole di padre Vito e quelle del marito, Enrico, e quelle del cardinal Vallini di integrare con i commenti quello che ho perso, perché il chicco di frumento che ha accettato di morire porti più frutto possibile.

A concelebrare c’erano oltre venti sacerdoti, tra cui il nostro don Fabio Bartoli, e don Fabio Rosini, e con loro il cardinal vicario di Roma Agostino Vallini, come segno della presenza materna della Chiesa nei suoi più alti livelli. La chiesa di santa Francesca Romana, nel quartiere Ardeatino, era piena soprattutto di giovani e di famiglie, con tanti bambini.

Padre Vito, che negli ultimi tempi era andato a vivere con Chiara ed Enrico per sostenerli nella prova più dura, ha raccontato la storia di questa coppia. Si sono conosciuti a Medjugorje, e si sono presto sposati. La storia poi è nota, una prima bambina, nata senza cervello ma accolta fino alla morte naturale, arrivata a trenta minuti dalla nascita. Trenta minuti che sono stati sufficienti a battezzarla e circondarla d’affetto. Un secondo bambino che prima sembrava sano, poi a un’altra ecografia è apparso senza le gambe, e poi, in prossimità della nascita, si è scoperto destinato a morire subito. Di nuovo Chiara ed Enrico decidono di accoglierlo, lo mettono al mondo e lo battezzano. Due funerali celebrati senza smettere per un momento di credere, con “i nostri cuori innamorati sulla croce” che “solo Lui è la pace, e in Lui è la vita”, sono le parole di Enrico. Poi il terzo bambino, finalmente è sano.

Al quinto mese però diagnosticano a Chiara un carcinoma alla lingua, una forma grave e avanzata. Chissà se abortire per cominciare subito le cure avrebbe salvato la vita alla mamma, non lo sapremo mai, ma comunque per i genitori del piccolo Francesco la sua vita non si tocca. Ancora una volta c’è voluto coraggio per dire quest’altro sì, un sì che è stato possibile solo stringendo ancora di più l’alleanza con Dio. Un’alleanza che non viene dal nulla, che non è scienza infusa, ma qualcosa che si conquista giorno dopo giorno grazie a una regola che Chiara amava molto, quella delle tre p. Piccoli passi possibili. Francesco viene fatto nascere prima, ma comunque in modo che non sia in pericolo. Poi cominciano le cure. Ad aprile la sentenza: ormai Chiara è in fase terminale, inutile curarsi. Ha vinto quello che lei chiamava “il mio drago”. Lei, però, non è morta per suo figlio, lei ha dato la vita a suo figlio, ha detto padre Vito, che è tutta un’altra cosa. E poi, dopo avergli dato la vita, ha lottato con tutte le sue forze per continuare a vivere.

Quando torna a casa, dopo la sentenza, lei dice: “va bene tutto, la prova, la malattia, ma se voi fate queste facce, ‘gnela posso fa’”. Chiara infatti era sempre ironica e sorridente, sapeva scherzare anche in una situazione assurdamente tragica, se giudicata con parametri umani. Ma loro, venuti da un cammino di fede prima come singoli e poi come coppia, legati ai frati di Assisi (se non ho capito male quello del Servizio Orientamento Giovani) non guardavano niente da un punto di vista umano. Tutto sub specie aeternitatis. Però questa fede, ha detto più volte padre Vito, era stata conquistata piano piano, provata dalla croce e sempre rafforzata. E così Chiara è arrivata a dire che forse non chiedeva la propria guarigione, ma che suo marito e suo figlio fossero sereni durante la malattia e dopo la sua morte, e così tutte le persone che le vogliono bene. Per questo poco prima di morire Chiara aveva affrontato un viaggio a Medjugorje, al quale aveva invitato le famiglie degli amici: giovani coppie e tanti bambini. Era stata una grande fatica per lei, ormai molto malata, ma l’aveva fatta per aiutare gli altri ad accettare il dolore, a capire ai piedi della Madonna il senso della vita qui su questa terra.

Poi è morta felice, sì, felice, dice padre Vito che è stato con lei ogni momento, ed è stata vestita con l’abito da sposa. Felice, perché chi l’ha detto che la malattia e la morte sono il male assoluto? Dove sta scritto? Chiara è andata incontro al suo sposo, e anche Enrico ha lo stesso sposo, il Signore, che è fedele, e – scrive Enrico – me lo ricorda il nostro bambino. “Ho pensato che fosse finita la gioia, ma poi Francesco me l’ha ricordato, lui è la fedeltà di Dio, è l’amore che non delude, è la follia della croce dell’Amore semplicemente donata”.

Questa mattina stiamo vivendo quello che visse il soldato romano che, vedendo morire Gesù, disse “Costui era veramente figlio di Dio”, ha detto padre Vito. Chiara era “semplicemente” una figlia di Dio, che viveva in pienezza il suo abbandono nelle mani del Padre, e che da Lui ha accolto tutto con docilità, fermamente convinta che da Dio non potesse venire niente di male.

Il marito ha cantato, con una voce strepitosa, tante canzoni che avevano composto insieme durante la loro storia (lei suonava anche il violino); solo per la comunione (la nostra con una fila di due rampe di scale) ne abbiamo ascoltate diverse. L’ultima è stata Perfetta Letizia.

Alla fine Enrico ha letto una lettera scritta dalla mamma al bambino, adorato in questo anno che sono stati insieme (sotto l’altare una grande foto dei primi momenti di vita di Francesco, la mamma con la testa reclinata sul piccolo, addormentato): una lettera che un giorno lo renderà sicuro del grande amore ricevuto, ma un amore gioioso. “Vado in cielo ad occuparmi di Maria e Davide, e tu rimani con il papà. Io dal cielo prego per voi”. Poi il marito ha ricordato che Chiara non avrebbe voluto fiori (però la chiesa ne traboccava), ma che ognuno si portasse un regalo a casa, e così per ogni famiglia (non bastavano per i singoli, eravamo in troppi) c’era una piantina da portare a casa.

Alla fine il cardinale Vallini ci ha dato la sua benedizione solenne, e ha detto: “io non so cosa ha preparato Dio attraverso questa donna, ma è sicuramente qualcosa che non possiamo perdere, e ci ricorda di dare il giusto valore a ogni piccolo o grande gesto quotidiano”.

Ecco, da qui vorrei partire per aggiungere la mia piccola riflessione a quella che finora è stata – impianto audio permettendo – la cronaca. Ho ricevuto diverse chiamate e messaggi di amiche, e ho avuto un po’ la sensazione che qualcuno rischi di sentirsi come schiacciato da un esempio di santità raccontato come ineguagliabile. E le persone che si sono dette più indegne di fronte a Chiara sono proprio quelle che a me sembrano invece a loro volta esempi di santità. Donne e uomini che vivono le loro vite in modo coerente, fedele, eroico a volte, quando richiesto. Solo che a loro, a noi, Dio (per ora) non ha chiesto di attraversare prove simili. Ma non dobbiamo giudicare Dio, e neanche noi stessi. Non credo, da quello che so dalla mia amica e da quello che ho sentito di lei in chiesa, che Chiara avrebbe voluto comunicare questa distanza, non avrebbe voluto il santino, o la deriva agiografica.

Ognuno di noi è chiamato soltanto, e non mi pare poco, a stare ogni giorno al posto di combattimento, nella propria realtà così com’è, abbracciandola in ogni istante. Dio è il Dio del presente, Satana lo è del passato e del futuro. Non sappiamo perché a ciascuno di noi è chiesto quello che ci è chiesto, se morire a fettine o morire tutto insieme. I santi sono quelli che lasciano vivere Dio in sé, che gli danno spazio; perciò è bene guardare il loro esempio, ma solo se ci riporta più in alto lo sguardo, a Colui che ci ama così tanto che se lo sapessimo piangeremmo di gioia (“da soli non è possibile farcela”, ha scritto Enrico). Dare la vita è la chiamata di tutti, stare nell’istante è la nostra unica possibilità di essere fedeli a Dio. E per farlo è necessaria una compagnia di amici nella fede, come quelli, numerosissimi, che hanno avuto Chiara ed Enrico, che aiutino a guardare insieme verso la meta comune. Il cristianesimo è per tutti, perché per tutti è possibile lasciarsi scolpire, poco per volta o tutto insieme, come ha fatto Chiara, con il sostegno di Enrico, un vero uomo dalle spalle larghe, larghissime.

Sul perché del dolore, perché il male, perché la sofferenza degli innocenti, be’, è bene ascoltarle, le domande che questa storia ci ha riportato prepotentemente al cuore.

La risposta a queste domande stabilirà che uomini e che donne saremo.

Adesso abbiamo un’alleata in più, nella comunione dei santi.

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11 risposte a CHIARA CORBELLA PETRILLO – Percorso 2

  1. angelonocent ha detto:

    Omelia di Padre Vito Amato al funerale di Chiara Corbella Petrillo Stampa E-mail
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    (Trascrizione)

    16 giugno 2012 –

    Il testo risulta dalla semplice trascrizione dell’omelia rintracciabile sul sito Gloria.tv all’indirizzo: http://www.gloria.tv/?media=301985

    Sono state eseguite minime revisioni per rendere migliore la comprensione al lettore
    Il testo non è stato rivisto dall’autore.
    Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito o sulla pagina di Facebook non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

    Una proposta: vivere da figli di Dio perché così non si muore mai

    Le presentazioni – Facciamo un po’ di presentazioni. E’ qui tra noi, come segno davvero di una presenza materna e affettuosa della Chiesa di Roma, sua Eminenza il Cardinal Vallini. Ha saputo di Chiara ed Enrico, li ha incontrati personalmente, prima di sua santità il Papa, ed è rimasto credo molto colpito e affezionato ad Enrico e Chiara.

    I canti – I canti che avete sentito e sentirete sono i canti che Enrico ha composto man mano che le vicende del matrimonio tra lui Chiara si compivano. Man mano lui componeva dei canti.
    Il canto che voi avete sentito all’inizio è il canto del matrimonio, dell’ingresso di Chiara, chi è stato ad Assisi lo sa. E’ stato un momento mozzafiato. Sta suonando e cantando Enrico, il marito di Chiara, per chi non li conosce.

    Tanti per condividere un fatto eccezionale -Poi ci stanno tanti sacerdoti, c’è Don Fabio, i frati di Assisi e poi ci sono io che sono lo spettatore di tutte queste vicende …che sono una meraviglia… e che sono dolorante, ma anche tanto felice perché ho visto cose straordinarie fratelli miei.

    Un mistero: vedere la vita eterna- Siamo davanti a delle cose…ad un mistero grande. Io questa mattina che cosa vi dico da questo ambone. Vi posso spiegare un mistero in dieci minuti? Mezz’ora? Non lo so. Non si può fare. Noi vi diciamo alcune cose. Quello che vi vogliamo testimoniare, io, gli amici, Enrico, i famigliari, quelli che sono stati vicino a noi, è che noi abbiamo visto la vita eterna. Come dice San Giovanni: “ Perché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo vista”.

    La vita di Chiara ed Enrico – Vi faccio un po’ il riepilogo degli episodi della vita di Chiara ed Enrico?
    Allora nel 2008, il 21 settembre si sono sposati. Chiara è rimasta più o meno subito in cinta e ha concepito un miracolo. Si chiamava Maria Grazia Letizia, che è una bambina anencefalica che è nata, è stata battezzata ed è morta dopo mezz’ora.
    Dopo poco Chiara ha concepito ancora, e ha concepito un bambino che si chiama Davide Giovanni. Questo bambino sembrava sano all’inizio, ma subito dopo non più, sembrava che non avesse più le gambe. Poi invece abbiamo scoperto che aveva delle malformazioni viscerali e anche le sue condizioni erano incompatibili con la vita. Ci dicevano così i medici. Anche lui, che è nato il 24 giugno del 2010, è vissuto mezz’ora. Ha ricevuto il battesimo ed è andato filato in paradiso.
    Poi qui in mezzo a noi c’è Francesco che è nato il 30 maggio del 2011, mentre Chiara era già attaccata da quello che lei chiamava il “drago”, usando un termine che usava il mio vescovo, Don Tonino Bello, per definire il cancro. E’ stato così. Poi Chiara si è curata, dopo la nascita di Francesco, ma le cose non sono andate come si sperava e noi oggi siamo qui.

    L’ultima notte di Chiara è stato il compimento di una preghiera – Noi siamo qui in questo clima di gioia, di festa, perché abbiamo visto quello che ha visto tanti anni fa un centurione.
    C’era un centurione che aveva visto morire tanta gente. Ne aveva uccisi tanti, ne aveva fatti morire tanti. Però davanti ad un uomo crocefisso, vedendolo spirare in quel modo, vedendolo morire in quel modo, ha detto: “ Questo uomo era veramente il figlio di Dio!”. E noi abbiamo visto questo. Abbiamo visto nel momento della morte di Chiara, un figlio di Dio. Abbiamo visto Gesù.
    L’ultima notte di Chiara è stata una festa. E’ stato il compimento di una preghiera. Il vangelo che abbiamo letto oggi è il vangelo di quella messa lì, di quella notte lì che abbiamo celebrato il 12 giugno. Lei è morta la mattina, il 13 giugno. Quella sera è stata una meraviglia. E’ stato il compimento di una preghiera che Chiara aveva fatto al Signore. Quando a Chiara, il 4 aprile è stata data la sentenza definitiva, che diceva che ormai era una malata terminale, la medicina non poteva fare più nulla, allora lei ed Enrico sono tornati a casa e hanno salutato i familiari e ovviamente avevamo tutti una faccia da funerale. E allora Chiara ha fatto questa preghiera al Signore, come faceva lei, molto semplicemente, e ha detto: “ A Signò!… Chiedimi tutto,…ma co’ ‘ste facce così, non gliela posso fa’!” E il Signore questa preghiera che Chiara ha fatto l’ha compiuta il 12 giugno.
    Il 12 giugno, prima della messa siamo stati un’oretta a parlare con Chiara, di cose profondissime, di cose bellissime, e l’abbiamo fatto ridendo e chi ci faceva ridere era Chiara. Era disinibita, ironica, bella. Bella. Luminosa. E lei ha visto e vedeva noi e alla fine dell’eucarestia ha detto: “ Che bello! Che bello! Vi voglio bene a tutti oggi…! Che bello…!”. Sembrava Gesù in croce che diceva:” Tutto è compiuto!”. Ci vedeva veramente felici. Per noi il miracolo è… che noi…non abbiamo… visto morire una donna serena…, abbiamo visto morire una donna… felice!

    Il vero miracolo: vivere con serenità questo momento – Chiara, quando ancora gli sollecitavano di chiedere il miracolo rispondeva: “ Se anche il Signore mi guarisse e dovessi rendere la mia testimonianza, io non testimonierò come primo miracolo che Lui mi ha guarita. Io testimonierò che Lui mi ha fatto vivere in pace questo momento qui a me e a tutti voi”.
    Fratelli miei, noi questo vi vogliamo testimoniare: “ Gesù è vivo! E’ vivo!” e fa ancora fratelli, fa ancora figli di Dio, gente che vive in maniera straordinaria, eroica, avventurosa, bellissima.

    Allora ho chiesto anche a uno delle pompe funebri. Quando è venuto a mettere nella bara Chiara era tutto incantato e ho detto: “ Ma l’hai mai vista una morta così bella?” e lui mi ha detto:” Sinceramente no!”. E lì mi è sembrato il centurione. Ne ha visti tanti di morti quest’uomo.

    Essere il “sale della terra” è vivere in modo straordinario – Dico che Chiara ed Enrico sono stati veramente il sale della terra in questa vicenda. Vi dico alcuni episodi di come l’abbiamo vissuta noi. Dico il “sale della terra” perché hanno dato sapore alla terra, altrimenti che cosa è la nostra vita? Giusto il tempo che passa nel dire: “ Polvere sei e polvere ritornerai”. Alla fine la vita può essere soltanto questo. Può essere una maledizione ed invece Chiara ed Enrico hanno reso questo tempo da “polvere sei” a “polvere ritornerai” qualcosa di bellissimo, perché è stato salato da una sapienza diversa.

    Una sapienza diversa: di vite, ne esistono due – Molti di voi volevano venire a trovare Chiara, a trovare Enrico. Quando stavamo lontani, a noi ci pigliava un po’ d’angoscia, poi quando si ritornava da loro si ritrovava un po’ la pace. Perché? Perché noi, la loro situazione, la giudicavamo con i nostri criteri. Pensavamo a “…sta tragggedia… Oddio come se fa? Un figlio così piccolo…Ma perché tutte a loro? Ma dove sei Signore?” Un po’ quei criteri aglio, olio e peperoncino, che abbiamo preso dalla nostra cultura, dalle nostre famiglie. Poi invece quando si arrivava da Enrico e Chiara si scopriva una sapienza diversa. Si scoprivano parole nuove. Cose mai udite. Dove sta scritto che la morte fa solo schifo? Dove sta scritto che avere un figlio handicappato o un handicap è una tragedia? Dove sta scritto che morire è brutto?
    Sentivi un marito che diceva: “ Ma se mia moglie sta andando verso chi la ama più di me, ma perché dovrei essere scontento?”. Sentivi cose nuove. E allora noi si tornava a casa consolati. Si tornava a casa con un’altra pace. Quando si veniva da Chiara ed Enrico, si veniva a prendere, non si veniva a dare. Chi di voi c’è stato, lo sa! Sa di che sto parlando.
    Chiara che diceva:” No… sono felice così mi posso prendere cura di Maria e di Davide..” e ridendo diceva ”… lei, Maria, ha sempre mal di testa. Davide ha sempre la sindrome dell’arto fantasma”. Così. Chiara che diceva:” Qui mi vengono tutti a ricordare che devo morire. Mi sembra il film di Troisi –ricordati che devi morire”.

    Io sono contento che ridiate perché è ancora il compimento di quella preghiera. Questa è la sapienza di Paolo, che ad ogni tribolazione corrisponde una consolazione. Questa è la sapienza dei santi. Questa è la sapienza di Francesco che diceva:” Quello che mi sembrava amaro, in realtà era dolcezza, di anima e di corpo”. Questo è quello che diceva Gesù, che esistono due vite e quando tu perdi la prima vita, ce ne è un’altra di vita, più bella, la vita nello spirito. Che non devi morire per sperimentarla. La vivi già oggi.

    Quando abbiamo celebrato quella santa notte, non avevo molto tempo per fare l’omelia. Chiara stava molto male, ma era felicissima. Ha seguito attentissima ogni momento della messa. Mi ha atteso perché arrivavo da Cagliari ed era l’una di notte. Allora ho detto:” Chiara!… Qua Gesù dice -… Voi siete la luce del mondo e una luce non può rimanere nascosta, viene messa sul candelabro..-”. Ho detto:” Chiara ma la luce è Gesù?” Lei confermava. Annuiva con la testa. Poi le dicevo:” Chiara il candelabro quale è?” E lei ha detto:” Il candelabro è la croce”. E allora le ho detto:” Chiara, sei luminosa perché stai sul candelabro con Gesù”. E Chiara che prima magari si scherniva, in quel momento m’ha fatto un sorriso meraviglioso e anche lì mi ha confermato e ha detto:” Si, è così!”.

    Vivere per amare – E allora io vi dico queste cose oggi, ve le voglio dire tutte, perché poi dobbiamo ricordarcele, dobbiamo dirle a Francesco (…..) Chiara ha dato la vita a Francesco. Perché per lei è bellissimo vivere spendendo la vita per amore. E ha dato la vita perché lui potesse fare altrettanto. Potesse vivere così. Spendere la sua vita per altri. (….) Poi ci penserà la Madonna, la vergine e Chiara a custodire il cuore bello di Francesco. (…..)

    Il primo matrimonio é vivere con Gesù – Tutto questo, fratelli miei, è passato attraverso un dono che ci ha fatto la Chiesa. Tutto questo è passato attraverso il matrimonio di Enrico e Chiara. Chiara ha voluto fortemente due cose. Una delle due era che io celebrassi il suo funerale. Io penso semplicemente perché io sapevo da che storia venivano. Erano due casi umani quando sono arrivati ad Assisi anche loro. E il Signore ha fatto una grazia enorme con il loro matrimonio. Chiara nella bara è vestita da sposa. Chi è venuta a visitarla l’ha vista. Perché? Perché Enrico e Maria Anselma, la mamma, hanno voluto così. Perché il vero matrimonio, il primo matrimonio che Chiara ha fatto, è stato con Gesù Cristo, il giorno del suo Battesimo. E questo è passato anche attraverso il matrimonio con Enrico. Enrico e Chiara erano coniugi. Avevano lo stesso giogo. Enrico e Chiara erano coniugi con Gesù Cristo. Gesù dice:” Prendete il mio giogo sopra di voi”. Allora prendere il giogo con lui è stato entrare nella stessa missione di Gesù. Bellissima, che era quella di portare la bellezza nel mondo, di riscattare tutti i bambini non nati. Di far capire a tutto il mondo che i bambini che sono stati abortiti sono bambini bellissimi, capaci di generare vita e amore. Anche se non hanno il cervello, anche se non hanno gli arti. Un’avventura meravigliosa. E quando sono diventati coniugi con Gesù Cristo si sono alleati con un alleato potentissimo che gli ha fatto percorrere dei sentieri che noi non osiamo percorrere perché ci fanno paura. Ci sembrano troppo.

    Enrico, mentre venivamo qui in macchina, aveva un cuore grato. Diceva:” Che meraviglia ci ha fatto vivere il Signore!” Io mi faccio portavoce. Enrico lo direbbe anche meglio. Enrico ha chiesto a Chiara poche ore prima che morisse:” A Chià, ma è davvero dolce ‘sto giogo?” E’ veramente dolce questa croce? E Chiara, poche ore prima di morire, stava molto male, ha detto, con un sorriso:” Si, molto dolce Enrì”.

    La consolazione nella tribolazione. A Chiara io dicevo:” Chiara, ma tu fai finta di non soffrire? Facci vedere, per favore, anche quando stai male in modo tale che noi capiamo anche…” E Chiara mi diceva:” Ma io non mi sento male” Chiara soffriva, però allo stesso tempo, nelle cose grosse, il dolore era come sollevato. Quando ha perso un occhio, alla fine, quando una metastasi ha colpito l’occhio, e non ci poteva vedere più, non gli è pesato niente. Quando partoriva, mi diceva che il parto non gli pesava per niente. Io ero lì e sentivo tutte le altre donne che urlavano come le matte.

    Però a questo il Signore le ha portato piano piano, ma questo lo diciamo dopo.

    Possiamo vivere senza alibi- Maria ci ha fatto capire che esiste la consolazione nella tribolazione. Che non abbiamo nessun motivo nella vita per lamentarci perché qualunque cosa ci accade, dentro contiene un dono grandissimo.
    Che viviamo normalmente negli alibi per non vivere veramente.

    Maria ci ha fatto capire che esiste la vita eterna – Maria ci ha fatto capire che esiste la vita eterna. Quando siamo andati insieme a Medjugorje, a settembre, per ringraziare del dono di Maria, quando siamo arrivati c’era la testimonianza di Mirjana. Proprio quando siamo arrivati Mirjana diceva queste parole. Gli chiedevano:” Mirjana come stanno i nostri morti?” E lei diceva:” Io vi so dire soltanto questo. Io voglio molto bene ai miei cari, ma ritornare qui su questa terra dopo che vedo Madonna ( così le diceva, senza articolo), dopo che ho visto Madonna, è un dolore grande. Io starei con lei nonostante voglio molto bene ai miei cari ”.
    E questa è stata per Chiara ed Enrico una consolazione.
    Dopo infatti, quando siamo andati di nuovo tutti insieme, dopo Pasqua a Medjugorje, Chiara ha chiesto a Jakov:” Ma.. si sta sul serio bene dall’altra parte?” Lui le ha detto di si. E lei gli ha chiesto:” Ma se ti chiedessi adesso di andare da Lui tu ci andresti?” e lui gli ha detto:” Sì. Se sono certo che vado in Paradiso, sì!”. E Chiara ha sentito queste parole e ha detto:” Va bene. Ci voglio andare anche io”.

    Vivere da regina e da re cioè donando tutto- Chiara, proprio perché aveva questa speranza, viveva da regina. Viveva in maniera regale. A parte che Chiara aveva un portamento così nobile, così bello. Viveva da regina. Viveva regalando. Quando è arrivata la morte, Chiara stava preparando dei pacchi da dare alle altre sue “colleghe” malate terminali che aveva conosciuto. Delle ragazze che le avevo presentato, che erano venute ad Assidi, così da varie parti di Italia. E lei per ognuna stava preparando un dono. Aveva preparato per una ragazza una felpa con la scritta:” Ha da passà a nuttata!” Capite il napoletano?
    E’ vissuta regalando. Per questo non dovete dire al piccolo Francesco cose false. Lei viveva così. All’ultimo il Signore l’ha condotta a vivere così. Amando. Cioè donava tutto.
    A Medjugorje lei non aveva voglia di andarci. Ci è andata, ci è venuta per noi. Gli è costato molto a Chiara venire a Medjugorje in termini di sofferenza, di fatica, di preoccupazioni per Francesco che era molto piccolo. Ci è venuta perché voleva che noi fossimo qui oggi perché avessimo la grazia di accogliere la Grazia. Questa era una delle sue fisse. Lei voleva come grazia dal Signore, gli occhi per accogliere la Grazia. Per questo quello che noi chiamiamo disgrazia per lei era una grazia. Un figlio handicappato per lei era una grazia.
    Quando hanno saputo che nasceva Maria, Chiara ed Enrico hanno detto:”Il Signore ci ha esauditi! Avevamo chiesto al Signore di avere dei figli in affidamento. Questo è il primo affidamento che il Signore ci ha fatto. Forse altri non erano attrezzati per accogliere una bambina così”

    E quindi fratelli miei poi è arrivata a dire cose bellissime. Enrico correggimi se dico male. Vi dico prima questa.

    I medici – I medici pensavano fosse stupida. Perché non si faceva curare. In realtà gestiva lei questi medici. Sentiva i vari pareri ed in base a questi sceglieva quello che faceva comodo a lei. Quando doveva nascere Francesco, lei aveva capito che una mamma è fondamentale ogni giorno di quei nove mesi. Per cui ha scelto, tra i vari pareri, quello che gli permetteva di portare più avanti la gravidanza.
    Trentadue, trentaquattro, trentasei, trentasette. Faceva dire i numeri ai medici, poi seguiva il parere del medico che assecondava il suo desiderio di non far perdere al figlio neanche quei 38 gr che poteva ricavare ogni giorno.

    Discorsi tra Chiara ed Enrico – E alla fine Chiara, ad un certo punto ha detto ad Enrico: “ Enrì, ma se tu sapessi che la tua vita potrebbe salvare altre dieci vite, tu ti sacriferesti?” E allora Enrico ha detto:” Bé… non lo so se ne sono capace… ma se il Signore mi dà la forza… lo faccio”. Allora Chiara ha risposto:” Io la grazia della guarigione la sto chiedendo e la chiedo, ma mi sa che io fino in fondo la guarigione non la voglio” E lei si chiedeva: “ Enrì, cos’è che colpisce di più? Una donna che guarisce dal tumore, o un papà felice con il bambino senza la mamma?” Ho detto bene Enrì? Allora è bellissimo no? Che dite?

    Un cammino graduale – Allora dentro questa cosa mi sembra di cogliere una tentazione però. E a me sembra che stia lavorando qualcosa di malvagio in tutto questo. Che si traduce nel fatto che molti di noi pensano:” Una vicenda straordinaria!” Io avevo un po’ di timore a fare l’omelia del funerale di Chiara, perché sembra il solito panegirico del morto. E invece non è così.
    Le cose che vi stiamo dicendo, ripeto vi stiamo dicendo, perché è la Chiesa che ve le sta dicendo, non è perché voi pensiate:” E’ bello! E’ straordinario tutto questo… però io… non ce l’avrei fatta. A me speriamo che non me capiti ‘sta roba!Perché io non ce la faccio. Allora questa è una cosa particolare per Chiara, Enrico e pochi altri, i santi, e poi però io no! Io non gliela faccio!” Allora questa è la grande tentazione. Questa è la grande tentazione perché Chiara ed Enrico a queste cose ci sono arrivati gradualmente. Il Signore ce li ha portati passo dopo passo. Passo dopo passo.

    La regola delle tre P – Ragazzi ho quasi finito… non temete, ma vi devo dare questa cosa. Questa è una chicca di Chiara. Aveva preso ad Assisi questa regola. La regola delle tre P. “Piccoli Passi Possibili”. Lei assorbiva tutto come una spugna, questo è vero. Questa gli era molto piaciuta. Perché di solito, davanti a queste cose grosse, noi o pensiamo al passato e diciamo:” Noi non saremo mai capaci di fare questa cosa!” Oppure pensiamo al futuro. Pensiamo a come sarà, a come dovrà essere. Ci facciamo un film da qui ai prossimi quindici anni. Invece Chiara aveva questa tecnica. Di fare quella cosa che gli era possibile in quel momento.
    Come dice Fabio Rosini, al “Ritirone”, quando si legge il passo delle Nozze di Cana. Lui dice:” Il Signore non ti chiederà di trasformare l’acqua in vino. Tirare fuori la gioia dal lutto è qualcosa di cui tu non sei capace!” Tirare fuori da te la vita quando tu sei un morto vivente, tu non ne sei capace! L’acqua in vino tu non la puoi trasformare. Però di una cosa sei capace. Riempire le giare, questo ti è possibile. Fare una cosa stupida. Cominciamo di là. Una cosa che possiamo fare tutti. Non dobbiamo capire tanto.

    L’augurio di Chiara: morire da figli di Dio per vivere da figli di Dio – Io sono contento che Chiara ha voluto fortemente che anche l’omelia fosse così perché è la proposta che vi fa la Chiesa. E’la proposta della santità. E’ la proposta di vivere da figli di Dio. Non so chi di voi è ancora credente, chi non lo è mai stato. Noi auguriamo a tutti voi una buona morte. Perché vivere una buona morte significa vivere una buona vita. Allora vi auguriamo di vivere da figli di Dio! Ci auguriamo tutti di vivere da figli di Dio perché così non si muore mai! Non muori più. Voi vedrete che Chiara non è morta.

    Allora io penso che ho detto tante cose eh? Mi rendo conto che mi sono un po’ dilungato… ma ce ne sarebbero tante altre. A chi gli interessano, ce le venisse a chiedere. Non è roba nostra.

    Padre Vito Amato

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  2. lucetta ha detto:

    “Il nostro amore speciale”: il ricordo di Chiara Corbella nelle parole di Enrico

    “Vado in cielo ad occuparmi di Maria e Davide,

    e tu rimani con il papà. Io da lì prego per voi”.

    E’ questa una frase che Chiara Corbella, una giovane ragazza romana di 28 anni, ha scritto al figlio Francesco prima di morire, una settimana fa, per un tumore scoperto al quinto mese di gravidanza. Una maternità affrontata con forza dopo la scelta di rimandare le cure alla nascita del bambino. Era la terza gravidanza di Chiara: Maria e Davide erano scomparsi poco dopo il parto. Entrambi erano nati con gravi malformazioni. “I nostri cuori innamorati sulla Croce”: così ha detto Enrico Petrillo, il marito di Chiara che al microfono di Benedetta Capelli ha voluto dare la sua testimonianza:

    R. – Vivere con mia moglie, con Chiara, sia nel fidanzamento sia da sposati, è stato bellissimo. Abbiamo avuto una vita veramente piena. Io non so bene come definirla… Anche attraverso le vite dei nostri figli abbiamo scoperto che la vita, trenta minuti o cent’anni, non c’è molta differenza. Ed è stato sempre meraviglioso scoprire questo amore più grande ogni volta che affrontavamo un problema, un dramma. In realtà, noi nella fede vedevamo che dietro a questo si nascondeva una grazia più grande del Signore. E quindi, ci innamoravamo ogni volta di più di noi e di Gesù. Questo amore non ci aveva mai deluso e quindi, ogni volta, non perdevamo tempo, anche se tutti intorno a noi ci dicevano: “Aspettate, non abbiate fretta di fare un altro figlio”. Invece noi dicevamo: “Ma perché dobbiamo aspettare?”. Quindi, abbiamo vissuto questo amore più forte della morte. La grazia che ci ha dato il Signore è stata di non aver messo paletti, barriere alla sua grazia. Abbiamo detto questo “sì”, ci siamo aggrappati a lui con tutte le nostre forze, anche perché quello che ci chiedeva era sicuramente più grande di noi. E allora, avendo questa consapevolezza sapevamo che da soli non avremmo potuto farcela, ma con Lui sì. Abbiamo avuto un fidanzamento ordinario, ci siamo lasciati, litigavamo un po’, come tutti i fidanzati. Però, a un certo punto, quando abbiamo deciso di fare le cose seriamente, è cambiato tutto. Abbiamo scoperto che l’unica cosa straordinaria è la vita stessa. Dice il Signore: “A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”. Chiara ed io abbiamo desiderato profondamente questa cosa: di diventare figli del Signore. Siamo noi che dobbiamo scegliere se questa vita è un caso, oppure se esiste un Padre che ci ha creato e che ci ama.

    D. – Quanto accaduto a Chiara assomiglia tanto all’esperienza di Gianna Beretta Molla che Giovanni Paolo II definì “un inno alla vita, una santa della quotidianità”. L’amore per la vita, come ci raccontavi ha proprio guidato Chiara in tutta la sua esistenza…

    R. – Sì, è proprio così. Chiara sin da piccola è stata educata da bravi genitori al cristianesimo, all’incontro con Gesù, e da subito ha manifestato una sensibilità e una docilità allo Spirito molto speciale, nutrendo anche fin da piccola un rapporto particolare con la Vergine Maria. Questa cosa se l’è portata per tutta la vita e logicamente, se ami Gesù Cristo, come non si può non amare la vita in tutti i suoi aspetti?

    D. – In un filmato su Youtube, Chiara ha detto questa frase: “Il Signore mette la verità in ognuno di noi; non c’è possibilità di fraintendere”. Alla luce di quanto accaduto – dei dolori, delle incertezze, delle scelte fatte – qual è la verità che hai scoperto?

    R. – Quella frase si riferisce al fatto che il mondo di oggi, secondo noi, ti propone delle scelte sbagliate di fronte all’aborto, di fronte a un bimbo malato, di fronte a un anziano terminale, magari con l’eutanasia… Il Signore risponde con questa nostra storia che, come ti ho detto prima, un po’ si è scritta da sola: noi siamo stati un po’ spettatori di noi stessi, in questi anni. Risponde a tante domande che sono di una profondità incredibile. Il Signore, però, risponde sempre molto chiaramente: siamo noi che amiamo filosofeggiare sulla vita, su chi l’ha creata e quindi, alla fine, ci confondiamo da soli volendo diventare un po’ padroni della vita e cercando di sfuggire dalla Croce che il Signore ci dona. In realtà, questa Croce – se la vivi con Cristo – non è brutta come sembra. Se ti fidi di lui, scopri che in questo fuoco, in questa Croce non bruci e che nel dolore c’è la pace e nella morte c’è la gioia. Riflettevo molto, soprattutto in quest’anno, sulla frase del Vangelo che dice che il Signore ci dà una Croce dolce e un carico leggero. Quando vedevo Chiara che stava per morire ero ovviamente molto scosso. Quindi, ho preso coraggio e poche ore prima – era verso le otto del mattino, Chiara è morta a mezzogiorno – gliel’ho chiesto. Le ho detto: “Chiara, amore mio, ma questa Croce è veramente dolce, come dice il Signore?”. Lei mi ha guardato, mi ha sorriso e con un filo di voce mi ha detto: “Sì, Enrico, è molto dolce”. Così, tutta la famiglia, noi non abbiamo visto morire Chiara serena: l’abbiamo vista morire felice, che è tutta un’altra cosa.

    D. – A tuo figlio Francesco cosa racconterai di quello che è successo e, soprattutto, cosa racconterai quando ti chiederà di mamma Chiara?

    R. – Gli racconterò sicuramente di come è bello lasciarsi amare da Dio, perché se ti senti amato puoi fare tutto. Questa, secondo me, è l’essenza, la cosa più importante della vita: lasciarsi amare, per poi a nostra volta amare e morire felici. Questo è quello che gli racconterò. E gli racconterò che questo ha fatto mamma Chiara. Lei si è lasciata amare e, in un certo senso, mi sembra che stia amando un po’ tutto il mondo. La sento più viva oggi che prima. E poi, il fatto di averla vista morire felice per me è stata una sconfitta della morte. A me metteva molto paura pensare, dopo le esperienze anche dei miei figli, di Davide e Maria, di poter veder morire anche mio figlio Francesco. Oggi, so che c’è una cosa bellissima di là che ci aspetta.

    D. – Quando ti dicono che c’è questo profumo di santità intorno a Chiara, è una cosa che ti disturba?

    R. – Sinceramente, mi lascia abbastanza indifferente. Nel senso che Chiara e io avevamo fatto altre scelte, per la vita: avremmo desiderato tanto invecchiare insieme. Però, anche in questo momento della nostra storia vedo come Dio ogni giorno mi meravigli… Io sapevo che mia moglie era speciale: credo che la beatitudine, che una persona venga proclamata beata perché beato significa essere felici. Chiara e in parte anch’io abbiamo vissuto tutta questa storia con una grande gioia nel cuore, e questo mi faceva intuire delle cose grandi. Però, oggi sono meravigliato, perché mi sembrano molto più grandi di quello che io potessi pensare.

    Intervista di Benedetta Capelli a Enrico Petrillo, marito di Chiara, Radiovaticana, 20 giugno 2012

  3. msilvia2 ha detto:

    Grazie a Chiara e a Enrico.
    Che Dio benedica Francesco.
    Mi domando una cosa: benedetta utta la pubblicità fatta intorno a questa vicenda.Di fronte al chiasso che di solito avvertiamo su cose e vicende cattive, una tantum un po’ di rumore su cose buone, è una grazia.
    Ma se un cristiano si trova nella situazione di Chiara, che cosa può fare di diverso?
    Forse, non tutti hanno lo stesso carattere.’è chi è meno comunicativo, non ha tanti amici che lo confortano e lo sostengono.
    Ma la scelta di una madre cristiana, non è mai diversa.Non può essere diversa.
    Accettare la vita,, accogliere la Volontà di Dio, nella gioia come nella croce.
    Nella solitudine come …
    Nel silenzio come nel video, nell’intervista a questo e a quello….
    O sbaglio?

    • fabiana ha detto:

      Credo tu abbia ragione, sai?
      Lei ha dato alla vita a suo figlio, hanno detto …
      una madre non può fare diversamente.

  4. Emilia ha detto:

    Da pochissimo Chiara ha un sito ufficiale: http://www.chiaracorbellapetrillo.it.

  5. angelonocent ha detto:

    …e dal sito ufficiale ricavo la CONSACRAZIONE A MARIA che è il segreto di tutto:

    O Vergine Maria, tu che sei mia Madre,
    che tanto mi ami da parte di Dio
    accogli oggi il mio desiderio di consacrarmi a te.

    Ti dono tutta la mia persona e la mia vita,
    ti dono il mio corpo, i miei pensieri e affetti,
    la mia capacità profonda di amare e di conoscere il vero.
    Tutto ciò che è mio è tuo e ti appartiene.

    Te lo dono per poter così appartenere totalmente a Cristo,
    vita della mia vita.

    Con fiducia e amore ti ripeto:
    Stella del Mattino che mi porti a Gesù,
    Totus Tuus.

    (Preghiera con cui Chiara ed Enrico si affidavano tutti i giorni a Maria)

  6. angelonocent ha detto:

    E quell’ ATTO DI CONSACRAZIONE A MARIA è la chiave di lettura di una storia:

    ” Mi chiamo Chiara sono cresciuta in una famiglia cristiana che sin da bambina mi ha insegnato ad avvicinarmi alla fede.

    Quando avevo 5 anni mia madre cominciò a frequentare una comunità del Rinnovamento dello Spirito e così anche io e mia sorella cominciammo questo percorso di fede che ci ha accompagnato nella crescita e mi ha insegnato a pregare e a rivolgermi in maniera semplice a Gesù come ad un amico a cui raccontare le mie difficoltà e i miei dubbi, ma soprattutto mi ha insegnato a condividere la fede con i fratelli che camminavano con me.

    All’età di 18 anni in un pellegrinaggio incontrai Enrico e pochi mesi dopo ci fidanzammo.
    Nel fidanzamento durato quasi 6 anni, il Signore ha messo a dura prova la mia fede e i valori in cui dicevo di credere.

    Dopo 4 anni il nostro fidanzamento ha cominciato a barcollare fino a che non ci siamo lasciati.
    In quei momenti di sofferenza e di ribellione verso il Signore, perché ritenevo non ascoltasse le mie preghiere partecipai ad un Corso Vocazionale ad Assisi e li ritrovai la forza di credere in Lui, provai di nuovo a frequentare Enrico e cominciammo a farci seguire da un Padre Spirituale, ma il fidanzamento non ha funzionato fin tanto che non ho capito che il Signore non mi stava togliendo niente ma mi stava donando tutto e che solo Lui sapeva con chi io dovevo condividere la mia vita e che forse io ancora non ci avevo capito niente!

    Finalmente libera dalle aspettative che mi ero creata ho potuto vedere con occhi nuovi quello che Dio voleva per me.

    Poco dopo contro ogni nostra aspettativa superate le nostre paure abbiamo deciso di sposarci.
    Nel matrimonio il Signore ha voluto donarci dei figli speciali: Maria Grazia Letizia e Davide Giovanni ma ci ha chiesto di accompagnarli soltanto fino alla nascita ci ha permesso di abbracciarli, battezzarli e consegnarli nelle mani del Padre in una serenità e una gioia sconvolgente.

    Ora ci ha affidato questo terzo figlio, Francesco che sta bene e nascerà tra poco, ma ci ha chiesto anche di continuare a fidarci di Lui nonostante un tumore che ho scoperto poche settimane fa e che cerca di metterci paura del futuro, ma noi continuiamo a credere che Dio farà anche questa volta cose grandi.” (Chiara Corbella Petrillo, al Laboratorio della fede, Gennaio 2011).

  7. angelonocent ha detto:

    Carissima Chiara, affido i miei cari alla tua intercessione. Sostieni Michie nella prova.

    “Non sappiamo perché a ciascuno di noi è chiesto quello che ci è chiesto, se morire a fettine o morire tutto insieme. I santi sono quelli che lasciano vivere Dio in sé, che gli danno spazio”.

    Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo
    nei secoli eterni. AMEN

  8. magazzinaggio ha detto:

    Sono impressionato dalla qualita’ delle informazioni su questo sito. Ci sono un sacco di buone risorse qui. Sono sicuro che visitero’ di nuovo il vostro blog molto presto.

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