SE NON ORA, QUANDO ? Se non IO chi ? – Angelo Nocent

Confesso: la tentazione di “mollare il mazzo” è sempre in agguato. Ma – proprio perché tentazione –  più mi prende e più cerco di reagire, accentuando l’impegno a non desistere.

So benissimo che non sarò io a salvare il mondo. Epperò, quella mia goccia d’acqua che sotrarrei all’Oceano, apparentemente insignificante, è proprio il motivo per cui mi è stata data la vita:  «Il mandato missionario continua ad essere una priorità assoluta per tutti i battezzati, chiamati ad essere “servi e apostoli di Cristo Gesù”.

 Il Servo di Dio Paolo VI, affermava già nell’Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi  che “evangelizzare è la grazia, la vocazione propria della Chiesa, la sua identità profonda”(n. 14).

Familiarizzare con l’ Apostolo Paolo che ebbe la vocazione di proclamare il Vangelo ai Gentili, secondo quanto il Signore gli aveva preannunciato, dovrebbe essere un dovere dei cresimati: “Va’, perché ti manderò lontano, tra i pagani” (At 22,21). 

Nell’anno del giubileo Paolino il Papa scriveva: “Come non cogliere l’opportunità offerta da questo speciale giubileo alle Chiese locali, alle comunità cristiane e ai singoli fedeli, per propagare fino agli estremi confini del mondo l’annuncio del Vangelo, potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede (Rm 1,16)?» [Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2008, 11 maggio 2008].

Guai a meaffermava san Paolo – se non predicassi il vangelo! (1 Cor 9,16).

L’amore di Cristo lo portò a percorrere le strade dell’Impero Romano come araldo, apostolo, banditore, maestro del Vangelo, del quale si proclamava “ambasciatore in catene” (Ef 6,20). La carità divina lo rese “tutto a tutti”, per salvare ad ogni costo qualcuno” (1 Cor 9,22).

Nel nostro piccolo, GLOBULI ROSSI, vuol dire questo: con parole ed opere.

Ancora il Papa Benedetto: “Testimoniate con la vostra vita che i cristiani già “appartengono ad una società nuova, verso la quale si trovano in cammino, e che nel loro pellegrinaggio, viene anticipata” (Spe salvi, 4).

MISSION: “TIRARE FUORI UOMINI…”

“…tirare fuori un uomo dall’acqua, prendere fuori un uomo vivo dall’acqua, significa impedirgli di morire, perché nel mare, nel lago, la persona affoga“.

Così si spiega il motivo di questa icona:

Commento al Vangelo di P. Alberto Maggi OSM

Lc 5,1-11

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.

Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».

E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Per la comprensione del brano di Luca, dobbiamo rifarci al profeta Ezechiele, che, nel capitolo 47, vede un’acqua che esce dal tempio di Gerusalemme e scende verso il mare, lo risana e questo provoca una pesca abbondante.

In particolare al versetto 10 scrive il profeta, “sulle rive vi saranno pescatori da Engàddi a En-Englàim, vi sarà una distesa di reti. I pesci, secondo le loro specie, saranno abbondanti come i pesci del mare grande”. Quindi questo è il riferimento che l’evangelista prende come sfondo della sua narrazione.

Ebbene, scrive Luca, che “la gente faceva ressa intorno a Gesù per ascoltare la parola di Dio”, vedremo poi che c’è la trasposizione e questa parola di Dio diventa la parola di Gesù, perché Gesù non è un inviato da Dio, ma Gesù è Dio stesso.

“Gesù, stando presso il lago di Gennèraset, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti”. Ecco questo è il contesto, il cui sfondo è la profezia di Ezechiele: i pescatori con le loro reti.“Salì su una barca che era di Simone”;

Gesù già conosce Simone perché ne ha già guarito la suocera. “Lo prega di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle sulla barca. Quando ebbe finito di parlare disse a Simone «Prendi il largo»” – letteralmente ‘profondo’ – “«e gettate le vostre reti per la pesca»”. E’ Gesù, è Dio stesso, che parla.

La reazione di Simone è questa, non lo chiama maestro, come dice la traduzione, ma il termine greco Epistata significa “capo, padrone”, mentre maestro si dice Didaskalos, quindi Simone vede Gesù come un capo, un leader a cui lui si può e si deve sottomettere. E protesta: “«Abbiamo faticato tutta la notte»”, ‘tutta la notte’ nel Vangelo non ha mai un senso solo cronologico, ma ha sempre il significato di ‘tenebre’, di impedimento all’accoglienza del Signore “«E non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola»”, ecco la parola di Dio che diventa la parola dell’Uomo, “«getterò le reti»”.

Ebbene, la pesca abbondante è una costante dell’attività umana quando è condotta secondo la parola di Gesù. Infatti, scrive l’evangelista, “Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano”. “Al vedere questo”, continua poi l’evangelista, “Simone”, e qui viene chiamato Pietro; è la prima volta in Luca.

Questo discepolo si chiama Simone; ha un soprannome negativo “Pietro”, che significa ‘il testardo, il cocciuto’ e mai Gesù si rivolgerà a questo discepolo, eccetto una sola volta, chiamandolo Pietro, lo chiamerà sempre Simone.Sono gli evangelisti che, come schema letterario, quando questo discepolo si comporterà bene, lo indicano soltanto con il nome; quando traballa, come in questo caso, Simone ha il soprannome negativo Pietro; quando è completamente all’opposizione soltanto Pietro, cioè ‘il testardo’.

Quindi qui Simone sta facendo qualcosa … già l’evangelista qui ce lo fa capire con questo soprannome … che non va bene. Infatti si getta “alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore»”, ecco qui c’è già un progresso. Si era rivolto a Gesù chiamandolo ‘duce, capo, padrone’, adesso riconosce in Gesù il Signore. Però dice “«Allontanati da me perché sono un peccatore»”, ebbene, in contraddizione con la missione di Gesù che dirà di essere venuto a chiamare i peccatori, quindi Pietro è vittima di una tradizione religiosa per cui il peccatore deve essere allontanato dal Signore, lo si deve allontanare. Non capisce che Gesù, Dio viene a portare l’amore per tutti, anche per i peccatori.

Ebbene, la conclusione dell’episodio, che a Simone si associano “pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo” “ e Gesù disse a Simone: «Non temere»”. Quindi il rapporto di Gesù, che è Dio, con l’uomo, con l’uomo peccatore, non è più di timore, di uno che teme un castigo, che si sente minacciato, ma d’amore. “«D’ora in poi sarai»”, e qui, stranamente, la traduzione dice ‘pescatore di uomini’, ma l’evangelista non adopera come Matteo e Marco il termine ‘pescatore’, letteralmente dice “prenderai uomini vivi”.

E’ chiaro il significato è quello della pesca, ma va al di là. Qual è il significato che l’evangelista vuole dare?

Prendere uomini vivi, in questo caso come il ruolo di un pescatore, mentre tirare fuori i pesci dall’acqua significa tirarli fuori dal loro habitat naturale per dar loro la morte, tirare fuori un uomo dall’acqua, prendere fuori un uomo vivo dall’acqua, significa impedirgli di morire, perché nel mare, nel lago, la persona affoga.

Quindi Gesù non invita i discepoli, Simone in questo caso, a essere un santo, cioè a pensare a sé, ma a prendere uomini vivi, cioè tirare fuori gli uomini da quelle situazioni che possono portargli danno, che possono nuocere loro fino alla morte.

Non pensare per sé, ma pensare per gli altri.“E, tirate le barche a terra”, conclude l’evangelista, “lasciarono tutto e lo seguirono”. Quindi c’è un cambio totale nella scala di valori che anche gli altri discepoli hanno accettato e hanno accolto.

LA PIANTA ?  

SEI TU: METTI RADICI !

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2 risposte a SE NON ORA, QUANDO ? Se non IO chi ? – Angelo Nocent

  1. Donatella ha detto:

    Impegno continuo e costante…come l’amore di Dio non conosce confini nel tempo e nello spazio così deve essere la missione che Lui ci ha affidato.
    Un forte abbraccio♥

  2. Rita ha detto:

    Angelo, non desistere. Accetta e supera quei momenti “no”, ma poi continua con il tuo impegno costante a testimoniare e ad essere quella piccola goccia di cui l’Oceano ha bisogno.

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