UNA FEDE INSUFFICIENTE – A. Nocent

                                               

 Di parole sulla fede per un po’ di giorni saremo bombardati. Poi calerà il sipario sia sul Concilio Vaticano II che su tutto il resto. Vorrei sbagliarmi, ma è già successo.

EPPERO’ SONO GIORNI DI GRAZIA !

Apprezzabilissimo l’invito a tornare sui “documenti conciliari“. Ma quanti lo raccoglieranno? E’ fatica. Ma poi non se ne vede la necessità, non se ne sente il bisogno. Del resto, “in un mondo di ladria cosa serve darsi tanto da fare?

Temo che  a pensarla così siano anche dei generosi catechisti che si accontentano di vivere di rendita o del “bigino”, un Bignami della fede. Così in materia di religione, ci troviamo da vanti ad una società di IGNORANTI COLTI”. Sappiamo di tutto. Meno che portare le ragioni del nostro CREDERE.

E poi, abbiamo un’attenuante sempre vincente: NON C’E’ TEMPO.

Solo che le tempeste esistono e le paure di ogni genere sono tante… E non guardano in faccia a nessuno.

Ho detto la mia e mi auguro di essere smentito dai fatti. Era solo uno sfogo per dire ai più giovani: IMPOSSESSATEVI DEL CONCILIO ! Niente da perdere, solo da guadagnare. (Nella foto: Paolo VI in aula conciliare con il Vangelo)

Comunque, pur con l’occhio attento alle novità del momento, non ho difficoltà a ricorrere alla saggezza del  “vecchio maestro“, il quale un giorno ha letto così una pagina di TERRORIZZATI  su una barca.

Carlo Maria Martini arcivescovo

«In quel tempo, essendo Gesù salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono. 

Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ed egli dormiva.

Allora, accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: “Salvaci, Signore, siamo perduti!“. Ed egli disse loro: “Perché avete paura, uomini di poca fede?”.

 Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia. I presenti furono presi da stupore e dicevano: “Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?”»(Mt 8, 23-27).

Abbiamo già citato la pagina evangelica della liturgia di oggi, quando abbiamo sentito Paolo ricordare a Timoteo che non gli è stato conferito uno spirito di timore, di viltà o di smarrimento (deilias). E ritroviamo infatti nel racconto evangelico la stessa radice greca: «Perché avete paura?», perché siete timidi, vili, smarriti? Il brano evangelico odierno ci aiuta ad approfondire che cosa significa l’attitudine pratica a ricondurre tutto al primato di Dio e di Cristo.

PAURA NELLA TEMPESTA 

Ci troviamo di fronte allo scatenarsi nel mare di un «sisma» – dice il testo greco -, un movimento così violento che la barca era coperta dalle onde. Una tempesta è una situazione negativa incontrollabile, a cui umanamente non si sa come fare fronte. Essa può significare una situazione incontrollabile interiore, quando si entra in una sarabanda, in una fantasmagoria

  • di emozioni negative,

  • di angosce,

  • di ira,

  • di frustrazione,

  • di ripugnanza,

  • di disperazione

da cui non si sa più come salvarsi; si è in balìa di qualcosa di più forte di noi, che non si sa come padroneggiare.

Può indicare pure

  • una situazione esteriore sociale, civile, ecclesiastica,

  • una situazione di forze contrastanti impazzite, che agitano da ogni parte la nostra barca, sia essa la nostra persona o la nostra comunità o gruppo sociale o nazione. 

Di queste tempeste, di tali forze impazzite contrastanti è piena la storia, anche contemporanea. Così per esempio la situazione della ex Jugoslavia o di alcuni Paesi del Centro Africa.

In una simile realtà, nella quale sono entrati gli apostoli, Gesù dorme e poi, svegliato, grida: «Perché avete paura, uomini di poca fede?».

Rimprovera così la stessa viltà e sconforto che abbiamo visto rimproverati a Timoteo da parte di Paolo.

E comprendiamo che questa paura e viltà sono relative alla poca fede, sono frutto di poca fede. 

Gesù non accusa semplicemente il distacco fede-vita; piuttosto la poca fede, la fede scarsa, insufficiente, più piccola di quel grano di senapa che sposta le montagne.

LA POCA FEDE

In che cosa consiste la poca fede, che poi genera paura (paura vana – dice Gesù -, pur di fronte a tempeste che apparentemente non si possono dominare)? 

Possiamo identificarla col volersi salvare da soli, col non riconoscere il primato di Dio come salvatore; e quindi col collocare direttamente, di fatto (anche se è altrimenti a parole), ogni speranza in se stessi.

La fede è allora solo in fondo, come uscita di sicurezza, se proprio le cose van male.

Così hanno fatto gli apostoli:

  • prima hanno messo ogni speranza nelle proprie forze, si sono fidati di farcela – altrimenti non avrebbero affrontato il mare -;

  • alla fine, quando le cose non vanno, viene anche l’invocazione a Gesù. 

E esattamente il contrario del primato di Dio, è l’ultimità di Dio. Non si è cominciato da lui, ma si arriva a lui per disperazione.

Dunque il riconoscimento del primato di Dio è appunto la fede.

Intendere la fede che Gesù chiede come l’attesa di una salvezza dalla tempesta comunque, non sarebbe credere, ma tentare Dio. Gesù aveva rifiutato di gettarsi dal pinnacolo del tempio aspettandosi di essere in ogni caso salvato, perché avrebbe significato tentare Dio (cfr. Mt 4).

E la stessa esperienza degli apostoli ci dice che Dio non li salverà, un giorno, dalla morte.

Ciò che Dio promette è la salvezza dal timore della morte: «Non temete coloro che possono uccidere il corpo» {Mt 10,28).

L’affermare il primato di Dio, non consiste nel ritenere che Dio comunque penserà a darmi la salvezza che attendo. E non consiste neppure nel rifiuto di darsi da fare; Gesù non rimprovera gli apostoli perché si sono dati da fare con la barca, con i remi. Rimprovera qualcosa di molto più sottile, delicato e fine, non riducibile a formule.

«SO A CHI HO CREDUTO»

Che cosa chiede allora Gesù in positivo, come vera fede, fede non piccola?

Lo possiamo esprimere ancora con le parole della seconda Lettera a Timoteo: «So a chi ho creduto» (1, 12). Non aspetto la salvezza comunque; non cesso di darmi da fare; né mi impegno, mettendo Dio per ultimo.

Fin dall’inizio so a chi ho creduto e per questo fin dall’inizio vivo senza sosta e con pace la mia lotta contro ogni forma di autogiustificazione, nella certezza che anche le situazioni apparentemente insostenibili, incontrollabili, sono realtà in cui Dio ci ha posto.

Ecco la grazia della fede che domandiamo per noi e che chiediamo di trasmettere, quella che ci dà pace, ci conforta nelle tribolazioni, ci accompagna nelle oscurità, ci sostiene nelle debolezze e nelle frustrazioni; ci permette di affrontare le tempeste della vita, della Chiesa, del ministero, della vita sociale, economica e politica, non con ricette già preparate, ma con il cuore pacificato dal riconoscimento del primato di Dio.

E tale primato che la liturgia ci invita oggi a riconoscere dando a Dio solo onore, lode e gloria per mezzo di Gesù Cristo e della sua morte e risurrezione.

Lo conservo dal 1966. Per via del “cognome” qualcuno mi scambia per chi non sono.

“…TRA LE PERSECUZIONI DEL MONDO E LE CONSOLAZIONI DI DIO…! “

Nel discorso della “luna”  di Papa Giovanni XXIII c’è la profezia di cosa sarebbe stato il Concilio:

  • “PORTARE LA BUONA NOVELLA AI POVERI, 
  • RISANARE QUELLI CHE HANNO IL CUORE CONTRITO..(Luca  19, 10);
  • CERCARE E SALVARE CIò CHE ERA PERDUTO (Luca 4, 18)…

GLOBULI ROSSI…viene da qui ! “

“Cari figlioli, sento   le vostre voci. La mia è una sola, ma riassume tutte le voci del mondo; e qui   di fatto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è   affrettata stasera… Osservatela in alto, a guardare questo spettacolo… Noi   chiudiamo una grande giornata di pace… Sì, di pace: ‘Gloria a Dio, e pace   agli uomini di buona volontà’.  
 Se       domandassi, se potessi chiedere ora a ciascuno: voi da che parte venite?

I figli di Roma, che sono qui specialmente rappresentati, risponderebbero:  ah, noi siamo i figli più vicini, e voi siete il nostro vescovo. Ebbene, figlioli di Roma, voi sentite veramente di rappresentare la ‘Roma caput mundi’, la capitale del mondo, così come per disegno della Provvidenza  è stata chiamata ad essere attraverso i secoli.  

La  mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, un fratello divenuto padre per volontà di Nostro Signore… Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c’è,  qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà…

Tornando a  casa, troverete i bambini. Date loro una carezza e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete forse qualche lacrima da asciugare. Abbiate  per chi soffre una parola di conforto.

Sappiano gli afflitti che il Papa è con i suoi figli specie nelle ore della mestizia e dell’amarezza…

E poi tutti insieme ci animiamo:  cantando, sospirando, piangendo, ma sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuiamo a riprendere il nostro cammino.     

Addio, figlioli. Alla benedizione aggiungo l’augurio della buona       notte”.     

  Per l’ascolto dalla viva voce: http://www.cronologia.it/storia/a1962d.htm

(Sera  dell’11 ottobre 1962, al termine della giornata di apertura del Concilio       Vaticano II).

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5 risposte a UNA FEDE INSUFFICIENTE – A. Nocent

  1. Rita ha detto:

    In questo che forse è il discorso più famoso della Chiesa, il Papa Giovanni XXIII con semplici parole fece capire al mondo che dal Concilio doveva venire fuori una Chiesa rinnovata, una Chiesa comunitaria, una Chiesa che prima di ogni cosa doveva condividere con i fedeli la meraviglia di fronte al Creato (la luna) e la sofferenza (lacrime da asciugare). Che grande uomo! Che grande santo!

    • lucetta ha detto:

      Sì Rita verissimo…. e preghiamo perchè veramente venga fuori una Chiesa rinnovata che condivide con i fedeli ciò che GIOVANNI XXIII desiderava e che papa BENEDETTO continua a predicare.

      • Rita ha detto:

        Per una Chiesa rinnovata occorre tanta testimonianza; il nostro Vescovo alla fine della fiaccolata alla quale ha partecipato un “fiume di fedeli”, ha affermato che per le strada della città ha avuto modo di vedere anche la religione dell’indifferenza e ci ha invitati a non scoraggiarci.

  2. msilvia2 ha detto:

    Grazie Angelo. Per la fede, la perseveranza. La fiducia che ci aiuti a riscoprire.
    Grazie.

  3. Donatella ha detto:

    C’è tanto bisogno di un rinnovamento, sia delle coscienze che della Chiesa, che di esse è guida insostituibile. Buona domenica Angelo carissimo

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