GESU’ MAESTRO DI RELAZIONI – Angelo Nocent – Christian Albini

Si avvicinano i 100 anni di fratel ARTURO PAOLI presbitero di Lucca.

Ho sul mio tavolo questo suo libro, edito dalla Mocelliana, che mi segue dal 1969, anno della sua pubblicazione.

A cinquant’anni dal Concilio, il titolo esprime molto bene il clima dei primi anni successivi. La Chiesa per noi era Madre e Maestra e, seguendo l’indicazione di Paolo VI,  si guardava anche ai testimoni. Il Paoli era uno di questi. E ci riempiva di entusiasmo l’idea di essere incamminati verso una “liberazione” che è un procedere “verso la verità”. Del resto, Gesù era stato chiaro: “Gesù allora disse a quei Giudei che gli avevano creduto: “Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 31).

Lo sfoglio e, come capita, vi trovo una pagina di miei appunti che profumano di giovinezza e che inizia così:

Il Vangelo è la storia di una grande amicizia. (Matteo 4, 18-22). Nel Concilio ecumenico affiora continuamente l’esigenza dell’amicizia : che il Vescovo sia amico dei suoi sacerdoti, che questi siano amici tra loro. E questo si può dare solo se la relazione vescovo/sacerdoti è una relazione creativa e non solamente esecutiva, funzionale. Da tale stile di rapporto, la ricaduta benefica si avrà nel Popolo di Dio, la comunità locale”.

Poi vi trovo una citazione che ormai si può definire profetica, proprio a ragion veduta. Se nel frattempo fosse accaduto quanto andava sollecitando Fratel Arturo, non ci troveremmo nella situazione attuale del vivere sociale, in preda a un “tifone” preannunciato mezzo secolo prima:

Il centro del discorso è: “Cercate prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia” (Mt 6,33). Se i preti avessero predicato tutti coerentemente questo, come formula discriminante tra il credere e il non credere, o se cominciassimo a predicarlo oggi, daremmo un colpo mortale al capitalismo.

Il capitalismo è l’antireligione, perché cerca prima di tutto l’aumento, la prolificazione del denaro, e poi – attraverso questo – illudersi di cercare la giustizia, è ateo nella sua essenza, e non lo riscatta dall’ateismo né la professione di fede verbale di chi lo accetta, né tutte le beneficenze che possono fare i capitalisti.

Il suo prodotto è l’insicurezza, proprio il contrario della fede che, nonostante sia avvolta di oscurità, è la sicurezza nel fondo dell’uomo, è quella roccia su cui “il furbo costruisce la casa” (Mt. 7,24).

Produce l’insicurezza nel ricco, ed è questa la motivazione vera della sua religiosità: una religiosità che è simbolo dell’ateismo, cioè una commedia sacrilega, il vero sacrilegio, la vera profanazione dell’Eucaristia, non del pane apparente, ma del corpo reale, perché è negazione di Dio, violenza fatta alle cose, violenza sul corpo del Cristo. Produce la insicurezza del povero, e quindi è causa della sua alienazione profonda”.

Naturalmente il suo argomentare non si esaurisce qui. Ho citato solo per dire come avesse saputo cogliere “i segni dei tempi” scrutando l’orizzonte. 

Quanto siamo stati poco furbi in questi ultimi cinquant’anni da quel grande Evento che fu il Vaticano II, è sotto i nostri occhi, increduli di quanto sta accadendo nel mondo ed illusi che tutto si risolva per il meglio nel giro di un paio di primavere, nonostante la metastasi !

Cosa ci resta da fare, pregare che Dio ce la mandi buona? Anche !  Ma il nostro Vegliardo ancora una volta ci stupisce con la sua provocazione evangelica.

Più che sentirsi disorientati, bisognerebbe prestargli attenzione perché non è un eretico.

(A cura di Cristian Albini – Da Facebook)

Fratel Arturo Paoli dei piccoli fratelli di Gesù è una bella figura di fede [- anche se scomoda -] del cattolicesimo italiano. Intanto, lui continua a presentare le sue riflessioni sulla rivista Ore Undici.

Se uno legge attentamente il vangelo e si domanda: Gesù è un uomo di preghiera? La risposta è sì e no. I discepoli che lo seguono e che probabilmente si aspettavano che insegnasse loro a pregare, ad un certo punto si sentono un po’ delusi e glielo dicono: Giovanni insegna a pregare – quelli che si dichiarano profeti, maestri, inviati da Dio prima di tutto insegnano a pregare – tu che fai?

Gesù allora insegna una preghiera breve ed essenziale che è il Padre nostro.

Non risulta che tutte le volte che gli apostoli si riuniscono come prima cosa pregassero: chi spiava di notte dove andasse, perché durante la notte, mentre gli apostoli dormivano, lui si alzava: chi lo spiava lo ha visto sdraiato per terra e ha raccolto lacrime e grida rivolte a chi poteva salvarci dalla morte.

Non piangeva e non gridava per la sua morte personale, ma nel vedere questo mondo che ha apparenze di morte più che di vita: si sentiva straziato e gridava per l’umanità.

Agli apostoli insegnava come comportarsi con la gente, come comportarsi fra loro, il centro della sua azione è il regno di Dio: cercate prima il regno di Dio.

Che cos’è questo regno?

La relazione umana. Nelle parrocchie invece di incontrarsi unicamente per pregare sarebbe bene che si desse il primato alla relazione:

  • come ci comportiamo fra noi?
  • come ci dedichiamo a quei poveri vicini nostri che vivono nello stesso circondario e sono disoccupati, non sanno come tirare avanti, non hanno risorse di nessun genere?

Noi dovremmo cominciare da quelli perché Gesù ha cominciato da loro, non dai sani ma dagli ammalati, che non sono solo quelli colpiti da una vera malattia,

  • sono tutti quelli che vivono male,
  • che non sanno come vivere,
  • che non hanno la forza di vivere.

A Gesù non interessa insegnare a pregare, non è un guru, è venuto per sistemare le relazioni umane, per insegnarci a vivere con gli altri. L’ideale è racchiuso nella parola amici: bisogna diventare amici, e agli apostoli che si domandano chi sia superiore, dice:

  • siate amici fra voi,
  • e li controlla quando si rende conto che c’è un po’ di mare mosso, che non c’è cordialità perfetta.

Si ferma e dice: ricordatevi che siete fratelli fra voi e dovete amarvi, e per imprimere in loro l’importanza di questo, l’ultima notte della sua vita, lava i piedi a ciascun discepolo.

Non dovete mai mettervi in posizione superiore, pensare sono meglio di te, ti toglierò dalla tua ignoranza o povertà, dovete mettervi all’ultimo posto perché se non avete questa intenzione sbagliate tutto, peggiorate le vostre relazioni.

Che cosa vuol dire essere cristiano?

Curare le nostre relazioni umane. Non avere relazioni né di comando né di trascuratezza ma realizzare l’amicizia: far sì che tutti pensino:

  • che buon amico!
  • come saluta tutti!
  • come ci parla!

E come si preoccupa per una situazione triste:

  • come va?
  • che cosa possiamo fare?
  • come possiamo unirci e affrontare questa difficoltà?

Questa è la preghiera, la più bella preghiera: far sì che venga il tuo regno – il regno di pace e di giustizia, di buone relazioni.

Se noi andiamo a Medjugorje per imparare a pregare con metodi nuovi in realtà vuol dire che non siamo mai riusciti a pregare. Non abbiamo capito che cos’è la preghiera, cerchiamo dove ci insegnano delle formule ma non impariamo a pregare.

Per Gesù la preghiera è come aver trovato il posto giusto fra gli altri, è la carità verso gli altri, l’attenzione verso quelli che soffrono.

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10 risposte a GESU’ MAESTRO DI RELAZIONI – Angelo Nocent – Christian Albini

  1. lucetta ha detto:

    Ho letto tanto sulla preghiera e sulle varie forme di preghiera dalla “vocale” a “quella del cuore” e sono arrivata alla conclusione che saper pregare non è cosa facile. Qui c’è scritto che la preghiera più bella e completa è quella del Padre nostro ma il più delle volte si dicono le parole che ci ha insegnato Gesù senza pensarci veramente, si dicono con le labbra ma il cuore è lontano, il comportamento pure….Che dire? Speriamo che in quest’anno della fede i cristiani riscoprano il valore e la bellezza del Padre nostro e tutti dai sacerdoti ai laici si comportino di conseguenza.
    Il Vangelo di stamane mi ha spinta ad interrogarmi su me stessa: sono ipocrita come i Farisei? Mi sembra di no ma poi se vado in fondo al concetto scopro che pecco di ipocrisia ogni volta che manco di carità, di amore con pensieri, parole, opere.

  2. Deborath ha detto:

    E’ davvero stupendo questo post!!!!
    Bravo, Angelo…🙂

    • angelonocent ha detto:

      Il “bravo” ed i meritati applausi vanno a questo uomo libero, ardente nella sua fede, che ha saputo dividere con gli uomini il pane e il sale.

      Per riscoprire il Concilio, non ho che da ritornare sui vecchi libri. Ma quanti profeti sono stati messi a tacere in questi anni!

      Il libro che ho citato termina con il volto giovanile di Cristo dodicenne: “Perché mi cercate? Non sapete che devo occuparmi delle cose del Padre mio?“. Ma essi non compresero.
      Ricordatevi che la profezia fu sempre accompagnata dallo stupore, dall’incomprensione, dalla persecuzione. Ma solo la profezia può strappare l’uomo alla selva e liberarlo dal deserto.”

      A Michele che nel libro è il suo interlocutore, ad un certo punto il Paoli gli ricorda: “Costruire con Cristo vuol dire costruire la Città della pace, cioè la comunità. A questo punto devo confessare un cedimento: Li capisco un po’ questi pastori che vorrebbero arrivare subito alla città della pace e pensano di farla come una partita a scacchi. Però non possiamo guardare da lontano piangendo: TUTTI DOBBIAMO FARLA: “Chi non raccoglie con Me. disperde” (Lc 11,23).

      E’ questo il motivo della mia fede e di questa ostinata, tenace adesione alla Chiesa:

      – a questa Chiesa visibile,
      – lucida e torbida,
      – avvenirista e ritardataria,
      – audace e diplomatica,
      – carnale e spirituale.

      Se vedi, Michele, che poco a poco, come una foglia morta, la corrente mi porta nelle risacche della Chiesa, in quei gomiti di acqua morta che essa forma nel suo cammino, dove si sta tanto comodi, riparati da tutte le correnti, impediscimelo. Se non hai altro mezzo, svelli con le tue mani il selciato e tiralo forte.

      Ricordati il graffito di Parigi: “TI AMO, OH…DITELO CON IL SELCIATO!“.

      Se puoi, non uccidermi: perché continui a lottare al tuo fianco per la liberazione e per la pace.
      Ma è meglio morire sotto le pietre “vedendo i cieli aperti“, che affogati nello stagno, guardando come sola promessa la propria immagine.

      Non fermatevi, ragazzi, non ascoltate i nostri consigli di prudenza: “PROFESSORI, VOI CI FATE INVECCHIARE” avete scritto contro di noi!

      E io scriverei sulle vostre università, che furono nostre: “RAGAZZI, FATECI RINGIOVANIRE“.

      Dietro di voi che

      – non volete più confort, ma più-uomo,
      – non più-prudenza, ma più-libertà,
      – non più-mercati, ma più-comunità,
      – non più-poliziotti, ma più-persone,

      mi sorride il volto di Cristo…”.

      PIU’ ATTUALE DI COSI’ !?

      • Deborath ha detto:

        Sono d’accordo, lo stupore è una componente fondamentale di ogni annuncio: se non stupisce, non incuriosisce e non fa presa…
        Un bacio, Angelo…
        Buona giornata…🙂

  3. angelonocent ha detto:

    DONNA …DANNO…DANNO NECESSARIO…DONO…

  4. Rita ha detto:

    Le idee del Concilio erano già sui vecchi libri … idee rivoluzionarie, idee bellissime che davano spazio ai laici, che aprivano nuovi orizzonti, Stiamo correndo ai ripari, ma tu nei tuoi appunti giovanili avevi già capito l’importanza delle relazioni umane all’interno della Chiesa.

  5. msilvia2 ha detto:

    Essere cristiano: curare le nostre relazioni.Umane.
    Ora, le persone con cui ho relazione, sono mio marito, i miei figli con i loro annessi.Spero di pregare, anche se le relazioni con figli e annessi – e tra i figli e…- sono pessime e con mio marito sono sofferte.
    Io non ho più fantasia, forza, salute, risorse…
    Proviamo a pregare insieme?
    Ho relazioni, limitate, anche con altre ma lo spazio che mi è dato è veramente poco…
    Prego dentro, nel profondo e nel silenzio.
    Nascostamente e con sofferenza indicibile.

    • lucetta ha detto:

      Silvia prego con te e per le tue intenzioni. Ti sembra di non avere più forza nè risorse MA IL SOLO FATTO CHE SEI QUI A DIRLO a chiedere aiuto, sta a significare che la tua fede è viva e stai pregando meglio di chiunque altro. Ti abbraccio Silvia.

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