CAMPO SANTO

“Ti voglio bene !”

Così va incontro alla morte un

vescovo dei nostri  giorni.

Pensato per il blog della Parrocchia di Scannabue, non fa molta differenza trasferire qui gli stessi pensieri. Ognuno ha in mente il suo cimitero e,  a parte quelli monumentali delle grandi città, alla fine, un po’ tutti s’assomigliano.

Quelli che sono già partiti e che, in questo ed altri luoghi analoghi, riposano in attesa di RISURREZIONE, non parlano che col silenzio. E’ la vita!

Un vescovo che stava  per partire, ci ha lasciati con queste emozionanti parole che vorremmo poter ripetere ai propri cari, a parenti ed amici quando prepreremo i bagagli  e riordineremo il tavolo, prima di raggiungere il treno.

« Vorrei dire a tutti, ad uno ad uno, guardando lo negli occhi: “Ti voglio bene“, così come, non potendo adesso stringere la mano a ciascuno, però venendo vicino a voi così personalmente, vorrei dire: “Ti voglio bene“».

Sono, queste, le ultime parole rivolte da un vescovo alla sua chiesa. Parole che hanno dato luce ad un cammino non sempre facile.

«Ti voglio bene»: è l’espressione finale di un impegno personale capace di annullare qualsiasi barriera convenzionale mai esauritosi.

Queste sono alcune dele parole che sono a video.   E’ un messaggio intenso:  sono le parole di amore e di passione di un padre che sa di dover partire e rivelano la statura dell’uomo e del vescovo don Tonino Bello, segno di contraddizione nella società e nella chiesa, ormai verso la beatificazione.

Il completo abbandono al Padre, la costante sequela del Figlio, la fedele adesione all’ Amore e la totale fiducia in Maria: sono i punti di riferimento che hanno potuto fare del suo cammino, sia pure al suo termine contrassegnato indelebilmente dalla sofferenza, un cammino di fecondo amore e di dilagante speranza.

Nel giorno della prova con la sua fede ha saputo trasformare il suo letto di dolore in luminoso altare dal quale si dipartiva fluente l’olio di letizia capace di avvolgere chiunque a lui si avvicinava.

Il settimanale Luce e Vita, pulpito privilegiato dal quale la parola di don Tonino ha varcato i confini della diocesi moltiplicando il numero dei suoi amici, mette a disposizione del lettore queste pagine perché

Oggi il suo magistero autorevole di vescovo profeta continua a suscitare in ciascuno aneliti di speranza, impegno di conversione e fremito d’amore.

ANCHE IL CARDINALE CARLO MARIA MARTINI ARCIVESCOVO DI MILANO DA POCO CI HA LASCIATI

Ma prima. ha fatto in tempo ad introdurci ai temi fondamentali della fede e della speranza cristiana: la vita dopo la morte, il giudizio, la risurrezione.

La sua riflessione ha preso sempre prende le mosse dalla paura della morte, che è un istinto ineliminabile, ma che non deve trasformarsi in un’angoscia che paralizza il cuore e la mente; perché ogni uomo può trovare il coraggio necessario persuperare la paura e guardare con fiducia al destino che lo attende aggrappandosi totalmente a Gesù.

E adesso che il cardinal Martini è stato chiamato ad andare «incontro al Signore risorto», le  sue parole assumono il carattere di un testamento spirituale.

Vissuto con semplicità, sincerità e umiltà, Carlo Maria Martini è morto allo stesso modo. Non ha nascosto il senso di smarrimento, ha rifiutato di prolungare la vita oltre la soglia della dignità, ha chiesto che qualcuno gli tenesse la mano. E motivi di riflessione vengono dal nitido testamento spirituale sulla Chiesa, dalla coraggiosa lettera della nipote Giulia sulla sofferenza dell’uomo Martini, dall’omaggio di migliaia e migliaia di persone, non soltanto cattoliche e non soltanto credenti.

Ai funerali di Giovanni Paolo II

Ma, a proposito di Don  Tonino vescovo, già nel lontano 11 ottobre 1993 così scriveva a un curatore dei suoi scritti

Rev. do don Ignazio,

                                         ho letto con viva commozione questa raccolta delle ultime lettere di Sua Eccellenza Mons. Tonino Bello, mio carissimo confratello nell’episcopato, che dal 1982 ha guidato la diocesi di Molfetta e che il Signore ha prematuramente chiamato a Sé lasciando nei nostri cuori un grande vuoto.

Rivolgo il più cordiale ringraziamento per aver pensato di pubblicare gli scritti che hanno segnato il periodo della sua dolorosa malattia, e mi pare di vedervi espresse bene alcune caratteristiche della sua vita sacerdotale:

  • la centralità assoluta del mistero di Gesù crocifisso e risorto,
  • il cammino della sua conformazione a Cristo in spirito di umiltà, povertà e fiducioso abbandono,
  • la passione per l’annuncio della gioia del Vangelo,
  • l’amore alla Chiesa e alla porzione del popolo di Dio che gli era stata affidata,
  • la ricerca del dialogo continuo con la storia e con tutti gli uomini e le donne della terra,
  • il desiderio ardente della pace, la speranza che la croce cambierà il mondo.

E vorrei sottolineare almeno qualche parola sulla sua personale esperienza della sofferenza:

«Se dovessimo lasciare la croce su cui siamo confitti (non sconfitti), il mondo si scompenserebbe. È come se venisse a mancare l’ossigeno nell’aria, il sangue nelle vene, il sonno nella notte. La sofferenza tiene spiritualmente in piedi il mondo. Nella stessa misura in cui la passione di Gesù sorregge il cammino dell’universo verso il traguardo del Regno».

E ancora:

«Il nostro dolore alimenta l’economia sommersa della grazia. È come un rigagnolo che va ad ingrossare il fiume del sangue di Cristo.

Il Calvario è lo scrigno nel quale si concentra tutto l’amore di Dio…

Anche noi, sulla croce, rendiamo più pura l’umanità e più buono il mondo…

Il Calvario non è soltanto la fontana della carità, ma anche la sorgente della grazia».

Questo prezioso insegnamento sulla prova e sulla sofferenza è molto utile per tutti noi che viviamo in tempi e in condizioni difficili, e mi auguro che la presente raccolta possa ottenere un largo favore da parte di quanti la mediteranno.

Con i più cordiali saluti nel Signore

    + Carlo Maria Card. Martini

ECCO LE PAROLE DELL’ARRIVEDERCI…

«”Ho desiderato ardentemente di celebrare questa Pasqua con voi, di mangiare questa Pasqua con voi“. Sono le parole che Gesù disse prima dell’ultima cena proprio nel Giovedì Santo. E anch’io ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi; e Gesù dice “prima che io me ne vada“.

Ma io non so se me ne andrò, chissà come piacerebbe a me, l’anno prossimo, di poterci trovare ad una solenne smentita, e poter dire: “guarda, ti ricordi che differenza?

Io ho voluto prendere la parola per dirvi che non bisogna avere le lacrime, perché la Pasqua è la Pasqua della speranza, della luce, della gioia! Dobbiamo sentirlo! Io lo sento veramente, perché è così, perché il Signore è risorto, perché è al di sopra di tutte le nostre malattie, le nostre sofferenze, le nostre povertà; è al di sopra della morte. Quindi ditelo!

Ecco, aggiungo un altro compito a casa: ognuno di voi a qualcuno, a qualche parente che non sta bene, a qualche ammalato. Ditelo: che stai lì…? Lo sai che c’è Gesù vicino a te!? Certo, chi sta a letto la luce del sole domani la vedrà attraverso le finestre — Io, oggi, ho ringraziato il Signore e ho detto: “Da quanto tempo non vedo il sole!”

— Comunque, anche se non vedrete la luce del sole direttamente, e la vedrete attraverso le finestre — e gli alberi accarezzeranno le vostre porte e sentirete il canto degli uccelli da fuori — non importa, non importa!


Ci sarà il tripudio, il tripudio pasquale, la gioia pasquale, che penetra come la luce sotto le fessure della porta a raggiungere tutti; e raggiunga soprattutto voi, che godete di buona salute, che potete aiutare gli altri, che date una mano a coloro che soffrono.


Voglio dire: mi raccomando, domani, non contristate – per nessuna amarezza, di casa vostra o per qualsiasi altra amarezza — non contristate la vostra vita! — “Al risorto non è lecito stare se non in piedi, in piedi!” – lo dicevano i padri della Chiesa.


Vi faccio tanti auguri, tanti auguri di speranza, tanti auguri di gioia, tanti auguri di buona salute, tanti auguri perché, a voi ragazzi, ragazze, i sogni fioriscano tutti. Tanti auguri perché nei vostri occhi ci sia sempre la trasparenza dei laghi e non si offuschino mai per le tristezze della vita che sembra ci sommergano.


Vedrete come, fra poco, la fioritura della primavera spirituale inonderà il mondo, perché andiamo verso momenti splendidi della storia, non andiamo verso la catastrofe. Ricordatevelo!


Non sono allucinazioni di uno che delira per la febbre. E’ vero, andiamo in alto, andiamo verso punti risolutori della storia, verso il “punto Omega” Gesù, che è il “punto Omega”, cioè la “zeta”. Potete dirlo… L’ultimo punto dell’alfabeto. In Italiano è “Zeta”, in latino è “Zeta”, in greco è “Omega”, in ebraico “Tau”; il “Tau”, che molti di voi hanno, è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico. E noi andiamo verso l’ultima lettera dell’alfabeto, non verso la fine, ma verso l’inizio!

Quindi, gioite!

Il Signore vi renda felici nel cuore, le vostre amicizie siano sincere. Non barattate mai l’onestà con un pugno di lenticchie. Poi vorrei dirvi tante cose, soprattutto vorrei augurarvi la pace della sera, quella pace che si sentiva un tempo quando ci si ritirava vicino al focolare. La pace della sera, quella che possiamo sentire anche adesso, se noi recideremo un pò dei nostri impegni così vorticosi, delle nostre corse così affannate.


Coraggio! Vogliate bene a Gesù Cristo, amatelo con tutto il cuore, prendete il Vangelo tra le mani, cercate di tradurre in pratica quello che Gesù vi dice con semplicità di spirito.

 Amate i poveri perché è da loro che viene la salvezza, ma amate anche la povertà. Non arricchitevi, non arricchitevi! Non vale. Nel gioco della vita è sempre perdente chi vince sul gioco della borsa.

 Vi abbraccio tutti, ad uno ad uno, e in modo particolare, dal momento che avete fatto questo sacrificio stamattina, voi della mia comunità parrocchiale, a partire da Don Gigi, il parroco della mia comunità parrocchiale, e voi delle comunità vicine…

 Grazie per questa vicinanza, che mi fa sentire il vostro calore, il vostro affetto. Io, per parte mia, non posso fare altro che ripagarvi con la mia preghiera e col mio sacrificio.

Ai miei sacerdoti vorrei ribadire tutto quello che nell’Omelia è stato detto, ma ad uno ad uno, nessuno escluso, neppure qualcuno col quale ci può essere stato qualche motivo di screzio, perchè c’è sempre.


Vorrei dire a tutti, ad uno ad uno, guardandolo negli occhi: ti voglio bene! Così come, non potendo adesso stringere la mano di tutti, devo ritirarmi, e, quindi, mi dispiace, di non poter dare la mano a tutti, però, venendo vicino a voi, così, personalmente voglio dire: Ti voglio bene! Auguri di Buona Pasqua!

Vostro + don Tonino» 

[ Cattedrale di Molfetta, Omelia del Giovedi’ Santo, 1993 ] 

 

“Ti voglio bene !”

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5 risposte a CAMPO SANTO

  1. msilvia2 ha detto:

    😀

  2. Donatella ha detto:

    L’amore testimoniato fino alla fine…

  3. lucetta ha detto:

    Il blog inizia proprio con un’immagine su cui è scritta una sua frase per me molto incisiva e rassicurante.Tutte le volte che risento la voce di don TONINO spuntano lacrime di gioia. Ho qui tra le mani il suo “TI VOGLIO BENE” una raccolta dei suoi ultimi e più intensi messaggi di amore alla sua gente.
    Riporto le parole scritte sul libretto: “Vi sono racchiusi gli ultimi tre mesi di vita, il tempo in cui, sulla cattedra della sofferenza, ha trasformato il letto di dolore in luminoso altare dal quale dipartiva fluente l’olio della speranza.”
    Amato don Tonino, ti voglio tanto bene anch’io.

  4. msilvia2 ha detto:

    «Se dovessimo lasciare la croce su cui siamo confitti (non sconfitti), il mondo si scompenserebbe. È come se venisse a mancare l’ossigeno nell’aria, il sangue nelle vene, il sonno nella notte. La sofferenza tiene spiritualmente in piedi il mondo. Nella stessa misura in cui la passione di Gesù sorregge il cammino dell’universo verso il traguardo del Regno».
    Amen.

  5. angelonocent ha detto:

    CONFITTI, non SCONFITTI…dici bene, Silvia.
    Per TENERE IN PIEDI IL MONDO.
    E’ la sconvolgente fiducia di Dio nell’uomo.
    S. Agostino l’aveva messa così: “Signore, dammi ciò che comandi e comanda ciò che vuoi!”

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