8 MARZ0 2013…

Elena Maya Akisada Nocent

Da ogni balcone di casa tua il mio sguardo si  perde nell’azzurro del cielo, nel verde dei cipressi, nei colori della primavera.

Proprio quando è arrivata la mamma è giunto anche il postino con la colomba pasquale che ti aveva spedito dall’Italia. Che effetto!

Elena Maya Akisada Nocent

Elena Maya Akisada Nocent

I VENERDi’ DI SAN GIOVANNI DI DIO – Angelo Nocent

Elena Maya Akisada Nocent

Elena Maya Akisada Nocent

19-primo volo da pilota 020

Elena Maya Akisada Nocent

In questi giorni sono sbocciate laggiù, proprio sul cancello che immete alla pista aerea.

Elena Maya Akisada Nocent04

Elena Maya Akisada Nocent

Elena Maya Akisada Nocent - Paradiso

Elena Maya Akisada Nocent

29 Marzo 1978 – 8 Marzo 2013

Elena Maya Akisada Nocent

Ti aspettavano alcuni concerti importanti. Hai lasciato  la tua scrivania e il violoncello per andare a suonare nell’orchestra del Cielo…

Paradiso

Arrivederci, Elena…!

Elena Maya Akisada Nocent

Elena - Angelo musicante

Ti penso così

Violoncello -Caccia_Orsola_-_Angeli_musicanti

Violoncello_Angeli_musicanti

Elena Maya Akisada Nocent

Se hai tempo, telefona ogni tanto…

Ti avevo chiesto di suonare l’ADAGIO DI ALBINONI al mio funerale. Invece…

Invece… so che ci sarai con i tuoi amici per accompagnarmi festosamente all’ Incontro lungamente atteso.

Pippo

Cero Pasquale 2

“Quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo” (Gal 3,27)»

1-battesimoRigenerati come “figli nel Figlio“, i battezzati sono inscindibilmente “membra di Cristo e membri della Chiesa” (…). Mediante il sacramento Gesù unisce il battezzato alla sua morte per unirlo alla sua risurrezione (cf. Rm 6,3-5), lo spoglia dell’ “uomo vecchio” e lo riveste dell’ “uomo nuovo”, ossia di Se stesso (…). Ne risulta che “noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo” (Rm 12,5)» (Christifideles laici,  12).

1-battesimoL’unzione con il crisma sul capo dei neobattezzati è accompagnata da una dichiarazione che mostra come il Battesimo sia a fondamento dell’essere cristiano: «Dio (…) vi ha liberato dal peccato e vi ha fatto rinascere dall’acqua e dallo Spirito Santo, unendovi al suo popolo; egli stesso vi consacra con il crisma di salvezza, perché inseriti in Cristo, sacerdote, re e profeta, siate sempre membra del suo corpo per la vita eterna».

«La vocazione alla santità affonda sue radici nel Battesimo e viene riproposta dagli altri Sacramenti, principalmente dall’Eucaristia: rivestiti di Gesù Cristo e abbeverati dal suo Spirito, i cristiani sono “santi” e sono, perciò, abilitati e impegnati a manifestare la santità del loro essere nella santità di tutto il loro operare» (Christifideles laici,  16).

Gesù  buon-pastore

Bone pastor, panis vere,
Jesu, nostri miserere:
Tu nos pasce, nos tuere,
Tu nos bona fac videre
in terra viventium.

Tu qui cuncta scis et vales,
qui nos pascis hic mortales:
tuos ibi commensales,
coheredes et sodales
fac sanctorum civium.

Amen. Alleluia.

Carlo Maria Martini - EucaristiaBuon Pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi;
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.
 
Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo,
nella gioia dei tuoi santi.
 

Amen. Alleluia.

 
 
 raffaele-arcangelo

San Raffaele Arcangelo

il tuo compagno di viaggio

Elena Maya Akisada Nocent

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21 risposte a 8 MARZ0 2013…

  1. Deborath ha detto:

    Non oso immaginare il tuo dolore, non posso neanche lontanamente farlo…
    So solo che queste foto sono strazianti, fanno male, molto e tu???
    Tu lì, con i tuoi ricordi, i tuoi perchè, i tuoi pensieri…
    C’è un disegno dietro?
    Ma che senso ha tutto questo dolore?
    Che senso ha avuto ed ha il dolore di Elena?
    Ed il tuo?
    Che senso ha, Angelo????
    La tua forza mi sorprende sempre, ma ho paura, ho paura che crollerai, ho paura, perchè non si può vivere così un distacco o forse non lo so vivere io così…
    Io che sono così piccola, così insignificante, io che sono così lontana da quella che è la vera fede…
    Sei nel mio cuore, ti ho portato a messa con me, non ho fatto la comunione ma ho offerto te ed il tuo dolore durante l’offertorio, pregando per te alla consacrazione e quando Gesù era presente, davanti a me sull’altare: so che mi ha ascoltato, ma non so in che modo potrà aiutarti, questo non lo so proprio, Angelo…
    So che ti voglio un gran bene e che, probabilmente, non ti chiamerò più “papi”…
    Ti lascio un abbraccio pieno di tanto amore, se può servire a qualcosa… non lo so…😥

  2. msilvia2 ha detto:

    Carissimo Angelo.
    Nessuna parola riesco a dirti. Ti voglio tanto bene. Ti penso sempre.
    Mi torna alla mente una parola del teologo giapponese Kazah Kitamori: «Il dolore è la natura nascosta di Dio».
    Accetto, soffro.Offro: ora per te e per la Mamma di Elena.
    Pensala, pensiamola come tu la pensi e ce l’hai rappresentata: un Angelo in Paradiso.
    L’Angelo musicante, più dolce e gentile. Il più bello !
    Ti abbraccio con tanto amore.

  3. lucetta ha detto:

    Ti ho già detto tutto nei messaggi. Sabato 16 ho fatto celebrare una Messa per lei. Non riesco a dire altro se non che ti abbraccio con tutta la partecipazione possibile.

  4. angelonocent ha detto:

    PERCHE’…?
    CHE SENSO HA…?

    Cara Debotath, più che mettere Dio sul banco degli imputati e interrogarlo, – lo ha già fatto Giobbe per tutti – preferisco in questo momento invocare il Misericordioso con le parole del salmo 129 che è un canto alla misericordia divina.

    Mi hanno insegnato e ci credo, che il Signore è un Dio giusto ma sempre pronto a svelarsi «misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato» (Es. 34,6-7).

    “Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce.
    Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera.
    Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere?

    Ma presso di te è il perdono: e avremo il tuo timore.
    Io spero nel Signore,l’anima mia spera nella sua parola.
    L’anima mia attende il Signor più che le sentinelle l’aurora.

    Israele attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia e grande presso di lui la redenzione. Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe”.

    Mi confortano anche le parole della DIDACHE’:

    “Vi ho chiamato amici”

    Un solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo
    Chiamati a conservare l’unità dello Spirito
    con il vincolo della pace
    cantiamo e proclamiamo:

    Un solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo,
    un solo Dio e Padre.

    Chiamati a formare un solo corpo
    in un solo Spirito
    cantiamo e proclamiamo:

    Un solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo,
    un solo Dio e Padre.

    Chiamati alla stessa speranza
    nel Signore Gesù
    cantiamo e proclamiamo:

    Un solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo,
    un solo Dio e Padre”.

    Raccolti intorno all’unica Parola
    e all’unico Pane di vita eterna,
    come i primi cristiani possiamo pregare:

    “Ti rendiamo grazie, Padre nostro,
    per la vita e la conoscenza
    Che ci hai rivelato
    per mezzo di Gesù tuo servo.

    A te gloria nei secoli.

    Nel modo in cui
    questo pane spezzato
    era sparso qua e là sopra i colli
    e raccolto divenne una cosa sola.

    così si raccolga
    la Chiesa nel tuo Regno
    dai confini della terra,
    perché tua è la gloria e la potenza
    per Gesù Cristo nei secoli.

    (Didachè 9,3-4)

    “GIA’ E NON ANCORA…”

    PER FEDE, NON PER VISIONE.

    http://youtu.be/xtd-kW5SS64

  5. lucetta ha detto:

    Ripeterò anch’io le parole del salmo che hai citato. Ci tenevo a dirti un fatto che mi è capitato.
    La mattina del 16, sabato scorso, mi sono alzata con una stanchezza tale ed una malavoglia che mi spingevano a rimanere a casa…. ma poi mi sono ricordata che avevo prenotato la santa Messa per Elena ed allora mi sono fatta forza e sono andata in cucina a preparare la colazione.

    Ad un tratto, cosa mai successa, sento un tubare insistente fuori al balcone. Sposto la tendina e vedo una tortorella-un piccione? (non so distinguerli) dentro un vaso senza fiori che se ne stava lì e mi guardava come se volesse dirmi qualcosa.

    All’improvviso tutta la malavoglia e la stanchezza è passata e piena di volontà ed energia sono uscita. Lo so, sono piccole cose forse di nessuna importanza ma per me quel giorno hanno significato molto.

  6. Donatella ha detto:

    Non riesco a commentare Angelo, scusami….le lacrime mi offuscano la vista… ti voglio un mondo di bene, sai che ti sono sempre vicina. Un abbraccio col cuore a te, ai tuoi cari e al tuo dolcissimo angioletto che è volato in cielo.

  7. angelonocent ha detto:

    Sono andato a rileggermi quel passo che elenca tutte le sventure capitate a Giobbe, per prendere in prestito le sue parole conclusive:

    Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
    sia benedetto il nome del Signore!»-

    “SATANA METTE GIOBBE ALLA PROVA”

    1 C’era nella terra di Uz un uomo chiamato Giobbe: uomo integro e retto, temeva Dio ed era alieno dal male. 2 Gli erano nati sette figli e tre figlie; 3 possedeva settemila pecore e tremila cammelli, cinquecento paia di buoi e cinquecento asine, e molto numerosa era la sua servitù. Quest’uomo era il più grande fra tutti i figli d’oriente.

    4 Ora i suoi figli solevano andare a fare banchetti in casa di uno di loro, ciascuno nel suo giorno, e mandavano a invitare anche le loro tre sorelle per mangiare e bere insieme. 5 Quando avevano compiuto il turno dei giorni del banchetto, Giobbe li mandava a chiamare per purificarli; si alzava di buon mattino e offriva olocausti secondo il numero di tutti loro. Giobbe infatti pensava: «Forse i miei figli hanno peccato e hanno offeso Dio nel loro cuore». Così faceva Giobbe ogni volta.

    6 Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore e anche satana andò in mezzo a loro. 7 Il Signore chiese a satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Da un giro sulla terra, che ho percorsa». 8 Il Signore disse a satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male». 9 Satana rispose al Signore e disse: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? 10 Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo bestiame abbonda di terra. 11 Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!». 12 Il Signore disse a satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui». Satana si allontanò dal Signore.

    13 Ora accadde che un giorno, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del fratello maggiore, 14 un messaggero venne da Giobbe e gli disse: «I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi, 15 quando i Sabei sono piombati su di essi e li hanno predati e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo».

    16 Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è attaccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato io solo che ti racconto questo».

    17 Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I Caldei hanno formato tre bande: si sono gettati sopra i cammelli e li hanno presi e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo».

    18 Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del loro fratello maggiore, 19 quand’ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato io solo che ti racconto questo».

    20 Allora Giobbe si alzò e si stracciò le vesti, si rase il capo, cadde a terra, si prostrò 21 e disse:

    «Nudo uscii dal seno di mia madre,
    e nudo vi ritornerò.
    Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
    sia benedetto il nome del Signore!».

    22 In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.”

  8. angelonocent ha detto:

    TESORO MIO,

    NELLE PAROLE DEL SALMO 23 AVVERTO IL NOSTALGICO RICHIAMO CHE AVEVI NEL CUORE.

    QUANTE VOLTE HO SENTITO BRUCIANTE IL TUO DESIDERIO D’INFINITO, MORTIFICATO DA TANTI EVENTI, TALVOLTA LACERANTI E DOLOROSI.

    Il Signore è il mio Pastore
    non manco di nulla
    su pascoli erbosi mi fa riposare
    ad acque chiare e tranquille mi conduce
    Egli rinfranca la mia anima
    e mi guida per il lungo cammino per amore del suo nome
    se dovessi camminare in una valle oscura non temerei alcun male
    perchè Tu sei con me
    il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza
    davanti a me Tu imbandisci una tavola sotto gli occhi dei miei nemici
    cosparci di olio il mio capo….
    il mio calice fai traboccare….
    felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita
    e abiterò nella casa del Signore per sempre!
    (Salmo 23 di Davide)

  9. Rita ha detto:

    Ho saputo subito ed ho pregato per voi. Angelo, ti sono vicina e ti abbraccio fraternamente.

  10. angelonocent ha detto:

    Oggi mi sono tornate in mente le parole che tante volte ho suggerito ad altri nel momento dell’afflizione.

    Scrive san Paolo ai Tessalonicesi e quindi anche a me: “Non vogliamo lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza”.

    Benedetto XVI è maestro illuminante:

    “La fede nella morte e risurrezione di Gesù Cristo segna, anche in questo campo, uno spartiacque decisivo”, ha osservato il papa: “sempre san Paolo ricorda ai cristiani di Efeso che, prima di accogliere la Buona Notizia, erano ‘senza speranza e senza Dio nel mondo’. Infatti, la religione dei greci, i culti e i miti pagani, non erano in grado di gettare luce sul mistero della morte, tanto che un’antica iscrizione diceva: ‘In nihil ab nihilo quam cito recidimus’, che significa: ‘Nel nulla dal nulla quanto presto ricadiamo’”.In realtà, ha sottolineato Benedetto XVI, “se togliamo Dio, se togliamo Cristo, il mondo ripiomba nel vuoto e nel buio. E questo trova riscontro anche nelle espressioni del nichilismo contemporaneo, un nichilismo spesso inconsapevole che contagia purtroppo tanti giovani”.

    “Il Vangelo di oggi – ha rammentato il Papa – è una celebre parabola, che parla di dieci ragazze invitate ad una festa di nozze, simbolo del Regno dei cieli, della vita eterna. È un’immagine felice, con cui però Gesù insegna una verità che ci mette in discussione; infatti, di quelle dieci ragazze: cinque entrano alla festa, perché, all’arrivo dello sposo, hanno l’olio per accendere le loro lampade; mentre le altre cinque rimangono fuori, perché, stolte, non hanno portato l’olio”.

    Ma “che cosa rappresenta questo ‘olio’, indispensabile per essere ammessi al banchetto nuziale? Sant’Agostino e altri antichi autori – ha spiegato il pontefice – vi leggono un simbolo dell’amore, che non si può comprare, ma si riceve come dono, si conserva nell’intimo e si pratica nelle opere.

    Vera sapienza è approfittare della vita mortale per compiere opere di misericordia, perché, dopo la morte, ciò non sarà più possibile”. Infatti, “quando saremo risvegliati per l’ultimo giudizio, questo avverrà sulla base dell’amore praticato nella vita terrena”.

    E “questo amore è dono di Cristo, effuso in noi dallo Spirito Santo. Chi crede in Dio-Amore porta in sé una speranza invincibile, come una lampada con cui attraversare la notte oltre la morte, e giungere alla grande festa della vita”.

    A Maria, Sedes Sapientiae, Benedetto XVI ha chiesto “di insegnarci la vera sapienza, quella che si è fatta carne in Gesù. Lui è la Via che conduce da questa vita a Dio, all’Eterno. Lui ci ha fatto conoscere il volto del Padre, e così ci ha donato una speranza piena d’amore”.

    Santa Maria, Madre del Signore, “vita, dolcezza e speranza nostra”, insegnami a vivere e morire nella speranza che non delude.

    Grazie, Santo Padre, per le parole illuminanti.

  11. lucetta ha detto:

    Sono qui ogni giorno a leggere tutto quello che posti per starti vicino e trovo sempre qualcosa a cui aggrapparmi:
    Vera sapienza è approfittare della vita mortale per compiere opere di misericordia, perché, dopo la morte, ciò non sarà più possibile”. Infatti, “quando saremo risvegliati per l’ultimo giudizio, questo avverrà sulla base dell’amore praticato nella vita terrena”.

  12. fabiana ha detto:

    Ciao Angelo,
    io ho letto solo ora e non ho capito quasi nulla.
    Non ho capito chi è la persona di cui si parla,
    scusami, ma io non sapevo niente.
    Ti mando un abbraccio

  13. fabiana ha detto:

    Grazie Lucetta!
    Il mio ind mail è fabilg@alice.it
    Ce l’ha Angelo e anche Deborath.
    Grazie se mi spiegate un po’ di più.

  14. msilvia2 ha detto:

    Caro Angelo, in questi giorni, ho tanto da offrire.
    Offro, per te. Per voi.
    Non ho potuto ancora la S.Messa, solo la mistica Messa continuamente celebrata nel cuore: per lei. Per te.
    Non riesco a piangere: vorrei, talvolta.
    Con tutto il cuore.
    Silvia.

  15. Deborath ha detto:

    Mio caro Angelo, ti pensavo, come faccio sempre, ogni santo giorno…
    Ho cercato su internet questa storia di Bruno Ferrero che avevo letto tempo fa e volevo regalartela…

    “IL FIUME di Bruno Ferrero
    Fulgenzio era un buon padre e un ottimo
    marito, ma un triste e desolato giorno la
    sua giovane moglie morì.
    Un dolore immenso e rovente dilaniò la
    sua esistenza. Niente riusciva ad
    attenuare la sua sofferenza. Cercava
    invano brandelli di consolazione nei suoi bambini che lo fissavano smarriti. Come
    specchi, gli umidi occhioni gli rimandavano l’immagine della loro madre tanto amata.
    Neanche più ricordava il tempo in cui lavorava cantando. Il lavoro, come il pane, gli
    era diventato amaro e pesante.
    Una sera, rannicchiato nel letto, piangeva silenziosamente per non svegliare i
    bambini, quando gli apparve una figura dolce e rassicurante, che lo prese per mano.
    Era la Vergine Addolorata.
    «Vieni con me, Fulgenzio» gli disse. «Vieni con me: ti porterò al fiume della pace.
    Chiunque si bagna nelle sue acque troverà la consolazione che cerca».
    Camminarono nella notte per molto tempo. Ad un certo punto, Fulgenzio cominciò
    a sentire il rumore di acque scroscianti. Un fiume immenso, dalle acque pure e
    trasparenti, scorreva davanti a loro.
    «Immergiti nel Fiume della Pace, pellegrino del dolore» gli intimò la Vergine.
    «Le sue acque scioglieranno la tua pena e la tua angoscia».
    Fulgenzio si immerse. Il suo corpo fu avvolto da un conforto pieno di vigore e
    serenità, una pace balsamica che guariva le sue ferite.
    Dopo quell’immersione salutare, Fulgenzio chiese alla Madonna: «Da dove viene
    quest’acqua miracolosa?». «Sono le lacrime del mondo» rispose la Vergine. «Tutte le
    lacrime del mondo si raccolgono in questo fiume. Lacrime amare, di paura, di
    dolore, di delusione, di sconfitta, di rabbia. Ma anche le lacrime più dolci, quelle
    versate per amore, per il ritorno di una persona cara, per uno scampato pericolo».
    Fulgenzio udì i sospiri e i gemiti di tutti coloro che avevano versato quelle lacrime, e
    comprese che anche le sue lacrime erano ormai un unico pianto, puro e indistinto,
    che scorreva nelle acque di quel fiume. Si sentì in comunione totale con tutto il dolore e la gioia del mondo. Fu in quel momento che la Madre di Dio gli parlò del
    dolore di suo Figlio, e Fulgenzio sentì il pianto di Cristo davanti alla tomba di
    Lazzaro, il pianto nel Getsemani, il suo pianto ai piedi della croce.
    Fulgenzio si ridestò improvvisamente, il cuscino era ancora bagnato, ma una pace
    profonda si era impadronita di lui.
    Non siamo figli del dolore, ma della compassione”

    Ti voglio bene… ♥

  16. angelonocent ha detto:

    Grazie, Deborath, per IL FIUME…

    Salmo 41 (42)

    Come la cerva anela
    ai corsi d’acqua,
    così l’anima mia anela
    a te, o Dio.

    L’anima mia ha sete di Dio,
    del Dio vivente:
    quando verrò e vedrò
    il volto di Dio?

    Le lacrime sono il mio pane
    giorno e notte,
    mentre mi dicono sempre:
    “Dov’è il tuo Dio?”.

    Questo io ricordo
    e l’anima mia si strugge:
    avanzavo tra la folla,
    la precedevo fino alla casa di Dio,
    fra canti di gioia e di lode
    di una moltitudine in festa.

    Perché ti rattristi, anima mia,
    perché ti agiti in me?
    Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
    lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

    In me si rattrista l’anima mia;
    perciò di te mi ricordo
    dalla terra del Giordano e dell’Ermon,
    dal monte Misar.

    Un abisso chiama l’abisso
    al fragore delle tue cascate;
    tutti i tuoi flutti e le tue onde
    sopra di me sono passati.

    Di giorno il Signore mi dona il suo amore
    e di notte il suo canto è con me,
    preghiera al Dio della mia vita.

    Dirò a Dio: “Mia roccia!
    Perché mi hai dimenticato?
    Perché triste me ne vado,
    oppresso dal nemico?”

    Mi insultano i miei avversari
    quando rompono le mie ossa,
    mentre mi dicono sempre:
    “Dov’è il tuo Dio?”.

    Perché ti rattristi, anima mia,
    perché ti agiti in me?
    Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
    lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

  17. angelonocent ha detto:

    3 ant. Fiorente come un olivo
    chi si abbandona in Dio.

    SALMO 38 Preghiera nella malattia

    (La creazione è stata sottomessa alla caducità e nutre la speranza di essere lei pura liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloria dei figli di Dio ma anche noi gemiamo aspettando la redenzione del nostro corpo (cfr. Rm 8, 20-23). Questa è la nostra fede.)

    I (2-7)

    Ho detto: «Veglierò sulla mia condotta *
    per non peccare con la mia lingua;
    porrò un freno alla mia bocca *
    mentre l\’empio mi sta dinanzi».

    Sono rimasto quieto in silenzio: tacevo privo di bene, *
    la sua fortuna ha esasperato il mio dolore.
    Ardeva il cuore nel mio petto, *
    al ripensarci è divampato il fuoco;

    allora ho parlato: *
    «Rivelami, Signore, la mia fine;
    quale sia la misura dei miei giorni *
    e saprò quanto è breve la mia vita».

    Vedi, in pochi palmi hai misurato i miei giorni*
    e la mia esistenza davanti a te è un nulla.

    Solo un soffio è ogni uomo che vive, *
    come ombra è l\’uomo che passa;
    solo un soffio che si agita, *
    accumula ricchezze e non sa chi le raccolga.

    1 ant. Nell\’intimo soffriamo,
    aspettando la redenzione del nostro corpo.

    2 ant. Ascolta la mia preghiera, Signore,
    non essere sordo al mio pianto.

    II (8-14)

    Ora, che attendo, Signore? *
    In te la mia speranza.
    Liberami da tutte le mie colpe, *
    non rendermi scherno dello stolto.

    Sto in silenzio, non apro bocca, *
    perché sei tu che agisci.
    Allontana da me i tuoi colpi: *
    sono distrutto sotto il peso della tua mano.

    Castigando il suo peccato tu correggi l\’uomo, †
    corrodi come tarlo i suoi tesori. *
    Ogni uomo non è che un soffio.

    Ascolta la mia preghiera, Signore, *
    porgi l\’orecchio al mio grido,

    non essere sordo alle mie lacrime, †
    poiché io sono un forestiero, *
    uno straniero come tutti i miei padri.

    Distogli il tuo sguardo, che io respiri, *
    prima che me ne vada e più non sia.

    2 ant. Ascolta la mia preghiera, Signore,
    non essere sordo al mio pianto.

    3 ant. Fiorente come un olivo
    chi si abbandona in Dio.

    SALMO 51 Contro un calunniatore
    Chi si vanta si vanti nel Signore (1 Cor 1, 31).

    Perché ti vanti del male *
    o prepotente nella tua iniquità?

    Ordisci insidie ogni giorno; †
    la tua lingua è come lama affilata, *
    artefice di inganni.

    Tu preferisci il male al bene, †
    la menzogna al parlare sincero. *
    Ami ogni parola di rovina, o lingua di impostura.

    Perciò Dio ti demolirà per sempre, †
    ti spezzerà e ti strapperà dalla tenda *
    e ti sradicherà dalla terra dei viventi.

    Vedendo, i giusti saran presi da timore *
    e di lui rideranno:

    «Ecco l\’uomo che non ha posto in Dio la sua difesa, †
    ma confidava nella sua grande ricchezza *
    e si faceva forte dei suoi crimini».

    Io invece come olivo verdeggiante †
    nella casa di Dio. *
    Mi abbandono alla fedeltà di Dio
    ora e per sempre.

    Voglio renderti grazie in eterno *
    per quanto hai operato;
    spero nel tuo nome, perché è buono, *
    davanti ai tuoi fedeli.

    3 ant. Fiorente come un olivo
    chi si abbandona in Dio.

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