IL VERO CORPO DEL SIGNORE – Enzo Bianchi

Elena Maya Akisada NocentCara Elena, quand’ero adolescente, gli educatori del collegio che frequentavo, durante l’esame di coscienza della sera  erano soliti richiamarci questo passo di San Paolo ai Corinti:

27 Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del  Signore”. (1 Cor 11, 27).

La citazione si fermava qui. E Dio solo sa quanti scrupoli suscitavano  in noi il giorno dopo queste parole, al momento di fare la Comunione.

Ciò che veniva tralasciata era proprio la motivazione che è nella seconda parte del testo che oggi la CEI traduce così: ” 28 Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; 29 perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna“.

E’ proprio il contrario di ciò che noi ragazzi percepivamo da quell’ammonimento, isolato dal suo contesto.

Che strano: ciò che avrei voluto insegnarti senza riuscirvi – ora sembra che tu voglia ricordarlo a me e me lo mandi a dire per mezzo del monaco Enzo:

Bianchi Enzo 1_“Siamo indegni dell’eucaristia forse perché abbiamo dei peccati? Forse perché siamo responsabili di colpe in cui cadiamo ogni giorno e in cui continuiamo a ricadere? “Cadiamo e ci rialziamo, cadiamo e ci rialziamo”, come dice quel detto tradizionale attribuito ai padri del deserto.

No, perché l’eucaristia è un sacramento per i malati, è una tavola offerta per i peccatori, non è qualcosa che è per i giusti; eventualmente sono gli uomini di chiesa che trasformano l’eucaristia in un banchetto per i giusti, ma Gesù l’ha voluta per i peccatori.

Quando andiamo all’eucaristia, siamo come dei mendicanti. Per questo quando andiamo all’eucaristia, anche con il nostro corpo, prima di ricevere il pane e il vino ci inchiniamo, inchiniamo il nostro corpo e poi apriamo la mano. È il gesto del mendicante: il mendicante che vi chiede l’elemosina vi fa un inchino e stende la mano, e noi facciamo lo stesso con il Signore.

E non a caso la sapienza della liturgia latina ci fa dire: “Signore, io non sono degno che tu faccia di me la tua dimora, non sono degno di accoglierti nella mia casa che è il mio corpo, che è tutto il mio essere, ma confido in una sola parola, nella parola del Signore, e allora sarò fatto degno”.

Dunque – vedete – questa indegnità non è l’indegnità dei nostri peccati.   E allora che cos’è questa indegnità in cui si mangia e si beve la propria condanna?

Paolo la spiega subito dopo: è il non discernere, il non capire, il non riconoscere il corpo e il sangue del Signore (cf. 1Cor 11,29). Questa è davvero l’indegnità. E allora capiamo perché c’è questa preoccupazione di capire, di conoscere.

Certo, Paolo vuole dire che non riconoscere che quel pane è il corpo di Cristo, che quel calice è il calice del sangue di Cristo, è indubbiamente un disprezzare il Signore stesso e non accogliere la sua parola, perché è la sua parola che ci dice che quel pane che ci viene dato e quel vino che ci viene offerto sono il suo corpo e il suo sangue.

Ma Paolo intende anche un’altra cosa: non riconoscere il corpo che è la Chiesa.   (…)   Interessarsi alla vita della Chiesa è interessarsi al corpo del Signore! Noi dobbiamo interrogarci seriamente, perché si fa presto a pensare che noi andiamo all’Eucaristia a posto, tutt’al più se ci siamo confessati prima, riducendo il nostro peccato semplicemente alle colpe quotidiane.

No, c’è una questione di discernimento del corpo del Signore: non è solo il pane e il vino il corpo e il sangue del Signore, ma è la Chiesa, è la comunità, e poi certamente il povero, il bisognoso, l’ultimo – questo Gesù ce lo ha insegnato – sono corpo del Signore.   Noi dobbiamo chiederci se siamo capaci di discernere il corpo di cui facciamo parte, il corpo comunitario, il corpo di coloro che vivono accanto a noi, il corpo degli ultimi, dei bisognosi, dei peccatori.

Noi certamente ripetiamo l’eucaristia, la celebriamo con attenzione e cura, ci esercitiamo alla necessaria ars celebrandi, ma poi non vediamo il corpo reale di Cristo: affamati, prigionieri, nudi, malati, stranieri, perseguitati, dimenticati (cf. Mt 25,31-46). Insomma, peccatori – non dimentichiamo questo – peccatori, in modo diverso sempre bisognosi.  

Se Gesù ha detto – lo abbiamo sentito – consegnando il pane: “Il mio corpo è per voi (hypér hymôn)” (1Cor 11,24), noi dovremmo saper dire lo stesso: “Il mio corpo, tutta la mia esistenza è per voi”. Dovremmo dire al fratello: “Il mio corpo, la mia esistenza è per te, perché il mio corpo è la mia vita”. Ecco, è il corpo che è la via di Dio, non ci sono altre di vie né per noi per andare a Dio, né per Dio per venire a noi. E quando dico che il corpo è la via di Dio, intendo il mio corpo, il corpo dell’altro, il corpo che è la chiesa: tutta questa realtà è il corpo di Cristo”.

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8 risposte a IL VERO CORPO DEL SIGNORE – Enzo Bianchi

  1. Deborath ha detto:

    Caro Angelo, quando ho partecipato agli Esercizi Spirituali sull’Eucaristia, il padre sacramentino che li predicava ci diceva sempre che noi dovevamo farci pane spezzato per i fratelli!!!!
    Credo sia il sunto di questo tuo bel post….

    Per quanto riguarda poi il Corpo di Cristo che è la Chiesa, dicevo ai miei bambini del catechismo che dovevamo immaginare la nostra comunità come il nostro corpo e così come con il nostro dito indice non ci caveremo mai un occhio, allo stesso modo noi non possiamo escludere dalla comunità nessuno!!!!

    E’ un po’ complicato metterlo per iscritto, questo concetto a gesti si spiega meglio….
    Ti abbraccio Angelo e a presto…

  2. msilvia2 ha detto:

    Caro Angelo,
    leggo sempre. Partecipo. Ti penso. Vi penso.
    Vorrei dire, a te in modo speciale, a te che sai quale è il mio vivere, a te perchè tu lo senta anche riguardo a Elena, a te perchè tu lo trasmetta a Michie : E’ Pasqua. Gesù, è il Vivente. E’ qui, accanto a ciascuno di noi, Elena è con Lui, in Lui.
    Nell’Eucaristia, “comunichiamo” in Gesù con la Trinità, con la Chiesa, con il Suo Corpo che è tutto ciò che hai detto, scritto.
    Lasciamoci confortare e accogliamo e facciamo vivere in noi la Fede. La Speranza.L’Amore. La Tenerezza e la Misericordia che Dio, Gesù, la Pasqua, l’Eucaristia…ci donano anche se restano il Mistero.
    Il nostro Dio, è sempre un Dio misterioso.
    La Croce.
    La Croce: non la comprendo. L’amo.
    Non la posso spiegare. Ma adorare.

  3. fabiana ha detto:

    Ciao Angelo! Anch’io ti penso tanto e ti seguo con affetto

  4. fabiana ha detto:

    Anche il mio vescovo ha detto che la croce si può solo contemplare.

  5. angelonocent ha detto:

    Adoramus Te, Christe, et benedicimus tibi, quia per sanctam Crucem Tuam redemisti mundum!

  6. lucetta ha detto:

    Ogni mattina prima di accostarmi all’Eucarestia ripeto questa preghiera:
    “Gesù mi accosto a Te come un’inferma al medico di vita, come una cieca al lume della chiarezza eterna, come una immonda alla fonte della misericordia, come una povera indigente al Signore del cielo e della terra ed imploro la Tua immensa bontà”

  7. Donatella ha detto:

    E’vero… sono proprio i malati ad aver più bisogno del medico, così i peccatori sono i principali destinatari di questo Sacramento che santifica e guarisce.
    Un forte abbraccio ♥

  8. *Annamaria* ha detto:

    Oggi è la festa della Divina Misericordia e il messaggio di Suor Faustina mi sembra un commento adatto a questo post.
    Perché fino a pochi anni fa si cercava sempre di incutere timore nelle persone che si accostavano a Dio?
    E’ così rassicurante pensare che il nostro Dio è Amore e Misericordia infinita e che la sua misericordia è tanto più grande quanto più grande è la nostra miseria!
    Se siamo peccatori è perché questo non impedisce a Dio di amarci e a noi di amarlo! Nonostante tutto.

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