UOMINI E DONNE AL SERVIZIO DEL VANGELO – Angelo Nocent

Lo so bene: indietro non si torna, non si può tornare

Proseguire il cammino mi è faticoso come lo è per molti, ma ogni tanto faccio l’esperienza della “manna ristoratrice“, il pane del deserto che è fatto anche della vostra orante amicizia e così, rifocillato, provo a rialzarmi.

Mi viene in mente Elia, il profeta del Dio vivente, il cui nome stesso significa: “JHWH è Dio”. E’ uno dei più grandi uomini dell’Antico Testamento: l’uomo che sta alla Presenza del suo Dio. Lo zelo è il tratto essenziale della sua fisionomia e il suo simbolo il fuoco (Sir 48,1).

Il racconto biblico lo fa apparire, più di una volta, quasi all’improvviso, come una folgore, per trasmettere la parola del Signore.

Stordito anche lui dagli eventi, ode la sollecitazione di Dio:

Elia e il corvo“A Elia fu rivolta questa parola del Signore: «Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. Ivi berrai al torrente e i corvi per mio comando ti porteranno il tuo cibo»,

Egli eseguì l’ordine del Signore; andò a stabilirsi sul torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane al mattino e carne alla sera; egli beveva al torrente. (1Re 17, 2-6).

Per via della stessa Voce, mi accorgo che a me sta succedendo proprio il contrario: ero in Oriente e mi ritrovo in Occidente, confuso, a scrutare i segni dei tempi…

Il cielo in questi giorni, visto da casa mia,  si presentava così:

Cielo tempestoso   SAM_3376

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Qui sotto non si vede bene, ma in questo sfondo cupo,  con i miei occhi, indubbiamente più potenti della macchina fotografica, ad un certo momento, ho potuto constatare la comparsa di un tenuissimo arcobaleno che nella foto non risalta a sufficienza.   Un segno eloquente, un invito ad andare oltre…

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Adesso l’angolo prediletto del mio giardino, piccolo camposanto dove ogni tanto mi raccolgo in preghiera, è diventato questo:

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Elena Maya Akisada NocentUna Croce, una foto, un lumino, fiori di campo…Tutto serve per tirare avanti, per guardare oltre.

E’ questo il luogo  dell’ “Ave Maria” con la mia Elena che non mi dissuade ma incoraggia ad essere al servizio del Vangelo. E adesso posso contare molto su di lei.

Ho scattato questa foto mentre pioveva a dirotto e sono evidenti le gocce che imperlano il suo sorriso. 

Così oggi sono qui ha condividere queste riflessioni di Maria Ko Ha Fong, docente della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione «Auxilium» di Roma e all’ Holy Spirit Seminary di Hong Kong, per recuperare quella storia scaturita dall’ Evento Pasquale e provare a ricominciare.

Apostoli

Maria Ko Ha Fong“Dopo l’evento pasquale, man mano che il Vangelo «corre» per il mondo e lungo la storia, il progetto di Dio coinvolge un gruppo sempre più numeroso di collaboratori impegnati nell’evangelizzazione, in comunione e in continuità con i dodici.

Chiunque legge i testi evangelici constata che Gesù pur rifiutato da molti aveva affascinato in modo straordinario i suoi contemporanei. I sinottici sottolineano in diversi contesti l’entusiasmo della folla che lo «seguiva» (Mt 12,15; Mc 3,7; 4,1; 5,21; Lc 12,1), benché si trattasse di una sequela con motivazione non sempre retta e con sentimenti più o meno superficiali. C’era però un gruppo di uomini e donne che aderivano a Lui radicalmente e collaboravano con Lui nella sua opera evangelizzatrice. Tra questi, come segnala Luca, esiste una certa graduatoria a seconda dell’intensità della sequela e della modalità di partecipazione alla missione di Gesù.

  • Il gruppo che più gli è vicino è formato dai dodici;
  • poi c’è la cerchia più vasta dei discepoli che Luca ha tipizzato nei settantadue inviati da Gesù nelle regioni pagane (Lc 10,1-12).
  • Infine, a raggio sempre più ampio, il discepolato si estende anche ad un gruppo di donne che «seguivano» e «servivano» Gesù fin dalla sua missione in Galilea (Lc 8,1-3; cf Mc 15,41).

Da ciò sembra che Luca abbia voluto storicizzare l’intenzione di Gesù di tracciare l’itinerario ideale del dinamismo del Vangelo: «Sarete miei testimoni in Gerusalemme, in tutta la Galilea e la Samaria sino agli estremi confini della terra» (At 1,8).

Dopo l’evento pasquale, man mano che il Vangelo «corre» per il mondo e lungo la storia, il progetto di Dio coinvolge un gruppo sempre più numeroso di collaboratori impegnati nell’evangelizzazione, in comunione e in continuità con i dodici. Sono uomini e donne di diverso stato sociale e con diversi carismi, ma a servizio di un unico Vangelo. Ad essi è dedicata questa breve presentazione panoramica (1). Non è facile farne un inventario completo e sistematico. Ci limitiamo a raccogliere i dati più evidenti che emergono dagli Atti degli Apostoli e dalle lettere paoline, seguendo le fasi alquanto fluide dello sviluppo della Chiesa primitiva.

La Chiesa-madre di Gerusalemme

Nella primitiva comunità di Gerusalemme responsabili indiscussi erano i dodici, aventi quale perno Simon Pietro. Mentre la comunità cresceva, sorgevano difficoltà interne che esigevano la creazione di una nuova struttura organizzativa. C’era «un malcontento tra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana» (At 6,1). Le radici del conflitto erano però più profonde. Si trattava della difficoltà di convivenza tra i due gruppi linguistici che erano in fondo anche due gruppi etnico-culturali, con due modi diversi di concepire la novità cristiana.

Il conflitto fu risolto quando «i dodici convocarono il gruppo dei discepoli» (At 6,7) e decisero di creare una nuova struttura a favore dei cristiani di lingua greca che erano meno organizzati rispetto a quelli di lingua ebraica/aramaica.

Sette «uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza» (At 6,3) ricevettero l’incarico di occuparsi del «servizio delle mense». Luca riporta l’elenco completo di questi sette uomini tra cui spiccano soprattutto i primi due: Stefano e Filippo.

Stefano, guida e portavoce del gruppo dei sette, dotato di qualità carismatiche e di forza spirituale (At 6,8) si erge come modello di libertà, di coerenza e di coraggio. La sua disputa con i membri del sinedrio rappresenta l’inizio del confronto diretto tra Chiesa e Sinagoga, tra la novità cristiana e la tradizione ebraica, un confronto che la Chiesa dovrà portar avanti con fermezza, chiarezza e cautela. Il suo martirio, tratteggiato da Luca sul modello della passione e morte di Gesù, lo rende esempio ideale dei martiri cristiani, che seguono Gesù fino a condividerne il destino della croce.

La persecuzione scatenata attorno a Stefano anziché soffocare l’iniziativa evangelizzatrice dei cristiani di lingua greca, la lancia verso nuovi campi di missione fuori di Gerusalemme. Filippo, un’altra figura eminente del gruppo dei sette, espulso da Gerusalemme, «sceso in una città della Samaria, cominciò a predicare loro il Cristo» (At 8,5). Filippo infatti, noto anche con l’appellativo di «evangelista» è il protagonista dell’evangelizzazione della Samaria, un ambiente sincretista, disprezzato come pagano dai giudei. Nell’opera missionaria dì Filippo, in particolare nell’episodio della conversione del ministro della regina di Etiopia (At 8,26-40), Luca vede la guida misteriosa dello Spirito che anima la diffusione del Vangelo verso i lontani, servendosi di collaboratori umani da lui ispirati e agendo in circostanze anche impreviste. Dopo il battesimo dell’eunuco «adoratore di Dio», Filippo percorse le città della costa fino a Cesarea; qui dà origine a una chiesa domestica, dove hanno un ruolo attivo anche le sue quattro figlie dotate di carisma profetico (At 21,8).

La vita dei cristiani di lingua aramaica non è meno vivace. Essi sono guidati da un gruppo di presbiteri (11,30; 15,2.4,6,22; 16,4; 21,18) che fanno capo a Giacomo, «fratello del Signore», il quale, benché estraneo al gruppo dei dodici, ben presto si afferma come figura eminente, diventando capo della comunità di Gerusalemme quando Pietro, lasciata la città santa, si fa missionario in Siria. L’organizzazione della comunità non è rigidamente centralizzata. Anche «i fratelli» vengono spesso associati a decisioni importanti (At 1,15; 6,3-6; 15,22).

La Chiesa di Antiochia

Antiochia segna una tappa importante del cammino del Vangelo. Fu per i cristiani di lingua greca perseguitati a Gerusalemme che il cristianesimo giunse in questa città. Essi aprirono una pista pastorale inedita e audace: «Giunti ad Antiochia, cominciarono a parlare anche ai Greci predicando la buona novella del Signore Gesù. E la mano del Signore era con loro e così un gran numero credette e si convertì al Signore» (At 11,19-21).

Ad Antiochia nacque quindi una comunità aperta, vivace, dove coabitavano, uniti nella stessa fede, cristiani convertiti dal giudaismo e dal paganesimo.

Come segno di responsabilità e di comunione, la Chiesa-madre mandò ad Antiochia un uomo di fiducia, un servitore zelante del Vangelo, Barnaba.

Originario di Cipro, Barnaba aderì al cristianesimo con entusiasmo e radicalità, mettendo anche a disposizione dei poveri tutte le sue proprietà (At 4,36). Giunto ad Antiochia «vide la grazia del Signore, si rallegrò e, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede, esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore. E una folla considerevole fu condotta al Signore» (At 11,23-24). Barnaba aderì allo stile evangelizzatore di Antiochia e divenne lui stesso un animatore zelante di questa comunità. Fu lui a cercare Saulo per cooptarlo nella nuova progettazione pastorale di apertura verso i pagani. Ben presto Antiochia divenne la base di lancio per un’evangelizzazione a raggio più vasto. Barnaba e Saulo furono i primi missionari scelti e invitati dallo Spirito per questo nuovo compito.

I nomi di Barnaba e di Saulo appaiono anche in una lista di cinque «profeti e dottori» (At 13,l) (29. Non è facile decifrare la fisionomia ministeriale e le funzioni precise di questa categoria di animatori. Già a Gerusalemme esisteva un gruppo di «profeti», i quali sotto l’impulso dello Spirito rivolgevano alla Chiesa parole di esortazione e di incoraggiamento per discernere e attuare la volontà di Dio in determinate circostanze. Tra questi vi era un certo Agabo, profeta itinerante che da Gerusalemme arrivò ad Antiochia e invitò i cristiani di quella città e fare una colletta per i poveri della Giudea (11,27; cf 21,10-11). La funzione dei profeti si associa spesso a quella dei dottori, i maestri incaricati della catechesi e della formazione dei cristiani. Le due qualifiche potevano essere attribuite alla stessa persona. Anche Paolo nelle sue lettere unisce «profeti e maestri» collocandoli negli elenchi dei carismi subito dopo gli apostoli (cf 1 Cor 12,28; Rm 12,6-7; Ef 2,20; 4,11).

Ad Antiochia il gruppo dei «profeti e dottori» era formato da persone che per la loro autorevolezza spirituale, guidavano la comunità attraverso l’animazione e l’insegnamento. Da questo gruppo lo Spirito scelse Barnaba e Saulo per un nuovo compito missionario. Tutta la comunità, unita in preghiera e in fraterna solidarietà partecipò alla missione dei due inviati (At 13,7).

Nella sua attività missionaria (cc. 13-14), Barnaba si presenta all’inizio come figura principale, ma poi cede progressivamente il posto a Paolo che diventerà il protagonista della fase successiva dello sviluppo della Chiesa.

Le comunità paoline

Con Paolo la «corsa» del Vangelo si accelera decisamente e acquista orizzonti sempre più vasti. Paolo è convinto che lo Spirito distribuisce i suoi doni a tutti i cristiani. «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune» (1 Cor 12,7). Tutti sono chiamati a prestare servizio alla comunità a seconda dei doni ricevuti e delle esigenze concrete. Tutti sono corresponsabili della crescita della comunità. È quindi ovvio trovare Paolo attorniato da molti collaboratori nella sua impresa missionaria. Gli Atti e le Lettere conoscono un centinaio di credenti che in vari modi s’impegnavano al servizio del Vangelo. Il nome di alcuni di essi ci è noto.

Ricordiamo anzitutto Anania di Damasco, da cui il nuovo convertito ricevette la prima iniziazione al Vangelo di Gesù Cristo (At 9,10-19; 22,12-16).

Come colleghi di missione Paolo avrà Barnaba, poi Sila, che lo accompagnerà nell’attività missionaria in Europa (At 15,40-18,17; 2 Cor 1,19; 1 Ts 1,1). Apollo, considerato da Paolo con affetto come «fratello» (1Cor 16,17), uomo colto, eloquente ed esperto nelle Sacre Scritture, svolge un’attività fervida a Efeso e poi a Corinto dopo la partenza di Paolo da quella città. Egli suscita molti ammiratori ed è «molto utile a quelli che per opera della grazia sono divenuti credenti; confuta infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo» (At 18,27-28).

C’è poi una coppia, Aquila e Priscilla, molto attiva nell’ambiente ecclesiale paolino. Paolo li considera suoi «collaboratori in Cristo Gesù» (Rm 16,3). Ad Efeso essi aiuteranno Apollo ad approfondire la sua formazione dottrinale (At 18,26). Li ritroviamo poi a Roma, impegnati nella comunità che fa capo alla loro casa. Paolo è legato a loro con affetto e riconoscenza anche per un motivo menzionato esplicitamente: «per salvarmi la vita essi hanno rischiato la loro testa» (Rm 16,3-4).

Tra i collaboratori stretti, coloro che fungono da longa manus di Paolo, emergono soprattutto Timoteo e Tito, ai quali Paolo affida missioni importanti e delicate e verso cui egli nutre molta stima ed affetto paterno. Di Timoteo Paolo dichiara espressamente di non aver nessuno che eguagli la sua grandezza d’animo e la sua dedizione generosa alla Chiesa: «ha servito il Vangelo con me, come un figlio serve il padre» (Fil 2,22).

In tutte le comunità locali legate a Paolo constatiamo la presenza di uomini e donne impegnati al servizio del Vangelo e dei fratelli: a Corinto Stefano e la sua famiglia (1 Cor 16,15-18), a Filippi Epafrodito (Fil 2,25-30), Evòdia, Sintiche, Clemente e altri che «hanno combattuto per il Vangelo» (Fil 4,2-3), a Colossi Epafra (Col 1,7-8). Nella lettera a Filemone Paolo menziona Marco, Aristarco, Dema, Luca (Fm 23), Appia, Archippo (Fm 2), e lo stesso Filemone.

Di particolare rilievo è a questo proposito la lunga lista di persone a cui Paolo rivolge i suoi saluti a conclusione della lettera ai Romani (Rm 16,1-I 5). Appaiono in questa lista 27 nomi. Sono tutti cristiani impegnati nel servizio ecclesiale divario genere. Paolo li presenta con una breve descrizione elogiativa: Prisca e Aquila, «miei collaboratori in Cristo», Maria, «che ha faticato molto per voi», Andronico e Giunia, «apostoli insigni», Urbano, «nostro collaboratore in Cristo», Trifena, Trifòsa, Pèrside «che hanno lavorato per il Signore».

La prima nella lista è Febe, chiamata da Paolo «nostra sorella, diaconessa della Chiesa di Cencre». Il titolo diakonos attribuito a Febe è stato variamente interpretato (3). Qualunque sia il contenuto specifico del titolo, esso doveva riferirsi a una funzione ecclesiale autorevole e riconosciuta. È comunque interessante notare che alla donna viene riconosciuto un ruolo effettivo di partecipazione attiva della comunità.

Oltre a Febe altre sette persone menzionate in questa lista sono donne. Rm 16 non è poi l’unica testimonianza a questo riguardo. Di donne attive nel servizio del Vangelo ne troviamo un po’ ovunque, in particolare nell’ambito delle Chiese domestiche: Maria a Gerusalemme (At 12,12), Tabità a Giaffa (At 9,36-41), Lidia a Filippi (At 16,14-15), Ninfa a Laodicea (Col 4,15), Damaris ad Atene (At 17,34) sono alcuni esempi.

Oltre a questi uomini e donne, i cui nomi restano nella storia, ci sono anonimi collaboratori del Vangelo che operano con o senza titoli ministeriali dedicando la loro vita, i loro averi, i loro carismi all’impegno ecclesiale. Le lettere di Paolo lasciano intravedere nelle diverse comunità locali la presenza di un numero di persone zelanti impegnate nella «cooperazione alla diffusione del Vangelo» (Fil 1,5). È significativa a questo proposito l’esortazione di Paolo rivolta ai Tessalonicesi. Paolo raccomanda alla considerazione di tutti i «fratelli» alcuni membri della comunità meritevoli di rispetto e amore: « Vi preghiamo poi, fratelli, di aver riguardo per quelli che faticano tra di voi, che vi sono preposti nel Signore e vi ammoniscono; trattateli con molto rispetto e carità, a motivo del loro lavoro» (1 Ts 5,12-13). Queste persone vengono qualificate non per l’autorità conferita loro ufficialmente, ma per la loro «fatica», ossia per il loro servizio anche oneroso, ma reso con dedizione e generosità in mezzo alla comunità. Del resto anche Paolo ama presentarsi come «servo di Cristo […] prescelto per annunciare il Vangelo di Dio» (Rm 1,1). Di fronte ai cristiani egli dice: «noi siamo vostri servi a causa di Gesù» (2 Cor 4,5).

Conclusione

Lo sguardo panoramico ai testi del NT, circa il nostro tema evidenzia quanto segue:

– La Chiesa ha continuato una linea di evangelizzazione tracciata già da Gesù: dal nucleo fondamentale dei Dodici si espande a raggio sempre più vasto coinvolgendo un numero sempre maggiore di discepoli e collaboratori. Nella misura in cui la Chiesa cresce, la sua organizzazione diventa sempre più pluralista e decentrata e il servizio ecclesiale più vario.

– La varietà dei servizi è fondata sulla molteplicità dei carismi che lo Spirito elargisce a tutti i credenti. A tutti, senza distinzione di sesso, di stato sociale, di appartenenza etnico-culturale, è fatto dono di capacità creative per il bene comune della Chiesa. Ai bisogni delle comunità sono chiamati a rispondere tutti attivamente, ciascuno però in maniera propria. Alcuni servizi fondamentali son ben precisati e strutturati, altri invece sono fluidi e contingenti.

– Gli nomini e le donne dediti al molteplice servizio del Vangelo sono mossi dall’unico Spirito e dall’amore verso lo stesso Gesù Cristo. La pluralità dei servizi converge armoniosamente verso l’unità ecclesiale. La collaborazione dei servitori del Vangelo postula una fattiva solidarietà fra i cristiani e un’attenzione vigilante ai bisogni concreti “.

Maria Ko Ha Fong

Note

1) Per osservare questo panorama sotto il punto di vista dei ministeri si può vedere AA.vv., Le ministère et les ministères selon le Nouveau Testament, Paris 1974 (tr.it. Roma 1977); A.A.vv., I ministeri nella vita della Chiesa, Bari 1977.

2) È la terza lista di nomi che Luca presenta negli Atti dopo quella dei «dodici» (1.13) e dei «sette» (6.5). Sembra che Luca voglia evidenziare la collegialità all’interno di ogni servizio ministeriale.

3) Per l’interpretazione del titolo diaconessa e per il ruolo della donna nella Chiesa primitiva cf R. FABRIS – V. GOZZINI, La donna nell’esperienza della prima Chiesa, Roma 1982; E. SCHÜSSLER FIORENZA, Il ruolo delle donne nel movimento cristiano primitivo, in: Concilium, 1976, fasc. 12,1,21-36; C. MAZZUCCO, E fui fatta maschio. La donna nel Cristianesimo primitivo, Torino 1989.

(in Parole di vita, n. 1, 1991, pp. 27-34)

Violoncello_Angeli_musicanti

Violoncello -Caccia_Orsola_-_Angeli_musicanti

Elena Maya Akisada Nocent

Elena - Angelo musicante

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8 risposte a UOMINI E DONNE AL SERVIZIO DEL VANGELO – Angelo Nocent

  1. enrico piovan ha detto:

    LA PRESENZA DI DIO NELLA STORIA DELL’UOMO E’ EVIDENTE E SI CALA OGNI GIORNO
    NELLA VITA CORRENTE.

  2. Deborath ha detto:


    Mio caro Angelo, a volte penso che non riusciamo a portare l’ossigeno dove serve, così per come avevi pensato tu e questo mi rattrista sempre molto…
    Penso che non riesco a portare l’ossigeno a te che ora ne hai bisogno….
    Che globulo sono????
    Mah….
    Ti lascio un abbraccio forte forte… ♥

  3. Donatella ha detto:

    E’vero quello che scrivi, Angelo… adesso puoi contare su un angelo in più che ti guida e ti protegge con il suo cuore luminoso e il suo eterno sorriso… e che non si allontanerà mai dal tuo fianco ♥

  4. elena ha detto:

    Articolo molto interessante questi di sicuro non sono i soliti consigli triti e ritriti grazie per lo spunto.

  5. cristina ha detto:

    Bellarticolo, ma concordo con chi dice… si spera sempre che alla fine vada tutto per il meglio!

  6. vanessa ha detto:

    Ho trovato questo blog su google, sto leggendo con gusto tutti i post che riesco… il blog e’ semplicemente fantastico, complimenti.

  7. federica ha detto:

    Blog fatto davvero bene. Se posso permettermi di dare un piccolo consiglio, cercherei di implementare meglio la funzionalit dei feed RSS, dato che per quanto mi riguarda sono una consistente fonte di traffico. Ancora complimenti per il sito.

  8. angelonocent ha detto:

    LOS HOMBRES Y MUJERES DE SERVICIO DEL EVANGELIO

    Lo conozco bien: no hay vuelta atrás, no se puede ir …

    Continuar el viaje me está cansando, ya que es para muchos, pero de vez en cuando experimento el “maná refrescante,” el pan del desierto que también se hizo de la amistad y el espíritu de oración, fresco, trato de levantarse.

    Me acuerdo de Elías, el profeta del Dios viviente, cuyo nombre significa “Yahvé es Dios.” Y “uno de los más grandes hombres del Antiguo Testamento: el hombre que está en la presencia de su celo Dios es el rasgo esencial de su carácter y su fuego símbolo (Sir 48,1).

    El relato bíblico hace aparecer más de una vez, casi de repente, como un rayo, para transmitir la palabra del Señor.

    Aturdido por los acontecimientos también, oye la invitación de Dios:

     “A Elías era la palabra del Señor:” ¡Fuera de aquí, hacia el este, y escóndete en el arroyo de Querit, que está al oriente del Jordán. En ella beberá el río y los cuervos de mi orden le traerá su comida ”

    Él realizó el mandamiento de Jehová, y se fue a resolver el arroyo de Querit, que está al oriente del Jordán. Y los cuervos le traían pan y carne por la mañana a la tarde, y bebía del arroyo. (1 Reyes 17, 2-6).

    Debido a la misma voz, me doy cuenta de que me está sucediendo todo lo contrario: yo estaba en el Este como en el Oeste, me encuentro confundido, a leer los signos de los tiempos …

    El cielo en estos días, visto desde mi casa se veía así:

       

    A continuación usted no puede ver bien, pero en este sombrío, con mis propios ojos, sin duda, el más poderoso de la cámara, en un momento dado, fui testigo de la aparición de un arco iris tenue en la imagen no se destaca lo suficiente. Un signo elocuente, una invitación a ir más allá …

    Ahora la esquina amado de mi jardín, pequeño cementerio en el que cada vez que cojo en la oración, se convirtió en esto:

    Una cruz, una imagen, una vela, flores silvestres … Todo tiene que salir del paso, para mirar por encima.

    Y ‘este es el lugar del “Ave María” con mi Elena que no me disuadió pero le estimula a estar al servicio del Evangelio. Y ahora puedo contar mucho sobre ella.

    Tomé esta imagen mientras que estaba lloviendo a cántaros y hay perla claro deja caer su sonrisa.

    Por eso estoy aquí hoy es compartir estas reflexiones por Maria Ko Ha Fong, profesor de la Pontificia Facultad de Ciencias de la Educación “Auxilium” de Roma y de “Seminario Espíritu Santo en Hong Kong, para recuperar esa historia se originó en” Evento Pasquale y tratar de empezar de nuevo.

    “Después del evento de la Pascua, como el Evangelio” funciona “para el mundo y en la historia, el plan de Dios implica un creciente grupo de colaboradores que participan en la evangelización, en comunión y en continuidad con los doce.

    Cualquiera que lea los Evangelios dice que Jesús, aunque rechazado por muchos habían fascinado a sus contemporáneos de una manera extraordinaria. El estrés sinóptica en diferentes contextos, el entusiasmo de la multitud que “siguieron” (Mt 12:15, Mc 03:07, 04:01, 05:21, Lc 12:01), a pesar de que era una secuela sin motivación siempre recta y sentimientos más o menos superficial. Pero había un grupo de hombres y mujeres que se adhirieron a él radicalmente y colaboraron con él en su trabajo de evangelización. Entre ellos, como se ha señalado por Lucas, hay un cierto rango dependiendo de la intensidad del discipulado y el modo de participación en la misión de Jesús

    El grupo que más cerca de él está formado por los doce;
    entonces no es el círculo más amplio de discípulos que Lucas ha escrito en los setenta enviados por Jesús en las regiones paganas (Lc 10,1-12).
    Por último, un radio más amplio, el discipulado se extiende también a un grupo de mujeres que “seguían” y “sirvió” a Jesús de su misión en Galilea (Lc 8,1-3; cf Mc 15,41).
    De esto parece que Lucas quería historizar la intención de Jesús para trazar la ruta ideal del dinamismo del Evangelio: “Seréis mis testigos en Jerusalén, en toda Galilea y Samaria hasta los confines de la tierra” (Hechos 1:8 ).

    Después del evento de la Pascua, como el Evangelio “funciona” para el mundo y en la historia, el plan de Dios implica un creciente grupo de colaboradores que participan en la evangelización, en comunión y en continuidad con los doce. Son hombres y mujeres de diferente condición social y con diversidad de carismas, pero al servicio de un solo Evangelio. Se dedica a ellos este breve resumen (1). No es fácil hacer un inventario completo y sistemático. Simplemente recogemos los datos más evidentes que surgen de los Hechos de los Apóstoles y las cartas paulinas, siguiendo las fases tanto de fluidos del desarrollo de la Iglesia primitiva.

    La Iglesia Madre de Jerusalén

    En la comunidad primitiva de Jerusalén líderes indiscutibles fueron los doce, con Simón Pedro como el pivote. A medida que la comunidad creció, surgieron problemas internos que exigía la creación de una nueva estructura organizacional. Hubo “un descontento entre los helenistas contra los hebreos, porque sus viudas eran desatendidas en la distribución diaria” (Hechos 6:01). Las raíces del conflicto, sin embargo, eran más profundas. Fue la dificultad de la convivencia entre los dos grupos lingüísticos que también estaban en los dos grupos étnico-culturales de fondo, con dos formas diferentes de concebir la novedad del cristianismo.

    El conflicto se resolvió cuando “los doce convocaron al grupo de discípulos” (Hechos 06:07), y decidió crear una nueva estructura, en favor de los cristianos de habla griega que estaban menos organizados que los de hebreo / arameo.

    “Siete hombres, de buena fama, llenos de Espíritu y de sabiduría” (Hechos 6:03) fueron comisionados para tratar con el “servicio de la mesa.” Lucas registra la lista completa de estos siete hombres, entre los que sobre todo los dos primeros: Esteban y Felipe.

    Stephen, guía y portavoz del grupo de siete, con cualidades carismáticas y el poder espiritual (Hechos 6:08) se erige como un modelo de libertad, coherencia y valentía. Su disputa con los miembros del consejo representa el comienzo de la confrontación directa entre la Iglesia y la Sinagoga, como la novedad de la tradición cristiana y judía, una comparación que la Iglesia va a llevar adelante con firmeza, claridad y prudencia. Su martirio, trazos de Luca en el modelo de la pasión y muerte de Jesús, hace que sea un ejemplo ideal de los mártires cristianos que siguen a Jesús a compartir el destino de la cruz.

    La persecución desatada en torno a Stefano en lugar de sofocar la iniciativa para evangelizar a los cristianos de habla griega, la lanza a nuevos campos de misión fuera de Jerusalén. Philip, otra figura destacada en el grupo de los siete, expulsados ​​de Jerusalén, “se redujo a una ciudad de Samaria, les predicaba a Cristo” (Hechos 8:05). De hecho, Felipe, también conocido por el apodo de “evangelista” es el protagonista de la evangelización de Samaria, un entorno sincretista, despreciado por los Judios como pagano. En la obra misionera de Felipe, en particular, en el episodio de la conversión del ministro de la reina de Etiopía (Hechos 8:26-40), Lucas ve la guía misteriosa del Espíritu que anima a la propagación del Evangelio a distancia, con colaboradores humanos inspirado por él y que también actúa en circunstancias imprevistas. Después del bautismo del “temeroso de Dios”, Philip caminó por las ciudades de la costa a Cesarea, aquí da lugar a una iglesia local, donde tienen un papel activo en sus cuatro hijas con carisma profético (Hechos 21:08) .

    La vida de los cristianos de habla aramea no es menos vivo. Están dirigidos por un grupo de sacerdotes (11,30 15,2.4,6,22; 16,4; 21,18), que se refiere a Santiago, “el hermano del Señor”, que, aunque no relacionados con el grupo de los doce , pronto se estableció como una figura eminente, convirtiéndose en un líder de la comunidad de Jerusalén cuando Pedro salió de la ciudad santa, es un misionero en Siria. La organización de la comunidad no es rígidamente centralizado. Incluso los “hermanos” se asocian a menudo con las decisiones importantes (Hechos 6:3-6, 01:15, 15:22).

    La Iglesia de Antioquía

    Antioch marca un hito importante en el camino del Evangelio. Fue por los cristianos de habla griega perseguidos en Jerusalén que el cristianismo llegó a esta ciudad. Abrieron una novela pastoral pista y audacia: “Al llegar a Antioquía, hablaban también a los griegos, predicando la buena nueva de la mano del Señor Jesús del Señor estaba con ellos, y gran número creyó y se convirtió al Señor” (Hechos 11,19-21).

    En Antioquía nació entonces una, viva comunidad abierta, donde vivían juntos, unidos en la misma fe, cristianos conversos del judaísmo y el paganismo.

    Como muestra de la responsabilidad y de la comunión, la Iglesia como madre envió a Antioquía un hombre de fe, un celoso servidor del Evangelio, Barnabas.

    Originario de Chipre, Bernabé adheridas al cristianismo con el entusiasmo y el radicalismo, poniendo también a disposición de los pobres de todas sus propiedades (Hechos 4:36). Ven a Antioquía “vio la gracia de Dios, se regocijó, y él era un buen hombre por y lleno del Espíritu Santo y de fe, animaba a todos el propósito del corazón para perseverar en el Señor. Y una gran multitud fue agregada al Señor “(Hechos 11:23-24). Bernabé adheridas al estilo de evangelización de Antioquía y él mismo se convirtió en un entusiasta animador de esta comunidad. Fue él en busca de Saulo de cooptar el nuevo plan pastoral de la apertura a los gentiles. Antioch pronto se convirtió en la base para lanzar una cruzada en una escala más amplia. Bernabé y Saulo fueron los primeros misioneros seleccionados e invitados por el Espíritu para esta nueva tarea.

    Los nombres de Bernabé y de Saulo también aparecen en una lista de cinco “profetas y maestros” (Hechos 13: l).. (29 ‘s No es fácil de distinguir las características y funciones ministeriales de esta categoría específica de animadores Ya en Jerusalén había un grupo de “profetas”, que bajo el impulso del Espíritu a la Iglesia dirigió palabras de exhortación y estímulo para discernir y aplicar la voluntad de Dios en ciertas circunstancias. Entre ellos se encontraba un hombre llamado Agabo, rabino itinerante de Jerusalén llegó a Antioch, e invitó a los cristianos de esa ciudad y hacer una colecta para los pobres de Judea (11,27 cf 21,10-11.) La función de los profetas a menudo se asocia con el de los médicos, los profesores encargados de la catequesis y de la formación de los cristianos. Ambas calificaciones podrían ser atribuidos a la misma persona. Incluso Pablo en sus cartas combina “profetas y maestros” por su inclusión en las listas de regalos inmediatamente después de los apóstoles (cf. 1 Cor 12:28, Rom 12,6-7, Ep 2 , 20, 04:11).

    En Antioquía, el grupo de “profetas y maestros” se compone de las personas por su autoridad espiritual, dirigió la comunidad a través de la animación y la enseñanza. De este grupo, el Espíritu eligió a Bernabé ya Saulo para una nueva tarea misionera. Toda la comunidad, unidos en la oración y en la solidaridad fraterna participó en la misión de los dos enviados (Hechos 13:07).

    En su actividad misionera (capítulos 13-14), Bernabé se presenta como la figura principal, al comienzo, pero luego da paso gradualmente a Paul, quien se convertirá en el protagonista de la próxima fase del desarrollo de la Iglesia.

    Las comunidades paulinas

    Con Pablo, la “raza” del Evangelio es, sin duda acelera y comprar horizontes cada vez más amplios. Paul está convencido de que el Espíritu distribuye sus dones a todos los cristianos. “A cada uno le es dada la manifestación del Espíritu para provecho común” (1 Corintios 12:07). Todos están llamados a realizar servicio comunitario según los dones recibidos y las necesidades prácticas. Todos son corresponsables del crecimiento de la comunidad. Por tanto, es obvio para encontrar a Paul rodeado de muchos colaboradores en la empresa misionera. Los Hechos y las Cartas saben cien creyentes de diversas maneras se comprometieron en el servicio del Evangelio. El nombre de algunos de ellos es conocido por nosotros.

    Le recordamos Ananías de Damasco, de la que el nuevo converso recibió su primera introducción al Evangelio de Jesucristo (Hechos 9,10-19, 22,12-16).

    Paul como compañeros de misión se Bernabé, Silas y luego, que lo acompañará en la actividad misionera en Europa (Hechos 15,40 a 18,17, 2 Cor 01:19, 1 Tesalonicenses 1:01). Apolo, cariño considerado por Pablo como “hermano” (1 Corintios 16:17), bien educada, elocuente y experto en las Escrituras, es responsable fervientes en Efeso y después a Corinto después de la partida de Pablo de esa ciudad. Levanta muchos admiradores y es “gran provecho a los que por la gracia han llegado a ser creyentes, pues refutaba vigorosamente los Judios en público, demostrando por las Escrituras que Jesús es el Cristo” (Hechos 18:27-28).

    Entonces hay una pareja, Aquila y Priscila, muy activa en la Iglesia Paulina. Pablo los considera como sus “colaboradores en Cristo Jesús” (Romanos 16:03). En Éfeso le ayudarán Apollo para profundizar su formación doctrinal (Hch. 18:26). Los encontramos más tarde en Roma, dedicada a la comunidad que pertenece a su hogar. Paul se une a ellos con afecto y gratitud por una razón menciona explícitamente: “para salvar mi vida que han arriesgado su propio cuello” (Romanos 16:3-4).

    Entre los colaboradores más cercanos, los que sirven como el largo brazo de Pablo, especialmente emergentes Timoteo y Tito, a quien Pablo encomendadas misiones delicadas e importantes y hacia el cual se come mucha estima y afecto paternal. Timoteo, Pablo se declara expresamente que no tienen a nadie para igualar su grandeza de alma y su dedicación desinteresada a la Iglesia “, ha servido al Evangelio conmigo, como un niño con un padre” (Fil. 2:22).

    En todas las comunidades locales relacionadas con Paul vemos la presencia de hombres y mujeres que ejercen el servicio del Evangelio y de sus hermanos en Corinto Stefano y su familia (1 Cor 16:15-18), Epafrodito de Filipos (Fil. 2,25 – 30), Evodia, Sintiche, Clemente y otros que “lucharon por el Evangelio” (Flp 4,2-3), Colosos de Epafras (Colosenses 1:7-8). En su carta a Filemón, Pablo menciona a Marcos, Aristarco, Demas y Lucas (Filemón 23), Apia, Arquipo (Filemón 2), y el mismo Filemón.

    De particular importancia a este respecto es la larga lista de personas a las que Pablo se dirigió a sus saludos al final de la carta a los Romanos (Rom 16:01 I-5). Aparecen en esta lista 27 nombres. Son todos los cristianos comprometidos en el servicio eclesial brecha así. Pablo nos presenta una breve descripción laudatoria: Prisca y Aquila, “mis colaboradores en Cristo,” María “, quien ha trabajado duro para ti”, Andrónico y Junia, “apóstoles,” Urbano “, nuestro colaborador en Cristo,” Trifena , Trifosa, Persis “, que trabajaba para el Señor.”

    El primero en la lista es Phoebe, llamado por Pablo “nuestra hermana, diaconisa de la iglesia de Cencreas.” Los diakonos Denominación Phoebe ha recibido distintas interpretaciones (3). Cualquiera que sea el contenido específico del título, que tenía que referirse a una función Iglesia autorizada y reconocida. Sin embargo, es interesante observar que la mujer se reconoce una función eficaz de la participación activa de la comunidad.

    Además de Phoebe otras siete personas mencionadas en esta lista son mujeres. Rm 16 no es la única prueba en este sentido. De las mujeres que trabajan en el servicio del Evangelio encontramos un poco en todas partes, especialmente en el contexto de las Iglesias nacionales: María en Jerusalén (Hechos 12:12), Tabitha en Jope (Hch 9,36-41), Lidia en Filipos (Hechos 16:14-15), Ninfa de Laodicea (Col 4:15), Damaris en Atenas (Hechos 17:34), son algunos ejemplos.

    Además de estos hombres y mujeres, cuyos nombres permanecen en la historia, somos empleados anónimos del Evangelio que operan con o sin títulos ministerial que dedican sus vidas, sus activos, sus carismas eclesiales compromiso. Las cartas de Pablo alusión a las diversas comunidades locales de la presencia de un número de personas dedicadas a la “comunión en el evangelio” celosos (Fil. 1:05). Es significativo a este respecto la exhortación de Pablo se dirigió a los Tesalonicenses. Pablo recomienda a la consideración de todos los “hermanos” a algunos miembros de la comunidad que merece respeto y amor: “Por favor usted, hermanos, a tener en cuenta para los que trabajan entre vosotros, que os presiden en el Señor, y os amonestan, los tratan con mucho respeto y amor por causa de su trabajo “(1 Tesalonicenses 5:12-13). Estas personas no están calificados para la autoridad que se les da oficialmente, pero por su “trabajo duro”, que es demasiado oneroso para su servicio, pero hechos con dedicación y generosidad en medio de la comunidad. Además, incluso Paul le gusta presentarse a sí mismo como “siervo de Cristo […] apartado para el evangelio de Dios” (Romanos 1:01). Frente a los cristianos, dice: “Nosotros somos vuestros siervos por amor de Jesús” (2 Corintios 4:05).

    Cerrar

    La visión panorámica de los textos del NT, sobre nuestro tema muestra lo siguiente:

    – La Iglesia ha seguido una línea de la evangelización ya trazado por Jesús: el núcleo de los Doce, se expande cada vez más amplia gama que implica un creciente número de discípulos y colaboradores. En la medida en que la Iglesia crece, su organización se hace más plural y descentralizada de servicios a la Iglesia y la más variada.

    – La variedad de servicios se basa en la multiplicidad de los carismas que el Espíritu concede a todos los creyentes. A todos, sin distinción de sexo, la condición social de las minorías étnicas-cultural, se ha convertido en un regalo de las capacidades creativas para el bien común de la Iglesia. Las necesidades de la comunidad están llamados a responder activamente a todos, pero cada uno a su manera. Algunos de los servicios básicos están bien definidos y estructurados, mientras que otros son fluidas y contingente.

    – El nombrar y mujeres que se dedican a servicios múltiples del evangelio son movidos por el Espíritu y el amor de Jesucristo mismo. La pluralidad de los servicios convergen armoniosamente a la unidad de la Iglesia. La colaboración de los servidores del Evangelio postula una solidaridad práctica entre cristianos y la atención vigilante a las necesidades prácticas “.

    Maria Ko Ha Fong

    Notas

    1) Para observar la escena desde el punto de vista de los ministerios se puede ver AA.VV., Le Ministère et selon les Ministeres el Nouveau Testamento, París, 1974 (vol. Roma, 1977); Aavv, Ministerios de la vida. de la Iglesia, Bari 1977.

    2) Se trata de la tercera lista de nombres que Lucas presenta en los Hechos después de la de la «doce» (1,13) y el “siete” (6,5). Parece que Lucas quiere expresar la colegialidad dentro de cada servicio ministerial.

    3) Para la interpretación de la diaconisa título y el papel de la mujer en la Iglesia primitiva cf R. Fabris – V. Gozzini, La mujer en la experiencia de la Iglesia primitiva, Roma 1982; E. SCHÜSSLER FIORENZA, El papel de la mujer en el movimiento cristiano primitivo, en: Concilium 1976, fasc. 12,1,21-36; C. MAZZUCCO, Y me hice hombre. La mujer en el cristianismo primitivo, Torino 1989.

    (En palabras de vida, no. 1, 1991, pp. 27-34)

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