GLOBULI ROSSI: ALLA SCUOLA DELLE BEATITUDINI

Globuli Rossi company

 


Tralci dell’unica Vite, prima di portare frutto, bisogna fiorire, sbocciare,    mettendosi al riparo del gelo, devastante per i virgulti e le gemme. 

Proprio in questi giorni ho pubblicato in ANIMA DOLENTE la recensione di un libro interessante ma fino ad un certo punto, dal titolo: PERCHE’ SIAMO INFELICI ?

Sul retro del volume si legge: “Cinque tra i maggiori psichiatri e psicoanalisti italiani, insieme a un grande genetista, ci aiutano a capire il senso di una condizione che abita da sempre nel nostro animo. 

Lontano da qualsiasi facile risposta, entriamo, con le loro parole, nella zona al tempo stesso più oscuro e più familiare della nostra vita.

La conclusione del genetista Prof. Edoardo Bonicelli è semplice: “Siamo infelici perché siamo infelici. Punto.” 

Matteo e Luca, evangelisti,  che non fanno parte dei cinque e perciò non figurano nel libro, ci raccontano il punto di vista di Dio che Gesù ci ha rivelato: “Beati…beati…beati…ossia, Felici…Felici…felici…”.

GLOBULI ROSSI company

Il biblista p. Alberto Maggi ci aiuta a ri-leggere le beatitudini per coglierne il senso autentico. Che, se si assimilano questi concetti, ci si rende conto che Compgnia dei GLOBULI ROSSI, quelli del Magnificat, altro non sono che donne e uomini delle Beatitudini, Silenziosi Oranti, Solidali, Sorridenti (SOSS!) , misericordiosi, poveri ma signori (non ricchi) e felici…della stessa pasta del Maestro.

Gesù - Beati cioè Felici - Bloch-SermonOnTheMount

LE BEATITUDINI

(Mt 5, 3-10)

Conferenza di p. Alberto Maggi presso l’associazione “I beati costruttori di pace.” Padova 2006 

(Trasposizione da audioregistrazione non rivista dall’autore Nota: la trasposizione è alla lettera, gli errori di composizione sono dovuti alla differenza fra la lingua scritta e la lingua parlata e la punteggiatura è posizionata a orecchio).

alberto MaggiLe Beatitudini sono le grandi sconosciute dei cristiani.

Come mai quello che è il tema centrale dei vangeli è sconosciuto alle persone?

Voi sapete che una delle critiche che è stata fatta alla religione è quella di essere “oppio dei popoli”, cioè una sostanza che addormenta la gente ed il cristianesimo fu tra i principali imputati di essere questa religione come oppio dei popoli, ed in particolare proprio il contenuto delle beatitudini.

In effetti, se uno legge il vangelo, almeno nella traduzione o nell’interpretazione del passato, legge “beati i poveri, beati gli afflitti, beati gli affamati…” ed uno dice: ma dove siamo!

O questa persona che ha scritto queste cose, e che ha detto queste cose non ha mai conosciuto i poveri, o  non sa che cosa è l’afflizione, non sa che cosa è la fame.

E poi beati, perché? E la risposta, pronta, almeno la tradizione del passato: “beati i poveri”, perché?  Perché di essi è il regno dei cieli. 

Cioè cosa significa? Vanno in paradiso, ma i poveri, che sono poveri ma stupidi no, si domandavano: “Ma in paradiso guarda che ci vanno anche i ricchi, anzi ci passano avanti, perché loro quando muoiono lasciano i soldi per le messe e quindi noi siamo fregati di qui e di là”.

Allora le beatitudini sono state il grande fallimento del messaggio di Gesù. Perché sapete cosa successe in passato?

Chi era nella condizione di povertà, nella condizione di afflizione, nella situazione di fame, appena gli si offriva anche una minima occasione di uscire anche solo un po’ da questa situazione di povertà, di afflizione e di fame, ne veniva fuori.

Ma guarda che se non sei più povero non sei beato!

Ah, guarda, te la lascio tutta a te la beatitudine!

E d’altro canto coloro che non erano poveri né afflitti si guardavano bene di diventare poveri, afflitti e affamati, per essere beati. E questo è stato il fallimento del messaggio di Gesù ed ha portato alla non conoscenza di questo messaggio. 

Un po’ ovunque, se si chiede ai partecipanti delle conferenze quanti sono i comandamenti di Mosè, tutti sanno che sono 10. Quando si chiede di enunciarli, si fa un po’ di confusione, ma tutti e 10 vengono fuori.

Ma queste sono le leggi che Mosè ha dato al popolo di Israele, non la proposta che Gesù ha fatto alla comunità cristiana. Si vedrà tra poco che l’equivalente dei comandamenti per la comunità di Matteo – perché tratteremo le beatitudini in Matteo – sono le beatitudini.

Ebbene, a malapena si trovano persone che sanno quante sono le beatitudini, e quando si chiede di enumerarle, enunciarle, non si riesce ad arrivarci.

La prima la conoscono tutti perché è la più antipatica, poi viene fuori una confusione. Le beatitudini non sono un qualcosa di appetibile, un qualcosa che attiri l’aspirazione degli uomini.

Ma è possibile che Gesù abbia proposto un messaggio così alienante? É possibile che Gesù sia il principale imputato per cui la religione è l’oppio dei popoli? In realtà non è così.

Vedremo leggendo queste beatitudini, che esse sono tutte quante legate, ed in particolar modo con la prima, vedremo che il messaggio di Gesù non è oppio dei popoli, ma è adrenalina per i popoli, è quello che mette in circolo energie, forze vitali capaci di cambiare la società; ecco perché l’ultima beatitudine parla della persecuzione.

Vedremo almeno le linee principali di questo testo che per i credenti, se conosciuto bene può rafforzare le ricchezze della propria fede, ma anche per il non credente è la conoscenza di un testo di grande valore letterario, perché gli evangelisti – lo sapete – erano dei grandi teologi, dei grandi letterati che possono competere con i nomi mondiali della letteratura.

Esamineremo il testo di Matteo, perché ogni evangelista, ha un suo piano teologico; allora è buona cosa, prima di affrontare la lettura di qualunque brano del vangelo, cercare di capire quale è il piano teologico dell’evangelista.

Cosa significa che ogni evangelista ha un suo piano teologico?

Che tutti gli evangelisti annunciano lo stesso identico messaggio, le forme, le formule e i modelli per annunciarlo sono diversi secondo l’intento dell’evangelista, secondo la sua statura teologica, letteraria, ma soprattutto tenendo conto a chi andava il messaggio. 

Ebbene, l’autore del vangelo di Matteo si rivolge ad una comunità di giudei che hanno riconosciuto ed hanno accettato in Gesù il Messia atteso, ma a  condizioni che sia nella linea della tradizione, cioè sulla scia di Mosè e del profeta Elia.

Allora l’evangelista compie un’abile opera didattica e letteraria per far comprendere, sulla falsariga della vita degli avvenimenti di Mosè, che Gesù è superiore.

Allora cosa fa questo evangelista

  • Mosè si credeva a quel tempo fosse l’autore dei primi cinque libri della Bibbia, quelli che sono conosciuti con il termine Pentateuco, cioè i primi cinque libri che compongono la legge; allora Matteo compone la sua opera dividendola esattamente in 5 parti, ognuna delle quali termina con parole simili, identiche, con le quali terminava uno dei libri di Mosè. Quindi il vangelo di Matteo è diviso in 5 parti.
  • Noi conosciamo tutti la storia di Mosè, l’avvenimento straordinario,  miracoloso, che lo salvò dall’ordine del Faraone di uccidere tutti i bambini ebrei primogeniti; ed ecco perché soltanto in Matteo, e non negli altri evangelisti, troviamo l’episodio della strage dei bambini di Betlemme voluta da quello che generalmente viene presentato come il nuovo Faraone, cioè, il potente, l’uomo del potere, e c’è solo in Matteo perché vuol far vedere l’equivalente.
  • Poi il momento importante nella vita di Mosè è quando sale su un monte, il Sinai, e li da Dio promulga l’alleanza con il popolo. Ebbene anche Gesù in questo vangelo sale su un monte, ma non da Dio, ma Lui, che è stato presentato sin dalle prime righe del vangelo come il Dio con noi, annuncia la nuova alleanza.
  • Gesù è venuto a proporre una relazione con Dio completamente diversa da come era conosciuta nel mondo giudaico. 
  • Gesù è venuto a traghettare le persone dal mondo della religione a quello della fede.

Quale è la differenza tra religione e fede?

Per religione si intende tutto ciò che l’uomo deve fare nei confronti di Dio; questo con Gesù è terminato. Con Gesù inizia una relazione nuova con Dio dove non conta più ciò che l’uomo fa nei confronti di Dio, ma nella accoglienza di ciò che Dio fa per gli uomini. Allora la proposta di Gesù  non può essere catalogata nella categoria della religione, ma in quella della fede. E Gesù è venuto a proporre un nuovo rapporto con il Padre, con Dio, che non è più basato sull’obbedienza della sua legge, ma sulla accoglienza e sulla somiglianza del suo amore.

É importante che abbiamo presente questa distinzione perchè, nel giudaismo il credente era colui che obbediva a Dio osservando le sue leggi. Se c’è una legge, significa che alcune persone per la loro particolare situazione sociale, civile, religiosa, morale, sessuale, non possono osservare questa legge, allora vengono discriminati non potendo avere ciò che permette di avere il rapporto con Dio, dalla comunione con Dio, e catalogati tra osservanti e non osservanti.

Gesù allora è venuto a cambiare il rapporto con il Padre, non più il credente, colui che obbedisce a Dio osservando le sue leggi, ma colui che assomiglia al Padre praticando un amore simile al suo. Obbedire, osservare certe leggi non a tutti è possibile, accogliere l’amore immeritato, incondizionato del Padre è possibile a tutti quanti.

Nella prima categoria, quella religiosa vigeva il merito, l’uomo deve meritare l’amore di Dio, e questo è ingiusto perché ci sono delle persone che per la loro situazione non riescono a meritare l’amore di Dio; con Gesù finisce la categoria del merito, l’amore di Dio non va più meritato, ma va accolto come dono gratuito del suo amore. Questa è la novità portata da Gesù e viene formulata dagli evangelisti secondo il loro modello letterario che adesso vedremo.

  • Poi sapete che Mosè non riuscì ad entrare nella terra promessa, ma morì sul monte Nebo. Ecco perché Gesù, soltanto nel vangelo di Matteo,  termina la sua azione conclusiva su un monte. Ma, mentre nel libro del Deuteronomio quella che viene presentata è una scena di morte di Mosè, con il bisogno di dare un successore che guidi il popolo per entrare nella terra promessa, quella di Matteo termina sul monte; ed è l’unico evangelista che termina la narrazione su un monte, ma non c’è una scena di morte, bensì la scena di una vita che è stata più forte della morte. E mentre Mosè ha avuto bisogno di un successore, Gesù non ha bisogno di un successore. Le ultime parole che Gesù pronuncia in  questo vangelo “ecco io sono con voi per sempre”, letteralmente fino alla fine dei tempi, che non indica una scadenza, ma una qualità di presenza. Gesù è sempre presente nella sua comunità.

Allora vediamo questo episodio; abbiamo visto Mosè che sale sul monte e da Dio annuncia i comandamenti, i 10 comandamenti erano per un singolo popolo, per il popolo di Israele.

La novità che ha portato Gesù è che sale su un monte, ma Lui che è Dio annunzia un qualcosa di nuovo: le beatitudini.Le beatitudini l’evangelista le costruisce con un grande capolavoro letterario.

Anzitutto è importante il numero delle beatitudini: in Matteo sono 8.

Perchè questo numero?

Nel cristianesimo primitivo era importante perché era il numero, la cifra che

simboleggiava la resurrezione di Cristo. Gesù è risuscitato il primo giorno dopo la settimana, cioè il giorno ottavo: allora il numero otto nel cristianesimo primitivo ebbe la figura della resurrezione. Ecco perché nell’antichità i battisteri, cioè il luogo dove venivano battezzati, avevano tutti quanti una forma ottagonale, perché il numero 8 indica la vita indistruttibile.

Allora

  • mentre l’osservanza dei comandamenti garantiva lunga vita qui su questa terra,
  • l’accoglienza delle beatitudini garantisce qui già da questa esistenza una vita di una qualità che è indistruttibile.

Ecco perché Gesù quando parla della vita eterna non ne parla mai alla maniera giudaica. Nel mondo giudaico la vita eterna era un premio futuro da conseguire per la buona condotta nel presente. Invece Gesù ne parla sempre al presente.

La vita eterna non è un premio nel futuro, ma una possibilità da sperimentare ora. Chi accoglie il messaggio di Gesù e lo traduce in pratica sentirà liberare dentro di lui certe energie, certe capacità, certe forze vitali d’amore che lo portano già in una dimensione che è quella definitiva. 

Allora l’evangelista calcola il numero delle beatitudini: 8, significando così che la pratica, l’accoglienza di questo messaggio produce nell’uomo una vita di una qualità tale che è indistruttibile.Ma addirittura – potrà sembrare qualcosa di maniaco, di pignolo, ma era lo stile letterario dell’epoca – l’evangelista calcola esattamente di quante parole comporre le beatitudini. E per arrivare al numero voluto inserisce una particella che di per se non era necessaria grammaticalmente, perché l’evangelista compone le beatitudini con esattamente 72 parole.

Perché 72?

Perché secondo il computo che c’è nel libro del Genesi al cap. 10, le popolazioni pagane conosciute a quell’epoca erano appunto rappresentate dalla cifra 72, che sta ad indicare tutto l’universo conosciuto, il mondo pagano.

Ricordate nel vangelo di Luca quando Gesù manda 72 discepoli? Cosa vuol significare l’evangelista?

Mentre i comandamenti sono per un singolo popolo, Israele, le beatitudini sono per tutta l’umanità, tutti possono accogliere questo messaggio.

La prima beatitudine non è stata collocata a caso, è la condizione perché esistano tutte le altre ed è la beatitudine che crea più difficoltà. La conosciamo, è quella della beatitudine dei poveri, è quella che ci sembra la più antipatica.

“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”, o letteralmente “Beati i poveri per lo spirito, perché di questi è il regno dei cieli”

  • Mai, mai Gesù nei vangeli ha detto che i poveri sono beati, mai. Quindi affermare che Gesù ha detto che sono beati i poveri, cioè quelli che la società ha reso poveri, non è vero. 
  • Mai Gesù nei vangeli dichiara i poveri beati. I poveri sono disgraziati che è compito e responsabilità della comunità cristiana togliere dalla condizione di povertà.

Come è nata questa diceria che Gesù abbia esaltato la povertà?

Sapete che uno dei problemi che ha avuto la chiesa cattolica, è che il vangelo fu scritto in greco (la lingua commerciale dell’epoca), ma nell’arco di pochi decenni il greco tramontò come lingua internazionale e in occidente fu soppiantato dal latino, in oriente dal siriaco, e nell’africa dal copto: allora ci fu bisogno di tradurre i testi dall’originale nelle lingue parlate.

Nella traduzione dal greco al latino certe sottigliezze grammaticali, certe finezze non poterono essere conservate, poi l’interpretazione che la chiesa  diede, fece si che per l’immaginario della gente Gesù avesse proclamato “beati i poveri”.

Anzitutto le beatitudini sono scandite da questo invito: “beati”, “beati” per 8 volte.

Cosa significa il termine beato (mak£rioj)?

A quell’epoca indicava la felicità piena e totale che era la caratteristica gelosa ed esclusiva delle divinità. Nel mondo pagano gli dei avevano delle esclusive, una di queste era la felicità. Quando si accorgevano che sulla terra qualcuno raggiungeva una soglia di felicità che loro giudicavano esagerata, lo colpivano con qualche disgrazia.

Ebbene Gesù per 8 volte invita alla pienezza della felicità. Mentre la religione promette una illusoria felicità, insegna la felicità nell’aldilà (soffri di qua, sarai felice nell’aldilà), Gesù no, Gesù è venuto ad annunziare che è possibile essere pienamente felici qui su questa esistenza.

Che ti interessa essere felice nell’aldilà se si soffre qui? Gesù è venuto a proporre un nuovo tipo di rapporto con Dio, ma sopratutto un nuovo tipo di relazione con le persone che renda possibile la felicità, non limitata, non a metà ma una felicità piena e totale qui su questa esistenza. Dio non è nemico della felicità, Dio è l’autore della felicità, e desidera che questa felicità sia la condizione di ogni uomo.

Allora Gesù per 8 volte invita alla pienezza della felicità qui su questa terra. Ecco perché il messaggio di Gesù non è alienante, non è la promessa di una felicità nell’aldilà, ma qui su questa terra.

Allora Gesù proclama beati, cioè pienamente felici chi?

I poveri di spirito”, o per lo spirito.

Quindi mai Gesù proclama beati i poveri semplicemente in questo caso i poveri di spirito. Tutto sta a cercare di capire cosa significa questo poveri di spirito, quindi non beati i poveri che la società ha reso tali, ma quelli che sono poveri di spirito.

Dal punto di vista grammaticale “Poveri di spirito” può significare: 

  • deficienza dell’individuo: quelli che sono carenti di spirito, i deficienti, e non sembra possibile che Gesù abbia proclamato beati i deficienti, i tonti, poverini. Questi sono persone che è compito della comunità cristiana aiutare e agevolare, ma non è certo l’aspirazione della comunità cristiana.
  • Poveri nello spirito può significare atteggiamento spirituale; e guarda caso questa è stata proprio l’interpretazione che venne scelta in passato dalla Chiesa.
  • Cosa significa poveri nello spirito? Tu sei ricco, mantieni le tue ricchezze, l’importante è che ne sei spiritualmente distaccato, e non si è mai capito che cosa significasse per un ricco essere spiritualmente distaccato delle sue ricchezze.
  • La povertà di spirito si trasformò in spirito di povertà. E questa guarda caso è stata la versione che ha imperato nella Chiesa in passato. Non si chiedeva ai ricchi di rinunciare alla loro ricchezza, ma l’importante era che ne fossero distaccati, magari ricordandosi ogni tanto di fare un offerta di beneficenza per le opere della chiesa…. Ma siccome questa è la beatitudine più difficile da digerire, sarà quella sulla quale Gesù ritornerà più volte in questo vangelo.
  • Quando Gesù chiede al ricco di rinunciare alle sue ricchezze e questo rifiuta e se ne va via, Gesù non gli corre dietro cercando di attenuare la sua esigenza. Non è che gli dice: “tienile, l’importante è che ne sei distaccato spiritualmente”. Il distacco dalle ricchezze è immediato, effettivo e radicale. Quindi Gesù non richiede un distacco spirituale, ma un distacco reale.
  • Poveri per lo spirito, può significare scelta esistenziale; cioè non persone che la società ha reso povere, ma persone che per lo spirito, cioè per la forza interiore, scelgono loro volontariamente di entrare nella condizione della povertà.

Ma cosa significa entrare nella condizione della povertà?

Al termine delle beatitudini c’è la reazione un po’ sorpresa della gente, e Gesù dichiara: non pensate che io sia venuto ad abolire la legge ed i profeti, cioè le due parti che componevano l’AT, ma sono venuto a portarla a compimento. Gesù è venuto a realizzare pienamente il disegno di Dio sull’umanità che già Mosè aveva espresso, cioè che nel mio popolo nessuno sia bisognoso. Questa è la volontà di Dio. Sapete che a quell’epoca ogni nazione aveva la sua divinità, e come si faceva a credere quale fosse, non tanto la divinità vera, perché credevano che fossero tutte vere, ma quale è il Dio più importante?

Ebbene la sfida d’Israele era questa: se nel popolo nessuno sarà bisognoso, la gente dovrà credere che veramente il dio di Israele è quello vero. Ecco perché nella primitiva comunità di Gerusalemme, scrive l’evangelista Luca che testimoniavano con grande forza la resurrezione di Gesù, come?

Non con un catechismo, con proclami, ma infatti tra di loro nessuno era bisognoso. L’unica prova che Cristo è risorto, è che nella comunità non ci sono persone che hanno e persone che non hanno. Alla cena della comunità nessuno è bisognoso, unica prova, non ce ne sono altre. E Gesù è venuto a portare a compimento questo, a realizzare questo, solo che è difficile.

Quando vai a toccare il portafoglio delle persone, cari miei, questo è un argomento che non va. C’è nel vangelo di Luca, e sembra quasi umoristico, Gesù è seguito da una folla enorme perché va a Gerusalemme dove pensano di andare a conquistare e dividere il bottino.

E Gesù fa 3 tappe e dice:

  1. guardate che vado a Gerusalemme a soffrire (e siamo pronti a soffrire con te)
  2. forse sarò messo a morte (siamo pronti a morire per te) 
  3. adesso chi non vende tutto quello che ha, non pensi di seguirmi.

Caro Messia, vai a Gerusalemme, poi quando l’hai conquistata mi mandi una cartolina…. La folla lo ha abbandonato.

Quando tocchi l’interesse, e questo è talmente vero che la comunità cristiana è riuscita a trasformare nel suo significato anche la preghiera del Padre Nostro. Quando nel Padre Nostro Gesù afferma in quella richiesta: e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, non sta  trattando del perdono delle colpe, non sta trattando di qualcosa di  spirituale, ma qualcosa di molto concreto: la cancellazione reale e radicale dei debiti.

Perché Gesù fa cosi?

Abbiamo visto che il Signore attraverso Mosè aveva emanato la speranza, l’ideale: nessuno nel mio popolo sia bisognoso. Allora che cosa avevano fatto, avevano fatto la legge che ogni 7 anni tutti i debiti venivano cancellati. La legge era buona, la realtà peggiorò la situazione dei bisognosi. Ma chi era quel matto che andava a prestare allo scadere del sesto o settimo anno, e poi il debito veniva cancellato? E chi era quello che prestava a chi sapeva che non aveva le garanzie certe e sicure di avere indietro il prestito?

Quindi questa legge che era stata a favore dei poveri, si ritorse contro di loro. Ma Gesù l’ha ripescata, ma non ogni 7 anni, ma come pratica abituale che è il riconoscimento della comunità. Cancella a noi i nostri debiti, si riteneva nella concezione dell’epoca che l’uomo fosse debitore verso il Signore per la vita, la natura, come noi abitualmente cancelliamo i debiti degli altri. Ma debiti economici, perché forse è più facile (anche se difficile) perdonare una colpa piuttosto che cancellare un debito, specialmente se è rilevante. E questo insegnamento di Gesù è stato quindi spiritualizzato.

Allora Gesù in questa beatitudine che cosa chiede? Quelli che liberamente, volontariamente, per lo spirito, (la forza interiore) entrano nella categoria di povertà, ma non per andarsi ad aggiungere ai tanti poveri che ci sono nel mondo, altrimenti è inutile, Gesù cosa sta chiedendo?

  • Non sta chiedendo ai suoi di spogliarsi, ma di vestire chi è nudo, ed ognuno di noi può vestire qualcuno che è nudo senza bisogno di spogliarsi.
  • Gesù sta chiedendo, la categoria della povertà va compresa e ritradotta nella nostra cultura, abbassate il vostro livello di vita per permettere a quelli che lo hanno troppo basso di innalzarlo.

Come Gesù stesso che, secondo il NT, da ricco che era si è fatto povero perché i poveri fossero ricchi. Gesù, il Signore, vuol far entrare tutti quanti nella categoria dei signori, ma non dei ricchiGesù è severo con i ricchi, tanto che dice che nessun ricco entra nel regno dei cieli: perché nessun ricco può entrare nella sua comunità nel regno dei cieli?

Che cosa significa che Gesù il Signore ci invita ad entrare nella categoria dei signori? Il Signore è colui che dà, e tutti possiamo essere signori. Il dare non dipende dalla salute, non dipende dalla cultura, non dipende neanche da quello che ha. Tutti siamo chiamati ad essere signori, quindi Gesù il Signore ci invita ad essere signori.

Ed il ricco chi è? É colui che ha e trattiene per sè.

Allora per Gesù non c’è posto per il ricco nella sua comunità, perché la comunità di Gesù è composta da signori, ma non da ricchi. A quell’epoca c’erano i poveri di Jahvè quelli cioè che si fidavano del Signore per uscire dalla povertà; ma qui con Gesù succede il contrario, ci sono quelli che si fidano talmente del Signore che decidono loro di entrare nella povertà.

I poveri per lo spirito sono quelli che liberamente, volontariamente, per amore si sentono responsabili della felicità e del benessere degli altri. Ebbene dal momento che capita questo, Gesù dice “beati perché di essi è il regno dei cieli.

Ed allora ci risiamo: siccome abbiamo questa immagine spiritualizzata rientra di nuovo l’aldilà?

No, Matteo è l’unico evangelista che adopera la formula “regno dei cieli”, non

esiste negli altri evangelisti.

Là dove gli altri parlano di “regno di Dio”, Matteo usa la formula “regno dei cieli” perché scriveva per dei giudei ed i giudei evitavano di nominare ed anche scrivere il nome di Dio.

Allora Matteo, tutto teso a non urtare la loro suscettibilità, tutte le volte che può sostituisce il termine “Dio” con il termine “cieli”. Lo facciamo anche noi nella lingua italiana, solo che non ce ne accorgiamo quando diciamo: “grazie al cielo”: mica ringraziamo l’atmosfera, ma grazie a Dio. Oppure: “che il ciel non voglia”, cioè Dio non voglia.

“Regno dei cieli” non è l’aldilà, ma il regno di Dio.

Che cosa significa regno di Dio? Israele veniva da una esperienza disastrosa della monarchia, Dio non aveva voluto la monarchia, perché Dio non tollera che ci sia un uomo che possa comandare su altri uomini, ma Israele l’ha voluta nonostante la contrarietà del Signore. Ed il Signore attraverso i profeti dice: guardate che i vostri re prenderanno i vostri figli per farne guerrieri, le vostre figlie per farne le loro serve, prenderanno i vostri campi migliori…Non ci importa, noi vogliamo un re come gli altri popoli.

Ed è stato l’inizio della disgrazia nazionale di Israele. Un re peggio dell’altro che poi portò ad una lotta fratricida fra i vari regni, e le potenze vicine occuparono ed assorbirono poi Israele. Allora fece sì che si proiettò in Dio il re ideale, ed il re ideale era colui che si occupava dei poveri e degli emarginati.

Allora dire che “di essi è il regno dei cieli”, significa che Dio era il loro re, cioè, che queste persone sono governate direttamente de Dio, e Dio non governa emanando leggi che gli uomini devono osservare, ma comunicando il suo spirito.

Allora questa prima beatitudine, che ha il verbo al presente, non dice che di essi sarà il regno dei cieli, cioè un domani, ma è immediato. Se c’è un gruppo – attenzione, non un individuo: le beatitudini non sono mai rivolte ad un singolo individuo, ma sempre ad una pluralità – Gesù non viene a dire beato chi, ma beati voi.

Perché Gesù parla al plurale?

Non gli serve una persona che faccia questo, perché Lui vuol incidere profondamente nella società per cambiarne radicalmente il volto, ed allora ha bisogno di un gruppo, di una comunità. Ebbene Gesù assicura questo: se c’è un gruppo di persone che oggi, immediatamente che sceglie liberamente, volontariamente per amore di essere responsabile della felicità e del benessere degli altri, da quel momento succede qualcosa di straordinario, Dio si prende cura di loro; è un cambio meraviglioso. Se noi ci prendiamo cura degli altri, finalmente permettiamo a Dio di prendersi cura di noi.

Allora sapete cosa succede?

Che si passa dal credere che Dio è Padre a sperimentarlo: è grande la differenza. Quando si chiede alla gente, ai cristiani, se credono che Dio è Padre normalmente tutti dicono si. È un po’ più difficile quando si chiede loro: “ma lo hai sperimentato come Padre?” e qui nascono i problemi. È la tragedia di noi cristiani: ci hanno imbottito di ideologie, ma non ci hanno trasmesso esperienze vitali; ci hanno fatto credere che Dio è Padre – ed è giusto – ma non ce lo hanno fatto sperimentare.

Ecco come si può sperimentare, se ci prendiamo cura e diventiamo responsabili della felicità e del benessere degli altri, da quel momento esatto permettiamo a Dio di prendersi cura Lui della nostra felicità, e la vita cambia perché si sperimenta quotidianamente, anche negli aspetti minimi insignificanti dell’esistenza, la presenza tenera di un Padre che in qualunque situazione lo senti che ti sussurra: “non ti preoccupare, fidati di me”.

Questo non significa che vengono tolte le difficoltà, le avversità che la vita fa incontrare, ma c’è una forza nuova, una capacità nuova per viverle. Ecco la prima beatitudine. Gesù è molto chiaro. Quelli che liberamente, volontariamente per amore decidono oggi, in questo momento, di essere responsabili della felicità degli altri, beati perché di questi, ma non degli altri, si prende cura Dio (Questo è il significato del regno dei cieli). Se c’è questo, ecco che vengono tutte le altre beatitudini, tutte le  altre beatitudini sono condizionate dalla prima. 

La prima ha il verbo al presente, tutte le altre, meno l’ultima, hanno il verbo al futuro. Nelle altre beatitudini l’evangelista presenta da prima situazioni negative dell’umanità che sarà compito della comunità che ha scelto la prima beatitudine di eliminare.

La prima di queste situazioni di sofferenza dell’umanità è: “Beati gli afflitti, perché saranno consolati”. O letteralmente “Beati gli afflitti, perché questi saranno consolati”. Gesù afferma beati gli afflitti o gli oppressi (il termine penqoàntej può essere tradotto in entrambe le maniere), perché questi saranno consolati.

Anche qui non significa che i disgraziati di questo mondo un domani nell’aldilà saranno consolati. Ma che gli interessa a chi in questo momento soffre, a chi in questo momento piange, a chi gli interessa sapere che un domani saranno consolati?

E poi Gesù non parla di conforto, ma di consolazione che è qualcosa di diverso.

Conoscete certamente il libro di Giobbe, questo uomo pio al quale capitano tutte le disgrazie di questo mondo: gli bruciano i campi, muore il bestiame, muoiono i figli, crolla la casa, gli sopravvive la moglie…

Ebbene da Giobbe vanno tre amici, tre persone pie, le persone più pericolose da incontrare nei momenti di difficoltà, e lo vanno a confortare. E sapete cosa dice Giobbe? Ho avuto tante disgrazie, ma mai grande come questa di voi che siete venuti a confortarmi, perché anch’io se fossi al vostro posto saprei usare le vostre parole.

Gesù non parla di un’afflizione qualunque, non parla di una tristezza qualunque, ma l’evangelista prende questa espressione dal libro di Isaia al cap. 61, dove si dichiara che il giorno della venuta del Messia sarà per consolare tutti gli afflitti.

Allora questa beatitudine di Gesù (“beati gli afflitti”) si rivolge ad una categoria particolare di afflitti e di oppressi. Qui non si parla di una qualunque afflizione, un rapporto difficile con un’altra persona o una situazione dolorosa; gli afflitti di cui parla Isaia è il popolo che è oppresso da due realtà che non fanno che peggiorare la sua situazione:

  1. esternamente una dominazione pagana
  2. e internamente l’oppressione dei capi religiosi

fanno si che il popolo sia in una situazione di afflizione e oppressione che non può far a meno di gridare la propria disperazione. Tanto vero che nel vangelo di Luca questa beatitudine ha il termine “beati coloro che piangono”: non sono le persone depresse, sono persone che sono talmente schiacciate da una situazione ingiusta politica, economica e sociale che non possono non gridare tutta la loro disperazione.

Allora Gesù non proclama beati gli afflitti, dice gli afflitti, quelli che vivono questa situazione, quelli che la società ha schiacciato dal punto di vista economico, politico, sociale, religioso, queste persone che sono talmente schiacciate, non sono beati perché sono afflitti (la beatitudine non si riferisce mai alla condizione, è sempre nel secondo termine), ma coloro che vivono questa condizione di afflizione beate perché – e l’evangelista, grande teologo e letterato, usa attentamente i termini per le sue beatitudini, non adopera il verbo confortare (™niscÚw), ma il verbo consolare (parakalšw) che significa l’eliminazione alla radice della causa della sofferenza.

Tutte queste beatitudini sono condizionate dalla prima; se c’è un gruppo di persone, una comunità che incomincia a prendersi cura di coloro dei quali nessuno si occupa, quelle persone che soffrono al punto di dover gridare per tutta la loro disperazione, beati perché grazie a questa comunità che si prenderà cura di loro vedranno la fine delle loro afflizioni. 

Quindi non è un messaggio alienante, un messaggio spiritualizzante, un messaggio che rimanda alla consolazione nell’aldilà, ma un messaggio immediato. C’è tanta gente che è disperata che grida nella disperazione, e attende il nostro impegno, e noi dobbiamo essere coloro che mettono la parola fine alla loro sofferenza. Quindi gli afflitti, beati perché vedranno la fine della loro afflizione.

Adesso c’è una beatitudine della quale non si capisce il rapporto tra la situazione di sofferenza e la promessa di liberazione. Abbiamo visto che nelle beatitudini c’è una situazione negativa con una promessa di una soluzione, quindi coloro che scelgono di essere poveri, le conseguenze negative di questa scelta verranno eliminate perché Dio è il loro re, quindi ai poveri è promesso il regno.

Abbiamo visto che gli afflitti saranno consolati, poi vedremo che gli affamati saranno saziati, e qui non si capisce perché questa beatitudine è: “Beati i miti perché erediteranno la terra”. O la traduzione letterale “Beati i miti perché questi erediteranno la terra”. Cosa c’entra la terra con la mitezza non si capisce. Quindi è chiaro, nelle altre beatitudini abbiamo la situazione negativa con la promessa di una liberazione positiva, ma qui non si capisce. Nel passato, e quando critico il passato non è tanto una critica per una malafede del passato, non avevano gli strumenti. Sapete che fino a praticamente 40 anni fa non c’era ancora il testo integrale del NT greco. È stato con il Concilio Vaticano II che la  chiesa cattolica è tornata al testo greco; pensate che la prima edizione del testo greco del NT è del 1975, cioè l’altro ieri. Non c’erano le possibilità di queste conoscenze profonde del vangelo. Allora in passato non comprendendo questa beatitudine, la terra era stata trasfigurata nell’aldilà, con la mania del paradiso, e i miti erano i sottomessi, gli obbedienti soprattutto all’autorità ecclesiastica.

Ma torniamo a Matteo che anche in questo caso si rifà alla storia di Israele, e sta citando il salmo 37,11. Nella storia di Israele si era verificato che quando il popolo era entrato nella terra di Canaan, la terra fu divisa secondo le tribù e ogni tribù la divise secondo i clan, i clan divisero la terra secondo le famiglie in modo che ogni famiglia avesse un pezzo di terra.

La terra è importante in oriente; un uomo senza terra è un uomo senza dignità – e questo fa comprendere anche quando i palestinesi si vedono confiscati la terra – non è solo un appezzamento di terra, ma la vita, la dignità perché, se un uomo ha terra, lavora e quindi può nutrire e mantenere bene la propria famiglia; se non ha terra, nulla di tutto questo accade. Il possesso della terra è importante in quella società. Ma dopo la divisione è successo che nel giro di 2 o 3 generazioni i più prepotenti, i più bravi, i più astuti, i più disonesti si impossessarono della terra delle persone meno capaci, delle persone meno furbe e delle persone più deboli.

Il risultato fu che gran parte della terra fu posseduta da pochissime famiglie e la gran parte della gente era costretta ad andare a lavorare come bracciante nella terra che era stata di loro proprietà. Una situazione di totale ingiustizia, ed allora queste persone che erano state espropriate della loro terra protestavano e per calmarli, sempre le persone pie (attenti alle persone pie! Evitatele nei momenti difficili, sono sempre le persone più pericolose) arrivano a dire con il salmo 37 che fa tutto un panegirico e dice: no, non prendetevela con i ricchi perché non sapete quanto soffrono poveri ricchi; voi state buoni, state calmi e tranquilli (ecco la religione oppio dei popoli!) perché erediterete un terreno; cioè state buoni, lasciate fare a Dio che Lui distribuirà secondo giustizia e vedrete questi ricchi quanto soffriranno e a voi sarà dato un terreno.

Quando? Ah, questo non si sa, lasciamolo fare a Dio, e la situazione rimase invariata. Questo il salmo 37. Allora questi “miti” non indica una qualità morale dell’individuo, ma una situazione sociale disperata; è la stessa differenza che c’è tra l’umile e l’umiliato: qui non si tratta di umili, ma si tratta di umiliati. Per una migliore comprensione di questa beatitudine potremmo tradurla con “i diseredati”, quelli che hanno perso tutto, può darsi per colpa propria, per incapacità. Ma Gesù dice, i diseredati, quelli che sono stati espropriati di tutto, compresa la dignità, ebbene beati perché erediteranno la terra (e l’articolo determinativo significa la totalità). E si ritorna alla prima beatitudine: se c’è una comunità di persone che si impegna a sentirsi responsabile della felicità degli infelici di questo mondo, i diseredati, quelli che hanno perso tutto, hanno perso l’onore, hanno perso la dignità umana, non sanno neanche più cosa significa essere una persona dignitosa, questi nella comunità ritroveranno non un terreno, un po’ di dignità, ma la terra, la totalità; cioè nell’ambito della comunità delle beatitudini, i diseredati ritroveranno una dignità che non avevano mai conosciuto nella vita, neanche prima di perderla, perché vengono trattati con amore verranno trattati con una devozione che non avevano mai sperimentato.

Vedete che non sono beatitudini alienanti, ma beatitudini che coinvolgono, ci sono i diseredati del mondo e, purtroppo da quando sono state pronunciate le beatitudini, continuano ad esserci. È compito della comunità cristiana che a queste persone che vivono senza alcuna dignità, venga fatta ritrovare non una briciola di vita, ma la pienezza della vita. Le beatitudini degli afflitti e dei diseredati vengono poi riassunte dall’evangelista in una terza beatitudine. C’è tutto uno schema con il quale l’evangelista costruisce le beatitudini, e la successiva è: “Beati que lli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati”, o letteralmente “Beati gli affamati e assetati della giustizia, perché questi saranno saziati”. 

L’evangelista ha presentato 2 situazioni di ingiustizia (gli afflitti, e i diseredati), e le riassume in una terza beatitudine. Quelli che ne fanno una questione vitale di riportare dignità a chi dignità non ce l’ha, quelli che fanno una questione vitale di liberare dall’oppressione gli oppressi, ebbene questi – assicura Gesù – in questa comunità (perché tutto dipende dalla prima beatitudine) in una comunità di gente che ha rinunciato all’ambizione, dall’avere di più, dall’arricchire, dall’essere di più degli altri ed  ha capito che la felicità non consiste in quello che si ha, ma in quello che si dà, saranno felici qui pienamente su questa terra. E ce lo dice pure, oltre la beatitudine, una frase di Gesù negli Atti degli Apostoli, che purtroppo è sempre stata trasmessa senza il risalto che merita. Gesù dice: “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”, ecco qui la felicità.

Molti non sono felici perché pensano che la felicità consiste in ciò che gli altri devono fare per noi. Allora rimani sempre deluso perché gli altri non possono sapere ciò che lui aspetta, ciò che lui desidera e ciò che lui spera. Chi pensa che la sua felicità dipenda da quello che gli altri devono fare per lui rimane sempre deluso.

Allora Gesù dice: no, la felicità non consiste in ciò che gli altri faranno per te, in ciò che riceverai, ma in ciò che tu donerai. Allora la felicità è piena immediata e totale, la felicità consiste in ciò che si fa per gli altri; se io non so quello che gli altri possono fare per me, so ciò che io posso fare per gli altri.

Quindi l’invito di Gesù è per la pienezza della felicità, e se c’è una comunità che si occupa della felicità degli altri, in questa cort£zw comunità quelli che fanno una questione vitale fame e sete di questa giustizia, saranno pienamente saziati (e qui bisognerebbe tradurre con un verbo italiano ormai un po’ in disuso, perché il termine che usa l’evangelista è il verbo  che si usa per gli animali che mangiano sino a scoppiare, e si potrebbe dire satolli): cioè gli affamati e gli assetati, saranno saziati sino a scoppiare.

Ed è importante che questo verbo, essere satolli, essere sazi, l’evangelista lo riporta in un episodio importante: quello della condivisione dei pani e dei pesci dove quelli che mangiarono furono satolli (Mt 14,20). L’evangelista con questa tecnica letteraria (adoperando questo verbo solo in questi due episodi) ci fa comprendere che si sazia la propria fame e sete di giustizia, saziando la fame fisica degli altri, ma sopratutto Gesù garantisce che all’interno della sua comunità non ci sarà nessuna forma di ingiustizia, ogni forma di ingiustizia sarà messa fuori dalla porta.

E per questo Gesù prenderà delle precauzioni purtroppo inascoltate. Gesù dirà ai suoi: attenzione! Non fatevi chiamare da nessuno padre, perché l’unico Padre è quello nei cieli; non fatevi chiamare da nessuno maestro perché l’unico maestro sono io.

Piccola nota: sapete che nel mondo religioso l’addetto alla formazione dei novizi si chiama padre maestro… E’ pazzesco, come se Gesù non avesse mai parlato!

Quindi Gesù, per evitare ranghi e gerarchie all’interno della sua comunità, ha preso queste precauzioni. Gesù ci assicura che quelli che fanno una questione vitale di queste forme di giustizia (se c’è una comunità che ha fatto queste scelte) beati perché saranno pienamente saziati.

E dopo aver presentato le situazioni negative dell’umanità, l’evangelista presenta gli effetti positivi all’interno della comunità negli individui che hanno fatto questa scelta.

Ricordate che Matteo scrive sul modello delle opere di Mosè che, dopo aver annunziato i comandamenti, proclama una specie di credo di accettazione di questi comandamenti, che in ebraico si chiama lo “shemà Israel” (ascolta Israele).

Ebbene, Matteo fa lo stesso: dopo la proclamazione delle beatitudini, presenta il Padre Nostro. Il Padre Nostro non è una preghiera, ma è la formula, sotto forma di preghiera dell’accettazione delle beatitudini, tanto è vero che a ogni beatitudine corrisponde una richiesta del Padre Nostro.

E come nel Padre Nostro le prime richieste riguardano l’umanità, il regno e dopo le altre richieste riguardano la comunità, ugualmente si ha qui nelle beatitudini.

Quindi

  • nella prima parte delle beatitudini abbiamo visto situazioni di sofferenza dell’umanità che è compito della comunità cristiana eliminare;
  • ora si passa a vedere gli effetti all’interno della comunità. 

E la prima della seconda parte è:

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.” e letteralmente Beati i misericordiosi, perché questi riceveranno misericordia”.

Attenzione, perché le beatitudini che esamineremo adesso non riguardano categorie differenti di persone: i misericordiosi, i puri di cuori, i costruttori di pace. Non sono categorie diverse, sono tutti effetti che avvengono nell’individuo e nella comunità che hanno accolto la prima beatitudine; quindi chi sceglie la prima beatitudine e liberamente sceglie di entrare nella condizione di povertà per permettere ai poveri di uscirne, chi si rende responsabile della felicità degli altri, questi individui sono a loro volta tutti quanti misericordiosi, puri di cuore, costruttori di pace. Quelle che l’evangelista enumera, non sono qualità degli individui, ma caratteristiche che diventano riconoscibili. 

Allora la prima caratteristica è i misericordiosi.

Misericordioso (™le»mwn) non significa uno che è di sentimento misericordioso, ma uno che opera attivamente per aiutare gli altri. La misericordia non è un sentimento, ma una azione concreta con la quale si aiutano gli altri ad uscire da una situazione di difficoltà.

Allora Gesù assicura: i misericordiosi – che non è una qualità dell’individuo, ma una caratteristica che li rende sempre riconoscibili – sono persone sulle quali si può sempre contare; quindi non è un gesto di carità una volta tanto, ma è il gesto abituale che lo rende riconoscibile; io so che quella persona è sempre pronta sempre disponibile ad aiutare.

Allora Gesù dice: i misericordiosi, quelli sempre pronti ad aiutare, beati perché troveranno misericordia, cioè ogniqualvolta si troveranno loro nella situazione di difficoltà, di necessità, troveranno aiuto da parte di Dio da parte della comunità.

Ecco il cambio che si diceva all’inizio: se noi ci sentiamo responsabili della felicità degli altri, permettiamo a Dio di esserlo della nostra; è un cambio meraviglioso.

Perché per quanto noi possiamo occuparci della nostra persona, della nostra felicità, noi non ci conosciamo come ci conosce Dio. Gesù ha detto che conosce anche i capelli che sono nel nostro capo; quindi l’azione di aiuto di Dio, supererà sempre la nostra azione di aiuto agli altri e soprattutto darà sempre molto di più.

C’è nel vangelo di Marco un’immagine molto bella che spesso non compresa nel lessico, nel linguaggio dell’epoca, viene interpretata erroneamente. Conoscete quando Gesù dice: “la misura con la quale misurate sarete misurati e vi verrà dato in aggiunta”? Che cosa è questa misura? 

Nei negozi alimentari (fino a 30-40 anni fa), i prodotti erano venduti sfusi, non erano impachettati, confezionati. Si chiedeva 1 centimetro di olio, 2 etti di farina,.. e per quantificare questi alimenti c’erano dei contenitori chiamati misure. C’era il contenitore che riempito corrispondeva a 500 grammi di farina, questa era la misura. E Gesù sta parlando di cose che tutti capivano, e ci assicura che la misura che voi misurate, vi viene data, quindi ciò che noi diamo agli altri, quello non è una perdita, perché quello ci viene ridato, ma Dio regala vita a chi produce vita, Dio non si lascia vincere in generosità, la misura che misurate sarete misurati, ma vi verrà data qualcosa in aggiunta.

Se io dò 100, non mi viene restituito semplicemente 100, ma 130. Ed io questo 130 non lo tengo per me, ma lo dono e mi viene restituito 180: cioè l’amore è la garanzia della crescita dell’individuo, più ci si dona agli altri e più si cresce dentro. Ecco perché Gesù ha detto quella espressione che, così come è tradotta ed interpretata, dà modo ad una interpellanza sindacale: a chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Sembra di un’ingiustizia pazzesca.

Il verbo avere è un verbo risultativo, perché quando io dico io ho, è sempre il risultato di un’azione. Ho questa giacca che mi è stata regalata, ho questo libro perché mi è stato comprato; allora lì Gesù, quando dichiara “a chi ha sarà dato”, è dopo tutta la narrazione della parabola dei 4 terreni, vi è un seme che è capace di produrre e fruttificare.

Allora il significato è questo: a chi produce sarà data capacità di produrre ancora di più. Chi ha colto il messaggio di Gesù, lo traduce in atteggiamenti pratici, più si dona agli altri e più gli viene data capacità di dare. Chi invece non si dà agli altri, chi non produce rende sterile la propria capacità di amare, e quando arriva il momento che ne ha bisogno, non ne è capace.

Se io mi alleno quotidianamente a superare gli inevitabili screzi che la vita comune, la vita famigliare, la vita sociale, comporta, quando arriverà il momento del torto, dell’offesa, sarò capace a perdonare perché mi sono allenato. Ma se io mi lego al dito tutti gli screzi, tutte le offese, quando arrivo al momento grosso del torto, ne sarò incapace. A chi ha sarà dato, a chi produce amore sarà data ancora più grande capacità di amare, e a chi non ha sarà tolta anche quella capacità.

Gesù ci assicura, e per questo dico che cambia la vita, se voi siete conosciuti abitualmente come persone sulle quali gli altri possono sempre contare perché sanno che quando ricorrono a voi, voi siete sempre pronti a dare una mano, pronti a dire di si, beati perché quando voi avrete bisogno sarà Dio stesso ad intervenire con molto di più di quanto voi avete potuto fare e dare agli altri.

L’altra beatitudine, la più male interpretata in passato è: Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” e letteralmente “Beati i puri di cuore, perché questi vedranno Dio”.

In passato la purezza non era nel cuore, ma nei genitali. Era una generazione ossessionata dalla purezza, una generazione che anche nei gabinetti eravamo seguiti da quel triangolo con l’occhio che Dio ti vede. E la purezza era sempre per quella parte lì, ossessionati dai genitali, e questo ha fatto perdere di vista la ricchezza di questa beatitudine.

Gesù non sta parlando di purezza a livello genitale, a livello sessuale. Il cuore nel mondo ebraico non ha lo stesso significato che ha nella nostra cultura occidentale; il cuore non è la sede dell’affetto dell’amore, ma il cuore è l’equivalente della nostra mente, della nostra coscienza: quando nel vangelo si parla di duri di cuore, non si intendono persone crudeli, ma persone ostinate, persone resistenti.

Allora Gesù sta parlando dei puri di cuore, quelli cioè che sono limpidi nella propria coscienza, nel proprio intimo, e afferma che questi personaggi limpidi, trasparenti vedranno Dio.

Anche qui l’evangelista – vedete come è tutto un richiamo all’AT? – si riferisce al salmo 24,4 che metteva la purezza di cuore come una condizione per salire al tempio e partecipare alla liturgia.

Gesù parla di persone limpide, ma anche questo non è una qualità dell’individuo, ma un atteggiamento che lo rende riconoscibile; e quando una persona ha scelto la prima beatitudine, cioè di non arricchire, ma di condividere con gli altri, di rinunciare all’ambizione dell’avere di più, dell’essere di più, finalmente diventa una persona vera, una persona autentica, cioè una persona trasparente. 

Allora Gesù assicura: le persone limpide, le persone vere, le persone trasparenti, cioè quelli che hanno nel cuore, nel nostro cuore, hanno anche nella lingua, le persone che non sono doppie, le persone che non si presentano con la maschera, beate perché vedranno Dio.

Ma attenzione che Gesù non assicura le visioni, (attenti alle visioni e ai visionari perché ce n’è una inflazione…): se vi capita di avere una visione misuratevi la pressione o prendete altri provvedimenti!

Qui Gesù assicura che vedranno Dio, ma non nell’aldilà, perché nell’aldilà Dio

lo vedranno tutti, anche le persone che non sono state pure di cuore. Gesù assicura una visione qui, su questa terra.

Il verbo greco vedere si scrive in 2 modi:

  1. uno (blšpw) indica la vista fisica,
  2. e l’altro (Ðr£w) indica la percezione interiore, una profonda esperienza interiore.

Noi usiamo invece lo stesso verbo per dire 2 cose diverse:

  1. quando parlo con una persona e vedo che quello che le dico non lo capisce, le dico: “ma non vedi che…”;
  2. oppure, per richiamare l’attenzione, quante volte diciamo: “guarda che…; invece in greco ci sono 2 verbi.

E qui l’evangelista non scrive che avranno delle visioni di Dio, ma Gesù assicura che chi fa la scelta della prima beatitudine sarà una persona limpida, trasparente, e siccome è trasparente con gli altri, Dio sarà trasparente con lui, e questo si accorgerà della presenza di Dio nella sua esistenza come un padre tenero che si prende cura anche degli aspetti minimi, insignificanti della sua vita.

  • La vita cambia, noi crediamo che Dio c’è, ma quando lo sperimentiamo?
  • Quando ne facciamo esperienza?
  • Dio c’è, ma dov’è?

Ebbene Gesù ci assicura: se voi scegliete questa prima beatitudine e diventate persone limpide, trasparenti, vi accorgerete quotidianamente della presenza di Dio anche negli aspetti minimi, insignificanti della vostra esistenza. Un Dio di una tenerezza che tutto trasforma in bene, un Dio che si mette a vostro servizio, un Dio che sempre vi è accanto.

E siamo alla beatitudine che era un po’ al centro dell’incontro, ma avete visto che sono tutte legate una all’altra e non è possibile prenderne una a scapito  delle altre:

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” letteralmente “Beati i pacificatori, perché questi saranno chiamati figli diDio “.

Anzitutto i termini.

Gesù non proclama beati i pacifici, ma i pacificatori, i costruttori di pace (e„rhnopoio…).

Qual è la differenza?

  • Il pacifico è una qualità dell’individuo, è colui che tiene tanto alla sua pace che evita accuratamente ogni situazione di conflitto.
  • Il pacificatore è un individuo che per la pace degli altri, crea situazioni conflittuali, i costruttori di pace sono dei gran rompiscatole, perché per la pace degli altri sono pronti a perdere la propria.

Ma vediamo chi sono questi personaggi.

Costruttori di pace: anche qui l’evangelista non indica una qualità dell’individuo, ma una attività che rende pienamente riconoscibili. La parola pace la conosciamo dall’ebraico “shalom”, è molto più ricca del nostro termine pace: pace significa tutto quello che concorre alla piena felicità degli uomini. Quindi vedete ancora una volta che il progetto di Dio è che gli uomini siano felici.

Se sottolineo questo è che purtroppo sapeste quante volte la gente associa più facilmente Dio all’infelicità che alla felicità; non solo, ma sapete che ci sono tante persone che non vivono serenamente neanche quei periodi di tranquillità e di felicità che la vita offre, perché se se ne accorge il Padre Eterno!!. Tanto è vero che nel linguaggio popolare quando nella vita capita qualcosa di inevitabile, si dice: lo sentivo che doveva succedere qualcosa, andava tutto troppo bene!

E questa è l’immagine pagana della divinità, degli dei che quando si accorgevano che qualcuno raggiungeva una soglia di felicità che a loro sembrava intollerabile, ecco che gli davano una mazzata.

Molte persone la parola “felicità” hanno paura di pronunciarla perché sembra che non sia possibile associata a Dio, tanto è vero che siamo tutti eredi della famosa “valle di lacrime”, la piscina spirituale dove le pie persone sguazzano piamente e devotamente.

Non è questo il messaggio di Gesù: egli ci invita alla pienezza della felicità qui, è possibile essere felici qui. Sottolineo questo perché nei contatti con le persone, per la deformazione spiritualizzante che c’è stata in passato, molte persone credono che essere felici, essere gratificati, non sia corrispondente alla volontà divina.

Sapete quante persone brave che fanno volontariato, che si dedicano agli altri, entrano in crisi perché dicono: “ma io però non faccio un sacrificio, lo faccio volentieri, mi fa piacere aiutare gli altri, sarà meritorio? Sarà valido?”

Io do sempre un consiglio: “mettiti un paio di scarpe più strette e così soffri e vedrai che la tua azione sarà meritoria….” Perché sembra che se uno non si sacrifica, se uno non soffre, questo non sia accetto agli occhi del Signore. La persona felice sembra che non sia in sintonia con Dio. Basta guardare l’iconografia del passato, guardate i santi, che allegria che facce particolari che hanno!

Avete mai visto un santo felice? Un santo sorridente è raro, sono sempre mesti. E’ volontà di Dio che su questa terra si realizzi la felicità e Gesù ci chiede di collaborare alla creazione di Dio. Vedete, nella teologia giudaica si credeva e si insegnava che Dio aveva lavorato per 6 giorni e il settimo si era riposato, aveva creato il mondo, l’universo, poi gli uomini lo avevano guastato, ma Dio aveva lavorato.

Gesù non è d’accordo: quando gli rimproverano di non osservare il sabato, nel vangelo di Giovanni Gesù risponde: il Padre mio lavora e anche io lavoro, la creazione non è terminata. La narrazione che troviamo nel libro del Genesi di quella armonia tra l’uomo e la donna, tra l’uomo e il creato, non è un rimpianto di un paradiso perduto, ma la profezia di un paradiso da realizzare.

Quindi non c’è da rimpiangere un paradiso perduto, ma da rimboccarci le maniche per realizzare questo paradiso. Ecco perchè Paolo nella lettera ai Romani ha un grido: “l’umanità, la creazione geme nell’attesa che diventiate figli di Dio”. Questa è la volontà di Dio, che noi diventiamo collaboratori della sua creazione; questo significa essere costruttori di pace. Ecco perché in questa beatitudine c’è l’equivalente: perché questi saranno chiamati figli di Dio. 

Figli di Dio nel mondo ebraico ha 2 significati:

  1. il primo di assomigliante (figlio di Dio significa che assomiglia a Dio) 
  2. il secondo di protezione da parte di Dio.

Ebbene Gesù assicura: quelli che costruiscono la pace, cioè quelli che lavorano per la felicità, per la dignità e la libertà degli uomini, beati perché prima di tutto assomigliano a Dio. Se assomigliano a Dio significa che fanno lo stesso lavoro di Dio. E poi beati perché avranno Dio dalla parte loro. Dio sta dalla parte non di chi toglie la felicità, ma di chi la costruisce, non di chi toglie la dignità, ma di chi restituisce la dignità agli uomini, cioè Gesù ci invita a collaborare alla creazione.

Vedete c’è un’espressione nel NT che però con il nostro limite traduciamo tutto con la nostra mentalità occidentale e non secondo i criteri orientali. Quando Paolo, o anche in altri passi si parla che noi siamo stati scelti per essere figli adottivi di Dio, noi abbiamo la nostra immagine occidentale in cui l’adozione è quel un gesto d’amore con il quale si prende un bambino nel seno di una famiglia; ma il significato teologico di essere figli di Dio, figli adottivi di Dio è molto più ricco.

A quell’epoca si usava così: quando un re o un imperatore vedeva la sua vita ormai alla fine, non lasciava il suo regno il suo impero ad un figlio suo naturale, ma sceglieva tra i propri generali, tra i propri ufficiali la persona che gli sembrava più adatta, la più capace di continuare come lui il suo impero, e lo adottava come figlio.

È questa l’adozione a figli, cioè un Dio talmente innamorato degli uomini, un Dio che ha talmente stima di noi che ci chiede di essere suoi figli adottivi, cioè di collaborare con Lui e come Lui alla creazione del mondo, a costruire la pace.

È inevitabile che per costruire la pace, bisogna toglierla a quelli che sono i nemici della pace, quando si lavora per favorire la vita degli oppressi, bisogna disturbare un po’ la vita degli oppressori.

Abbiamo visto che queste beatitudini sono tutte quante al futuro, e sono possibili condizioni se esiste la prima beatitudine, ma poi arriva l’ultima beatitudine che ha di nuovo il verbo al presente, esattamente come la prima: Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli”. Vedete che la seconda parte della prima e dell’ultima beatitudine sono identiche, uno non si aspettava questa doccia fredda. Dopo tutto questo elenco di beatitudini uno si aspetterebbe quasi l’applauso della gente.

Invece Gesù è molto chiaro: quelli che sono fedeli a tutto questo programma, (la giustizia significa colui che è fedele), quelli che sono fedeli alle beatitudini, non si aspettino l’applauso, non si aspettino il riconoscimento dalla società né civile, né religiosa, ma si aspettino la persecuzione.

Quello che è grave è che il verbo “perseguitare” adoperato dall’evangelista (dièkw) è un verbo che indica la persecuzione in nome di Dio, la più terribile, perché non viene da nemici esterni viene proprio da quelli sui quali credevi di contare, quelli avrebbero dovuto collaborare con te.

Gesù parla di questo perché chi accoglie le beatitudini entra in sintonia con Dio, vede Dio, cioè lo sente presente nella propria vita ed ha bisogno di manifestarlo sempre in forme nuove. Allora accade che proprio all’interno della comunità cristiana ci sia una parte invece che si è fermata e che anziché la proposta di Gesù di creare una comunità dinamica animata dallo spirito si è degradata ad una istituzione immobile regolata dalle leggi: allora questi non sopporteranno la presenza dei profeti all’interno della comunità e la perseguiteranno.

Ecco perché Gesù dirà: “Gerusalemme, la città santa, Gerusalemme, sei una città assassina, tutti gli inviati, i profeti che Dio ti ha mandato, li hai tutti quanti assassinati”Allora l’ultima beatitudine, Gesù assicura, quelli che sono fedeli a questo programma verranno perseguitati in nome di Dio. Quelli che vi avrebbero dovuto aiutare saranno quelli che vi daranno contro. 

Gesù dirà nel vangelo di Giovanni: “verrà il momento in cui chiunque vi uccide crederà di rendere culto a Dio”. Sapete che mai si ammazza con tanto gusto, come quando si ammazza in nome di Dio, quindi in nome di Dio vi perseguiteranno, ma, beati perché Dio sta dalla parte vostra: la persecuzione per il credente, per la comunità cristiana non sarà un segno di sconfitta, ma un fattore di crescita.

Nella parabola dei 4 terreni Gesù parla del chicco che cade in un terreno pietroso e mette radici, spunta, ma poi viene il sole e lo brucia perché le radici non erano andate in profondità. L’azione del sole per la pianta è fondamentale, necessaria, vitale; se la pianta si brucia non è colpa del sole, è colpa della pianta che non ha messo radici, e Gesù, dandone la spiegazione, parla di quelli entusiasti che accolgono il suo messaggio, ma poi quando arriva la persecuzione crollano.

La persecuzione è un fattore di crescita per la comunità, è come l’azione del sole sulla pianta, la irrobustisce e la fa crescere; questo non significa che bisogna andare in cerca delle persecuzioni, ce ne sono già abbastanza per conto suo; ma Gesù ci assicura che vivere così comporterà la persecuzione, ma Dio tra chi perseguita e chi viene perseguitato, sta sempre dalla parte del perseguitato. Tra chi condanna in nome di Dio e i condannati, Dio sta sempre dalla parte dei condannati, tra chi accende il rogo e chi viene arrostito, Gesù, Dio sta sempre dalla parte degli arrostiti. E forse la tragica storia della nostra chiesa, non è che non ha saputo riconoscere i santi, i profeti, gli inviati da Dio, li ha subito individuati e, quando è stato possibile li ha eliminati. Ma poi la storia passa e quelli che sono stati sacrificati, quelli che sono stati umiliati passano ad essere i veri testimoni del Signore.

Prendo per esempio un personaggio che mi sta particolarmente caro e che conoscete tutti, questa donna straordinaria che è stata Teresa di Avila. Era entrata tra le monache di clausura, ma lei era la donna delle beatitudini, cioè in sintonia con Dio, sentiva insufficienti i mezzi, gli strumenti che la regola le dava ed aveva bisogno, proprio perché era in sintonia con Dio, di agire in una forma nuova. Ebbene il vescovo scrive al santo uffizio queste testuali parole: “ho qui nella mia diocesi una monaca che è femmina inquieta e vagabonda”. È un autoritratto bellissimo, la monaca femmina inquieta e vagabonda, la chiesa, dopo un po’ di tempo l’ha riconosciuta dottore della Chiesa, invece del vescovo se ne è persa la memoria.

Ma aveva ragione, povero cristo: o Teresa mia, sono secoli che le monache diventano sante con queste regole, che bisogno c’è di modificarle, di cambiarle?

Ecco gli uomini delle beatitudini, i costruttori di pace, quelli che sono in sintonia con Dio, trovano i mezzi dei loro contemporanei, sempre insufficienti e avranno bisogno di crearne sempre nuovi perché la comunità

voluta da Gesù è una comunità dinamica animata dallo Spirito. Il rischio è

che si degradi in rigida istituzione regolata dalla legge e quindi refrattaria

all’azione dello Spirito.

Come facciamo a sapere se siamo nella dinamica comunità animata dallo

Spirito, quella delle beatitudini, o nella rigida istituzione immobile regolata

dalle leggi?

C’è una frase che è un segnale di allarme: quando di fronte ad una proposta

nuova, quando di fronte ad una novità diciamo, sentiamo dire: “ma perché

cambiare? Si è sempre fatto così”, attenzione perché siamo dalla parte

della legge e non dello Spirito, rischiamo di passare ad essere persecutori

anziché perseguitati. Vi ringrazio.

Interventi

Domanda: Quanto ci vorrà perché nelle nostre chiese, nei nostri seminari si insegni il vangelo secondo quello che è veramente, cioè con i testi originali?

A. Maggi. Il primo lavoro da fare è la traduzione, perché il testo greco non  è accessibile naturalmente ai più, quindi il primo passo da fare è la traduzione. Venne fatta una prima traduzione, ma inesatta, imperfetta, ricca di errori: è quella che conosciamo come la Bibbia CEI o meglio la Bibbia di Gerusalemme, ma la stessa commissione episcopale italiana finalmente si è resa conto che non era una traduzione esatta e nel 1997 ha pubblicato la nuova traduzione, per adesso solo del NT, e in corso, quasi finito c’è l’AT.

Ed è molto importante perché, vedete, la spiritualità, la teologia si fa sul testo del vangelo. Se questo testo è tradotto male, tutta la nostra esistenza ne avrà dei danni.

Pensate soltanto all’invito di Gesù: “se non vi convertite non entrate nel regno dei cieli”, l’invito a convertirsi significa orientare diversamente la propria esistenza, cioè se non la smettete di pensare soltanto a voi stessi e non vi decidete di orientarvi verso gli altri, mettendo il bene degli altri al primo posto, non avete nulla a che fare con me.

Ebbene in passato, nella traduzione latina, ed in quelle italiane, l’invito a convertirsi era tradotto “se non fate penitenza”. Ecco perché quando leggiamo la vita dei santi vediamo che si sacrificavano, che facevano penitenze, perché il vangelo che avevano loro c’era scritto ”se non fate penitenza”, allora pensavano che più si soffriva e più si meritava di entrare nel regno dei cieli.

Bene, questa nuova traduzione del 1997, ha fatto finalmente delle scelte coraggiose nella traduzione, più aderenti al testo greco. Finalmente per esempio, è scomparsa quella parola che ha creato sempre tanti problemi nella fede, nella persona, la parola miracolo; perché se c’è scritto miracolo, la gente si aspetta miracoli.

Gli evangelisti, il termine greco che significa miracolo non lo adoperano mai, le azioni di Gesù non vengono mai qualificate come miracoli, ma sempre come segni, opere e prodigi, perché sono segni, opere, prodigi che è compito della comunità cristiana continuare a fare e addirittura arricchire. E Gesù stesso dice, “le opere che io compio, voi ne compierete di più grandi”, e questo è importante perché altrimenti di fronte a certe azioni di Gesù se noinpensiamo al miracolo, non arriviamo mai.. se invece parliamo di un segno, è un invito che noi possiamo fare.

Esempio, la cosiddetta moltiplicazione dei pani e dei pesci, chi lo può fare?

Soltanto una persona prodigiosa o un prestigiatore, ma nessuno di noi, anche se Gesù dice che se voi aveste fede come un chicco di senape, quello che io faccio lo farete molto di più.

Vogliamo fare la prova stasera? 

Chiediamo che portino qui 5 pani e 2 pesci, preghiamo tutta la notte, qualcuno con un po’ di fede ci sarà, ed io vi assicuro che domani mattina il pesce puzza ed il pane è secco.

Allora c’è qualcosa che non va, se invece giustamente interpreto questo episodio come un segno che Gesù ha fatto e che noi dobbiamo fare, capisco che non si tratta di fare un gesto da prestigiatore, volete pesce mangiate, volete il bis, ma l’invito in quel brano del vangelo è, se uno trattiene per se, crea la fame, quando ci decidiamo a condividere cioè a mettere insieme quello che abbiamo, si crea l’abbondanza.

Allora questo si che lo possiamo fare; quindi tutte le azioni compiute da Gesù vengono qualificate come segni opere, prodigi, ed è quindi scomparsa la parola miracolo.

Prima si è parlato della finale del vangelo di Matteo, nella vecchia traduzione CEI, e adesso corretto nella nuova, le ultime parole di Gesù erano: “ecco io sono con voi fino alla fine del mondo”, quindi questo spauracchio di una fine del mondo.

Mai Gesù parla di una fine del mondo, Gesù non indica una scadenza, ma dà una qualità, “io sono con voi per sempre”. Quindi c’è una nuova traduzione, molto bella, alcune correzioni erano già state fatte nelle edizioni precedenti.Per esempio, quanti danni ha fatto nella spiritualità l’invito degli angeli alla nascita di Gesù, “gloria a Dio nell’alto dei cieli”.

Ricordate come era tradotto? “e pace in terra” a chi? A quelli che se lo meritano, “gli uomini di buona volontà.” Era la categoria religiosa del merito, ma il testo se oggi lo andate a vedere, è “agli uomini amati dal Signore”.

Come finalmente è scomparso quell’inesatta traduzione del regno dei morti con l’inferno; questa immagine dantesca di questo luogo di condanne. Mai Gesù parla di inferno perché è una realtà sconosciuta, parla del regno dei morti, dove i morti vanno a finire. Allora è compito delle comunità, della chiesa, elaborare queste nuove traduzioni e da lì creare una nuova teologia ed una nuova spiritualità.

Noi siamo fortunati perché siamo all’alba di una primavera straordinaria che causerà e provocherà tanti cambiamenti nella struttura stessa della Chiesa. 

Domanda. Lei ha insistito molto sulla comunità, ma qual è il riferimento? La parrocchia, il gruppo….?

A. Maggi. L’azione di Gesù più importante che troviamo nei vangeli, è stata quella di togliere delle persone dai recinti, ma non per inserirli poi in un altro recinto.

Un altro errore nefasto nella traduzione dei vangeli causò guerre tra i cristiani e causò una teologia assurda. Sapete che Gesù nel cap. 10 del vangelo di Giovanni dopo aver cacciato la pecore dall’ovile, che era l’immagine del recinto dell’istituzione giudaica, dice: ho altre pecore che non sono di questo ovile, anche queste devo far uscire affinché essi formino un solo gregge, un pastore.

Cioè, che cosa è che fa Gesù? La religione, immagine dell’ovile offre la sicurezza, il recinto però toglie la libertà, e questo è il fascino della religione.

Chi entra nell’ambito della religione non è più una persona libera perché ci sarà sempre qualcuno che gli dirà cosa fare, come fare e dove farlo. Quindi non è una persona libera, però ha la sicurezza perché non deve più ragionare con la propria testa.

Io per sapere cosa devo fare mi rivolgo ad una autorità che riconosco superiore, quindi non sono libero, ma sono sicuro; questo però mi tiene in una posizione infantile. Ebbene Gesù viene a liberare da questo recinto, ma non viene a formarne un altro più bello, più santo. Gesù dona la piena libertà della persona, perché soltanto la persona libera può maturare, crescere e ragionare con la propria testa.

Nella traduzione di questo testo, il traduttore, forse san Girolamo, anziché la parola gregge ha confuso con la parola ovile e scrisse: “si farà un solo ovile, un solo pastore”. (Gv 10,16). Da qui la pretesa della chiesa di essere l’unico ovile di Cristo, da cui viene quell’affermazione drammatica che fuori dalla chiesa (e si intendeva chiesa cattolica) non c’è salvezza (extra ecclesiam nulla salus). Il concilio di Firenze del 1432 aveva decretato che tutti gli ebrei, mussulmani, gli infedeli, i non battezzati, quando morivano andavano all’inferno per tutta l’eternità perché l’unica salvezza è nella chiesa cattolica. 

Contrordine: il Concilio Vaticano II, 5 secoli dopo, dice che tutti ebrei, mussulmani e aggiunge anche la categoria degli atei, ma che rispondono ai dettami dalla propria coscienza, conseguono la salvezza (cf Lumen Gentium 16); quindi abbiamo avuto per secoli persone ad essere precettate ad essere cattoliche, non si poteva scegliere, non c’era alternativa, se non l’inferno fino alla fine dei tempi.

Allora Gesù non è venuto a creare dei recinti, per quanto sacri per quanto belli!, ma letteralmente “un gregge, un pastore”, (non c’è la “e” congiunzione) cioè la presenza del un gregge comporta quella del pastore: questa è la comunità cristiana.

Ma le forme come realizzare questa comunità, Gesù non le dà, non le determina; sarà compito della comunità inventare e creare queste forme nuove. Se una forma va bene per un determinato periodo e poi si vede che non va più bene, è inutile insistere, si cambia. Quindi è importante per la dinamica della comunità, (quindi non so rispondere esattamente alla domanda), che ogni qualvolta una struttura si rivela insufficiente per rispondere alle esigenze degli uomini, si cambia, non perché veneranda, non perché si è sempre fatto così, non perché si sono avuti tanti in questa struttura, quando si vede che è insufficiente si rinnova. Oggi c’è la bella novità della mobilità, della capacità di muoversi, se nella comunità dove siamo non siamo soddisfatti del servizio che ci fanno, si prende e si va da un’altra parte. Non è più come una volta che si era obbligati in un determinato posto, in una determinata comunità, oggi quando una non è soddisfatto di un posto, prende e va dall’altra parte.

Domanda. Gesù risuscitato a Gerusalemme, nel vangelo di Matteo, è andato in Galilea. Che cosa è oggi Gerusalemme e che cosa è oggi la Galilea per noi?

A. Maggi. È un episodio strano che troviamo alla fine del vangelo, ma ricordiamoci che i vangeli non vogliono essere una cronistoria e raccontare dei fatti, ma una teologia, cioè il porre delle verità, per cui gli evangelisti prendono degli elementi della vita di Gesù e del suo insegnamento e poi li elaborano in piena libertà. A loro non interessa la storicità di un fatto, ma la verità dello stesso. Se noi prendiamo gli avvenimenti che seguono la morte di Gesù, che muore assassinato a Gerusalemme, è stato seppellito a Gerusalemme, risuscita a Gerusalemme, i discepoli sono a Gerusalemme, e la cosa più normale una volta risuscitato, che compaia ai discepoli: infatti se andiamo a leggere il vangelo di Giovanni, la sera stessa Gesù compare ai discepoli che sono chiusi per paura dei Giudei.

Nel vangelo di Matteo invece, quando Gesù risuscita, non appare a Gerusalemme, ma dice alle donne: “andate a dire ai discepoli che se mi vogliono vedere vadano in Galilea, là mi vedranno”. È strano: ma perché posticipare l’esperienza importante della risurrezione di Cristo almeno di 4 giorni (tempo di viaggio da Gerusalemme alla Galilea), perché questo significato?

E poi, perché l’evangelista scrive che gli undici andarono su un monte che Gesù aveva loro indicato? Gesù non ha indicato nessun monte, Gesù ha detto: andate in Galilea, loro vanno su un monte, che monte è ? È il monte delle beatitudini. È questo il monte.

Cosa ci vuol dire l’evangelista?

Che l’esperienza del Cristo risuscitato non è tanto un privilegio concesso 2000 anni fa a un piccolo gruppo di persone, ma una possibilità per i credenti di tutti i tempi.

Come?

Basta andare in Galilea sul monte delle beatitudini, il che non significa fare un pellegrinaggio in quei posti, significa accogliere il messaggio di Gesù così come è formulato nelle beatitudini: chi accoglie questo messaggio fa l’esperienza del Cristo risorto.

Ma perché Gesù non è apparso a Gerusalemme?

Perché Gerusalemme nel vangelo di Matteo appare sin dagli inizi sotto una luce sinistra. Ricordate l’annuncio (Mt 2,3) che è nato il re dei giudei? Scrive l’evangelista che Erode “fu preso da spavento”, e che si spaventasse è comprensibile, non era un re legittimo, non ha sangue ebreo nelle vene e era ossessionato dall’idea che qualcuno gli potesse togliere il potere. Tre figli ha ammazzato più una decina di famigliari per paura che gli togliessero il potere, e l’ultimo figlio l’ha ammazzato 5 giorni prima di morire, quindi era un uomo ossessionato dal potere; figuriamoci quando sente il messaggio che è nato un nuovo re!!

Erode si turba, ma l’evangelista aggiunge, “e con lui tutta Gerusalemme”Come mai Gerusalemme, la città santa, la città del tempio, dell’attesa del messia, quando annunciano che è nato si spaventa, si turba? L’evangelista non fa altro che anticipare quella che sarà l’azione di Gesù, la cui venuta sarà la fine di Gerusalemme, di questa istituzione religiosa che aveva usurpato il nome di Dio. La venuta di Gesù sarà la fine del tempio; il tempio serviva per portare i sacrifici a Dio, e Gesù presenta un Dio che non chiede nessun sacrificio. E la stella che guida i magi non brillerà mai sopra.

Gerusalemme che è sotto una cappa di tenebre.

Allora per questo Gesù quando risuscita non appare a Gerusalemme. Gerusalemme è la città di morte, è la città assassina. Gerusalemme oggi è l’istituzione religiosa che continua a non riconoscere i profeti, che li ostacola e quando può li elimina. Gerusalemme è l’istituzione dove Dio viene strumentalizzato per il proprio potere, per la propria ricchezza, dove il volto di Dio viene deformato per imporre il proprio dominio alle persone. Questa è Gerusalemme nell’immagine biblica.

La Galilea, il monte della Galilea, è il luogo della libertà, perché il rischio del messaggio di Gesù è che chi lo accoglie, diventa ingovernabile perché è una persona completamente libera.

Quando Gesù mette come condizione a chi lo vuol seguire “se non prendete la croce”, non significa, se non sono accettate le sofferenze, le disgrazie della vita. La croce era il patibolo riservato alla feccia della società; allora Gesù a questi discepoli che lo seguono per ambizione, che lo seguono con speranza di successo, di condividere il potere con Lui.

Gesù dice: se non rinunciate a tutto questo, anzi se non accettate di essere considerati la feccia della società, non pensate di seguirmi.

Allora, qual è il significato della croce oggi?

Se non accettate di perdere la vostra reputazione, a causa di Gesù e del suo messaggio, (naturalmente non per la vostra stupidità), non pensate di seguirmi. 

All’inizio è doloroso perché tutti ci teniamo al nostro buon nome, ci teniamo alla reputazione, al giudizio degli altri a quello che pensano gli altri, ma quando poi a causa di Gesù, di fedeltà al suo messaggio, si perde la reputazione, c’è l’ebbrezza della libertà, e non si torna più indietro!

Ma ci pensate?

Finalmente poter dire quello che si pensa, perché – tanto che ti interessa? – quello che gli altri pensano di te, peggio di così non possono dire, hai perso tutta la reputazione.

Pensate, poter essere quello che finalmente si è, ma non continuare con tutte le supposizioni: chissà cosa pensa, come mi giudica Gesù invita a fare questo: perdete la vostra reputazione, perché soltanto chi perde la reputazione è una persona libera e soltanto una persona libera può seguire Gesù.

Domanda. Storia e geografia nei vangeli…

A. Maggi. Attenzione gli evangelisti nella piena libertà di movimento, adoperano elementi storici e geografici secondo il loro piano teologico. È una cosa molto difficile per noi occidentali capire. In oriente quello che conta è la verità di un fatto e non la storicità; per noi ciò che è vero deve essere anche storico, ma non è così, e gli evangelisti pur contenendo elementi storici non vogliono trasmettere la storia, ma la verità di un fatto, mentre per noi quello che è vero deve essere anche storico. Eppure non sempre è così perché è più incisiva la verità di un fatto che la sua storicità.

Un esempio, prendete un quadro che c’è a Washington dove viene presentato il presidente Abramo Lincoln nell’atto di spezzare le catene di uno schiavo. Il pittore cosa ha rappresentato? Un fatto storico o un fatto vero? Non un fatto storico, perché mai Lincoln ha spezzato le catene ad uno schiavo, ma una verità, un fatto vero. Ma per rappresentarlo era molto più incisiva l’immagine di Lincoln che spezza le catene di uno schiavo che Lincoln che firma il documento con il quale si abolisce la schiavitù.

E così gli evangelisti trasmettono la verità di Gesù, ma senza quelle nostre preoccupazioni sulla storicità dei fatti. Ecco perché qualcuno che vuol avere certezze geografiche può rimanere un po’ deluso. Pensate alla confusione quando il lago di Galilea lo chiamano mare, già si conosce poco la geografia di quei posti, il mare è mare: perché il lago l’evangelista lo chiama mare?

Perché l’evangelista ha un intento teologico; il mare è quel confine da passare per raggiungere la libertà, ricordate il popolo ebraico che dovette passare attraverso il mare. Il mare è il confine con il mondo pagano, allora loro quello che è un lago, lo chiamano mare.

Domanda. Separati e divorziati in difficoltà per i sacramenti: perché Gesù nel vangelo non permette il divorzio?

A. Maggi.

Che cosa è il vangelo? È diventato abitudinario definire le grandi religioni monoteiste, come le religioni del libro. Cosa si intende per religioni del libro? Si intende una religione dove c’è un libro che si crede ispirato da Dio, oppure dettato direttamente da Dio nel quale è contenuta la sua volontà immutabile per tutti i tempi.

Il libro è dato ad una determinata data storica, avvengono cambiamenti nell’umanità, cambia la società, cambia la cultura, ma ogni generazione deve osservare ciò che è scritto in questo libro. Ma adesso ci sono situazioni nuove che nel libro non vengono contemplate…non importa!

Per religione del libro si intende un libro ispirato o dettato da Dio dove è stata descritta in maniera immutabile la sua volontà e tutti gli uomini di tutte le generazioni devono osservare queste leggi. Ma capite che leggi scritte in altri contesti sociali, in altre situazioni non possono rispondere alla dinamica della società, non importa, si sacrificano le persone per mantenere integro ciò che è scritto nel libro.Questa è la religione del libro; non così i vangeli.

Quella di Gesù non può essere qualificata come una religione del libro, ma come una fede dell’uomo: quello di Gesù è un messaggio in cui al centro non c’è Dio, ma c’è il bene dell’uomo, perché quando si parla del bene dell’uomo, per Gesù si fa pure il bene di Dio, ma quando si fa il bene di Dio, spesso si può fare il male all’uomo. 

Ricordate nella parabola del samaritano, il sacerdote che non soccorre il ferito non è una persona crudele, è un perfetto osservante. Cosa è più importante? L’amore a Dio, “amerai il Signore tuo con tutta la tua anima, con tutte le tue forze, con tutto te stesso” o un semplice precetto: ama il prossimo tuo”?

È più importante l’amore di Dio. Allora tra l’osservanza della legge di Dio e il bene dell’uomo si preferisce la prima, e siccome la legge ti proibisce a te che sei sacerdote di toccare un ferito perché ti rende impuro, si onora Dio e si sacrifica l’uomo. Quella di Gesù non è una religione del libro, ma un a fede dell’uomo, e gli evangelisti lo hanno capito. Ecco perché per i primi secoli il testo evangelico è stato un testo vivente. Il testo cresceva e si arricchiva secondo la vita della comunità.

A quell’epoca non esisteva il divorzio, ma il ripudio. Il ripudio era un documento che l’uomo per qualunque motivo poteva cacciare via la moglie. Se andiamo a leggere nel Talmud le motivazioni sufficienti per ripudiare la propria moglie, pensate che c’è scritto: se al mattino l’uomo svegliandosi e guardando il volto della moglie non lo trova più di suo gradimento, scriva il certificato di ripudio e la mandi via, anche se brucia una pietanza può essere cacciata la moglie; quindi era un atto di ingiustizia da parte dell’uomo nei confronti della donna.

Gesù nel vangelo di Marco, che è il più antico, è categorico, l’uomo non può ripudiare la propria moglie. La frase di Gesù è molto chiara e molto severa: non è lecito all’uomo ripudiare la propria moglie. Poi passano i tempi, passano gli anni e nella comunità di Matteo si manifestano nuove situazioni che non erano state contemplate in quella primitiva di Marco e allora cosa si fa? Si fa la revisione del libro? La legge è così e basta?

No, non è la religione del libro, ma la fede nell’uomo, ed allora lo stesso episodio, la stessa frase (“non è lecito all’uomo ripudiare la propria moglie”), e Matteo aggiunge un’eccezione con una parola greca che ha almeno una ventina di significati per evitare che si facesse una casistica, eccetto in caso di porne…a (pornèia) e significa adulterio, relazione illecita,..etc..perché non ha voluto chiudere l’argomento.

Nella comunità di Matteo la frase di Gesù viene ripresa, ma viene aperta una eccezione che i padri della chiesa interpretarono con adulterio, ma non nel senso di “corna”, ma nel senso che uno della coppia che è andato definitivamente con un’altra persona, e il matrimonio non c’è più; quindi l’uomo può sciogliere il matrimonio in un caso del genere.

Oggi la chiesa cattolica si trova di fronte ad una enorme contraddizione che, è questione di tempo ma ne abbiamo la certezza, risolverà. La contraddizione oggi è che la chiesa da sempre ha rivendicato il potere concesso da Cristo di perdonare tutti i peccati, ma adesso inciampa su quello del divorzio. La chiesa è cattolica, ma la chiesa è romana e quello che succede a Roma, quello che succede in Italia è quello che determina la teologia.

Cinquanta anni fa il divorzio era una parola quasi inesistente, si leggeva a volte delle attrici di Hollywood che divorziavano, ma in Italia era un concetto inesistente, già se una persona era separata si diceva sottovoce; oggi no, oggi è una realtà che c’è, che esiste, con la Chiesa si è trovata impreparata a fare i conti.

Allora oggi la contraddizione nella teologia della Chiesa è che è più grave il divorzio dell’omicidio. Se tu ammazzi tuo marito o tua moglie e poi ti penti, ritorni alla piena comunione con la Chiesa e ti puoi risposare. Se divorzi, non è più possibile; tanto è vero che io alle persone divorziate che hanno questo problema dico che c’è la soluzione: ammazza il coniuge!!!

Con la legge italiana ti fai un paio di anni, cosa vuoi che sia!! E poi risolvi e regoli la tua situazione. Vedete è umoristico, ridicolo, e quindi: è possibile che sia più grave il peccato di divorzio che quello di omicidio? Certamente no.

Cosa fare?

Andiamo a vedere nella storia del cristianesimo quando nelle comunità cristiane accadeva questo problema: ai divorziati si faceva fare un cammino penitenziale, nel senso di conversione di 3 anni e poi venivano riammessi pienamente nella Chiesa. Solo che il cammino, i cambiamenti sono lenti. Sapete che nei primi secoli della Chiesa non si permetteva ai vedovi di risposarsi? Vedovi e vedove dovevano rimanere nella loro condizione, non erano tollerate nuove nozze da parte dei vedovi; e sapete che fino al Concilio Vaticano II nel rito matrimoniale dei vedovi non era consentita la benedizione della sposa? “Sei già stata benedetta una volta, quante ne vuoi !!”

La chiesa è un po’ lenta, ma speriamo che adesso acceleri, e sono fiduciosoche arriverà alla soluzione di questo problema dei divorziati perché prima non esisteva e oggi è impellente più che mai, e poi la Chiesa deve essere  madre e non matrigna e non deve infliggere una sofferenza nella vita di tante persone. Sarà una questione di tempo, speriamo prima che dopo, perché è una contraddizione ormai insopportabile nella Chiesa.

 

Questa voce è stata pubblicata in Alberto Maggi, GLOBULI ROSSI COMPANY. Contrassegna il permalink.

6 risposte a GLOBULI ROSSI: ALLA SCUOLA DELLE BEATITUDINI

  1. angelonocent ha detto:
    Traduzione da google ( 1 ) Glóbulos Rojos ESCUELA DE BEATITUDES   Las ramas de la vid, el primero en dar fruto, debemos florecer, florecer, a cubierto de escarcha, devastando a los brotes y yemas. Esta misma semana he publicado un alma dolorida una reseña de un libro, pero hasta cierto punto, titulado: ¿POR QUÉ ‘somos infelices? En la parte posterior del libro se lee: “Cinco de los grandes psiquiatras y psicoanalistas italianos, junto con un gran genetista, nos ayudan a comprender el sentido de un estado que vive para siempre en nuestros corazones. Lejos de cualquier respuesta fácil, entremos, en sus propias palabras, en la zona al mismo tiempo, más oscuro y más familiar en nuestra vida. ” La conclusión del genetista Prof. Edward Bonicelli es simple: “Estamos descontentos porque somos infelices Punto.”. Mateo y Lucas, evangelistas, que no forman parte de los cinco, por lo que no están incluidos en el libro, nos dicen sobre el punto de vista de Dios que Jesús nos ha revelado: “Bienaventurados … bendita … bendita … o, Felici. .. feliz … feliz … “. El estudioso de la Biblia, p. Alberto Maggi nos ayuda a volver a leer las bienaventuranzas con el fin de captar el verdadero significado. Lo cual, si a asimilar estos conceptos, nos damos cuenta de que las células rojas de la sangre Compgnia, los del Magnificat, no son más que los hombres y mujeres de las Bienaventuranzas, Orantes Silent, Solidaridad, Sonreír (SOSS!), misericordioso, pero caballeros pobres (no rica) y feliz … el mismo molde del Maestro. Jesús – es decir, el Beato feliz – Bloch-SermonOnTheMount LOS BEATITUDES (Mateo 5: 3-10) Conferencia p. Alberto Maggi en la asociación “Los bienaventurados los pacificadores.” Padova 2006 (Transposición de cinta de audio no revisada por el autor Nota: La transposición a la letra, errores de composición se deben a la diferencia entre el escrito y el lenguaje hablado y la puntuacion se coloca junto al oído). alberto MaggiLe Bienaventuranzas son el gran desconocido de los cristianos. ¿Por qué es el tema central de los Evangelios no se conoce a la gente? Usted sabe que una de las críticas que se han hecho a la religión es ser “opio del pueblo”, es decir, una sustancia que pacifica las personas y el cristianismo fue uno de los principales acusados ​​de ser la religión como opio del pueblo, y en particular su el contenido de las bienaventuranzas. De hecho, si uno lee el Evangelio, por lo menos en la traducción o la interpretación del pasado, se lee “Bienaventurados los pobres, bienaventurados los que lloran, bienaventurados los que tienen hambre …”, y uno dice, pero ¿dónde estamos! ¿O es esta persona que escribió estas cosas, y que dijo que estas cosas nunca se sabía a los pobres, o no saben lo que es la aflicción, no sabe lo que es el hambre. Y bendito, ¿por qué? Y la respuesta está lista, al menos, la tradición del pasado: “Bienaventurados los pobres”, ¿por qué? Porque de ellos es el reino de los cielos. Eso es lo que significa? Ir al cielo, pero los pobres, que son pobres, pero no estúpidos, le preguntó: “Pero mira que en el cielo hay también el rico, y no avanzamos, porque cuando mueren dejan su dinero a las masas y entonces estamos jodidos de aquí y de allá “. Luego las bienaventuranzas son el gran fracaso del mensaje de Jesús, porque sabes lo que sucedió en el pasado? ¿Quién estaba en la condición de pobreza, en el estado de angustia, en la situación de hambre, sólo le ofreció incluso una oportunidad menor para salir aunque sea un poco “de la situación de la pobreza, el sufrimiento y el hambre, podría salir. Pero mira que si eres pobre eres más bendecido! Ah, mira, voy a dejar a usted toda la felicidad! Y por otro lado los que no eran pobres y de cuantos sufren tuvieron cuidado de no convertirse en pobres, angustiados y hambrientos, para ser bendecidos. Y este fue el fracaso del mensaje de Jesús y dio lugar a una falta de conocimiento de este mensaje. Un poco de todas partes, si le preguntas a la cantidad de participantes de la conferencia son los mandamientos de Moisés, todo el mundo sabe que soy 10. Cuando se le preguntó que decir ellos, es un poco de confusión, pero en los 10 están fuera. Pero estas son las leyes que Moisés dio al pueblo de Israel, no la propuesta que Jesús hizo a la comunidad cristiana. Veremos en breve que el equivalente de los mandamientos de la comunidad de Mateo – porque vamos a tratar las Bienaventuranzas de Mateo – son las bienaventuranzas. Bueno, ya casi no encontrar gente que sabe cuáles son las Bienaventuranzas, y cuando se le preguntó a enumerarlos, expresarlas, no se puede llegar hasta allí. El primero lo saben todo, porque es el más desagradable, entonces resulta un desastre. Las Bienaventuranzas no son algo atractivo, algo que atraiga la aspiración de los hombres. ¿Pero es posible que Jesús trajo un mensaje para alienar? Es posible que Jesús es el principal acusado para quienes la religión es el opio del pueblo? En realidad no lo es. Veremos al leer estas bienaventuranzas, que son todos ellos relacionados, y sobre todo con el primero, veremos que el mensaje de Jesús no es el opio del pueblo, pero es la adrenalina de la gente, es lo que circula la energía, la fuerza vital capaz para cambiar la sociedad, por lo que la última bienaventuranza habla de persecución. Vamos a ver por lo menos las grandes líneas de este texto para los creyentes, si supieras lo bien puede fortalecer las riquezas de su fe, sino también para el no creyente es el conocimiento de un texto de gran valor literario, porque los evangelistas – usted sabe – eran grandes teólogos de los grandes escritores que pueden competir con los nombres de la literatura universal. Vamos a examinar el texto de Mateo, ya que cada evangelista, tiene un nivel teológico, entonces es bueno que, antes de iniciar la lectura de un pasaje del Evangelio, para tratar de entender cuál es el nivel teológico del evangelista. ¿Qué significa que cada evangelista tiene un nivel teológico? Que todos los evangelistas anuncian exactamente el mismo mensaje, formas, fórmulas y modelos de anunciar que son diferentes de acuerdo a la intención del evangelista, de acuerdo a su estatura teológica, literaria, sino también teniendo en cuenta los que fueron al mensaje. Pues bien, el autor del Evangelio de Mateo se dirige a una comunidad de Judios que reconocer y aceptar a Jesús como el Mesías esperado, pero en términos de que esté en la línea de la tradición, es decir, en la estela de Moisés y el profeta Elías. El evangelista hace una obra literaria y didáctica inteligente como para comprender, en la línea de los acontecimientos de la vida de Moisés, que Jesús es superior. Entonces, ¿qué hace esto Evangelista Moisés se creía en ese momento era el autor de los primeros cinco libros de la Biblia, los que son conocidos por el término Pentateuco, es decir, los primeros cinco libros de la ley, entonces Mateo compuso su trabajo exactamente dividida en 5 partes, cada una de que termina con palabras similares, idénticos, que terminó con uno de los libros de Moisés. Así que el Evangelio de Mateo se divide en 5 partes. Todos conocemos la historia de Moisés, el acontecimiento extraordinario, milagroso, que lo salvó de la orden del Faraón de matar a todos los niños judíos primogénitos, por lo que sólo en Mateo, y no en los otros evangelistas, nos encontramos con la historia de la masacre Los hijos de Belén construidos por lo que generalmente se presenta como el nuevo faraón, es decir, el poderoso, el hombre de poder, y no es sólo porque Mateo quiere mostrar su equivalente. Entonces, el momento importante en la vida de Moisés cuando subió a una montaña, Sinaí, y Dios les promulga la alianza con el pueblo. Bueno, incluso en este evangelio Jesús sube a una montaña, pero no por Dios, sino que lo que se presentó en las primeras líneas del evangelio como Dios con nosotros, anuncia el nuevo pacto. Jesús vino a proponer una relación con Dios completamente diferente de lo que se conocía en el mundo judío. Jesús vino para transportar a la gente del mundo de la religión de la fe. ¿Cuál es la diferencia entre la religión y la fe? Porque la religión es algo que debe hacer un hombre en relación con Dios, que se terminó con Jesús. Con Jesús comienza una nueva relación con Dios, donde ya no importa lo que el hombre hace a Dios, sino en la aceptación de lo que Dios hace por los hombres. A continuación, la propuesta de Jesús no puede ser catalogado en la categoría de religión, sino en el de la fe. Y Jesús vino a proponer una nueva relación con el Padre, con Dios, que ya no se basa en la obediencia de la ley, sino en la acogida y en la similitud de su amor. Es importante que tengamos esta distinción porque, en el judaísmo, el creyente fue el que obedeció a Dios guardando Sus leyes. Si hay una ley, que significa que algunas personas por su particular, social, civil, religioso, moral, sexual, no se puede observar esta ley, son discriminadas no poder tener lo que le permite tener una relación con Dios, la comunión con Dios, y catalogado entre los observantes y no observantes. Entonces Jesús vino a cambiar la relación con el Padre, no más que el creyente, el que obedece a Dios guardando Sus leyes, pero la que parece que el Padre practicar un amor como el suyo. Obedecer, respetar ciertas leyes no es del todo posible, aceptar el amor inmerecido, amor incondicional del Padre es posible en absoluto. En la primera categoría, que no era el mérito religioso, el hombre debe ganar el amor de Dios, y esto es injusto porque hay personas que por su situación no logran ganar el amor de Dios con Jesús termina la categoría del mérito, el amor de Dios ya no es merecido, sino que debe ser aceptado como un don gratuito de su amor. Esta es la noticia traída por Jesús y se formula por los evangelistas de acuerdo a su modelo literario que ahora veremos. Entonces sabes que Moisés no pudo entrar en la tierra prometida, pero murió en el monte Nebo. Por eso Jesús, sólo en el Evangelio de Mateo, poniendo fin a su acción final sobre una montaña. Pero, como en el libro del Deuteronomio que se presenta es una escena de la muerte de Moisés, con la necesidad de dar un sucesor para dirigir a la gente a entrar en la tierra prometida, la de Mateo termina en la montaña, y es el único evangelista que la historia termina en una montaña, pero hay una escena de la muerte, pero la escena de una vida que era más fuerte que la muerte. Y mientras Moisés necesitaba un sucesor, Jesús no necesitaba un sucesor. Las últimas palabras pronunciadas por Jesús en este Evangelio “he aquí yo estoy con vosotros”, literalmente, hasta el fin del tiempo, lo que no indica una fecha límite, sino una cualidad de la presencia. Jesús está siempre presente en su comunidad. Vemos este episodio, vimos que Moisés subió a la montaña y Dios anuncia los mandamientos, los 10 mandamientos eran un solo pueblo, para el pueblo de Israel. La noticia de que Jesús trajo va a una montaña, pero el que es Dios proclama algo nuevo: las bienaventuranzas beatitudini.Le el evangelista los construye con una gran obra maestra literaria. En primer lugar, es importante el número de las Bienaventuranzas de Mateo son 8. ¿Por qué este número? En el cristianismo primitivo era importante porque era el número, la cantidad que simboliza la resurrección de Cristo. Jesús resucitó el primer día de la semana, es decir, el octavo día: entonces el número ocho en el cristianismo primitivo fue la figura de la resurrección. Es por eso que en la antigüedad el Baptisterio, el lugar donde fueron bautizados, cada uno tenía una forma octogonal, ya que el número 8 indica la vida indestructible. Entonces mientras que el guardar los mandamientos larga vida garantizado en esta tierra, la recepción de las Bienaventuranzas garantiza aquí ya en esta vida, una vida de una calidad que es indestructible. Por eso, cuando Jesús habla de la vida eterna nunca habla de la manera judía. En el mundo judío, la vida eterna es un premio a alcanzar en el futuro una buena conducta en el presente. En cambio, Jesús habla siempre al presente. La vida eterna no es una recompensa en el futuro, pero la oportunidad de experimentar ahora. El que recibe el mensaje de Jesús y traducirla en la práctica se sienten libres en su interior ciertas energías, ciertas habilidades, ciertas fuerzas vitales del amor que le llevó ya en un tamaño que es final. El evangelista calcula el número de las bienaventuranzas: 8, significando así la práctica, la recepción de este mensaje produce en el hombre una vida de calidad tal que es aún indistruttibile.Ma – puede parecer algo loco, un purista pero era el estilo literario de la época – el evangelista calcula con exactitud cuántas palabras componer las bienaventuranzas. Y para obtener los insertos número deseado una partícula que en sí mismo no era gramaticalmente necesario, porque el evangelista compuso las bienaventuranzas con exactamente 72 palabras. ¿Por qué 72? Porque de acuerdo con el cálculo que se encuentra en el libro del Génesis, cap. 10, los pueblos paganos conocidos en ese momento eran, de hecho, representado por la figura 72, que indica que el universo conocido, el mundo pagano. Recuerde que en el Evangelio de Lucas, cuando Jesús envió a 72 discípulos? ¿Qué quiere decir el evangelista? Mientras que los mandamientos son para un solo pueblo, Israel, las bienaventuranzas son para toda la humanidad, todo el mundo puede aceptar este mensaje. La primera bienaventuranza no se hizo al azar, no es la condición para todos los demás y es la felicidad que crea más problemas. Lo sabemos, es la bienaventuranza de los pobres, es la que parece ser la más desagradable. “Bienaventurados los pobres en espíritu, porque de ellos es el reino de los cielos” o, literalmente, “Bienaventurados los pobres de espíritu, porque de ellos es el reino de los cielos” Nunca, nunca en los evangelios Jesús dijo que los pobres son bienaventurados, nunca. Así que decir que Jesús dijo que bienaventurados los pobres, es decir, los que la compañía ha hecho a los pobres, no es cierto. Nunca en los evangelios Jesús dice bienaventurados los pobres. Los pobres infelices que es el deber y la responsabilidad de la comunidad cristiana quitan de la pobreza. ¿Cómo surgió el rumor de que Jesús exalta la pobreza? ¿Sabe usted que uno de los problemas que tenían a la iglesia católica, es que el Evangelio fue escrito en griego (el idioma del comercio de la época), pero en pocas décadas el griego se desvaneció como lengua internacional en el oeste y fue reemplazado por América, en el este del siríaco, copto y África a partir de: entonces no había necesidad de traducir los textos en los idiomas originales. En la traducción del griego al latín ciertas sutilezas gramaticales, algunas mejoras no podrían conservarse, entonces la interpretación que la iglesia le dio, hizo que a la imaginación de la gente que Jesús proclama “bienaventurados los pobres”. En primer lugar de todas las bienaventuranzas están marcados por esta invitación: “bendito”, “bendito” por 8 veces. ¿Qué significa el término bendito (MAK £ RioJ)? En ese momento indicó que la felicidad plena y completa que era característico de los dioses celosos y exclusivo. En el mundo pagano de los dioses tuvo exclusivo, una de ellas era la felicidad. Cuando vieron que alguien en la tierra llegó a un nivel de felicidad que juzgaban exageradas, lo golpeó con un poco de mala suerte. Bueno, Jesús invita a 8 veces la plenitud de la felicidad. Mientras que la religión promete una felicidad ilusoria, enseña la felicidad en el más allá (sufrir aquí, usted será feliz en el más allá), no Jesús, Jesús vino a proclamar que se puede ser completamente feliz aquí en esta existencia. Lo que interesa a ser feliz en la otra vida si sufre aquí? Jesús vino a traer un nuevo tipo de relación con Dios, pero sobre todo un nuevo tipo de relación con las personas que hacen posible la felicidad, no se limita, ni la mitad, pero una total y completa felicidad aquí en esta existencia. Dios no es el enemigo de la felicidad, Dios es el autor de la felicidad, y desea que esta felicidad es la condición de todo hombre. Jesús invita a 8 veces la plenitud de la felicidad aquí en la tierra. Es por eso que el mensaje de Jesús no es alienante, es la promesa de la felicidad en el más allá, pero aquí en esta tierra. Entonces Jesús declara bienaventurado, es decir aquellos que son perfectamente felices? “Los pobres de espíritu”, o el espíritu. Así lo hizo Jesús proclama bienaventurados los pobres en este caso, sólo los pobres de espíritu. Todo el mundo está tratando de averiguar lo que esto significa pobres de espíritu, bienaventurados los pobres de modo que la compañía ha hecho esto, pero los que son pobres de espíritu. Desde el punto de vista gramatical “pobre en espíritu” puede significar: deficiencia de la persona: los que son deficientes en espíritu, imbéciles, y no parece posible que Jesús proclamó bienaventurados son los imbéciles, los pobres, las cosas tontas. Se trata de personas que es la tarea de la comunidad cristiana y ayudar a facilitar, pero no es la aspiración de la comunidad cristiana. Pobreza de espíritu puede significar la actitud espiritual, y ver si esto era sólo la interpretación que se ha utilizado en el pasado por la Iglesia. ¿Qué pobres de espíritu? Usted es rico, mantener sus riquezas, lo importante es que seis espiritualmente extraído, y no entendía lo que significaba ser un rico espiritualmente separado de sus riquezas. La pobreza de espíritu se convirtió en el espíritu de pobreza. Y casualmente esta fue la versión que ha reinado en la Iglesia en el pasado. No le pregunté a los ricos para dar a sus riquezas, pero lo importante era que se publicaron, tal vez recordando de vez en cuando para hacer una oferta para las obras de caridad de la iglesia …. Pero como esto es la dicha más difícil de digerir, será aquella en la que Jesús regresará muchas veces en este evangelio. Cuando Jesús pide a los ricos para dar a sus riquezas y este se niega y se marcha, Jesús no corrió tras intentar suavizar su requisito. No es que diga: “Sigue ellos, lo importante es que seis desprendido espiritualmente.” Desprendimiento de las riquezas es inmediata, real y radical. Así que Jesús no exige una separación espiritual, sino una separación real. Pobre de espíritu, puede significar elección existencial, que no es la gente que la compañía ha hecho mal, pero la gente que para el espíritu, es decir, la fuerza interior, que voluntariamente opten por entrar en la condición de pobreza. Pero lo que significa entrar en la condición de la pobreza? Al final de las bienaventuranzas es la reacción de un poco de sorpresa “de la gente, y Jesús declara: No penséis que he venido a abolir la Ley y los Profetas, que las dos partes que componen el AT, pero me vino a traer a cumplimiento. Jesús vino a realizar plenamente el plan de Dios para la humanidad que Moisés había expresado ya, que no hay nadie en mi pueblo necesita. Esta es la voluntad de Dios, saber que en ese momento cada nación tenía sus propios dioses, y como ellos no creen lo que era, no tanto la verdadera divinidad, porque creían que estaban en lo cierto, pero lo que es más importante para Dios? Pues bien, el desafío de Israel era la siguiente: si la gente no será en necesidad, la gente realmente cree que el Dios de Israel es el verdadero. Es por eso que en la comunidad primitiva de Jerusalén, escribe el evangelista Lucas, que declaró con gran fuerza de la resurrección de Jesús, ¿cómo? No con un catecismo, con proclamas, pero en realidad nadie entre ellos era más necesitados. La única evidencia de que Cristo ha resucitado, es que en la comunidad hay personas que tienen y los que no tienen. En la cena de la comunidad no es necesitado, única prueba, no hay ningún otro. Y Jesús vino a traer esto a buen término, para lograr esto, sólo que es difícil. Cuando vas a tocar la cartera de la gente, mi querida, es un tema que no debe ser. Hay en el Evangelio de Lucas, y parece casi humorístico, Jesús es seguido por una gran multitud, ya que va a Jerusalén donde planean ir a conquistar y dividir el botín. Y Jesús hace 3 paradas y dice: mira lo que voy a Jerusalén para sufrir (y estamos dispuestos a sufrir con usted) tal vez voy a ser condenado a muerte (que estamos dispuestos a morir por ti) Ahora, ¿quién tiene que vender todo lo que tiene, ¿no te parece que me siguen. Estimado Mesías, va a Jerusalén, cuando se ha conquistado enviarme una postal …. El público se rindió. Cuando toque el interés, y esto es tan cierto que la comunidad cristiana ha logrado transformar su significado en la oración del Padre Nuestro. Cuando en la oración del Señor, Jesús dice que requiere, y perdónanos nuestras deudas, como también nosotros perdonamos a nuestros deudores, no tratar el perdón de los pecados, no se trata de algo espiritual, sino algo muy concreto: la cancelación deudas reales y radicales. ¿Por qué Jesús hace eso? Hemos visto que el Señor por medio de Moisés había dado la esperanza, el ideal: nadie en mi pueblo sean necesitados. Así que lo que habían hecho, habían hecho la ley que cada siete años todas las deudas fueron canceladas. La ley era buena, en realidad empeoró la situación de los necesitados. Pero, ¿quién era este loco que iba a pagar al final del sexto o séptimo año, y luego se canceló la deuda? ¿Y quién fue el que se prestaba a los que sabía que no había garantías de fiabilidad y seguridad para tener el préstamo? Así que esta ley que había estado a favor de los pobres, se volvió contra ellos. Pero Jesús ha pescado, pero no cada 7 años, pero como práctica habitual, que es el reconocimiento de la comunidad. Nos Borrar nuestras deudas, se creía en el concepto del tiempo que el hombre estaba en deuda con el Señor de la vida, de la naturaleza, ya que normalmente borramos las deudas de otros. Pero las deudas económicas, tal vez porque es más fácil (aunque difícil) para perdonar un pecado en lugar de cancelar una deuda, sobre todo si es pertinente. Y esta enseñanza de Jesús era tan espiritualizada. Luego Jesús en esta bienaventuranza lo que piden? Aquellos que libremente, voluntariamente, para el espíritu, (fuerza interna) entran en la categoría de la pobreza, pero no para ir y para añadir a los muchos pobres que hay en el mundo, de lo contrario no sirve para nada, lo que Jesús está pidiendo? Él no está pidiendo a desnudarse, pero a vestir al desnudo, y cada uno de nosotros puede vestir a alguien que está desnudo y sin la necesidad de desnudarse. Jesús está pidiendo, la categoría de la pobreza tiene que ser entendido y traducido de nuevo en nuestra cultura, bajar su nivel de vida para que los que tienen muy baja para elevarlo. Como el mismo Jesús, que, según el Nuevo Testamento, siendo rico se hizo pobre porque los pobres son ricos. Jesús, el Señor quiere llevar a todos en la categoría de caballeros, pero no a los ricos. Jesús es duro con los ricos, así que dice que ningún rico entrar en el reino de los cielos, porque nadie puede hacerse rico en su comunidad en el reino de los cielos? ¿Qué significa que Jesús, el Señor nos invita a entrar en la categoría de caballeros? El Señor es el que da, y todos podemos ser caballeros. Dar no depende de la salud, no depende de la cultura, no depende siquiera de lo que él tiene. Todos estamos llamados a ser señores, el Señor Jesús nos invita a ser caballeros. Y el hombre rico que es? Él es el que tiene y retiene para sí mismo. Así que no hay lugar para que Jesús los ricos en su comunidad, porque la comunidad de Jesús se compone de caballeros, pero no es rico. En ese momento no eran los pobres de Yahvé es decir, aquellos que confiaron en el Señor de la pobreza, sino todo lo contrario sucede aquí con Jesús, no son los que confían en el Señor para que se decidan a entrar en la pobreza. Los pobres de espíritu son los que libre y voluntariamente, por el amor que se sienten responsables de la felicidad y el bienestar de los demás. Bueno, ya que ocurre que, Jesús dice “bienaventurados porque de ellos es el reino de los cielos. Y luego vamos de nuevo: como hemos espiritualizado esto es nuevo en la otra vida? No, Mateo es el único evangelista que utiliza el “reino de los cielos”, una frase, no existen en los otros evangelistas. Cuando otros hablan del “reino de Dios”, Mateo usa la frase “reino de los cielos”, porque él escribió para los Judios y los Judios evitar nominar y también escribir el nombre de Dios Entonces Mateo, todo tendía a no herir sus sentimientos, todas las veces que pueden reemplazar la palabra “Dios” por el término “cielo”. Nosotros también en italiano, no se dan cuenta que cuando decimos “gracias a Dios” mica gracias a la atmósfera, pero gracias a Dios, o “puede Dios no lo quiera”, es decir, Dios no lo quiera. “Kingdom of Heaven” no es el más allá, pero el reino de Dios ¿Qué significa el reino de Dios? Israel venía de una experiencia desastrosa de la monarquía, Dios no quería que la monarquía, porque Dios no tolera que hay un hombre que puede gobernar a otros hombres, pero Israel lo quería a pesar de la oposición del Señor. Y el Señor dijo por medio de los profetas: mira a tu rey que se llevará a sus hijos para que los guerreros, sus hijas para hacer sus necesidades, tomar los mejores campos … No nos importa, queremos un rey como las otras naciones. Y fue el comienzo de la desgracia nacional de Israel. Un rey es peor que el otro, que luego dio lugar a una lucha fratricida entre los diversos reinos y poderes vecinos ocupados y se absorbe entonces Israel. Entonces significa que Dios se proyecta en el rey ideal, y el rey ideal era el que se ocupaba de los pobres y marginados. Así que para decir que “ellos es el reino de los cielos” significa que Dios era su rey, es decir, que estas personas se rigen directamente de Dios, y Dios no gobierna la emisión de leyes que los hombres tienen que observar, pero la comunicación de su espíritu. Entonces esta primera bienaventuranza, que tiene el verbo en presente, no dice que van a ser el reino de los cielos, que un día, pero es inmediata. Si hay un grupo – advertencia, no un individuo: las bienaventuranzas no se dirigen a un solo individuo, pero siempre en una pluralidad – Jesús no dijo: Bendito el que viene, pero son bendecidos. ¿Por qué Jesús habla en plural? Él no necesita una persona que hace esto, porque él quiere tener un efecto profundo en la sociedad para cambiar radicalmente la cara, y entonces él tiene un grupo, una comunidad. Bueno, Jesús asegura a esto: si hay un grupo de personas hoy en día, luego se elige libremente, voluntariamente, en aras de ser responsable de la felicidad y el bienestar de los demás, a partir de ese momento sucede algo extraordinario, Dios se encargará de ellos; es un cambio maravilloso. Si nos ocupamos de los demás, finalmente dejamos que Dios cuida de nosotros. Entonces ya sabes lo que pasa? Se pasa de la creencia de que Dios es Padre de experimentarlo: la diferencia es grande. Cuando se pregunta a la gente, los cristianos, si creen que Dios es Padre normalmente todo que sí. Es más difícil un poco “cuando se les pregunta,” pero he experimentado como Padre? “Y aquí empiezan los problemas. Es la tragedia de nosotros los cristianos tienen ideologías acolchadas, pero nos han dado experiencias vitales, nos hizo creer que Dios es Padre – y tiene razón – pero no lo hicieron experiencia. He aquí cómo usted puede experimentar, si cuidamos y hacemos responsables de la felicidad y el bienestar de los demás, a partir de ese momento exacto en que permitimos a Dios que lo cuide para nuestra felicidad y la vida cambia porque experimentamos todos los días, incluso en los aspectos insignificantes pequeños la existencia, la presencia de un Padre tierno que en cualquier situación usted siente que susurra: “no te preocupes, confía en mí.” Esto no quiere decir que las dificultades se eliminan, las adversidades que la vida se encuentran, pero hay una nueva fuerza, una nueva capacidad para vivirlas. Esta es la primera bienaventuranza. Jesús es muy claro. Los que libre y voluntariamente decidan a amar hoy, ahora mismo, para ser responsable de la felicidad de los demás, bendecido por ellos, pero no el otro, a Dios le importa (Este es el significado del reino de los cielos). Si no es esto, aquí están todos los demás bienaventuranzas, todas las demás bienaventuranzas están condicionados por los primeros. El primero tiene el verbo en el presente, todos los demás, salvo el último, que el verbo en futuro. En otras bienaventuranzas del evangelista presenta las primeras situaciones negativas que la humanidad será deber de la comunidad que ha optado por eliminar la primera bienaventuranza. La primera de estas situaciones de sufrimiento de la humanidad es: “Bienaventurados los que lloran, porque ellos recibirán consolación.” O, literalmente, “Bienaventurados los que lloran, porque ellos recibirán consolación.” Jesús dice: bienaventurados los que lloran y los oprimidos (el término penqoàntej puede traducirse en ambos sentidos), porque ellos serán consolados. También en este caso, no significa que los condenados de este mundo un día en el más allá porque ellos serán consolados. Pero tan interesante para los que ahora sufren, los que en este tiempo de llanto, de los que se preocupan de saber que mañana será consolado? Y entonces Jesús no habla de la comodidad, consuelo, pero eso es otra cosa. Usted probablemente conoce el libro de Job, este hombre piadoso a quien el capitán todas las desgracias de este mundo: los campos en llamas, el ganado muriendo, muriendo los niños, la casa se derrumba, su mujer le sobrevive … Pozo de trabajo son tres amigos, tres personas piadosas, las personas más peligrosas para cumplir el tiempo de angustia, y vaya a la comodidad. ¿Y sabes lo que dice Job? Tenía tantas desgracias, pero nunca tan grande como este los que habéis venido a consolarme, porque yo también, si yo estuviera en tu lugar que podría utilizar sus palabras. Jesús no habla de cualquier aflicción, no habla de ninguna tristeza, pero el evangelista toma esta frase del libro de Isaías en el capítulo. 61, donde se afirma que en el día de la venida del Mesías será para consolar a todos los enlutados. Así que esta bienaventuranza de Jesús (“Bienaventurados los que lloran”) está dirigida a una categoría particular de afligidos y oprimidos. No estamos hablando de cualquier aflicción, una relación difícil con otra persona o una situación dolorosa, los afligidos mencionada por Isaías es la gente que está oprimida por dos empresas que no hacen más que empeorar la situación: Externamente la dominación pagana internos y la opresión de los líderes religiosos significa que las personas están en una situación de angustia y opresión que no puede dejar de llorar su desesperación. Tanto es así que esta bienaventuranza en el Evangelio de Lucas tiene la palabra “Bienaventurados los que lloran” no son las personas deprimidas, son personas que están tan aplastados por una situación injusta política, económica y social que no pueden gritar toda su desesperación. Entonces Jesús proclama bienaventurados a los que lloran, dice a los afligidos, los que viven esta situación, los que la sociedad ha aplastado desde el punto de vista económico, político, social, religioso, estas personas que están tan aplastados, ellos son bendecidos porque están afectados ( felicidad nunca se refiere a la condición, que siempre está en el segundo período), pero los que viven este estado de aflicción bendecido porque – y el evangelista, el gran teólogo y hombre de letras, el uso de los términos cuidadosamente a sus Bienaventuranzas, no utiliza el verbo comodidad (niscÚw ™), pero el verbo consular (parakalšw), que significa la eliminación de la causa del sufrimiento. Todas estas bendiciones están condicionadas por el primero si hay un grupo de personas, una comunidad que está comenzando a hacerse cargo de aquellos para los que a nadie le importa, las personas que sufren hasta el punto de tener que gritar toda su desesperación, bendecidos porque gracias esta comunidad que se hará cargo de ellos verá el fin de sus aflicciones. Así que no es un mensaje alienante espiritualizar un mensaje, un mensaje que se refiere a la consolación en el más allá, pero un mensaje instantáneo. Hay muchas personas que están pidiendo a gritos desesperados en la desesperación, y espera a que nuestro compromiso, y debemos ser los que ponen fin a su sufrimiento. Así que los que lloran, bienaventurados verán al final de su aflicción. Ahora hay una dicha que no entiende la relación entre la situación de sufrimiento y de la promesa de la liberación. Hemos visto que en las bienaventuranzas hay una situación negativa con la promesa de una solución, entonces aquellos que eligen ser pobres, las consecuencias negativas de esta opción se eliminarán porque Dios es su rey, por lo que los pobres se les promete el reino. Hemos visto que los que lloran serán consolados, entonces veremos que el hambre se rellenará, y aquí no entendemos por qué esta bienaventuranza: “Bienaventurados los mansos, porque ellos recibirán la tierra por heredad.” O la traducción literal “Bienaventurados los mansos, porque ellos recibirán la tierra por heredad.” ¿Qué hace la tierra con la delicadeza que no entienda. Así que está claro, en otras bienaventuranzas tenemos la situación negativa con la promesa de una liberación positiva, pero aquí no entendemos. En el pasado, cuando critico el pasado no es tanto una crítica de mala fe del pasado, que no tenían las herramientas. ¿Sabe usted que hasta hace casi 40 años no había ni siquiera el texto completo del Nuevo Testamento griego. Fue con el Concilio Vaticano II que la Iglesia Católica ha vuelto al texto griego, creo que la primera edición del texto del Nuevo Testamento griego, 1975, es decir, el día antes de ayer. No había ninguna posibilidad de que éstos profundo conocimiento del evangelio. Así que en el pasado no entendía esta bienaventuranza, la tierra se había transformado en el más allá, con la locura del paraíso, y los mitos eran los obedientes, especialmente la autoridad sumisa, eclesiástico. Pero volvamos a Mateo que, incluso en este caso se refiere a la historia de Israel, y se cita el Salmo 37:11. En la historia de Israel que se había producido cuando la gente había entrado en la tierra de Canaán, la tierra fue dividida de acuerdo a las tribus y cada tribu y dividido de acuerdo a los clanes, clanes dividido la tierra de acuerdo a las familias para que cada familia tenía un pedazo suelo. La tierra es importante en el Este, un hombre sin tierra es un hombre sin dignidad – y esto nos ayuda a entender incluso cuando los palestinos se confiscan la tierra – no sólo un pedazo de tierra, pero la vida, la dignidad, porque si un hombre tiene la tierra, el trabajo y por lo tanto, puede nutrir y mantener bien su casa, si no lo hizo la tierra, nada de esto sucede. Propiedad de la tierra es importante en esa sociedad. Pero después de la división que ha sucedido en cuestión de 2 o 3 generaciones, la mayoría de los acosadores, el mejor, el más inteligente, el más deshonesto tomaron posesión de la tierra de las personas menos capaces y menos inteligentes y los más débiles. El resultado fue que la mayor parte de la tierra era propiedad de unas pocas familias y la mayoría de las personas que se vieron obligados a ir a trabajar como obrero en la tierra que había sido propiedad de ellos. Una situación de injusticia total y entonces estas personas que habían sido despojados de sus tierras y manifestantes en calma, siempre personas piadosas (atentos a las personas pastel! Evitarlos en los momentos difíciles, siempre son los más peligrosos) vienen a decir con el salmo 37 que hace todo un elogio y dice, no, no culpo a los ricos, porque ellos no saben lo mucho que sufren los pobres ricos, eres bueno, eres muy tranquila (en este caso la religión el opio del pueblo!) porque heredan la tierra, que se ha portado bien, dejar el resto a Dios para que se distribuya con justicia y verá cómo estos ricos sufrirán y se le dará una parcela. ¿Cuándo? Ah, que tú no sabes, vamos a dejarlo a Dios, y la situación se mantuvo sin cambios. Este salmo 37. A continuación, estos “mitos” no indica una cualidad moral de la persona, sino una situación social desesperada, es la misma diferencia que existe entre los humildes y humillados aquí no es humilde, pero que son humillados. Para una mejor comprensión de esta bienaventuranza que podríamos traducir como “perdedores”, los que lo han perdido todo, puede ser su propia culpa, debido a la incapacidad. Pero Jesús dice, los desposeídos, los que han sido despojados de todo, incluso de la dignidad, el bendecido, porque ellos heredarán la tierra (y el artículo definido significa que todos ellos). Vuelve a la primera bienaventuranza: Si hay una comunidad de personas que se han comprometido a sentirse responsable de la felicidad de los desgraciados de este mundo, los desposeídos, los que lo han perdido todo, que perdieron el honor, perdieron su dignidad humana, la mayoría ni siquiera saben lo que significa ser una persona digna, se encuentran en la comunidad no es un suelo, un poco de dignidad, pero la tierra, la totalidad, es decir, dentro de la comunidad de las Bienaventuranzas, los desposeídos se reúnen una dignidad que nunca tuvieron conocido en la vida, incluso antes de que lo pierdes, porque son tratados con amor serán tratados con una devoción que nunca había experimentado. Usted ve que las bienaventuranzas no son alienantes, pero la participación de las bienaventuranzas, que son los más débiles del mundo y, por desgracia, cuando se entregaron las Bienaventuranzas, que aún persisten. Es tarea de la comunidad cristiana que estas personas que viven sin dignidad, deben dirigirse no encontrar ni una pizca de vida, sino la plenitud de la vida. Las bienaventuranzas de los afligidos y los desposeídos son luego resumidos por el evangelista en la tercera bienaventuranza. Hay todo un sistema por el cual el evangelista construye las Bienaventuranzas, y el siguiente es: “Bienaventurados los que tienen hambre y lli sed de justicia, porque ellos serán saciados”, o, literalmente, “Bienaventurados los que tienen hambre y sed de justicia, porque éstos serán llenados “. El evangelista ha presentado dos situaciones de injusticia (los afligidos, y los desfavorecidos), y se resume en una tercera bienaventuranza. Los que hacen un tema vital para devolver la dignidad a los que no tienen dignidad, los que hacen un tema vital para liberar a los oprimidos de la opresión, y estos – Jesús nos asegura – en esta comunidad (ya que todo depende de la primera bienaventuranza) en una comunidad de personas que renunciaron a la ambición de tener más, dall’arricchire, siendo más que los demás y se dieron cuenta de que la felicidad no reside en lo que tiene, pero lo que se da, será plenamente feliz aquí en la tierra. Nos dice también, más allá de la felicidad, un dicho de Jesús en los Hechos de los Apóstoles, que por desgracia siempre ha sido transmitida sin el protagonismo que se merece. Jesús dice: “Más bienaventurado es dar que recibir”, aquí está la felicidad. Muchos no están contentos porque piensan que la felicidad consiste en lo que los demás deben hacer por nosotros. Así que siempre está decepcionado porque los demás no pueden saber lo que espera, lo que quiere y lo que espera. Cualquiera que piense que su felicidad depende de lo que los demás deben hacer por él es siempre decepcionado. Entonces Jesús le dice: no, la felicidad no consiste en lo que van a hacer los demás por ti, lo que te dan, pero lo que usted done. A continuación, la felicidad inmediata y total está llena, la felicidad consiste en lo que haces por los demás, si no sé lo que otros pueden hacer por mí, yo sé lo que puedo hacer por los demás. Así que la invitación de Jesús es la plenitud de la felicidad, y si hay una comunidad que se ocupa de la felicidad de los demás, en este cort £ comunidad zw aquellos que hacen un tema vital esta hambre y sed de justicia, que estará plenamente satisfecho (y aquí debe traducirse como un verbo italiano ahora un poco “fuera de uso, ya que el término que utiliza el evangelista es el verbo que se utiliza para los animales que se comen hasta reventar, y se podría decir atiborrado): es decir, los que tienen hambre y la sed, porque ellos serán saciados hasta reventar. Y es importante que este verbo, se sacia, ser saciado, el evangelista lo lleva a un episodio importante: la distribución de los panes y los peces que los que comieron fueron saciados (Mt 14,20). El evangelista con esta técnica literaria (que emplea este verbo sólo en estos dos episodios) nos hace darnos cuenta de que satisface su hambre y sed de justicia, satisfaciendo el hambre física de los demás, pero sobre todo Jesús garantiza que dentro de su comunidad no No habrá forma de injusticia, toda forma de injusticia se puso delante de la puerta. Y es por eso que Jesús tome precauciones lamentablemente no escuchadas. Jesús dice a sus discípulos: ¡cuidado! No llamen a nadie padre por nadie, porque el único Padre está en el cielo no ser llamado por cualquier profesor, porque el único profesor que soy. Pequeña nota: en el mundo religioso sabe que el tipo de la formación de los novicios se llama el padre maestro … Es s una locura, como si Jesús nunca había hablado! Así que Jesús, a fin de evitar los rangos y jerarquías dentro de su comunidad, se toman estas precauciones. Jesús nos asegura que los que hacen un tema de vital importancia para estas formas de justicia (si hay una comunidad que ha hecho de estas opciones) bendecido porque estará plenamente satisfecho. Y después de la presentación de situaciones negativas de la humanidad, el evangelista presenta el impacto positivo en la comunidad de personas que han hecho esta elección. Recuerde que Mateo escribió en el modelo de las obras de Moisés, quien, después de haber predicado los mandamientos, proclama una especie de aceptación de creencias de estos mandamientos, que en hebreo se llama el “Shema Israel” (escucha Israel). Bueno, Mateo es el mismo: después de la proclamación de las bienaventuranzas, presenta el Padrenuestro. La Oración del Señor no es una oración, pero es la fórmula, en la forma de la oración de la aceptación de las Bienaventuranzas, tanto es así que en cada una de las bienaventuranzas es una petición del Padre Nuestro. Y como en el Padrenuestro las primeras solicitudes que afectan a la humanidad, el reinado y después de otras reclamaciones relacionadas con la comunidad, también hay aquí en las Bienaventuranzas. Entonces en la primera parte de las bienaventuranzas que hemos visto situaciones de sufrimiento de la humanidad que es la tarea de la comunidad cristiana para eliminar; Ahora vamos a ir a ver los efectos en la comunidad. Y el primero de la segunda parte es: “Bienaventurados los misericordiosos, porque ellos alcanzarán misericordia.” Y, literalmente, “Bienaventurados los misericordiosos, porque ellos alcanzarán misericordia.” Tenga cuidado, porque las bendiciones que examinaremos ahora no es única para las distintas categorías de personas: los misericordiosos, los limpios de corazón, los pacificadores. Hay diferentes categorías, son todos los efectos que se producen en el individuo y en la comunidad que dio la bienvenida a la primera bienaventuranza, para los que optan por la primera bienaventuranza y eligen libremente para entrar en la condición de pobreza para que los pobres para salir de ella, que es culpable de la felicidad de los demás, estas personas son a su vez todos los pacificadores, puros de corazón, misericordiosos. Aquellos que enumera el evangelista, no como individuos, sino que se convierten en características reconocibles. Así que la primera característica es la misericordia. Clemente (el ™ »mwn) no quiere decir que se siente misericordioso, pero uno que trabaja activamente para ayudar a los demás. La misericordia no es un sentimiento, sino una acción concreta con la que ayuda a otros a salir de una situación difícil. Entonces Jesús asegura la misericordia – que no es una cualidad de la persona, pero una característica que hace que sean más reconocibles – son personas a las que siempre se puede contar, así que no es un gesto de caridad de vez en cuando, pero es el gesto habitual que hace que sea reconocible, y sé que la persona que está siempre disponible siempre dispuesto a ayudar. Entonces Jesús dice, los misericordiosos, los que siempre está dispuesto a ayudar, bienaventurados encontrarán misericordia, es decir, cada vez que los encuentra en la difícil situación de necesidad, encontrará la ayuda de Dios por parte de la comunidad. Ese es el cambio que se ha dicho al principio: si se siente responsable de la felicidad de los demás, dejamos que Dios sea nuestro, es un cambio maravilloso. Por mucho que podemos cuidar de nosotros mismos, de nuestra felicidad, no sabemos cómo sabemos que Jesús dijo que Dios sabe incluso los pelos que están en nuestra cabeza, entonces la acción de la ayuda de Dios, siempre superar nuestra medidas para ayudar a los demás, y sobre todo, siempre te dan mucho más. Hay en el evangelio de Marcos una hermosa imagen que a menudo no se incluye en el léxico, en el lenguaje de la época, se malinterpreta. Sabes que cuando Jesús dice: “La medida con la que se mide se medirá y se añade a ti”? ¿Qué es esta medida? Tiendas de alimentación (hasta hace 30-40 años), los productos se venden a granel, no fueron empaquetados individualmente, envasados. Se preguntó aceite de 1 cm, 2 onzas de harina, .. y cuantificar estos alimentos había algunos recipientes llamados medidas. Hubo un recipiente lleno correspondieron a 500 gramos de harina, se trataba de la medida. Y Jesús está hablando acerca de las cosas que todo el mundo entiende, y nos asegura que la medida que se mide, se le da, entonces lo que damos a los demás, que no es una pérdida, porque lo que se va a restaurar, pero Dios da vida a los produce vida, Dios no se deja ganar en generosidad, la medida se mide se puede medir, pero se le dará algo adicional. Si yo doy el 100, no puedo simplemente devuelto 100, sino 130. 130 este y no me guardo para mí, pero el regalo es devuelto y 180, es decir, el amor es la garantía de un crecimiento de la persona, más nos entregamos a los demás y cuanto más crecemos en ella. Es por eso que Jesús dijo que esa expresión, ya que se traduce e interpreta, da paso a una unión interpelación: ¿quién tiene, le será dado, a los que han se le quitará aun lo que tiene. Parece una injusticia loco. El verbo es un verbo resultativo tiene, porque cuando digo que tengo, siempre es el resultado de una acción. Tengo esta chaqueta que me fue dada, yo tengo este libro porque me compré, entonces Jesús, cuando dice: “quien tiene se le dará,” después de todo es la historia de la parábola de los cuatro tipos de suelo, hay una semilla que es capaz para producir y fruta. Así que el significado es el siguiente: los que producen se les dará la capacidad de producir aún más. ¿Quién tomó el mensaje de Jesús, la traduce en actitudes prácticas, cuanto más se da a los demás, y se le da más capacidad para dar. Los que no dan a otros, que no produce estéril hace su propia capacidad de amar, y cuando llegue el momento que necesita, no es capaz. Si me entreno todos los días para superar los inevitables desacuerdos que la vida común, la vida familiar, la vida social implica, cuando llegue el momento en el mal, la ofensa, ¿seré capaz de perdonar porque he entrenado. Pero si me obligo al dedo a todos los desacuerdos, todos los delitos, cuando llego a la gran momento equivocado, voy a estar incapacitados. Para aquellos que se han dado a los que producen el amor se le dará una mayor capacidad de amar, y no tiene se le quitará hasta que la capacidad. Jesús nos asegura, y por eso yo digo que te cambia la vida, si se sabe que por lo general personas que los demás siempre pueden contar porque saben que al usar usted, usted está siempre dispuesto a echar una mano, dispuesto a decir que sí, bendecido, porque cuando lo que necesita es Dios mismo a intervenir con mucho más de lo que han sido capaces de hacer y dar a los demás. La otra bienaventuranza, el más incomprendido en el pasado es: “Bienaventurados los de limpio corazón, porque ellos verán a Dios” y, literalmente, “Bienaventurados los de limpio corazón, porque ellos verán a Dios.” En el pasado, la pureza no era en el corazón, pero en los genitales. Fue una generación obsesionada con la pureza, una generación que incluso los baños fueron seguidos por el triángulo con el ojo que te ve Dios. Y la pureza siempre estuvo ahí para esa parte, obsesionado con los genitales, y esto nos ha hecho perder de vista la riqueza de esta bienaventuranza. Jesús no está hablando acerca de la pureza en los genitales, en el plano sexual. El corazón del mundo judío no tiene el mismo significado que tiene en nuestra cultura occidental, el corazón es el asiento de los afectos de amor, pero el corazón es el equivalente de nuestra mente, nuestra conciencia: en el Evangelio cuando se trata de de corazón duro, la gente no es cruel, pero los rebeldes, personas fuertes. Así que Jesús está hablando de los limpios de corazón, los que tienen claro en la conciencia dentro de sí mismo, y dice que estos personajes claro, transparente ven a Dios Incluso aquí el evangelista – ¿Ves cómo todo es un recordatorio de la AT? – Se refiere al Salmo 24.4 que puso a la pureza de corazón, como una condición para ir al templo y participar en la liturgia. Jesús habla de los claros, pero incluso esto no es una cualidad de la persona, sino una actitud que lo hace reconocible, y cuando una persona ha optado por la primera bienaventuranza, que no es para enriquecerse, sino para compartir con los demás, para dejar todo la ambición de tener más, ser más, finalmente se convierte en una persona real, una persona real, una persona que sea transparente. Entonces Jesús nos asegura que las personas claras, gente real, gente transparente, es decir, aquellos que tienen en sus corazones, en nuestros corazones, también en el lenguaje, las personas que no son de matrimonio, personas que no se presentan con la máscara, el Beato ellos verán a Dios Pero ten en cuenta que Jesús no garantiza las visiones, (tenga cuidado de visiones y visionarios porque hay una inflación …): Si le sucede que tiene una visión Compite presión o tomar otra acción! Aquí Jesús asegura que van a ver a Dios, pero no en la otra vida, porque Dios en el más allá verá que todos, incluso las personas que no han sido bien del corazón. Jesús asegura una visión aquí, en esta tierra. El verbo hacer escribes griego de 2 formas: uno (blšpw) indica el punto de vista físico, y el otro (DR £ w) indica la percepción interior, una experiencia interior profunda. En su lugar se utiliza el mismo verbo para significar 2 cosas diferentes: cuando hablo con una persona y veo que lo que digo no lo entiende, le digo: “Pero no te veo …”; o, para llamar la atención, ¿cuántas veces decimos: “Mira eso … sino en griego hay 2 verbos. Y aquí el evangelista no escribe que los hombres verán visiones de Dios, pero Jesús nos asegura que los que hacen la elección de la primera bienaventuranza será una persona clara, transparente, y ya que es transparente para los demás, Dios será transparente con él, y este aviso de la presencia de Dios en su vida como un padre tierno que cuida hasta los aspectos más pequeños e insignificantes de su vida. La vida cambia, creemos que Dios está ahí, pero cuando lo experimentamos? Cuando experimentamos? Dios está ahí, pero ¿dónde está? Pues bien, Jesús nos asegura: Si elige esta primera bienaventuranza y la gente se vuelve claro y transparente, se encuentra todos los días de la presencia de Dios, incluso en los aspectos más pequeños, insignificantes de tu existencia. Un Dios de la ternura que todo lo transforma en bueno, un Dios que hace su servicio, un Dios que está con vosotros. Y somos la dicha que era un poco “en medio de la reunión, pero hemos visto que están vinculados entre sí y que no se puede conseguir uno a expensas de los demás: “Bienaventurados los pacificadores, porque ellos serán llamados hijos de Dios”, literalmente, “Bienaventurados los pacificadores, porque ellos serán llamados hijos DiDio.” En primer lugar de todos los términos. Jesús declara Bienaventurados los pacificadores, pero trabajan por la paz, constructores de la paz (y “rhnopoio …). ¿Cuál es la diferencia? El Pacífico es una persona de calidad, es el que mantiene su paz tanto que evita cuidadosamente cualquier conflicto. El pacificador es un individuo y por la paz de los demás, crea situaciones de conflicto, los pacificadores son dolor en el culo, porque por la paz de los demás están dispuestos a perder su propia cuenta. Pero vamos a ver quiénes son estos personajes. Pacificadores: aquí el evangelista no indica una cualidad de la persona, sino una actividad que hace que sea totalmente reconocible. La paz que sabemos de la palabra hebrea “shalom”, es mucho más rico que el final de nuestra paz: la paz es todo lo que contribuye a la felicidad de los hombres. Así que ya ves otra vez que el plan de Dios es que los hombres sean felices. Si hago hincapié en esto es que lamentablemente supieras cuántas veces la gente asocia más fácilmente a Dios que la infelicidad a la felicidad, no sólo eso, pero usted sabe que hay muchas personas que no viven en paz incluso los períodos de tranquilidad y felicidad que ofrece la vida, porque si observa que el Padre Eterno!. Tanto es así, que en el lenguaje popular en la vida ocurre cuando algo inevitable, él dice: “Yo sentí que algo tenía que pasar, que era muy bueno! Y esta es la imagen de los dioses paganos, de los dioses, al ver que alguien llegó a un nivel de felicidad que parecía intolerable para ellos, que le dieron un golpe. Muchas personas la palabra “felicidad” tienen miedo de decirlo porque parece que no es posible asocia con Dios, hasta el punto de que todos somos herederos del famoso “valle de lágrimas”, la piscina espiritual donde la gente piadosa se revuelcan piadosa y devotamente. Este no es el mensaje de Jesús: nos invita a la plenitud de la felicidad aquí, puede ser feliz aquí. Hago hincapié en esto porque en los contactos con el pueblo y para espiritualizar la deformación que se ha producido en el pasado, muchas personas creen que para ser feliz, estar satisfecho, no corresponde a la voluntad divina. ¿Sabes cuántas buenas personas que trabajan como voluntarios, que se dedican a los demás, están en crisis porque dicen, “Pero yo no, sin embargo, un sacrificio, me gusta eso, me alegro de ayudar a otros, será meritorio? Será válido? ” Siempre doy un consejo: “se puso un par de zapatos más estrechos y así sufrir y verás que su acción será meritoria ….” Porque parece que si uno no se sacrifica, si no se sufre, no es aceptable a los ojos del Señor . La persona feliz no parece estar en sintonía con Dios Basta con mirar a la iconografía del pasado, mirar a los santos, que se enfrenta alegría especial que tienen! ¿Alguna vez has visto a un santo feliz? Un santo es raro sonriendo, siempre estoy triste. Y “la voluntad de Dios en esta tierra se dio cuenta de la felicidad y Jesús nos invita a colaborar en la creación de Dios Verá, en la teología judía creía y enseñaba que Dios había trabajado durante 6 días y el séptimo descansó, había creado el mundo, el universo, entonces los hombres habían fracasado, pero Dios había obrado. Jesús no está de acuerdo: cuando lo acusaron de quebrantar el sábado, en el Evangelio de Juan, Jesús dice: Mi Padre y Yo también trabajo, la creación está terminado. El relato que encontramos en el libro del Génesis de la armonía entre el hombre y la mujer, entre el hombre y la creación, no es un lamento de un paraíso perdido, pero la predicción de un paraíso de lograr. Así que no es de lamentar un paraíso perdido, sino a arremangarse para hacer de este paraíso. Es por eso que Pablo en su carta a los romanos, un grito: “. La humanidad, la creación gime esperando a ser hijos de Dios” Esta es la voluntad de Dios, que nos convertimos en compañeros de trabajo de su creación, lo que significa ser pacificadores. Es por eso que en esta bienaventuranza es el equivalente, porque ellos serán llamados hijos de Dios Hijos de Dios en el mundo judío tiene 2 significados: el primero de semejante (el hijo de Dios significa que Dios se parece) el segundo de la protección de Dios Bueno, Jesús asegura a los que construyen la paz, es decir, los que trabajan por la felicidad, a la dignidad y la libertad de los hombres, bendito porque en primer lugar mirada a Dios Si se mira a Dios significa hacer el mismo trabajo de Dios Entonces Dios bendijo porque van a tener de su lado. Dios está del lado de aquellos que no le quita la felicidad, sino que construyen, no los que quitan la dignidad, sino que da dignidad al hombre, Jesús nos invita a colaborar en la creación. Ves que hay una expresión en el Nuevo Testamento, pero con todo lo que traduce nuestro límite con nuestra mentalidad occidental y no de acuerdo a los criterios de este. Cuando Pablo, o incluso en otros pasajes que mencionan que fuimos elegidos para ser hijos adoptivos de Dios, tenemos nuestra imagen occidental en el que la adopción es un acto de amor por el cual se toma a un niño en el vientre de una familia, pero el significado teológico de ser hijos de Dios, hijos adoptivos de Dios es mucho más rica. En ese momento se utilizó la siguiente manera: cuando un rey o un emperador vio su vida ahora, al final, no sugirió su reinado su imperio a su hijo natural, pero eligió entre sus generales, entre la Mesa de que la persona parecía más adecuado, el más capaz de continuar como su imperio, y él adoptó como su hijo. Se trata de la adopción como hijos, es decir, un Dios tan enamorado de los hombres, un Dios que tiene para nosotros la estima pedirnos a ser sus hijos, es cooperar con él y como él a la creación del mundo, para construir la paz . Es inevitable que la construcción de la paz, hay que tener a los que son los enemigos de la paz, cuando se trabaja para promover la vida de los oprimidos, hay que molestar a la vida un poco ‘de los opresores. Hemos visto que estas bienaventuranzas son todos ellos para el futuro, y las condiciones son posibles si existe la primera bienaventuranza, pero luego viene la última bienaventuranza, que a su vez cuenta con el verbo en presente, al igual que la primera: “Bienaventurados los que padecen persecución por causa de la justicia , porque de ellos es el reino de los cielos. ” Usted ve que la segunda parte de la primera y la última bienaventuranza son idénticos, no se esperaba esta lluvia fría. Después de todo, esta lista de bienaventuranzas que cabe esperar casi los aplausos de la gente. En cambio, Jesús es muy claro: los que son fieles a este programa, (justicia significa aquel que es fiel), los que son fieles a las bienaventuranzas, no esperes aplausos, no esperar el reconocimiento de la sociedad civil o religioso, pero que esperan que la persecución. Lo grave es que el verbo “acechar” utilizado por el evangelista (dièkw) es un verbo que indica la persecución en el nombre de Dios, el más terrible, ya que no procede de los enemigos externos son precisamente aquellos en los que usted pensó en contar, quienes tendrían que cooperar con usted. Jesús habla de esto porque quien recibe las bienaventuranzas está en sintonía con Dios, ve a Dios, que siente esto en su vida y que necesita para mostrar más y en nuevas formas. Así sucede que sólo dentro de la comunidad cristiana hay una parte en lugar de parar y que en lugar de la propuesta de Jesús para crear una comunidad dinámica animada por el espíritu se ha degradado a una institución aún gobernado por las leyes: o soportar presencia de los profetas dentro de la comunidad y los persiguen. Es por eso que Jesús dirá: “¡Jerusalén, la ciudad santa, Jerusalén, tú eres un pueblo asesino, todos los mensajeros, los profetas que Dios les envió, has matado a todos.” A continuación, la última bienaventuranza, Jesús nos asegura, los que son fieles a este programa serán perseguidos en el nombre de Dios los que debían ayudar serán los que le darán en contra. Jesús dice en el Evangelio de Juan: “Llegará un momento en que todo el que os mate pensará que rinde culto a Dios.” Usted sabe que nunca va a matar con mucho gusto, como cuando se mata en nombre de Dios, os persigan en el nombre de Dios, pero, bendito porque Dios está de su lado: la persecución de los creyentes, la comunidad cristiana no os servirá de señal de la derrota, sino un factor de crecimiento. En la parábola de los 4 suelos Jesús habla del grano que cae en saco roto y se arraiga, cheque, pero luego viene el sol y quemarlo porque las raíces no habían ido en profundidad. La acción del sol a la planta es fundamental, necesaria, vital, si la planta no es la culpa del sol ardiente, la culpa es de la planta que no ha echado raíces, y Jesús, dando la explicación, habla de aquellos que dan la bienvenida al entusiasta su mensaje, pero luego, cuando el colapso persecución. La persecución es un factor de crecimiento para la comunidad, como es la acción del sol sobre la planta, la fortalece y la hace crecer, eso no significa que tenga que ir en busca de la persecución, ya hay suficiente por sí solo, pero Jesús nos asegura que vivir tan dará lugar a la persecución, pero Dios entre aquellos que están siendo perseguidos y perseguido, es siempre del lado de los perseguidos. Entre los que condenan en nombre de Dios y condenado, Dios está siempre del lado del condenado, incluido quien enciende la pira y que está siendo asado Jesús, Dios está siempre en el lado de la carne. Y tal vez la trágica historia de nuestra iglesia es que no ha sido capaz de reconocer los santos, profetas, enviados por Dios, él identificó inmediatamente y, cuando sea posible que se eliminó. Pero la historia, y los que murieron, los que fueron humillados pase a ser verdaderos testigos del Señor. Tomo por ejemplo, un personaje que es muy querido y todo lo que ustedes saben, esta mujer extraordinaria que fue Teresa de Ávila. Ella había entrado entre las monjas de clausura, pero ella era la mujer de las Bienaventuranzas, que está en armonía con Dios, sintió la insuficiencia de medios, las herramientas que el gobierno le daba y que necesitaba, porque estaba en sintonía con Dios, a actuar de una nueva forma. Bueno, el obispo escribió al Santo Oficio estas palabras: “Tengo aquí en mi diócesis, una monja que es una mujer inquieta y errante.” Es un hermoso autorretrato, la hembra monja inquieta y errante, la iglesia, después de un poco de tiempo se ha reconocido doctor de la Iglesia, en lugar del obispo si han perdido la memoria. segue
  2. angelonocent ha detto:

    ( 2 )
    ….
    Pero él estaba en lo cierto pobre,: o mi Teresa, las monjas son siglos santificarse con estas reglas, es la necesidad de cambiarlos, para cambiarlos?

    Aquí están las personas de las Bienaventuranzas, los pacificadores, los que están en sintonía con Dios, son los medios de sus contemporáneos, siempre insuficientes y habrá que crear siempre nueva porque la comunidad

    deseada por Jesús es una comunidad dinámica animada por el Espíritu. El riesgo es

    degradación institución rígida regulado por la ley y por lo tanto refractarios

    acción del Espíritu.

    ¿Cómo sabemos si estamos en una comunidad dinámica animada por el
    Espíritu, una de las Bienaventuranzas, o la propiedad regulada institución rígida
    leyes?

    Hay una frase que es una señal de alarma: cuando se enfrenta a una propuesta
    nuevo, cuando se enfrentan a una nueva voz, se oye la gente dice “, sino porque
    cambiar? Siempre se ha hecho así “, tenga cuidado, porque estamos en el de la ley
    y no del Espíritu, el riesgo de pasar a ser perseguidores en vez de perseguidos. Gracias.

    INTEERVENCIONES

    Pregunta: ¿Cuánto tiempo estará en nuestras iglesias, en nuestros seminarios se enseña el evangelio de acuerdo a lo que realmente es, con el texto original?

    A. Maggi. La primera tarea es hacer la traducción, ya que el texto no es accesible griego natural a la mayoría de las personas, por lo que el primer paso es la traducción. Se le hizo una primera traducción, pero inexacta, imperfecto, lleno de errores: es que nosotros conocemos como la Biblia CEI o más bien la Biblia de Jerusalén, pero la misma comisión episcopal italiana finalmente se dio cuenta de que no era una traducción exacta, y en 1997 ha publicado una nueva traducción, por ahora sólo el Nuevo Testamento, y en el curso, el AT está casi terminado.

    Y es muy importante porque, como ven, la espiritualidad, la teología es el texto del Evangelio. Si este texto es traducido mal, toda nuestra vida vamos a tener un poco de daño.

    Basta pensar en la invitación de Jesús: “si no os arrepentís no entraréis en el reino de los cielos”, la invitación a arrepentirse significa cambiar el enfoque de su existencia, es decir, si no te paras a pensar sólo en ti mismo y no deciden orientar hacia los demás, poniendo el bien de los demás en primer lugar, que no tienen nada que ver conmigo.

    Bueno, en el pasado, en la traducción al latín e italiano queridos, la invitación al arrepentimiento fue traducido “si no hacéis penitencia.” Por eso, cuando leemos las vidas de los santos, vemos que ellos sacrificaron, hicieron penitencia, porque el evangelio que les había escrito era “si no te arrepientes”, entonces pensó que cuanto más se sufre, más se merece entrar en el reino de los cielos .

    Bueno, esta nueva traducción de 1997, por fin ha tomado decisiones valientes en la traducción, la mayoría de los miembros del texto griego. Por último, por ejemplo, falta la palabra que siempre ha creado muchos problemas en la fe, en persona, la palabra milagro, porque si dice milagro, la gente espera milagros.

    Los evangelistas, la palabra griega que significa milagro no se esfuerzan cada vez, las acciones de Jesús nunca son calificados como milagros, pero siempre como signos, obras y milagros, porque son signos, obras, prodigios, que es la tarea de la comunidad cristiana a seguir haciendo e incluso enriquecedor. Y el mismo Jesús dice: “Las obras que Yo hago, vosotros compierete de los más grandes”, y esto es importante porque de lo contrario la cara de ciertas acciones si noinpensiamo el milagro de Jesús, que nunca llegan .. si hablamos de un signo, es una invitación que se puede hacer.

    Por ejemplo, el llamado milagro de los panes y los peces, ¿quién puede hacerlo?

    Una persona o un mago prodigioso, pero ninguno de nosotros, a pesar de que Jesús dice que si tuvierais fe como un grano de mostaza, que va a hacer lo que hago mucho más.

    Queremos hacer la prueba de esta noche?

    Le pedimos que llevan aquí 5 panes y 2 peces, orar toda la noche, alguien con un poco de fe a estar ahí, y puedo asegurarles que mañana por la mañana el pescado apesta y el pan es seco.

    Entonces hay algo mal, pero si con razón interpretar este episodio como una señal de que Jesús hizo y lo que tenemos que hacer, tengo entendido que no se trata de hacer un gesto de mago, quieres comer pescado, que desea hacer un bis, pero la “invitación en el pasaje del Evangelio es, si uno conserva para sí mismo, crea el hambre, cuando nos decidimos a compartir esa es reunir lo que tenemos, crear abundancia.

    Entonces esto es que podemos hacerlo, entonces todas las acciones realizadas por Jesús fueron clasificados como señales y prodigios obras, por lo que no se encuentra la palabra milagro.

    En primer lugar hablamos de la final del Evangelio de Mateo, en la antigua CEI traducción, y ahora corregido en la nueva, las últimas palabras de Jesús fueron: “He aquí yo estoy con vosotros hasta el fin del mundo”, por lo que este espectro de un fin del mundo .

    Jesús nunca habla de un fin del mundo, Jesús no indica una fecha límite, pero le da una cualidad: “Yo estoy con vosotros para siempre.” Así que hay una nueva traducción, muy bonito, algunos ajustes ya se habían hecho en el ejemplo precedenti.Per ediciones, cuánto daño ha hecho en la espiritualidad de la invitación de los ángeles en el nacimiento de Jesús: “¡Gloria a Dios en las alturas” .

    ¿Recuerda cómo se traduce? “Paz en la tierra”, ¿a quién? Para aquellos que lo merecen, “los hombres de buena voluntad.” Fue la categoría religiosa de mérito, pero el texto si vas a verlo hoy, es “a los hombres amados por el Señor.”

    Como finalmente desapareció traducción quell’inesatta del reino de los muertos con el infierno, este Dante de este lugar de condenas. Jesús nunca habla del infierno, porque es una realidad desconocida, habla del reino de los muertos, los muertos donde van a parar. Por lo que es para la comunidad, la iglesia, el desarrollo de estos nuevos traducciones y desde allí crear una nueva teología y una nueva espiritualidad.

    Tenemos suerte porque nos encontramos en los albores de un resorte que hará extraordinaria y dará lugar a muchos cambios en la estructura de la Iglesia.

    Pregunta. Insistió en la comunidad, pero lo que es la referencia? La parroquia, el grupo ….?

    A. Maggi. La acción de Jesús es más importante que encontramos en los Evangelios, fue quitar a gente de plumas, pero no los incluye a continuación, otra valla.

    Otro error en la traducción de los Evangelios causado desastrosas guerras entre cristianos y causó una teología absurda. ¿Sabe usted que Jesús en la tapa. 10 del Evangelio de Juan después de conducir a las ovejas del redil, que era la imagen de la valla institución judía, dice: Tengo otras ovejas que no son de este redil, esto lo tengo que salir para que formen un solo rebaño, un pastor.

    Es decir, ¿qué es lo que hace Jesús? Religión, imagen de la majada ofrece la seguridad, la cerca, pero priva de la libertad, y este es el encanto de la religión.

    Que entra en el ámbito de la religión ya no es una persona libre, porque siempre habrá alguien que te dirá qué hacer, cómo hacerlo y dónde hacerlo. Así que no es una persona libre, sino porque ya no tiene la razón de la seguridad con la cabeza.

    Yo sé lo que tengo que hacer me dirijo a una autoridad más alta que yo reconozco, por lo que no son libres, pero estoy seguro, pero esto me mantiene en una posición infantil. Bueno, Jesús viene a liberarnos de la valla, pero no llega a formarne otra más hermosa, más santo. Jesús da la plena libertad de la persona, ya que sólo el hombre libre puede madurar y crecer y pensar por sí mismos.

    En la traducción de este texto, el traductor, tal vez San Jerónimo, en lugar de la palabra manada confundida con la palabra redil de las ovejas, y escribió: “y habrá un solo rebaño y un solo pastor.” (Jn 10:16). De ahí la afirmación de que la iglesia sea el único redil de Cristo, que es dramático que esa declaración de la iglesia (y que estaba destinado a la iglesia católica) no hay salvación (extra Ecclesiam nulla salus). El Concilio de Florencia en 1432 había decretado que todos los Judios, musulmanes, los infieles, los no bautizados cuando morían iban al infierno por toda la eternidad, porque la única salvación está en la Iglesia Católica.

    Derogar el Concilio Vaticano II, cinco siglos más tarde, dice que todos los Judios, musulmanes y también añade la categoría de los ateos, pero que se ajusten a los dictados de su propia conciencia, alcanzar la salvación (cf. Lumen gentium, 16), así que tuvimos durante siglos las personas ser precettate ser católico, no se podía elegir, no había otra alternativa que el infierno hasta el fin del tiempo.

    Jesús no vino a crear las vallas como sagrado como hermoso, pero, literalmente, “un solo rebaño y un solo pastor” (no hay “y” conjunción) que es la presencia de un rebaño implica la del pastor: esta es la comunidad cristiana.

    Sin embargo, la forma cómo hacer esta comunidad, Jesús no da, no causas, será el deber de la comunidad para inventar y crear estas nuevas formas. Si una forma es bueno para un cierto período y luego ves que no es bueno, es inútil insistir, cambia. Por lo que es importante para la dinámica de la comunidad, (así que no puedo responder con exactitud a la pregunta), que cada vez que una estructura es insuficiente para satisfacer las necesidades de los hombres, se cambia, no porque venerable, no porque siempre has hecho, porque había muchos en esta estructura, cuando se ve que no es suficiente se renueva. Hoy hay buenas noticias de la movilidad, la capacidad de moverse, ya sea en la comunidad en la que no estamos satisfechos con el servicio que hacemos, lo toma y vete a otro sitio. No es que una vez que se vio obligado en un lugar determinado, en una comunidad particular, hoy en día cuando uno no está satisfecho con el lugar, tomar y ir a otro lado.

    Pregunta. Jesús resucitó en Jerusalén, en el Evangelio de Mateo, se fue a Galilea. ¿Qué es la Jerusalén de hoy y lo que hoy es la Galilea para nosotros?

    A. Maggi. Se trata de un extraño episodio que nos encontramos al final del evangelio, pero hay que recordar que los Evangelios no quieren ser una historia y contar los hechos, sino una teología, que es el lugar de la verdad, por lo que los evangelistas tomar los elementos de la vida de Jesús y su enseñanza y luego procesarlos en completa libertad. No les importa la historicidad de un hecho, pero la realidad del caso. Si tomamos los acontecimientos que siguieron a la muerte de Jesús, que fue asesinado en Jerusalén, fue enterrado en Jerusalén, resucitó en Jerusalén, los discípulos estaban en Jerusalén, y lo más normal, una vez planteadas, que se aparece a los discípulos: en efecto, si leemos el Evangelio de Juan, la misma noche, Jesús se aparece a los discípulos, que están cerradas por miedo a los Judios.

    En el Evangelio de Mateo, el otro lado, cuando Jesús resucita, no se ha manifestado a Jerusalén, pero dice a las mujeres: “Id y decid a sus discípulos que si quieren verme ir a Galilea, allí me verán.” Es extraño, pero ¿por qué posponer la importante experiencia de la resurrección de Cristo, por lo menos 4 días (el tiempo de viaje de Jerusalén a Galilea), porque este significado?

    Y luego, porque el evangelista escribe que los once fueron en un monte que Jesús les había dicho? Jesús no se detecta ninguna montaña, Jesús les dijo: ir a Galilea, se van de una montaña, la montaña es? Es el monte de las Bienaventuranzas. Esta es la montaña.

    Lo que queremos decir el evangelista?

    Que la experiencia de Cristo resucitado no es tanto un privilegio otorgado hace 2.000 años en un pequeño grupo de personas, sino una posibilidad para los creyentes de todos los tiempos.

    ¿Cómo?

    Sólo tienes que ir a Galilea, al monte de las Bienaventuranzas, que no significa hacer una peregrinación a los lugares, significa aceptar el mensaje de Jesús, como está escrito en las bienaventuranzas: El que recibe el mensaje tiene la experiencia de Cristo resucitado.

    Pero debido a que Jesús no apareció en Jerusalén?

    ¿Por qué Jerusalén en el Evangelio de Mateo aparece desde el principio bajo una luz siniestra. Recuerda el anuncio (Mt 2,3) que nace rey de los Judios? El evangelista escribe que Herodes “fue capturado por el miedo”, y que tiene miedo es comprensible, que no era un rey legítimo, judio no tiene sangre en las venas y estaba obsesionado con la idea de que alguien pudiera tomar el poder. Tres niños murieron más de una docena de miembros de la familia por temor a que el poder togliessero, y el último hijo lo mataron cinco días antes de su muerte, por lo que era un hombre obsesionado con el poder, y mucho menos cuando oyen el mensaje de que hay una nueva Rey!

    Herodes se altera, pero el evangelista añade: “y toda Jerusalén con él.” ¿Por qué es Jerusalén, la ciudad santa, la ciudad del templo, de la espera del Mesías, cuando anuncian que nació asustar, te molesta? El evangelista no es anticipar lo que será la acción de Jesús, cuya llegada será el final de Jerusalén, de esta institución religiosa que había usurpado el nombre de Dios venida de Jesús será el final del templo, el templo necesaria para que sus sacrificios a Dios, y Jesús tiene un Dios que pide ningún sacrificio. Y la estrella que guió a los magos nunca brilla arriba.

    Jerusalén, que está bajo un manto de oscuridad.

    Entonces ¿por qué cuando Jesús resucita no aparece en Jerusalén. Jerusalén es la ciudad de la muerte, es el asesino de la ciudad. Jerusalén es hoy la institución religiosa que aún no reconoce a los profetas, que es el obstáculo y cuando se puede acabar con ellos. Jerusalén es la institución en la que Dios es explotada por su propio poder, su riqueza, donde el rostro de Dios se deforma para imponer su dominio a la gente. Esta es Jerusalén bíblica en la imagen.

    La Galilea, al monte de Galilea, es el lugar de la libertad, porque el riesgo de que el mensaje de Jesús es que aquellos que la aceptan, se vuelve inmanejable porque una persona es totalmente gratuito.

    Cuando Jesús pone como condición para cualquier persona que quiere seguir “, si usted no toma la cruz” no significa que, si no se acepta el sufrimiento, las desgracias de la vida. La cruz fue el andamio reservado para la escoria de la sociedad, entonces Jesús a los discípulos que lo seguían por ambición, que lo siguen con la esperanza de éxito, a compartir el poder con Él

    Jesús dice, si usted no da para arriba en todo esto, incluso si usted no acepta ser considerados la escoria de la sociedad, ¿no crees que me siguiera.

    Entonces, ¿cuál es el significado de la cruz hoy?

    Si usted no acepta perder su reputación, gracias a Jesús y su mensaje, (por supuesto no por su estupidez), no creo que me siguen.

    Al principio es doloroso porque todos queremos tener nuestro buen nombre, queremos que a la reputación, el juicio de los demás sobre lo que piensan los demás, pero cuando por causa de Jesús, de la fidelidad a su mensaje, usted pierde su reputación, c ‘es la emoción de la libertad, y que nunca va a volver!

    Pero lo piensas?

    Finalmente podrá decir lo que piensas, ya que – tanto es así que te interesa? – Lo que otras personas piensen de ti, no pueden decir peor que eso, usted ha perdido toda reputación.

    Basta pensar, puede ser el que finalmente llegó, pero no mantengo al día con todas las suposiciones: Me pregunto lo que piensa, ya que el juez Jesús nos invita a hacer esto: usted pierde su reputación, porque sólo los que pierden la reputación es una persona libre y sólo una persona libre puede seguir a Jesús

    Pregunta. Historia y geografía en los Evangelios …

    A. Maggi. Tenga cuidado con los evangelistas en la plena libertad de movimiento, tratará elementos históricos y geográficos en función de su nivel teológico. Es una cosa muy difícil para nosotros los occidentales entender. En el Este, lo que importa es la verdad de un hecho y no la historicidad y para nosotros lo que es cierto también debe ser histórica, pero no es así, y evangelistas a pesar de contener elementos históricos no quieren transmitir la historia, pero la verdad de una En efecto, mientras que para nosotros lo que es cierto también debe ser histórica. Sin embargo, no siempre es así, ya que es más eficaz la verdad de un hecho que su historicidad.

    Por ejemplo, tomar una fotografía que se encuentra en Washington, donde se presentó el presidente Abraham Lincoln en el acto de romper las cadenas de un esclavo. El pintor ha representado a qué? Un hecho histórico o un hecho? No es un hecho histórico, ¿por qué Lincoln ha roto las cadenas a un esclavo, sino una verdad, un hecho cierto. Pero fue mucho más eficaz para representar la imagen de Lincoln que rompe las cadenas de un esclavo que Lincoln firma del documento con el que se suprime la esclavitud.

    Y por lo que los evangelistas expresan la verdad de Jesús, pero sin ellos nuestras preocupaciones acerca de la historicidad de los hechos. Es por eso que una persona que quiere estar seguro geográfica puede quedarse un poco decepcionado. Pensar en la confusión cuando el lago se llama el mar de Galilea, ya se sabe poco acerca de la geografía de los lugares, el mar es el mar, porque el lago, el evangelista lo llama el mar?

    ¿Por qué el evangelista tiene una intención teológica, el mar es esa frontera que pasar para alcanzar la libertad, recuerda que el pueblo judío tuvo que pasar por el mar. El mar es la frontera con el mundo pagano, entonces ¿cuál es su un lago, lo llaman mar.

    Pregunta. Separados y divorciados en dificultades para los sacramentos, porque Jesús en el Evangelio no permite el divorcio?

    A. Maggi.

    ¿Qué es el evangelio? Se ha hecho habitual para definir las grandes religiones monoteístas, como las religiones del libro. ¿Qué se entiende por las religiones del libro? Significa una religión donde hay un libro que se cree inspirado por Dios, o dictada directamente por Dios en el que es su voluntad inmutable para siempre.

    El libro se le da a una fecha histórica particular, se producen cambios en la humanidad, la sociedad cambia, cambia la cultura, sino que cada generación tiene que observar lo que está escrito en este libro. Pero ahora hay nuevas situaciones que no están cubiertos en el libro … no importa!

    Para la religión del libro se refiere a un libro inspirado o dictado por Dios, donde fue descrito en un inalterable su voluntad, y todos los hombres de todas las generaciones deben observar las leyes. Pero entienden que las leyes escritas en otros contextos sociales, en otras situaciones no pueden responder a la dinámica de la sociedad, no importa, sacrifican la gente a mantener intacto lo que está escrito en libro.Questa es la religión del libro, no como los Evangelios.

    La de Jesús no puede ser clasificado como una religión del libro, sino la fe de un hombre: el de Jesús es un mensaje de que no hay Dios en el centro, pero no es el bien del hombre, porque cuando hablar sobre el bien del hombre, porque Jesús es también el amor de Dios, pero cuando haces el amor de Dios, que a menudo no se puede hacer el mal para el hombre.

    Recuerda la parábola del buen Samaritano, el sacerdote que no ayuda a la persona lesionada no es una persona cruel, es una mirada perfecta. ¿Qué es más importante? El amor a Dios: “Amarás al Señor tu con toda tu alma y con todas tus fuerzas, con todo tu ser” o un simple precepto: “Ama a tu prójimo”?

    Es más importante que el amor de Dios en la obediencia a la ley de Dios y el bien del hombre prefiere el primero, y puesto que la ley le prohíbe a vosotros que sois un sacerdote tocar una herida porque le hace impuro, es honra a Dios y los seres humanos sacrificados. Que Jesús no es una religión del libro, sino una fe en el hombre, y los evangelistas han entendido esto. Es por eso que en los primeros siglos, el texto del Evangelio es un texto viviente. El texto creció y se enriqueció de acuerdo con la vida de la comunidad.

    En ese momento no había divorcio, pero el divorcio. El repudio es un documento que el hombre, por cualquier motivo podría ahuyentar a su esposa. Si leemos en la motivación Talmud suficiente para divorciarse de su esposa, ¿crees que se dice: Si un hombre que despierta por la mañana y mirar a la cara de su esposa no lo encuentra más a su gusto, escribir una carta de divorcio, y la enviar lejos, incluso si se quema un plato puede ser cazado a su esposa, por lo que fue un acto de injusticia por parte del hombre hacia la mujer.

    Jesús en el Evangelio de Marcos, que es el más antiguo, es categórico, el hombre no puede divorciarse de su esposa. La frase de Jesús es muy claro y muy estricto: no es lícito a un hombre divorciarse de su esposa. A continuación, pasar el tiempo, pasan los años y en la comunidad de Mateo, mientras que las nuevas situaciones que no fueron cubiertos en la primitiva de Marcos y entonces, ¿qué hacer? Se hace una revisión del libro? La ley es la manera que es?

    No, no es la religión del libro, sino la fe en el hombre, y luego el mismo episodio, la misma frase (“no es lícito a un hombre divorciarse de su esposa”), y Mateo añade una excepción con una palabra griega que tiene por lo menos una docena de significados para evitar que usted hizo un estudio de casos, salvo en el caso de postular … (porneia) y significa adulterio, relación ilícita, .. etc .. porque querían cerrar el tema.

    En la comunidad de Mateo, las palabras de Jesús se reanuda, pero abre una excepción que los padres de la iglesia interpretaron con el adulterio, pero no en el sentido de “cuernos”, sino en el sentido de que uno de la pareja que finalmente se fue con otra persona , y el matrimonio no es más, por lo que el hombre puede disolver el matrimonio en este caso.

    Hoy la Iglesia Católica se enfrenta a una gran contradicción, es una cuestión de tiempo, pero no tenemos certeza, arreglarlo. La contradicción actual es que la iglesia siempre ha reclamado el poder concedido por Cristo para perdonar todos los pecados, pero ahora se topa con uno de los divorcios. La Iglesia es católica, pero la iglesia es romano y lo que sucede en Roma, lo que sucede en Italia es lo que determina la teología.

    Hace cincuenta años, el divorcio era una palabra casi inexistente, se dijo en la época de las actrices de Hollywood que se divorciaron, pero en Italia se trataba de un concepto que no existe, si una persona ya se había separado se dijo en voz baja, hoy, hoy es una realidad que c ‘ es lo que hay, con la Iglesia se encontraba preparado para hacer frente a.

    Así que hoy la contradicción en la teología de la Iglesia es que el divorcio es un asesinato más grave. Si usted mata a su esposo o su esposa y luego te arrepientes, regresar a la plena comunión con la Iglesia y se puede volver a casarse. Si el divorcio ya no es posible, hasta el punto de que me divorcié de personas que tienen este problema decir que hay una solución: matar a su esposo!

    Con la ley italiana se toma un par de años, ¿qué quieres ser? Y luego resolver y ajustar su situación. Usted ve que es gracioso, ridículo, y luego: puede ser más grave el pecado de divorcio que el asesinato? Por supuesto que no.

    ¿Qué hacer?

    Veamos la historia del cristianismo en las comunidades cristianas que se produjo este problema: para divorciados se hizo para hacer una penitencia, en el sentido de la conversión de 3 años y luego fueron completamente readmitidos en la Iglesia. Sólo de esa manera, los cambios son lentos. ¿Sabe usted que en los primeros siglos de la Iglesia no permitía que las viudas se vuelvan a casar? Las viudas y viudos que debían permanecer en su estado, no fueron toleradas por el nuevo matrimonio de los viudos, y usted sabe que hasta el Concilio Vaticano II en el rito matrimonial de los viudos que no se les permitió la bendición de la novia? “Usted ha sido bendecido una vez, a tu gusto!”

    La iglesia es un poco lento, pero espero que ahora acelera y se fiduciosoche llegar a la solución de este problema de los divorciados, ya que no existía antes y ahora es más urgente que nunca, y entonces la Iglesia no debe ser una madre y su madrastra, y no debe infligir sufrimiento en la vida de muchas personas. Será cuestión de tiempo, ojalá antes y un después, porque es una contradicción insoportable en la Iglesia.

    [Youtube = http://youtu.be/RoFvA6TSBXw%5D

  3. *Annamaria* ha detto:

    Mi verrebbe da dire… Beati quelli che leggono questo post!🙂
    Grazie, Angelo, per la ricchezza che continuamente condividi con noi!🙂
    Ascoltare (o anche leggere) un biblista come Maggi che commenta un passo della Bibbia è troppo bello, ti permette di vedere le cose in modo nuovo, ti apre nuovi orizzonti, ti fa intravedere la vastità e profondità di ciò che è contenuto nella Bibbia e che spesso non possiamo nemmeno immaginare!
    Ho sempre amato le beatitudini e cerco sempre di leggere le spiegazioni che trovo, perché mi rendo conto di non averle comprese davvero, ma tra tutte, questa certamente è la più bella!
    Leggendo questo testo mi viene da dire… questo è Vangelo! E’ davvero una bella notizia quella che ho avuto la fortuna di leggere oggi grazie a te, Angelo!🙂

    • angelonocent ha detto:

      E dire che non si tratta di due paginette…
      Sono contento per la tua reazione. E’ un cambiamento di mentalità che si fatica a far passare.

      Spero che Papa Francesco ci aiuti. La Bella Notizia va diffusa e io nel mio piccolo ci provo. Sono un uomo provato ma “felice” già in questa vita. E mi accorgo che la mia Elena mi/ci sta dando una mano.

      • *Annamaria* ha detto:

        Stamattina ti pensavo e mi dicevo che tu sei un vero un globulo rosso: continui instancabilmente a distribuire ossigeno a tutti noi, anche quando avresti bisogno di riceverne!
        La tua testimonianza è davvero un esempio!
        Si vede che credi davvero e profondamente nel messaggio che hai sempre cercato di diffondere con tutti i mezzi e adesso, nel momento della prova peggiore che possa capitare ad un uomo, dietro al tuo dolore si percepisce un profondo senso di fiducia…

  4. angelonocenta ha detto:

    Cara Annamaria, sono un anemico che campa di trasfusioni di fede e speranza, grazie alla carità di Dio, ricco di misericordia e prodigo di carezze.

    Ma sono balsamo anche i tuoi pensieri e quelli degli amici, una bombola di ossigeno sempre pronta all’occorrenza. I SOSS servono a qualcosa, no?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...